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Il principio da cui deriva la filosofia di Kant, la condizione delle condizioni è secondo Fichte il Soggetto trascendentale incondizionato, unica soluzione.

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Presentazione sul tema: "Il principio da cui deriva la filosofia di Kant, la condizione delle condizioni è secondo Fichte il Soggetto trascendentale incondizionato, unica soluzione."— Transcript della presentazione:

1 Il principio da cui deriva la filosofia di Kant, la condizione delle condizioni è secondo Fichte il Soggetto trascendentale incondizionato, unica soluzione logica possibile al problema del noumeno e dell'io penso Questo principio garantisce ciò che si richiede ad ogni filosofia, cioè che essa sia sistema, ovvero appunto deducibile da un principio unico Come dunque si articola questo principio?

2 Il principio si esprime così: Io = Io Che si legge in questa maniera: “l'Io pone se stesso” Da questo si deduce analiticamente il secondo, che si esprime così: Io = non Io Che si legge in questa maniera: “l'Io oppone a sé un non Io” Da cui si deduce analiticamente il terzo, che si esprime e si legge cos ì: L'Io oppone nell'Io, ad un io divisibile un non io altrettanto divisibile

3 Spiegazione del primo principio: Già i razionalisti (Leibniz), avevano cercato il principio logico assoluto muovendo dal quale si deduce l'intera realtà. Per essi era il principio di identità: A = A (cioè ogni cosa è se stessa) Tuttavia questo principio non è assoluto, perché sottosta ad una condizione: che A, appunto, esista. Ora chi o che cosa fa in modo che A esista? Per la ricerca trascendentale solo l'io. In altre parole, ogni cosa (A) esiste se è posta da un soggetto (l'Io) altrimenti non esisterebbe. Quindi A = A è vero a condizione che Io = Io. Ma non basta intenderlo come semplice identità (l'Io è se stesso), perché esso è un'attività che consiste appunto nel far essere se stesso

4 Spiegazione del secondo principio: Un soggetto (l'Io) è veramente tale in quanto pone ciò che è altro da sé, cioè l'oggetto (il non Io) Del resto questa è appunto l'essenza dell'oggetto, quella di opporsi al soggetto (dal latino ob – jectum, gettato contro ) In altre parole l'io, per porre (= far essere) se stesso, deve opporre a sé ciò che è altro da sé, ossia l'oggetto. Quindi il secondo principio è implicito nel primo

5 Spiegazione del terzo principio: Un Io assoluto, contrapposto ad un non Io altrettanto assoluto, avrebbe come esito il nulla. Perciò i due opposti, per coincidere, devono essere limitati. Questo è il significato di “divisibile” ed è perciò che nella terza proposizione è espresso con il minuscolo. A questo punto, si possono intendere la Critica della Ragion Pura, ovvero un io limitato che si sforza di conoscere oggetti limitati, e la Critica della Ragion Pratica, ovvero un io limitato che in un mondo di oggetti limitati si sforza di raggiungere l'incondizionato. Fichte li chiama rispettivamente io teoretico ed io pratico


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