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Anno acc Prof.ssa Paola M. Rossi

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Presentazione sul tema: "Anno acc Prof.ssa Paola M. Rossi"— Transcript della presentazione:

1 Anno acc. 2014-2015 Prof.ssa Paola M. Rossi
Lingua e Letteratura Sanscrita Lineamenti di lingua sanscrita e di storia della letteratura dell’India antica e classica Anno acc Prof.ssa Paola M. Rossi

2 Oṃ Sarasvatyai namaḥ Namaskārāḥ Bhavadbhyo namaḥ Sarvebhyaḥ svāgataṃ
Orario: Lunedì aula Istituto di Glottologia - Via Festa del Perdono Mercoledì aula Via Festa del Perdono Venerdì aula Via Festa del Perdono Oṃ Sarasvatyai namaḥ Namaskārāḥ Bhavadbhyo namaḥ Sarvebhyaḥ svāgataṃ

3 Oralità e scrittura MBh : vedavikrayiṇaś caiva vedānāṃ caiva dūṣakāḥ / vedānāṃ lekhakāś caiva te vai nirayagāminaḥ // Sia i commercianti di veda, sia i detrattori dei veda, sia gli scriba di veda, invero quelli sono quanti vanno all’inferno. Gop.Br c: vedā vāci pratiṣṭhitāḥ / i veda sono fondati sulla parola Gop.Br : sarve vedā mukhato gṛhītāḥ / i veda tutti interi sono appresi dalla bocca

4 X-XI sec. al-Bīrūnī nel suo Kitāb al-Hind : I brāhmani non consentono che i veda siano affidati alla scrittura, perché il testo vedico deve essere recitato secondo determinate modulazioni. Śruti ≠ smṛti: pūrvamīmāṃsā. (mīmāṃsāsūtra di Jaimini III-II a.C.- commentario di Śābara V-VI sec.) Śruti: la prima comporta la mera oralità, fondata sulla sola trasmissione sonora di qualcosa il cui principio non è umano (apauruṣeya), e quindi si colloca al di fuori di spazio e tempo umani (alaukika), come tale eterno; i veda diventano i testi eterni per eccellenza, senza autore,conoscibili solo per rivelazione auditiva. Così il veda è sancito come verità rivelata, e quindi principio assoluto di auctoritas e fonte di legittimazione per ogni qualsivoglia potere. Lo specialista dei testi vedici è uno śrotriya, colui che è versato nella śruti. Śabda-suono-parola Smṛti: “memoria”, comporta la conservazione di quella esperienza auditiva primaria, quindi rimanda a un repertorio sapienziale umano (esegesi, trattatistica, narrativa mitica e epica), che può avere come supporto anche il libro, anche se rimane sottesa l’auralità. Si distingue così un sapere primario/diretto e uno secondario/indiretto: Per garantire la sopravvivenza culturale e quindi anche l’egemonia politico-culturale occorre fare di ogni smṛti una śruti!

5 Kālidāsa (IV-V sec.) Raghuvaṃśa (La stirpe di Raghu) 3.28cd
liper yathāvadgrahaṇena vāṅmayaṃ nadīmukheneva samudram āviśat / Entrò in ciò che consiste di parole grazie all’apprendimento della scrittura in maniera corretta, come (si entra) nell’oceano attraverso l’imboccatura di un fiume. pustakasthā tu yā vidyā parahastagataṃ dhanam / La conoscenza che sta nei libri (è) un bene andato nelle altrui mani.

6 Lipikara (Pāṇ. 3.2.21) o lekhika < likh “incidere”, “scalfire, tracciare”
Lipi/libi < antico persiano dipi < origine sumerica pustaka- < middle iranian languages persiano pōst “pelle”, sogdiano pwstk “libro” grantha- “nodo, intreccio”, di parole e quindi anche con riferimento al supporto/contenitore di tali intrecci di parole. (Pāṇ et alia: grantha)

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12 XI sec. Devīmahātmya, dal Nepal o dal Bihar, foglie di palma

13 Manoscritto su corteccia, dall’area del Gandhara, regione dell’attuale Afghanistan, V sec.,

14 Rigveda (padapatha) manuscript in Devanagari, early 19th century
Rigveda (padapatha) manuscript in Devanagari, early 19th century. After a scribal benediction ("śrīgaṇéśāyanamaḥ ;; Aum(3) ;;"), the first line has the opening words of RV (agniṃ ; iḷe ; puraḥ-hitaṃ ; yajñasya ; devaṃ ; ṛtvijaṃ).

15 Il bardo Sauta (figlio di Sūta-auriga) Ugraśravas recita il Mahābhārata ai saggi (asceti, veggenti, brahmani) riunitisi nella selva Naimiṣa per un sattra rito che dura 12 anni; a sua volta ha ascoltato la storia recitata dal saggio Vaiśaṃpāyana, discepolo di Dvaipāyana Vyāsa, durante il rito sacrificale patrocinato dal re Janamejaya, ultimo discendente della stirpe dei Bhārata da parte di Arjuna, sacrificio a cui partecipa anche lo stesso Vyāsa, che richiesto di raccontare la storia dei Bhārata ne dà incarico al discepolo Vaiśaṃpāyana, il quale a sua volta l’aveva già appresa da altre recitazioni; Vyāsa è discendente di Bharata e anche il trisnonno di Jayamejaya, ovvero padre di Pāṇḍu, e di Dhṛtarāṣṭra, il quale a sua volta è padre dei cento Kaurava. Dunque il compilatore è Vyāsa (I. 1. 9: proktāḥ supuṇyā vividhāḥ kathāḥ), ma il narratore1 è Vaiśaṃpāyana (kathitāś cāpi) e il narratore2 è Ugraśravas. Vyāsa fu il primo a narrarla su indicazione di Brahmā a Gaṇeśa, che è lo scriba-ekadanta.

16 Mbh I dvaipāyanena yat proktaṃ purāṇaṃ paramarṣiṇā / surair brahmarṣibhiś caiva śrutvā yad abhipūjitam // 15 // Ciò che di antico è stato esposto dal supremo veggente Dvaipāyana, ciò che è stato oggetto di omaggio da parte dei signori, dei veggenti e di Brahmā, una volta che sia stato ascoltato, tasyākhyānavariṣṭhasya vicitrapadaparvaṇaḥ / […] di questo straordinario narrare, diversificato in versi e sezioni, […] bhāratasyetihāsasya puṇyāṃ granthārthasaṃyutām / saṃskāropagatāṃ brāhmīṃ nānāśāstropabṛṃhitām // 17 // […] saṃhitāṃ śrotum icchāmo dharmyāṃ pāpabhayāpahām // 19 // della storia dei Bhārata, noi desideriamo ascoltare la composizione, che è dharmica e allontana la paura del male, dotata del significato dei libri, propizia, munita di perfezione, sacra e arricchita da vari śāstra.

17 Tradizione buddhista: Lalitavistara (III sec
Tradizione buddhista: Lalitavistara (III sec.?) si riporta una lista 64 scritture-lipi apprese dal futuro Buddha fin da piccolo: la prima nell’elenco è la brāhmī, la seconda è la kharoṣṭhī; non è chiaro quanto sia attendibile tale attestazione e per la questione della datazione e per l’iperbolicità dell’elenco; anche in testi di tradizione Jaina, scritti in pracrito, probabilmente più antichi del Lalitavistara, si ritrovano liste di tal genere, seppure più ridotte – e quindi anche più credibili.

18 Nella civiltà indiana vi sono due fasi storiche caratterizzate da una forma di scrittura: quella della cosiddetta civiltà vallinda ( a.C.): esempio di civiltà urbana di carattere fluviale, nota anche come civiltà di Mohenjo-Daro e Harappā, dai due principali siti archeologici, sorse lungo i corsi dei fiume del bacino dell’Indo (mattoni crudi e cotti, canalizzazione idrica e edifici annessi, sigilli di steatite, contatti con la Mesopotamia), oggetto di scavi archeologici negli anni ’20 del Novecento grazie a Sir John Marshall. SIGILLI

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21 Iscrizioni di Aśoka III sec. a.C.

22 Kandahar: greco-aramaico

23 E’ possibile che la scrittura fosse nota prima di Aśoka, ma usata per scopi meramente pratici, su materiale deperibile (cotone/tela, foglie di palma, cortecce), quindi facilmente le eventuali attestazioni sono andate perdute. La grande innovazione si deve ad Aśoka: iscrizioni su pietra, roccia, editti rupestri e colonne che si sono conservate fino ai nostri giorni. Si tratta di iscrizioni per lo più in scrittura brāhmī, per quando standardizzata visto l’uso ufficiale – una sorta di pan-indian national script – (da sinistra a destra) e alcune in kharoṣṭhī, nell’area del N-O (da destra a sinistra). Caratteri adattati da scritture semitiche.

24 Brāhmī: secondo Falk è una creazione intenzionale dell’epoca di Aśoka, rispondente a una strategia politica e a una politica intellettuale, avendo come modello la sovranità achemenide, (cuneiformi degli editti rupestri, ma anche lingua aramaica, ufficiale dell’impero e della cancelleria imperiale). Il modello della scrittura brāhmī sarebbe la scrittura kharoṣṭhī, con interferenze secondarie della grafia greca. Ma è anche vero che entrambe possono derivare dalla scrittura aramaica. James Prinsep nel corso della prima metà del 1800 decifrò entrambe: Kandahar: greco-aramaico; iscrizione di Samudragupta ad Allahbad con iscrizione anche Maurya in una forma di brāhmī più antica.

25 Prima di Aśoka? Attestazioni da fonti greche: Indike di Arriano (II sec. d.C.) e l’opera di Strabone Geographia (I a.C.-I d.C.): Nearco visitò l’area del N-O intorno al 325 a.C. e menziona delle lettere in tessuto di cotone: quale scrittura? kharoṣṭhī o aramaico? Megastene della cui Indika rimangono solo frammenti, ambasciatore dei Seleucidi (Seleuco Nicatore) presso Sandrokottos-Candragupta Maurya (Kauṭilya - Bindusara e poi Aśoka), fu nell’area del N-E intorno al 300 a.C.: afferma che non conoscono “grammata”-caratteri (?!) Pāṇini – : lipi; et alia grantha: ma indica già un libro? Scrittura aramaica, nota nel N-O per influenza achemenide (Gandhara)

26 Ancora in epoca Gupta (IV-VI d. C
Ancora in epoca Gupta (IV-VI d.C.) si usa una forma di scrittura brāhmī; scritture regionali, in particolare nel sud dell’India, grantha, tamil, kannada. Devanāgarī solo a partire dal X sec. nel nord dell’India.

27 Lingue forme di pracriti o dialetti medio-indiani: iscrizioni centro-occidentali e zona Bombay più affine al cosiddetto pāli, ossia la lingua letteraria del canone buddhista di Ceylon, e alcune usano una forma di antico śaurasenī-pracrito teatrale; si viene a costituire una sorta di pracrito epigrafico standard, una lingua franca dell’area centro occidentale. iscrizioni nord-orientali (Pataliputra-Bihar) sono in un pracrito affine all ‘ardha-māgadhī”, la lingua letteraria dei testi jaina; infine nel N-O, si usa anche la scrittura kharoṣṭhī e la lingua è una forma di gāndhārī

28 A partire da I a. C. con la dinastia śuṅga (iscrizione di Besnagar) inizia ad usarsi una sorta di sanscrito ibrido, un misto di sanscrito e di pracrito, che si avvia a normalizzarsi sempre più come sanscrito; il processo infatti continua con i Kuṣāṇa (iscrizioni in sanscrito a Mathurā- I d. C.). E con la dinastia Gupta (IV d. C.- iscrizione di Samudragupta) il processo è definitivamente concluso. Il sanscrito è la lingua della cancelleria e del regno. Influenza letteraria: iscrizioni che celebrano i sovrani sottofoma di una lode altamente letteraria e versificata: una sorta di kāvya epigrafico. Praśasti < śaṃs A partire dal IV sec. Il sanscrito è usato anche nelle iscrizioni dei regni del sud, anche se la scrittura ovviamente non è una forma di brāhmī

29 Finalità non liturgico-rituali > processo di secolarizzazione: funzione etico-politica ed estetico-cortese Sanscrito: lingua sovra-regionale, che conferisce autorità a quanti la usano, in quanto rivendica l’eredità del primato vedico.

30 Corpus vedico kṛṣṇa śukla Ṛgveda Yajurveda Sāmaveda Atharvaveda
saṃhitā Śākala Bāṣkala kṛṣṇa śukla Kauthuma Jaiminīya Rānāyanīya Śaunaka o Śaunakīya Paippalāda Kāṭhaka Kapiṣṭhala Maitrāyani Taittirīya Vājasaneyi: rec. Kāṇva Mādhyaṃdina brāhmaṇa Aitareya Kauṣītaki Śāṅkhāyana Śatapatha: Pañcaviṃśa Ṣaḍviṃśa Śāṭyāyana Gopatha āraṇyaka Śatapatha o Bṛhadāraṇyaka Jaiminīya up.-br. Chandogya-up. upaniṣad Maitri Śvetāśvatara Mahānarāyana Bṛhadāraṇyaka Iśā Kena Muṇḍaka Māṇḍūkya Praśna

31 Il corpus testuale vedico < veda-sapienza.
4 corpora testuali: Ṛgveda, Yajurveda Sāmaveda, Atharvaveda < testi tardo vedici (VI-V a.C.) + itihāsapurāṇa, gāthā, nāraśaṃsi; trayī vidyā: “triplice scienza” (VIII a.C.?) Redazione < trasmissione e rielaborazione mnemonica di patrimonio testuale orale, ad opera di famiglie deputate a tale compito –casta sacerdotale – che costituiscono una cosiddetta “scuola” śākhā- “ramo” = recensione. Autori?: ṛṣi-veggenti-poeti-maestri 4 tipologie testuali (?): - ṛc-: arc – “cantare” : arka-componimento di ṛc-raggio-sole. Parola ritmicamente/metricamente formulata -> strofe : parola “sacra” - capace di comunicare con il divino: invoca, blandisce, illumina, nutre, celebra, compiace…; compongono i sūkta-ben detti ->tecnica compositiva “corretta”-efficace - sāman : sā (?)-“legare” / as (?): “melodia” che modula la ṛc come una sorta di base musicale: strofe cantata-intonata, “salmodiata” - yajus – yaj- “formula sacrificale”- scandisce l’atto/gesto sacrificale rendendolo efficace. Prosa ritmica-formula ritmica

32 Atharvan: nome di famiglia sacerdotale o di categoria sacerdotale : rituale magico – “domestico”; parola scandita metricamente come forma di anuṣṭubh- 4x8 -> Brahmaveda: bráhman / brahmán: “suprema formulazione della parola rituale”- implica tutte le categorie testuali bṛh - “essere forte-dotare di forza-accrescere” = nutrimento fortificante offerto alla divinità -> parola che potenzia e rafforza l’atto sacrificale: offerta, atto e parola si fondono secondo connessioni enigmatiche, compresibili solo a chi ne detiene il controllo: brahmán.

33 Parola poetica : Parola rituale Parola poetica: 1) sacra e profana Specialista: 2) evocativa-connotativa-“simbolica” poeta-kavi 3) celebrativa: descrittiva e narrativa 4) “piacevole” 5) didattica e sapienziale Parola rituale: 1) sacra Specialista: 2) magico-performativa- “allegorica” sacerdote: 3) descrittiva e prescrittiva ṛtv-ij 4) didattica-sapienziale

34 Cronologia : assoluta / relativa
Cronologia assoluta: a. C. Trattato dei Mitanni a.C. Tavolette < Cappadocia, iscrizione in akkadico trattato tra un sovrano Hittita (Suppiluliuma) e i Mitanni (Mattiwaza –N Mesopotamia): lista di divinità mitra; uruwana; indar; nasattiyana -Migrazioni: più ondate e in più gruppi tribali: Afghanisthan E, bacino alto Indo, Panjab Attestazioni archeologiche età del ferro – a.C. – Panjab orientale-alto corso del Gange: Kurukṣetra, terra dei Kuru e dei Pañcala: organizzazione politica tribale ->statale (regalità): recensione funzionale all’attività rituale: tassonomia e ortoprassi Buddhismo – VI-IV sec. a. C. Grammatico Patañjali III-II a.C.

35 Cronologia relativa Witzel: mappa delle scuole vediche: scuole yajurvediche eminenti, soprattutto in relazione a un processo di “vedizzazione” delle aree N-E-bacino gangetico Categoria testuale yajus + tipologia testuale brāhmaṇa: sviluppo della ritualistica: attività redazione e di recensione ≈ attività liturgica Yajurveda: numerose varianti testuali ≈ specializzazione rituale: Specialisti del rituale: hotṛ / adhvaryu < adhvan / udgātṛ / brahmán-brāhmaṇa Coincide con una forma di organizzazione proto-statale, pre-maurya: da clan e strutture tribali a sovranità e relazioni di potere centralizzate nella figura egemone individuale o di un’unica famiglia, con stanzialità e fondazioni di centri urbani: Sinergia tra : 1) prestigio “politico”-legittimazione di sovranità; 2) prestigio culturale-egemonia ritualistico-sacerdotale

36 gerarchia testuale: categorie e tipologie testuali Specializzazione: ritualistica ≠ poetica Mantra: strumento della significazione poetica: l’ “atto evocativo” (mati) o “intuizione” (dhī) degli ṛṣi assume forma nel signum linguistico: vāc “formata” e modellata” ṚV ā sutaṣṭaṃ mantraṃ vocema man- “evocare-esortare” Śat.Br : brahma vai mantro : mantra è la manifestazione della suprema ed efficace formulazione rituale Mantra: parola in funzione poetico-rituale: yajus e ṛc usate nel rituale

37 Due questioni vengono a intrecciarsi: 1) Veda: corpus-corpora vedici (redazioni < categorie testuali [ṛc-yajus-sāman-brahman] e tipologie testuali [saṃhitā-brāhmaṇa-āranyaka-upaniṣad] / recensioni ≈ scuole) – Filologia e archetipo?! 2) Oralità e scrittura: modi e finalità relative alla ricezione, trasmissione e conservazione della cultura vedica

38 III-II a.C.: si avvia a conclusione il processo di rifondazione del primato brahmanico-sacrdotale o “ricollocazione” socio-culturale dei “Veda”, che sfocia nella definizione del sistema dharma: ortoprassi > ortodossia “Veda”: 1) repertorio testuale incentrato sul ritualismo (karman: azione magico-performativa, parola rituale, specialista-sacerdote); 2) repertorio testuale incentrato su una parola-vāc in tutte le sue declinazioni (ṛc-yajus-sāman-brahman), ma soprattutto in quanto potente, evocativa, poetica (simbolico-connotativa: “dice quello che non c’è”- specialista: poeta-kavi): ridefinizione dei modi e delle finalità di ricezione-trasmissione- conservazione di tale repertorio testuale.

39 Recitazione-pāṭha paṭh- attestata nella letteratura esegetica-vedāṅga: “recitare” < enumerare-citare; “recitazione” scolastica sia in quanto il maestro “recita” per insegnare, sia in quanto l’allievo “recita” per imparare. Movimenti corporei ritmici (testa-mano dx) e tono accentuativo: memorizzazione parola per parola = accurata riproduzione fonetica-ritmica-metrica Guru: funzione fondamentale e carismatica che accompagna o sostituisce il testo scritto (?) Corpo fatto di suoni-parole! śrotriya

40 saṃhitā-pāṭha: sandhi – abcd… pada-pāṭha: parola per parola (pada): a / b / c / d /… krama-pāṭha: recitazione progressiva a passi (krama): ab / bc / cd /… jaṭā-pāṭha: recitazione incatenate o a treccia (jaṭā): ab / ba / ab // bc / cb / bc // cd / dc / cd // … ghana-pāṭha: recitazione a blocchi compatti (ghana): ab / ba // abc / cba / abc // bc / cb / bcd / dcb / bcd //… Scientifica scomposizione degli elementi costitutivi dell’enunciato testuale: il testo vedico si riduce a un puro significante (meaningless???) Relazione tra saṃhitā e pada ? saṃhitā non indica una “collezione”, ma una “connessione-composizione” Fissazione e cristallizzazione dei testi: non più varianti liturgiche > non più “produttività” testuale, ma “canone” Complementarietà performance poetico-ritule e scolasticizzazione del repertorio testuale  specializzazione e scissione  vāc poetica senza contesto performativo rituale  contesto performativo “altro”

41 Oralità-auralità: memorizzazione
Memorizzazione funzione conservativa: scolastica - Parola per parola senza margini di “improvvisazione”: canone Memorizzazione funzione performativa: applicazione del repertorio formulare in performance poetica – “improvvisazione” Il repertorio sacrale si cristallizza in mnemotecnica “verbatim”; il repertorio profano mantiene la componente performativa Repertorio vedico: canone; viene meno la professionalità performativa del kavi nel contesto sacro.

42 Repertorio pāli: canone buddhista-tipiṭaka= tre canestri (vinaya-sutta-dhamma); i discorsi-parole del Buddha-buddhavacana (sutta-piṭaka) sono conservati in forma orale fino al I sec. a. C. – prosa ritmica – ripetizione di sezioni identiche – verbatim; Lingua: ? Ardhamāgadhī = pracrito medio-indiano nord-orientale ? Pāli: il termine non indica il nome di una lingua, ma la raccolta dei testi divenuta canone; in ogni caso la lingua del canone è “dialetto medio-indiano letterario”: pan-lingua risultante dalle esigenze della divulgazione orale e dalla redazione canonica (IV-III sec. a.C.-I a.C.), presenta affinità lessicali e morfologiche con il pracrito occidentale attestato nelle iscrizioni Maurya, ecc. (processo di sanscritizzazione con il I sec. BHS) Sezioni in versi: Jātaka; Dhammapada; Suttanipāta; Udāna, Thera/Therī-gāthā (Khuddaka-nikāya): funzione didascalica (gnomica-aforismi); teoria ākhyāna (khyā – Oldenberg-Alsdorf) e repertorio bardico-epica e fiabesco; lirica “amorosa”: repertorio originario da un contesto non sacrale; professionalità poetico-performativo: kavi AN II 230: suta-kavi; paṭibhāna-kavi; attha-kavi; cintā-kavi Campu = prosimetro - Jātakamālā - II o IV d. C.

43 Channā me kuṭikā sukhā nivātā vassa deva yathāsukhaṃ / Cittaṃ me susamāhitaṃ vimuttaṃ ātāpī viharāmi vassa devā'ti // 1 // 1062. Karerimālāvitatā bhūmibhāgā manoramā, Kuñjarābhirudā rammā te selā ramayanti maṃ.   Nīlabbhavaṇṇā rucirā vārisītā suvindharā, Indagopakasañchannā te selā ramayanti maṃ.   Nīlabbhakūṭasadisā kūṭāgāravarūpamā, Vāraṇābhirudā rammā te selā ramayanti maṃ.   Abhivuṭṭhā rammatalā nagā isihi sevitā, Abbhunnaditā sikhīhi te selā ramayanti maṃ.   Alaṃ jhāyitukāmassa pahitattassa me sato, Alaṃ me atthakāmassa pahitattassa bhikkhuno.

44 524. Yadā nisīthe rahikamhi kānane Deve gaḷantamhi nadanti dāṭhino, Bhikkhū ca pabbhāragato'va jhāyati Tato ratiṃ paramataraṃ na vindati. Quando di notte in solitudine nella boscaglia, gli animali selvaggi [zannuti] emettono versi, mentre il dio piove, e il monaco andato nella caverna medita, non trova un piacere superiore a questo. 526. Yadā sukhī malakhilasokanāsano Niraggaḷo nibbanathe visallo, Sabbāsave byantikato'va jhāyati Tato ratiṃ paramataraṃ na vindatī'ti. Quando felice, distruggendo impurità, ostruzione, dolore, via da ostacoli, via da desideri, separato distintamente dalla sofferenza, avendo posto fine a tutti gli influssi intossicanti, egli medita, non trova un piacere superiore a questo. 691. Sabbasaṃyojanātītaṃ vanā nibbanam āgataṃ, Kāmehi nekkhammarataṃ muttaṃ selā'va kañcanaṃ. Al di là di tutti i legami, venuto dalla foresta alla condizione fuori dai desideri, compiacendomi della rinuncia dei piaceri sensuali, liberato come oro dalla roccia.

45 Parola poetica evocativa sacrale: - celebrativa - magico-rituale
evocativa profana: - celebrativa -> epica - lirica -> lirica amorosa - narrativa -> fiaba e narrativa fantastica Processo di estetizzazione: oggettivazione della funzione artistica: piacere; distacco e contemplazione della funzione poetico-letteraria: connotazione in sé. -> conenzionalità I sec. d. C. Nāṭyaśāstra: bhāva – stati emozionali -> rasa – succo rati -> śṛṅgāra hāsa -> hāsya śoka -> karuṇa krodha -> raudra utsāha -> vīra bhaya -> bhayānaka jugupsā -> bībhatsa vismaya -> adbhuta

46 descrittiva-denotativa: natura
prescrittiva: dharmizzazione -> parola scientifica, didascalica -> gnomico-sapienziale.

47 - Repertorio itihāsa (IV a.C. – IV d. C.)
Il bardo Sauta (figlio di Sūta-auriga) Ugraśravas recita il Mahābhārata ai saggi (asceti, veggenti, brahmani) riunitisi nella selva Naimiṣa per un sattra rito che dura 12 anni; a sua volta ha ascoltato la storia recitata dal saggio Vaiśaṃpāyana, discepolo di Dvaipāyana Vyāsa, durante il rito sacrificale patrocinato dal re Janamejaya, ultimo discendente della stirpe dei Bhārata da parte di Arjuna, sacrificio a cui partecipa anche lo stesso Vyāsa, che richiesto di raccontare la storia dei Bhārata ne dà incarico al discepolo Vaiśaṃpāyana, il quale a sua volta l’aveva già appresa da altre recitazioni; Vyāsa è discendente di Bharata e anche il trisnonno di Jayamejaya, in quanto padre di Pāṇḍu, e di Dhṛtarāṣṭra, il quale a sua volta è padre dei cento Kaurava. Dunque il compilatore è Vyāsa (I. 1. 9: proktāḥ supuṇyā vividhāḥ kathāḥ), ma il narratore1 è Vaiśaṃpāyana (kathitāś cāpi) e il narratore2 è Ugraśravas. Vyāsa fu il primo a narrarla su indicazione di Brahmā a Gaṇeśa, che è lo scriba-ekadanta.

48 Mbh I dvaipāyanena yat proktaṃ purāṇaṃ paramarṣiṇā / surair brahmarṣibhiś caiva śrutvā yad abhipūjitam // 15 // Ciò che di antico è stato esposto dal supremo veggente Dvaipāyana, ciò che è stato oggetto di omaggio da parte dei signori, dei veggenti e di Brahmā, una volta che sia stato ascoltato, tasyākhyānavariṣṭhasya vicitrapadaparvaṇaḥ / […] di quel straordinario narrare, diversificato in versi e sezioni, […] bhāratasyetihāsasya puṇyāṃ granthārthasaṃyutām / saṃskāropagatāṃ brāhmīṃ nānāśāstropabṛṃhitām // 17 // […] saṃhitāṃ śrotum icchāmo dharmyāṃ pāpabhayāpahām // 19 // della storia dei Bhārata, noi desideriamo ascoltare la composizione, che è dharmica e allontana la paura del male, dotata del significato dei libri, propizia, munita di perfezione, sacra e arricchita da vari śāstra.

49 Rāmāyaṇa: Vālmīki ādi-kavi - inventore dello śloka (IV-III a. C
Rāmāyaṇa: Vālmīki ādi-kavi - inventore dello śloka (IV-III a.C. – I-II d. C.) Dasarathajātaka Rāmopākhyāna (Mbh III) Vālmīki – āśrama – asceta: tapasvin I 2.9: Nelle sue vicinanze quel beato vide la coppia inseparabile di uccelli krauñca, dalla dolce voce, che si aggiravano lì intorno tasyābhyāśe tu mithunaṃ carantam anapāyinam dadarśa bhagavāṃs tatra krauñcayoś cāruniḥsvanam I.2. 13: Nell’intensità di questa compassione (karuṇa) lo dvija pensò: “Questo è sbagliato (a-dharma)”… “stato confusionale derivato dalla passione” (14: riferito al cacciatore: kāmamohita) / “contorto nel dolore” (17: riferito a Vālmīki śokārta ) – 21 “praticò dhyāna”: dhyānam āsthitaḥ I.2.34: Brahmā gli appare e lo esorta così: Fai il racconto sacro di “Rāma”, legato con gli śloka, piacevole per la mente : kuru rāmakathāṃ puṇyāṃ ślokabaddhāṃ manoramām I.2.40: sorta questa idea in quel Vālmīki pienamente sviluppato in sé: che io possa fare un kāvya intero rāmāyaṇa con (versi) di tal fatta tasya buddhir iyaṃ jātā vālmīker bhāvitātmanaḥ kṛtsnaṃ rāmāyaṇaṃ kāvyam īdṛśaiḥ karavāṇy aham

50 Aśvaghoṣa I-II sec. d.C. kavi-bhikṣu Uttar-Pradesh-Ayodhya (?)
Kaniṣka dei Kuṣāṇa Mahākāvya: Buddhacarita, Saundarananda Storia di Nanda il Bello: fratellastro del Futuro Buddha (Māyā + śuddhodana < Ikṣvāku – dinastia solare), figlio di una regina più giovane. Ajanta cave 16 (II-VII d. C.) Udāna (22); Jātaka 182; comm. Dhammapada 13-14; Theragāthā e commentario relativo: testi in cui è citata la storia di Nanda

51 Dhp 13-14: secondo il commentario sono da riverirsi a Nanda
13. Yathāgāraṃ ducchannaṃ vuṭṭhi samativijjhati / Evaṃ abhāvitaṃ cittaṃ rāgo samativijjhati. Come in una dimora mal ricoperta penetra la pioggia Così nella mente non coltivata (abhāvita) penetra l’attacccamento. Bhāvita: si veda il commento linguistico proposto nella citazione di Rām : ppp. di causativo di bhū: -> fatto divenire, sviluppatosi e riferimenti al termine bhāva come «stato emotivo» del . Nāṭyaśāstra 14. Yathāgāraṃ succhannaṃ vuṭṭhi na samativijjhati / Evaṃ subhāvitaṃ cittaṃ rāgo na samativijjhati. Come in una dimora ben ricoperta non penetra la pioggia Così nella mente ben coltivata (subhāvita) non penetra l’attaccamento.

52 Theragāthā 157-158: secondo il commentario sono stanze da attribuirse a Nanda
157. Ayoniso manasikārā maṇḍanaṃ anuyuñjisaṃ, Uddhato capalo cāsiṃ kāmarāgena aṭṭito. 158. Upāyakusalenāhaṃ buddhenādiccabandhunā, Yoniso paṭipajjitvā bhave cittaṃ udabbahinti.  I pensieri non in profondità, dedito a ornamenti: agitato e incostante io ero, gravato dall’attaccamento ai piaceri sensuali (kāmarāga) Dal Risvegliato, della stirpe del sole, esperto nell’uso dei mezzi, essendo intento alla mente (citta) in profondità, rimossa l’esistenza.

53 ity eṣā vyupaśāntaye na rataye mokṣārthagarbhā kṛtiḥ śrotṝṇāṃ grahaṇārtham anyamanasāṃ kāvyopacārāt kṛtā / yan mokṣāt kṛtam anyad atra hi mayā tat kāvyadharmāt kṛtaṃ pātuṃ tiktam ivauṣadhaṃ madhuyutaṃ hṛdyaṃ kathaṃ syād iti // Saund // Così termina quest’opera mirante alla quiete interiore e non al diletto, pregna del significato della Liberazione, composta secondo gli usi dell’arte letteraria per attirare i lettori che avessero mente ad altro. Ciò che vi è stato scritto di altro dalla Liberazione, l’ho infatti scritto secondo la legge dell’arte – come medicina amara da bersi unita a miele – affinché potesse essere in certo qual modo gradevole. Sul motivo della poesia-miele si veda il testo 55 della raccolta Poesia indiana classica e il relativo commento; per un motivo analogo si veda testo 139 della medesima antologia e commento. Metafora: 5.45, 46, 48: medico e malato; 9. 2: medico e malato; 10.48 prāyeṇālokya lokaṃ viṣayaratiparaṃ mokṣāt pratihataṃ kāvyavājena tattvaṃ kathitam iha mayā mokṣaḥ param iti / tad buddhvā śāmikaṃ yat tad avahitam ito grāhyaṃ na lalitaṃ pāṃsubhyo dhātujebhyo niyatam upakaraṃ cāmīkaram iti // Saund //

54 sā hāsahaṃsā nayanavirephā pīnastanātyunnatapadmakośā / bhūyo babhāse svakuloditena strīpadminī nandadivākareṇa // Saund. 4.4 // Lei riso-oca selvatica, occhio-api, seni rigonfi-calice di fiore di loto ben tesi verso l’alto / rispendeva vieppiù donna-stagno con Nanda-sole, discendente della propria stirpe. Esempio di samastaviṣayarūpaka śraddhādhanaṃ śreṣṭhatamaṃ dhanebhyaḥ prajñārasas tṛptir rasebhyaḥ / pradhānam adhyātmasukhaṃ sukhebhyo vidyāratir duḥkhatamā ratibhyaḥ // Saund // La migliore delle ricchezze è la ricchezza della fede, il succo della conoscenza è la soddisfazione migliore tra i succhi; La felicità interiore è la felicità principe delle felicità, il piacere della sapienza è tra i piaceri quello del tutto infelice. Vidyārati: problema interpretativo testuale: ‘vidya-rati < a-vidyā-rati o vidyā-rati.

55 saṃraktakaṇṭhaiś ca vinīlakaṇṭhais tuṣṭaiḥ prahṛṣṭair api cānyapuṣṭaiḥ / lelihyamānaiś ca madhu dvirephaiḥ svanad vanaṃ tasya mano nunoda // Saund // Risuonando di pavoni dal grido appassionato, di cuculi soddisfatti e frementi di gioia e di api intente a lambir miele, anche la foresta gli pungolava la mente. nud: spingere via lelihyamāna: part. intensivo di lih prahṛṣṭa- canta compiaciuto – pra hṛṣ- godere, compiacersi, esultare anyapuṣṭa- cuculo svanat- p.p. neutro di svan- «risuonare»; cfr. cāruniḥsvana in Rām. I.2.9 Esempi di descrizione di foresta con i medesimi motivi: Cuḍḍabodhi jātaka della Ghirlanda di jātaka, con il riferimento anche ai cakravāka, già in Saundarananda IV.2; VI.30, VII.17, X.4; Foresta-eremo equivalente al paradiso o parco di Indra, Nandana: si veda Sutasoma jātaka; Viśvantara jātaka e duplice descrizione della foresta-eremo. vacanena haranti valgunā niśitena praharanti cetasā / madhu tiṣṭhati vāci yoṣitāṃ hṛdaye hālahalaṃ mahad viṣam // Saund // Con parole attraenti rapiscono, con mente acuta colpiscono: nella voce delle donne c’è il miele, nel cuore hālahala possente veleno.

56 Inno X 125 Io procedo con gli dèi terribili e con gli dei buoni, io procedo con gli dèi figli di Aditi e con gli dèi tutti insieme. Io porto entrambi Mitra e Varuṇa, io porto Indra e Agni, io porto i due Aśvin. ahaṃ rudrebhir vasubhiś carāmy aham ādityair uta viśvadevaiḥ | ahaṃ mitrāvaruṇobhā bibharmy aham indrāgnī aham aśvinobhā || Io porto il Soma spumeggiante, Tvaṣṭṛ e Pūṣan e Bhaga. Io porto la ricchezza a colui che fa l’oblazione, a colui che è zelante, a colui che offre il sacrificio, a colui che spreme il soma. ahaṃ somam āhanasaṃ bibharmy ahaṃ tvaṣṭāram uta pūṣaṇaṃ bhagam | ahaṃ dadhāmi draviṇaṃ haviṣmate suprāvye yajamānāya sunvate || […] Io genero il padre alla sommità di questo mondo. La mia origine è nelle Acque in mezzo all’oceano. Da lì mi diffondo su tutti gli esseri e con la mia sommità tocco il cielo lassù. ahaṃ suve pitaram asya mūrdhan mama yonir apsv antaḥ samudre | tato vi tiṣṭhe bhuvanānu viśvotāmūṃ dyāṃ varṣmaṇopa spṛśāmi || Io spiro come il vento, impossessandomi di tutti gli esseri. Con la mia grandezza ho varcato i confini del cielo e di questa terra. aham eva vāta iva pra vāmy ārabhamāṇā bhuvanāni viśvā | paro divā para enā pṛthivyaitāvatī mahinā saṃ babhūva ||

57 Premessa delle speculazioni di Bhartṛhari (V sec. d.C. ?) - Vākyapadīya
Coglie le corrispondenze micro-meso-macro cosmiche: bandhu  śleṣa Polisemia – omofonia: fonetica Parola “inclusiva”: evocativa, dinamica, “poietica-ricorsiva”; instabile e “volatile-fluida” e “cosmica”

58 X 177 Lui che va con le ali, unto dalla magia del dio, con il cuore vedono e con la mente gli ispirati; entro il fluire delle acque i saggi lo scorgono, e quelli che lo adorano vi cercano la traccia delle faville. Pataṃgam aktam asurasya māyayā hṛdā paśyanti manasā vipaścitaḥ | samudre antaḥ kavayo vi cakṣate marīcīnām padam icchanti vedhasaḥ || Egli va con le ali e con la mente porta la parola che il gandharva fece risuonare dentro l’embrione. Questa intelligenza splendente, solare, i saggi pascolano (?) nello stazzo dell’ordine cosmico. pataṃgo vācaṃ manasā bibharti tāṃ gandharvo ‘vadad garbhe antaḥ | tāṃ dyotamānāṃ svaryaṃ manīṣāṃ ṛtasya pade kavayo ni pānti || Ho visto il pastore non distendersi mai per riposarsi (?), ma errare qua e là lungo le strade. Ed egli, nascondendosi in quelle che ora vanno verso una stessa mèta ora si dirigono in parti diverse, penetra continuamente nelle creature. apaśyaṃ gopām anipadyamānam ā ca parā ca pathibhiś carantam | sa sadhrīcīḥ sa viṣūcīr vasāna ā varīvarti bhuvaneṣv antaḥ ||

59 X 71 Divinità che domini la formula, il primo inizio della parola fu quando si mossero per porre la denominazione: ciò che di loro c’era di più luminoso, ciò che era senza impurità né frode, tutto questo, che era riposto in profondo segreto, per il loro amore divenne evidente. bṛhaspate prathamaṃ vāco agraṃ yat prairata nāmadheyaṃ dadhānāḥ | yad eṣāṃ śreṣṭhaṃ yad aripram āsīt preṇā tad eṣāṃ nihitaṃ guhāviḥ || Quando i saggi col pensiero crearono la parola, quasi nettando la farina con il vaglio, allora i colleghi conobbero il loro collegio: il loro luminoso segno distintivo era stato riposto nella parola. saktum iva-tita-unā punanto yatra dhīrā manasā vācam akrata | atrā sakhāyaḥ sakhyāni jānate bhadraiṣāṃ lakṣmīr nihitādhi vāci || Col sacrificio essi erano andati sulla traccia della parola: di lei trovarono che era penetrata nei poeti; portandola fuori, la diffusero in molti luoghi. E lei i sette metri acclamano insieme yajñena vācaḥ padavīyam āyan tām anv avindann ṛṣiṣu praviṣṭām | tām ābhṛtyā vyadadhuḥ purutrā tāṃ saptarebhā abhi saṃ navante ||

60 Kavi vedico Membro di un sodalizio
Certamina: rivalità e contesto guerriero uccelli manas / hṛd / dhī / vipra : capacità evocativa, visione, e suono: vate e poeta ispirato tecnico dei metri: chandas: chad / chand: funzione estetico-edonistica - κοíης / κοεω / ακουω / caveo

61 ā ī ū ṛ ṝ ḷ ṅ ñ ṭ ḍ ṇ ś ṣ ṃ ḥ


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