La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

I. FINALITÀ E OBIETTIVI DEL CONVEGNO Questo Convegno nasce dalla convergenza di:  Verifica a livello nazionale e a livello regionale  Vademecum nazionale.

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "I. FINALITÀ E OBIETTIVI DEL CONVEGNO Questo Convegno nasce dalla convergenza di:  Verifica a livello nazionale e a livello regionale  Vademecum nazionale."— Transcript della presentazione:

1

2 I. FINALITÀ E OBIETTIVI DEL CONVEGNO

3 Questo Convegno nasce dalla convergenza di:  Verifica a livello nazionale e a livello regionale  Vademecum nazionale e Questionario campano  Incontri della Conferenza Episcopale Campana e lavoro dell’Ufficio Catechistico Regionale, in stretto coordinamento con l’UCN

4 L’iniziazione cristiana mette in luce la forza formatrice dei sacramenti per la vita cristiana, realizza l’unità e l’integrazione fra annuncio, celebrazione e carità, e favorisce alleanze educative. Occorre confrontare le esperienze di iniziazione cristiana di bambini e adulti nelle Chiese locali, al fine di promuovere la responsabilità primaria della comunità cristiana, le forme del primo annuncio, gli itinerari di preparazione al battesimo e la conseguente mistagogia per i fanciulli, i ragazzi e i giovani, il coinvolgimento della famiglia, la centralità del giorno del Signore e dell’Eucaristia, l’attenzione alle persone disabili, la catechesi degli adulti quale impegno di formazione permanente.

5 In questo decennio sarà opportuno discernere, valutare e promuovere una serie di criteri che dalle sperimentazioni in atto possano delineare il processo di rinnovamento della catechesi, soprattutto nell’ambito dell’iniziazione cristiana. È necessario, inoltre, un aggiornamento degli strumenti catechistici, tenendo conto del mutato contesto culturale e dei nuovi linguaggi della comunicazione. (Orientamenti Pastorali , n. 54a)

6 Quali gli obiettivi di questo Convegno? Obiettivo generale: permettere una riflessione “incarnata” sugli attuali “nodi” della catechesi già messi a tema dalla Commissione episcopale [per la dottrina, l’annuncio e la catechesi], in vista della redazione di un “documento condiviso” che, a partire dal DB, riaggiorni il quadro progettuale della Chiesa italiana

7 Quali gli obiettivi di questo Convegno? Obiettivi specifici:  verificare lo “status” della catechesi nelle singole regioni;  monitorare il rinnovamento dell’IC e la presenza delle sperimentazioni in atto nelle singole realtà diocesane;  individuare e promuovere criteri condivisi di rinnovamento;

8 Quali gli obiettivi di questo Convegno? Obiettivi specifici:  individuare iniziative atte a promuovere i tre Settori (Catecumenato, Apostolato Biblico e Disabilità);  fare “il punto”, in ordine alla catechesi, sulla formazione dei catechisti (a livello parrocchiale, diocesano, regionale, nazionale) e sulle forme di coinvolgimento degli altri ambiti pastorali (pastorale integrata).

9 Quali gli obiettivi di questo Convegno? Obiettivo particolare del nostro Convegno:  Verificare la ricezione nelle singole Diocesi campane della Lettera dei Vescovi campani alle comunità. Iniziare alla vita cristiana nelle nostre comunità

10

11 I principi fondamentali contenuti nella Lettera dei Vescovi campani  Centralità della parrocchia, «istituzione autorevole di riferimento capace di offrire, per approfondire la fede, adeguati percorsi da inserire in un vissuto ecclesiale credibile»

12 I principi fondamentali contenuti nella Lettera dei Vescovi campani  La pastorale deve essere modellata sul modello dell’Iniziazione Cristiana degli Adulti Vi è la «necessità urgente di una conversione pastorale», al cui centro si pone «la scelta di configurare la pastorale secondo il modello dell'Iniziazione Cristiana»... Questo modello dell'IC degli adulti «non è solo la proposta di un itinerario formativo offerto agli adulti che vogliono accedere alla fede, ma costituisce la scelta e la promozione di un nuovo stile di educazione, di programmazione pastorale e di vita comunitaria ecclesiale».

13 I principi fondamentali contenuti nella Lettera dei Vescovi campani  Occorre ripartire dal Primo Annuncio  Bisogna passare dall’iniziazione ai sacra- menti all’iniziazione attraverso i sacramenti “Eventuali sperimentazioni, circoscritte e specificamente autorizzate e seguite dal Vescovo, per ritrovare la nativa successione dei tre sacramenti sono da guardare con simpatia e premura e potranno fornire elementi per una più compiuta riflessione comune “

14 I principi fondamentali contenuti nella Lettera dei Vescovi campani  Piccoli passi da compiere: Istituire il Servizio Diocesano del Catecumenato Progettare itinerari diversificati Ridare prospettive alla catechesi degli adulti Dare vigore alla pastorale familiare nell’Iniziazione Cristiana La formazione degli operatori pastorali

15 II. SINTESI DELLE RISPOSTE PERVENUTE

16 DOMANDA A.1 L’iniziazione cristiana di adulti e giovani non battezzati «Un primo passo, che noi vorremmo si realizzasse nelle nostre comunità a breve, è l'istituzione del Servizio del catecumenato per formare gli adulti che domandano i sacramenti dell'iniziazione.» (CONFERENZA EPISCOPALE CAMPANA, Iniziare alla vita cristiana nelle nostre comunità, 2005, pagg ). La Diocesi ha compiuto questo primo passo, dotandosi di un proprio Servizio del Catecume- nato?

17 DOMANDA A.1 L’iniziazione cristiana di adulti e giovani non battezzati SI: 7 Diocesi A breve: 3 Diocesi No: 9 Diocesi

18 DOMANDA A.2 Il Primo Annuncio «Non si può più dare per scontato che si sappia chi è Gesù Cristo, che si conosca il Vangelo, che si abbia una qualche esperienza di Chiesa. Vale per fanciulli, ragazzi, giovani e adulti; vale per la nostra gente e, ovviamente, per tanti immigrati, provenienti da altre culture e religioni. C’è bisogno di un rinnovato primo annuncio della fede. È compito della Chiesa in quanto tale, e ricade su ogni cristiano, discepolo e quindi testimone di Cristo; tocca in modo particolare le parrocchie. Di primo annuncio vanno innervate tutte le azioni pastorali.» (CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, 30 maggio 2004, n. 6). Vi sono proposte di Primo Annuncio in Diocesi? Quali sono le forme di Primo Annuncio presenti negli itinerari diocesani di Iniziazione Cristiana? Riescono a cogliere le domande e le attese di fanciulli, giovani e adulti coinvolti nel processo di Iniziazione?

19 DOMANDA A.2 Il Primo Annuncio Esistono proposte non occasionali di PA: 10 Diocesi Esistono proposte occasionali di PA: 6 Diocesi Non si hanno esperienze di PA: 3 Diocesi

20 DOMANDA A.3 L’unità dei tre sacramenti dell’Iniziazione Cristiana «All'obiettivo di "iniziare ai sacramenti", che privilegia l'aspetto conoscitivo e catechistico, va accostato quello di "iniziare attraverso i sacramenti", che sottolinea il dono di grazia... Ciò significa soprattutto salvaguardare l'unitarietà dell' iniziazione cristiana. Non tre sacramenti senza collegamento, ma un'unica azione di grazia che parte dal Battesimo e si compie attraverso la Confermazione nell'Eucaristia. Questa poi vi appare qual è realmente: ii sacramento della maturità cristiana. Eventuali sperimentazioni, circoscritte e specificamente autorizzate e seguite dal Vescovo, per ritrovare la nativa successione dei tre sacramenti, sono da guardare con simpatia e premura e potranno fornire elementi per una più compiuta riflessione comune» (CONFERENZA EPISCOPALE CAMPANA, Iniziare alla vita cristiana nelle nostre comunità, 2005, pagg ). In Diocesi vi sono, o vi sono state, sperimentazioni circa una successione diversa da quella consueta dei tre sacramenti dell’Iniziazione Cristiana, in modo concorde con quanto previsto da questi orientamenti della CEI?

21 DOMANDA A.3 L’unità dei tre sacramenti dell’Iniziazione Cristiana Nessuna sperimentazione: TUTTE le Diocesi

22 DOMANDA A.4 Gli itinerari prebattesimali «L’Iniziazione Cristiana [comincia] quando i genitori chiedono il Battesimo per il loro bambino a poche settimane o mesi di vita» (CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Lettera per il 40° del Documento Base, 4 aprile 2010, n. 14) Sono presenti in Diocesi itinerari che accompagnano le famiglie nell’attesa del figlio, ne educano la domanda del battesimo e ne seguano la crescita dei figli fino a 6 anni? Questi itinerari sono inseriti nel più ampio contesto di un progetto di rinnovamento di Iniziazione Cristiana?

23 DOMANDA A.4 Gli itinerari pre- e post- battesimali Solo fino al Battesimo: TUTTE le Diocesi Dal Battesimo fino alla Prima Comunione: Nessuna Diocesi Si stanno facendo passi verso gli itinerari post – battesimali: 3 Diocesi

24 DOMANDA B.1a La comunità cristiana, madre della fede «L’Iniziazione Cristiana è «espressione di una comunità che educa con tutta la sua vita e manifesta la sua azione dentro una concreta esperienza di ecclesialità» (CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Lettera per il 40° del Documento Base, 4 aprile 2010, n. 14) Ritieni acquisita in Diocesi la consapevolezza che il cammino di iniziazione sia espressione di una comunità cristiana che vive, crede, educa? Negli itinerari di Iniziazione, com’è concretamente vissuto il rapporto con la comunità cristiana (coinvolgimento nella progettazione, nell’attuazione e nella verifica)?

25 DOMANDA B.1a La comunità cristiana, madre della fede Vi è una simile consapevolezza, almeno come prospettiva: ma vi è difficoltà a tradurre in realtà operativa tale coscienza. Vi è la volontà di coinvolgere la comunità nella progettazione, attuazione e verifica degli itinerari di IC, ma spesso la celebrazione eucaristica domenicale è ancora l’unico punto di contatto

26 DOMANDA B.1b L’alleanza educativa con la famiglia «L’iniziazione cristiana dei fanciulli interpella la responsabilità originaria della famiglia nella trasmissione della fede... Si dovrà perciò chiedere ai genitori di partecipare a un appropriato cammino di formazione, parallelo a quello dei figli. Le parrocchie oggi dedicano per lo più attenzione ai fanciulli: devono passare a una cura più diretta delle famiglie, per sostenerne la missione» (CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Il volto missionario della parrocchia in un mondo che cambia, 30 maggio 2004, n. 7) Il coinvolgimento della famiglia nell’itinerario di iniziazione cristiana dei fanciulli è un elemento integrante dello stesso cammino formativo? In che modo si realizza un tale coinvolgimento?

27 DOMANDA B.1b L’alleanza educativa con la famiglia TUTTE le Diocesi cercano qualche forma di coinvolgimento della famiglia negli itinerari di IC In genere con incontri periodici Ma vi sono gravi difficoltà!

28 DOMANDA B.1c Gli itinerari di Iniziazione Cristiana «Esperienza fondamentale dell’educazione alla vita di fede è l’iniziazione cristiana, che “non è quindi una delle tante attività della comunità cristiana, ma l’attività che qualifica l’esprimersi proprio della Chiesa nel suo essere inviata a generare alla fede e realizzare se stessa come madre”. Essa ha gradualmente assunto un’ispirazione catecumenale, che conduce le persone a una progressiva consapevolezza della fede, mediante itinerari differenziati di catechesi e di esperienza di vita cristiana. La celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana, seguita da un’adeguata mistagogia, rappresenta il compimento di questo cammino verso la piena maturità cristiana.» (CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Educare alla vita buona del Vangelo, 4 ottobre 2010, n. 40) Nella prassi parrocchiale persiste l’uso di itinerari catechistici centrati solo sulla preparazione ai sacramenti (iniziazione ai sacramenti)?

29 DOMANDA B.1c Gli itinerari di Iniziazione Cristiana La prassi di “iniziare ai sacramenti” (dunque: sacramenti come fine del cammino di IC) è praticamente presente ovunque!

30 DOMANDA B.1c Gli itinerari di Iniziazione Cristiana Con quale modalità e tempi vengono valorizzate le esperienze nell’itinerario di IC, perché sia un vero apprendistato di vita cristiana? L’apprendimento e gli atteggiamenti di fede e di vita sono percepiti come aspetti fondamentali? I gruppi di catechesi in che modo sono in contatto con la comunità parrocchiale? (ad es. quali attività con la Caritas parrocchiale; quale impegno nella vita liturgica della comunità; quale rapporto con le proposte alle famiglie e ai giovani; … )

31 DOMANDA B.1c Gli itinerari di Iniziazione Cristiana La conseguenza di “iniziare ai sacramenti” è che l’IC non è un vero apprendistato di vita cristiana, e non sono fondamentali gli atteggiamenti di vita e di fede. Forte oscillazione  Nessun tipo di contatto Rapporto intenso e continuo (soprattutto con la Caritas parrocchiale)

32 DOMANDA B.1d La centralità della Domenica «Diventa importante ripresentare la domenica in tutta la sua ricchezza di Giorno del Signore, della Chiesa e dell'uomo, difendendone il significato religioso, antropologico e culturale sociale. Al centro della domenica, quale tempo in cui fiorisce e si sviluppa il senso della comunità parrocchiale, va recuperata la centralità della celebrazione eucaristica.» (CONFERENZA EPISCOPALE CAMPANA, Iniziare alla vita cristiana nelle nostre comunità, 2005, pag. 15). La partecipazione all’Eucaristia domenicale viene proposta come momento centrale del cammino di Iniziazione Cristiana? È stato rilevato un aumento nella partecipazione all’Eucaristia domenicale da parte dei ragazzi e/o delle loro famiglie?

33 DOMANDA B.1d La centralità della Domenica L’Eucaristia domenicale è proposta OVUNQUE, ma vi sono aspetti negativi... La messa resta un momento importante, ma ancora legata ai tempi della preparazione. Ricevuti i sacramenti o nei periodi dell’anno in cui non c’è catechesi (Natale, Pasqua o il periodo estivo) vi è una scarsissima partecipazione!

34 DOMANDA B.1e La Confermazione «Con la Confermazione, [coloro che, prestando ascolto all’annunzio del Vangelo predicato dagli apostoli, si convertono e credono in Gesù Cristo] sono più profondamente configurati a Cristo, profeta, sacerdote, re e pastore, e abilitati a spandere, con la testimonianza dello stesso Spirito, il profumo di Cristo... I tre sacramenti dell’iniziazione sono così intimamente tra loro congiunti, che portano i fedeli a quella maturità cristiana per cui possano compiere nella Chiesa e nel mondo la missione propria del popolo di Dio» (CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Nota 2 sull’Iniziazione Cristiana, 23 maggio 1999, n. 2). Quale attenzione concreta è presente in Diocesi circa il sacramento della Confermazione? Attraverso quali itinerari si realizza?

35 DOMANDA B.1e La Confermazione Vi è certamente attenzione a questo momento dell’IC, ma vi è una frammentazione notevole circa gli itinerari seguiti È il vero punto dolente del modo in cui è strutturata oggi l’IC !

36 DOMANDA B.2 La formazione permanente dei cristiani «La catechesi sostiene in modo continuativo la vita dei cristiani e in particolare gli adulti, perché siano educatori e testimoni per le nuove generazioni.» (CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Educare alla vita buona del Vangelo, 4 ottobre 2010, n. 39) Quale tipo di iniziative per la formazione di catechisti accompagnatori e di formatori dei catechisti sono state attivate? Quali andrebbero attivate/potenziate? Vi sono iniziative specifiche di formazione del clero, per ciò che riguarda il nuovo modo di comprendere il cammino di Iniziazione Cristiana?

37 DOMANDA B.2 La formazione permanente dei cristiani TUTTE le Diocesi curano la formazione dei catechisti in modo continuo, ma talora senza un progetto organico e sistematico. Punto debole : la formazione dei sacerdoti, in primo luogo parroci!

38 DOMANDA B.2 La formazione permanente dei cristiani Il contributo della Diocesi di Caserta Circa l’organizzazione della formazione dei formatori si auspica di superare il modulo precario della formazione centrata sugli esperti, utili invece nel momento della progettazione della formazione, nella coordinazione dei formatori e nel controllo di qualità del sistema… e qualificare le “scuole di formazione” [pensandole] soprattutto come “laboratori catechistici permanenti” e itineranti animati da équipes stabili di formatori quali accompagnatori dei catechisti nella loro formazione.

39 DOMANDA B.2 La formazione permanente dei cristiani Essi formano una comunità di catechisti di catechisti che mediano i bisogni educativi e chiedono agli esperti interventi precisi, che si inseriscono nella realtà locale (parrocchia, zona pastorale) di cui analizzano i bisogni e per cui elaborano un progetto di formazione localizzato... ritirandosi appena possibile, quando cioè avrà individuato e formato figure di catechisti “forti” e avviato una dinamica di formazione permanente. In questo modo tale struttura non si sostituisce alla comunità parrocchiale, prima responsabile della formazione dei catechisti, ma la sostiene per quanto necessita utilizzando le risorse ivi presenti.

40 DOMANDA B.2 La formazione permanente dei cristiani E se si puntasse sulla formazione dei parroci? Il problema sarebbe risolto alla radice! Formazione di presbiteri “pastori” la cui “nuova” competenza sembra debba essere quella dei formatori, o di promotori e animatori delle molte esperienze di formazione cristiana. La loro specialità dovrebbe essere quella di saper organizzare la crescita degli altri. In particolare, urgente ed espressamente richiesta è anche la formazione del clero sul nuovo modo di comprendere e realizzare il cammino di Iniziazione Cristiana!

41 III. UNA CONCLUSIONE?

42 Una conclusione? No, un’apertura! 1.Positivo interrogarsi su questo tema

43

44 3. Questioni aperte...  Prevale ancora un modello di IC centrata sulla celebrazione dei sacramenti, in primo luogo dell’Eucaristia  Vi è necessità di un rinnovato sforzo di formazione dei catechisti, in primo luogo dei sacerdoti  Quale il ruolo della comunità cristiana? Come si esprime la sua dimensione educativa?

45 3. Questioni aperte...  La “Cresima”: quando celebrar- la? Come aiutare a comprendere il suo giusto rilievo di occasione per l’approfondimento della fede da parte dei battezzati ?  Gli “itinerari post – battesima-li” (da 0 a 6 anni)  La necessità di “coinvolgere” le famiglie nel processo di IC: come? e che tipo di coin- volgimento?

46 3. Questioni aperte...  Alcune questioni che non sono emerse dalle risposte: L’educazione alla cittadinanza e alla legalità nell’IC La religiosità popolare, la “tradizione”: solo un ostacolo alla corretta comprensione dell’IC? Quale attenzione alla disabilità (con particolare riferimento alla possibilità di elaborare itinerari diversificati) e all’Apostolato Biblico nell’IC delle nostre Diocesi?


Scaricare ppt "I. FINALITÀ E OBIETTIVI DEL CONVEGNO Questo Convegno nasce dalla convergenza di:  Verifica a livello nazionale e a livello regionale  Vademecum nazionale."

Presentazioni simili


Annunci Google