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La sociologia è la scienza che si occupa dei gruppi sociali: delle loro forme interne o modi di organizzazione, dei processi che tendono a mantenere o.

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Presentazione sul tema: "La sociologia è la scienza che si occupa dei gruppi sociali: delle loro forme interne o modi di organizzazione, dei processi che tendono a mantenere o."— Transcript della presentazione:

1 La sociologia è la scienza che si occupa dei gruppi sociali: delle loro forme interne o modi di organizzazione, dei processi che tendono a mantenere o mutare queste forme di organizzazione e delle relazioni tra i gruppi. Per fare questo la sociologia dispone di concetti precisi e di termini tecnici accuratamente definiti. questi costituiscono proposizioni sistematiche concernenti l’interazione tra individui e gruppi sociali. Anche altre discipline studiano i gruppi umani, ma ciò non implica conflitto: si tratta di modi diversi di guardare lo stesso fenomeno Cos’è la sociologia?

2 Società Nel linguaggio comune società può indicare: una associazione di individui che hanno uno scopo comune un gruppo sociale che gode di particolare prestigio ( la "buona società", l' "alta società") la compagnia di altre persone per la sociologia società significa: un insieme di rapporti umani o, più specificamente, un SISTEMA DI INTERAZIONI

3 LE INTERAZIONI La definizione migliore è data da Max Weber: “si ha una situazione sociale quando gli esseri umani orientano il proprio comportamento al comportamento degli altri." Come orientiamo il nostro comportamento a quello degli altri? Gli altri hanno delle aspettative di comportamento nei nostri confronti: se questi altri sono per noi importanti - da qualunque punto di vista - faremo in modo di comportarci secondo queste aspettative. Noi stessi abbiamo delle aspettative nei confronti degli altri e ci aspettiamo che gli altri soddisfino queste aspettative.

4 LE ROUTINES Queste aspettative possono essere le più banali: ci aspettiamo che quando andiamo a fare colazione al bar il barista ci dia il cappuccino e la brioche (in Italia) e il barista si aspetta che noi paghiamo la nostra colazione. Se dobbiamo partire per Londra ci aspettiamo che ci sia un volo che ci trasporti, e siamo ragionevolmente tranquilli di arrivare sani e salvi alla fine del viaggio (sappiamo che volare è molto più sicuro che viaggiare con altri mezzi di trasporto) Se abbiamo un appuntamento con una persona con cui vi è un rapporto di reciproca attrazione è molto probabile che dedichiamo un certo tempo e una certa attenzione nel renderci il più attraenti possibili e siamo ragionevolmente sicuri che l'altra persona farà altrettanto. se facciamo lo sforzo di alzarsi la mattina, lavarci, prendere un autobus, un treno, una macchina per venire a lezione ci aspettiamo di trovare un professore che fa questo lavoro e non l'elettricista che sistema le luci dell'aula

5 LA PREVEDIBILITA' DELLA VITA SOCIALE E' in base a queste aspettative che noi viviamo la nostra vita sociale. Le conoscenze in nostro possesso provengono dalla nostra stessa esperienza del mondo. Abbiamo sviluppato abitudini, fin dalla prima infanzia. Su queste facciamo previsioni circa il probabile comportamento altrui o gli altri fanno previsioni circa il probabile nostro comportamento

6 I LIMITI DELLE NOSTRE CONOSCENZE A La nostra conoscenza delle interazioni e del mondo sociale fa capo alla nostra esperienza - diretta o indiretta- di un pezzo di mondo o di spazio sociale in cui ci sentiamo a nostro agio, a casa nostra. B Occupiamo una posizione specifica nello spazio sociale e le nostre previsioni e congetture sono legate e influenzate dalla posizione nella quale ci troviamo. C La nostra esperienza, le fonti del nostro sapere sono coniugate al presente mentre i gruppi umani in cui ci troviamo a vivere hanno una storia D Anche le nostre spiegazioni circa il comportamento altrui risentono: a ) della limitatezza della nostra esperienza; b) del fatto che occupiamo uno specifico spazio sociale

7 Ruolo della sociologia LA SOCIOLOGIA NON E' ALTRO CHE IL TENTATIVO DI SUPERARE LA LIMITATEZZA DELLA NOSTRA CONOSCENZA DEL MONDO SOCIALE, PERCHE': IL SOCIOLOGO CERCA UN PUNTO DI OSSERVAZIONE CHE GLI PERMETTA DI SUPERARE IL MODO DI VEDERE LA REALTA' SOCIALE DALLA PARTICOLARE POSIZIONE CHE EGLI OCCUPA NELLO SPAZIO SOCIALE IL SOCIOLOGO CERCA DI COLLEGARE IL PRESENTE AL PASSATO, TROVANDO NEL PASSATO ELEMENTI CHE SI COLLEGANO AL PRESENTE, CERCANDO NEL PRESENTE ELEMENTI CHE CI COLLEGANO AL PASSATO.

8 Origini della disciplina L’esigenza di una disciplina che studia la società si manifesta intorno alla metà del XIX sec. Questo periodo registra “tre rivoluzioni” che hanno condizionato la società moderna: Rivoluzione scientifica Rivoluzione industriale La rivoluzione francese Fondatori della disciplina: H.Spencer; E. Durkheim; F. Tonnies; M. Weber; K. Marx; G. Simmel; V. Pareto

9 Rivoluzione scientifica A partire dal XVII secolo si assiste:  allo spettacolare sviluppo delle scienze della natura  all’applicazione del metodo sperimentale, fondato sull’osservazione dei “fatti”, ad ambiti di indagine sempre più vasti  a un insieme di scoperte, che gettano nuova luce sui “segreti” della natura. Verso la fine del XVIII secolo incomincia a diffondersi la fiducia nella possibilità di estendere allo studio dell’uomo, della società e della cultura, gli stessi principi del metodo scientifico.

10 Rivoluzione industriale In Inghilterra, verso la fine del XVIII secolo, prende avvio una trasformazione radicale dei processi produttivi che comporta profonde innovazioni a livello sociale, economico e tecnologico e che ridefinisce la società. La sociologia nasce come necessità di comprendere quelle profonde e ambivalenti trasformazioni, che delineavano quella che sarà la società moderna.

11 La rivoluzione francese In Francia, verso la fine del XVIII secolo, si assiste simbolicamente alla fine di un’epoca e di un ordinamento politico fondato sul principio dinastico e il potere assoluto. Lo scettro passa dalle mani del re a quelle del popolo e si affermano i valori di uguaglianza e libertà.

12 Alcuni temi Vi sono alcuni temi “forti” che attraversano la storia della disciplina e restano tuttora al centro della riflessione sociologica. Su tali temi si sono costruite formulazioni diverse, che si sono poi consolidate in veri e propri paradigmi, tra i quali: - paradigma dell’ordine - paradigma del conflitto - paradigma della struttura - paradigma dell’azione

13 Paradigmi scientifici Secondo T. Kuhn il paradigma scientifico è costituito dagli assunti di base di natura teorica e metodologica In sociologia sono stati individuati 4 paradigmi fondamentali:  Il paradigma dell’ordine;  Il paradigma del conflitto;  Il paradigma della struttura;  Il paradigma dell’azione Nelle scienze sociali i paradigmi sono di norma usati in maniera combinata tra loro; ciò è vero soprattutto per la sociologia in cui il dibattito all’interno della disciplina è molto attivo.

14 I paradigmi in sociologia Considereremo in particolare due paradigmi: strutturalista (concezione olistica -Durkheim); dell’azione (individualismo metodologico - Weber);  Entrambi sintetizzano le risposte teoriche e metodologiche date dalla sociologia alle domande sul perché gli individui stanno insieme, ma anche alla spiegazione dei comportamenti individuali  Esiste una contrapposizione tra individuo/struttura I due paradigmi adottano l’uno o l’altro come punto di partenza; in realtà però non esistono forme pure, ma spiegazioni della realtà in cui le due dimensioni sono connesse.

15 Il paradigma della struttura PER SPIEGARE I COMPORTAMENTI UMANI BISOGNA PARTIRE DALLA SOCIETAPER SPIEGARE I COMPORTAMENTI UMANI BISOGNA PARTIRE DALLA SOCIETA‘ Nasciamo in un mondo che esisteva già prima di noi, cresciamo in un ambiente e in una famiglia dai quali assorbiamo credenze, valori, visioni del mondo, modi di pensare e di abitudini, frequentiamo le scuole che sono possibili nella nostra condizione, avremo un lavoro dove ci chiedono specifiche prestazioni lavorative, costruiremo una famiglia secondo le regole che valgono nel pezzo di mondo da noi abitato, svilupperemo preferenze, stili di vita, idee politiche e religiose che sono molto influenzate da queste esperienze di vita. L'intera nostra esistenza seguirà delle linee prevedibili non potendo che seguire strade già tracciate. QUESTE STRADE CHE SIAMO PIU’ O MENO OBBLIGATI A SEGUIRE E' QUEL CHE IN SOCIOLOGIA SI CHIAMA STRUTTURA SOCIALE.QUESTE STRADE CHE SIAMO PIU’ O MENO OBBLIGATI A SEGUIRE E' QUEL CHE IN SOCIOLOGIA SI CHIAMA STRUTTURA SOCIALE. Non si tratta però di determinismo socialeNon si tratta però di determinismo sociale

16 Il suicidio di E. Durkheim (1897) Esempio di schema di ricerca condotto con paradigma causale Osservazione empirica iniziale: le società europee presentano tassi di suicidio relativamente stabili nel tempo e differenti fra loro (si osservano delle regolarità di comportamento degli esseri umani) Il suicidio può essere considerato un comportamento fra i più individuali motivato da ragioni strettamente biografiche.

17 Quesiti iniziali Per quale motivo, dunque, società diverse "producono" TASSI annuali relativamente stabili di suicidi? Perché in certi paesi ci si suicida di più e in altri meno? Se il suicidio fosse un comportamento dettato solo da motivazioni individuali, queste si distribuirebbero casualmente in ogni popolazione. CORRENTI SUICIDOGENE Per D. il fatto che in una società vi siano "correnti suicidiogene" specifiche deve necessariamente rimandare a qualche caratteristica sociale, sovra-individuale. Il suicidio di una persona può essere spiegato da motivazioni individuali, un tasso di suicidi non può essere spiegato da una somma di motivazioni individuali, le più eterogenee fra loro. E’necessario trovare una "causa" che spieghi i tassi di suicidio, le loro differenze nello spazio e nel tempo.

18 Ipotesi ALLA BASE DEI DIVERSI TASSI DI SUICIDIO DI SOCIETA' DIFFERENTI VI E' UNA QUANTITA' MAGGIORE O MINORE DI SOLIDARIETA' SOCIALE O INTEGRAZIONE SOCIALE: Più solidarietà meno suicidi, meno solidarietà più suicidi. DIMOSTRAZIONE DELL'IPOTESI: Tre proposizioni: a) I tassi di suicidio variano inversamente al grado di integrazione nella comunità religiosa. b) I tassi di suicidio variano inversamente al grado di integrazione nella comunità domestica. c) I tassi di suicidio variano inversamente al gradi di integrazione nella comunità politica

19 LE COMUNITA' RELIGIOSE Le comunità religiose presentano gradi diversi di integrazione sociale. I cattolici, sono molto più integrati - e controllati - nella comunità religiosa di quanto non lo siano i protestanti. Questi ultimi, forti della loro possibilità di interpretare i Libri sacri senza l'intermediazione del clero, sono più indipendenti dei cattolici dalle regole comunitarie Risulta sistematicamente che nelle regioni a maggioranza cattolica i tassi di suicidio sono molto più bassi di quelli delle regioni a maggioranza protestante.

20 LA COMUNITA' FAMILIARE La comunità familiare presenta gradi di integrazione molto alti. Le persone sviluppano obblighi verso i propri familiari e sono da questi controllati in varie espressioni del loro comportamento Risulta che le persone che hanno numerosi figli si suicidano meno di coloro che ne hanno pochi. Risulta che le persone sposate con figli hanno tassi di suicidio minori di coloro che non hanno figli. Risulta che le persone sposate hanno tassi di suicidio minori dei celibi, dei divorziati e dei vedovi.

21 LA COMUNITA' POLITICA La comunità politica presenta gradi di integrazione diversi a seconda del momento storico e delle vita delle istituzioni. Il massimo di integrazione politica si ha in caso di crisi che coinvolgono emotivamente i componenti delle comunità politica. Nei periodi politici "freddi" il grado di integrazione politica è più basso. Risulta sistematicamente che durante le crisi i tassi di suicidio delle nazioni interessate sono più bassi che nei periodi di pace.

22 IL PARADIGMA DELL'AZIONE (individualismo metodologico) PER SPIEGARE I FENOMENI SOCIALI, DI QUALSIASI NATURA ESSI SIANO, E' SEMPRE NECESSARIO RICONDURLI AD ATTEGGIAMENTI, CREDENZE, COMPORTAMENTI INDIVIDUALI. I soggetti di una società agiscono rispondendo a proprie ragioni che ritengono ben fondate: si trovano in una certa situazione, ne hanno un grado di conoscenza, hanno bisogni, convinzioni che dettano la loro azione. Per capire le interazioni umane è necessario arrivare a comprendere questo insieme di elementi che motivano l'azione, cercando di mettersi nei panni degli attori.

23 I PRINCIPI DEL PARADIGMA DELL'AZIONE I FENOMENI MACROSCOPICI DEVONO ESSERE RICONDOTTI ALLE LORO CAUSE MICROSCOPICHE (LE AZIONI INDIVIDUALI) PER SPIEGARE LE AZIONI INDIVIDUALI E' NECESSARIO TENERE CONTO DEI MOTIVI DEGLI ATTORI. MOTIVI RAZIONALI O MENO Secondo il paradigma dell'azione l'attore si muove sempre in situazioni che comportano vincoli e condizionamenti. Pur all'interno di vincoli l'attore persegue mete, elabora strategie, può ottenere o non ottenere risultati, ma la sua azione ha un senso.

24 TEORIE CHE SEGUONO IL PARADIGMA DELL'AZIONE TEOREMA DI THOMAS: se gli esseri umani definiscono certe situazioni come reali esse sono reali nelle loro conseguenze. La PROFEZIA CHE SI AUTOADEMPIE DI R. Merton: una definizione falsa di una situazione da origine a comportamenti che la rendono vera. WEBER: l'etica protestante e lo spirito del capitalismo

25 Weber: oggettività e individualità W. Trasferisce in ambito sociologico, il principio introdotto da Dilthey della comprensione alla base del processo scientifico Lo scienziato deve studiare i fatti sociali dei quali è parte mantenendo l’”avalutatività” senza cadere nell’individualismo soggettivista Non sono ammissibili presupposti di valore alla ricerca scientifica, ma gli orientamenti del ricercatore possono condizionare la sua sensibilità rispetto ai temi di ricerca Le formulazioni scientifiche cui si perviene, anche partendo da un presupposto individuale, devono mantener un carattere di generalità

26 Comprensione La comprensione nelle scienze sociali si traduce nel fornire interpretazioni razionali dell’azione individuale La comprensione weberiana presuppone che il ricercatore possa mettersi al posto dell’attore sociale Ma come si concilia la individualità del metodo con la generalità dei risultati che si ottengono? la soluzione proposta da Weber è rappresentata dal tipo ideale.

27 Tipo ideale DEF: Il tipo ideale è un’astrazione che nasce dalla rilevazione empirica di uniformità I tipi ideali non vanno confusi con la realtà, ma indirizzano la conoscenza Sono modelli teorici che aiutano il ricercatore a comprendere la realtà ossia a spiegarla È una costruzione razionale, priva di ambiguità Non si tratta di leggi così come intese nelle scienze naturali, ma piuttosto di connessioni causali concrete, ossia di enunciati di possibilità


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