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IN VIAGGI IN VIAGGIO … per conos. … MI SCOPRO. PERCORSO LINGUISTICO CLASSE 3^ B SCUOLA PRIMARIA PLESSO R. FUCINI CIRCOLO DIDATTICO E. SOLVAY Anno scolastico.

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1 IN VIAGGI IN VIAGGIO … per conos. … MI SCOPRO

2 PERCORSO LINGUISTICO CLASSE 3^ B SCUOLA PRIMARIA PLESSO R. FUCINI CIRCOLO DIDATTICO E. SOLVAY Anno scolastico 2013/2014 LA DISCONTINUITÀ COME ELEMENTO CHE CREA PROGRESSO.

3 Lo aveva già capito Einstein

4 VEDIAMO COME…..

5  I bambini si offrono a turno di presentare il proprio oggetto ai compagni. L’esposizione orale è libera e personale.  Segue una serie di domande da parte dei bambini per avere più informazioni e per rendere più ricca l’esposizione, invitando il bambino che espone ad utilizzare aggettivi e qualità più appropriati.  Dopo la negoziazione per una descrizione orale più chiara, i bambini sono invitati a descrivere il proprio pupazzo liberamente, con un breve testo. PRIVILEGIAMO IL MOMENTO DELLA DISCUSSIONE

6 ORA SCRIVIAMO

7  Vengono sorteggiati tre testi da leggere alla classe.  Fra questi tre i bambini scelgono quello che sembra più completo.  La classe dovrà eseguire il disegno dell’oggetto descritto senza poterlo vedere.  Intanto il pupazzo descritto è stato nascosto.  Poi tiriamo fuori il pupazzo dall’armadio.  Se i disegni si avvicinano molto al vero, la descrizione è ben fatta.  In caso contrario i bambini discuteranno per cercare di capire perché il disegno è lontano dal reale. Il momento dell’autovalutazione

8  I disegni non danno il risultato sperato e la classe comincia a discutere il perché.  Tommaso N.:” Non sono stati usati gli aggettivi appropriati.”  Martina C.:” Non ha descritto le zampe ed io non sapevo come farle!”  Christian:” Non ha seguito un ordine ed è stato difficile disegnarlo, io non riuscivo ad immaginarlo e poi non ci ha detto della coda!” ECCO LA DISCONTINUITA’ che crea il cambiamento di rotta.

9 Questo risultato è servito per guidare i bambini a cercare una soluzione. Questa crisi ha messo in evidenza una discontinuità nel percorso. Durante un lavoro costruito in classe dai bambini, non sempre si ottengono i risultati previsti. Nella lezione frontale tutto è già stabilito, la nostra vecchia programmazione, il modo di fare didattica in classe era lineare, predefinita, non ammetteva conflitti, non necessitava negoziazioni. Il sapere si trasmetteva e il bambino lo “ingoiava”, ma non lo digeriva. Anzi lo dimenticava. Adesso lo costruisce. L’INSEGNANTE MEDIATORE E GUIDA

10 Ecco che il bambino diventa risolutore, prova a proporre, prova a negoziare e si allena ad accettare le opinioni dell’altro e l’insegnante in tutto questo è soltanto un arbitro, perché si fida dei bambini e i bambini lo avvertono. Sono questi i momenti più costruttivi del percorso perché imparano a “SAPER ESSERE” e l’insegnante favorisce l’autostima. Anche i più timidi osano di più perché non sono di fronte alla richiesta diretta dell’adulto, ma si sentono invitati dal gruppo. In questo modo il processo di apprendimento dei bambini diventa commovente e gratificante. IL BAMBINO RISOLUTORE

11 Costruiamo una scaletta guida per descrivere un oggetto. I bambini dettano alla maestra le caratteristiche necessarie per guidare la descrizione di un oggetto. COME RISOLVERE IL PROBLEMA?

12 Sono questi i momenti più costruttivi del percorso perché imparano a “SAPER ESSERE” e l’insegnante favorisce l’autostima. Anche i più timidi osano di più perché non sono di fronte alla richiesta diretta dell’adulto, ma si sentono invitati dal gruppo. In questo modo il processo di apprendimento dei bambini diventa commovente e gratificante UNA NUOVA COMPETENZA

13 Si formano due squadre; I bambini nominano il loro coordinatore ; Viene consegnato un oggetto a ciascuna squadra, senza che ogni squadra veda l’oggetto dell’altra; Le squadre lavorano in aule diverse per descrivere l’oggetto assegnato, dandosi dei criteri. Nel vedere i bambini lavorare da soli sono rimasta stupita di come si sono autoregolati sia dal punto di vista disciplinare che metodologico imparando una nuova competenza: QUESTO E’ SAPER FARE UNA NUOVA GESTIONE DELLA CLASSE

14 …nel gioco di squadra

15 UN LAVORO AUTOGESTITO… I bambini stanno lavorando da soli: si danno regole di gestione del gruppo, regole di partecipazione, di attenzione e si sentono liberi. Anche i bambini più agitati hanno sentito la responsabilità di lavorare con serietà.

16 La valenza di questo gioco sta nel fatto che i bambini fanno esperienza: guardano l’oggetto con metodo scientifico cercando parole adatte a spiegare forma colore dimensioni e dettagli; si servono entrambe le squadre della scaletta preparata insieme. utilizzano il dizionario dei sinonimi e contrari. IN UN LABORATORIO PER IMPARARE AD OSSERVARE.

17 Ultimata la descrizione si riuniscono le due squadre per la verifica finale. Vince la squadra che riesce a fare indovinare agli altri il proprio oggetto. PER FORTUNA IL RISULTATO E’ UN PAREGGIO! Questo è stato un modo nuovo per autovalutarsi e il risultato ha decretato per tutti la capacità di descrivere un oggetto. IL SUCCESSO

18 IL TESTO DELLA PRIMA SQUADRA

19 IL TESTO DELLA SECONDA SQUADRA

20 Nella lezione successiva viene presentato un testo d’appoggio per rinforzare quanto imparato, al fine di eseguire una chiara descrizione. Tale testo viene dettato, per rendere più movimentato il lavoro e poter eseguire una verifica ortografica. IL TESTO D’APPOGGIO

21 I BAMBINI LAVORANO SUL TESTO D’APPOGGIO … DETTATO

22 … E SCOPRONO CHE UNA DESCRIZIONE BEN FATTA CI FA IMMAGINARE MEGLIO CIO’ DI CUI SI PARLA E CHE QUANDO UN AUTORE DESCRIVE NON RISPETTA UN ORDINE PRECISO.

23 Alcuni bambini scoprono che quando descriviamo un oggetto si usa la terza persona perché l’oggetto è il protagonista del testo. Successivamente si chiede se il testo è piaciuto. Qualcuno risponde di no: Simone B. : Ma questo testo sembra un elenco della spesa! Martina C.: E’ vero è un elenco di qualità. A questo punto intervengo per far capire che stiamo descrivendo un oggetto, parliamo solo di come è fatto e questo testo si chiama descrizione OGGETTIVA. Quando uno scienziato descrive un fenomeno usa la terza persona e non aggiunge altro. I nostri sensi ci informano su forme, colori, dimensioni, odori, rumori e sul tipo di effetto che l’oggetto dona al tatto. FINESTRA DI RIFLESSIONE

24 I BAMBINI ADESSO POSSONO RECUPERARE TUTTE LE INFORMAZIONI SU UN TESTO DESCRITTIVO E PROVANO A DESCRIVERE UN PUPAZZO SCELTO FRA QUELLI PORTATI DAI BAMBINI. ED ECCO BOBONE. LA VERIFICA

25 I bambini a questo punto del percorso sono abbastanza critici, sono più abituati a discutere e affermano di non essere attratti da un testo che descrive solo le caratteristiche fisiche. Come fare per rendere il testo più piacevole? Simone B. : Si potrebbe aggiungere qualche paragone! Manaseb: Si potrebbero aggiungere dei commenti personali. Dalla descrizione oggettiva a quella soggettiva

26 Io suggerisco di mettere il cuore in ciò che si descrive e chiedo: “Cosa vuol dire mettere il cuore?” Manaseb: “Dire chi ce l’ha regalato, da quanto ce l’abbiamo!” Martina C.: “Dire cosa abbiamo fatto la prima volta che lo abbiamo visto.” Cecilia: “Ma io non le so tutte queste cose!” Mettiamoci il cuore

27  I bambini preparano l’intervista per i genitori.  i piccoli giornalisti scrivono liberamente e questo rende il lavoro più motivante.  ogni intervista preparata viene letta e ognuno può intervenire per chiarimenti se le domande non sono coerenti e ordinate secondo una logicità. Questo nuovo modo di fare didattica crea quella discontinuità, quella crisi, che alla fine conduce al successo. I bambini mettono in atto tante competenze: chiedono, criticano, suggeriscono nuove strategie, risolvono, cooperano. Se avessimo imposto la nostra intervista, avremmo chiesto ai bambini di dimostrare di saper eseguire solo l’ ennesimo dettato ortografico. L’INTERVISTA A CASA

28 LE RISPOSTE DELLA MAMMA MI AIUTANO AD ARRICCHIRE IL MIO TESTO SUL MIO PUPAZZO. Attenzione alla coerenza! LA MAMMA RISPONDE ALL’INTERVISTA

29 METTIAMOCI ALL’OPERA!

30 L’insegnante invita i bambini a:  Recuperare la descrizione oggettiva dell’oggetto.  Utilizzare le informazioni raccolte con l’intervista  Scrivere un nuovo testo più ricco ed emozionante del precedente. RIORDINIAMO LE INFORMAZIONI RACCOLTE

31 IL NOSTRO TESTO SOGGETTIVO

32 IL TESTO D’APPOGGIO CONSOLIDA LE NOSTRE SCOPERTE I bambini nel testo scoprono la voce narrante che parla in prima persona.

33  I bambini vengono disposti a coppie o a gruppi di tre e devono descrivere il pupazzo di uno di loro.  Ognuno individualmente descrive l’oggetto. UN ALTRO LABORATORIO: LAVORIAMO A COPPIE

34  IL TESTO DI TOMMY, PROPRIETARIO DEL PUPAZZO... DUE PRODUZIONI PERSONALI A CONFRONTO

35 …E QUELLO DI MATTEO

36  SI LEGGONO I TESTI DI OGNI GRUPPO E SI CHIEDONO ALLA CLASSE LE DIFFERENZE RISCONTRATE.  SIMONE: SONO DIVERSI PERCHÉ IL PROPRIETARIO DEL PUPAZZO HA RACCONTATO ANCHE LE SUE EMOZIONI  TOMMASO N.: “LA DESCRIZIONE SOGGETTIVA DI CHI NON ERA PROPRIETARIO E’ DIVERSA PERCHE’ NON HA VISSUTO CON LUI.”  I BAMBINI HANNO SCOPERTO IL PUNTO DI VISTA ED È UN PASSO IMPORTANTE PER FARLI USCIRE DAL LORO EGOCENTRISMO E CONOSCERE L’ALTRO ATTRAVERSO LA DESCRIZIONE DELLE EMOZIONI ALTRUI. IL PUNTO DI VISTA… NON SOLO NELL’ARTE DELLA SCRITTURA, MA NELLA VITA

37 MA COME MI VEDREBBE IL MIO PUPAZZO PREFERITO? IMMAGINIAMO CHE IL PUPAZZO CI POSSA OSSERVARE E POTESSE PARLARE DI NOI ENTRIAMO NELL’IMMAGINARIO: il punto di vista del pupazzo DISCUSSIONE

38 CIO’ CHE INIZIALMENTE SEMBRAVA IMPOSSIBILE, PIANO PIANO E’ STATO REALIZZATO CON SUCCESSO PERCHE’ TUTTO CIO’ CHE FANNO I BAMBINI E’ BEN FATTO. L’INSEGNANTE HA UN RUOLO NUOVO:  E’ CHIAMATO A FRENARE LE PROPRIE AMBIZIONI E A RACCOGLIERE CON PAZIENZA I FRUTTI CHE OGNI BAMBINO SA DONARE SENZA PRESENTARE UNA LEZIONE GIA’ CONFEZIONATA E SOPRATTUTTO SENZA ANTICIPARE CIO’ CHE I BAMBINI SCOPRIRANNO INSIEME.  DEVE MOSTRARE LA CAPACITA’ DI GUIDARE, MODERARE O INCENTIVARE LA LORO PARTECIPAZIONE.  DEVE SAPER GESTIRE LA CLASSE E DEVE SAPERE DOVE VUOLE ANDARE  PREPARARE L’AMBIENTE IN MODO CHE IN CLASSSE SI RESPIRI UN’ ARIA SERENA E CONFIDENZIALE TALE DA PROMUOVERE UN APPRENDIMENTO PERMANENTE.  SCEGLIERE POCHI NUCLEI FONDANTI NEL SUO CURRICOLO. CONCLUSIONI


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