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DALLA TECNICA ALLA DIDATTICA L'insegnamento della tecnica diviene l'oggetto della didattica, sia che si scelga il modello descrittivo che quello funzionale.

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1 DALLA TECNICA ALLA DIDATTICA L'insegnamento della tecnica diviene l'oggetto della didattica, sia che si scelga il modello descrittivo che quello funzionale.

2 COSA SI DEVE TRASMETTERE AGLI ALLIEVI? Lo scopo dell'insegnante è quello di trasmettere il prodotto o il processo di costruzione? Nel caso del modello descrittivo non possiamo che trasferire il prodotto, addestrando i nostri allievi e considerando sbagliato ciò che si discosta dal modello proposto dal prodotto. L'allievo dovrà appropriarsi del prodotto, “fare uguale a”, mettersi a norma.

3 Quando l'allievo non riesce a fare come il modello che sta nella testa del maestro diciamo che egli commette un errore e ci illudiamo che la spiegazione o la dimostrazione possano correggerlo. L'allievo anche se questa pedagogia è inefficace apprenderà nonostante il maestro, grazie ad un processo spontaneo di adattamento innescato dalla quantità di azione, dalla ripetizione e dalla variazioni casuali dell'attività.

4 Se invece trasmettiamo il modello funzionale, o almeno in parte la realtà, attraverso un modello in cui si spiega “ come e perchè” le diverse funzioni dell'attività umana interagiscono tra loro e con l'ambiente realizzando un funzionamento specifico, si parlerà di tecnica funzionale, di insegnamento e di trasmissione del processo.

5 COME SI PASSA DALLA TECNICA FUNZIONALE ALL'INSEGNAMENTO? Definire il problema fondamentale. Si esplicitano i principi organizzatori dell'azione. Si progetta un processo di costruzione. Si aiuta ad identificare gli ostacoli.

6 IN PRATICA Problema-> passare da terrestre a nuotatore. Principi organizzatori l'azione->modello proiettile/propulsore. Processo di costruzione->riordinare i livelli di locomozione in acqua. Identificare gli ostacoli->scegliere le attività atte a ridurre gli squilibri.

7 SBAGLIA L'ALLIEVO O SBAGLIA IL MAESTRO? Secondo la pedagogia tradizionale l'allievo durante il suo processo di apprendimento commette degli errori. Secondo la pedagogia attiva l'errore non esiste, l'allievo non sbaglia.

8 LA PEDAGOGIA ATTIVA Coloro i quali pensano che i propri allievi commettano degli errori sono nella pedagogia tradizionale. Coloro i quali pensano che i propri allievi abbiamo delle coerenze sono nella pedagogia attiva. E' difficile cambiare il nostro punto di vista perchè noi stessi siamo stati costruiti attraverso un processo pedagogico classico

9 COERENZE Il nostro organismo è programmato per apprendere, il suo fine è la conoscenza. Il nostro organismo è coerente con le proprie percezioni.

10 L'ERRORE E LA SUA CORREZIONE L'allievo non sbaglia, ma è coerente con le sue rappresentazioni, i suoi limiti percettivi, gli ostacoli anatomici, psicologici o fisiologici. In tal senso non esiste l'errore ed è illusione una didattica che si propone la correzione dell'errore.

11 IL RUOLO DELL'INSEGNANTE Il compito dell'insegnante è quello di aiutare l'allievo, di guidarlo nel suo processo di trasformazione. Per fare questo il maestro deve conoscere scientificamente tutti gli aspetti e non solo quelli visibili del nuoto.

12 L'INSEGNAMENTO L'insegnamento avviene solamente quando il maestro INTENZIONALMENTE e non casualmente ottiene un cambiamento di comportamento, una trasformazione. Quando egli di fronte ad un cattivo funzionamento sa scegliere l'attività trasformatrice giusta, la giusta medicina che permette di togliere l'ostacolo e passare ad un livello successivo.

13 LE CAPACITA' DELL'INSEGNANTE Se il maestro ha molte conoscenze di tipo scientifico, spiccata capacità di osservazione, grande RIGORE ed etica professionale, potrà guidare gli allievi nel compimento della loro trasformazione e potrà perseguire con efficacia i propri obiettivi didattici.

14 L'INEFFICACIA DELL'INSEGNAMENTO L'insegnamento può risultare non efficace se: Le condizioni ambientali sono carenti. Le condizioni logistico-organizzative sono carenti. Le conoscenze dell'istruttore sono limitate. La moralità e il RIGORE dell'istruttore sono scarsi. L'insegnante non verifica i progressi dei propri allievi e non pianifica degli obiettivi didattici.

15 VERSO UNA NUOVA PEDAGOGIA Se l'insegnante non può far ricorso alla correzione dell'errore in quanto è chiaramente un nonsenso pedagogico e non è fondata su conoscenze scientifiche del funzionamento dell'essere umano, cosa può fare? Deve orientarsi verso una nuova pedagogia, una pedagogia che dia spazio all'allievo alla sua creatività e rispetti il funzionamento dell'organismo.

16 LA PEDAGOGIA ATTIVA La pedagogia attiva è una pedagogia di tipo scientifico che considera l'essere umano come un organismo bioenergetico e bioinformazionale, programmato per conoscere e per apprendere e coerente con la sua condizione psicologica, fisiologica, strutturale, culturale, percettiva e rappresentativa. L'aggettivo attiva fa riferimento al ribaltamento del rapporto allievo- istruttore, che subordina l'apprendimento all'insegnamento, la reinvenzione alla norma, il progresso alla conservazione, l'evoluzione alla staticità, il divertimento alla noia. In questa pedagogia l'allievo deve essere “attivo”, l'insegnante deve essere “attivo”, la lezione deve essere “attiva”. La stessa pedagogia è attiva e quindi in continua evoluzione, perchè gli individui, la società, la terra......etc....e la tecnica stessa cambiano in continuazione.

17 LE EMOZIONI L'emozione è impressione viva, turbamento, eccitazione. L'emozione è la risposta adattativa ad una situazione di stress. La natura dello spazio determina la natura delle emozioni nello sport. (Bernard Jeu). L’emozione è il motore dell’azione. L’assenza totale di stress è uguale alla morte. Quindi è importante che l’individuo bilanci in permanenza uno stress positivo con uno stress negativo, la gioia con il timore…. (Hans Seye) Le emozioni si classificano in tre categorie: la prova, la prestazione, la gara.

18 LE EMOZIONI SONO IL MOTORE DELL'AZIONE Ogni volta che si compie un atto motorio si genera un'emozione. L'interazione con l'ambiente e le sue leggi fisiche genera il tipo di emozione. Ogni tappa del processo costruttivo del nuotatore avrà un emozione dominante che l’istruttore dovrà conoscere per indirizzare al meglio la propria didattica. La struttura dello spazio in relazione alle azioni che l’individuo vi svolge determina la natura dell’emozione.

19 LE EMOZIONI FONDAMENTALI Le emozioni fondamentali del nuoto sono tre: La paura-->quando si devono sfidare le caratteristiche dell'ambiente. La prestazione-->quando si devono sfidare le proprie capacità. L'agonismo-->quando si devono sfidare gli altri.

20 LA PERCEZIONE Percezione: dal latino percepito-onis, l’atto del percepire cioè prendere coscienza di una realtà che si considera esterna, attraverso stimoli sensoriali, analizzati ed interpretati mediante processi intuitivi psichici ed intellettivi. Percezione: l’insieme dei processi organici e mentali che compongono la sequenza di eventi che va dal presentarsi di uno stimolo, attraverso il presentarsi e l’oggettivarsi della sensazione fino al suo essere avvertita, base quindi della conoscenza e dell’interazione con la realtà interna ed esterna all’organismo.

21 COME SI ATTUA LA PERCEZIONE? La percezione si attua attraverso gli stimoli che gli Esterocettori e i Propriocettori raccolgono. Il confronto tra le sensazioni e le esperienze precedentemente vissute, contribuisce alla formazione delle rappresentazioni mentali che l’individuo può utilizzare per costruire e regolare i propri movimenti. Far comprendere un movimento significa infatti, organizzare la percezione.

22 QUALI SONO GLI ORGANI DELLA PERCEZIONE? Gli organi della percezione sono i recettori: propriocettori e esterocettori. Propriocettori: varietà di recettore sensibile agli stimoli che insorgono all’interno di un organo; i propriocettori sono situati nei muscoli nei tendini nelle articolazioni e nelle porzioni vestibolari del labirinto membranoso. I propriocettori informano i centri nervosi superiori della posizione e dell’atteggiamento del corpo e intervengono nella regolazione del tono muscolare. Rientrano nella categoria: i fusi neuromuscolari, gli organi muscolo tendinei di Golgi e i corpuscoli di Pacini. Esterocettori: varietà di recettore sensibile agli stimoli provenienti dall’esterno, sono dislocati sulla cute in alcune mucose sono in rapporto alla sensibilità tattile termica e dolorifica. Fanno parte di questa categoria i telerecettori che forniscono informazioni visive, acustiche e olfattive.

23 LE INFORMAZIONI PIÙ RILEVANTI Nell’apprendimento del nuoto assumono meno importanza le informazioni dei telerecettori, assumono invece grande importanza quelle propriocettive: cinestesiche e vestibolari.

24 IL CIRCUITO NERVOSO I muscoli presentano due caratteristiche fondamentali quella contrattile e quella percettiva, si attua così il così detto “circuito nervoso”: il muscolo percepisce, il cervello elabora, il muscolo risponde allo stimolo contraendosi. La risposta motoria si rivela quasi sempre conforme alle percezioni: principio di coerenza.

25 LE RAPPRESENTAZIONI Le rappresentazioni sono il prodotto del pensiero speculativo dell’uomo svolto a soddisfare il suo bisogno di comprendere per agire.

26 L'OSTACOLO DELLE RAPPRESENTAZIONI Nell’apprendimento le rappresentazioni possono costituire un ostacolo poiché sono tra gli elementi che organizzano l’azione di chi apprende. Esempio: il principiante all’inizio pensa che l’acqua gli entri nei buchi e che il corpo affondi, ciò gli impedisce di lasciare l’appoggio solido del bordo e di mettere la testa sott’acqua.

27 RIUSCIRE PER CAPIRE: CONTRADDIRE LE RAPPRESENTAZIONI Dovrebbe essere ora chiaro perché bisogna riuscire per capire: solamente l’esperienza può contraddire la rappresentazione confutando la realtà erronea creata dalla medesima: Chi riesce a restare sul fondo senza fare niente?Fate vedere? Come mai nessuno ci riesce? Perché tornate su? Il fatto di riuscire a compiere o no l’azione proposta sarà la strategia pedagogica vincente nei confronti di mille spiegazioni. Si deve verificare attraverso l’azione se non è vero proprio il contrario di quello che si crede.

28 CHIEDERE PER CAPIRE E SCEGLIERE Spesso la verifica verbale o gestuale delle rappresentazioni permettere di entrare nel personale mondo dell’allievo e di orientare il proprio insegnamento: mi fa vedere come nuoti quando sei in acqua? Attraverso la risposta posso controllare se l’immagine dell’azione corrisponde all’azione stessa e decidere di quali punti di riferimento sensitivo-sensoriali abbia bisogno l’allievo per guidare i suoi gesti.

29 LA BASE DELLA NOSTRA PEDAGOGIA EMOZIONI PERCEZIONI RAPPRESENTAZIONI Come attuare la trasformazione da terrestre a nuotatore?

30 LE ATTIVITA' TRASFORMATRICI L'insegnante dovrà aiutare l'allievo a superare gli ostacoli di tipo PERCETTIVO e quelli forniti dalle RAPPRESENTAZIONI. Dovrà farlo considerando come le EMOZIONI influenzano la percezione e le rappresentazioni e come siano il motore principale di qualsiasi azione umana.

31 ATTIVITA' TRASFORMATRICI O ESERCIZI? Attività: l'essere attività, l'operosità. Attività: nella pedagogia moderna sono processi attivi che impegnano in maniera personale e in modo congeniale bambini ragazzi e adulti. Esse, più delle materie di studio vere e proprie, riescono a far progredire sia gli apprendimenti, sia la formazione morale e sociale, sia la conquista di abiti di comportamento. Le attività sono caratterizzate da obiettivi chiari, regole da seguire e condizioni ambientali dove si esplicitano. Si denominano “trasformatrici” in quanto servono a trasformare le caratteristiche locomotorie terrestri in acquatiche, a superare gli ostacoli rappresentati dalle rappresentazioni, a riorganizzare il sistema senso-percettivo e ad affrontare le nuove emozioni che l'allievo incontra sfruttandole in senso positivo per motivare l'apprendimento. Gli esercizi invece propongono solo movimenti da ripetere, separando le emozioni dalle rappresentazioni e non considerando i problemi percettivi, caratteristiche queste specifiche di ogni fase dell'apprendimento della locomozione in acqua, riducono il nuoto a mero addestramento ripetitivo e privo di interesse.

32 QUALCHE PAROLA IN PIÙ RIGUARDO ALLE RAPPRESENTAZIONI Le rappresentazioni sono l'idea che l'allievo ha della realtà. Esse condizionano l'apprendimento creando degli ostacoli. Come si fa a conoscere le rappresentazioni dell'allievo? Si conoscono attraverso il DIALOGO, cioè con le domande che inducono l'allievo all'espressione verbale e/o gestuale di ciò che fa. Le nostre domande devono orientare la sua attenzione a ciò che fa nell'intento di farne comprendere i principi. Dopo l'osservazione si deve sempre usare la frase: COME FAI?

33 In seguito alle parole e hai gesti abbiamo un'idea di come lui pensa che sia giusto fare. Avremo due casi: Ciò che dice corrisponde con ciò che fa-->Rappresentazione sbagliata-->Solo le nuove esperienze fisiche confutano le esperienze precedenti.-->Nuova esperienza. Ciò che dice non corrisponde a ciò che fa-->Limite di imprecisione percettiva-->Stimolazione dell'apparato senso percettivo-->Facilitare la percezione-->Nuova esperienza.

34 LO SCHEMA CORPOREO Secondo Wallon Lo Schema Corporeo è un sistema percettivo che permette l'adattamento motorio al mondo esterno.

35 RIADATTARE In acqua l'allievo non percepisce più precisamente i propri movimenti, ciò che crede di fare non corrisponde esattamente a quello che fa veramente. Sono proprio le informazioni che provengono dai movimenti dell'allievo a guidare gli stessi.

36 I MUSCOLI E IL CIRCUITO NERVOSO Il muscolo appartiene al sistema neuromuscolare e scheletrico. Il muscolo, come anche il corpo, è SENSIBILE. Esso ha una duplice funzione oltre quella contrattile, cioè di fare, ha anche la funzione PROPRIOCETTIVA, cioè di sentire se stesso il proprio movimento e di regolarsi attraverso le informazioni che giungono dal tono muscolare, sulla posizione, sulla velocità, sull'orientazione in maniere istantanea.

37 La fisiologia nervosa ci insegna che esiste un circuito nervoso, dove un incessante e continuo andare e venire di impulsi tra nervi afferenti ed efferenti trasforma le informazioni provenienti dalla periferia (muscoli, tendini, cartillagini..), in segnali di comando ed inibizione sulla motricità che il cervello manda alla periferia.

38 IL CONFRONTO

39 DALLA TECNICA FUNZIONALE ALL'INSEGNAMENTO 1.Definire il problema fondamentale del nuoto: in termini di passaggio da una organizzazione terrestre ad una organizzazione acquatica. 2.Esplicitare i principi organizzatori della locomozione in acqua: alternanza continua del nuotatore proiettile e propulsore. 3.Dare un ordine ai livelli di organizzazione del nuotatore: galleggiamento, proiettile, avanzamento, respirazione, propulsione, energia. 4.Identificare per ogni livello gli ostacoli per il passaggio al livello successivo: cattive o false rappresentazioni, imprecise percezioni, ostacoli fisici, anatomici, fisiologici. 5.Scegliere le attività in grado di eliminare gli ostacoli secondo la loro natura. 6.Definire le regole dell'azione. 7.Realizzare una sufficiente quantità di azioni trasformatrici.


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