La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

Decreto Legislativo 626/94 - TITOLO VIII RISCHI DA AGENTI BIOLOGICI.

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "Decreto Legislativo 626/94 - TITOLO VIII RISCHI DA AGENTI BIOLOGICI."— Transcript della presentazione:

1 Decreto Legislativo 626/94 - TITOLO VIII RISCHI DA AGENTI BIOLOGICI

2 AGENTE BIOLOGICO ( all. XI D.Lgs. 626/94) Qualsiasi microrganismo, anche un “MOGM”, qualsiasi coltura cellulare o parassita che potrebbe provocare infezioni, allergie, intossicazioni.

3 RISCHIO BOLOGICO Il rischio biologico rappresenta la possibilità di ammalarsi in conseguenza dell’esposizione a materiali o fluidi potenzialmente infetti.

4 TUTTE LE FASI OPERATIVE SIGNIFICATIVAMENTE ASSOCIATE AL RISCHIO DI INSORGENZA DI UNA MALATTIA INFETTIVA D.lgs 626/94 FATTORE DI RISCHIO BIOLOGICO

5 I fattori di rischio biologico in ambito sanitario sono in relazione:  Alle procedure invasive per la diagnosi e la terapia  Alle condizioni di base del paziente  Alla organizzazione della struttura in cui viene erogata la prestazione sanitaria

6 VALUTAZIONE DEL RISCHIO BIOLOGICO E’ indispensabile registrare tutti i casi di infortunio (puntura d’ago, taglio, schizzi, imbrattamenti, ecc) in quanto la conoscenza della dinamica di questi eventi consente di verificare l’efficacia delle misure preventive predisposte. Meno efficace nella valutazione del rischio è la semplice registrazione dei casi di malattia infettiva in quanto dipendenti da molti fattori “predisponenti”.

7 Sistema di controllo che consente di elevare il livello di sicurezza igienico-sanitaria nel corso dell’attività assistenziale attraverso l’individuazione dei pericoli (HA: HAZARD) connessi con l’attività professionale e la corretta gestione dei punti critici di controllo (CCP: CRITICAL CONTROL POINT) individuati durante le fasi di erogazione delle prestazioni sanitarie “HACCP” HAZARD ANALYSIS CRITICAL CONTROL POINT

8 PERICOLO QUALSIASI CAUSA CHE POSSA COMPROMETTERE LA SALUTE DEI PAZIENTI E/O DEGLI OPERATORI SANITARI

9 RISCHIO SI INTENDE LA PROBABILITA’ CHE UN PERICOLO SI VERIFICHI

10 GRAVITA’ ESPRIME L’IMPORTANZA DELLE CONSEGUENZE CHE DERIVANO DALLA REALIZZAZIONE DEL PERICOLO

11  POSSIBILI CASI MORTALI  FORME CRONICHE GRAVI  INDUZIONE DI PORTATORI SANI  FORME LIEVI GUARIBILI CON TERAPIA MEDICA  FORME LIEVI GUARIBILI SENZA TERAPIA MEDICA CONSEGUENZE DI UNA INFEZIONE

12 PUNTI CRITICI DI CONTROLLO (CCP) PROCEDURE CHE APPLICATE NEL CORSO DELL’ATTIVITA’ E MANTENUTE SOTTO STRETTO CONTROLLO SONO IN GRADO DI ELIMINARE I PERICOLI PRECEDENTEMENTE IDENTIFICATI

13 LE STATISTICHE SANITARIE EVIDENZIANO CHE I PERICOLI IN AMBITO SANITARIO SONO SPESSO DI TIPO MICROBIOLOGICO IL PERICOLO PUO’ DERIVARE DA UNA CONTAMINAZIONE, DALLO SVILUPPO, DALLA SOPRAVVIVENZA DEI MICRORGANISMI PATOGENI

14 Rischio biologico nel personale sanitario Il personale sanitario rappresenta una categoria professionale molto numerosa, ad alto rischio, a contatto non solo con i malati ma anche con la popolazione generale e per tale motivo le misure di igiene, prevenzione, sicurezza e la formazione devono essere continuamente aggiornate.

15 Il rischio di infezione occupazionale può essere calcolato in base alla seguente formula: R = P x E x T P = prevalenza dell’agente infettante nel “materiale” oggetto della lavorazione E = frequenza delle esposizioni efficaci al rischio di infezione T = efficacia della trasmissione dell’agente a seguito di una singola esposizione a rischio Non essendo possibile, in molte situazioni, ridurre la prevalenza dell’agente infettante, sarà fondamentale concentrare gli sforzi sulla riduzione del numero di esposizioni efficaci.

16 In Italia la prevalenza di infezioni da HBV, HCV, HIV nella popolazione afferente alle strutture sanitarie è ritenuta pari a: HBV 2% HCV 4% HIV 1% Dati ISS, Consensus Conference, 1999

17 Infezioni di maggior interesse Epatiti virali HIV Tubercolosi polmonare Influenza Legionellosi (L. pneumophila, micdadei, ecc.)

18 RESISTENZA AL CALORE HBV: 100°C PER 5 MINUTI HCV: 100°C PER 2 MINUTI HIV: 56°C PER 30 MINUTI

19 HBV: 180 GIORNI HIV: 3 GIORNI HCV: 3 GIORNI SOPRAVVIVENZA VIRUS EMATICI SULLE SUPERFICI

20 RISCHIO DI TRASMISSIONE DEI VIRUS EMATICI IN BASE AL TIPO DI ESPOSIZIONE A RISCHIO ELEVATO: ferita profonda o taglio con strumenti o ago cavo contenenti sangue visibile, contaminazione congiuntivale massiva con sangue. A MEDIO RISCHIO: puntura o lacerazione, con sanguinamento, con strumenti non visibilmente sporchi di sangue, contaminazione di una ferita aperta o della congiuntiva con liquidi biologici contenenti sangue. A BASSO RISCHIO: lesioni superficiali non sanguinanti, contaminazione di mucose diverse dalla congiuntiva, contatto prolungato di cute apparentemente integra.

21 RISCHIO DI SIEROCONVERSIONE CONSEGUENTE AD UN’UNICA ESPOSIZIONE PER INOCULAZIONE (PUNTURA ACCIDENTALE) DI SANGUE INFETTO

22 Probabilità di sieroconversione dopo contagio con sangue infetto nei non vaccinati Sangue HbsAg + HbeAg + : 19% – 30% Sangue HbsAg + HbeAg - : < 5% HBV Concentrazione massima stimata nel sangue: 10 2 – 10 8 particelle virali/ml

23 Probabilità di sieroconversione dopo contagio con sangue infetto HCV RNA+: 10% Anti HCV+: 3% HCV Concentrazione massima stimata nel sangue: 10 – 10 6 particelle virali/ml

24 EPATITE C La maggioranza dei soggetti contagiati sviluppa un’infezione primaria asintomatica. Solo il 5% dei pazienti è sintomatico. La malattia ha spiccata tendenza alla cronicizzazione:  circa il 50% delle epatiti post – trasfusionali evolvono verso la cronicità,  oltre il 25% dei pazienti con epatite cronica sviluppa cirrosi, nel 10% dei casi si trasforma in epatocarcinoma

25

26

27 HIV Concentrazione massima stimata nel sangue: particelle virali /ml Probabilità di sieroconversione dopo contagio con sangue infetto PARENTERALE 0,4% MUCOSA 0,1% CUTANEA (cute lesa) 0,04% CUTANEA CON ALTRI MATERIALI 0,02%

28 RISCHIO DI CONTAGIO PER HIV SI RITIENE CHE PER IL CONTAGIO SIA NECESSARIO INTRODURRE ALMENO  l DI SANGUE INFETTO LA PUNTURA CON UN AGO DA SIRINGA TRASFONDE CIRCA 1,5  l DI SANGUE

29 Modello di regressione logistica per la trasmissione dell'HIV in seguito ad esposizione percutanea a sangue contaminato (CDC, 1995). Fattore di rischio Odds Ratio corretto (limiti di confidenza al 95 %) Lesione profonda 15,34 (6,01-41,05) Sangue visibile sul presidio 6,18 (2,15-20,74) Ago posto direttamente in vena/arteria 4,33 (1,71-11,89) Paziente-fonte terminale 5,60 (1,99-16,06) Profilassi post-esposizione con Zidovudina 0,19 (0,06-0,52)

30 < 0,1% degli operatori sanitari sia positivo per HIV (Consensus Conference ISS 1999) In Italia si stima che: il 2% degli operatori sanitari sia positivo per HBV e HCV

31 MODALITA’ DI ESPOSIZIONE PIU’ FREQUENTE A SANGUE INFETTO TRA IL PERSONALE SANITARIO PUNTURA 61% CUTE 19% MUCOSA 11% TAGLIENTI 9%

32 MODALITA’ DI ESPOSIZIONE Inoculazione parenterale : Punture da aghi, tagli da oggetti acuminati, “vetri” rotti. Ingestione : Aspirazione con pipette a bocca, trasporto microrganismi attraverso mani contaminate: es. per rottura e rovesciamento contenitori.

33 MODALITA’ DI ESPOSIZIONE Contatto diretto con la cute e/o congiuntive : Schizzi da separazione violenta aghi-siringhe, circuiti in pressione, trasporto di microrganismi alla congiuntiva tramite guanti inquinati. Inalazione : Aerosol da strumenti odontoiatrici, elettrocoagulazione, apertura di contenitori, centrifugazione, sonicazione, pipettamento, ecc.

34 Secondo dati rilevati dal SIROH (2003) non viene notificato: il 56% delle punture l’85% dei tagli il 78% dei contatti mucosi l’88% dei contatti con cute lesa

35 C’E’ UN RISCHIO PER IL PAZIENTE SE L’OPERATORE E’ INFETTO DA HBV, HCV, HIV? HBV: dal 1970 al 1994 sono riportati almeno 30 episodi epidemici (375 pz) in USA e UK. In 12 episodi epidemici gli operatori non indossavano i guanti. HCV: nel 1996 un cardiochirurgo spagnolo infetta 5 pz. HIV : nel 1990 un dentista infetta 6 pz in Florida nel 1996 un ortopedico francese infetta 1 pz dopo ripetuti interventi.

36 EPATITE B - CATEGORIE A RISCHIO (Decreto Ministero Sanità 4/10/91) 1) CONVIVENTI DI SOGGETTI HBsAg + 2) POLITRASFUSI, EMOFILICI, EMODIALIZZATI 3) SOGGETTI A RISCHIO DI PUNTURE ACCIDENTALI CON AGHI POTENZIALMENTE INFETTI 4) SOGGETTI CON LESIONI CRONICHE ALLE MANI 5) DETENUTI, TOSSICODIPENDENTI, OMOSESSUALI, SOGGETTI DEDITI ALLA PROSTITUZIONE 6) PERSONALE SANITARIO 7) SOGGETTI CHE SVOLGONO ATTIVITA' DI LAVORO, STUDIO, VOLONTARIATO NEL SETTORE DELLA SANITA' 8) HANDICAPPATI MENTALI 9) ADDETTI ALLA LAVORAZIONE DEGLI EMODERIVATI 10) PERSONALE DELLA POLIZIA DI STATO, CARABINIERI, AGENTI DI CUSTODIA, VIGILI DEL FUOCO, VIGILI URBANI 11) ADDETTI AI SERVIZI DI RACCOLTA E DI SMALTIMENTO DEI RIFIUTI

37 CRITERI PER CONSIDERARE “OCCUPAZIONALE” UN’INFEZIONE a) ESPOSIZIONE DOCUMENTATA A MATERIALI BIOLOGICI INFETTI DURANTE L’ATTIVITA’ LAVORATIVA b) SIEROCONVERSIONE DOCUMENTATA

38 Lo studio SIROH ha raccolto segnalazioni Relative a esposizioni avvenute in Italia tra gli operatori sanitari di circa 100 ospedali, nel periodo Circa 1/3 delle esposizioni aveva una fonte di infezione nota. Esposizione percutanea: 3 sieroconversioni da HIV, 14 da HCV con 10 casi di epatite C. 1 sieroconversione da HBV in operatore sanitario non vaccinato. Esposizione congiuntivale con sangue: 2 sieroconversioni da HIV, 2 da HCV.

39

40

41 S.Orsola-Malpighi-Infortuni a rischio biologico (1995)  Il 50% degli infortuni sul lavoro è prevedibile.  La maggiore incidenza si ha dopo 4 ore di lavoro.  Incidenza per turno di lavoro: 64%-mattino; 27%-pomeriggio; 9%-notte.  Il 23% degli infortuni si verifica prima dell’eliminazione del tagliente.  Il 12% per reincappucciamento dell’ago.  Il 13% durante l’eliminazione dell’ago in un contenitore troppo pieno.  IL 31,5% non era l’operatore che in origine aveva utilizzato il presidio.

42 Nel D.Lvo 626/1994 il legislatore ha classificato i diversi agenti biologici in base alla loro pericolosità La pericolosità è stata valutata sia nei confronti della salute dei lavoratori che della popolazione generale

43 Caratteristiche di pericolosità degli agenti patogeni  infettività : capacità di un microrganismo di sopravvivere alle difese dell’ospite e di replicare in esso  patogenicità : capacità di produrre malattia a seguito di infezione  trasmissibilità : capacità di un microrganismo di essere trasmesso da un soggetto portatore ad un soggetto non infetto  neutralizzabilità : disponibilità di efficaci misure profilattiche per prevenire la malattia o terapeutiche per la sua cura

44 In microbiologia la pericolosità di un microrganismo viene spesso classificata in base alla “virulenza” “ virulenza ” “insieme delle caratteristiche di infettività e di patogenicità”

45 L’allegato XI del D.L.vo 626/94 (art. 75) riporta l’elenco degli “agenti biologici” classificati nei gruppi 1, 2, 3, 4

46 Gruppo 1: presentano poca probabilita’ di causare malattia in soggetti umani. Gruppo 2: possono causare malattie nell’uomo e costituire un rischio per i lavoratori, e’ poco probabile che si propaghino nelle comunita’ e sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche. (Es. Helicobacter pylori, Clostridium tetani, C. diphteriae, enterobatteri, Legionella spp, Staphylococcus aureus, HAV, Virus influenzale e morbillo, ecc)

47 Gruppo 3: possono causare malattie gravi nell’uomo e costituire un serio rischio per i lavoratori, sono capaci di propagarsi nelle comunita’, ma di norma sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche. (Es. Brucella sp.,Mycobacterium tuberculosis, Salmonella typhi, HBV, HDV, HIV, HEV, HCV, Plasmodium falciparum,)

48 Gruppo 4: possono provocare malattie gravi nell’uomo, costituire un serio rischio per i lavoratori, presentare un elevato rischio di propagazione nella comunita’ e non sono disponibili di norma efficaci misure profilattiche o terapeutiche. Comprende: 8 virus (Virus Junin, Virus Lassa, Virus Machupo, Virus febbre emorragica di Crimea/congo, Virus Ebola, Virus Marburgo, Whitepox virus (variola virus), Variola (major&minor) virus)

49 Il campo di applicazione del titolo VIII comprende tutte le attività che possono comportare un rischio di esposizione ad agenti biologici. Si distinguono: a) le attività con uso deliberato dei microrganismi. b) le attività che possono comportare la presenza di agenti biologici senza che ne venga fatto un vero e proprio uso.

50 Settori lavorativi con uso deliberato di agenti biologici  Università e Centri di ricerca (ricerca e sperimentazione)  Laboratori di microbiologia (diagnostica, prove biologiche su animali e su cellule)  Sanità, Zootecnia e Veterinaria (ricerca e sperimentazione di farmaci contenenti agenti biologici)  Industria delle biotecnologie e Farmaceutica (produzione di microrganismi selezionati, vaccini, kits diagnostici, test biologici su animali e cellule)  Ambiente (trattamento dei rifiuti)  Agricoltura (fertilizzazione delle colture)  Industria bellica (produzione di armi biologiche)

51 Attività con potenziale esposizione ad agenti biologici - Industria alimentare - Agricoltura - Zootecnia - Macellazione carni - Piscicoltura - Servizi veterinari - Industria di trasformazione di derivati animali (cuoio, pelle, lana, ecc) - Servizi sanitari (ospedali, ambulatori, studi dentistici, servizi di assistenza, ecc)

52 Attività con potenziale esposizione ad agenti biologici  Laboratori diagnostici  Servizi mortuari e cimiteriali  Servizi di raccolta, trattamento, smaltimento rifiuti  Servizi di disinfezione e disinfestazione  Impianti industriali di sterilizzazione, disinfezione e lavaggio di materiali potenzialmente infetti  Impianti depurazione acque di scarico  Manutenzione impianti fognari

53 Misure tecniche, organizzative e procedurali (art. 79) Il datore di lavoro: a) usa il segnale di rischio biologico b) elabora idonee procedure per prelevare, manipolare e trattare campioni di origine umana ed animale, c) definisce procedure di emergenza per affrontare incidenti, d) verifica la presenza di agenti biologici sul luogo di lavoro, e) predispone i mezzi necessari per lo smaltimento dei rifiuti, f) concorda procedure per la manipolazione ed il trasporto di agenti biologici nel luogo di lavoro.

54 Informazione e Formazione (art. 85) Nelle attività nelle quali esistono rischi per la salute dei lavoratori il datore di lavoro fornisce ai lavoratori informazioni su: a) i rischi per la salute derivanti dagli agenti biologici utilizzati, b) le precauzioni da prendere per evitare l’esposizione c) le misure igieniche da osservare, d) l’impiego di mezzi individuali di protezione, e) il modo di prevenire gli infortuni e ridurne al minimo le conseguenze.

55 ART.80 - MISURE IGIENICHE Il datore di lavoro assicura che:  i lavoratori dispongano di servizi sanitari adeguati,  i lavoratori abbiano in dotazione indumenti, protettivi, da riporre in posti separati dagli abiti civili.  i DPI siano controllati, disinfettati e puliti dopo ogni utilizzazione,  gli indumenti di lavoro e protettivi che possono essere contaminati vengano tolti quando il lavoratore lascia la zona di lavoro, disinfettati, puliti e se necessario distrutti,  venga rispettato il divieto di consumare cibi e bevande e fumare nelle aree di lavoro.

56 ART.85 - INFORMAZIONE E FORMAZIONE  Il datore di lavoro, sulla base delle conoscenze disponibili, fornisce INFORMAZIONI: sui rischi per la salute dovuti ad agenti biologici, sulle precauzioni da prendere per evitare l’esposizione, sulle misure igieniche da osservare, sulla funzione degli indumenti di lavoro e dei DPI, sulle procedure da seguire per la manipolazione di agenti biologici del gruppo 4 e sul modo di prevenire il verificarsi di infortuni.  Il datore di lavoro assicura ai lavoratori una FORMAZIONE adeguata.

57 TRASMISSIONE DI INFEZIONI DA PAZIENTE AD OPERATORE ♦VIA EMATICA: Epatite B (HBV) Epatite C (HCV) A.I.D.S. (HIV) ♦VIA AEREA: Tubercolosi Influenza MPR Meningite meningococcica ♦VIA OROFECALE: Salmonellosi Epatite A ♦CONTATTO CUTANEO Scabbia Pediculosi

58 PREVENZIONE IMMUNOPROFILASSI (vaccinazione anti HBV) PRECAUZIONI STANDARD PROFILASSI POST-ESPOSIZIONE

59 PRECAUZIONI STANDARD LE PRECAUZIONI STANDARD HANNO LA FINALITA’ DI PREVENIRE E RIDURRE IL RISCHIO DI INFORTUNI CARATTERIZZATI DALL’ESPOSIZIONE (PARENTERALE, MUCOSA, DELLA CUTE NON INTATTA) DEGLI OPERATORI SANITARI AL SANGUE O AD ALTRI LIQUIDI BIOLOGICI.

60 PRECAUZIONI STANDARD LAVAGGIO DELLE MANI E CURA DELLA CUTE INTEGRA USO DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE (DPI): guanti – occhiali e visiere - maschere - camici. CORRETTO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI POTENZIALMENTE INFETTI

61 Addestramento del Personale all'uso dei DPI Qualunque D.P.I. venga scelto è assolutamente indispensabile che il personale venga addestrato al suo corretto uso (distribuzione di materiale tecnico che illustri le caratteristiche dei D.P.I, esecuzione di prove pratiche, periodicamente ripetute, con rilevazione della partecipazione del personale alle sedute di addestramento)

62 Guanti Sono monouso, in Lattice di gomma, Vinile, o in Nitrile. Devono offrire impermeabilità, libertà di movimento e sensibilità tattile. Non offrono protezione sufficiente in caso di punture o tagli. Vanno cambiati tra un paziente e l’altro e usati in modo corretto, per evitare che divengano veicoli di infezione (indossando i guanti non si devono toccare oggetti di uso comune come telefoni, registri, fotocopiatrici, personal computer, ecc.)

63

64

65 Indumenti di Protezione da agenti biologici Proteggono dalla contaminazione durante le operazioni che prevedono il contatto con sangue o altri liquidi e/o materiale biologico. Si tratta di camici con maniche lunghe, completo giacca con maniche lunghe e pantaloni, tuta intera con maniche lunghe. Il vestiario può essere di materiale diverso: in tessuto Non tessuto oppure in altri materiali, può essere monouso o riutilizzabile, deve consentire un adeguato comfort dell'operatore. I capelli devono essere legati e inseriti in un copricapo.

66 Dispositivi di Protezione degli Occhi Occhiali, Visiere o Schermi sono raccomandati quando le operazioni possono dar luogo a schizzi, aerosol, droplet che possono contaminare la mucosa congiuntivale.

67

68

69

70 Dispositivi di Protezione delle vie aeree Si usano quando è vi è rischio di inalazione di materiale tossico o infetto per evitare le malattie trasmissibili per via aerea. Sono disponibili diversi tipi di mascherine che offrono diversi gradi di protezione. La scelta dipende dalle dimensioni delle particelle infettanti aerodisperse e dall’attività svolta.

71 Trama del materiale ”tessuto non tessuto” (TNT) da Checchi e coll., Dental Cadmos, 8/2003.

72

73

74

75

76

77 LAVORARE IN SICUREZZA PER EVITARE IL RISCHIO BIOLOGICO

78 PROCEDURE DI LAVORO IN SICUREZZA Non portare mai strumenti privi di protezione in tasca o direttamente in mano: gli strumenti appuntiti, taglienti o in vetro devono essere trasportati in appositi contenitori. Non tentare di trattenere gli strumenti che cadono: durante tali manovre potrebbe verificarsi l’incidente. Evitare il reincappucciamento di aghi e taglienti: la procedura più sicura risulta essere quella di eliminare immediatamente dopo l’uso aghi e altri oggetti taglienti nell’apposito contenitore a pareti rigide, non piegare nè rompere gli aghi.

79

80

81 PROCEDURE DI LAVORO IN SICUREZZA Utilizzare gli appositi contenitori rigidi: per lo smaltimento di aghi, siringhe con ago, oggetti taglienti, il contenitore deve essere imperforabile, a tenuta, di colore riconoscibile, sistemato nelle vicinanze del punto in cui i presidi vengono smaltiti. Maneggiare con cura la biancheria sporca: prestare attenzione nel raccogliere la biancheria: per errore è possibile la presenza di taglienti. Non procedere affrettatamente: anche nelle emergenze è necessario tenere sempre in debito conto la sicurezza.

82 Contenitore rigido di plastica Capacità: 4 litri e 1 litro Contenitore di cartone con sacco di plastica Capacità: 40 litri Il colore giallo contraddistingue il rifiuto sanitario pericoloso a rischio infettivo.

83 Contenitore per taglienti e pungenti  Contenitore rigido di plastica  Colore: Giallo  Capacità: 4 litri e 1 litro  Scritte e simbolo: Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo Taglienti e Pungenti ed il simbolo di rischio biologico

84

85 Contenitore rigido di cartone (per rifiuti non taglienti)  Contenitore di cartone con sacco di plastica  Capacità: 40 litri  Scritte e simbolo: contenitore monouso per RIFIUTO SANITARIO PERICOLOSO A RISCHIO INFETTIVO destinato all’incenerimento e simbolo del rischio biologico  Spazio per indicare: o Destinazione o Reparto di produzione o Data di confezionamento  All’interno del contenitore rigido di cartone è posizionato un imballaggio flessibile (sacco giallo) con la scritta Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo ed il simbolo del rischio biologico

86

87  Lo stoccaggio nei reparti ospedalieri dei contenitori chiusi deve essere effettuato in modo ordinato nei locali appositamente individuati.  In tutte le fasi di manipolazione del rifiuto devono essere usati DPI (guanti, indumenti protettivi e calzature antisdrucciolo)  Per il trasporto usare carrelli dotati di sistemi di contenimento per evitare spargimento di rifiuti a causa della rottura accidentale dei contenitori;  In caso di fuoriuscita accidentale dei rifiuti, bonificare l’area con l’utilizzo di disinfettante clorossidante e successivamente lavare con acqua.

88 Norme di corretto comportamento  e’ vietato fumare e mangiare al di fuori degli spazi appositamente riservati,  e’ vietato toccare oggetti (telefono, porta, ecc ) con i guanti utilizzati per prestazioni sanitarie  gli aghi non debbono rimossi dalle siringhe, reincappucciati, piegati o rotti, o altrimenti manipolati,  dopo l’uso gli aghi, le lame di bisturi e altri oggetti taglienti devono essere eliminati in appositi contenitori sistemati in posizione vicina e comoda rispetto al posto dove vengono usati.


Scaricare ppt "Decreto Legislativo 626/94 - TITOLO VIII RISCHI DA AGENTI BIOLOGICI."

Presentazioni simili


Annunci Google