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L’IMPERO DI CARLO V L’ultimo grande tentativo di dar vita ad un’egemonia in Europa.

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Presentazione sul tema: "L’IMPERO DI CARLO V L’ultimo grande tentativo di dar vita ad un’egemonia in Europa."— Transcript della presentazione:

1 L’IMPERO DI CARLO V L’ultimo grande tentativo di dar vita ad un’egemonia in Europa

2 Nel 1519 fu eletto Carlo V nato da Giovanna La Pazza figlia di Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia Filippo il Bello figlio dell’imperatore Massimiliano Spagna e colonie Spagnole Territori di Napoli Sicilia Sardegna Austria Boemia Fiandre Paesi Bassi Territori appartenenti all’Impero Sul suo Impero poteva dirsi che il sole non tramontava mai

3 Lotta accanita per conquistare il trono Imperiale Carlo V nipote dell’Imperatore Massimiliano Francesco I appoggio del papa Leone X dei Medici Acquistò i voti dei 7 elettori a cui spettava la nomina. Per il suo successo fu decisivo l’appoggio finanziario garantitogli dai banchieri tedeschi Welser e Fugger. La rivalità tra Francesco I e Carlo V per il trono imperiale fu l’anticipazione di un drammatico conflitto destinato a durare decenni. Spagna e Francia erano le più grandi potenze del continente e la loro fu una lotta per l’egemonia.

4 Qualsiasi regno con aspirazioni di primo piano doveva concretizzarle con una presenza politica significativa sul suolo italico, che per motivi economici, strategici e di prestigio era una preda ambita. Per Carlo V aveva un importanza fondamentale il Ducato Di Milano Il controllo di Milano avrebbe messo in comunicazione Spagna e Germania, due nuclei principali del suo dominio. Controllava Genova, che metteva in comunicazione la Penisola Iberica e la Pianura Padana Per il re di Francia era vitale impedire che questo non cadesse in mani spagnole. La Francia ne sarebbe uscita territorialmente soffocata GUERRA Culminò con la disfatta di Pavia (1525), in cui Francesco cadde prigioniero.

5 L’esercito spagnolo vinse a Pavia grazie a: 2) adozione di un nuovo modo di combattere. Declino della cavalleria e ascesa della fanteria 1)cospicui mezzi finanziari di cui disponeva l’imperatore; Le campagne spagnole mal si prestavano all’allevamento dei cavalli di battaglia Con questa vittoria Francesco I sconfitto venne deportato in Spagna e fu costretto a firmare il trattato di Madrid. In cambio della libertà concesse a Carlo Milano e la Borgogna Tornato in Francia non rispettò il trattato di Madrid e la Borgogna rimase nelle mani francesi. SACCO DI ROMA

6 Francesco I trasse a sé tutte le potenze che temevano l’eccessivo rafforzamento di Carlo V. Lega di Cognac Firenze Venezia Ducato di Milano Re d’Inghilterra Enrico VIII Papa Clemente VII In precedenza il papa era stato uno dei maggiori sostenitori di Carlo V, che aveva difeso la Chiesa dagli attacchi di Martin Lutero, ma ora lo temeva poiché un impero troppo potente nella penisola avrebbe soffocato i territori pontifici. Q uesta decisione del pontefice ebbe gravissime conseguenze

7 Nel 1527 una massa di mercenari, al servizio dell’imperatore, scese in Italia. Questi soldati erano per la maggior parte lanzichenecchi tedeschi accomunati da: - passionale fede luterana; - odio accanito verso la Chiesa romana; - ferocia nel combattere. Affrontarono e distrussero un piccolo esercito messo in campo da Giovanni dei Medici. Occuparono Roma e la assediarono. Per otto mesi il pontefice, asserragliato nella fortezza di castel Sant’angelo, assistette a - saccheggio della città; - uccisione dei cittadini; - linciaggio e umiliazione dei cardinali; - profanazione delle chiese; - distruzione di opere d’arte. questo fenomeno prende il nome di SACCO DI ROMA L’impressione fu enorme in tutta Europa: - nel mondo cattolico prevalse lo sgomento; - i paesi nei quali la riforma aveva trionfato interpretarono l’avvenimento come una punizione divina abbattutasi sulla corrotta sede del papato.

8 Il sacco di Roma mostrò quanto fragili e occasionali fossero le motivazioni che avevano spinto gli stati italiani ad aderire alla lega di Cognac. Di fronte alla disperata situazione del papa (alleato della lega) si alleo con Carlo V. Venezia Genova occupò alcuni territori pontifici e s’impadronì dei porti di Cervia e Ravenna. Gli Estensi occuparono Parma, Piacenza e Ferrara. temporeggiava, infatti, pur essendo molto devoto alla fede cattolica, non dimenticava l’affronto che il papa, con la lega di Cognac, gli aveva fatto. Pertanto non faceva nulla per indurre i mercenari a fermare l’assedio. sognavano di catturare il pontefice e abbattere la Chiesa cattolica. Carlo V furono cacciati i Medici e venne proclamata una libera repubblica. I Lanzichenecchi A Firenze

9 I consiglieri di Carlo V ritenevano opportuno sfruttare l’occupazione di Roma per imporre un’ampia riforma della cristianità, che avrebbe ridotto il potere del papa alle sole funzioni spirituali. I Lanzichenecchi per togliere l’assedio reclamavano il pagamento del soldo arretrato. La corte imperiale era impegnata in una politica di potenza, perciò il denaro non abbondava mai.

10 FINE DELL’ASSEDIO Il prolungarsi dell’assedio finì per giovare al pontefice. La situazione divenne pesante per gli assedianti: i viveri scarseggiavano; la carestia incombeva; la pestilenza faceva vittime sempre più numerose; le risse tra lanzichenecchi erano all’ordine del giorno. Cresceva ovunque, tranne nelle regioni luterane, la protesta per la sorte del pontefice e si riteneva imminente un’azione militare francese per liberarlo. Carlo V e il papa intensificarono le trattative. Dopo dieci mesi di occupazione l’assedio fu tolto.

11 Nel 1529 il trattato di Barcellona perfezionò l’intesa tra le due potenze CarloV si impegnò a il Papa in cambio restituire al papa tutte le terre che gli erano state sottratte; ripristinare a Firenze il governo dei Medici. riconobbe i possessi dell’imperatore in Italia; promise di incoronarlo. Lo stesso anno con la pace di Cambrai i 2 sovrani Carlo V e Francesco I divisero le loro rispettive sfere di influenza. L’imperatore rinunciava alle sue pretese sulla Borgogna. Il re di Francia gli riconosceva il possesso di Milano (ma il ducato restò a Francesco Sforza con la condizione che alla sua morte sarebbe stato annesso dagli spagnoli) Il trionfo di Carlo V fu sancito con l’incoronazione ricevuta dal pontefice a Bologna nel 1530.

12 L’ESPANSIONE OTTOMANA L’egemonia di Carlo V sembrava inattaccabile tanto era apparsa chiara la sua superiorità politica e militare. Il suo gigantesco Impero doveva affrontare ancora numerose insidie: 2) AGITAZIONE PROVOCATA IN GERMANIA DALLA DIFFUSIONE DEL LUTERANESIMO 1) VOLONTA’ DI RISCOSSA DEL RE DI FRANCIA 3) OSTILITA’ DEI PRINCIPI TEDESCHI 4) AGGRESSIONE DEI TURCHI OTTOMANI L’Impero ottomano r appresentava con la Spagna-Germania e con la Francia la terza grande potenza mediterranea.

13 Nei primi decenni del XVI secolo vi fu una prorompente espansione dei 3 più grandi imperi musulmani dell’età moderna: 1) IMPERO OTTOMANO Tunisia Egitto Siria Grecia Penisola Balcanica 2) IMPERO DEI SAVAFIDI Persia 3) IMPERO MOGHUL India In Asia centrale si affacciava la quarta grande potenza islamica: gli UZBECHI.

14 Gli Ottomani nel 1453 conquistarono Costantinopoli Furono poi costretti a ritirarsi in Asia Minore a causa dell’affermarsi della potenza persiana. Nel XVI secolo ripresero la penetrazione verso Occidente. Conquistarono EGITTO - SIRIA – ARABIA. Con Solimano I il Magnifico raggiunsero il cuore dell’Europa: 1) conquistarono BELGRADO; 2) sconfissero il Re di Ungheria e di Boemia; 3) assediarono Vienna che resistette all’assalto; 4) effettuarono gravi saccheggi in territorio austriaco. Durante il regno di Solimano l’impero ottomano raggiunse l’apogeo: i suoi sudditi erano circa 14 milioni contro la Spagna che ne aveva solo 5 milioni + Costantinopoli, ora chiamata Istanbul, era una delle più grandi città del mondo.

15 Nel Mediterraneo imperversava la flotta dei pirati algerini sotto il comando di Khair-ad-din soprannominato Barbarossa si insediò ad Algeri conquistò Tunisi; effettuò continue razzie lungo le coste italiane e spagnole; ottenne da Solimano il Magnifico il titolo di ammiraglio della flotta ottomana. Carlo V si lanciò nella controffensiva e nel 1535 riuscì a conquistare Tunisi. successo effimero Tre anni dopo Barbarossa annientò, a Prevesa nel mar Ionio, una flotta organizzata dal papa, dall’imperatore e da Venezia.

16 La pressione turca sull’Europa divenne un elemento di rilievo nel grande gioco politico continentale. IL RE CATTOLICO DI FRANCIA SI ALLEO’ CON GLI INFEDELI CONTRO UN ALTRO RE CATTOLICO Re Francesco I di Francia strinse un accordo militare con Solimano contro Carlo V. Se il sultano ottomano stringeva rapporti con Francesco I, il suo rivale dell’Iran cercava intese con Carlo V. CRISTIANITA’EUROPA sostituita dall’idea di non solo geografica ma politica e storica

17 L’IDEA DI EUROPA La prima formulazione della moderna idea di Europa risale a Niccolò Machiavelli «Voi sapete come degli uomini eccellenti in guerra ne sono stati nominati assai in Europa, pochi in Africa e meno in Asia. Questo nasce perché queste ultime due parti del mondo hanno avuto uno principato o due e poche repubbliche; ma l’Europa solamente ha avuto qualche regno e infinite repubbliche. Il mondo è stato più virtuoso dove sono stati più stati che abbiano favorita la virtù o per necessità o per altra umana passione». I modi dell’organizzazione politica qualificano l’Europa come TERRA UNICA AL MONDO EUROPAASIA 1) I SOVRANI HANNO POTERE ILLIMITATO E REGNANO SU MASSE PASSIVE DI SUDDITI 1) PROLIFERANO LE REPUBBLICHE 2) TERRA DOVE GLI UOMINI SONO SERVI 2) TERRA DOVE EMERGONO LE VIRTU’ DELL’INDIVIDUO

18 Com’era possibile continuare a parlare di “Cristianità” in quanto sistema unito e compatto quando il cristianesimo era lacerato profondamente al suo interno e la geografia religiosa del continente registrava spaccature sempre più numerose? In passato si poteva parlare di Cristianità IMPERO + PAPATO Esercitavano un domino che tendeva all’unificazione del mondo cristiano O ra epoca degli STATI NAZIONALI scoperta del Nuovo Mondo e formazione di comunità cristiane oltre oceano dispersione del cristianesimo su scala planetaria Si distrugge equivalenza EUROPA CRISTIANITA’

19 RIPRESA DELLA GUERRA Nel 1535 Francesco Sforza morì Carlo V occupò militarmente il Ducato di Milano per evitare che il controllo di quella regione, che gli spettava secondo il trattato di Cambrai, gli sfuggisse di mano. I francesi risposero riprendendo la guerra e conquistando la Savoia. Gli spagnoli attaccarono la Provenza. La lotta tra le due potenze si riaccese.

20 L’intervento del pontefice Paolo III portò nel 1538 alla tregua di Nizza aveva a cuore la pace all’interno del mondo cattolico al fine di: riconosceva il dominio imperiale sul Ducato di Milano; - avviare un’ampia riforma della Chiesa. - organizzare un’efficace difesa contro i Turchi; riconosceva il dominio francese sulla Savoia.

21 La scelta del re di Francia fu avventata e gli costò una serie di sconfitte. Francesco I riaprì la guerra nel 1542 approfittando di una sconfitta imperiale ad opera dei turchi Il re di Inghilterra, Enrico VIII, alleatosi con l’imperatore, occupò la fortezza di Boulogne. Le truppe imperiali minacciavano Parigi. Il re di Francia riuscì a strappare ai nemici la favorevole pace di Crépy (1544), che confermava tutte le condizioni della pace di Nizza. Tre anni dopo Francesco I morì, mentre ordiva nuove trame verso il rivale spagnolo.

22 Enrico II (il successore) riprese la guerra contro l’Impero. Spostò l’asse del conflitto dall’Italia alla Germania (sede delle lotte tra luterani e cattolici) In cambio del suo appoggio i principi luterani gli cedettero le città di Toul Metz Verdun appartenenti all’impero e abitati da una popolazione in prevalenza francese La situazione si fece grave per gli spagnoli Siena, sobillata dal fiorentino Pietro Strozzi, cacciò la guarnigione spagnola. La ribellione fu domata da Cosimo I, duca di Firenze, che ottenne dall’Imperatore Siena. La Corsica, sostenuta da francesi e turchi, si ribellò a Genova. La Spagna rielaborò la sua strategia nell’alto Tirreno organizzando lo Stato dei presidi, formato da un insieme di fortezze lungo la costa toscana.

23 IL FANTASMA DELL’IMPERO Con Carlo V riprese vigore l’antica idea di Impero. L’Imperatore e i suoi consiglieri s’impegnarono nel diffonderla e la propagandarono a tal punto che molti iniziarono a sognare di nuovo un sovrano signore del mondo oltre che padrone e guida di una cristianità unita e rinnovata. Il cancelliere di Carlo V, Mercurino da Gattinara, instillò nel monarca l’idea imperiale espressa da Dante Alighieri nel De Monarchia: il benessere dell’umanità poteva essere assicurato soltanto sotto un unico monarca, che garantisse la pace e la tranquillità universale. Ludovico Ariosto nel canto XV dell’Orlando Furioso incorniciò in versi Carlo V come erede degli imperatori romani e restauratore, sulla terra, di Astea, dea della giustizia, che era fuggita a causa delle violenze umane. Lo stesso Ariosto affermò che non a caso la scoperta dei nuovi mondi avvenne sotto il dominio di un sovrano cristiano per un progetto provvidenziale.

24 Secondo un’antica profezia, Dio aveva voluto mantenere ignote le terre al di là delle Colonne d’Ercole fino all’avvento di un sovrano, il più saggio e giusto dopo Augusto, che avrebbe governato su tutto il mondo. Quel sovrano era Carlo V. Carlo, per accreditare il fatto di essere l’uomo della provvidenza, costruì il suo stemma affiancando, all’aquila asburgica posta al centro, le Colonne d’Ercole. Tutto ciò sovrastato dal motto: “plus ultra”. IL FANTASMA DELL’IMPERO

25 Il fantasma dell’Impero riviveva perché dava una risposta ai bisogni psicologici degli uomini. La diffusione del mito imperiale si spiega con un desiderio di equilibrio e di armonia che si faceva tanto più acceso quanto più la realtà del tempo appariva incerta e priva di punti di riferimento stabili a causa della crisi della Chiesa, del tramonto del mondo feudale e della perdita dei vecchi valori. Tutto ciò concorreva a rafforzare la speranza in un potere forte e unificante che avrebbe retto il mondo. IL FANTASMA DELL’IMPERO

26 L’Impero era, tuttavia, un anacronismo. Carlo V si trovò a governare un agglomerato informe di popoli diversi per tradizione, cultura, lingua, forma di organizzazione politica, ma soprattutto senza continuità territoriale. L’unico vincolo tra questi popoli così diversi e così lontani era la figura dell’imperatore. Questa disarticolata grandezza appariva come un fossile più che un organismo capace di nuova vita. IL FANTASMA DELL’IMPERO

27 LA PACE DI AUGUSTA Carlo V decise di risolvere diplomaticamente il conflitto con i principi protestanti tedeschi che si trascinava da molto tempo PACE DI AUGUSTA (tra Impero e Lega Smalcalda) Sancì ufficialmente la divisione della Germania tra cattolici e luterani I sudditi furono obbligati a seguire la confessione religiosa del loro sovrano Non di rado i sudditi dovettero passare da una religione ad un’altra in rapporto al succedersi dei principi. Il nuovo principio religioso era “cuius regio eius religio” ovvero “la religione corrisponda a quella di che possiede il paese”. Furono regolarizzate le confische dei beni della chiesa da parte dei protestanti

28 Con la PACE DI AUGUSTA nel 1555 Carlo V 1) rinunciò ad imporre in Germania l’egemonia dell’impero in campo religioso; 2) l’anno dopo abdicò dividendo l’impero in due tronconi al fratello Ferdinando I lasciò CORONA IMPERIALE - TERRE EREDITARIE DEGLI ASBURGO - CORONE DI BOEMIA E UNGHERIA al figlio Filippo II lasciò il REGNO DI SPAGNA - MILANO - NAPOLI - SICILIA - SARDEGNA - COLONIE AMERICANE - PAESI BASSI 3) si ritirò in un monastero fino alla morte nel Dopo aver lottato per circa 40 anni per dar vita al fantasma dell’impero abdicò, dichiarando ufficialmente il proprio fallimento.

29 Guerra tra Francia e Impero Strascico nello scontro tra monarca francese Enrico II + re di Spagna Filippo II alleato con Inghilterra Il conflitto riprese con protagonista la Francia. La Francia fu s confitta dalla Spagna guidata dal duca di Savoia Emanuele Filiberto. PACE a CATEAU-CAMBRESIS SPAGNA dominio sull’ITALIA FRANCIA possesso di CALAIS METZ TOUL VERDUN CITTA’ DEL PIEMONTE CITTA’ DEL MARCHESATO DI SALUZZO Accordo suggellato da 2 matrimoni dinastici FILIPPO II + FIGLIA DI ENRICO II EMANUELE FILIBERTO + SORELLA DI ENRICO II La SAVOIA fu attribuita a Emanuele Filiberto


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