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La frontiera della produzione

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Presentazione sul tema: "La frontiera della produzione"— Transcript della presentazione:

1 La frontiera della produzione
In figura la frontiera della produzione, per l’universo di operatori del sistema S, che dispone di un solo fattore produttivo F e produce, con le imprese di mercato M e con l’operatore pubblico CG, due beni A e B. FB sulle ordinate indica il massimo prodotto di B, quando tutto F è devoluto a tale scopo, mentre FA sulle ascisse indica il massimo prodotto di A, quando tutto F è destinato alla produzione di A. B FB A' B''' B'' B' Le tre linee r, s, t indicano tre possibili ipotesi di frontiera della produzione, in relazione al fatto se le produzioni di A e B sono, rispettivamente, a costi crescenti, costanti o decrescenti. r s In tutti e tre i casi su ogni punto della frontiera vi è una possibile combinazione di A e di B, tale per cui non si può aumentare la quantità di A se non a spese di B e viceversa. t FA A

2 La frontiera della produzione
Con produzione a costi crescenti, la frontiera della produzione è concava verso l’origine degli assi cartesiani in quanto, muovendo da FB e riducendo le risorse dedicate alla produzione di B, per una stessa riduzione nella quantità di B si hanno incrementi via via minori nella quantità di A. B FB Con produzione a costi costanti la frontiera della produzione è una retta, con pendenza data dal rapporto fra le quantità di B e di A che si ottengono con un’unità di risorse F. r ∆B ∆1A Con produzione a costi decrescenti, la frontiera della produzione è convessa verso l’origine degli assi cartesiani in quanto, muovendo da FB e riducendo le risorse dedicate alla produzione di B, per una stessa riduzione nella quantità di B si hanno incrementi via via maggiori nella quantità di A. s ∆B ∆2A t ∆B ∆3A FA A

3 La frontiera della produzione
Un punto I all’interno della frontiera della produzione (sia essa una qualsiasi delle tre considerate), che consente di produrre 0AI e 0BI, non è efficiente, dal punto di vista della produzione di A e B. B FB Infatti, è sempre possibile accrescere la produzione di B senza ridurre quella di A (spostamenti nei tre diversi PB) e viceversa (spostamenti nei tre diversi PA) o, addirittura, accrescere la produzione di entrambi. r s AI I BI t FA A

4 Ottima combinazione dei fattori produttivi
Per individuare l’ottima combinazione fra fattori produttivi dobbiamo considerare il rapporto fra i loro costi e confrontarlo con il rapporto fra le diverse dosi di fattori occorrenti per produrre una data unità di prodotto. Supponiamo di avere solo due grandi categorie di fattori, come il lavoro, L, e il capitale, K, per lavorare una data materia prima: se aumentiamo le unità di lavoro, a parità di unità di capitale, possiamo accrescere il prodotto ottenuto, per una data quantità di materia prima; altrettanto, se accresciamo le unità di capitale a parità di unità di lavoro. L’impiego dei due fattori produttivi, per ogni quantità prodotta, sarà ottimale se i) non è possibile aumentare la produzione aumentando le dosi di uno dei due fattori produttivi e riducendo l’altro, con costi complessivi invariati e ii) non è possibile produrre quella stessa quantità mediante una diversa combinazione dei due fattori produttivi, che comporti una riduzione dei costi.

5 Ottima combinazione dei fattori produttivi
A e B sono combinazioni inefficienti di capitale e lavoro, mentre C e D sono combinazioni efficienti (rispettivamente, per la quantità Q1 e per la quantità maggiore Q3). K r1 A parità di costi complessivi (siamo sullo stesso isocosto, r1!) B consente di produrre una quantità Q2 maggiore della quantità Q1 ottenibile con A. A B C, invece, consente di produrre la stessa quantità Q1 ottenibile con A, ma a un minor costo complessivo (siamo, infatti, su un isocosto più vicino all’origine, r2). D C Q3 Q2 Q1 r2 L

6 Allocazione ottimale dei fattori produttivi tra le diverse produzioni
0B L K KB LB IB,4 IB,3 IB,2 IB,1 IA,1 IA,2 IA,4 IA,3 KA LA

7 L’efficienza negli scambi
0j a b bj aj Ij,4 Ij,3 Ij,2 Ij,1 Ii,1 Ii,,2 Ii,4 Ii,3 bi ai

8 I costi comparati di Ricardo e il commercio internazionale
Beni Costi unitari di produzione in termini di lavoro Paese ricco, R Paese povero, P a 4 6 b 8 10 Il costo comparato (o relativo) può essere definito in due modi: come rapporto tra i costi unitari delle due merci nello stesso paese oppure come rapporto tra i costi unitari della stessa merce nei due paesi. Nel nostro esempio i costi comparati del bene a in termini del bene b sono 0,5 (= 4/8) in R e 0,6 (= 6/10) in P. In alternativa, i costi comparati tra il paese ricco e quello povero sono 0,67 (= 4/6) per il bene a e 0,8 (= 8/10) per il bene b.

9 I costi comparati di Ricardo e il commercio internazionale
La proposizione di base della teoria (ricardiana) dei vantaggi comparati individua quale condizione perché si abbia commercio internazionale tra due paesi l’esistenza di una differenza nei rispettivi costi comparati (espressi nell’uno o nell’altro modo). Condizione solo necessaria, però; perché vi sia commercio, infatti, occorre anche che la ragione di scambio internazionale (cioè il rapporto al quale le due merci vengono scambiate tra i due paesi) sia compresa tra i costi comparati nei due paesi. Proseguendo nel nostro esempio, il paese ricco ha su quello povero un vantaggio relativamente maggiore (comparato, appunto) nella produzione del bene a (costi inferiori del 33%) che in quella del bene b (costi inferiori del 20%). Alternativamente, il paese povero ha rispetto a quello ricco uno svantaggio relativamente minore nella produzione del bene b (costi superiori del 25%) che in quella del bene a (costi superiori del 50%).

10 I costi comparati di Ricardo e il commercio internazionale
Pertanto, ragionando con riferimento alla prima definizione di costi comparati, se la ragione di scambio internazionale è compresa tra 0,5 e 0,6, il paese ricco esporterà il bene a verso il paese povero e importerà da questo il bene b, con beneficio per entrambi. Notiamo che, avendo espresso i costi comparati del bene a in termini del bene b, il flusso commerciale vede il paese ricco esportare a (contro b) e il paese povero esportare b (contro a). Immaginiamo, infatti, che la ragione di scambio internazionale sia 0,55 (cioè 0,55 unità di b per unità di a): il paese ricco otterrà allora col commercio internazionale 0,55 unità di b per un’unità di a (mentre all’interno ne avrebbe solo 0,5 unità) e il paese povero potrà procurarsi un’unità di a con solo 0,55 unità di b (mentre all’interno se ne richiedono 0,6).

11 I costi comparati di Ricardo e il commercio internazionale
Con gli scambi internazionali la frontiera della produzione si amplia! b a Retta della ragione di scambio internazionale (linea blu) Frontiera della produzione di R Frontiera della produzione con commercio internazionale (spezzata rossonera) Frontiera della produzione di P

12 Il criterio di Pareto per il massimo benessere collettivo
Benessere di i Benessere di j I ⟼ Pj I ⟼ Pi Miglioramenti paretiani deboli Pj Pi P Frontiera delle possibili utilità (Frontiera di Pareto) I ⟼ P Miglioramento paretiano forte I

13 Il criterio della compensazione: Hicks e Kaldor
Benessere di i Benessere di j Pj Pi P I E

14 Dal criterio di Pareto all’equilibrio di Nash al criterio OSFOB
RHyp Benessere di i Benessere di j Pj Pi U M N≡G Nj Ni I L

15 Dal criterio di Pareto all’equilibrio di Nash al criterio OSFOB
In termini analitici generali l’equilibrio di Nash nel tipo di gioco di contrattazione considerato corrisponde alla soluzione del seguente problema di massimizzazione: con 0 < α< 1. Dobbiamo, dunque, massimizzare il prodotto degli scostamenti ponderati di ciascuno dei due individui dal rispettivo livello di benessere iniziale in I. Gli esponenti dei fattori coi quali li ponderiamo misurano il potere di contrattazione dei due individui. La soluzione particolare illustrata nella figura precedente si ha nell’ipotesi che α= ½, cioè che i e j abbiano lo stesso potere negoziale. Si comprende, quindi, perché graficamente la ricerca della soluzione corrisponda alla determinazione del massimo rettangolo inscrivibile nella figura delimitata dalla frontiera di Pareto e dalle perpendicolari per I parallele agli assi coordinati.

16 La fruizione dei beni samuelsoniani
Q DA + DB DA DB QS PS CMg QA QB PB PA

17 Il bisogno collettivo di ‘regole’ e il dilemma dei prigionieri
Non confessa Confessa Casella I Casella II A e B sono scarcerati poco dopo A è condannato al massimo della pena e B è scarcerato quasi subito Casella III Casella IV A è scarcerato quasi subito e B è condannato al massimo della pena A e B ottengono uno sconto di pena del cinquanta per cento rispetto al massimo loro comminabile Non confessa Confessa

18 Il bisogno collettivo di ‘regole’ e il dilemma dei prigionieri
Nella sua forma più semplice il dilemma dei prigionieri è un gioco descritto dalla matrice dei payoff a fianco, che soddisfa, nell’ordinamento di preferenza di ciascuno dei due individui A e B, la seguente catena di disuguaglianze: T ≻ R ≻ P ≻ S T è la Tentazione di defezionare; R è la Ricompensa del cooperare; P è la Punizione dell’avido egoista; S è la ‘Sòla’ dell’ingenuo gabbato. Coopera Defeziona Casella I Casella II R, R S, T Casella III Casella IV T, S P, P Coopera Defeziona

19 Il bisogno collettivo di ‘regole’ e il dilemma dei prigionieri
Coopera Defeziona In teoria dei giochi si assume che i giocatori siano razionali e che la loro razionalità sia conoscenza comune. Ciascun giocatore è razionale, sa che anche l’altro giocatore è razionale, sa che l’altro giocatore sa che l’avversario è razionale etc. Inoltre, ciascun giocatore sa come l’altro valuta, cioè ordina, i possibili esiti del gioco. Casella I Casella II R, R S, T Casella III Casella IV T, S P, P La soluzione del gioco – il suo equilibrio di Nash – si determina con la procedura di eliminazione iterata di strategie strettamente dominate, qual è sia per A sia per B quella di ‘Cooperare’.

20 I beni indivisibili di Dupuit
Numero di utenti Un ipotetico operatore privato di mercato – assumendo che come minimo intenda coprire i costi, se non massimizzare il profitto – fisserebbe il prezzo Pm per un’utenza uguale a Qm. CFMe D In tal modo, poiché il costo marginale del servizio è – per ipotesi – nullo, si avrebbe un’inefficienza, ovvero la rinuncia alle utenze Q*Qm, con perdita in termini di rendita del consumatore eguale all’area del triangolo MQmQ*. CMg Pm Qm M Q*

21 I beni di Hotelling e le imprese pubbliche con prezzi politici
L’area del rettangolo azzurro ABEP* misura la sovvenzione necessaria per coprire la differenza tra il costo unitario per l’utenza Q* e il prezzo P*. Numero di utenti CMe D CMg Pm Qm M C B A L’area del trapezio rettangolo verde MEP*Pm misura l’incremento della rendita del consumatore conseguente all’ampliamento dell’utenza da Qm a Q*. Q* P* E

22 Consumo e prezzo fiscale per beni pubblici divisibili
Le curve di domanda si formano per somma orizzontale delle quantità domandate dai rappresentanti politici dei vari soggetti per ciascun ‘prezzo’ segnato in ordinate. Esempi: servizi relativi al bisogno di trasporti pubblici, di smaltimento dei rifiuti, di asili nido e d’infanzia. q q Q DA DT CMg P DB CMg P CMg P qB qA QT Quesito: Che accadrebbe se ipotizzassimo costi marginali e costi unitari crescenti?

23 Beni pubblici divisibili con consumo obbligatorio uniforme
Gli A potrebbero chiedere ai B di venire sulla loro posizione, con l’argomento per cui sicuramente qA anni di G danno loro un appagamento, anche se inferiore a quanto da essi preferito; certo, i B non potrebbero domandare allo stesso modo agli A di accedere alla quantità qB, perché essa non è compresa nella loro mappa di preferenze. L’impasse si supera grazie al criterio OSFOB che conduce alla quantità QG, per la quale le deviazioni percentuali dalle proprie preferenze sono uguali sia per gli A sia per i B. Allora i B potrebbero tentare di offrire agli A la soluzione della media aritmetica semplice, che alcuni ritengono capace di soddisfare a un criterio di equità. Q DB Ma con la media aritmetica semplice, gli A devono allontanarsi dalle proprie preferenze proporzionalmente molto più dei B. DA CMg P qA QG (qA + qB)/2 qB

24 Beni pubblici divisibili con consumo obbligatorio uniforme
QG – qA qA qB qB – QG = La condizione che QG deve soddisfare è la seguente: Con qualche semplice passaggio otteniamo: QG – qA qA qB qB – QG = QG – qA qA qB – qA qB – QG = 1+ QG – qA qA qB – qA qA + qB – 2QG = QG – qA qA qB – qA qB – QG = – 1 QG – qA qA qB – qA (qB + qA – 2QG) = QG qA qA + qB – qA qA + qB 2qA = 1 + QG qA qA + qB – qA qA + qB = QG qA + qA + qB qA = (qB – qA)

25 Beni pubblici divisibili con consumo obbligatorio uniforme
QG – qA qA qB qB – QG = La condizione che QG deve soddisfare è la seguente: Con qualche semplice passaggio otteniamo: QG – qA qA qB (qB – QG) = QG 2qA qB qA + qB = QG qA + qB qA = 2qB QG qA qA + qB = 1 + (qB – qA) (qA + qB) + QG qA + qB qA = QG qA + qA + qB qA = (qB – qA)

26 Beni pubblici indivisibili: la condizione di Samuelson
Q DA + DB DA La quota del prezzo fiscale PS (= CMg) che ciascuno dei due soggetti A e B deve sopportare corrisponde alla rispettiva valutazione marginale in termini monetari (qual è espressa dalla curva di domanda) della quantità di equilibrio QS. DB Ricordiamo che, per costruzione, la distanza QSPB (ovvero la valutazione marginale in termini monetari del soggetto B) è uguale alla distanza PAPS. QS PS CMg PB PA

27 Beni pubblici indivisibili: riparto dei costi OSFOB
RB L’inclinazione del segmento GBN, che individua tutte le possibili ripartizioni del costo di G, è – 1. Il prezzo fiscale di G per A e B è uguale alla lunghezza dei segmenti 0TA e 0TB, rispettivamente. I segmenti TBGB, TBE e 0TA hanno tutti la stessa lunghezza, poiché il triangolo TBGBE è isoscele. GB N TA TB E GA RA

28 Il modello di Niskanen. Sua validità per i vertici
Q Se l’area del triangolo ABE è uguale a quella del triangolo ECF, allora per la quantità QN (che, quindi, massimizza la soddisfazione del burocrate Niskaniano) la rendita (lorda) del consumatore – pari all’area del trapezio rettangolo 0AFQN – è uguale al costo totale – pari all’area del rettangolo 0BCQN. A B C F D E Qe CMg QN

29 Il modello di Niskanen “corretto” con Baumol
Lo schema di Niskanen appare troppo semplificato: è eccessivo, infatti, supporre che un comportamento della burocrazia quale il nostro Autore descrive non susciti alcuna reazione dei cittadini/utenti o dei loro rappresentanti, se non allorquando la rendita del consumatore sia del tutto esaurita. Possiamo però reinterpretarlo e “correggerlo” col modello dell’impresa elaborato da Baumol, nel quale i dirigenti perseguono la massimizzazione del fatturato, mentre gli azionisti sono interessati al massimo profitto. La conciliazione fra i due obiettivi determina, allora, il paradigma della massimizzazione del fatturato con il vincolo di un profitto minimo. Applicato alla burocrazia, esso diviene il paradigma della massimizzazione del bilancio dell’agenzia col vincolo di una rendita del consumatore minima.

30 Il modello di Niskanen “corretto” con Baumol
Q CT A C B QNB RSocT QN E Qe MinRC

31 L’inefficienza X Q CMg con inefficienza X A B F D CMg C Qne Nell’equilibrio per beni o servizi pubblici con inefficienza X l’offerta, Qne, è inferiore a quella ottimale, Qe, con rendite del consumatore e del produttore ben minori che con costi normali. E Qe

32 La maggioranza qualificata
Invece dell’unanimità si può optare, come suggerito dallo stesso Wicksell, per la maggioranza qualificata. Quale però? In merito è importante il contributo di Buchanan & Tullock ai quali si devono i concetti di i) “sfruttamento” di una parte sull’altra e di ii) inefficienza del processo decisionale. La capacità di sfruttamento, nella loro formulazione, si riduce man mano che aumenta la quota di votanti richiesta perché una delibera sia valida, sino ad annullarsi quando il voto sia unanime; l’inefficienza e il costo del processo decisionale, invece, crescono via via che si accresce la percentuale dei votanti richiesta per l’approvazione delle delibere. Le scelte distributive, escluse dallo schema di Wicksell, tornano in primo piano nella formulazione dei due Autori.

33 La maggioranza qualificata
Percentuale dei votanti 100% Costi esterni o di sfruttamento Costi di inefficienza delle decisioni Costi totali 50% 62%

34 La maggioranza qualificata
La somma delle due curve di costo dà la curva del costo totale, che consente di scegliere, nel suo minimo, il quorum di maggioranza ottimale. Quando si compiono le scelte costituzionali, che valgono per molto tempo, i costi esterni diventano molto importanti, mentre il tempo consumato per decidere ha minore rilevanza che per le decisioni immediate, trattandosi di grandi scelte di principio. Tende, quindi, ad emergere una “quasi unanimità”. Il ragionamento muta quando si considerano, invece, le decisioni correnti – post-costituzionali – in particolare sul bilancio annuale. In tal caso, poiché è importante prendere decisioni tempestive, si ipotizza una curva del costo delle decisioni ripida e si può preferire una maggioranza minore.

35 Regole costituzionali sull’equilibrio di bilancio
Il disavanzo di bilancio nell’anno t, Dt, è così esprimibile: Dt = Gt + iBt–1 – Tt La relazione tra debito pubblico e disavanzo nell’anno t può essere allora espressa nel modo seguente: Bt = Bt–1 + Dt = (1 + i)*Bt–1 + Gt – Tt Dividendo primo e secondo membro della precedente espressione per il PIL dell’anno t, Yt, e indicando con ‘dt’ e ‘bt’ il rapporto tra disavanzo e PIL e tra debito pubblico e PIL nell’anno t, otteniamo: bt Bt–1 + Dt Bt Yt = (1 + n) Dt bt–1 + Bt–1 Yt–1 dt bt (1 + i)*Bt–1 + Gt – Tt Bt Yt = (1 + n) (1 + i) (Gt – Tt) bt–1 +

36 Regole costituzionali sull’equilibrio di bilancio
In condizioni di stato stazionario, cioè con rapporto debito pubblico/PIL e rapporto disavanzo/PIL costanti nel tempo, otteniamo, sostituendo nella prima delle due ultime equazioni a bt e bt–1 il valore costante b: b (1 + n) + = d b (1 + n) + = d b (1 + n) n * = d Ponendo b = 0,6 otteniamo la seguente relazione tra valori di d e di n (n = d/(0,6 – d)) (in percentuale tutt’e due): d n 2 3,45 1 1,69 3 5,26

37 La pressione tributaria e la curva di Laffer
L’assieme dei tributi che gravano su un soggetto i, rapportati al reddito di i determinano la “pressione tributaria” individuale, Ti/Ri. Analogamente, per l’economia nel complesso T/R indica la pressione tributaria complessiva, ovvero il rapporto fra tributi e reddito nazionale lordo ufficiale o prodotto interno lordo (PIL). Questa nozione, apparentemente semplice, si complica non appena pensiamo a Ti/Ri come al prodotto dell’assieme delle aliquote richieste a i per i suoi imponibili ex ante rapportato al suo reddito quale modificato dal tributo; oppure vediamo Ti direttamente come gettito che i versa per effetto di tali aliquote ed imponibili – vuoi direttamente come contribuente nominalmente chiamato a pagare, vuoi tramite un sostituto di imposta, vuoi in conseguenza della traslazione dell’imposta gravante su altro contribuente di diritto.

38 La pressione tributaria e la curva di Laffer
La pressione fiscale individuale ex ante è perciò diversa da quella ex post, dopo che il tributo ha modificato le scelte del contribuente; ciò è reso evidente graficamente nella cosiddetta “curva di Laffer”. Sulle ascisse si pone la pressione tributaria ex ante, misurata come rapporto fra prelievo e reddito ex ante, rapportando il prodotto di ciascun imponibile ex ante e della rispettiva aliquota media al reddito ex ante del contribuente; sulle ordinate si pone l’introito. Il gettito complessivo cresce, via via che cresce la pressione tributaria ex ante, ma non indefinitamente. Alla pressione tributaria ex ante TL/R corrisponde il gettito massimo L, dopo di che l’aumento dell’aliquota, causando la contrazione del reddito ex post del contribuente, determina un gettito via via minore.

39 La pressione tributaria e la curva di Laffer
T T/R Nel grafico e nel relativo testo indichiamo in grassetto le grandezze – imponibile, gettito, reddito, pressione tributaria – ex ante, in corsivo le stesse grandezze ex post. TL/R L TM/R M TN/R N

40 La pressione tributaria e la curva di Laffer
Così in N abbiamo TN/R > TL/R, ma il gettito è minore che in L ed eguale a quello dato dall’aliquota TM/R in M. Ma poiché il reddito nazionale che si ha con l’aliquota TN/R, RN, è minore di quello che si ha con l’aliquota TM/R, RM, noi avremo ex post il fatto paradossale che – a parità di gettito – TM/RM < TN/RN, ossia anche che una aliquota minore può dare un gettito più elevato con minore pressione fiscale. Questo è particolarmente vero se non si considera il gettito di un solo anno, ma quello di un più ampio periodo, perché i contribuenti troppo tassati accrescono la programmazione fiscale per pagare meno, evadono anche di più e accumulano e intraprendono meno e lavorano meno, mentre si riduce l'afflusso di investimenti dall’estero. Il processo – che richiede, naturalmente, un certo tempo per esplicarsi – è anche simmetrico.

41 L’evasione fiscale Dal punto di vista economico, possiamo dire che vi è un costo tecnico costante dell’evasione (linea Cte in figura), che è più o meno grande, a seconda dei mezzi tecnici e delle attività personali poste in essere per evadere. Ad esempio, l’evasione mediante l’omissione di scritture contabili e fatture per fini fiscali comporta una doppia contabilità e il rischio che qualche cliente non paghi e qualche fornitore dia merce o servizi non idonei o fuori termini, senza che si possa protestare adeguatamente. Il contrabbando può richiedere di assoldare apposito personale o di truccare veicoli, depositi, contatori o di lavorare di nascosto o di notte, con paghe maggiorate al personale così impiegato.

42 L’evasione fiscale L’evasione può essere scoperta. Ciò dipende da diversi fattori: oltre ai costi sopportati dal contribuente, alla sua abilità e alla natura delle tecniche impiegate, la possibilità di scoprire l’evasione dipende i) sia dai mezzi che il fisco impiega per la verifica degli imponibili e per la riscossione dei tributi (e, dunque, dai costi che esso sopporta), ii) sia da un fattore casuale di rischio. Un’evasione scoperta, a sua volta, dà al contribuente un costo, che consiste nelle penalità che gli vengono inflitte, generalmente commisurate all’entità dell’imposta evasa, ma anche alla “pericolosità” delle tecniche impiegate per evadere e ai precedenti del contribuente in materia specifica di evasioni e con riguardo ad altri reati. Vi possono essere anche conseguenze “morali” o professionali di vario genere.

43 L’evasione fiscale Le pene non sono mai proporzionali all’ammontare evaso, perché quelle pecuniarie non possono salire oltre un certo limite, per insolvibilità degli evasori, mentre le pene detentive, pur graduate per la gravità dell’evasione, sono contenute fra un minimo e un massimo. Così la curva dei costi penali dell'evasione è concava. Quanto al ricavo dell’evasione, esso consiste nel tributo risparmiato; dipende, quindi, da due variabili, ossia la misura dell’aliquota e l’ammontare dell’imponibile. Dato un certo costo per il fisco, la linea del costo dell’evasione, costituita dalle sanzioni moltiplicate per la probabilità di essere scoperti è rappresentata dalla curva Cpen. Per semplicità si trascura il fatto che l’avversione al rischio è decrescente al crescere del reddito.

44 L’evasione fiscale Ad essa si può aggiungere la linea del costo morale e professionale dell'evasione, che sarà diversa da contribuente a contribuente e che, per la media, possiamo identificare in un valore costante sino a un certo punto, e decrescente oltre una certa aliquota, anche perché la norma etica di pagare le imposte, quando esse risultano assai elevate, si affievolisce. Si arriva, così, alla curva Ce del costo globale dell'evasione. L’aliquota t dà luogo a un gettito teorico di imposta G che eguaglia, in N, il costo dell’evasione per il contribuente. Dall’aliquota t in poi, data la curva del ricavo, risulta la convenienza ad evadere, che si accresce via via con l'aumentare dell'aliquota. Se tutti i soggetti evadessero, il gettito perso dal fisco con l’aliquota t' sarebbe pari a GG', in corrispondenza del punto M'. L’aumento da t a t' dell'imposta darebbe zero.

45 L’evasione fiscale Aliquota R C'e Ce M M' G' t' N G t Cpen Cte

46 L’evasione fiscale Il fisco, però, accrescendo il costo di amministrazione del tributo, può portare il costo totale per il contribuente, supponiamo, a C'e, così da ottenere, con aliquota t', il gettito 0G', in corrispondenza del punto M'. Il costo dell'evasione ora, per il contribuente, è M che supera la somma 0G' che egli deve al fisco. Si deve comunque osservare che il fisco, accrescendo il costo di amministrazione del tributo, da parte sua, non riesce a incamerare tutto l’aumento di gettito da 0G a 0G': esso avrà un gettito addizionale dato da GG' diminuito dei suoi maggiori costi. Chiaramente, per il fisco, non è più conveniente accrescere la lotta all’evasione quando si arrivi a una situazione in cui il costo marginale della lotta contro l’evasione eguaglia il ricavo marginale di tale lotta.

47 Effetti allocativi ed effetti di reddito dei tributi. Esempio
B A Per separare i due effetti di variazione del potere di acquisto e allocativo (o di formulazione) consideriamo la retta di bilancio r'' che passando per T sulla linea di bilancio r restituisce ad i il tributo pagato su A e, dunque, gli dà lo stesso potere di acquisto. Essa comporta, inoltre, lo stesso saggio di scambio fra A e B che la r'. Pertanto, conserva solo l'effetto allocativo, ovvero di formulazione, del provvedimento (tributario) in esame, mentre ne compensa pienamente quello di reddito, inteso come potere d’acquisto. r'' I'' I' I r' r E'' T E' E


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