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Lezione n°. 2 – Parte 2 La Protezione Attiva Antincendio.

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1 Lezione n°. 2 – Parte 2 La Protezione Attiva Antincendio.

2 Dott. Ing. Valter Melotti 2 La Protezione Attiva Antincendio.  Attrezzature ed impianti di estinzione degli incendi.  Estintori. Gli estintori sono in molti casi i mezzi di primo intervento più impiegati per spegnere i principi di incendio.  Vengono suddivisi in:  estintori portatili;  estintori carrellati.

3 Dott. Ing. Valter Melotti 3 Gli estintori portatili.  Classe “A”: fuochi di solidi con formazione di brace.  Classe “B”: fuochi di liquidi infiammabili.  Classe “C”: fuochi di gas infiammabile.  Classe “D”: fuochi di metalli. Sono concepiti per essere utilizzati a mano ed hanno un peso che non può superare i 20 Kg. Essi vengono classificati in base alla loro capacità estinguente. Infatti sono sperimentati su fuochi di diversa natura, classificati in base al tipo di combustibile.

4 Dott. Ing. Valter Melotti 4 Le Classi di Fuoco Sull’estintore di oggi, possiamo trovare: Ma anche: e, domani…

5 Dott. Ing. Valter Melotti 5 Gli estintori portatili.  La scelta dell’estintore va fatta in base al tipo di incendio ipotizzabile nel locale da proteggere.  Su ciascun estintore sono indicate le classi dei fuochi ed i focolai convenzionali che è in grado di estinguere (esempio: 21A 89BC).  Per norma devono essere di colore rosso e riportate una etichetta con le istruzioni e le condizioni di utilizzo.

6 Dott. Ing. Valter Melotti 6  Esempio di etichettatura per un estintore di tipo approvato dal Ministero dell’Interno.

7 Dott. Ing. Valter Melotti 7 Tecniche di Spegnimento.  L’operatore deve usare l’estintore avendo cura di mettersi sopravvento, cercando di colpire con il getto di scarica la base del focolaio senza provocare la fuoriuscita di liquidi infiammabili dal loro contenitore.  La tecnica di spegnimento è un po’ differente usando estintori a polvere o a CO 2.  Nel caso in cui operino contemporaneamente due estintori, le persone che li utilizzano devono disporsi sfalsate al massimo di 90°.

8 Dott. Ing. Valter Melotti 8 Gli estintori carrellati  Hanno le medesime caratteristiche funzionali degli estintori portatili ma, a causa delle maggiori dimensioni e peso, presentano una minore praticità d’uso e manegevolezza connessa allo spostamento del carrello di supporto.  La loro scelta può essere dettata dalla necessità di disporre di una maggiore capacità estinguente e sono comunque da considerarsi integrativi di quelli portatili.

9 Dott. Ing. Valter Melotti 9 Gli estintori. Vengono di seguito citate le varie tipologie di estintori:  ad acqua, ormai in disuso;  a schiuma, adatto per liquidi infiammabili;  ad idrocarburi alogenati (halon), adatto per motori di macchinari;  a polvere, adatto per liquidi infiammabili ed apparecchi elettrici;  ad anidride carbonica, idoneo per apparecchi elettrici.

10 Dott. Ing. Valter Melotti 10 Gli estintori.  Gli estintori a polvere, idrici, a schiuma ed ad halon (idrocarburi alogenati) sono tutti caratterizzati da involucri metallici più simili a bidoncini che a vere e proprie bombole.  Anche l’aspetto esteriore è simile: è presente un gruppo valvolare, il manometro con la fascia verde di corretto utilizzo e la frusta termina con un ugello inserito a pressione sul tubo in gomma.

11 Dott. Ing. Valter Melotti 11 Gli estintori.  Questi estintori hanno tutti bisogno di un propellente, che quasi sempre è: AZOTO.  L’azoto si trova nella parte superiore del recipiente, a diretto contatto con la sostanza estinguente.  Un tubo pescante collega il gruppo valvolare con il fondo del recipiente.  Una volta tolta la sicura ed agito sulla valvola con decisione l’azoto spingerà fuori la sostanza estinguente dal contenitore.

12 Dott. Ing. Valter Melotti 12 Gli estintori a CO 2.  In questo caso il contenitore è a tutti gli effetti una bombola, in particolare si nota l’assenza di linee di saldatura.  Infatti la CO2 all’interno potrebbe trovarsi a pressioni piuttosto elevate (oltre 50 bar).  Il recipiente è inoltre caratterizzato da:  Assenza del manometro.  Frusta a più strati sovrapposti, più resistente.  Manico.  Presenza di un cono diffusore.

13 Dott. Ing. Valter Melotti 13 Gli estintori a CO 2.  Questi estintori vanno usati: “con i guanti” !!!  Infatti l’espansione del gas (circa tre metri cubi per un estintore da 5 kg) è violenta e caratterizzata da un notevole assorbimento di calore.  L’estintore dovrebbe essere provato, prima dell’uso, per verificarne la robustezza dei collegamenti.  Oggi si trovano in commercio estintori a CO 2 completamente verniciati di rosso.

14 Dott. Ing. Valter Melotti 14 Gli estintori portatili.  Determinazione del numero degli estintori da installare:  É determinato da disposizioni di legge solo in alcuni casi (alberghi, autorimesse etc.).  Negli altri casi si deve eseguire il criterio di disporre questi mezzi di primo intervento in modo che siano prontamente disponibili ed utilizzabili.  Si può ritenere che sia sufficiente disporre di un numero di estintori in modo che almeno uno di questi possa essere raggiunto con un percorso non superiore a 15 m circa.  Ne consegue che la distanza tra gruppi di estintori deve essere circa 30 m.  Norme più recenti legano la diffusione anche alla superficie (circa 1 ogni 200 m 2 ) ed alla capacità estinguente di ogni estintore).

15 Dott. Ing. Valter Melotti 15 Gli estintori portatili.  Posizionamento degli estintori.  Debbono essere sempre posti nella massima evidenza, in modo da essere individuati immediatamente, preferibilmente vicino alle scale od agli accessi.  Estintori, di tipo idoneo, saranno inoltre posti in vicinanza di rischi speciali (quadri elettrici, cucine, impianti per la produzione di calore a combustibile solido, liquido o gassoso eccetera).  Gli estintori potranno essere poggiati a terra od attaccati alle pareti, mediante idonei attacchi che ne consentano il facile sganciamento.  Se l'estintore non può essere posto in posizione ben visibile da ogni punto della zona interessata, dovranno porsi dei cartelli di segnalazione, se necessario a bandiera di tipo conforme alle norme relative alla segnaletica di sicurezza.

16 Dott. Ing. Valter Melotti 16 Rete idrica antincendio.  A protezione delle attività industriali o civili caratterizzate da un rilevante rischio viene di norma installata una rete idrica antincendio collegata direttamente, o a mezzo di vasca di riserva idrica, all’acquedotto cittadino.  La presenza della vasca di riserva idrica è necessaria ogni qualvolta l’acquedotto non garantisca continuità di erogazione e sufficiente pressione.  In tal caso le caratteristiche idrauliche richieste agli erogatori (idranti UNI 45 oppure UNI 70) vengono assicurate in termini di portata e pressione dalla capacità della riserva idrica e dal gruppo di pompaggio.

17 Dott. Ing. Valter Melotti 17 Rete idrica antincendio.  La rete idrica antincendio deve, a garanzia di affidabilità e funzionalità, rispettare i seguenti criteri progettuali:  Indipendenza della rete da altre utilizzazioni.  Dotazione di valvole di sezionamento.  Disponibilità di riserva idrica e di costanza di pressione.  Ridondanza del gruppo pompe.  Disposizione della rete ad anello.  Protezione della rete dall’azione del gelo e della corrosione.

18 Dott. Ing. Valter Melotti 18 Gli Idranti.  Esempio di Idrante a muro UNI 45.  Esempio di Idrante a colonna UNI 70.  Esempio di Naspo DN 20.

19 Dott. Ing. Valter Melotti 19 Gli Idranti. Il corredo di una cassetta per idrante UNI 45 è costituito da:  Terminale acquedotto, con rubinetto.  Sella per alloggiamento manichetta.  Manichetta di lunghezza pari a 20 m.  Lancia per direzionare il getto e ottimizzare la gittata.

20 Dott. Ing. Valter Melotti 20 Gli Idranti.  La manichetta ha alle due estremità raccordi di eguale diametro ma tipo differente maschio / femmina.  L’arrotolamento può essere effettuato in “singolo” od in “doppio”, questo ultimo è il sistema preferito dai VV.F. “Singolo” “Doppio”

21 Dott. Ing. Valter Melotti 21 Gli Idranti.  Le lance per idranti possono essere:  A getto pieno.  A getto nebulizzato.  Oggi le lance dovrebbero tutte avere un sistema di chiusura del getto almeno a due posizioni (aperto, chiuso).

22 Dott. Ing. Valter Melotti 22 Impianti di spegnimento automatici.  Tali impianti possono classificarsi in base alle sostanze utilizzate per l’azione estinguente:  Impianti ad acqua “SPRINKLER” (ad umido, a secco, alternativi, a preallarme, a diluvio).  Impianti a schiuma.  Impianti ad anidride carbonica.  Impianti ad halon.  Impianti a polvere.

23 Dott. Ing. Valter Melotti 23 Impianti “Sprinkler” Un impianto automatico di estinzione ad acqua consta di più parti:  Fonte di alimentazione (acquedotto, serbatoi, vasca, serbatoio in pressione).  Pompe di mandata.  Centralina valvolata di controllo e allarme.  Condotte montanti principali.  Rete di condotte secondarie.  Serie di testine erogatrici (Sprinkler).

24 Dott. Ing. Valter Melotti 24 Impianti “Sprinkler” L’impianto prima descritto è detto: “ad umido”. Se l’acqua non è subito presente nell’impianto, questo è detto: “a secco”, ma l’impostazione è la stessa. L’elemento fondamentale è il bulbo termosensibile, ad ampolla o a fusibile.

25 Dott. Ing. Valter Melotti 25 Impianti “Sprinkler” Tipi d’impianto  Ad umido: tutto l’impianto è permanentemente riempito di acqua in pressione: è il sistema più rapido e si può adottare nei locali in cui non esiste rischio di gelo.  A secco: la parte d’impianto non protetta, o sviluppantesi in ambienti soggetti a gelo, è riempita di aria in pressione: al momento dell’intervento una valvola provvede al riempimento delle colonne con acqua.  Alternativi: funzionano come impianti a secco nei mesi freddi e ad umido nei mesi caldi.  A pre-allarme: sono dotati di dispositivo che differisce la scarica per dar modo di escludere i falsi-allarmi.  A diluvio: impianti con sprinklers aperti alimentati da valvole ad apertura rapida in grado di fornire rapidamente grosse portate.

26 Dott. Ing. Valter Melotti 26 Impianti “Sprinkler”  Quando l’impianto entra in funzione una valvola speciale, mette in moto il gruppo di pompaggio e fa suonare un potente allarme incendio.

27 Dott. Ing. Valter Melotti 27 Altri Impianti Automatici di Spegnimento.  Gli impianti a schiuma sono concettualmente simili a quelli ad umido e differiscono per la presenza di un serbatoio di schiumogeno e di idonei sistemi di produzione e scarico della schiuma (versatori).  Impianti di anidride carbonica, ad halon, a polvere: hanno portata limitata dalla capacità geometrica della riserva (batteria di bombole, serbatoi).  Gli impianti a polvere, non essendo l’estinguente un fluido, non sono in genere costituiti da condotte, ma da teste singole autoalimentate da un serbatoio incorporato di modeste capacità.  La pressurizzazione è sempre ottenuta mediante un gas inerte (azoto, anidride carbonica).

28 Dott. Ing. Valter Melotti 28 Sistemi di allarme incendio Impianti di rivelazione automatica d’incendio.  Tali impianti rientrano a pieno titolo tra i provvedimenti di protezione attiva e sono finalizzati alla rivelazione tempestiva del processo di combustione prima cioè che questo degeneri nella fase di incendio generalizzato.

29 Dott. Ing. Valter Melotti 29 Impianti di rivelazione automatica d’incendio. Un impianto rilevazione automatica d’incendio è generalmente costituito da :  RILEVATORI AUTOMATICI DI INCENDIO.  CENTRALE DI CONTROLLO E SEGNALAZIONE.  DISPOSITIVI DI ALLARME.  COMANDI DI ATTIVAZIONE.  ELEMENTI DI CONNESSIONE PER IL TRASFERIMENTO DI ENERGIA ED INFORMAZIONI. Evidentemente vi possono essere impianti che hanno componenti in più o in meno rispetto a quelli elencati.

30 Dott. Ing. Valter Melotti 30 Impianti di rivelazione automatica d’incendio.  Dal diagramma seguente si deduce che è fondamentale riuscire ad avere un TEMPO D’INTERVENTO possibilmente inferiore al tempo di prima propagazione, ossia intervenire prima che si sia verificato il “flash over”.  Infatti siamo ancora nel campo delle temperature relativamente basse, l’incendio non si è ancora esteso a tutto il sistema e quindi ne è più facile lo spegnimento ed i danni sono ancora contenuti.  Dal diagramma qualitativo riportato di seguito, si può vedere che l’entità dei danni, se non si interviene prima, ha un incremento notevole non appena si è verificato il “flash over”.

31 Dott. Ing. Valter Melotti 31 Innesco e prima propagazione Incendio generalizzato Raffreddamento Fuoco Allarme Chiamata ai VV.F. Arrivo VV.F. Pericolo di morte Estensione o Estinzione GRAFICO DELL’EVOLUZIONE DI UN INCENDIO. ( Tempi critici ) ‏

32 Dott. Ing. Valter Melotti 32 GRAFICO DELL’EVOLUZIONE DI UN INCENDIO. (Tempi di esodo e di soccorso ) ‏ Esodo Fuoco Allarme Chiamata ai VV.F. Arrivo VV.F. Pericolo di morte Estensione o Estinzione Durata critica d’incendio Tempi per l’evacuazione Soccorsi Vai al prossimo argomento

33 Dott. Ing. Valter Melotti 33 Impianti di rivelazione automatica d’incendio. Pertanto un impianto di rivelazione automatica trova il suo utile impiego nel ridurre il “TEMPO REALE” e consente:  di avviare un tempestivo sfollamento delle persone, sgombero dei beni etc.  Di attivare un piano di intervento.  Di attivare i sistemi di protezione contro l’incendio (manuali e/o automatici di spegnimento).

34 Dott. Ing. Valter Melotti 34 Impianti di rivelazione automatica d’incendio. Rivelatori d’incendio - Generalità  I rivelatori di incendio possono essere classificati in base al fenomeno chimico-fisico rilevato in rivelatori:  di calore,  di fumo (a ionizzazione o ottici),  di gas,  di fiamme.  Oppure in base al metodo di rivelazione:  statici (allarme al superamento di un valore di soglia),  differenziali (allarme per un dato incremento),  velocimetrici (allarme per velocità di incremento).  La suddivisione può essere infine effettuata in base al tipo di configurazione del sistema di controllo dell’ambiente:  Puntiformi,  a punti multipli (poco diffusi),  lineari.

35 Dott. Ing. Valter Melotti 35 Segnaletica di sicurezza Allegati da XXIV a XXX del D.Lgs. 09/04/2008, n°. 81 – TESTO UNICO SULLE NORME DI SICUREZZA. ESEMPI DI CARTELLI CHE ESPRIMONO UN DIVIETO: Segnali di Divieto vietato fumare vietato fumare o usare fiamme libere vietato ai pedoni divieto di spegnere con acqua

36 Dott. Ing. Valter Melotti 36 Segnaletica di sicurezza Esempi di cartelli che indicano un avvertimento (pericolo): Infiammabili Corrosive Esplodenti Carichi Sospesi Per. Generico Infette Tossiche Ionizzanti Passaggio Carrelli Folgorazione sostanze velenose

37 Dott. Ing. Valter Melotti 37 Segnaletica di sicurezza  Esempi di cartelli che indicano una prescrizione (obbligo). Uso della cuffiaUso della maschera Uso degli occhialiUso delle calzature Uso dei guantiUso del casco

38 Dott. Ing. Valter Melotti 38 Segnaletica di sicurezza Segnaletica di salvataggio e pronto soccorso. Segnaletica antincendio.

39 Dott. Ing. Valter Melotti 39 Illuminazione di sicurezza  L’ impianto di illuminazione di Sicurezza deve fornire, in caso di mancata erogazione della fornitura principale della energia elettrica e quindi di luce artificiale, una illuminazione sufficiente a permettere di evacuare in sicurezza i locali (intensità minima di illuminazione 5 lux).  Dovranno pertanto essere illuminate le indicazioni delle porte e delle uscite di sicurezza, i segnali indicanti le vie di esodo, i corridoi e tutte quelle parti che è necessario percorrere per raggiungere un’uscita verso luogo sicuro.  E’ opportuno, per quanto possibile, che le lampade ed i segnali luminosi dell’impianto luci di sicurezza non siano posizionati in alto (la presenza di fumo ne potrebbe ridurre la visibilità in maniera drastica sin dai primi momenti).

40 Dott. Ing. Valter Melotti 40 Illuminazione di sicurezza  L’Impianto deve essere alimentato da una adeguata fonte di energia quali batterie in tampone o batterie di accumulatori con dispositivo per la ricarica automatica (con autonomia minima di 30 minuti) oppure da apposito ed idoneo gruppo elettrogeno.  L’intervento dovrà comunque avvenire in automatico, in caso di mancanza della fornitura principale dell’energia elettrica, entro 5 secondi circa (se si tratta di gruppi elettrogeni il tempo può raggiungere i 15 secondi).  In caso di impianto alimentato da gruppo elettrogeno o da batterie di accumulatori centralizzate sarà necessario posizionare tali apparati in luogo sicuro, non soggetto allo stesso rischio di incendio della attività protetta.

41 Dott. Ing. Valter Melotti 41 Evacuatori di fumo e di calore  Tali sistemi di protezione attiva dall’incendio sono di frequente utilizzati in combinazione con impianti di rivelazione.  Sono basati sullo sfruttamento del movimento verso l’alto delle masse di gas caldi generate dall’incendio che, a mezzo di aperture sulla copertura, vengono evacuate all’esterno.

42 Dott. Ing. Valter Melotti 42 Evacuatori di fumo e di calore  Gli evacuatori di fumo e calore (EFC) consentono pertanto di:  Agevolare lo sfollamento delle persone presenti e l’azione dei soccorritori grazie alla maggiore probabilità che i locali restino liberi da fumo almeno fino ad un’altezza da terra tale da non compromettere la possibilità di movimento.  Agevolare l’intervento dei soccorritori rendendone più rapida ed efficace l’opera.  Proteggere le strutture e le merci contro l’azione del fumo e dei gas caldi, riducendo in particolare il rischio e di collasso delle strutture portanti.  Ritardare o evitare l’incendio a pieno sviluppo - “flash over”.  Ridurre i danni provocati dai gas di combustione o da eventuali sostanze tossiche e corrosive originate dall’incendio.

43 Dott. Ing. Valter Melotti 43 Evacuatori di fumo e di calore La ventilazione dei locali può essere ottenuta con vari sistemi:  lucernari a soffitto.  Possono essere ad apertura comandata dello sportello o ad apertura per rottura del vetro, che deve essere allora del tipo semplice.  Ventilatori statici continui.  La ventilazione in questo caso avviene attraverso delle fessure laterali continue. L’ingresso dell’acqua è impedito da schermi e cappucci opportunamente disposti. In taluni casi questo tipo è dotato di chiusura costituita da una serie di sportelli con cerniera centrale o laterale, la cui apertura in caso d’incendio avviene automaticamente per la rottura di un fusibile.

44 Dott. Ing. Valter Melotti 44 Evacuatori di fumo e di calore  Sfoghi di fumo e di calore.  Il loro funzionamento è in genere automatico a mezzo di fusibili od altri congegni. La loro apertura può essere anche manuale. E’ preferibile avere il maggior numero possibile di sfoghi, al fine di ottenere che il sistema di ventilazione entri in funzione il più presto possibile in quanto la distanza tra l’eventuale incendio e lo sfogo sia la più piccola possibile.  Aperture a shed.  Si possono prestare ad ottenere dei risultati soddisfacenti, se vengono predisposti degli sportelli di adeguate dimensioni ad apertura automatica o manuale.  Superfici vetrate normali.  L’installazione di vetri semplici che si rompano sotto l’effetto del calore può essere adottata a condizione che sia evitata la caduta dei pezzi di vetro per rottura accidentale mediante rete metallica di protezione.

45 Dott. Ing. Valter Melotti 45 F I N E.


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