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IPERTENSIONE E DANNO D’ORGANO Realizzato con il contributo educazionale di Danno vascolare e disfunzione endoteliale nell'ipertensione arteriosa.

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Presentazione sul tema: "IPERTENSIONE E DANNO D’ORGANO Realizzato con il contributo educazionale di Danno vascolare e disfunzione endoteliale nell'ipertensione arteriosa."— Transcript della presentazione:

1 IPERTENSIONE E DANNO D’ORGANO Realizzato con il contributo educazionale di Danno vascolare e disfunzione endoteliale nell'ipertensione arteriosa

2 Il continuum cardiovascolare... Cardiopatia ischemica: il rischio inizia a 115/75 mmHg Il continuum cardiovascolare... Cardiopatia ischemica: il rischio inizia a 115/75 mmHg Età a rischio Lewington S. Lancet 2002; 360: x 2x 4x 8x 16x 32x 64x 128x 256x Normotensione Ipertensione PAD (mmHg) Mortalità per cardiopatia ischemica 1x 2x 4x 8x 16x 32x 64x 128x 256x NormotensioneIpertensione PAS (mmHg) Un aumento di PAS 20/PAD10 mmHg = Raddoppio del rischio Optimum = 115/75 mmHg Mortalità per cardiopatia ischemica Meta-analisi - Dati da 12.7 milioni di persone a rischio su base annua Di morti, sono state morti per cause vascolari (12000 ictus, cardiopatia ischemica, altre morti vascolari)

3 Età a rischio Lewington S. Lancet 2002; 360: Meta-analisi - Dati da 12.7 milioni di persone a rischio su base annua Di morti, sono state morti per cause vascolari (12000 ictus, cardiopatia ischemica, altre morti vascolari) 1x 2x 4x 8x 16x 32x 64x 128x 256x PAD (mmHg) 1x 2x 4x 8x 16x 32x 64x 128x 256x PAS (mmHg) Il continuum cardiovascolare... Ictus cerebri: il rischio inizia a 115/75 mmHg Il continuum cardiovascolare... Ictus cerebri: il rischio inizia a 115/75 mmHg Mortalità per ictus cerebri Un aumento di PAS 20/PAD10 mmHg = Raddoppio del rischio Optimum = 115/75 mmHg Mortalità per ictus cerebri NormotensioneIpertensione NormotensioneIpertensione

4 Meta Analisi : Minori livelli di pressione arteriosa risultano in un rallentamento del declino del volume del filtrato glomerulare (VFG) in Diabetici e Non-Diabetici r = 0.69; P < 0.05 Pressione Arteriosa Media (mmHg) VFG (mL/min/anno) Ipertensione NON trattata Modificata da: Bakris GL, et al. Am J Kidney Dis. 2000;36(3): /85140/90 150/100

5 Fattori di rischio combinati con ipertensione arteriosa Col TG Col + TG Diabete BMI > 25 BMI > 30 Fumo Nessuno Tutti Almeno 2 Men –2930–3940–4950–5960–69≥70 Women Age (yr) % NHANES III Ford ES et al JAMA 2002;287(3):356-9 Prevalenza della sindrome metabolica Ipertensione Arteriosa e Prevenzione Cardiovascolare – L’Aquila

6 L’ipertensione arteriosa, per se ed in combinazione con altri fattori di rischio, può compromettere le fisiologiche funzioni dell’endotelio, conducendo nel tempo al danno d’organo

7 Il danno vascolare nel paziente iperteso è preceduto da disfunzine endoteliale Eventi cardiovascolari Ipertensione ed altri fattori di rischio cardiovascolare Fase tardiva di malattia aterosclerotica: Diagnosi Clinica Vita anni Fase precoce di malattia aterosclerotica: Alterazioni endoteliali indotte dai fattori di rischio cardiovascolare

8 TONO VASOMOTORE ↑ INTEGRITA’ INTIMALE ↓ TROMBOFILIA ↑ MIGRAZIONE LEUCOCITARIA NEL SUBENDOTELIO ↑ La disfunzione endoteliale è in realtà una multi disfunzione, legata fondamentalmente alla ridotta biodisponibilità di NO determinata dai fattori di rischio cardiovascolare NO ↓

9 INTEGRITA’ INTIMALE ↓ MIGRAZIONE LEUCOCITARIA NEL SUBENDOTELIO ↑ 3 La disfunzione endoteliale è in realtà una multi disfunzione, legata fondamentalmente alla ridotta biodisponibilità di NO determinata dai fattori di rischio cardiovascolare NO ↓ La disfunzione endoteliale genera flogosi vascolare Aterosclerosi 1 2

10 MIGRAZIONE LEUCOCITARIA ed AGGREGAZIONE PIASTRINICA TONO VASOMOTORE Fattori di rischio DISFUNZIONE La disfunzione endoteliale è in realtà una multi disfunzione, legata fondamentalmente alla ridotta biodisponibilità di NO determinata dai fattori di rischio cardiovascolare DISFUNZIONE

11 ATTIVAZIONE ENDOTELIALE L’endotelio acquisisce la capacità di interagire con i leucociti circolanti. In particolare, per “attivazione” dell’endotelio vascolare si intende non la perdita di una funzione, bensì l’acquisizione di una nuova capacità – di modulazione della flogosi - con potenziamento della predisposizione all’aterosclerosi ed eventuale destabilizzazione della placca già formatasi. L’espressione di molecole di adesione sulla superficie endoteliale esprime il verificarsi della attivazione ed è, quindi, essa stessa un indice di disfunzione dell’endotelio Cellula endoteliale Leucocita Espressione molecole di adesione ↓ NO Una ridotta biodisponibilità di NO è attesa determinare non solo una alterazione della vasodilatazione endotelio-dipendente, bensì anche una attivazione flogistica dell’endotelio, che predispone lo stesso a divenire il motore patogenetico dell’aterosclerosi umana.

12 La presenza di obesità in una popolazione infantile comporta l’insorgenza di disfunzione endoteliale (sICAM-1) con aumento della flogosi vascolare (hs-PCR) e della attivazione piastrinica (CD40L). Desideri G et al J Clin Endocrinol Metab. 2005;90(6): sICAM-1 (ng/mL) p< p<0.001 CD40L (ng/mL) p< iso-PGF 2  (pg/L) Hs-CRP (mg/L) p<0.0001

13 Ferri C et al. Diabetologia 1997; 40: § § * § ◊ ◊ Insulina a digiuno pmol/L Il danno endoteliale (in questo caso rappresentato da un incremento dei valori di endotelina-1 nel plasma) nel paziente iperteso è tanto maggiore quanto più sono le alterazioni metaboliche e gli altri fattori di rischio che concorrono al danno vascolare * p<0.05 vs IPA e controllo § p<0.05 vs controllo ◊ p<0.05 vs IPA, IPA+Col e controllo Nel paziente iperteso: il danno endoteliale corre con le alterazioni metaboliche Numero di fattori di rischio

14  BP IGT  Col Diversi studi dimostrano come la presenza di fattori di rischio cardiovascolare favorisca l’attivazione endoteliale e piastrinica ed induca una flogosi vascolare aterogenica precoce. Da queste prime alterazioni dell’endotelio avrà seguito lo sviluppo del processo aterosclerotico fino alla formazione della placca ed il presentarsi degli eventi cardiovascolari. Ferri C et al, Diabetes Pazienti Controlli sVCAM-1 ng/ml p<0.007 Ipertensione Ipercolesterolemia Desideri G et al, JCEM 2002 Bagg W et al, JCEM 2001 Diabete ICAM-1 (ng/mL) VCAM-1 (ng/mL) p< p< Obesità CD40L (ng/mL) BMI p< Desideri G, Ferri C, JAMA 2003 ObesiControlli

15 TONO VASOMOTORE ↑ INTEGRITA’ INTIMALE ↓ TROMBOFILIA ↑ MIGRAZIONE LEUCOCITARIA NEL SUBENDOTELIO ↑ La disfunzione endoteliale è in realtà una multi disfunzione, legata fondamentalmente alla ridotta biodisponibilità di NO determinata dai fattori di rischio cardiovascolare NO ↓

16 La disfunzione endoteliale è in realtà una multi disfunzione, legata fondamentalmente alla ridotta biodisponibilità di NO determinata dai fattori di rischio cardiovascolare NO ↓ La disfunzione endoteliale comporta una ridotta capacità vasodilatatoria delle arterie Aterosclerosi TONO VASOMOTORE ↑ 4

17 In condizioni fisiologiche l’incremento del flusso plasmatico e dello shear stress determina un effetto vasodilatatorio NO mediato a carico della parete vasale. A tale riguardo, di interessante valore sperimentale e clinico è il metodo non invasivo con ultrasuoni, che consente di valutare la diametria dell’arteria brachiale e/o radiale in risposta all’iperemia reattiva post-ischemica (flow-mediated dilation o, in sigla, FMD), legata all’incremento acuto del release di NO. Una volta ottenuta la registrazione basale, l’operatore gonfia un manicotto per la misurazione della pressione arteriosa al di sotto oppure al di sopra dell’arteria oggetto dello studio, mantenendolo ben al di sopra (+ 50 mmHg) della pressione arteriosa sistolica per 5 minuti. Successivamente alla deflazione del manicotto, quindi, la diametria dell’arteria in esame viene misurata e la dilatazione osservata rispetto al valore basale rappresenterà il valore di FMD e sarà direttamente collegato alla capacità dell’endotelio di produrre NO e quindi di favorire una vasodilatazione NO-mediata.

18 Cosi come per la attivazione endoteliale, diversi studi hanno dimostrato come la presenza di fattori di rischio cardiovascolare favorisca lo sviluppo di disfunzione endoteliale con una riduzione della biodisponibilità di monossido di azoto (NO) cui consegue una ridotta capacità di vasodilatazione. Taddei S et al, Hypertension 1997 Guthikonda S et al, Circulation 2003 Balletshofer BM et al, Circulation 2000 Spieker LE et al, Circulation 2002, modified Ipertensione Diabete Ipercolesterolemia ACETYLCHOLINE FBF  % * * Fumo ACETYLCHOLINE (  g/min) FBF  % * ACETYLCHOLINE (  g ·100 ml FAV -1 ·min -1 ) FBF (%) * P=0.03 FAD (%)

19 Qual è il significato clinico della FMD * ? Cosa diagnostica la FMD ? La presenza di disfunzione e attivazione endoteliale ha un significato prognostico ? * Per FMD – Flow-mediated dilation – si intende la vasodilazione arteriosa endotelio-dipendente (cioè NO-dipendente)

20 Bassa FMD Intermedia FMD Alta FMD Quintili di FMD Rischio di evento coronarico (% in 10 anni) La valutazione della disfunzione endoteliale può avere un riscontro clinico preciso? Come dimostrato da questo interessante studio, il rischio di sviluppare un evento coronarico risultava inversamente proporzionale ai valori di vasodilatazione endotelio-mediata (FMD) e direttamente proporzionale ai valori di ICAM-1 (attivazione endoteliale) Witte DR et al Atherosclerosis 2003;170: Quintili di ICAM-1 Alte ICAM-1 Intermedie ICAM-1 Basse ICAM-1

21 Coronaropatia Disfunzione endoteliale No coronaropatia Disfunzione endoteliale No coronaropatia normale funzione endoteliale Esiste una stretta relazione tra funzione endoteliale valutata a livello coronarico e brachiale. L’esecuzione di questo specifico metodo non invasivo deve essere considerato come un utilissimo surrogato pel valutare la predisposizione all’aterosclerosi (anche coronarica) in pazienti con presenza di fattori di rischio cardiovascolare. I più importanti predittori di ridotta FMD erano: Disfunzione endoteliale coronarica (p=0.003) Presenza di coronaropatia (p=0.007) Fumo di sigaretta (p=0.016) ** * *p=0.08 **p<0.001 vs pazienti senza coronaropatia e normale funzione endoteliale Anderson et al. JACC 1995;26: Variazione del diametro dell’arteria omerale (%)

22 Cos’è la stiffness arteriosa e perché è così importante? La stiffness arteriosa (definita attraverso la pulse wave velocity – PWV carotido-femorale) consiste nella rigidità delle arterie e deriva da interazioni complesse tra mutamenti stabili e dinamici che coinvolgono gli elementi strutturali e cellulari costituenti la parete vasale. L’incremento della stiffness arteriosa comporta: - Incremento della pressione pulsatoria - Incremento del lavoro del miocardio - Ridotta perfusione miocardica

23 L’aumento della rigidità (o stiffness) arteriosa deriva da interazioni complesse tra mutamenti stabili e dinamici che coinvolgono gli elementi strutturali e cellulari costituenti la parete vasale. Tali alterazioni vascolari sono influenzate da forze emodinamiche (NO, ET-1, AT-II) nonché da “fattori estrinseci” quali ormoni e glicemia. Zieman SJ et al. Arterioscler Thromb Vasc Biol 2005;25:932-43

24 Hazard Ratio Pulse Wave Velocity Aortica, m/s Pressione pulsatoria clinica, mmHg P=0.001 P=0.005 P<0.001 I valori di PVW aortica come indice di stiffness arteriosa nella popolazione generale Danese dopo un follow up mediano di 9.4 anni, presentano valore prognostico positivo per l’endpoint cardiovascolare composito meglio della valutazione dei tradizionali fattori di rischio cardiovascolare. Hazard ratio relativi per end point cardiovascolare composito diviso per quintili di distribuzione della PWV aortica e pressione pulsatoria clinica non aggiustate o dopo aggiustamento statistico per sesso ed età. L’hazard ratio esprime il rischio presente in ogni quintile vs il rischio medio dell’intera popolazione Willum Hansen T et al Circulation 2006;113:

25 PWV aortica, m/s La sindrome metabolica, con l’insieme dei diversi fattori che la compongono, si associa ad alterati valori di stiffness arteriosa in pazienti ipertesi essenziali non trattati. Pulse wave velocity (PWV) aortica in pazienti ipertesi con e senza le diverse componenti individuali della sindrome metabolica in accodo con lo NCEP-ATP III. Il valore mediano della PAS era 147 mmHg Schillaci G et al Hypertension 2005;45:

26 CerebrovascolariCerebrovascolari Ictus, TIA, emorragia cerebrale Ictus, TIA, emorragia cerebrale CardiacheCardiache IMA, angina, rivascolarizzazione coronarica, scompenso IMA, angina, rivascolarizzazione coronarica, scompenso RenaliRenali Nefropatia diabetica, insufficienza renale (SCr U>1,5 mg/dl D>1,4 mg/dl, protenuria (>300 mg/24 ore) Nefropatia diabetica, insufficienza renale (SCr U>1,5 mg/dl D>1,4 mg/dl, protenuria (>300 mg/24 ore) Vasculopatia perifericaVasculopatia periferica Retinopatia ipertensiva avanzata: emorragie o essudati, papilledemaRetinopatia ipertensiva avanzata: emorragie o essudati, papilledema PAS/PAD - PP (nell’anziano)PAS/PAD - PP (nell’anziano) Uomo >55 anniUomo >55 anni Donna >65 anniDonna >65 anni FumoFumo Colesterolo totale >190 mg/dL oColesterolo totale >190 mg/dL o C-LDL >115 mg/dL o C- HDL U 150 mg/dl C-LDL >115 mg/dL o C- HDL U 150 mg/dl  FPG mg/dl  Anormale OGTT Familiarità per MCV precociFamiliarità per MCV precoci Obesità addominale (U  102 e D  88 cm)Obesità addominale (U  102 e D  88 cm) Fattori di rischio cardiovascolare per la stratificazione Danno d’organo sub-clinico Patologie CV o renali accertate Ipertrofia ventricolare sinistra Ipertrofia ventricolare sinistra ECG ECG (Sokolow-Lyon>38 mm; Cornell>2440mm*ms - ECO (Sokolow-Lyon>38 mm; Cornell>2440mm*ms - ECO (MVSI U  125 e D  110 g/m 2 ) (MVSI U  125 e D  110 g/m 2 ) Ispessimento Intima-Media carotideo  0,9 mm o placca Ispessimento Intima-Media carotideo  0,9 mm o placca  PWV carotideo-femorale>12 m/s  Indice gamba/braccio<0,9 Ipercreatininemia lieve (U 1,3- 1,5 mg/dL o D 1,2-1,4 mg/dL) Ipercreatininemia lieve (U 1,3- 1,5 mg/dL o D 1,2-1,4 mg/dL) Filtrato glomerulare ridotto (<60 ml/min) o clearance della creatinina (<60 ml/min) Filtrato glomerulare ridotto (<60 ml/min) o clearance della creatinina (<60 ml/min) Microalbuminuria ( mg/24 ore; albumina/creatinina U  22 e D  31 Microalbuminuria ( mg/24 ore; albumina/creatinina U  22 e D  31 Diabete Mellito Glucosio plasmatico a digiunoGlucosio plasmatico a digiuno ( ≥ 126 mg/dL) ( ≥ 126 mg/dL) Glucosio plasmatico postprandialeGlucosio plasmatico postprandiale (>198 mg/dL) (>198 mg/dL) Linee Guida ESH-ESC 2007 Fattori che influenzano la prognosi nel paziente iperteso 2007 Guidelines for the Management of Arterial Hypertension J Hypertens 2007;25:1105–1187 Nota: la presenza contemporanea da 3 a 5 fattori di rischio compresi tra obesità addominale, alterata glicemia a digiuno, PA ≥130/85 mHg, basso HDL-colesterolo e ipertrigliceridemia indica la presenza di sindrome metabolica

27 Alterazioni endoteliali L‘ipertensione arteriosa induce alterazioni endoteliali mediante l‘azione di angiotensina II Attivazione di pathways intracellulari Ossidazione, Infiammazione, NO Interazione con altri fattori di rischio CV Amplificazione di altri segnali Enzimi di membrana Ipertensione Angiotensina II

28 Storia di infarto del miocardio Aterosclerosi coronarica, carotidea o delle arterie periferiche Presenza di altre condizioni proaterogene Presenza di dislipidemia familiare Presenza di fattori di rischio Presenza di diabete di tipo 2 IPERTENSIONE Lesioni Vascolari SRAA Alterazioni endoteliali SRAA Il sistema renina-angiotensina-aldosterone (SRAA) è uno dei principali sistemi coinvolti nel danno aterosclerotico. Il SRAA entra a far parte di un “circolo vizioso”, costituito dai diversi fattori di rischio e dalle alterazioni endoteliali precedentemente descritte, che tende ad autoalimentarsi. In accordo con ciò, una particolare attivazione del SRAA può essere osservata in molte patologie coinvolgenti l’apparato cardiovascolare. Alterazioni endoteliali Alterazioni endoteliali Alterazioni endoteliali

29 TONO VASOMOTORE ↑ INTEGRITA’ INTIMALE ↓ TROMBOFILIA ↑ MIGRAZIONE LEUCOCITARIA NEL SUBENDOTELIO ↑ La disfunzione endoteliale è in realtà una multi disfunzione, legata fondamentalmente alla ridotta biodisponibilità di NO determinata dai fattori di rischio cardiovascolare NO ↓

30 INTEGRITA’ INTIMALE ↓ La disfunzione endoteliale è in realtà una multi disfunzione, legata fondamentalmente alla ridotta biodisponibilità di NO determinata dai fattori di rischio cardiovascolare NO ↓ I fattori di rischio generano danno dell’endotelio vascolare e ne riducono le possibilità riparatoria Aterosclerosi 1

31 VSMC EC danno meccanico (ipertensione) danno biochimico (AGEs) Proliferazione e migrazione cellule limitrofe ripristino integrità monostrato endoteliale In condizioni fisiologiche le cellule endoteliali hanno la capacità di garantire l’integrità intimale grazie alla possibilità di far proliferare e migrare le cellule endoteliali limitrofe favorendo, pertanto, la riparazione del danno. I diversi fattori di rischio cardiovascolare inducono disfunzione e danno endoteliale con la generazione di aree intimali danneggiate da stress fisici (ipertensione) o biochimici (AGE). Tale danno può essere peggiorato dalla azione della Angiotensina II che potrebbe interferire anche in vivo con la riendotelizzazione delle aree danneggiate

32 Tono vascolare Alla luce di quanto esposto, lo studio della attivazione e della funzione endoteliale riveste oggi un ruolo estremamente importante non solo in termini speculativi ma soprattutto in relazione all’interesse clinico via via sviluppatosi intorno a questo “organo multifunzionale”. Diverse saranno pertanto le prospettive terapeutiche che se applicate, attraverso un miglioramento della funzionalità endoteliale, possono essere considerate in grado di prevenire e/o migliorare l’insorgenza e la progressione del processo aterosclerotico. Interesse Clinico Patogenicità Nuovi Fattori di Rischio Interazione con le cellule circolanti Interesse Clinico Patogenicità Nuovi Fattori di Rischio Prospettive terapeutiche ? Mantenimento dell’integrità intimale Prospettive terapeutiche

33 Fenotipi (IPA, Gicemia, LDl….) Modificazioni dello stile di vita e Terapia farmacologica Target ideale nella protezione cardiovascolare Aterosclerosi Aterosclerosi Qual è il target ideale? Qual è il target ideale? Prevenzione primaria Prevenzione secondaria

34 Date le molteplici azioni dannose svolte dalla AT-II (specificamente coinvolte nei processi di inizio, sviluppo e progressione dell’aterosclerosi), non stupisce se tra le prospettive terapeutiche (soprattutto relative alla terapia antiipertensiva) si considerano farmaci in grado di agire sul sistema renina-angiotensina-aldosterone. Bloccare l’azione dell’angiotensina II a livello dei propri recettori AT 1, pertanto, può rendere ragione di tutta una serie di benefici conseguenti alla inibizione dei suddetti meccanismi fisiopatologici sullo sviluppo dell’aterosclerosi, sulla protezione dal danno d’organo e quindi sulla prevenzione e la riduzione del rischio e del numero di eventi cardiovascolari. Schmieder et al. Lancet 2007 Angiotensina II Permeabilità vascolare , infiltrazione leucocitaria  Attivazione di vie di segnale (Nf-kß) Proliferation di cellule muscolari lisce Deposizione di matrice Aggregazione piastrinicaAttivazione metalloproteinasi (MMP) Mediatori dell’infiammazione Molecole adesione (VCAM-1, ICAM-1...) Chemochine (MCP-1, interleukin 8…) Citochine (interleukin 1 & 6, TNFα) Fattori di crescita Attivazione del PAI-1 NAD(P)H ossidasi  Radicali liberi  Ossido nitrico  Vasocostrizione Perossidazione LDL, LOX-1  Stress ossidativoInfiammazione Disfunzione endotelialeRimodellamento vascolare

35 Bloccando il recettore AT 1 dell’angiotensina II avremo pertanto, una consistente riduzione dei valori pressori……

36 La pressione pulsatoria incrementa notevolmente il rischio di eventi cardiaci e cerebrali ed è un fattore predittivo importante di mortalità totale, cardio- e cerebrovascolare e per re-infarto. Anche il declino età-correlato della funzione renale può essere accelerato dalla contemporanea presenza di una pressione pulsatoria elevata : ruolo di olmesartan PP > 55 mmHg Variazione PP (mmHg) * -7.4 * * Tutti i pazienti * # PP > 55 mmHg + età > 65 *p < vs placebo # p < vs placebo Placebo Olmesartan 20 mg Olmesartan 40 mg Effetti di olmesartan sulla pressione pulsatoria (Pulse Pressure) in confronto a placebo -8.8 * Giles TD, Robinson TD. Am J Hypertens 2004; 17:

37 …..ma anche riduzione dello stress ossidativo, della flogosi vascolare e della attivazione endoteliale

38 Effetti antinfiammatori di olmesartan in pazienti ipertesi (studio EUTOPIA) Olmesartan 20 mg/die Placebo settimane * ** % variazione PCR sierica 12 settimane Lo studio EUTOPIA ha documentato che olmesartan ha la capacità di attenuare in maniera significativa l’entità della flogosi vascolare. In particolare olmesartan è in grado di ridurre significativamente i livelli dei marker di flogosi, quali il TNF-  e soprattutto la proteina C reattiva (PCR), alla quale viene tributata una grande attenzione perché considerata forte predittore di eventi cardiovascolari settimane * # § * p < 0.05 vs basale ** p < 0.02 vs basale # p 0.01 vs basale § p<0.05 olmesartan vs placebo % variazione TNF-  sierico 12 settimane 5 10 Fliser D et al. Circulation 2004; 110:

39 Fenotipi (IPA, Gicemia, LDl….) Modificazioni dello stile di vita e Terapia farmacologica Target ideale nella protezione cardiovascolare Aterosclerosi Aterosclerosi Qual è il target ideale? Qual è il target ideale? Prevenzione primaria Prevenzione secondaria

40 Soluble CD40L (ng/mL) Body Mass Index 8-iso-PGF 2  (pg/L) P<0.001 Effetto della perdita di peso sulla disfunzione endoteliale e lo stress ossidativo in pazienti obesi a basso rischio cardiovascolare Desideri G and Ferri C JAMA 2003

41 plus vitamin C Taddei S et al, Circulation 1998 Ting HH et al, Circulation 1997 Raitakari T et al, JACC 2000 La premessa che lo stress ossidativo giochi un ruolo importante nell’aterogenesi implica che lo sviluppo e la progressione dell’aterosclerosi possano essere inibiti da sostanze antiossidanti. Perciò una “dieta antiossidante“ a base di acido ascorbico ( vitamina C) e alfa tocoferolo (vitamina E) può proteggere dallo sviluppo e dalla progressione della malattia ateromasica. Skyrme-Jones RAP et al JACC 2000 Ipertensione Diabete Ipercolesterolemia Fumo

42 I flavonoidi sono uno dei più importanti gruppi di composti con azione antiossidante presenti in natura. Essi sono rappresentati in frutta e vegetali. Il tè, il cacao ed il vino rosso ne sono particolarmente ricchi.

43 La somministrazione per 15 giorni di cioccolato nero ricco in flavonoidi migliorava significativamente la vasodilatazione endotelio-dipendente in pazienti ipertesi con intolleranza al glucosio. Al contrario, la assunzione di cioccolato placebo non sortiva alcun effetto significativo sullo stesso parametro esaminato Cioccolato Placebo Base Cioccolato nero Flow-mediated dilation (%) Base Dopo cioccolato nero Base Dopo cioccolato placebo n.s. p< Grassi et al, J Nutr Sep;138(9):

44 Dieta mediterranea, cacao e malattia cardiovascolare: una vita più dolce, una vita più lunga..... o entrambe? Claudio Ferri a and Guido Grassi b a Dipartimento di Medicina Interna e Sanità Pubblica – Università di L’Aquila, L’Aquila and b Clinica Medica – Dipartimento di Medicina Clinica, Prevenzione e Biotecnologie Sanitarie, Monza, Italy.. Il termine Dieta Mediterranea … il messaggio immediato di una sana dieta isoenergetica, con una grande varietà di alimenti, in gran parte dell'origine vegetale piuttosto che animale, che può chiaramente impiegare gli effetti benefici su aterosclerosi e sulle relative conseguenze cardiovascolari e cerebrovascolari. J Hypertens 2003, 21: Correggere lo stile di vita non è solo sacrificio……..

45 Fenotipi (IPA, Gicemia, LDl….) Modificazioni dello stile di vita e Terapia farmacologica in grado di modificare il corso di malattia, come nel caso degli antagonisti del recettore AT 1 Target ideale nella protezione cardiovascolare Aterosclerosi Aterosclerosi Qual è il target ideale? Qual è il target ideale? Prevenzione primaria Prevenzione secondaria


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