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Oralità e scrittura MBh 13.24.60: vedavikrayi ṇ aś caiva vedānā ṃ caiva dū ṣ akā ḥ / vedānā ṃ lekhakāś caiva te vai nirayagāmina ḥ // Sia i commercianti.

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3 Oralità e scrittura MBh : vedavikrayi ṇ aś caiva vedānā ṃ caiva dū ṣ akā ḥ / vedānā ṃ lekhakāś caiva te vai nirayagāmina ḥ // Sia i commercianti di veda, sia i detrattori dei veda, sia gli scriba di veda, invero quelli sono quanti vanno all’inferno. Gop.Br c: vedā vāci prati ṣṭ hitā ḥ / i veda sono fondati sulla parola Gop.Br : sarve vedā mukhato g ṛ hītā ḥ / i veda tutti interi sono appresi dalla bocca

4 X-XI sec. al-Bīrūnī nel suo Kitāb al-Hind : I brāhmani non consentono che i veda siano affidati alla scrittura, perché il testo vedico deve essere recitato secondo determinate modulazioni. Śruti ≠ sm ṛ ti: pūrvamīmā ṃ sā. (mīmā ṃ sāsūtra di Jaimini III-II a.C.- commentario di Śābara V-VI sec.) Śruti: la prima comporta la mera oralità, fondata sulla sola trasmissione sonora di qualcosa il cui principio non è umano (apauru ṣ eya), e quindi si colloca al di fuori di spazio e tempo umani (alaukika), come tale eterno; i veda diventano i testi eterni per eccellenza, senza autore,conoscibili solo per rivelazione auditiva. Così il veda è sancito come verità rivelata, e quindi principio assoluto di auctoritas e fonte di legittimazione per ogni qualsivoglia potere. Lo specialista dei testi vedici è uno śrotriya, colui che è versato nella śruti. Śabda-suono-parola Sm ṛ ti: “memoria”, comporta la conservazione di quella esperienza auditiva primaria, quindi rimanda a un repertorio sapienziale umano (esegesi, trattatistica, narrativa mitica e epica), che può avere come supporto anche il libro, anche se rimane sottesa l’auralità. Si distingue così un sapere primario/diretto e uno secondario/indiretto: Per garantire la sopravvivenza culturale e quindi anche l’egemonia politico- culturale occorre fare di ogni sm ṛ ti una śruti!

5 Kālidāsa (IV-V sec.) Raghuva ṃ śa (La stirpe di Raghu) 3.28cd liper yathāvadgraha ṇ ena vā ṅ maya ṃ nadīmukheneva samudram āviśat / Entrò in ciò che consiste di parole grazie all’apprendimento della scrittura in maniera corretta, come (si entra) nell’oceano attraverso l’imboccatura di un fiume. pustakasthā tu yā vidyā parahastagata ṃ dhanam / La conoscenza che sta nei libri (è) un bene andato nelle altrui mani.

6 Lipikara (Pā ṇ ) o lekhika < likh “incidere”, “scalfire, tracciare” Lipi/libi < antico persiano dipi < origine sumerica pustaka- < middle iranian languages persiano pōst “pelle”, sogdiano pwstk “libro” grantha- “nodo, intreccio”, di parole e quindi anche con riferimento al supporto/contenitore di tali intrecci di parole. (Pā ṇ et alia: grantha)

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12 XI sec. Devīmahātmya, dal Nepal o dal Bihar, foglie di palma

13 Manoscritto su corteccia, dall’area del Gandhara, regione dell’attuale Afghanistan, V sec.,

14 Rigveda (padapatha) manuscript in Devanagari, early 19th century. After a scribal benediction ("śrīga ṇ éśāyanama ḥ ;; Aum(3) ;;"), the first line has the opening words of RV (agni ṃ ; i ḷ e ; pura ḥ -hita ṃ ; yajñasya ; deva ṃ ; ṛ tvija ṃ ).padapathaDevanagari

15 Il bardo Sauta (figlio di Sūta-auriga) Ugraśravas recita il Mahābhārata ai saggi (asceti, veggenti, brahmani) riunitisi nella selva Naimi ṣ a per un sattra rito che dura 12 anni; a sua volta ha ascoltato la storia recitata dal saggio Vaiśa ṃ pāyana, discepolo di Dvaipāyana Vyāsa, durante il rito sacrificale patrocinato dal re Janamejaya, ultimo discendente della stirpe dei Bhārata da parte di Arjuna, sacrificio a cui partecipa anche lo stesso Vyāsa, che richiesto di raccontare la storia dei Bhārata ne dà incarico al discepolo Vaiśa ṃ pāyana, il quale a sua volta l’aveva già appresa da altre recitazioni; Vyāsa è discendente di Bharata e anche il trisnonno di Jayamejaya, ovvero padre di Pā ṇḍ u, e di Dh ṛ tarā ṣṭ ra, il quale a sua volta è padre dei cento Kaurava. Dunque il compilatore è Vyāsa (I. 1. 9: proktā ḥ supu ṇ yā vividhā ḥ kathā ḥ ), ma il narratore1 è Vaiśa ṃ pāyana (kathitāś cāpi) e il narratore2 è Ugraśravas. Vyāsa fu il primo a narrarla su indicazione di Brahmā a Ga ṇ eśa, che è lo scriba-ekadanta.

16 Mbh I dvaipāyanena yat prokta ṃ purā ṇ a ṃ paramar ṣ i ṇ ā / surair brahmar ṣ ibhiś caiva śrutvā yad abhipūjitam // 15 // Ciò che di antico è stato esposto dal supremo veggente Dvaipāyana, ciò che è stato oggetto di omaggio da parte dei signori, dei veggenti e di Brahmā, una volta che sia stato ascoltato, tasyākhyānavari ṣṭ hasya vicitrapadaparva ṇ a ḥ / […] di questo straordinario narrare, diversificato in versi e sezioni, […] bhāratasyetihāsasya pu ṇ yā ṃ granthārthasa ṃ yutām / sa ṃ skāropagatā ṃ brāhmī ṃ nānāśāstropab ṛṃ hitām // 17 // […] sa ṃ hitā ṃ śrotum icchāmo dharmyā ṃ pāpabhayāpahām // 19 // della storia dei Bhārata, noi desideriamo ascoltare la composizione, che è dharmica e allontana la paura del male, dotata del significato dei libri, propizia, munita di perfezione, sacra e arricchita da vari śāstra.

17 Tradizione buddhista: Lalitavistara (III sec.?) si riporta una lista 64 scritture-lipi apprese dal futuro Buddha fin da piccolo: la prima nell’elenco è la brāhmī, la seconda è la kharo ṣṭ hī; non è chiaro quanto sia attendibile tale attestazione e per la questione della datazione e per l’iperbolicità dell’elenco; anche in testi di tradizione Jaina, scritti in pracrito, probabilmente più antichi del Lalitavistara, si ritrovano liste di tal genere, seppure più ridotte – e quindi anche più credibili.

18 Nella civiltà indiana vi sono due fasi storiche caratterizzate da una forma di scrittura: quella della cosiddetta civiltà vallinda ( a.C.): esempio di civiltà urbana di carattere fluviale, nota anche come civiltà di Mohenjo-Daro e Harappā, dai due principali siti archeologici, sorse lungo i corsi dei fiume del bacino dell’Indo (mattoni crudi e cotti, canalizzazione idrica e edifici annessi, sigilli di steatite, contatti con la Mesopotamia), oggetto di scavi archeologici negli anni ’20 del Novecento grazie a Sir John Marshall. SIGILLI

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21 Iscrizioni di Aśoka III sec. a.C.

22 Kandahar: greco-aramaico

23 E’ possibile che la scrittura fosse nota prima di Aśoka, ma usata per scopi meramente pratici, su materiale deperibile (cotone/tela, foglie di palma, cortecce), quindi facilmente le eventuali attestazioni sono andate perdute. La grande innovazione si deve ad Aśoka: iscrizioni su pietra, roccia, editti rupestri e colonne che si sono conservate fino ai nostri giorni. Si tratta di iscrizioni per lo più in scrittura brāhmī, per quando standardizzata visto l’uso ufficiale – una sorta di pan-indian national script – (da sinistra a destra) e alcune in kharo ṣṭ hī, nell’area del N-O (da destra a sinistra). Caratteri adattati da scritture semitiche.

24 Brāhmī: secondo Falk è una creazione intenzionale dell’epoca di Aśoka, rispondente a una strategia politica e a una politica intellettuale, avendo come modello la sovranità achemenide, (cuneiformi degli editti rupestri, ma anche lingua aramaica, ufficiale dell’impero e della cancelleria imperiale). Il modello della scrittura brāhmī sarebbe la scrittura kharo ṣṭ hī, con interferenze secondarie della grafia greca. Ma è anche vero che entrambe possono derivare dalla scrittura aramaica. James Prinsep nel corso della prima metà del 1800 decifrò entrambe: Kandahar: greco- aramaico; iscrizione di Samudragupta ad Allahbad con iscrizione anche Maurya in una forma di brāhmī più antica.

25 Prima di Aśoka? Attestazioni da fonti greche: Indike di Arriano (II sec. d.C.) e l’opera di Strabone Geographia (I a.C.-I d.C.): Nearco visitò l’area del N-O intorno al 325 a.C. e menziona delle lettere in tessuto di cotone: quale scrittura? kharo ṣṭ hī o aramaico? Megastene della cui Indika rimangono solo frammenti, ambasciatore dei Seleucidi (Seleuco Nicatore) presso Sandrokottos-Candragupta Maurya (Kau ṭ ilya - Bindusara e poi Aśoka), fu nell’area del N-E intorno al 300 a.C.: afferma che non conoscono “grammata”-caratteri (?!) Pā ṇ ini – : lipi; et alia grantha: ma indica già un libro? Scrittura aramaica, nota nel N- O per influenza achemenide (Gandhara)

26 Ancora in epoca Gupta (IV-VI d.C.) si usa una forma di scrittura brāhmī; scritture regionali, in particolare nel sud dell’India, grantha, tamil, kannada. Devanāgarī solo a partire dal X sec. nel nord dell’India.

27 Lingue forme di pracriti o dialetti medio-indiani: iscrizioni centro-occidentali e zona Bombay più affine al cosiddetto pāli, ossia la lingua letteraria del canone buddhista di Ceylon, e alcune usano una forma di antico śaurasenī- pracrito teatrale; si viene a costituire una sorta di pracrito epigrafico standard, una lingua franca dell’area centro occidentale. iscrizioni nord-orientali (Pataliputra-Bihar) sono in un pracrito affine all ‘ardha-māgadhī”, la lingua letteraria dei testi jaina; infine nel N-O, si usa anche la scrittura kharo ṣṭ hī e la lingua è una forma di gāndhārī

28 A partire da I a. C. con la dinastia Śu ṅ ga (iscrizione di Besnagar) inizia ad usarsi una sorta di sanscrito ibrido, un misto di sanscrito e di pracrito, che si avvia a normalizzarsi sempre più come sanscrito; il processo infatti continua con i Ku ṣ ā ṇ a (iscrizioni in sanscrito a Mathurā- I d. C.). E con la dinastia Gupta (IV d. C.- iscrizione di Samudragupta) il processo è definitivamente concluso. Il sanscrito è la lingua della cancelleria e del regno. Influenza letteraria: iscrizioni che celebrano i sovrani sottofoma di una lode altamente letteraria e versificata: una sorta di kāvya epigrafico. Praśasti < śa ṃ s A partire dal IV sec. Il sanscrito è usato anche nelle iscrizioni dei regni del sud, anche se la scrittura ovviamente non è una forma di brāhmī

29 Finalità non liturgico-rituali > processo di secolarizzazione: funzione etico-politica ed estetico-cortese Sanscrito: lingua sovra-regionale, che conferisce autorità a quanti la usano, in quanto rivendica l’eredità del primato vedico.

30 Ṛ gveda YajurvedaSāmavedaAtharvaveda sa ṃ hitā Śākala Bā ṣ kala k ṛṣṇ a śukla Kauthuma Jaiminīya Rānāyanīya Śaunaka o Śaunakīya Paippalāda Kā ṭ haka Kapi ṣṭ hala Maitrāyani Taittirīya Vājasaneyi: rec. Kā ṇ va Mādhya ṃ dina brāhma ṇ a Aitareya Kau ṣ ītaki Śā ṅ khāyana Kā ṭ haka Kapi ṣṭ hala TaittirīyaŚatapatha: rec. Kā ṇ va Mādhya ṃ dina Pañcavi ṃ śa Ṣ a ḍ vi ṃ śa Jaiminīya Śā ṭ yāyana Gopatha āra ṇ yaka Aitareya Kau ṣ ītaki Śā ṅ khāyana Kā ṭ haka TaittirīyaŚatapatha o B ṛ hadāra ṇ yaka Jaiminīya up.- br. Chandogya- up. upani ṣ ad Aitareya Kau ṣ ītaki Kā ṭ haka Maitri Taittirīya Śvetāśvatara Mahānarāyana B ṛ hadāra ṇ yaka Iśā Kena Mu ṇḍ aka Mā ṇḍ ūkya Praśna Corpus vedico

31 Il corpus testuale vedico < veda-sapienza. 4 corpora testuali: Ṛ gveda, Yajurveda Sāmaveda, Atharvaveda < testi tardo vedici (VI-V a.C.) + itihāsapurā ṇ a, gāthā, nāraśa ṃ si; trayī vidyā: “triplice scienza” (VIII a.C.?) Redazione < trasmissione e rielaborazione mnemonica di patrimonio testuale orale, ad opera di famiglie deputate a tale compito –casta sacerdotale – che costituiscono una cosiddetta “scuola” śākhā- “ramo” = recensione. Autori?: ṛṣ i-veggenti-poeti-maestri 4 tipologie testuali (?): - ṛ c-: arc – “cantare” : arka-componimento di ṛ c-raggio-sole. Parola ritmicamente/metricamente formulata -> strofe : parola “sacra” - capace di comunicare con il divino: invoca, blandisce, illumina, nutre, celebra, compiace…; compongono i sūkta-ben detti ->tecnica compositiva “corretta”-efficace - sāman : sā (?)-“legare” / as (?): “melodia” che modula la ṛ c come una sorta di base musicale: strofe cantata-intonata, “salmodiata” - yajus – yaj- “formula sacrificale”- scandisce l’atto/gesto sacrificale rendendolo efficace. Prosa ritmica-formula ritmica

32 Atharvan: nome di famiglia sacerdotale o di categoria sacerdotale : rituale magico – “domestico”; parola scandita metricamente come forma di anu ṣṭ ubh- 4x8 -> Brahmaveda: bráhman / brahmán: “suprema formulazione della parola rituale”- implica tutte le categorie testuali b ṛ h - “essere forte-dotare di forza-accrescere” = nutrimento fortificante offerto alla divinità -> parola che potenzia e rafforza l’atto sacrificale: offerta, atto e parola si fondono secondo connessioni enigmatiche, compresibili solo a chi ne detiene il controllo: brahmán.

33 Parola poetica : Parola rituale Parola poetica: 1) sacra e profana Specialista:2) evocativa-connotativa-“simbolica” poeta-kavi3) celebrativa: descrittiva e narrativa 4) “piacevole” 5) didattica e sapienziale Parola rituale: 1) sacra Specialista:2) magico-performativa- “allegorica” sacerdote: 3) descrittiva e prescrittiva ṛ tv-ij4) didattica-sapienziale

34 Cronologia : assoluta / relativa Cronologia assoluta: a. C. -Trattato dei Mitanni a.C. Tavolette < Cappadocia, iscrizione in akkadico trattato tra un sovrano Hittita (Suppiluliuma) e i Mitanni (Mattiwaza –N Mesopotamia): lista di divinità mitra; uruwana; indar; nasattiyana -Migrazioni: più ondate e in più gruppi tribali: Afghanisthan E, bacino alto Indo, Panjab -Attestazioni archeologiche età del ferro – a.C. – Panjab orientale-alto corso del Gange: Kuruk ṣ etra, terra dei Kuru e dei Pañcala: organizzazione politica tribale ->statale (regalità): recensione funzionale all’attività rituale: tassonomia e ortoprassi -Buddhismo – VI-IV sec. a. C. -Grammatico Patañjali III-II a.C.

35 Cronologia relativa Witzel: mappa delle scuole vediche: scuole yajurvediche eminenti, soprattutto in relazione a un processo di “vedizzazione” delle aree N-E-bacino gangetico -Categoria testuale yajus + tipologia testuale brāhma ṇ a: sviluppo della ritualistica: attività redazione e di recensione ≈ attività liturgica Yajurveda: numerose varianti testuali ≈ specializzazione rituale: Specialisti del rituale: hot ṛ / adhvaryu < adhvan / udgāt ṛ / brahmán-brāhma ṇ a Coincide con una forma di organizzazione proto-statale, pre- maurya: da clan e strutture tribali a sovranità e relazioni di potere centralizzate nella figura egemone individuale o di un’unica famiglia, con stanzialità e fondazioni di centri urbani: Sinergia tra : 1) prestigio “politico”-legittimazione di sovranità; 2) prestigio culturale-egemonia ritualistico-sacerdotale

36 gerarchia testuale: categorie e tipologie testuali Specializzazione: ritualistica ≠ poetica Mantra: strumento della significazione poetica: l’ “atto evocativo” (mati) o “intuizione” (dhī) degli ṛṣ i assume forma nel signum linguistico: vāc “formata” e modellata” Ṛ V ā suta ṣṭ a ṃ mantra ṃ vocema man- “evocare-esortare” Śat.Br : brahma vai mantro : mantra è la manifestazione della suprema ed efficace formulazione rituale Mantra: parola in funzione poetico-rituale: yajus e ṛ c usate nel rituale

37 Due questioni vengono a intrecciarsi: 1) Veda: corpus-corpora vedici (redazioni < categorie testuali [ ṛ c-yajus-sāman- brahman] e tipologie testuali [sa ṃ hitā- brāhma ṇ a-āranyaka-upani ṣ ad] / recensioni ≈ scuole) – Filologia e archetipo?! 2) Oralità e scrittura: modi e finalità relative alla ricezione, trasmissione e conservazione della cultura vedica

38 -III-II a.C.: si avvia a conclusione il processo di rifondazione del primato brahmanico-sacrdotale o “ricollocazione” socio-culturale dei “Veda”, che sfocia nella definizione del sistema dharma: ortoprassi > ortodossia -“Veda”: 1) repertorio testuale incentrato sul ritualismo (karman: azione magico-performativa, parola rituale, specialista-sacerdote); 2) repertorio testuale incentrato su una parola-vāc in tutte le sue declinazioni ( ṛ c-yajus-sāman-brahman), ma soprattutto in quanto potente, evocativa, poetica (simbolico-connotativa: “dice quello che non c’è”- specialista: poeta-kavi): ridefinizione dei modi e delle finalità di ricezione-trasmissione- conservazione di tale repertorio testuale.

39 Recitazione-pā ṭ ha pa ṭ h- attestata nella letteratura esegetica- vedā ṅ ga: “recitare” < enumerare-citare; “recitazione” scolastica sia in quanto il maestro “recita” per insegnare, sia in quanto l’allievo “recita” per imparare. Movimenti corporei ritmici (testa-mano dx) e tono accentuativo: memorizzazione parola per parola = accurata riproduzione fonetica-ritmica-metrica Guru: funzione fondamentale e carismatica che accompagna o sostituisce il testo scritto (?) Corpo fatto di suoni-parole! śrotriya

40 sa ṃ hitā-pā ṭ ha: sandhi – abcd… pada-pā ṭ ha: parola per parola (pada): a / b / c / d /… krama-pā ṭ ha: recitazione progressiva a passi (krama): ab / bc / cd /… ja ṭ ā-pā ṭ ha: recitazione incatenate o a treccia (ja ṭ ā): ab / ba / ab // bc / cb / bc // cd / dc / cd // … ghana-pā ṭ ha: recitazione a blocchi compatti (ghana): ab / ba // abc / cba / abc // bc / cb / bcd / dcb / bcd //… Scientifica scomposizione degli elementi costitutivi dell’enunciato testuale: il testo vedico si riduce a un puro significante (meaningless???) Relazione tra sa ṃ hitā e pada ? sa ṃ hitā non indica una “collezione”, ma una “connessione-composizione” Fissazione e cristallizzazione dei testi: non più varianti liturgiche > non più “produttività” testuale, ma “canone” Complementarietà performance poetico-ritule e scolasticizzazione del repertorio testuale  specializzazione e scissione  vāc poetica senza contesto performativo rituale  contesto performativo “altro”

41 Oralità-auralità: memorizzazione -Memorizzazione funzione conservativa: scolastica - Parola per parola senza margini di “improvvisazione”: canone -Memorizzazione funzione performativa: applicazione del repertorio formulare in performance poetica – “improvvisazione” -Il repertorio sacrale si cristallizza in mnemotecnica “verbatim”; il repertorio profano mantiene la componente performativa -Repertorio vedico: canone; viene meno la professionalità performativa del kavi nel contesto sacro.

42 -Repertorio pāli: canone buddhista-tipi ṭ aka= tre canestri (vinaya- sutta-dhamma); i discorsi-parole del Buddha-buddhavacana (sutta-pi ṭ aka) sono conservati in forma orale fino al I sec. a. C. – prosa ritmica – ripetizione di sezioni identiche – verbatim; -Lingua: ? Ardhamāgadhī = pracrito medio-indiano nord-orientale ? Pāli: il termine non indica il nome di una lingua, ma la raccolta dei testi divenuta canone; in ogni caso la lingua del canone è “dialetto medio-indiano letterario”: pan-lingua risultante dalle esigenze della divulgazione orale e dalla redazione canonica (IV- III sec. a.C.-I a.C.), presenta affinità lessicali e morfologiche con il pracrito occidentale attestato nelle iscrizioni Maurya, ecc. (processo di sanscritizzazione con il I sec. BHS) Sezioni in versi: Jātaka; Dhammapada; Suttanipāta; Udāna, Thera/Therī-gāthā (Khuddaka-nikāya): funzione didascalica (gnomica-aforismi); teoria ākhyāna (khyā – Oldenberg-Alsdorf) e repertorio bardico-epica e fiabesco; lirica “amorosa”: repertorio originario da un contesto non sacrale; professionalità poetico- performativo: kavi AN II 230: suta-kavi; pa ṭ ibhāna-kavi; attha-kavi; cintā-kavi Campu = prosimetro - Jātakamālā - II o IV d. C.

43 Channā me ku ṭ ikā sukhā nivātā vassa deva yathāsukha ṃ / Citta ṃ me susamāhita ṃ vimutta ṃ ātāpī viharāmi vassa devā'ti // 1 // Karerimālāvitatā bhūmibhāgā manoramā, Kuñjarābhirudā rammā te selā ramayanti ma ṃ Nīlabbhava ṇṇ ā rucirā vārisītā suvindharā, Indagopakasañchannā te selā ramayanti ma ṃ Nīlabbhakū ṭ asadisā kū ṭ āgāravarūpamā, Vāra ṇ ābhirudā rammā te selā ramayanti ma ṃ Abhivu ṭṭ hā rammatalā nagā isihi sevitā, Abbhunnaditā sikhīhi te selā ramayanti ma ṃ Ala ṃ jhāyitukāmassa pahitattassa me sato, Ala ṃ me atthakāmassa pahitattassa bhikkhuno.

44 524. Yadā nisīthe rahikamhi kānane Deve ga ḷ antamhi nadanti dā ṭ hino, Bhikkhū ca pabbhāragato'va jhāyati Tato rati ṃ paramatara ṃ na vindati. Quando di notte in solitudine nella boscaglia, gli animali selvaggi [zannuti] emettono versi, mentre il dio piove, e il monaco andato nella caverna medita, non trova un piacere superiore a questo Yadā sukhī malakhilasokanāsano Niragga ḷ o nibbanathe visallo, Sabbāsave byantikato'va jhāyati Tato rati ṃ paramatara ṃ na vindatī'ti. Quando felice, distruggendo impurità, ostruzione, dolore, via da ostacoli, via da desideri, separato distintamente dalla sofferenza, avendo posto fine a tutti gli influssi intossicanti, egli medita, non trova un piacere superiore a questo Sabbasa ṃ yojanātīta ṃ vanā nibbanam āgata ṃ, Kāmehi nekkhammarata ṃ mutta ṃ selā'va kañcana ṃ. Al di là di tutti i legami, venuto dalla foresta alla condizione fuori dai desideri, compiacendomi della rinuncia dei piaceri sensuali, liberato come oro dalla roccia.

45 Parola poetica evocativa sacrale:- celebrativa - magico-rituale evocativa profana:- celebrativa -> epica - lirica -> lirica amorosa - narrativa -> fiaba e narrativa fantastica Processo di estetizzazione: oggettivazione della funzione artistica: piacere; distacco e contemplazione della funzione poetico-letteraria: connotazione in sé. -> conenzionalità I sec. d. C. Nā ṭ yaśāstra: bhāva – stati emozionali -> rasa – succo rati -> ś ṛṅ gāra hāsa -> hāsya śoka -> karu ṇ a krodha -> raudra utsāha -> vīra bhaya -> bhayānaka jugupsā -> bībhatsa vismaya -> adbhuta

46 descrittiva-denotativa: natura prescrittiva: dharmizzazione -> parola scientifica, didascalica -> gnomico- sapienziale.

47 - Repertorio itihāsa (IV a.C. – IV d. C.) Il bardo Sauta (figlio di Sūta-auriga) Ugraśravas recita il Mahābhārata ai saggi (asceti, veggenti, brahmani) riunitisi nella selva Naimi ṣ a per un sattra rito che dura 12 anni; a sua volta ha ascoltato la storia recitata dal saggio Vaiśa ṃ pāyana, discepolo di Dvaipāyana Vyāsa, durante il rito sacrificale patrocinato dal re Janamejaya, ultimo discendente della stirpe dei Bhārata da parte di Arjuna, sacrificio a cui partecipa anche lo stesso Vyāsa, che richiesto di raccontare la storia dei Bhārata ne dà incarico al discepolo Vaiśa ṃ pāyana, il quale a sua volta l’aveva già appresa da altre recitazioni; Vyāsa è discendente di Bharata e anche il trisnonno di Jayamejaya, in quanto padre di Pā ṇḍ u, e di Dh ṛ tarā ṣṭ ra, il quale a sua volta è padre dei cento Kaurava. Dunque il compilatore è Vyāsa (I. 1. 9: proktā ḥ supu ṇ yā vividhā ḥ kathā ḥ ), ma il narratore1 è Vaiśa ṃ pāyana (kathitāś cāpi) e il narratore2 è Ugraśravas. Vyāsa fu il primo a narrarla su indicazione di Brahmā a Ga ṇ eśa, che è lo scriba-ekadanta.

48 Mbh I dvaipāyanena yat prokta ṃ purā ṇ a ṃ paramar ṣ i ṇ ā / surair brahmar ṣ ibhiś caiva śrutvā yad abhipūjitam // 15 // Ciò che di antico è stato esposto dal supremo veggente Dvaipāyana, ciò che è stato oggetto di omaggio da parte dei signori, dei veggenti e di Brahmā, una volta che sia stato ascoltato, tasyākhyānavari ṣṭ hasya vicitrapadaparva ṇ a ḥ / […] di quel straordinario narrare, diversificato in versi e sezioni, […] bhāratasyetihāsasya pu ṇ yā ṃ granthārthasa ṃ yutām / sa ṃ skāropagatā ṃ brāhmī ṃ nānāśāstropab ṛṃ hitām // 17 // […] sa ṃ hitā ṃ śrotum icchāmo dharmyā ṃ pāpabhayāpahām // 19 // della storia dei Bhārata, noi desideriamo ascoltare la composizione, che è dharmica e allontana la paura del male, dotata del significato dei libri, propizia, munita di perfezione, sacra e arricchita da vari śāstra.

49 Rāmāya ṇ a: Vālmīki ādi-kavi - inventore dello śloka (IV-III a.C. – I-II d. C.) Dasarathajātaka Rāmopākhyāna (Mbh III) Vālmīki – āśrama – asceta: tapasvin I 2.9: Nelle sue vicinanze quel beato vide la coppia inseparabile di uccelli krauñca, dalla dolce voce, che si aggiravano lì intorno tasyābhyāśe tu mithuna ṃ carantam anapāyinam dadarśa bhagavā ṃ s tatra krauñcayoś cāruni ḥ svanam I.2. 13: Nell’intensità di questa compassione (karu ṇ a) lo dvija pensò: “Questo è sbagliato (a-dharma)”… “stato confusionale derivato dalla passione” (14: riferito al cacciatore: kāmamohita) / “contorto nel dolore” (17: riferito a Vālmīki śokārta ) – 21 “praticò dhyāna”: dhyānam āsthita ḥ I.2.34: Brahmā gli appare e lo esorta così: Fai il racconto sacro di “Rāma”, legato con gli śloka, piacevole per la mente : kuru rāmakathā ṃ pu ṇ yā ṃ ślokabaddhā ṃ manoramām I.2.40: sorta questa idea in quel Vālmīki pienamente sviluppato in sé: che io possa fare un kāvya intero rāmāya ṇ a con (versi) di tal fatta tasya buddhir iya ṃ jātā vālmīker bhāvitātmana ḥ k ṛ tsna ṃ rāmāya ṇ a ṃ kāvyam īd ṛ śai ḥ karavā ṇ y aham

50 Aśvagho ṣ a I-II sec. d.C. kavi-bhik ṣ u Uttar-Pradesh-Ayodhya (?) Kani ṣ ka dei Ku ṣ ā ṇ a Mahākāvya: Buddhacarita, Saundarananda Storia di Nanda il Bello: fratellastro del Futuro Buddha (Māyā + Śuddhodana < Ik ṣ vāku – dinastia solare), figlio di una regina più giovane. Ajanta cave 16 (II-VII d. C.) Udāna (22); Jātaka 182; comm. Dhammapada ; Theragāthā e commentario relativo: testi in cui è citata la storia di Nanda

51 Dhp 13-14: secondo il commentario sono da riverirsi a Nanda 13. Yathāgāra ṃ ducchanna ṃ vu ṭṭ hi samativijjhati / Eva ṃ abhāvita ṃ citta ṃ rāgo samativijjhati. Come in una dimora mal ricoperta penetra la pioggia Così nella mente non coltivata (abhāvita) penetra l’attacccamento. Bhāvita: si veda il commento linguistico proposto nella citazione di Rām : ppp. di causativo di bhū: -> fatto divenire, sviluppatosi e riferimenti al termine bhāva come «stato emotivo» del. Nā ṭ yaśāstra 14. Yathāgāra ṃ succhanna ṃ vu ṭṭ hi na samativijjhati / Eva ṃ subhāvita ṃ citta ṃ rāgo na samativijjhati. Come in una dimora ben ricoperta non penetra la pioggia Così nella mente ben coltivata (subhāvita) non penetra l’attaccamento.

52 Theragāthā : secondo il commentario sono stanze da attribuirse a Nanda 157. Ayoniso manasikārā ma ṇḍ ana ṃ anuyuñjisa ṃ, Uddhato capalo cāsi ṃ kāmarāgena a ṭṭ ito Upāyakusalenāha ṃ buddhenādiccabandhunā, Yoniso pa ṭ ipajjitvā bhave citta ṃ udabbahinti. I pensieri non in profondità, dedito a ornamenti: agitato e incostante io ero, gravato dall’attaccamento ai piaceri sensuali (kāmarāga) Dal Risvegliato, della stirpe del sole, esperto nell’uso dei mezzi, essendo intento alla mente (citta) in profondità, rimossa l’esistenza.

53 ity e ṣ ā vyupaśāntaye na rataye mok ṣ ārthagarbhā k ṛ ti ḥ śrot ṝṇ ā ṃ graha ṇ ārtham anyamanasā ṃ kāvyopacārāt k ṛ tā / yan mok ṣ āt k ṛ tam anyad atra hi mayā tat kāvyadharmāt k ṛ ta ṃ pātu ṃ tiktam ivau ṣ adha ṃ madhuyuta ṃ h ṛ dya ṃ katha ṃ syād iti // Saund // Così termina quest’opera mirante alla quiete interiore e non al diletto, pregna del significato della Liberazione, composta secondo gli usi dell’arte letteraria per attirare i lettori che avessero mente ad altro. Ciò che vi è stato scritto di altro dalla Liberazione, l’ho infatti scritto secondo la legge dell’arte – come medicina amara da bersi unita a miele – affinché potesse essere in certo qual modo gradevole. Sul motivo della poesia-miele si veda il testo 55 della raccolta Poesia indiana classica e il relativo commento; per un motivo analogo si veda testo 139 della medesima antologia e commento. Metafora: 5.45, 46, 48: medico e malato; 9. 2: medico e malato; prāye ṇ ālokya loka ṃ vi ṣ ayaratipara ṃ mok ṣ āt pratihata ṃ kāvyavājena tattva ṃ kathitam iha mayā mok ṣ a ḥ param iti / tad buddhvā śāmika ṃ yat tad avahitam ito grāhya ṃ na lalita ṃ pā ṃ subhyo dhātujebhyo niyatam upakara ṃ cāmīkaram iti // Saund //

54 sā hāsaha ṃ sā nayanavirephā pīnastanātyunnatapadmakośā / bhūyo babhāse svakuloditena strīpadminī nandadivākare ṇ a // Saund. 4.4 // Lei riso-oca selvatica, occhio-api, seni rigonfi-calice di fiore di loto ben tesi verso l’alto / rispendeva vieppiù donna-stagno con Nanda-sole, discendente della propria stirpe. Esempio di samastavi ṣ ayarūpaka śraddhādhana ṃ śre ṣṭ hatama ṃ dhanebhya ḥ prajñārasas t ṛ ptir rasebhya ḥ / pradhānam adhyātmasukha ṃ sukhebhyo vidyāratir du ḥ khatamā ratibhya ḥ // Saund // La migliore delle ricchezze è la ricchezza della fede, il succo della conoscenza è la soddisfazione migliore tra i succhi; La felicità interiore è la felicità principe delle felicità, il piacere della sapienza è tra i piaceri quello del tutto infelice. Vidyārati: problema interpretativo testuale: ‘vidya-rati < a-vidyā-rati o vidyā-rati.

55 sa ṃ raktaka ṇṭ haiś ca vinīlaka ṇṭ hais tu ṣṭ ai ḥ prah ṛṣṭ air api cānyapu ṣṭ ai ḥ / lelihyamānaiś ca madhu dvirephai ḥ svanad vana ṃ tasya mano nunoda // Saund // Risuonando di pavoni dal grido appassionato, di cuculi soddisfatti e frementi di gioia e di api intente a lambir miele, anche la foresta gli pungolava la mente. nud: spingere via lelihyamāna: part. intensivo di lih prah ṛṣṭ a- canta compiaciuto – pra h ṛṣ - godere, compiacersi, esultare anyapu ṣṭ a- cuculo svanat- p.p. neutro di svan- «risuonare»; cfr. cāruni ḥ svana in Rām. I.2.9 Esempi di descrizione di foresta con i medesimi motivi: Cu ḍḍ abodhi jātaka della Ghirlanda di jātaka, con il riferimento anche ai cakravāka, già in Saundarananda IV.2; VI.30, VII.17, X.4; Foresta-eremo equivalente al paradiso o parco di Indra, Nandana: si veda Sutasoma jātaka; Viśvantara jātaka e duplice descrizione della foresta-eremo. vacanena haranti valgunā niśitena praharanti cetasā / madhu ti ṣṭ hati vāci yo ṣ itā ṃ h ṛ daye hālahala ṃ mahad vi ṣ am // Saund // Con parole attraenti rapiscono, con mente acuta colpiscono: nella voce delle donne c’è il miele, nel cuore hālahala possente veleno.

56 Io procedo con gli dèi terribili e con gli dei buoni, io procedo con gli dèi figli di Aditi e con gli dèi tutti insieme. Io porto entrambi Mitra e Varu ṇ a, io porto Indra e Agni, io porto i due Aśvin. aha ṃ rudrebhir vasubhiś carāmy aham ādityair uta viśvadevai ḥ | aha ṃ mitrāvaru ṇ obhā bibharmy aham indrāgnī aham aśvinobhā || Io porto il Soma spumeggiante, Tva ṣṭṛ e Pū ṣ an e Bhaga. Io porto la ricchezza a colui che fa l’oblazione, a colui che è zelante, a colui che offre il sacrificio, a colui che spreme il soma. aha ṃ somam āhanasa ṃ bibharmy aha ṃ tva ṣṭ āram uta pū ṣ a ṇ a ṃ bhagam | aha ṃ dadhāmi dravi ṇ a ṃ havi ṣ mate suprāvye yajamānāya sunvate || […] Io genero il padre alla sommità di questo mondo. La mia origine è nelle Acque in mezzo all’oceano. Da lì mi diffondo su tutti gli esseri e con la mia sommità tocco il cielo lassù. aha ṃ suve pitaram asya mūrdhan mama yonir apsv anta ḥ samudre | tato vi ti ṣṭ he bhuvanānu viśvotāmū ṃ dyā ṃ var ṣ ma ṇ opa sp ṛ śāmi || Io spiro come il vento, impossessandomi di tutti gli esseri. Con la mia grandezza ho varcato i confini del cielo e di questa terra. aham eva vāta iva pra vāmy ārabhamā ṇ ā bhuvanāni viśvā | paro divā para enā p ṛ thivyaitāvatī mahinā sa ṃ babhūva ||

57 -Premessa delle speculazioni di Bhart ṛ hari (V sec. d.C. ?) - Vākyapadīya -Coglie le corrispondenze micro-meso- macro cosmiche: bandhu  śle ṣ a -Polisemia – omofonia: fonetica -Parola “inclusiva”: evocativa, dinamica, “poietica-ricorsiva”; instabile e “volatile- fluida” e “cosmica”

58 X 177 Lui che va con le ali, unto dalla magia del dio, con il cuore vedono e con la mente gli ispirati; entro il fluire delle acque i saggi lo scorgono, e quelli che lo adorano vi cercano la traccia delle faville. Pata ṃ gam aktam asurasya māyayā h ṛ dā paśyanti manasā vipaścita ḥ | samudre anta ḥ kavayo vi cak ṣ ate marīcīnām padam icchanti vedhasa ḥ || Egli va con le ali e con la mente porta la parola che il gandharva fece risuonare dentro l’embrione. Questa intelligenza splendente, solare, i saggi pascolano (?) nello stazzo dell’ordine cosmico. pata ṃ go vāca ṃ manasā bibharti tā ṃ gandharvo ‘vadad garbhe anta ḥ | tā ṃ dyotamānā ṃ svarya ṃ manī ṣ ā ṃ ṛ tasya pade kavayo ni pānti || Ho visto il pastore non distendersi mai per riposarsi (?), ma errare qua e là lungo le strade. Ed egli, nascondendosi in quelle che ora vanno verso una stessa mèta ora si dirigono in parti diverse, penetra continuamente nelle creature. apaśya ṃ gopām anipadyamānam ā ca parā ca pathibhiś carantam | sa sadhrīcī ḥ sa vi ṣ ūcīr vasāna ā varīvarti bhuvane ṣ v anta ḥ ||

59 X 71 Divinità che domini la formula, il primo inizio della parola fu quando si mossero per porre la denominazione: ciò che di loro c’era di più luminoso, ciò che era senza impurità né frode, tutto questo, che era riposto in profondo segreto, per il loro amore divenne evidente. b ṛ haspate prathama ṃ vāco agra ṃ yat prairata nāmadheya ṃ dadhānā ḥ | yad e ṣ ā ṃ śre ṣṭ ha ṃ yad aripram āsīt pre ṇ ā tad e ṣ ā ṃ nihita ṃ guhāvi ḥ || Quando i saggi col pensiero crearono la parola, quasi nettando la farina con il vaglio, allora i colleghi conobbero il loro collegio: il loro luminoso segno distintivo era stato riposto nella parola. saktum iva-tita-unā punanto yatra dhīrā manasā vācam akrata | atrā sakhāya ḥ sakhyāni jānate bhadrai ṣ ā ṃ lak ṣ mīr nihitādhi vāci || Col sacrificio essi erano andati sulla traccia della parola: di lei trovarono che era penetrata nei poeti; portandola fuori, la diffusero in molti luoghi. E lei i sette metri acclamano insieme yajñena vāca ḥ padavīyam āyan tām anv avindann ṛṣ i ṣ u pravi ṣṭ ām | tām ābh ṛ tyā vyadadhu ḥ purutrā tā ṃ saptarebhā abhi sa ṃ navante ||

60 Kavi vedico -Membro di un sodalizio -Certamina: rivalità e contesto guerriero -uccelli -manas / h ṛ d / dhī / vipra : capacità evocativa, visione, e suono: vate e poeta ispirato -tecnico dei metri: chandas: chad / chand: funzione estetico-edonistica - κοíης / κοεω / ακουω / caveo

61 ā ī ū ṛ ṝ ḷ ṅ ñ ṭ ḍ ṇ ś ṣ ṃ ḥ


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