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Antonio CANOVA Prof.ssa Magri Cinzia Tempio di Possagno.

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Presentazione sul tema: "Antonio CANOVA Prof.ssa Magri Cinzia Tempio di Possagno."— Transcript della presentazione:

1 Antonio CANOVA Prof.ssa Magri Cinzia Tempio di Possagno

2 nacque a Possagno a 80 Km da Venezia, si trasferì a Roma Ventiduenne, dove studiò la statuaria antica. Fu nominato dal Papa “Ispettore generale delle belle arti”, carica precedentemente attribuita solo a Raffaello, quindi fu il primo sovrintendente della storia moderna: incaricato di recuperare le opere trafugate da Napoleone; riuscì a riportarne in Italia un centinaio. Lavorò per i papi e i sovrani di tutto il mondo senza tuttavia mettere la sua arte totalmente al servizio di nessuno. Antonio Canova autoritratto

3 A Possagno, il fratello e segretario di Canova, dopo la sua morte raccolse le sue sculture e i bozzetti in terracotta in una gipsoteca ed eresse una chiesa rotonda “Tempio canoviano” su progetto dell’artista e su modello del Pantheon. I bozzetti in terracotta, realizzati nella fase preliminare e poi riprodotti nell’opera finita, sono stati estremamente rivalutati dalla critica contemporanea, grazie alla spontaneità e all’immediatezza espressiva dovute all’impronta della mano dell'artista, che impaziente plasmava la docile materia (la creta). Antonio Canova

4 Nella sua opera: 1.si rivive l'antica bellezza delle statue greche, 2.è fondamentale il senso morale, la coscienza e la meditazione, 3.si eludono i forti sentimenti senza escluderli completamente, 4.si percepisce un erotismo sottile e velato, non più l’epidermica sensualità barocca 5.Si rappresentano GRUPPI MITOLOGICI, MONUMENTI FUNEBRI, RITRATTI. Antonio Canova Canova subì l'influenza e il fascino dello scultore barocco Gian Lorenzo Bernini: DEPURANDOLO e FILTRANDOLO da tutti gli eccessi drammatici e da tutte le spinte emotive e impetuose, EVITANDO le violente passioni e i gesti esasperati, RALLENTANDO le azioni e dando alle immagini una lettura più chiara. Ninfa dormiente

5 Tratto dal libro “Le Metamorfosi” di Apuleio, narra la storia della giovane Psiche, la cui bellezza scatena la gelosia di Venere e l’amore appassionato di Cupido. Su istigazione delle invidiose sorelle Psiche scopre l’identità di Amore, è perciò costretta a effettuare una serie di prove richieste dalla dea Venere. Superate le quali, Psiche raggiungerà l’Olimpo, sposerà Amore e riceverà l’immortalità da Zeus Antonio Canova: GRUPPI MITOLOGICI Amore e Psiche (anticipa l’azione) (1,55 m x 1,68 m), Louvre

6 Antonio Canova: GRUPPI MITOLOGICI Amore e Psiche (anticipa l’azione) (1,55 m x 1,68 m), Louvre L'opera rappresenta il dio Amore mentre contempla con tenerezza il volto della fanciulla amata, ricambiato da Psiche con una dolcezza di pari intensità. L'opera “Amore e Psiche” del 1788 è un capolavoro alla ricerca dell'equilibrio: le due figure sono disposte diagonalmente e divergenti fra loro; la sistemazione piramidale dei due corpi è bilanciata da una speculare forma triangolare costituita dalle ali aperte di Amore. Le braccia di Psiche invece incorniciano il punto focale, aprendosi come un cerchio attorno ai volti. Le ali, penetrano nelle membra di Psiche e la colpiscono al cuore, come a voler rappresentare la freccia di Cupido Analisi dell’opera

7 Antonio Canova: GRUPPI MITOLOGICI Amore e Psiche (anticipa l’azione) (1,55 m x 1,68 m), Louvre L'opera rispetta i canoni dell'estetica di Winckelmann: le due figure sono infatti rappresentate nel momento che precede il bacio, un momento carico di tensione, ma privo dello sconvolgimento emotivo che l'azione stessa provocherebbe nello spettatore. I personaggi, nei corpi adolescenziali, con le loro forme perfette e l’incarnato morbido e levigato, sono idealizzati ed esprimono una sottile sensualità e un raffinato erotismo.

8 Canova rappresenta con grande maestria e grazia l’immagine della razionalità che, infine, si lascia totalmente dominare dall’irrazionalità e dalle emozioni (l’Io che cede all’Es). Antonio Canova: GRUPPI MITOLOGICI Amore e Psiche (anticipa l’azione) (1,55 m x 1,68 m), Louvre Infatti nell’opera vediamo Amore (Irrazionale e imprevedibile) che domina, possedendo ormai totalmente, la cedevole psiche: Amore è sceso dall’alto ed è appena giunto ma è già pronto a spiccare il volo e dissolversi. Mentre Psiche (logica), dopo infiniti dubbi e continue contraddizioni, finisce per soccombere all’emozione.

9 L’opera fu commissionata da Alberto di Sassonia, vedovo di Maria Cristina d’Austria. Canova pensò di realizzare un progetto già pensato per la tomba di Tiziano. Antonio Canova: MONUMENTI FUNEBRI Maria Cristina d’Austria

10 Il lungo carteggio tra il committente e Canova testimonia come lo scultore si sia sottratto gradualmente ai canoni imposti dal duca, L'opera fu inaugurata nel Antonio Canova: MONUMENTI FUNEBRI Maria Cristina d’Austria

11 Antonio Canova: MONUMENTI FUNEBRI Maria Cristina d’Austria Una lenta processione si avvia verso il buio di una porta scavata in una piramide. Tre fanciulle a capo chino, la più giovane delle quali ha quasi oltrepassato la soglia nera, recano un’urna e una ghirlanda di fiori che collega tutte le figure allo stesso destino. Sono seguite da una donna, che sorregge un vecchio cieco, e da un bambino. Alla base della piramide un genio alato (il genio del duca) sembra assopirsi, privo di energia, appoggiato ad un leone (la fortezza). Un medaglione ricorda la defunta, posto sopra l'ingresso della piramide con il ritratto di profilo di Maria Cristina. Il ritratto della principessa è incorniciato da un serpente che si morde la coda (simbolo di eternità), sorretto dalla Felicità alata e da un angelo che porge alla defunta una palma, simbolo della gloria. I simboli araldici delle case di Asburgo e di Sassonia sono nascosti tra il genio alato e il leone. Analisi dell’opera

12 Antonio Canova: MONUMENTI FUNEBRI Maria Cristina d’Austria Gli strascichi degli abiti che ricadono sui gradini, come un tappeto d’acqua che scivola dalla porta della piramide e scende sulle scale, collegano la vita (l'esterno) al mistero della morte (l'interno della piramide) e suggeriscono il lento e faticoso incedere verso l’oscurità. La porta nera rappresenta il mistero della morte, destino ineluttabile cui nessuno può sottrarsi. Tutto allude allo scorrere inesorabile del tempo, i panneggi che coprono i gradini come un velo d’acqua calpestato da tutte le figure, il serpente che si morde la coda, il genio alato le cui energie vitali sembrano affievolirsi lentamente e il leone, la cui forza simboleggia quella della defunta (donna decisa e volitiva) alla quale il duca si appoggiava.

13 Antonio Canova: MONUMENTI FUNEBRI Maria Cristina d’Austria I personaggi hanno tutti la testa chinata in avanti, a simboleggiare che nei confronti della Morte la superbia umana non può nulla. Il marmo scolpito da Canova (lo scultore era profondamente religioso), esprime la rassegnazione con la quale l'umanità accetta impotente il proprio destino e, a differenza dell’ateo Foscolo (corrispondenza di amorosi sensi), il sepolcro rappresenta il passaggio per il regno dei morti: la porta dell’Ade, secondo una tradizione molto antica (etruschi). L’opera elegante, sobria, di grande equilibrio e simmetria, esprime una profonda meditazione sulla vita e sul mistero della morte, anticipando la nuova sensibilità romantica

14 Clemente XIV La discesa dal vertice della piramide segna una linea spezzata che simboleggia la curva della vita che dal braccio del Papa, teso in un gesto imperioso, scende e termina nella soglia: trapasso verso un’altra vita. Canova esprime tristezza, non dolore e spinge alla meditazione. Con la posa del Papa, il Canova abbandona la consuetudine di raffigurare i pontefici nell’atto di benedire: egli preferisce il nobile e grandioso atteggiamento di sovranità, in un gesto che simboleggia protezione e dominio sui popoli. Ai piedi del Pontefice la Mansuetudine (pazienza) e la Temperanza (costanza) rappresentano le virtù evangeliche. Antonio Canova: MONUMENTI FUNEBRI Clemente XIV (1787) Basilica dei SS Apostoli Analisi dell’opera

15 Antonio Canova: RITRATTI Napoleone come Marte pacificatore Come molti altri famosi artisti dell'epoca, anche Canova contribuisce con varie sculture alla campagna propagandistica e celebrativa di Napoleone. Nelle sue statue però non si ha una sintesi tra personaggio reale ed eroe, ma il mito dell'antico prende il sopravvento sull'attenzione al dato reale: Napoleone viene identificato apparentemente nell’antico condottiero romano e l'intento celebrativo vuole diventare apoteosi. Il recupero di modelli della statuaria greco-romana s'impone anche nella produzione dei ritratti dei familiari di Bonaparte

16 Antonio Canova: RITRATTI Napoleone come Marte pacificatore Un esempio è dato dalla statua di Napoleone come Marte pacificatore che raffigura l'imperatore idealizzato come Marte. Canova riprende la consuetudine dell'arte imperiale romana di innestare teste-ritratto su corpi idealizzati secondo tipologie evidenti di eroi e divinità, e attribuisce al suo Napoleone il corpo perfetto di un dio. Ma, al contrario della consuetudine romana, di "rendere illustri" i personaggi rappresentati, lo rappresenta nudo, senza voler riconoscere alla nudità il ruolo che a questa avevano assegnato i greci, esclusivamente la ricerca estetica di perfezione. la statua, terminata nell’agosto 1806, non ottenne i favori dell’imperatore. Egli, che avrebbe ovviamente desiderato essere ritratto vestito, decise di non esporre la statua al pubblico, al centro della piazza alla quale era stata destinata, e la rispedì al mittente.

17 Antonio Canova: RITRATTI Napoleone come Marte pacificatore Napoleone è rappresentato in piedi, nudo, nell’atto di avanzare, e tiene in una mano l’asta, nell’altra il mondo con la vittoria alata. Dalle spalle gli pende il mantello militare, mentre la spada, segno della forza dimostrata nelle sue imprese, è abbandonata presso il tronco, su cui tutto il corpo poggia (come nell’ opera di Prassitele) Al centro del cortile della Pinacoteca di Brera è stata posta una copia in bronzo della statua di Canova. L’originale in marmo si trova a Londra. Al Museo Revoltella a Trieste è visibile il calco di gesso (sempre realizzato da Canova) del bozzetto originale in terracotta, oggi non più reperibile.

18 Antonio Canova: RITRATTI Paolina Borghese L'opera fu commissionata nel 1804 allo scultore veneto dal principe Camillo Borghese per ritrarre la sua giovane moglie, sorella minore dell'imperatore Napoleone Bonaparte. Non senza destare un certo scalpore fra i contemporanei, Canova denudò la principessa dandole le sembianze della dea Venere vittoriosa nel giudizio di Paride, per esaltare il suo rango sociale e dinastico e la sua celebrata bellezza.

19 Antonio Canova: RITRATTI Paolina Borghese Paolina giace seminuda, su una dormeuse in legno dipinto decorata da inserti dorati, e con la mano tiene delicatamente tra le dita sottili la mela, segno di riconoscimento della sua supremazia fra le divinità femminili. Grazia antica e artificio compositivo si accordano con la resa naturalistica, quasi pittorica, dei morbidi incarnati e dei veli leggeri che le coprono i fianchi, dei morbidi cuscini.

20 Antonio Canova: RITRATTI Paolina Borghese Il genere del ritratto divinizzato, di ispirazione antica, era giá stato sperimentato da Canova nel Napoleone come Marte pacificatore. Lo scultore divenne quindi l'interprete per eccellenza della glorificazione dinastica dei napoleonidi.

21 Antonio Canova: RITRATTI Paolina Borghese Dopo essere stata trasportata nel Palazzo Borghese di Campo Marzio, la statua di Paolina giunse nel Casino sul Pincio (oggi Galleria Borghese) nel 1838 e collocata nella sala I, in accordo con i temi narrati dai quadri riportati sul soffitto con le Storie di Venere e di Enea. Il supporto ligneo, drappeggiato come un morbido triclinio antico, ospita all'interno un meccanismo che fa ruotare la scultura come in altre opere di Canova. Si inverte così il ruolo tra opera e fruitore: è la scultura ad essere in movimento, mentre l'osservatore fermo viene impressionato dalle immagini sfuggenti di una scultura da osservare da tutti i lati.


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