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Struttura della relazione Obiettivi e contenuti dei laboratori FQTS sui Fondi Strutturali Il governo dell’economia nell’UE ed il Position Paper dei Servizi.

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1 Struttura della relazione Obiettivi e contenuti dei laboratori FQTS sui Fondi Strutturali Il governo dell’economia nell’UE ed il Position Paper dei Servizi della Commissione sulla preparazione dell'Accordo di Partenariato e dei Programmi in ITALIA per il periodo Il Codice di Condotta Europeo sul Partenariato La bozza di Accordo di Partenariato trasmessa dall'Italia alla Commissione Europea il 09 dicembre 2013 I rilievi della Commissione Europea alla bozza di Accordo di Partenariato Cosa ci ha insegnato la programmazione : elementi da tenere presente per il nuovo ciclo di programmazione

2 Obiettivi e contenuti dei laboratori FQTS sui Fondi Strutturali

3 Obiettivi: Stante le finalità, si tratta di costruire e condividere mappe cognitive su: assunzione del ruolo sia interno al terzo settore che esterni (per evitare conflitti di interessi) costruzione di rapporti e percorsi partecipativi fra i soggetti di terzo settore per proposte comuni costruzione alleanze Colmare ASIMMETRIA informativa con gli altri stakeholder (non basta avere una buona idea, occorre conoscere i percorsi per affermarla) sia negli strumenti conoscitivi che nell’apprendere e muoversi nella architettura istituzionale dei Fondi EU (es. POR = 3 autorità: di gestione, certificazione, vigilanza) costruzione collegamenti orizzontali fra Regioni e verticali tra Regioni e Nazionale

4 Contenuti: 1° laboratorio/seminario: l'accordo di partenariato presentato dall'Italia alla Commissione Europea a dicembre 2013; 2° laboratorio/seminario: la predisposizione dei programmi operativi nazionali, multiregionali e regionali; 3° laboratorio/seminario: la partecipazione del Terzo Settore ai programmi operativi nazionali e regionali.

5 Il governo dell’economia nell’UE ed il “Position Paper” dei Servizi della Commissione sulla preparazione dell’Accordo di Partenariato e dei Programmi Operativi in ITALIA per il periodo

6 Il nuovo governo dell'economia dell'UE si fonda su tre pilastri: Un'agenda economica rafforzata, con una maggiore sorveglianza da parte dell'UE. Interventi per salvaguardare la stabilità dell'area dell'euro. Misure per rimediare ai problemi del settore finanziario.

7 Il semestre europeo: A gennaio la Commissione presenta l'analisi annuale della crescita, in cui fissa le prioritàdell'UE per l'anno successivo per promuovere la crescita e la creazione di posti di lavoro. A marzo, sulla base dell'analisi annuale della crescita, i capi di Stato e di governo dell'UE definiscono gli orientamenti dell'UE per le politiche nazionali. Ad aprile gli Stati membri presentano i loro piani a favore del risanamento delle finanze pubbliche (programmi di stabilità � o convergenza) e le riforme e misure che intendono adottare per conseguire una crescita intelligente, sostenibile e solidale (programmi nazionali di riforma). A giugno la Commissione valuta questi programmi e rivolge a ciascun paese una serie di raccomandazioni. Il Consiglio discute e il Consiglio europeo approva tali raccomandazioni. Infine, alla fine di giugno o all'inizio di luglio, il Consiglio adotta formalmente le raccomandazioni rivolte ai singoli paesi europei.

8 Il patto di stabilità e crescita Un elemento preventivo che impone agli Stati membri di presentare ogni anno un programma di stabilità � (paesi dell'area dell'euro) o convergenza (altri paesi dell'UE), insieme al programma nazionale di riforma. Nel programma di stabilità e � convergenza ogni Stato membro illustra come intende mantenere o ristabilire una sana situazione delle finanze pubbliche nel medio termine. La Commissione può � quindi formulare raccomandazioni (a giugno, nell'ambito del semestre europeo), o eventualmente invitare il Consiglio a emettere un avvertimento per deficit eccessivo. Un elemento correttivo costituito dalla procedura per i disavanzi eccessivi. Secondo tale procedura, se il deficit di uno Stato membro oltrepassa il limite del 3% fissato nel trattato, il Consiglio elabora raccomandazioni su come affrontare il problema. La mancata osservanza di tali raccomandazioni può � comportare sanzioni per i paesi che fanno parte dell'area dell'euro e vincoli nell’uso dei Fondi Strutturali.

9 Il Position Paper Serve a delineare il quadro del dialogo tra i Servizi della Commissione e l'Italia sulla preparazione dell'Accordo di Partenariato e dei Programmi che ha avuto inizio nell'autunno 2012; Il Documento illustra le sfide specifiche per singolo paese e presenta i pareri preliminari dei Servizi della Commissione sulle principali priorità di finanziamento in Italia per favorire una spesa pubblica volta a promuovere la crescita; Invita ad ottimizzare l'utilizzo dei Fondi QSC stabilendo un forte legame con le riforme atte a promuovere produttività e competitività, incentivando l’uso di risorse private e stimolando potenziali settori ad alta crescita; Palesa anche l’esigenza di concentrare la spesa futura dell'UE sulle aree prioritarie al fine di massimizzare i risultati perseguiti, piuttosto che perseguire una distribuzione dispersiva. Sottolinea l’esigenza di preservare la solidarietà all'interno dell'Unione e garantire l'uso sostenibile delle risorse naturali per le generazioni future.

10 Obiettivi Europa 2020, situazione attuale e obiettivi nazionali (1) Europa Obiettivi principali Situazione attuale in Italia Obiettivo nazionale PNR 3% del PIL UE investito in R&S 1,26% (2010)1,53% Ridurre del 20% le emissioni di gas serra rispetto al 1990 – 3% (previsione emissioni non-ETS 2020 rispetto al 2005) – 9% (emissioni non- ETS 2010 rispetto al 2005) –13% (obiettivo nazionale vincolante per settori non-ETS rispetto al 2005) 20% del consumo energetico rinveniente da fonti rinnovabili 10.3 (2010)17,00% Aumentare del 20% l’efficienza energetica – Riduzione del consumo energetico in Mtep n.d.13,4% o 27,9 Mtep

11 Obiettivi Europa 2020, situazione attuale e obiettivi nazionali (2) Europa Obiettivi principali Situazione attuale in Italia Obiettivo nazionale PNR Il 75% della popolazione di età compresa tra 20 e 64 anni deve essere occupata 61,2% (2012)67-69% Ridurre il tasso di abbandono precoce degli studi al di sotto del 10% 18,2% (2012)15-16% Almeno il 40% delle persone di età compresa tra 30 e 34 anni ha completato l'istruzione universitaria o equivalente 20,3% (2011)26-27% Ridurre, di almeno 20 milioni, il numero di persone in situazione di povertà/esclusione 14,5 milioni di persone (2010) 2,2 milioni di persone uscite dalla povertà

12 Le sfide più urgenti individuate dal Position Paper Rilanciare il paese in termini di crescita sostenibile e competitività complessiva; Ridurre le disparità regionali e promuovere l'occupazione; Promuovere ambiente favorevole all’innovazione delle imprese; Realizzazione di infrastrutture performanti e gestione efficiente delle risorse naturali; Aumentare la partecipazione del capitale umano al mercato del lavoro, in particolare i giovani; Incrementare la produttività, efficienza ed efficacia della pubblica amministrazione.

13 FUNDING PRIORITY 1) Sviluppare un ambiente favorevole all'innovazione delle imprese 2) Realizzare infrastrutture performanti e assicurare una gestione efficiente delle risorse naturali 3) Aumentare la partecipazione al mercato del lavoro, promuovere l'inclusione sociale e il miglioramento della qualità del capitale umano 4) Sostenere la qualità, l'efficacia e l'efficienza della pubblica amministrazione

14 FATTORI DI SUCCESSO AI FINI DELLA REALIZZAZIONE (Condizionalità ex ante) (1) Sviluppare strategie di ricerca e innovazione a livello nazionale, regionale basate sulla metodologia "smart specialisation", inclusive di un capitolo TIC sulla crescita digitale e sul piano nazionale per l’accesso alle reti di nuova generazione. Prevedere misure per l'attuazione efficace dello Small Business Act. Sviluppare il piano nazionale dei trasporti comprensivo degli interventi strategici per il trasporto ferroviario, il trasporto marittimo e i corridoi logistici integrati, ivi incluse le reti transnazionali. Garantire l'effettiva attuazione dell’Acquis UE in materia ambientale nei settori della gestione dei rifiuti (Direttiva 2009/98/CE) e della gestione delle risorse idriche (Direttiva 2000/60/CE), così come i provvedimenti orizzontali in materia di valutazione dell’impatto ambientale e la valutazione strategica d’impatto ambientale (Direttive 85/337/CEE e 2001/42/CE). Assicurare la conformità della politica di tariffazione dell'acqua alla Direttiva 2000/60/CE, in particolare per il settore agricolo, in tutte le Regioni, con una particolare attenzione alle Regioni meridionali.

15 FATTORI DI SUCCESSO AI FINI DELLA REALIZZAZIONE (Condizionalità ex ante) (2) Migliorare la chiarezza nella definizione delle Buone Condizioni Agronomiche e Ambientali (BCAA), dei requisiti minimi relativi a fertilizzanti e prodotti fitosanitari e di altre pertinenti norme obbligatorie a livello nazionale e regionale. Creare/Rafforzare sistemi di servizi di consulenza agricola pubblica e privata, garantendo sufficiente capacità di consulenza sui requisiti normativi e su tutti gli aspetti connessi alla gestione sostenibile e all'azione per il clima nel settore agricolo e forestale. Recepire la Direttiva 2009/28/CE sulle Energie Rinnovabili. Completare e adottare una strategia nazionale per l’adeguamento ai cambiamenti climatici con azioni di accompagnamento a sostegno degli investimenti. Completare e attuare un sistema a livello nazionale per la validazione e il riconoscimento di abilità e competenze/qualifiche.

16 FATTORI DI SUCCESSO AI FINI DELLA REALIZZAZIONE (Condizionalità ex ante) (3) Definire una strategia globale per ridurre il fenomeno dell’abbandono precoce degli studi e un quadro politico nazionale/regionale per l'apprendimento permanente. Nel settore della pesca: sviluppare un piano strategico per l'acquacoltura; migliorare la raccolta dei dati per la gestione della pesca; implementare un sistema UE di controllo, ispezione ed applicazione. Garantire l’implementazione di un adeguato sistema di registrazione e monitoraggio della spesa per gli aiuti di Stato e l’adeguato coordinamento da parte di un organismo indipendente rispetto alle autorità che concedono tali aiuti, munito di adeguate risorse dedicate (bilancio, personale qualificato), da consultare durante l'elaborazione di misure di aiuti di Stato. Adottare una strategia atta a rafforzare l'efficienza amministrativa, anche mediante una riforma della pubblica amministrazione. Garantire l'attuazione efficace dei Fondi QSC che implichi un ulteriore miglioramento delle capacità amministrative, in particolare per l’efficace applicazione della legislazione UE (ambiente, aiuti di Stato, appalti pubblici, gestione finanziaria, gestione e controllo).

17 IL PRINCIPIO DI PARTENARIATO Il ruolo del partenariato nell'attuazione dei fondi del quadro strategico comune Regolamento Delegato della Commissione del 07/01/2014 – SWD(2013) 540 final

18 Articolo 5 del nuovo regolamento "disposizioni comuni sui Fondi Europei” - Partenariato e governance a più livelli (1) 1. Ogni Stato membro organizza, per l'accordo di partenariato e per ciascun singolo programma, in conformità del proprio quadro istituzionale e giuridico, un partenariato con le competenti autorità regionali e locali. Il partenariato include altresì i seguenti partner: a) le autorità cittadine e le altre autorità pubbliche competenti; b) le parti economiche e sociali; e c) i pertinenti organismi che rappresentano la società civile, compresi i partner ambientali, le organizzazioni non governative e gli organismi di promozione dell'inclusione sociale, della parità di genere e della non discriminazione. 2. Conformemente al sistema della governance a più livelli, gli Stati membri associano i partner di cui al paragrafo 1 alle attività di preparazione degli accordi di partenariato e delle relazioni sullo stato di attuazione, nonché a tutte le attività di preparazione e attuazione dei programmi, anche attraverso la partecipazione ai comitati di sorveglianza dei programmi in conformità dell'articolo 42.

19 Articolo 5 del nuovo regolamento "disposizioni comuni sui Fondi Europei” - Partenariato e governance a più livelli (2) 3. Alla Commissione é conferito il potere di adottare un atto delegato conformemente all'articolo 149 per stabilire un codice europeo di condotta sul partenariato (il Codice di Condotta - CdC), allo scopo di sostenere e agevolare gli Stati membri nell'organizzazione del partenariato a norma dei paragrafi 1 e 2. Il codice di condotta definisce il quadro all'interno del quale gli Stati membri, in conformità del proprio quadro istituzionale e giuridico nonché delle rispettive competenze nazionali e regionali, perseguono l'attuazione del partenariato. (OMISSIS) 5. Una violazione di un qualsiasi obbligo imposto agli Stati membri dal presente articolo o dall'atto delegato adottato ai sensi del paragrafo 3 non costituisce un'irregolarità che comporta una rettifica finanziaria a norma dell'articolo Per ciascun Fondo SIE la Commissione consulta, almeno una volta l'anno, le organizzazioni che rappresentano i partner a livello di Unione in merito all'esecuzione dell'intervento dei Fondi SIE e riferisce al Parlamento europeo e al Consiglio in merito ai risultati.

20 Identificazione dei partner pertinenti per gli accordi di partenariato (art. 3 CdC) e per i programmi (art. 4 CdC): le autorità regionali, locali, cittadine e le altre autorità pubbliche (le autorità regionali, i rappresentanti nazionali delle autorità locali e le autorità locali.. i rappresentanti nazionali di istituti di istruzione superiore, organismi di istruzione e di formazione e centri di ricerca); le parti economiche e sociali (organizzazioni delle parti sociali riconosciute a livello nazionale, in particolare organizzazioni interprofessionali a carattere generale e organizzazioni settoriali, camere di commercio nazionali e associazioni imprenditoriali che rappresentano l'interesse generale delle industrie e dei settori); organismi che rappresentano la società civile, quali partner ambientali, organizzazioni non governative e organismi di promozione dell'inclusione sociale, della parità di genere e della non discriminazione.

21 Consultazione dei partner pertinenti nella preparazione dell'accordo di partenariato e dei programmi (art. 5 CdC): Al fine di garantire la trasparenza e il coinvolgimento effettivo dei partner pertinenti, gli Stati membri e le autorità di gestione li consultano sul processo e sulla tempistica della preparazione dell'accordo di partenariato e dei programmi. A tal fine, essi li tengono pienamente informati del loro contenuto e delle eventuali modifiche. Per quanto riguarda la consultazione dei partner interessati, gli Stati membri tengono conto della necessità di: a) comunicare tempestivamente le informazioni pertinenti e renderle facilmente accessibili; b) dare ai partner tempo sufficiente per analizzare e commentare i principali documenti preparatori, il progetto di accordo di partenariato e i progetti di programmi; c) mettere a disposizione canali attraverso i quali i partner possono porre domande, fornire contributi ed essere informati del modo in cui le loro proposte sono state prese in considerazione; d) divulgare i risultati delle consultazioni.

22 Preparazione dei programmi (art. 8 CdC) - Gli Stati membri, in conformità al loro quadro istituzionale e giuridico, coinvolgono i partner pertinenti nella preparazione dei programmi, in particolare per quanto riguarda: l'analisi e l'identificazione delle esigenze; la definizione o la selezione delle priorità e dei relativi obiettivi specifici; l'assegnazione dei finanziamenti; la definizione degli indicatori specifici dei programmi; l'applicazione dei principi orizzontali quali definiti agli articoli 7 e 8 del regolamento (UE) n. 1303/2013; la composizione del comitato di sorveglianza.

23 Rafforzare la capacità istituzionale dei partner pertinenti (art. 17 CdC): L'autorità di gestione esamina la necessità di avvalersi di assistenza tecnica al fine di sostenere il rafforzamento delle capacità istituzionali dei partner, in particolare per quanto riguarda i piccoli enti locali, le parti economiche e sociali e le organizzazioni non governative, al fine di aiutarli a partecipare con efficacia alla preparazione, all'attuazione, alla sorveglianza e alla valutazione dei programmi. Il sostegno di cui al paragrafo 1 può assumere la forma di, tra l'altro, seminari ad hoc, sessioni di formazione, coordinamento e collegamento in rete di strutture o contributi ai costi di partecipazione a riunioni sulla preparazione, sull'attuazione, sulla sorveglianza e sulla valutazione del programma. Per i programmi di sviluppo rurale, il sostegno di cui al paragrafo 1 può essere fornito attraverso la rete rurale nazionale stabilita in conformità all'articolo 54 del regolamento (UE) n /2013. Per i programmi del FSE, le autorità di gestione nelle regioni meno sviluppate, nelle regioni in transizione o negli Stati membri ammissibili al sostegno del Fondo di coesione garantiscono che, in base alle esigenze, siano assegnate adeguate risorse del FSE alle attività di sviluppo delle capacità delle parti sociali e delle organizzazioni non governative che partecipano ai programmi. Per la cooperazione territoriale europea, il sostegno di cui ai paragrafi 1 e 2 può inoltre coprire il sostegno ai partner per il potenziamento delle capacità istituzionali finalizzate alla partecipazione ad attività di cooperazione internazionale.

24 La bozza di Accordo di partenariato presentato dall'Italia alla Commissione Europea il 9/12/2013

25 L’Accordo di partenariato è il documento che definisce l’allocazione dei Fondi Strutturali europei per il Tale accordo è il frutto di un lungo percorso di preparazione e di discussione con vari soggetti istituzionali: Amministrazioni centrali (Ministeri), le Regioni, il Partenariato economico e sociale (Associazioni e Organizzazioni di categoria). La versione dell’accordo che è stata inviata alla Commissione non è ancora quella finale e deve essere completata in diverse parti. Essa costituisce tuttavia il punto di riferimento per le osservazioni e i suggerimenti che verranno dalla Commissione e dagli altri soggetti istituzionali interessati.

26 I tavoli tecnici di confronto partenariale che hanno lavorato alla definizione dei contenuti dell’Accordo: “Lavoro, competitività dei sistemi produttivi e innovazione”; “Valorizzazione, gestione e tutela dell’ambiente”; “Qualità della vita e inclusione sociale”; “Istruzione, formazione e competenze”. Ai lavori dei Tavoli tecnici hanno preso parte le Amministrazioni centrali interessate per materia, le Regioni e le Associazioni rappresentative degli Enti locali, il partenariato economico- sociale rilevante rispetto ai temi della programmazione. Alle attività di livello tecnico si sono affiancati i lavori di un “tavolo politico” tra il Ministro per la coesione territoriale e i Presidenti delle Regioni

27 Una prima bozza di AP è stata presentata il 09/04 ma era stata “bocciata” in quanto la delegazione della CE: Ha evidenziato la necessità di una maggiore concentrazione, attraverso:  L'indicazione delle priorità  La riduzione delle azioni proposte (sono più di 400) e degli indicatori (max 1 per ciascun obiettivo specifico)  Distinzione tra le azioni e gli strumenti di intervento Ha chiesto il rafforzamento della strategia relativa alla crescita sostenibile e inclusiva Ha ritenuto insufficiente l'esplicitazione della strategia di intervento su città e aree urbane Ha richiamato l'esigenza della definizione dei sistemi di gestione e controllo Ha proposto, in relazione al FEASR, un maggiore rafforzamento della correlazione tra priorità, obiettivi ed azioni

28 La “strategia centralista” inaugurata dall’ex Ministro Trigilia: E’ evidente che in una situazione di fragilità organizzativa e amministrativa, quale quella che caratterizza il nostro assetto istituzionale, la concentrazione delle risorse su pochi obiettivi ben definiti rende più agevole potenziare la capacità amministrativa e il monitoraggio dell’attuazione dei programmi e permette di ridurre la frammentazione che limita l'impatto complessivo degli interventi. Per porre rimedio alle debolezze progettuali, organizzative e amministrative che hanno connotato i diversi cicli di programmazione, è stata creata l'Agenzia per la Coesione Territoriale. Il Parlamento ha recentemente convertito in legge la norma istitutiva (art. 10 d.l. 101/2013) dell'Agenzia che dovrà svolgere funzioni di monitoraggio e di controllo dell'impiego dei fondi da parte delle autorità di gestione, centrali o regionali, e soprattutto di supporto, accompagnamento e di assistenza alle autorità interessate nella gestione di procedure complesse. In casi ben delimitati, l'Agenzia potrà svolgere anche compiti diretti di gestione e potrà assumere poteri sostitutivi in situazioni di gravi inadempienze o ritardi da parte delle autorità di gestione.

29 Le risorse del nuovo QFP Il totale di risorse comunitarie assegnate all'Italia è pari a milioni di euro (incluse le risorse destinate alla cooperazione territoriale per milioni di euro e al fondo per gli indigenti per 659 milioni di euro) di cui milioni di euro per le regioni più sviluppate milioni di euro per le regioni in transizione milioni di euro per le regioni meno sviluppate Alla quota comunitaria si aggiungerà il cofinanziamento nazionale a carico del Fondo di rotazione di cui alla legge n. 183 del 1987, preventivato nella Legge di Stabilità per il 2014 in 24 miliardi di euro, nonché la quota di cofinanziamento di fonte regionale da destinare ai POR (quantificabile in una cifra pari al 30 per cento del cofinanziamento complessivo del programma). Il cofinanziamento consentirà, in pratica, di raddoppiare il volume di risorse assegnato dalla Commissione Europea.

30 Il Fondo Sviluppo e Coesione È uno strumento nazionale finalizzato a promuovere la coesione territoriale, attraverso investimenti nelle grandi reti infrastrutturali, immateriali e immateriali. Tale fondo, in base alla legge di stabilità per il 2014, sarà rifinanziato per il periodo per un importo complessivo nel settennio di programmazione di circa 55 miliardi di euro. Una parte rilevante di queste risorse dovrebbe essere destinata, nella proposta dell’ex Ministro Trigilia, alle Amministrazioni centrali nella proporzione del 60% (nel ciclo la proporzione era del 50%). Inoltre, il Fondo opererà per investimenti pubblici destinando l’80% delle risorse alle regioni del Centro-Sud e il 20% al Centro-Nord.

31 La necessità di ampliare i margini di manovra economico-finanziaria per il governo italiano: Rivedere nei prossimi mesi il valore del Patto di stabilità e per incrementarlo, rispetto a 1 miliardo previsto ad oggi, almeno di 1,7 miliardi ulteriori (attingendo, come è stato fatto per il 2013, dal Fondo sviluppo e coesione?). In sede Ue chiedere lo scorporo del cofinanziamento dal rapporto deficit/pil e ciò per consentire un più ampio margine di manovra alle Regioni, alle quali si chiede da una parte di spendere e dall'altra di non farlo per non infrangere i vincoli del patto di stabilità.

32 Alcune indicazioni di assegnazione dei Fondi : 3,19 miliardi per la ricerca lo sviluppo tecnologico e l'innovazione 1,8 miliardi per migliorare l'accesso alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione 3,1 miliardi per la riduzione delle emissioni di carbonio 848 milioni per la prevenzione e la gestione dei rischi per il cambiamento climatico 2,7 miliardi per la tutela dell'ambiente e la promozione dell'uso efficiente delle risorse 1,7 miliardi per la promozione di sistemi di trasporto sostenibile 4 miliardi per la mobilità dei lavoratori 3,1 miliardi per combattere l'inclusione sociale e per combattere la povertà e le forme di discriminazione 4 miliardi per l'istruzione 586 milioni per l'efficienza della pubblica amministrazione

33 La proposta strategica generale il superamento della crisi più pesante che ha investito il Paese dal secondo dopoguerra i problemi di coesione territoriale: il tradizionale divario economico e sociale tra Nord e Sud si è allargato le tensioni manifestatesi a livello internazionale negli ultimi anni hanno acuito le debolezze interne che si sono accumulate nel tempo, specie nell’ultimo quindicennio. valutazione strategica che deve partire dall’analisi delle sfide alle quali sono sottoposte le diverse aree del Paese e dalla considerazione delle risorse su cui è più opportuno puntare

34 Le sfide per il Centro-Nord Il sistema produttivo ha sofferto della maggiore concorrenza internazionale legata alla globalizzazione E dal venir meno della leva del cambio con l’adozione dell’euro La combinazione tra questi due fenomeni ha aggravato un quadro già segnato dalla incapacità di affrontare inefficienze di lunga data nel campo dei servizi pubblici e privati e dalla crescente pressione fiscale legata all’elevato debito pubblico Servono dunque strategie di riorganizzazione e di innovazione con una forte propensione alle esportazioni Bisogna puntare alla modernizzazione del made in Italy attraverso la crescita di innovazione che sposti i vantaggi competitivi sulla qualità più che sui costi e la crescita di settori a alta tecnologia legati alle conoscenze specializzate presenti nelle università e nelle strutture di ricerca.

35 Le sfide per il Mezzogiorno (1) l’accrescersi della competizione internazionale, l’impossibilità di svalutare, l’elevata pressione fiscale, si sono combinate con un’inefficienza dei servizi e del contesto istituzionale in genere ben più grave che in altre regioni; Questi fattori hanno dunque colpito ancor più duramente un’economia già fragile, segnata dal minore sviluppo di attività aperte al mercato e capaci di esportare. Nelle Regioni del Mezzogiorno non si tratta dunque solo di rafforzare innovazione e internazionalizzazione sostenendo processi già in corso, occorre far crescere le attività produttive e le imprese capaci di stare sul mercato per attivare uno sviluppo autonomo e sostenibile.

36 Le sfide per il Mezzogiorno (2) Occorre cogliere in modo più estensivo vantaggi comparati rilevanti in settori di lunga specializzazione e spesso trascurati, come l’ agricoltura e l’agroindustria. Potenziare il settore dei beni culturali e ambientali, che ha una dotazione particolarmente ricca anche nel confronto con le regioni più sviluppate, ma non è riuscito finora esprimere attività imprenditoriali capaci di accrescere significativamente la fruizione.

37 La concentrazione delle risorse comunitarie su pochi obiettivi strategici strutturali: Internazionalizzazione Digitalizzazione Innovazione valorizzazione dei beni culturali e ambientali qualità dell’istruzione e del capitale umano lotta alla povertà.

38 L'utilizzo del Fondo di Coesione a complemento dei fondi comunitari: Con la Legge di stabilità per il 2014 si è previsto il ricorso prevalente a questo strumento per la realizzazione di grandi reti infrastrutturali (ferroviarie, stradali, aeroportuali e portuali), per investimenti pubblici nel campo della prevenzione dei rischi ambientali e per il completamento e miglioramento della rete digitale (banda larga e ultra-larga). A tal fine la programmazione del Fondo Sviluppo e Coesione dovrebbe essere realizzata in stretto rapporto con quella dei fondi strutturali europei con una proiezione settennale, garantendo “l’impegnabilità” delle risorse su base pluriennale. E’ prevista (al momento) anche l’integrità del Fondo nel corso del settennio di programmazione, mantenendone l’uso a fini di investimento pubblico.

39 Classificazione delle regioni italiane ai fini dell'allocazione dei fondi comunitari: Regioni meno sviluppate: Calabria, Campania, Sicilia e Puglia. Regioni in transizione: Abruzzo, Basilicata, Molise e Sardegna. Regioni più sviluppate: Val d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio.

40 Obiettivi tematici dei Regolamenti caratteristiche: La definizione dei Regolamenti, quello Generale per tutti i Fondi e quelli relativi ad i singoli Fondi, ha portato alla individuazione di undici Obiettivi Tematici che, pur fortemente integrati tra loro, riguardano ambiti specifici. Principio trasversale è rappresentato dallo sviluppo sostenibile e dalla tutela e miglioramento dell’ambiente (mantenere invariato nel tempo o ricostruire il capitale naturale disponibile). Restano forti i vincoli di concentrazione tematica delle risorse, in termini finanziari ed in termini tematici, finalizzati ad ottenere economie di scala e ad incidere realmente sulle realtà territoriali. I nuovi regolamenti aprono alla possibilità di ricorrere per tutti gli obiettivi tematici, all’utilizzo degli strumenti finanziari che in quanto catalizzatori di risorse finanziarie private rappresentano un modo efficace ed efficiente di impiegare le risorse comunitarie.

41 Obiettivi tematici dei Regolamenti (1) 1) Rafforzare la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l'innovazione 2) Migliorare l'accesso alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, Nonché l'impiego e la qualità delle medesime 3) Promuovere la competitività delle piccole e medie imprese, il settore agricolo e il settore della pesca e dell’acquacoltura 4) Sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio in tutti i settori 5) Promuovere l’adattamento al cambiamento climatico, la prevenzione e la gestione dei rischi 6) Tutelare l'ambiente e promuovere l'uso efficiente delle risorse 7) Promuovere sistemi di trasporto sostenibili ed eliminare le strozzature nelle principali infrastrutture di rete

42 Obiettivi tematici dei Regolamenti (2) 8) Promuovere l’occupazione sostenibile e di qualità e sostenere la mobilità dei lavoratori 9) Promuovere l’inclusione sociale, combattere la povertà e ogni forma di discriminazione 10) Investire nell’istruzione, formazione e formazione professionale, per le competenze e l’apprendimento permanente 11) Rafforzare la capacità delle amministrazioni pubbliche e degli stakeholders e promuovere un’amministrazione pubblica efficiente Assistenza tecnica

43 Obiettivo Tematico 2: Agenda Digitale (FESR) – risultati attesi: Digitalizzazione dei processi amministrativi e diffusione di servizi digitali pienamente interoperabili della PA offerti a cittadini e imprese (in particolare nella sanità e nella giustizia) Potenziamento della domanda di ICT dei cittadini in termini di utilizzo dei servizi online, inclusione digitale e partecipazione in rete

44 OT 3: Competitività dei sistemi produttivi (FESR) - risultati attesi: Sviluppo occupazionale e produttivo in aree territoriali colpite da crisi diffusa delle attività produttive Nascita e consolidamento delle Micro, Piccole e Medie Imprese a carattere innovativo Miglioramento dell’accesso al credito Aumento delle attività economiche profit e non profit a contenuto sociale e delle attività di agricoltura sociale

45 OT 4: Energia Sostenibile e qualità della vita (FESR) - risultati attesi: Ridurre i consumi energetici negli edifici e nelle strutture pubbliche o ad uso pubblico, residenziali e non residenziali e integrazione di fonti rinnovabili Ridurre i consumi energetici nei cicli e strutture produttive e integrazione di fonti rinnovabili Incrementare la quota di fabbisogno energetico coperto da generazione distribuita sviluppando e realizzando sistemi di distribuzione intelligenti Incrementare la quota di fabbisogno energetico coperto da cogenerazione e trigenerazione di energia Migliorare lo sfruttamento sostenibile delle bioenergie Aumentare la mobilità sostenibile nelle aree urbane

46 OT 6: Tutela dell'ambiente e valorizzazione delle risorse culturali ed ambientali (FESR) - risultati attesi: Ridurre alla fonte la produzione dei rifiuti urbani40 e aumentare la percentuale di materia da destinare alla preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio secondo gli obiettivi comunitari minimizzando lo smaltimento in discarica dei rifiuti urbani Contribuire ad arrestare la perdita di biodiversità in ambito terrestre e marino, migliorando lo stato di conservazione delle specie e degli habitat di interesse comunitario e salvaguardando la biodiversità legata al paesaggio rurale, mantenendo e ripristinando i servizi ecosistemici Miglioramento delle condizioni e degli standard di offerta e fruizione del patrimonio nelle aree di attrazione naturale attraverso la valorizzazione sistemica e integrata di risorse e competenze territoriali Miglioramento delle condizioni e degli standard di offerta e fruizione del patrimonio culturale, materiale e immateriale, nelle aree di attrazione attraverso la valorizzazione sistemica e integrata di risorse e competenze territoriali Migliorare la competitività e la capacità di attrazione delle destinazioni turistiche, attraverso la valorizzazione sistemica ed integrata di risorse e competenze territoriali

47 OT 8: Occupazione (FESR) - risultati attesi (1): Aumentare l’occupazione dei giovani attraverso il rafforzamento delle misure attive e preventive sul mercato del lavoro, il contrasto al fenomeno dei NEET (in coerenza con la raccomandazione europea sullo youth guarantee), il rafforzamento dell’apprendistato e altre misure di inserimento al lavoro, la promozione di auto impiego e auto imprenditorialità Aumentare l’occupazione femminile, attraverso il rafforzamento delle misure per l’inserimento lavorativo delle donne, la promozione della parità tra uomini e donne e la conciliazione tra vita professionale e vita privata/familiare, il sostegno all’autoimpiego e all’autoimprenditorialità Aumentare l’occupazione dei lavoratori anziani e favorire l’invecchiamento attivo, attraverso la promozione di condizioni e forme di organizzazione del lavoro più favorevoli e la solidarietà tra generazioni Rafforzare e qualificare l’inserimento lavorativo degli immigrati Ridurre il numero dei disoccupati di lunga durata e sostenere adeguatamente le persone a rischio di disoccupazione di lunga durata, anticipando anche le opportunità di occupazione di lungo termine

48 OT 8: Occupazione (FESR) - risultati attesi (2): Favorire la permanenza al lavoro e la ricollocazione dei lavoratori coinvolti in situazioni di crisi (settoriali e di grandi aziende), sia attraverso la contestualità e l’integrazione delle politiche di sviluppo industriale e del lavoro, sia attraverso l’attivazione di azioni integrate (incentivi, auto imprenditorialità, placement, riqualificazione delle competenze, tutorship) Favorire l’inserimento lavorativo e l’occupazione dei soggetti svantaggiati e delle persone con disabilità Migliorare l’efficacia e la qualità dei servizi al lavoro, attraverso la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) e degli standard minimi di servizio, la creazione di partenariati, il rafforzamento dell’utilizzo della rete EURES, il sostegno agli investimenti nelle infrastrutture Facilitare la diversificazione, la creazione di nuove piccole imprese e di lavoro nelle aree rurali

49 OT 8: Occupazione (FSE) - priorità di investimento (1): accesso all'occupazione per le persone in cerca di lavoro e inattive, compresi i disoccupati di lunga durata e le persone che si trovano ai margini del mercato del lavoro, nonché attraverso le iniziative locali per l'occupazione e il sostegno alla mobilità professionale integrazione sostenibile nel mercato del lavoro dei giovani, in particolare quelli che non svolgono attività lavorative, non seguono studi né formazioni, inclusi i giovani a rischio di esclusione sociale e i giovani delle comunità emarginate, anche attraverso l'attuazione della Garanzia per i Giovani attività autonoma, lo spirito imprenditoriale e la creazione di imprese, comprese le micro, PMI innovative

50 OT 8: Occupazione (FSE) - priorità di investimento (2): uguaglianza tra uomini e donne in tutti settori, incluso l'accesso all'occupazione e alla progressione della carriera, la conciliazione tra vita professionale e vita privata e la promozione della parità di retribuzione per uno stesso lavoro o un lavoro di pari valore adattamento dei lavoratori, delle imprese e degli imprenditori ai cambiamenti invecchiamento attivo e in buona salute modernizzazione delle istituzioni del mercato del lavoro, come i servizi per l'impiego pubblici e privati di promozione dell'occupazione, migliorando il soddisfacimento delle esigenze del mercato del lavoro, anche attraverso azioni che migliorino la mobilità professionale transnazionale nonché attraverso programmi di mobilità e una migliore cooperazione tra le istituzioni e i soggetti interessati

51 OT 9: Inclusione Sociale e lotta alla povertà (FESR) - risultati attesi: Riduzione della povertà, dell’esclusione sociale e innovazione sociale Incremento dell’occupabilità e della partecipazione al mercato del lavoro, attraverso percorsi integrati e multidimensionali di inclusione attiva delle persone maggiormente vulnerabili, vittime di violenza o grave sfruttamento e a rischio di discriminazione Aumento/ consolidamento/ qualificazione dei servizi di cura socio- educativi rivolti ai bambini e cura rivolti a persone con limitazioni dell’autonomia e potenziamento della rete infrastrutturale e dell’offerta di servizi sanitari e sociosanitari territoriali Riduzione del numero di famiglie in condizioni di disagio abitativo Riduzione della marginalità estrema e interventi di inclusione a favore delle persone senza dimora e delle popolazioni Rom, Sinti e Camminanti in coerenza con la strategia nazionale di integrazione dei rom Aumento della legalità nelle aree ad alta esclusione sociale e miglioramento del tessuto urbano nelle aree a basso tasso di legalità

52 OT 9: Inclusione Sociale e lotta alla povertà (FSE) - priorità di investimento: inclusione attiva, anche per promuovere le pari opportunità e la partecipazione attiva e migliorare l’occupabilità integrazione socio-economica delle comunità emarginate quali i rom; lotta contro tutte le forme di discriminazione e promozione delle pari opportunità; migliore accesso a servizi accessibili, sostenibili e di qualità, compresi i servizi sociali e cure sanitarie d'interesse generale; promozione dell'imprenditorialità sociale e dell'integrazione professionale nelle imprese sociali e dell'economia sociale e solidale, al fine di facilitare l'accesso all'occupazione; strategie di sviluppo locale di tipo partecipativo.

53 OT 10: Istruzione e Formazione (FESR) - risultati attesi (1): Riduzione del fallimento formativo precoce e della dispersione scolastica e formativa a parità di contesto e con attenzione a specifici target, anche attraverso la promozione della qualità dei sistemi di istruzione pre-scolare, primaria e secondaria e dell’istruzione e formazione professionale (IFP) Miglioramento delle competenze chiave degli allievi, anche attraverso la fornitura di strumenti di apprendimento adeguati e il supporto dello sviluppo delle capacità di docenti, formatori e staff Innalzamento del livello di istruzione della popolazione adulta, con particolare riguardo alle fasce di istruzione meno elevate anche attraverso l’aumento della partecipazione ai percorsi finalizzati al conseguimento di titoli di istruzione primaria o secondaria e al rilascio di qualificazione inserite nei repertori nazionali o regionali ed il miglioramento della qualità dei sistemi educativi rivolti agli adulti Accrescimento delle competenze della forza lavoro e agevolare la mobilità, l’inserimento/reinserimento lavorativo, attraverso il sostegno a percorsi formativi connessi alle domande delle imprese e/o alle analisi dei fabbisogni professionali e formativi, al rilascio di qualificazioni inserite nei repertori regionali o nazionale, il miglioramento delle qualità del sistema di istruzione e formazione in linea con le raccomandazioni europee

54 OT 10: Istruzione e Formazione (FESR) - risultati attesi (2): Innalzamento dei livelli di competenze, di partecipazione e di successo formativo nell’istruzione universitaria e/o equivalente, attraverso l’ampliamento dell’accesso all’istruzione superiore, la riduzione dei tassi di abbandono precoci degli studi, il miglioramento della qualità e efficienza dell’istruzione superiore, l’accrescimento della pertinenza al mercato del lavoro, dei programmi di istruzione superiore e/o equivalente Qualificazione dell’offerta di istruzione e formazione tecnica e professionale, anche attraverso l’intensificazione dei rapporti scuola-formazione-impresa e lo sviluppo di poli tecnico-professionali Miglioramento della sicurezza, dell’efficientamento energetico e dell’attrattività e fruibilità degli ambienti scolastici finalizzato a aumentare la propensione dei giovani a permanere nei contesti formativi Diffusione della società della conoscenza nel mondo della scuola e della formazione e adozione di approcci didattici innovativi, anche attraverso il sostegno all’accesso a nuove tecnologie e la fornitura di strumenti di apprendimento adeguati e la promozione di risorse di apprendimento on- line Miglioramento delle capacità di auto-diagnosi, auto-valutazione e valutazione delle scuole e di innovare la didattica adattandola ai contesti

55 OT 10: Istruzione e Formazione (FSE) - priorità di investimento: riduzione e prevenzione dell'abbandono scolastico precoce e promozione dell'uguaglianza di accesso a una istruzione prescolare, primaria e secondaria di buona qualità, inclusi i percorsi di apprendimento formale, non formale e informale che consentano di riprendere l'istruzione e la formazione miglioramento della qualità e dell'efficacia dell'istruzione superiore e di livello equivalente e l'accesso alla stessa, al fine di aumentare la partecipazione e i tassi di riuscita, specie per i gruppi svantaggiati; rafforzare la parità di accesso alla formazione permanente per tutte le fasce di età nei contesti formali, non formali e informali, aggiornare le conoscenze, le abilità e le competenze della manodopera e promuovere percorsi flessibili di apprendimento anche tramite l'orientamento del percorso professionale e il riconoscimento delle competenze acquisite migliorare l'aderenza al mercato del lavoro dei sistemi d'insegnamento e di formazione, favorendo il passaggio dall’istruzione al mondo del lavoro, e rafforzare e i sistemi di istruzione e formazione professionale e migliorandone la loro qualità, anche mediante meccanismi di anticipazione delle competenze, l'adeguamento dei curricula e l'introduzione e lo sviluppo di programmi di apprendimento basati sul lavoro, inclusi i sistemi di apprendimento duale e di apprendistato.

56 OT 11: Capacità istituzionale ed amministrativa (FESR) - risultati attesi: Aumento della trasparenza dell’accesso ai dati pubblici Miglioramento della qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione Aumento dei livelli di legalità nell’azione della Pubblica Amministrazione Miglioramento della governance multilivello e delle capacità degli organismi coinvolti nella attuazione e gestione dei programmi operativi

57 OT 11: Capacità istituzionale ed amministrativa (FSE) - priorità di investimento: Investimento nella capacità istituzionale e nell'efficacia delle amministrazioni pubbliche e dei servizi pubblici a livello nazionale, regionale e locale nell'ottica delle riforme, di una migliore regolamentazione e di una buona governance. Rafforzamento delle capacità di tutti i soggetti interessati che operano nei settori dell'istruzione, della formazione permanente, della formazione e delle politiche sociali e del lavoro, anche mediante patti settoriali e territoriali di mobilitazione per una riforma a livello nazionale, regionale e locale.

58 Le risorse disponibili: Complessivamente dovrebbero arrivare dall'Ue 31,7 miliardi di euro (di cui 19 dal Fondo Sociale e 12,7 dal Fondo per lo Sviluppo Regionale); Tale cifra raddoppia con gli obbligatori cofinanziamenti nazionali ai progetti; Se si sommano poi i 54 miliardi incardinati dalla legge di Stabilità del 2013 nel Fondo Sviluppo e Coesione, nel complesso si raggiungono circa 100 miliardi di euro spendibili in 7 anni, per una media di oltre 14 miliardi l'anno.

59 Allocazione Fondi strutturali su obiettivi tematici (milioni di euro correnti):

60 Allocazione delle risorse sugli Obiettivi tematici: confronto tra il ciclo e il ; percentuale su FESR e FSE

61 Per il prossimo biennio, però, si potrebbero sommare le risorse con quelle Al riguardo occorre tener conto che: il residuo della programmazione ammonta a 28,89 miliardi di euro non spesi al 31 dicembre 2013 (così suddivisi: 22,89 miliardi dei programmi cofinanziati dal Fesr e dal Fse; 6 miliardi di euro dei piani cofinanziati dal Feasr. Nel l'Italia ha speso solo 37 miliardi dei 66 miliardi di euro a disposizione). Nel ciclo in Puglia, Sicilia, Calabria, Basilicata e Campania (le regioni ex Obiettivo Uno) si concentra la dotazione più importante dei programmi cofinanziati dai fondi europei: 39,88 miliardi; poiché ne sono stati spesi solo 20,345 miliardi, entro la fine del 2015 occorrerà impiegarne 19,538 (fra risorse a livello ministeriale -5,2 miliardi- e risorse a livello regionale).

62 La Corte dei Conti stima il contributo netto dell'Italia al Bilancio dell'UE come segue: per il 2012 pari a 5,7 miliardi di euro: infatti nel 2012 abbiamo versato 16,4 miliardi di euro e ne abbiamo ricevuti appena 10,7; Tra il 2006 e il 2012 l'Italia ha avuto nel complesso un saldo negativo tra i contributi versati all'UE e le risorse ricevute pari a 41,2 miliardi di euro.; E' necessario smentire il luogo comune secondo il quale noi italiani otteniamo favori e la ricca Berlino ci mantiene: è semplicemente falso!

63 I fondi UE saranno ripartiti e programmati coi programmi operativi: Nazionali (P.O.N.) destinati a tutte le regioni Nazionali/Multiregionali (destinati solo ad alcune tipologie di regioni) Regionali (P.O.R.)

64 I probabili PON ) Istruzione, in attuazione di risultati dell’OT10 e OT11 (FSE e FESR, plurifondo) 2) Occupazione, in attuazione di risultati dell’OT8 e OT11 (FSE e FESR, plurifondo) 3) Inclusione, in attuazione di risultati dell’OT9 e OT11 (FSE, monofondo) 4) Città metropolitane, programma sperimentale in attuazione dell’agenda urbana per quanto riguarda le 14 città metropolitane (FESR e FSE, plurifondo) 5) Governance, reti, progetti speciali e assistenza tecnica in attuazione di risultati dell’OT11 e a supporto di altri risultati di diversi OT (FESR e FSE, plurifondo) 6) Programma YEI (FSE, monofondo)

65 Sono previsti ulteriori Programmi nazionali per Il FEASR Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale Il FEAMP Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca

66 Programmi Nazionali/Multiregionali che operano nelle regioni in transizione e meno sviluppate negli ambiti: 1) Ricerca e Innovazione 2) Imprese e Competitività

67 Per le sole regioni meno sviluppate sono previsti Programmi Nazionali/Multiregionali negli ambiti: 1) Infrastrutture e reti 2) Beni culturali 3) Legalità

68 A livello regionale (in tutte le regioni e province autonome) sono previsti: 1) I Programmi Regionali a valere sul FESR e FSE 2) I PSR (Programmi di Sviluppo Rurale) a valere sul FEARS

69 I rilievi della Commissione Europea alla bozza di Accordo di Partenariato

70 La Commissione Europea ha sollevato complessivamente 351 obiezioni alla bozza di accordo di partenariato: Alcune insite nel fatto che si tratta di una bozza (alcune parti dell’accordo sono infatti incomplete); Altre perché la documentazione e/o le proposte risultano non in linea con le indicazioni dell’UE; Altre ancora perché le indicazioni contenute nella bozza sono risultate poco chiare.

71 In particolare la Commissione ha rilevato che: la presenza di lacune informative e strutturali rilevanti non consente una valutazione completa del testo; gli 11 obiettivi tematici (Ot) delineati dal governo sono presentati in maniera generale e con deboli riferimenti alle raccomandazioni specifiche dell’Ue e all’esperienza del recente passato; la logica dell’azione è debole nella maggior parte dei casi in quanto non sono chiare le scelte operate in funzione del grado massimo di valore aggiunto (per es. come si intende rimediare alla scarsa propensione all’innovazione o alla scarsa produttività del lavoro?); la scelta dei risultati attesi in molti casi fa riferimento ad elementi difficili da misurare; Troppe azioni favoriscono misure di assistenza sociale e di sostegno ad attività economiche/settori in difficoltà; manca completamente l’analisi della capacità amministrativa nell’ambito dell’Ot 11; L’Agenzia per la coesione territoriale presenta molti elementi oscuri (Come funzionerà? Come si coordinerà con gli altri Enti e le altre istituzioni? Come sarà governata?)

72 I principali rilievi di tipo “strategico” concernono: Il fatto che manchi una strategia chiara sui processi di sviluppo che si vogliono attivare; La constatazione che le risorse non sono adeguatamente concentrate su poche priorità ritenute determinanti per la crescita economica; La preoccupazione per le scarse indicazioni sul sistema di governo dei fondi che si intende realizzare.

73 La Commissione, anche con riferimento a notizie di stampa, ha chiarito che Le risorse della politica di coesione devono essere utilizzate per finanziare nuovi progetti che hanno vocazione a contribuire allo sviluppo. Pertanto non possono essere usate per coprire riduzione di imposte o per il taglio del cuneo fiscale o per altre manovre di politica economica nazionale congiunturale; si può anticipare con fondi nazionali il finanziamento di progetti che rientrano negli accordi con la Commissione, anche prima che siano definitivamente approvati, per poi rimborsare le risorse anticipate quando arriveranno i co-finanziamenti comunitari a seguito dell’adozione dei programmi; le regole dei Fondi Ue permettono di finanziare con risorse nazionali, progetti concreti per offrire, ad esempio, aiuti per le start up o per l’espansione produttiva e occupazionale dell’industria manifatturiera, oppure operazioni per ridurre la dispersione scolastica.

74 Particolarmente significativi paiono i rilievi concernenti la “capacità amministrativa” del settore pubblico italiano che in passato si è dimostrato: In difficoltà nel garantire efficacia ed efficienza di gestione delle risorse; Inconcludente nelle proprie azioni con conseguente scarsissima o vergognosa capacità di spesa; Opaco nella comunicazione ed incapace di favorire la partecipazione delle comunità locali; Poco trasparente nel definire processi di attuazione dei fondi; Dotato di risorse umane di scarsa qualità con evidenti ripercussioni sull'organizzazione complessiva, sul livello di digitalizzazione e sui sistemi di controllo delle performance.

75 Tuttavia la Commissione non ha “bocciato” del tutto la bozza di Accordo di Partenariato in quanto la ritiene: Una buona base di discussione; Un documento che deve essere migliorato soprattutto sul controllo della spesa, sugli standard di qualità e sulla trasparenza; Un primo approccio da potenziare per quel che concerne le iniziative per la crescita attraverso innovazione, ricerca e sviluppo; Un primo passo (ma ancora troppo debole) per assicurare un presidio forte a livello centrale; Un documento la cui struttura e impianto generale vanno nella direzione giusta; Un documento da migliorare anche perché non ci sono i tempi per ricominciare tutto da capo.

76 Che cosa ci ha insegnato la programmazione dei fondi : le lezioni da tenere presenti nel nuovo ciclo

77 Le problematiche dell’addizionalità: lo Stato membro deve garantire all’Unione un ammontare concordato di risorse proprie, territorialmente mirate, rispetto alle quali quelle europee devono aggiungersi. Questo principio (“l’addizionalità”) è assai difficile da verificare. Ma nel caso italiano è certo che non è rispettato. I fondi strutturali sostituiscono ormai normalmente la mancata spesa ordinaria: come certificato dai più recenti dati del cosiddetto Quadro Finanziario Unico costruito dal Dipartimento per le politiche di Coesione, e con una percentuale crescente negli ultimi anni. La dimensione dei fondi strutturali è pari a meno del 5% del totale della spesa pubblica. Appare molto difficile che un intervento di tale entità possa essere di per sé sufficiente a mutare le sorti di un territorio così ampio come il Mezzogiorno, senza una profonda azione di potenziamento dell’intervento nazionale di “sviluppo” (infrastrutture, ricerca, istruzione, politiche industriali), e di riqualificazione della spesa ordinaria.

78 Il Raccordo con l’azione pubblica ordinaria: i fondi dovrebbero cofinanziare politiche già in essere; perché i fondi attivano nuovi interventi destinati a divenire ordinari. Se questo raccordo manca, l’effetto diviene più modesto (per es. con i fondi strutturali si posano binari sui quali dovranno correre treni nell’ambito delle ordinarie politiche del trasporto ferroviario; oppure si costruiscono nuove infrastrutture sociali -ad esempio asili nido- i cui costi correnti di funzionamento, non possono che essere a carico dei bilanci ordinari delle relative amministrazioni. Se ciò non accade, l’impatto delle politiche è assai modesto); il rischio evidente è che si attivino interventi straordinari nell’ambito dei cicli di programmazione europei, ma che essi tendano a deperire ed esaurirsi al termine del ciclo stesso; La circostanza è ancora più importante se si pensa che una quota rilevante dei fondi strutturali si rivolge a realizzazioni infrastrutturali di vario genere (ed esclude il finanziamento di spese correnti): opere che, una volta realizzate, devono essere costantemente gestite o manutenute; Il mancato raccordo con le politiche ordinarie determina un aumento puntuale della domanda (costruzione delle opere), ma non un ruolo permanente di miglioramento delle condizioni di offerta (nuovi servizi a regime).

79 Gli effetti dei fondi dipendono dalla rapidità della spesa: Da questo punto di vista, il quadro dei fondi strutturali per l’Italia è pessimo. La velocità attuativa attuale è fra le peggiori d’Europa. I primi cicli di programmazione ( e ) sono stati caratterizzati da performance molto negative; il ciclo ha segnato un netto miglioramento, fino al Purtroppo, dal 2008 in poi i risultati sono nuovamente peggiorati. La velocità di spesa è minore nelle regioni del Mezzogiorno rispetto a quelle del Centro-Nord, anche se con uno scarto inferiore a quello normalmente presentato e con differenze da caso a caso. I ritardi di spesa sono deleteri per l’incapacità mostrata negli ultimi anni di mobilitare anche le risorse comunitarie disponibili per far fronte alla gravissima crisi che ha colpito il paese. Inoltre nel ciclo , dato il particolare ritardo, si è dovuto provvedere nel dicembre 2011 ad una manovra eccezionale, consistente nella riduzione (per 11,9 miliardi di euro) del cofinanziamento nazionale dei fondi strutturali, con l’appostamento della stessa cifra nell’ambito del cosiddetto Piano di Azione Coesione.

80 La “truffa” dei progetti “sponda”: proprio per la difficoltà di spesa nei tempi definiti, è da tempo diffusa l’abitudine di portare a certificazione comunitaria progetti (che nel tempo sono stati variamenti definiti “sponda” o “coerenti”) realizzati a valere su altre fonti finanziarie, purché, appunto, coerenti con i programmi dei fondi strutturali. L’accettazione da parte della Commissione Europea di questi progetti comporta un avanzamento formale della spesa, ma non a fronte di interventi effettivamente nuovi, e dunque aggiuntivi; certo, ciò determina la possibilità di riutilizzare, in tempi successivi, e su progetti ancora una volta coerenti per tipologia e negli stessi territori, delle risorse comunitarie che vengono così “liberate”. Ma ciò non fa che allungare ulteriormente i tempi di effettiva realizzazione di nuovi interventi e posticipare il loro impatto economico. Spesso, poi, le risorse “liberate” non vengono più reinvestite. Per i programmi il fenomeno dei progetti “coerenti” ha assunto dimensioni molto ampie, riguardando un terzo della spesa totale (circa 15 miliardi su 45); si è concentrato particolarmente nella realizzazione di grandi opere infrastrutturali. Tutto ciò ha effetti anche sulla qualità della spesa, dato che una parte rilevante dell’impegno delle Amministrazioni, più che nella progettazione, monitoraggio e valutazione degli interventi è negli aspetti finanziari e di rendicontazione, e nell’inclusione di progetti già realizzati.

81 Le “trappole” dei politicanti per: le difficoltà di trovare un’intesa di lungo termine su insiemi di azioni condivise; il desiderio di mantenere risorse disponibili nel tempo per soddisfare esigenze specifiche o priorità di consenso politico che di volta in volta maturano, o per esercitare un potere di ricatto nei confronti dei possibili beneficiari; il desiderio di non ricorrere volutamente a strumentazioni e meccanismi attuativi già esistenti, ma invece di disegnare per ogni azione procedure ad hoc, in modo da massimizzare il potere di intermediazione e di scelta politica discrezionale. l’evoluzione del sistema politico italiano, con la scomparsa dei grandi partiti e la esasperata individualizzazione della rappresentanza, fa sì che molti politici, nazionali e locali, “giochino solo per se stessi”, massimizzando il rapido ritorno individuale in termini di consenso di ciò che si fa: ciò rende assai più arduo impostare e realizzare politiche di lunga lena, che saranno nel tempo gestite e concluse da altri (anche se dello stesso schieramento partitico o politico) rispetto a quanti le promuovono.

82 I limiti degli apparati amministrativi: La molteplicità di obiettivi e di azioni previste dai fondi comportano un notevolissimo carico di lavoro amministrativo- burocratico per la precisa definizione delle misure (ad esempio dei bandi di gara o dei contratti con i beneficiari); va tenuto anche presente il già ricordato impegno richiesto dalle fasi di rendicontazione e certificazione e l’indubbia circostanza che le regolamentazioni comunitarie per l’uso dei fondi sono estremamente complesse, talvolta bizantine, e coinvolgono più controlli formali che un effettiva valutazione della spesa; le amministrazioni regionali del Mezzogiorno appaiono non all’altezza di questo impegnativo compito: le carenze amministrative, più gravi nei territori più deboli, rendono lì meno incisive le politiche, con un evidente circolo vizioso;

83 Troppi obiettivi per una sola politica: dovendo ripartire le risorse disponibili su una pluralità di ambiti, anche quando le politiche sono attuate bene, gli avanzamenti che si registrano sono necessariamente limitati; il costo di questa impostazione è rappresentato dalla straordinaria difficoltà non solo della programmazione (che richiede approcci strategici intelligenti e ben informati in moltissimi ambiti) ma anche e soprattutto della realizzazione, in particolare per le Amministrazioni Regionali del Sud, chiamate ad operare su una pluralità di complesse tematiche; a causa della peculiare governance del nostro paese, ed in particolare dell’esistenza di un ampio numero di competenze condivise fra livello regionale e livello nazionale, ciò comporta che spesso sullo stesso ambito vi siano interventi di più livelli di governo: è il caso ad esempio delle politiche per l’industria e l’innovazione, dell’internazionalizzazione, dei beni culturali, delle politiche sociali e per l’occupazione; per quasi tutti gli ambiti si ritiene che le risorse dei fondi strutturali (talmente tanti che non si riescono neanche a spendere) rendano superflui gli interventi a valere sulle risorse ordinarie. Proprio quelli che servirebbero per concentrare tematicamente i fondi strutturali.

84 Numero eccessivo di interventi finanziati: L’effetto positivo delle “grandi opere” non è ovvio né scontato. Al tempo stesso una moltitudine di piccoli interventi possono rappresentare la traduzione operativa di una singola grande politica (se si decide di intervenire con una opportuna opera di ristrutturazione, miglioramento, efficientamento energetico dei plessi scolastici, ciò si sostanzia in una sola grande politica); un numero molto vasto di ambiti a volte nasconde però il desiderio di massimizzare il ritorno in termini di consenso sia per la politica sia per le amministrazioni. (moltiplicare i beneficiari può ridurre l’impatto economico, ma aumentare l’impatto politico); Però le Amministrazioni, centrali e soprattutto regionali, semplicemente non sono in grado di realizzare tutti questi interventi in tempi ragionevoli e con una qualità accettabile. Lo sforzo imposto sia dall’ampiezza degli ambiti, sia dalla numerosità degli interventi – anche ignorando i fenomeni distorsivi pur presenti – è largamente al di là delle capacità disponibili. Ritardi e approssimazioni non sono solo frutto di comportamenti devianti, ma la inevitabile conseguenza di questa impostazione. Questa è forse la più importante lezione tratta dall’esperienza italiana: per quanto teoricamente corretti, programmi troppo ampi sono materialmente irrealizzabili.

85 L’Autarchia delle amministrazioni: Sono molto rari i momenti di confronto tecnico fra le amministrazioni, in particolare fra le regioni del Mezzogiorno, ma anche tra i soggetti attuatori come le amministrazioni comunali; ciò significa che nell’intraprendere e nell’attuare ogni intervento ciascuna amministrazione fa riferimento esclusivamente alle proprie competenze, capacità ed esperienze e non mette a valore quanto fatto da altri: operativamente, se c’è da scrivere una misura di intervento o un bando di gara è molto raro che si utilizzino modelli già sperimentati altrove, ma si ricomincia ogni volta da zero; le “buone pratiche” di politiche pubbliche, che certamente non sono mancate nel Mezzogiorno negli ultimi due cicli di programmazione, non sono riconosciute e replicate; inoltre le amministrazioni regionali, nella definizione di insieme delle strategie e delle politiche, sembrano avere un interesse particolare a quanto di loro diretta competenza e gestione (come è normale che sia), ma appaiono poco interessate agli interventi, gestiti da altri, a scala nazionale o macroregionale, che pure hanno ricadute sensibili nei propri territori.

86 La governance multilivello: la qualità di quanto riescono a fare le amministrazioni decentrate dipende anche molto dalla qualità di quel che fanno le amministrazioni centrali, e da un opportuno e proficuo raccordo fra i due livelli; tale raccordo attiene agli strumenti di coordinamento: all’utilizzo ad esempio degli accordi di programma quadro fra amministrazioni (APQ, anche nella più recente versione “rafforzata”) o a quello dei contratti istituzionali di sviluppo (CIS), che contengono impegni reciproci fra più soggetti, e che rappresentano un connotato – pur con tutte le difficoltà attuative – indubbiamente positivo e da rafforzare dell’esperienza italiana; Positivo appare a riguardo il disegno della già citata Agenzia per la Coesione (come da specifica richiesta rivolta all’Italia dalla Commissione Europea); ma la gravissima situazione del paese, ed in particolare del Mezzogiorno, dovrebbe suggerire di tenere conto delle amministrazioni regionali democraticamente elette e di valutate le esperienze (presenti in molti paesi, dal Brasile alla Francia), di banche o agenzie di sviluppo di elevato livello tecnico e precise finalità attuative. Non si tratta di tornare a sognare magiche istituzioni straordinarie, ma di valutare molto pragmaticamente che non si può subordinare l’efficacia delle politiche alle modestissime capacità attualmente disponibili nelle amministrazioni centrali e regionali il potere (e la responsabilità) di decidere

87 Grazie per l’attenzione. Daniele Ferrocino Tel Cell Mail


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