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UNIVERSITA’ DI MODENA E REGGIO EMILIA Prof. Maria Angela Becchi Medicina di Comunità Metodi e Strumenti organizzativi della Medicina di Comunità CdL in.

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1 UNIVERSITA’ DI MODENA E REGGIO EMILIA Prof. Maria Angela Becchi Medicina di Comunità Metodi e Strumenti organizzativi della Medicina di Comunità CdL in Medicina e Chirurgia 5° anno a.a

2 Metodologia Medica Metodo della Medicina clinica tradizionale Metodo clinico diagnostico- terapeutico Metodo della Medicina di Comunità Metodo clinico- assistenziale- organizzativo- relazionale

3 Pazienti complessi che richiedono continuità delle cure 1.Integrazione Verticale (fra Ospedale e Servizi territoriali) Orizzontale (fra servizi sanitari, fra servizi sanitari e sociali) 2.Coordinamento di attività erogate da professionisti diversi di una stessa equipe di attività erogate da equipe diverse 3.Alleanza terapeutica Educazione Terapeutica di paziente e famiglia Supporto dei servizi Organizzazione, monitoraggio e verifica di Percorsi di Cura e Assistenza alla persona Metodo organizzativo della Medicina di Comunità 1.Procedure organizzative (Strumento della integrazione) 2.Responsabilità e Linee di Responsabilità (Strumenti del coordinamento) 3.Istruzioni operative (Strumenti della Educazione Terapeutica) Attività di equipes multiprofessionali

4 Il metodo organizzativo della Medicina di Comunità si basa su attività di Equipes Multiprofessionali

5 Equipe Multiprofessionale Significato E’ l’insieme dei professionisti sanitari e/o sociali che in modo integrato e coordinato rispondono ai bisogni multidimensionali di salute dei pazienti complessi che richiedono contemporaneamente prestazioni diverse (diagnosi, cura, riabilitazione, assistenza tutelare, educazione sanitaria e terapeutica, informazione e counselling) Se il paziente è assistito a domicilio l’Equipe prevede anche i familiari e altre persone che forniscono aiuto (assistenti retribuiti, volontariato)

6 Equipe Multiprofessionale Scopo Realizzare un approccio integrato e unitario (= coordinato) al paziente complesso con presa in carico globale e continua nella rete dei servizi

7 Equipe Multiprofessionale Principi Linguaggio comune: i professionisti devono comunicare fra loro usando termini comuni, in riferimento a salute e bisogni di salute, offerta dei servizi, risultati, esiti di cure e assistenza Metodi e strumenti condivisi: ogni professionista deve usare metodi e strumenti del proprio specifico professionale e metodi e strumenti del lavoro di equipe Coordinamento: le varie prestazioni professionali devono essere coordinate sul paziente attraverso la identificazione di un coordinatore (operatore della Equipe identificato in modo flessibile sulla base della complessità del paziente e del carico prevalente, di competenze ed esperienza) Relazioni interpersonali: i professionisti devono sapere relazionarsi fra loro e con pazienti e famiglie adottando i principi della comunicazione (ascoltare, parlare), della fiducia, del reciproco aiuto, del rispetto di opinioni diverse

8 Equipe Multiprofessionale Tipologie a Attività Equipe del PUA (Punto Unico di Accesso ai servizi territoriali). E’ nel Distretto Operatori: Medico Distretto, Infermiere Territoriale, Assistente Sociale Attività 1.riceve le segnalazioni dei pazienti (da H, Domicilio, Residenza) per l’accesso a servizi territoriali (AD, AR, SS). 2.Decide la attivazione dei servizi territoriali appropriati: UVG-UVM (per valutazione P) o Servizi AD o AR o SS (per assistere P) 1. Equipe organizzativa

9 Unità di Valutazione Geriatrica (UVG), Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM). Operatori: Medico (Geriatra, Psichiatra, Pediatra o MMG) + Infermiere Territoriale + Assistente Sociale del Comune di residenza del P 2. Equipe Valutativa Attività: 1.si reca nel luogo di assistenza del paziente: H, Residenza, Domicilio 2.effettua VM + PAI 3.definisce il setting assistenziale più appropriato (domiciliare o residenziale) 4.Segnala al PUA il setting appropriato

10 3. Equipes operative Equipe di ADI Operatori: MMG, IT, OSS Attività: –cura e assistenza con accessi individuali, programmati –VM + PAI se non fatti in precedenza Equipe di Residenza Operatori: MMG o Medico di Residenza, Infermiere di Residenza, OSS di Residenza Attività: cura e assistenza con prestazioni individuali, programmate

11 3. Equipes Operative Equipe di Reparto ospedaliero Operatori: MO, CS, OSS Attività: –Attuali: cura, assistenza infermieristica, tutelare –Richieste: VM + PAI (per DOP)

12 Le equipes multiprofessionali consentono di sviluppare i Percorsi di Cura e Assistenza

13 Insieme delle attività clinico-assistenziali-organizzative appropriate a rispondere ai bisogni multidimensionali del Paziente nelle diverse fasi di malattia (esordio, fase acuta, fase post-acuta, cronicizzazione, riacutizzazioni, fase terminale) erogate da Operatori diversi, avente come obiettivo finale la presa in carico globale e continua del paziente nella rete dei servizi, accompagnandolo nelle fasi di accesso, utilizzo dei vari servizi e nel passaggio dall’uno all’altro. Percorso di Cura e Assistenza (PCA)

14 Caratteristiche di un Percorso di Cura e Assistenza 1.Scaturisce dalla valutazione multidimensionale di bisogni effettuata in equipe nei nodi della rete in cui il paziente viene visto (ambulatori, domicilio, residenze, ospedale) 2.E descritto dal Piano Assistenziale Individuale (PAI) steso in equipe a vari regimi (ambulatoriale, domiciliare, residenziale, ospedaliero) e a diversa intensità assistenziale (intensivo, estensivo, di lungoassistenza) 3.Prevede la costante sorveglianza clinico-assistenziale del paziente nelle varie fasi della malattia secondo Linee Guida diagnostico-terapeutiche (esordio, fase acuta, fase postacuta, fase di stabilità, ricadute, complicanze, terminalità) e nei vari settings assistenziali attivati 4.Prevede il coordinamento delle attività erogate dai singoli professionisti di ogni equipe (Coordinatore di equipe) e dell’intero PCA (Coordinatore del PCA) 5.Prevede l’ accompagnamento del paziente nell’accesso e dimissione dai servizi secondo Procedure organizzative e linee di Responsabilità fra equipe diverse 6.Prevede verifica periodica della appropriatezza del PAI, dei risultati di servizio (risorse utilizzate, processi attuati, costi sostenuti) ed esiti su paziente e famiglia (salute, autonomia, qualità di vita, soddisfazione)

15 Percorsi di Cura e Assistenza Esempi 1.Dimissione Ospedaliera Protetta (DOP) 2.Percorsi di Cura e Assistenza nelle patologie croniche: Patologie croniche neurologiche e osteo-oarticolari con disabilità progressiva Patologie dismetaboliche ed endocrine Disturbi psichici AIDS IRC e BPCO Cardiopatia cronica e scompenso cardiaco Esiti di ictus cerebrale Esiti di fratture del femore

16 E’ la dimissione dall’Ospedale di Pazienti che hanno superato la “fase critica” che ha determinato il ricovero, ma che non hanno ancora esaurito lo “stato di bisogno” e per i quali è necessario formulare prima della dimissione un piano di interventi socio-sanitari che garantisca la continuità assistenziale nei servizi territoriali domiciliari o residenziali 1. Dimissione Ospedaliera Protetta (DOP)

17 Collegamento funzionale fra Ospedale e Servizi territoriali E’ definito da Procedura organizzativa DOP: documento che definisce: Tappe del processo, operatori, strumenti (“chi fa, che cosa, come”) responsabilità e linee di responsabilità Strumenti di comunicazione 1.Equipe ospedaliera di reparto: MO, Infermiere, OSS 2.Equipe valutativa: ospedaliera o territoriale: UVM (medico, infermiere territoriale, AS) 3.Equipe territoriale domiciliare o residenziale: MMG, Infermiere, OSS La DOP richiede una buona organizzazione

18 Paziente dimissibile da Reparto per acuti Procedure organizzative di Continuità Assistenziale da Ospedale Dimissione e accesso ad ADI Trasferimento in Lungodegenza Dimissione con accesso a Servizi di Specialistica ambulatoriale (CAD, Amb. Scompenso..) Segnalazione a Reparti (Modulo) Segnalazione a PUA Distretti (Modulo ADI) Segnalazione a PUA Distretti (Modulo UVG,UVM) Segnalazione al MMG (Lettera di dimissione) Dimissione e accesso a RSA, RP, Hospice Dimissione con accesso a Presidi e Ausili Richiesta del MO (Modulo) DOP

19 Modello organizzativo DOP sperimentale PUA di H PUA di Distretto Ospedale di Baggiovara Pianificazione della “probabile dimissione difficile” da parte di un Case Manager Infermieristico ospedaliero Distretto di Modena

20 Modello DOP sperimentale PUA di Ospedale Rischio Alto Esempi di Paziente ad Alto Rischio di “dimissione difficile”: 1.Pazienti tracheostomizzati (eleggibili per RSA ad elevata Intensità assistenziale) 2.Pazienti con ictus o frattura (eleggibili per RSA riabilitativa) 3.Pazienti non autonomi con famiglia che non garantisce la sostenibilità dell’ADI (eleggibili per RP) 4.Pazienti con polipatologia a rischio di riacutizzazione (eleggibili per LDG/DPA) MedioBasso Funzioni: ricezione delle segnalazioni dei “Pazienti a rischio di dimissione difficile” (segnalati dai Reparti: MO + CS) e coordinamento dei percorsi per la DOP Strumento: BRASS Index (Scheda Informatizzata) Risorse: 1 Infermiere Case Manager (proveniente dal Distretto di Modena) + 1 AS (in ospedale del Comune di Modena)

21 Età 0= 55 anni o meno 1= anni 2= = 80 e più Condizione di vita e supporto sociale (una sola opzione) 0= vive con il coniuge in grado di dare supporto 1= vive con la famiglia/badante 2= vive solo con il sostegno di familiare/i 3= vive solo con il sostegno di amici/conoscenti 4= vive solo senza alcun sostegno o con coniuge non in grado 4= assistenza domiciliare/residenziale Stato funzionale (ogni opzione osservata) 0= autonomo (indipendente in ADL e IADL) Dipendente in 1= alimentazione/nutrizione 1= igiene, abbigliamento 1= andare in bagno 1= spostamenti/mobilità 1= incontinenza intestinale 1= incontinenza urinaria 1= preparazione del cibo 1= responsabilità nell’uso di medicinali 1= capacità di gestire il denaro 1= fare acquisti 1= utilizzare i mezzi di trasporto Stato cognitivo (una sola opzione) 0= orientato 1= disorientato in alcune sfere* qualche volta 2= disorientato in alcune sfere* sempre 3= disorientato in tutte le sfere* qualche volta 4= disorientato in tutte le sfere* sempre (anche delirium) 5= comatoso *sfere: spazio, tempo, luogo, sè Modello comportamentale (ogni opzione osservata) 0= appropriato 1= vagabondaggio 1= agitato 1= confuso 1= altro Mobilità (una sola opzione) 0= deambula 1= deambula con aiuto ausili 2= deambula con assistenza 3= non deambula Deficit sensoriali (una sola opzione) 0= nessuno 1= deficit visivi o uditivi non corretti 2= deficit visivi e uditivi non corretti Ricoveri pregressi o accessi a PS (una sola opzione) 0= nessuno negli ultimi 3 mesi 1= 1 negli ultimi 3 mesi 2= 2 negli ultimi 3 mesi 3= più di 2 negli ultimi 3 mesi Problemi clinici attivi (una sola opzione) 0= 3 problemi clinici 1= da 3 a 5 problemi clinici 2= più di 5 problemi clinici Farmaci assunti (una sola opzione) 0= meno di 3 farmaci 1= da 3 a 5 farmaci 2= più di 5 farmaci Punteggio totale …………………………………………………… BRASS Index (Blaylock Risk Assessment Screening Score (Blaylock 1992)

22 Indice di rischio Punteggio Significato 0-10 Rischio Basso Soggetti a basso rischio di dimissione difficile o di problemi dopo la dimissione. Non richiedono particolare impegno per l’organizzazione della dimissione Rischio medio Soggetti a medio rischio di dimissione difficile per problemi legati a situazioni cliniche complesse che richiedono istituzionalizzazione ≥ 20 Rischio alto Soggetti ad alto rischio di dimissione difficile per problemi rilevanti che richiedono continuità di cura e assistenza in Strutture

23 Chi: MO + CS Dove*: a Servizio di H o di Distretto Come**: rilevazione criticità, invio Scheda segnalazione Valutazione Paziente Chi: UVM di H o di Distretto Dove: in Reparto Come: colloquio con F + VM + PAI Scelta e Attivazione ST Chi: UVM Distretto Dove: NODO,RSA, RP Come: telefono DOP Identificazione del paziente eleggibile per DOP e segnalazione al Servizio preposto Schema attuale per DOP **Come: 1.Scheda Brass (sperimentale) 2.criteri medici non standardizzati Chi: MO Dove: domicilio,RSA, RP Come: lettera di dimissione *Dove: ogni Azienda ha la sua organizzazione 1.Nei grossi H: servizio DOP 2.In ogni Distretto: PUA

24 Note Nella RER la attivazione della UVM/UVG dall’Ospedale viene fatta solo per pazienti eleggibili per RSA/CP o per NODO I criteri di eleggibilità per RSA/RP sono giudicati tali dal MO, che attiva la UVM. Fatta eccezione per la sperimentazione di Baggiovara non viene seguita una Scheda guida per la rilevazione delle criticità Se il paziente va in ADI (non NODO), la valutazione viene fatta a domicilio dal team domiciliare

25 Chi: CS Dove: a Servizio di H o PUA di Distretto Come: invio Scheda segnalazione delle criticità Valutazione Paziente Chi: UVM di H o di Distretto Dove: in Reparto Come: colloquio con F + VM + PAI Scelta e Attivazione ST Chi: UVM di Distretto Dove: Servizi in rete (ADI, RSA, RP) Come: telefono DOP Identificazione del paziente eleggibile per DOP Schema appropriato per DOP Segnalazione del Paziente Chi: MO + CS Dove: reparto Come: VM (Checklist ICF) Chi: MO Dove: ADI, RSA, RP Come: Scheda PAI

26 Scheda di segnalazione del paziente al servizio DOP Complessità del pazienteStrumentoGiudizio SanitariaISM AssistenzialeBarthel AmbientaleScheda ICF

27 Note E’ necessario che tutti i nuovi medici abbiano competenze per: 1.Rilevare i bisogni multidimensionali 2.Individuare le criticità e segnalarle al Servizio DOP (secondo Procedura aziendale) 3.Stendere il PAI alla dimissione (concordato con UVM) come allegato o sostituzione alla tradizionale Lettera di Dimissione

28 2. Percorso di Cura e Assistenza (PCA) (es. Demenza) Insieme delle attività clinico-assistenziali- organizzative-relazionali appropriate a rispondere ai bisogni multidimensionali di salute del Paziente con Demenza e della sua Famiglia nelle diverse fasi della malattia e nei diversi setting assistenziali (domicilio, residenza, semiresidenza, ospedale)

29 Fasi della demenza 1.Fase prodromica/preclinica/esordio: è la fase in cui le manifestazioni cliniche sono sfumate I primi disturbi a comparire sono deficit cognitivi di memoria con difficoltà nel ricordare eventi recenti (amnesia) o i nomi delle persone o di cose familiari (anomia) Le rimanenti funzioni cognitive sono inizialmente normali, poi via via compaiono anche incapacità a riconoscere persone od oggetti (agnosia), difficoltà a tradurre il pensiero in linguaggio (afasia), difficoltà ad eseguire movimenti finalizzati (aprassia), difficoltà a scrivere (agrafia), ad eseguire compiti complessi (rallentamento psicomotorio) A questi disturbi cognitivi si aggiungono disturbi emozionali (ansia, depressione) I disturbi cominciano a compromettono le attività lavorative e sociali complesse e solo lievemente le attività della vita domestica e di cura della persona. Usualmente vengono abbandonati hobby e interessi

30 Fasi della demenza 2.Fase diagnostica: è la fase in cui viene fatta la diagnosi clinica di demenza sulla base dei criteri del DSM IV: presenza di deficit cognitivi (amnesia) e di almeno un’altra funzione cognitiva (agnosia, aprassia, afasia, anomia…), di entità tale da compromettere le attività della vita quotidiana, lavorativa, sociale e di relazione, con peggioramento significativo rispetto al livello di funzionamento acquisito

31 Fasi della demenza 3.Fase di stato è la fase in cui si osserva una progressione dei disturbi cognitivi con perdita grave della memoria, difficoltà a riconoscere le persone anche familiari, perdita del linguaggio Si accentuano i disturbi comportamentali e relazionali con alterazioni dell’umore (ansia, depressione, euforia, labilità emotiva), disturbi psico-motori (vagabondaggio, affaccendamento afinalistico), agitazione (aggressività verbale o fisica), alterazioni della personalità (apatia, disinibizione, irritabilità) Si osserva compromissione di varie funzioni con comparsa di disturbi vari (inappetenza, insonnia, alterazioni ritmo sonno-veglia, incontinenza urinaria e intestinale) Si osserva progressiva perdita della autonomia nelle attività giornaliere e nel movimento ed il rischio di cadute è elevato

32 Fasi della demenza 3.Fase delle complicanze e della morte: è la fase in cui il paziente è totalmente non autonomo e incontinente, per lo più allettato, incapace di comunicare, talora in stato vegetativo In questa fase compaiono disidratazione e malnutrizione che richiedono alimentazione artificiale, piaghe da decubito ed infezioni cutanee, urinarie, polmonari frequentemente responsabili del decesso

33 In ogni fase della malattia si deve adottare l’approccio bio-psico-sociale 1.Rilevazione dei bisogni multidimensionali di paziente e famiglia 2.Stesura del PAI 3.Attivazione della partecipazione di paziente e famiglia 4.Erogazione degli interventi integrati e continui

34 Aspetti ambientaliBarriereFacilitatori Servizi, prodotti e tecnologia Non attivatiAttivati Ambiente di vita (abitazione e risorse economiche) Abitazione non idonea Reddito insufficiente Abitazione idonea Relazioni e sostegno sociale (nucleo familiare e persone che forniscono aiuto) Caregiver anziano Non suddivisione dei compiti assistenziali fra familiari Caregiver Familiari disponibili Aiuto domiciliare Atteggiamenti delle persone e relazioni familiari Conflitti familiari Sfiducia nei servizi Familiari disponibili 1. Rilevazione dei bisogni di P/F a. Aspetti ambientali

35 Fase della demenzaBisogni del pazienteBisogni della famiglia Fase di esordio (demenza lieve) 1.Menomazioni di funzioni mentali disturbi cognitivi: amnesia, afasia, agrafia, aprassia, agnosia, anomia, disorientamento disturbi emozionali: ansia, depressione 2.Limitazioni di attività e partecipazione incapacità di attività lavorative e sociali complesse, lieve compromissione delle attività domestiche, abbandono di hobby e interessi 1.disturbi emozionali: ansia, preoccupazione, paura 2.non conoscenza dei disturbi e dei sintomi 3.difficoltà a descrivere i disturbi e comunicarli ai professionisti consultati (MMG, Medici Specialisti MS) 1. Rilevazione dei bisogni di P/F b. Menomazioni e Limitazioni (legati alle varie fasi della demenza)

36 Fase della demenzaBisogni del pazienteBisogni della famiglia Fase diagnostica1.Menomazioni di funzioni mentali disturbi cognitivi: amnesia, afasia, agrafia, aprassia, agnosia, anomia, disorientamento disturbi emozionali: ansia, depressione 2.Limitazioni di attività e partecipazione incapacità di attività lavorative e sociali complesse, lieve compromissione delle attività domestiche, abbandono di hobby e interessi 1.disturbi emozionali: ansia, preoccupazione, paura 2.difficoltà a comunicare con i medici per comprendere la malattia la sua evoluzione, la prognosi, il significato dei referti medici 3.Difficoltà a attuare l’iter diagnostico 1.Rilevazione dei bisogni di P/F b. Menomazioni e Limitazioni (legati alle varie fasi della demenza)

37 Fase della demenzaBisogni del pazienteBisogni della famiglia Fase di stato (demenza media e grave) 1.Menomazioni di funzioni mentali Disturbi cognitivi: aggravamento dei sintomi, perdita della memoria e del linguaggio Disturbi emozionali: ansia, depressione, euforia, labilità emotiva, irritabilità Disturbi comportamentali: vagabondaggio, affacendamento afinalistico, agitazione e aggressività, disinibizione 2.Menomazione di altre funzioni Incontinenza, insonnia, inappetenza, instabilità posturale, cadute 3.Limitazione di attività e partecipazione Difetti di comunicazione, non autonomia nelle ADL e movimento 1.Conoscere i servizi formali e informali 2.Acquisire competenze per il self-care, 3.Avere continuità di cura e assistenza dai servizi 4.Avere il supporto psicologico e operativo dei professionisti 1. Rilevazione dei bisogni di P/F b. Menomazioni e Limitazioni (legati alle varie fasi della demenza)

38 Fase della demenza Bisogni del pazienteBisogni della famiglia Fase delle complicanze e della morte (demenza terminale) 1.Menomazioni di tutte le funzioni mentali, talora anche della coscienza (stato vegetativo) e di tutte le funzioni vegetative 2.Limitazione di attività e partecipazione: non comunicazione, totale non autonomia, allettamento 3.Complicanze: infezioni, decubiti 1.Burn-out del caregiver 1. Rilevazione dei bisogni di P/F b. Menomazioni e Limitazioni (legati alle varie fasi della demenza)

39 2. Stesura del PAI (es. Fase di stato della Demenza) Assessment multidimensionale Aspetti rilevatiInterventi Aspetti ambientali 1.Servizi, prodotti, tecnologia 2.Ambiente di vita 3.Relazioni e sostegno sociale 4.Atteggiamenti delle persone Barriere 1.Servizi non attivati 2.Abitazione non idonea, reddito basso 3.Caregiver anziano, non aiuti da altri familiari 4.Conflitti familiari, sfiducia nei servizi 1.Attivazione dei servizi (domiciliari, residenza sollievo, residenza, definitiva), presidi e ausili 2.Adattamenti ambientali (eliminazione barriere, istallazione presidi per attività giornaliere…) richiesta benefici economici 3.Supporto al caregiver 4.Responsabilizzazione familiari Facilitatori 1.Servizi attivati 2.Abitazione idonea, reddito sufficiente 3.Collaborazione di tutta la famiglia, aiuto retribuito Educazione terapeutica al self-care Aspetti sanitari 1.Funzioni mentali 2.Altre funzioni Menomazioni: 1.cognitive, emozionali, comportamentali 2.Insonnia, incontinenza, inappetenza, instabilità posturale Somministrazione farmaci Interventi tutelari Aspetti assistenziali Attività e partecipazione Limitazioni 1.Comunicazione 2.Attività giornaliere e movimento Decodificazione bisogni Aiuto, sostuituzione

40 3. Attivazione della Partecipazione di Paziente e Famiglia Obiettivi Partecipazione Paziente 1.Mantenere il più possibile le attività della vita quotidiana e la partecipazione alla vita sociale 2.Mantenere il più possibile le attività cognitive di base (lettura, scrittura, calcolo), la memoria (oggetti personali, foto) 3.Attuare un approccio psicologico e relazionale positivo: dimostrare affetto, non richiedere fretta 4.Stimolare interessi, stimolare la comunicazione Partecipazione Famiglia 1.Conoscere la Famiglia 2.Informare la Famiglia sulla malattia e sui bisogni che scaturiscono dalla malattia 3.Ascoltare i bisogni del Caregiver 4.Responsabilizzare il Caregiver 5.Concordare il self-care 6.Formare al self-care (educazione terapeutica) 7.Attribuire empowerment 8.Creare alleanza terapeutica

41 1.Somministrazione dei farmaci 2.Trattamenti vari sanitari 3.Controllo di parametri vitali e funzioni 4.Riconoscimento di eventi sentinella e di sintomi acuti 5.Gestione della mobilità 6.Gestione delle attività della vita quotidiana 7.Gestione degli aspetti cognitivo-comportamentali 8.Gestione della sicurezza 9.Gestione di aspetti psicologici nella relazione di cura 10.Accesso e rapporti con i servizi 11.Prevenzione e gestione dello stress del caregiver Aspetti di self-care nella Demenza

42 Riconoscimento di eventi sentinella Es. Confusione mentale acuta Il caregiver deve essere addestrato a: conoscere i sintomi e i segni: cambiamenti del comportamento abituale (agitazione, disturbi del linguaggio, disorientamento, sopore ad insorgenza acuta e durata generalmente breve) creare un ambiente favorevole: rassicurare, fare compagnia, ridurre i rumori, tenere l’ambiente illuminato, non sedare in modo autonomo rilevare i parametri vitali e contattare i servizi territoriali competenti

43 Gestione della sicurezza AspettoContenuti formativi (cosa deve insegnare l ’ operatore) Obiettivi formativi (cosa deve imparare il caregiver) Gestione della sicurezza Prevenire danni al pazienteIl Caregiver deve essere addestrato a:  adattamenti ambientali: corrimano, pavimenti antisdrucciolo, eliminazione delle le barriere fisiche (tappeti, scarsa illuminazione..)  abbigliamento: calzature chiuse, suola di gomma  percorsi privi di barrire architettoniche, tappeti antisdrucciolo (nel bagno) Prevenire danni a persone o cose Il Caregiver deve essere addestrato a:  adattamenti ambientali: valvole di sicurezza per gas, elettricit à, campanelli di emergenza Gestione di eventi avversiIl Caregiver deve essere addestrato a:  riconoscere e intervenire in caso di caduta, confusione mentale, alterazioni comportamento, eventi avversi a farmaci, difficolt à a respirare, deglutire

44 Prevenzione e gestione dello stress del caregiver AspettoContenuti formativi (cosa deve insegnare l ’ operatore) Obiettivi formativi (cosa deve imparare il caregiver) Prevenzione e gestione dello stress del caregiver (prevenzione burnout) Sviluppare abilit à di copingIl Caregiver deve essere addestrato a:  ricercare aiuto in altri familiari, personale retribuito, volontariato  mantenere relazioni sociali  conservare attivit à di svago  usare tecniche di rilassamento  sviluppare abilit à di problem solving (soluzioni pratiche ai problemi)  ricercare aspetti positivi della assistenza Evitare comportamenti negativi Il Caregiver deve essere addestrato ad evitare:  isolamento  colpevolizzazione  continua disponibilit à nei confronti del malato Riconoscere i sintomi del burnout e ricorrere ai servizi di supporto Il Caregiver deve essere addestrato a prestare attenzione ai seguenti sintomi:  psicologici e comportamentali: insonnia o ipersonnia, stanchezza eccessiva, perdita di interessi, costante tristezza, rabbia  fisici: dimagrimento o aumento di peso, abuso di alcool o farmaci,

45 4. Erogazione degli interventi integrati e continui 1.Attivare le risorse (operatori e forniture come indicato nel PAI): Responsabile: Coordinatore delle singole equipe dei luoghi di cura 2.Visitare il paziente: Responsabili: singoli operatori dei luoghi di cura. E’ loro compito: controllare lo stato di salute (singolarmente) rilevare nuovi bisogni (singolarmente) ridefinire il PAI (in equipe): per intensità e luogo di cura 3.Supportare il Caregiver (singolarmente): supporto psicologico e operativo


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