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PROGETTAZIONE CONCETTUALE DI BASI DI DATI: INTRODUZIONE E MODELLO ER Marco Brambilla

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Presentazione sul tema: "PROGETTAZIONE CONCETTUALE DI BASI DI DATI: INTRODUZIONE E MODELLO ER Marco Brambilla"— Transcript della presentazione:

1 PROGETTAZIONE CONCETTUALE DI BASI DI DATI: INTRODUZIONE E MODELLO ER Marco Brambilla

2 Sommario della lezione  Introduzione  Astrazione e modelli  Il modello Entità-Relazione  Entità  Associazioni( Relazioni!)  Attributi  Gerarchie  Strategie di progetto  Top down  Bottom up  Limiti e trasformazione verso il progetto logico

3 Il contesto: progettazione sw Raccolta requisiti Modellazione concettuale Analisi funzionale Specifica requisiti non funzionali Progettazione SW applicativo Progettazione logica Progettazione fisica

4 Fasi della progettazione  la progettazione concettuale (CIM)  tradurre il risultato dell’analisi dei requisiti in un modello espresso tramite uno SCHEMA CONCETTUALE  indipendente dalla struttura dei dati  la progettazione logica (PIM)  tradurre lo SCHEMA CONCETTUALE in uno SCHEMA LOGICO  dipende dal tipo di struttura dei dati  scelto tra: Gerarchico, Reticolare, Relazionale, ad oggetti, XML,...  la progettazione fisica (PSM)  progetto che ottenga prestazioni ottimali tramite scelta e dimensionamento di strutture fisiche di accesso.  Dipende dal sistema (DBMS) in uso * CIM = computation independent model PIM = platform independent model PSM = platform specific model

5 Ingredienti dei modelli concettuali  MODELLO: rappresentazione semplificata o parziale della realtà atta a uno specifico scopo  Esempio?  Mai realtà completa  CONCETTO/ ISTANZA: dicotomia tra la classe e l’oggetto concreto  ASTRAZIONE: capacità di evidenziare caratteristiche comuni ad insiemi di oggetti  Tre astrazioni base per la rappresentazione della conoscenza:  Classificazione: classi e test di appartenenza delle istanze  Aggregazione: composizione di oggetti complessi  Generalizzazione/specializzazione: raffinamento di classi in sottoclassi Esempio... dall’asilo

6 Il modello ER  modello Entity-Relationship (ER) [P.P.Chen 1976]  standard industriale de facto di buona parte delle metodologie e degli strumenti per il progetto concettuale di basi di dati Attenzione! Relationship = Associazione  Da non confondere con relazioni del modello RELAZIONALE  Pero’ poi la si chiama anche informalmente “relazione”

7 Caso di studio  Gestione delle prenotazioni dei posti di un laboratorio didattico di una università.  Ogni studente è caratterizzato dalla propria matricola, nome, cognome, data e luogo di nascita, residenza, recapito telefonico.  Gli studenti frequentano alcuni laboratori didattici. I laboratori didattici contengono un insieme di posti di lavoro ed un insieme di risorse. Ad ogni posto di lavoro sono assegnate alcune risorse (unità di calcolo, stampanti, applicazioni).  Alcune delle risorse sono rese disponibili a tutti gli studenti senza controlli, altre vengono assegnate agli studenti che frequentano determinati laboratori, previa autorizzazione.  Lo studente può utilizzare un posto di lavoro solo se effettua una prenotazione. Si deve tenere traccia di tutte le prenotazioni e di tutte le volte che lo studente utilizza un posto di lavoro.  Ogni laboratorio ha un solo responsabile, il quale si può occupare di un solo laboratorio.

8 Entità  Rappresenta una classe di oggetti (es., automobili, impiegati, studenti) o di fatti (es., conti correnti, corsi universitari)  Non un insieme ma una categoria /prototipo Usa nomi singolari per le entità  Devono essere oggetti rilevanti per la applicazione  Ogni entità è caratterizzata da un nome e da attributi  Notazione: nome dell’entità studente esempio:

9 Associazione (o Relazione)  Rappresenta un collegamento semantico tra entità  di interesse per l’applicazione  Ogni istanza di una associazione è una ennupla tra istanze di entità (es., legame tra un automobile e il suo proprietario)  Ogni associazione è caratterizzata da un nome Usa nomi indipendenti dalla direzione di lettura dell’associazione (es. verbi all’infinito o nomi)  Notazione: Nome studente esempio: esame Sostenere

10 Studente Esame Rappresentazione grafica delle istanze: relazione matematica!  Dominio  Codominio  Immagine

11 Attributi  Rappresentano caratteristiche delle entità e delle associazioni  di interesse per l’applicazione  Ogni attributo è caratterizzata da un nome (e da un tipo/dominio)  Notazione: codice cognome voto

12 Come progettare?  Se il concetto è significativo per il contesto applicativo  entità  Se il concetto è  una proprietà/caratteristica di un concetto  descrivibile tramite un dato elementare:  attributo  Se il concetto definisce un legame tra entità:  associazione

13 Corrispondenza tra concetti ed elementi ER La corrispondenza tra oggetti e fatti del mondo reale e entità, associazioni e attributi non è assoluta ma dipende dal contesto: Esempio:  Colore = attributo o entità?  il trattore BOF34675 è di colore rosso  il colore rosso ha lunghezza d’onda = ~700 nm

14 guidatore autobus percorso guidare servizio Esempio: gestione viaggi autobus

15 dipartimento docente corso studente afferenza insegnamento frequenza Esempio: università

16 Ruoli e Cardinalità  Ruolo: verso di percorrenza di una associazione  Autobus  presta servizio su  Percorso  Percorso  servito da  Autobus  Cardinalità: vincolo sul numero di istanze di associazione cui ciascuna istanza di entità deve partecipare.  È una coppia (MIN-CARD, MAX-CARD). Valori significativi: MIN-CARD = 0 (opzionale) = 1 (obbligatoria) MAX-CARD = 1 (uno) = N (molti)  In base alla sola cardinalità massima si hanno associazioni uno-uno, uno-molti, molti-molti

17 Associazione 1:1 con opzionalità direttore reparto direzione (0,1)(1,1) un reparto puo’ essere diretto da uno solo direttore (0,1) un direttore deve dirigere uno ed un solo reparto (1,1)

18 Reparto Direttore Associazione 1:1 con opzionalità

19 impiegato controllato controllore controllo (0,n) (0,1) Auto-associazioni associazioni aventi come partecipanti istanze provenienti dalla stessa entità (chiamate anche “ad anello”):

20 guidatore (1,n) (0,n) autobus (0,n) percorso guida Associazioni ternarie Pensaci N volte prima di introdurre una associazione di grado N Attenzione alle cardinalità

21 Autobus Percorso Guidatore Associazioni ternarie

22 Cardinalità degli attributi  una prima classificazione: attributo scalare (semplice, ad un solo valore) es.: matricola, cognome, voto attributo multiplo (sono ammessi n valori) es.: qualifica, titolo, specialità (1,n) il simbolo (n,m) esprime la cardinalità dell’attributo. attributo opzionale (è ammessa la “non esistenza del valore”) (0,n) es.: tel., qualifica, targa (0,1)

23 attributo composto attributo multiplo composto es.: data (gg,mm,aaaa), indirizzo (via, numero civico, città, provincia, cap) (1,n)es.: telefono (stato, città, numero) (1,1) Attributi composti

24 Un identificatore caratterizza in modo univoco ciascuna istanza di entità simbolo non è modificabile (in generale…) c.f. dipendentemacchina mat. libro c.inv. Identificatore

25 L’identificatore di un’entità può essere composto località albergo nome stabilimento nome località società Identificatori composti AUTOAUTO targa modello n. telaio n. produzione

26 DIPENDENTEDIPENDENTE c.f. nome cognome data_nascita data_assunzione livello stipendio indirizzo n_tel. qualifica (0,1) (1,2) (1,n) recapito Attributi – esempio completo

27 Entità deboli  Le entità deboli possono esistere se e solo se sono presenti entità “forti” da cui queste dipendono  Non hanno identificatore proprio  In caso di eliminazione dell’istanza “forte” di riferimento le istanze deboli collegate devono essere eliminate  le entità con identificatore esterno sono deboli poiché a tutti i livelli la cancellazione di una entità provoca la cancellazione delle entità deboli collegate Es. eliminazione di vettura

28 (0,n) parente CF dipendente (1,1) (0,n) parente CF dipendente (1,1) Ass. matr Simboli usati

29 Gerarchie di generalizzazione Ereditarietà  Una gerarchia di generalizzazione è un legame logico tra un’entità padre E ed alcune entità figlie E 1 E 2.. E n dove:  E è la generalizzazione di E 1 E 2.. E n  E 1 E 2.. E n sono specializzazioni di E tale per cui:  ogni istanza di E k è anche istanza di E  una istanza di E può essere una istanza di E k  Le entità figlio ereditano le proprietà (attributi, relazioni, identificatori) dell’entità padre

30 Proprietà delle gerarchie: t vs. p, e vs. o  t sta per totale: ogni istanza dell’entità padre deve far parte di una delle entità figlie  p sta per parziale: le istanze dell’entità padre possono far parte di una delle entità figlie  e sta per esclusiva: ogni istanza dell’entità padre non può far parte di più di una delle entità figlie  o sta per overlpping: ogni istanza dell’entità padre può far parte di più entità figlie

31 Esempio: personale d’azienda personale c_f cognome indirizzo impiegato dirigente consulente dipendente stipendio sindacato p_iva compenso mansione classe Contr. Dip. (1,1) (0,n) (1,1)

32 Qualità di schemi concettuali  Completezza  Correttezza  Leggibilità (concettuale e grafica)  Minimalità  Auto-Esplicatività

33 Leggibilità concettuale Doc Ric Lez Eser Doc Ric Ins LezEser Mod I I I I I

34 Leggibilità grafica A C D B AB AB BC CD AB DA DC CD BCDA

35 Caso di studio - soluzione

36 Grazie per l’attenzione! Ulteriori esempi e spiegazioni su: Braga Brambilla Campi - Eserciziario di basi di dati – Edizioni Esculapio, Progetto Leonardo.Euro 12,00. Campi-Eserciziario-di-basi-di-dati.asp Campi-Eserciziario-di-basi-di-dati.asp Mi trovi su LinkedIn, Twitter, Facebook, e sulla mia home page:


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