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In classe con un alunno con disabilità gravi Buone pratiche di didattica inclusiva e lavoro in rete Dott. Mauro Mario Coppa Direttore servizio riabilitativo.

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1 In classe con un alunno con disabilità gravi Buone pratiche di didattica inclusiva e lavoro in rete Dott. Mauro Mario Coppa Direttore servizio riabilitativo CdR Lega del Filo d’Oro, Osimo Formatore Erickson Psicoterapeuta, consulente DSA

2 Gli alunni con disabilità intellettiva grave e plurihandicap presentano problematiche complesse: Gravissimi limiti nella comunicazione, sia recettiva che produttiva Gravissimi limiti nella comunicazione, sia recettiva che produttiva Condizioni neuromotorie gravi che creano passività e dipendenza Condizioni neuromotorie gravi che creano passività e dipendenza Ridotta possibilità di interazione e di selezione delle scelte Ridotta possibilità di interazione e di selezione delle scelte Rilevanti difficoltà di apprendimento Rilevanti difficoltà di apprendimento Disturbi della personalità e del comportamento Disturbi della personalità e del comportamento

3 Componenti educative per la gestione della classe con uno studente con disabilità Didattica inclusiva C.A.A. in classe La gestione dei disturbi del comportamento Educazione prosociale Progetto di vita Tutoring Apprendimentocooperativo

4 …ma dobbiamo ancora pensare all’immutabilità della disabilità come destino?...  La complessità della disabilità, in particolare la condizione di gravità, spaventa  Evoca vissuti negli educatori di impotenza, rassegnazione, incertezza  Dilaga la cultura del lamento e lo svuotamento di senso del lavoro educativo  I servizi alla persona vivacchiano in una condizione di ripetitività  Si invocano soluzioni fantasiose e disperate da specialisti- quasi -maghi, oppure dal R.M.P.I.

5 Riprendersi la capacità di progettare il lavoro educativo con le risorse presenti, cogliere quello che c’è, fare rete con le risorse professionali, famigliari, con i servizi Riprendersi la capacità di progettare il lavoro educativo con le risorse presenti, cogliere quello che c’è, fare rete con le risorse professionali, famigliari, con i servizi Adottare pratiche didattiche “evidence based”, cioè che hanno dimostrato di produrre risultati positivi, senza la fascinazione delle chimere riabilitative del momento Adottare pratiche didattiche “evidence based”, cioè che hanno dimostrato di produrre risultati positivi, senza la fascinazione delle chimere riabilitative del momento …il lavoro educativo e la dimensione relazionale….

6 A scuola, l’inclusione parte concretamente dal modo di fare didattica: non “per” ma “con” A scuola, l’inclusione parte concretamente dal modo di fare didattica: non “per” ma “con” Lo sforzo è quello di migliorare la qualità dell’offerta didattica quotidiana per tutti gli alunni, con proposte maggiormente individualizzate Lo sforzo è quello di migliorare la qualità dell’offerta didattica quotidiana per tutti gli alunni, con proposte maggiormente individualizzate In sintesi, la specialità entra nella normalità e la modifica, la specializza In sintesi, la specialità entra nella normalità e la modifica, la specializza Facile a dirsi, difficile nella pratica! Facile a dirsi, difficile nella pratica! Qualche esempio? Qualche esempio? «Didattica inclusiva» come metodo e prospettiva…. «Didattica inclusiva» come metodo e prospettiva….

7 qualche buona pratica di didattica inclusiva qualche buona pratica di didattica inclusiva  L’educazione prosociale è un proposta didattica per insegnare abilità di interazione sociale, altruismo, ed empatia, utile per tutti i bambini come educazione emotiva  Le strategie di insegnamento risultano efficaci per la classe ed il bambino con disabilità (es.apprendimento cooperativo)  la schematizzazione e la semplificazione (es le mappe concettuali) favoriscono la memorizzazione sia nei bambini con DSA che in quelli con disabilità intellettive  L’ utilizzo di una sintesi vocale è utile sia per il dislessico che per il non vedente con disabilità intellettiva

8 La testimonianza reale e concreta su cosa intendiamo per “inclusione”di due portatrici sane di interesse …  La doppia intervista su “inclusione e dintorni” ad una mamma di un bambino con disabilità ed una insegnante di sostegno

9 livelli essenziali di qualità dell’inclusione…..livelli essenziali di qualità dell’inclusione… indicatori di efficacia  La selezione di indicatori di efficacia rilevanti per valutare i risultati dei programmi di insegnamento e di inclusione (es. l’uso di abilità scolastiche in modo funzionale, la qualità/quantità delle interazioni sociali tra studente disabile e coetanei)  Lo sviluppo di capacità che devono essere generalizzate in competenze, spendibili nei contesti sociali

10 Protocollo Riabilitativo con bambini e ragazzi con disabilità intellettive gravi e plurime

11 Basi teorico-metodologiche Occorre rispettare alcuni criteri metodologici: Occorre rispettare alcuni criteri metodologici: 1. Osservare il comportamento 2. Individuare le motivazioni individuali 3. Incrementare i prerequisiti dell’apprendimento 4. Utilizzare strategie di insegnamento individualizzate 5. Garantire alta motivazione al compito 6. Aumentare le prove di insegnamento 7. Programmare verifiche periodiche del programma 8. Registrare i dati e formalizzarli su grafici 9. Prevedere generalizzazione e mantenimento

12 Il trattamento educativo a Obiettivo Obiettivo Adeguare il PEI in funzione dei seguenti criteri Adeguare il PEI in funzione dei seguenti criteri 1. Utilità e funzionalità delle proposte educative 2. Adeguatezza all’età cronologica 3. Livello di piacere e motivazione personale 4. Mantenimento delle abilità acquisite 5. Generalizzazione nel contesto naturale

13 Il trattamento educativo b Attività educative di base 1. Organizzazione e caratterizzazione della giornata (diario giornaliero, orologio)e della settimana (calendario delle attività del giorno) 2. Mantenimento e sviluppo programmi di comunicazione attiva 3. Utilizzo ausili tecnologici per comunicazione ed attività ricreative 4. Attività di autoccupazione costruttiva in classe e laboratorio 5. Attività motoria individuale e di gruppo 6. Attività ricreative ed adattivo-sociali in ambienti esterni

14 Obiettivi educativi : Obiettivi educativi : 1. Individuare e riconoscere le proprie emozioni 2. Potenziare il vocabolario emozionale 3. Comprendere il rapporto tra le proprie emozioni ed il comportamento conseguente La promozione del benessere in classe La promozione del benessere in classe

15 Atteggiamenti e comportamenti positivi diretti ad aiutare o beneficiare un’altra persona o un gruppo di persone, senza ricevere ricompense

16 Componenti e Funzioni dell’azione prosociale Componenti Componenti Stimolare un atteggiamento non aggressivo, non violento e di autocontrollo Stimolare un atteggiamento non aggressivo, non violento e di autocontrollo Stimolare un atteggiamento non egocentrico, di apertura Stimolare un atteggiamento non egocentrico, di apertura Funzioni Funzioni Cooperare, come scelta e azione reciproca di aiuto nel rispetto dell’altro, in vista di un obiettivo comune Donare, come scelta e azione di aiuto per l’altro, nel rispetto dell’altro

17 Struttura del programma di educazione prosociale Attività riferite sia ad esperienze dirette (giochi, circle-time)che indirette (narrazioni, role-playing) rivolte a bambini dai 7 ai anni Attività riferite sia ad esperienze dirette (giochi, circle-time)che indirette (narrazioni, role-playing) rivolte a bambini dai 7 ai anni Il programma può essere realizzato in classe, con l’insegnante, con frequenza settimanale, oppure come progetto specifico integrativo curato da professionisti e/o educatori Il programma può essere realizzato in classe, con l’insegnante, con frequenza settimanale, oppure come progetto specifico integrativo curato da professionisti e/o educatori

18 Training di abilità prosociali in classe Struttura-tipo di ogni unità prosociale: : occasione-problema Situazione-stimolo : occasione-problema interpretazione delle finalità, motivazioni, conseguenze di un comportamento Lettura: interpretazione delle finalità, motivazioni, conseguenze di un comportamento Azione: comprensione e confronto tramite esperienze personali o di gruppo Generalizzazione: processo di ricerca e consapevolezza di regole ed atteggiamenti

19 verificare se la mediazione comunicativa facilita i processi di interazione e relazione tra bambini pluridisabili ed i tutors coetanei Obiettivo: verificare se la mediazione comunicativa facilita i processi di interazione e relazione tra bambini pluridisabili ed i tutors coetanei due bambini di 6 anni con disabilità plurime e gravi neurolesioni Soggetti: due bambini di 6 anni con disabilità plurime e gravi neurolesioni scuola d’infanzia, tutors di 5 anni Contesto: scuola d’infanzia, tutors di 5 anni Indicatori: Indicatori: 1: numero di interazioni tra bambini normali e disabili 2: durata delle interazioni 3: natura delle interazioni (fisica, verbale, integrata ecc.) Disegno sperimentale: A-B Disegno sperimentale: A-B Raccolta dati: videotapes e schede di osservazione strutturata Raccolta dati: videotapes e schede di osservazione strutturata Il progetto Ciao in tutte le lingue del mondo Ciao in tutte le lingue del mondo Il progetto Ciao in tutte le lingue del mondo Ciao in tutte le lingue del mondo

20 Obiettivo : sperimentare sulla propria pelle Obiettivo : sperimentare sulla propria pelle cosa significa non vedere, non sentire, anche da una sedia a rotelle cosa significa non vedere, non sentire, anche da una sedia a rotelle Attività: Attività: la merenda al buio: cercare il proprio zaino, tirare fuori la merenda, buttare la carta, tutto con la benda la merenda al buio: cercare il proprio zaino, tirare fuori la merenda, buttare la carta, tutto con la benda Non parlarmi, non ti sento: organizzare un gioco di gruppo con il walkman a tutto volume Non parlarmi, non ti sento: organizzare un gioco di gruppo con il walkman a tutto volume La passeggiata dove non so: con benda, in carrozzina, un compagno ti accompagna senza parlare La passeggiata dove non so: con benda, in carrozzina, un compagno ti accompagna senza parlare Laboratorio di sensibilizzazione alle differenze

21 La Comunicazione Aumentativa Alternativa Modalità e sistemi verbali, non verbali e tecnologici per facilitare, accrescere e non sostituire la comunicazione naturale con persone che presentano deficits nella comunicazione

22 Obiettivi della Comunicazione Aumentativa  Stimolare l’iniziativa comunicativa del bambino all’interno di ricche e motivanti situazioni interattive  Promuovere la consapevolezza della possibilità di controllo di persone, stimoli ed interazioni nel suo ambiente

23 Comunicazione comportamentale Comunicazione oggettuale

24 Linguaggio gestuale

25 Comunicazione pittografica

26 A scuola si integrano due dimensioni: L’apprendimento e la relazione L’educazione prosociale sviluppa due componenti: 1. L’atteggiamento non egocentrico 2. L’atteggiamento non aggressivo Esperienze di didattica inclusiva Educare all’altruismo con l’educazione prosociale Esperienze di didattica inclusiva Educare all’altruismo con l’educazione prosociale

27 Obiettivo Sviluppare la capacità di riconoscere i principali stati emotivi attraverso le espressioni del viso e la mimica facciale Sviluppare la capacità di riconoscere i principali stati emotivi attraverso le espressioni del viso e la mimica facciale Attività del laboratorio Le millefacce: una serie di volti ed espressioni,(sorriso- piacere-sorpresa-ecc.) che i bambini debbono indovinare Le millefacce: una serie di volti ed espressioni,(sorriso- piacere-sorpresa-ecc.) che i bambini debbono indovinare Indovina la faccia: un bambino si presenta al gruppo con una espressione, che il gruppo deve indovinare Indovina la faccia: un bambino si presenta al gruppo con una espressione, che il gruppo deve indovinare La galleria dei ritratti: con la macchina fotografica, si fanno foto ad ogni bambino, e poi vengono proiettate sulla parete con il videoproiettore La galleria dei ritratti: con la macchina fotografica, si fanno foto ad ogni bambino, e poi vengono proiettate sulla parete con il videoproiettore

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29 Il Mito del Baro: la tecnologia lo facilita, acquista vantaggi rispetto agli altri Il Mito del Baro: la tecnologia lo facilita, acquista vantaggi rispetto agli altri Il Mito del Drogato: la tecnologia lo rende dipendente, e ne limita l’autonomia Il Mito del Drogato: la tecnologia lo rende dipendente, e ne limita l’autonomia Il Mito del Disadattato: l’uso della tecnologia lo allontana dalla quotidianità e dalla vita reale Il Mito del Disadattato: l’uso della tecnologia lo allontana dalla quotidianità e dalla vita reale i falsi miti sui rischi degli ausili tecnologici per le persone con disabilità

30 Obiettivo : La bambina disabile, a turno con altri bambini, sceglie i giochi ed i bambini con cui vuole giocare Obiettivo : La bambina disabile, a turno con altri bambini, sceglie i giochi ed i bambini con cui vuole giocare Es. Es. compie la scelta tra due attività di gioco premendo i pulsanti di un comunicatore vocale a due tasti, dove vengono preregistrati i messaggi vocali relativi ai nomi dei giochi o dei bambini tutori da scegliere come compagni di giochi Laboratorio di CAA La comunicazione con il VOCA Laboratorio di CAA La comunicazione con il VOCA

31  Offrono abilità di selezione di giochi e tutori, richieste comunicative attive  Permettono l’utilizzo dei programmi didattici negli ambienti scolastici normali, senza modifiche ambientali, e la creazione di spazi condivisi  Garantiscono un buon livello di motivazione al compito e danno significato ai percorsi di inclusione scolastica  Consentono di scoprire le potenzialità ed i modi di esprimersi del bambino disabile  Richiedono un minimo training  Hanno costi contenuti e facilitazioni di acquisto Alcune considerazioni sull’uso degli ausili tecnologici per la comunicazione in classe

32 - Il curriculo integrato è un tipo di approccio che permette di adeguare la classe alle necessità educative e didattiche specifiche degli alunni con disabilità..ma anche l’opposto - Esistono modelli diversi per integrare il curriculo:Uno di ad es.:l’insegnamento per unità tematiche, che combina conoscenze, abilità ed esperienze intorno ad un nucleo tematico - Il vantaggio per gli alunni disabili e non è quello di lavorare insieme per pianificare l’argomento da studiare, - localizzare informazioni - identificare gli aspetti importanti - decidere come trasmettere e verificare il proprio apprendimento Il “curriculo integrato”

33 Il percorso prevede: 1. Introduzione del tema della provenienza dei prodotti di uso quotidiano 2. Indagini e ricerche da svolgere a casa 3. Confronto e sintesi dei dati in classe 4. Raccolta di informazione e materiale visivo ed audiovisivo sui Paesi individuati 5. Realizzazione di una mappa delle produzioni il “MADE IN..” lo studio della geografia a partire dai consumi quotidiani

34 Il laboratorio propone semplici esperimenti ed osservazioni naturali sui fenomeni fisici ed atmosferici che incuriosiscono i bambini. In particolare, i bambini daranno vita a: - Esperimento con l’acqua - Esperimento con l’aria - Esperimento con il tempo atmosferico - Esperimento con il sole e la luna - Esperimento con il tempo cronologico Laboratorio degli esperimenti sui fenomeni naturali”

35 L’educazione socio-affettiva per i genitori Formazione e consulenza educativa Obiettivi: Obiettivi: Coinvolgere scuola e famiglia in obiettivi condivisi. Esempi di forme collaborative possono nascere intorno al percorso di consapevolezza e conoscenza relativo all’orientamento scolastico. itinerari di formazione e coinvolgimento personale in progetti di educazione alla solidarietà Attuare interventi preventivi e di sostegno per affrontare le varie forme di disagio in ambito familiare, promuovendo la comunicazione continua tra scuola e famiglia (ad es, il quaderno scuola-famiglia in relazione a specifiche problematiche relazionali e/o comportamentali)

36 L’educazione socio-affettiva per i genitori 2. Formazione e consulenza educativa Obiettivi: Obiettivi:. Le forme di collaborazione scuola- famiglia debbono assumere carattere di continuità e periodicità, sin dalla scuola primaria, con forme di auto-muto aiu to

37 L’educazione socio-affettiva per i genitori Fasi e livelli di intervento famigliare 1. Corsi sulla genitorialità 1. Corsi sulla genitorialità 2. Corsi di formazione specifici su tematiche “critiche” presenti nella scuola (es. iperattività; problemi emotivi; aggressività) 2. Corsi di formazione specifici su tematiche “critiche” presenti nella scuola (es. iperattività; problemi emotivi; aggressività) 3. Creazione di gruppi di auto-mutuo- aiuto tra genitori, con la supervisione periodica di un professionista 3. Creazione di gruppi di auto-mutuo- aiuto tra genitori, con la supervisione periodica di un professionista 4. Consulenza educativa individuale a famiglie di bambini con disturbi del comportamento e bullismo 4. Consulenza educativa individuale a famiglie di bambini con disturbi del comportamento e bullismo

38 La gestione dei comportamenti problema gravi in classe -il progetto di presa in carico- Il piano di trattamento è Il piano di trattamento è ed interessa: ed interessa:

39 Fase n.1: Fase n.1: osservazione quantitativa e qualitativa del comportamento tramite:  Analisi funzionale del comportamento  Osservazioni sistematiche in classe sulla frequenza/durata dei comportamenti- problema Gestione dei disturbi comportamentali - La valutazione iniziale-

40 Fase n.2: Incrementare i comport. adeguati Incrementare i comport. adeguati (D.R.I.) Controllare le situazioni antecedenti Controllare le situazioni antecedenti Aumentare la comunicazione Aumentare la comunicazione (C.A.A.) in base alle “funzioni” del comportamento Gestione dei disturbi comportamentali -Le strategie d’intervento-

41 Dr. Mauro Mario Coppa -psicoterapeuta, pedagogista Direttore Ci.Erre.E.- Centro Risorse per l’Educazione, Ancona Andrea Pierantoni - Educatore- - XXII settimana psicopedagogica, Civitanova Marche, 8-13 /7-2013

42 A scuola poche risorse per l’intervento individualizzato e affollamento delle classi problematiche complesse, difficoltà di attenzione e concentrazione, insofferenza alle regole nei docenti, stati di frustrazione, rabbia, impotenza A casa incoerenza parentale scarso supporto alla genitorialità da parte dei servizi educativi tempi ridotti per il dialogo, stress, problematiche economiche che influiscono sulla qualità dei rapporti della coppia genitoriale e nello stile di attaccamento nei confronti del figlio

43 Prevede 5 fasi, secondo un format di 10 incontri, 3 incontri di consulenza psicopedagogica con i genitori, follow-up a mesi Fase di indagine diagnostica: lo psicoterapeuta incontra genitori ed insegnanti per conoscere le problematiche Attuazione del programma: viene illustrato a docenti e genitori il programma di intervento Coaching educativo: il coach avvia il programma a scuola ed a casa Counseling psicopedagogico: lo psicoterapeuta effettua colloqui con docenti e genitori Conclusione del programma: vengono fornite ai genitori ed insegnanti indicazioni didattiche e suggerimenti pratici

44 Il «coach» è una figura mutuata dall’esperienza sportiva Ha competenze tecnico-metodologiche e relazionali Collabora con i docenti nell’avviamento dell’intervento educativo in classe e ne presiede le fasi realizzative Supporta i genitori, mantenendo posizioni di neutralità rispetto alle dinamiche famigliari Viene supervisionato dallo psicoterapeuta, che lo tutela da possibili invischiamenti relazionali ed alleanze illecite

45 Quadro anamnestico A. ha 11 anni, frequenta la 1 secondaria di primo grado Presenta bassa autostima, difficoltà nel riconoscimento delle emozioni, difficoltà nei processi cognitivi frustrazione di fronte a compiti difficili, richiesta di attenzione, evitamento di situazioni non gradite L’analisi funzionale evidenzia la correlazione tra comportanti problema e frustrazione di fronte a compiti difficili, richiesta di attenzione, evitamento di situazioni non gradite Il ragazzo non ha rapporti con il gruppo-classe, non c’è didattica integrativa, rifugge lo stare in classe e mantenere il silenzio durante la lezione, non è in grado di regolare gli interventi in classe, non accetta l’insegnante di sostegno

46 Fase intervento psicoeducativo in classe e con i docentiObiettivi inclusione del ragazzo nella realtà della classe inclusione del ragazzo nella realtà della classe accettazione in base alla diversità, percepita come risorsa e non come limite accettazione in base alla diversità, percepita come risorsa e non come limite

47 Fase intervento psicoeducativo in classe e con i docenti Si sviluppa in due direttrici pedagogiche: 1. Crescita cognitiva e delle competenze - Programmazione individualizzata- attenzione all’adeguatezza del compito -Valorizzazione dei suoi elaborati, in funzione di contributo per la classe 2. Regolazione del comportamento tramite supporti ambientali - - Gestione del comportamento tramite contratto educativo e token economy - - Condivisione dei tempi e dei contenuti della programmazione con i docenti - - Gestione situazioni a rischio tramite ruoli di responsabilità

48 La Token economy Prevede l’assegnazione di gettoni (tokens) in relazione al comportamento appropriato (costo della risposta) Il ritiro sistematico ed immediato (costo della risposta) in relazione a comportamenti devianti congrua gratifica Il “monte-tokens” può essere scambiato con una congrua gratifica in base al tipo di richiesta tabellone delle regole”, Occorre organizzare lo spazio della classe per costruire il “tabellone delle regole”, dove attaccare i tokens mediatori cognitivi quali l’autoistruzione Eliminare gradualmente il sistema quando il/i bambini non hanno più bisogno di aiuti esterni,ma utilizzano mediatori cognitivi quali l’autoistruzione

49 Linee-guida per le regole della classe Un sistema di regole aiuta gli alunni a relazionarsi in maniera costruttiva ed assumere un comportamento responsabile Un sistema di regole aiuta gli alunni a relazionarsi in maniera costruttiva ed assumere un comportamento responsabile Le regole stabilite per la classe debbono essere propositive, poche, e non solo un elenco di divieti Le regole stabilite per la classe debbono essere propositive, poche, e non solo un elenco di divieti Le regole sono chiare e concrete, e vengono formulate in termini positivi Le regole sono chiare e concrete, e vengono formulate in termini positivi

50 Come gestire in pratica i comportamenti problematici degli alunni Ignorare il comportamento problema e dare attenzione a quelli positivi degli altri Ignorare il comportamento problema e dare attenzione a quelli positivi degli altri Incoraggiare i comportamenti positivi dell’alunno (anche se rari) Incoraggiare i comportamenti positivi dell’alunno (anche se rari) Ridurre all’essenziale i rimproveri Ridurre all’essenziale i rimproveri Prevenire il problema anticipando la risposta Prevenire il problema anticipando la risposta Usare affermazioni positive ed empatiche Usare affermazioni positive ed empatiche Formulare richieste con determinazione Formulare richieste con determinazione Ricordare le regole della classe Ricordare le regole della classe Chiedere “che cosa” invece di “perché” Chiedere “che cosa” invece di “perché” Monitorare la frequenza del comportamento problematico Monitorare la frequenza del comportamento problematico Ricorrere a gratificazioni concrete Ricorrere a gratificazioni concrete Prevedere il “costo della risposta” Prevedere il “costo della risposta”

51 da “Nati due volte” di Giuseppe Pontiggia Questi bambini nascono due volte. A volte devono imparare a muoversi in un mondo che la prima nascita ha reso più difficile. La seconda dipende da voi, da quello che saprete dare. Sono nati due volte ed il percorso sarà più tormentato. Ma alla fine sarà anche per voi una rinascita…..


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