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Stefano Piastra La componente antropica è data da tutta quella serie di interventi attuati dall’uomo sull’ambiente naturale,

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Presentazione sul tema: "Stefano Piastra La componente antropica è data da tutta quella serie di interventi attuati dall’uomo sull’ambiente naturale,"— Transcript della presentazione:

1 Stefano Piastra

2 La componente antropica è data da tutta quella serie di interventi attuati dall’uomo sull’ambiente naturale, modificandolo e piegandolo alle proprie esigenze Diga delle tre gole - Cina

3 Esistono varie tipologie di paesaggio antropico Esistono varie tipologie di paesaggio antropico: se gli interventi sono legati all’agricoltura si parla di paesaggio agrario; se sono legati al settore secondario si parla di paesaggio industriale; riguardo alle città si parla di paesaggio urbano

4 Esiste inoltre una dimensione temporale del paesaggio: i rapporti tra componente naturale e componente antropica evolvono cioè nel tempo. Se durante la preistoria era ovviamente la componente naturale del paesaggio a prevalere su quella antropica, negli ultimi secoli (e ancora di più negli ultimi decenni) è stata la componente antropica del paesaggio a prevalere su quella naturale. Oggi, grazie alla tecnologia, l’uomo è il principale agente geomorfologico della Terra

5 Il paesaggio nel tempo: un esempio L’evoluzione del paesaggio nel basso vercellese durante gli ultimi 2000 anni Dora Baltea Po Sesia Basso vercellese Il basso vercellese si estende nella pianura a sud di Vercelli. I limiti naturali di questa sub-regione sono rappresentati a sud dal Po, a ovest dalla Dora Baltea e a est dal Sesia

6 L’età romana Durante l’età romana il basso vercellese doveva presentarsi intensamente coltivato e fittamente punteggiato da fattorie. La carta archeologica a lato è significativa in tal senso, riportando i numerosi insediamenti rurali romani individuati nella zona di Trino (VC).

7 Il Medioevo Il collasso dell’impero romano portò ad un minor controllo del territorio, che si materializzò in un vistoso aumento delle aree incolte e boscate. Durante il X secolo il basso vercellese, che in età romana era intensamente coltivato, era ricoperto da numerosi boschi.

8 Durante il XIII secolo questi boschi erano però sensibilmente diminuiti sia come numero che come estensione. L’uomo aveva cioè intrapreso in queste zone un’opera di disboscamento.

9 Questo rimettere a coltura il territorio durante il XIII secolo non fu un’operazione nata “dal basso” o casuale, ma programmata e fortemente voluta dalle autorità civili e religiose locali. Tra le prime va ricordato il Comune di Vercelli; tra le seconde l’ordine religioso cistercense, che fondò in questa zona un’importante abbazia: S. Maria di Lucedio.

10 In sintesi, l’opera congiunta dei contadini e dei monaci a partire dal XIII secolo riportò progressivamente il basso vercellese ad essere una zona caratterizzata da coltivi, così come lo era già stata in età romana.

11 L’età moderna e contemporanea A partire dalla fine del 1400-inizi 1500 il paesaggio del basso vercellese inizia ad assumere l’aspetto odierno: viene cioè introdotta la coltura del riso, coltivato in risaie periodicamente allagate Nella carta topografica a lato, le risaie sono rappresentate con tratto sfumato. E’ evidente come attualmente dominino il paesaggio locale.

12 La risicoltura ebbe qui notevole sviluppo grazie alla grande disponibilità di acqua ed alla presenza di terreni argillosi, quindi impermeabili ed adatti a “trattenere” le acque duranti i periodi di sommersione delle risaie

13 Una risaia semi-allagata

14 Schema di funzionamento dei canali che permettono la sommersione delle risaie

15 Le risaie allagate. In primo piano il Po; sullo sfondo le Alpi.

16 Risaie semi-allagate, con il riso non ancora maturo

17 Il paesaggio forestale

18 I boschi più comuni nel nostro Appennino sono costituiti da latifoglie. A quote basse prevalgono querceti misti; a quote più alte le faggete. L’uomo ha da sempre sfruttato i boschi. Se i tagli sono stati pesanti e ripetuti, il bosco è oggi ridotto a ceduo: da una ceppaia partono numerosi polloni; il fusto dell’albero è basso. Si tratta di boschi degradati

19 Se gli alberi nascono non da polloni, ma da seme, abbiamo fustaie (boschi d’alto fusto), come ad es. le Foreste Casentinesi (FC)

20 L’uomo ha sfruttato i boschi per ricavarne legname oppure carbone da legna

21 Grande importanza avevano in passato i castagneti

22 Un essiccatoio per le castagne

23 In Italia, soprattutto a partire dal Ventennio fascista l’uomo ha iniziato ad impiantare rimboschimenti artificiali (essenzialmente conifere), per prevenire frane, dare lavoro, ecc.

24 La stessa pineta di Ravenna è un rimboschimento artificiale medievale


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