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Antropologia e cooperazione internazionale Globalizzazione e produzione della diversità I processi connessi alla globalizzazione contribuiscono alla.

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Presentazione sul tema: "Antropologia e cooperazione internazionale Globalizzazione e produzione della diversità I processi connessi alla globalizzazione contribuiscono alla."— Transcript della presentazione:

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2 Antropologia e cooperazione internazionale

3 Globalizzazione e produzione della diversità I processi connessi alla globalizzazione contribuiscono alla produzione della diversità accelerando la circolazione di : persone, informazioni, immagini e significati Processi quali: la creazione di culture transnazionali delocalizzate i processi di ibridazione e indigenizzazione non preludono ad una riduzione della diversità, ma al contrario ad una sua accelerata produzione nonché ad una trasformazione profonda dei processi che caratterizzano il prodursi e il manifestarsi di tali diversità nell’intreccio fra locale globale

4 La globalizzazione e i nuovi contesti della cooperazione La mondializzazione dei contesti costituisce un nuovo grande teatro d’azione per diversi attori che si muovono sulle arene periodicamente attivate dalle crisi internazionali L’impossibilità di controllare le conseguenze dell’azione sociale ci deve rendere oggi, sempre più attenti alla complessità dei campi che si strutturano, nell’intreccio fra locale e globale, su questi teatri

5 L’antropologia e la cooperazione allo sviluppo Il coinvolgimento dell’antropologia nella cooperazione per lo sviluppo e in progetti di cambiamento programmato vanta una lunga tradizione e allo stesso tempo è da sempre fonte di controversie e di scontri all’interno della disciplina. L’antropologia, in quanto sapere di frontiera, ha mantenuto una sostanziale continuità: nella scelta dei soggetti di studio prescelti nel rivolgere una particolare attenzione a chi ha meno potere, a quanti sono ai margini rispetto ai centri in cui si esercita il potere politico ed economico occidentale.

6 Il ruolo dell’antropologo L’antropologo ha svolto diversi ruoli: raccogliere e analizzare informazioni fornire supporto nella definizione di progetti e di politiche partecipare alla realizzazione di progetti monitorarne gli effetti in termini di cambiamento sociale e culturale E ha riguardato una serie questioni come : i processi di rilocalizzazione forzata il colonialismo l’organizzazione e le caratteristiche delle elite locali la conoscenza delle economie familiari e dei sistemi di proprietà comune lo studio e delle economie formali e di quelle informali. Un coinvolgimento basato sulla convinzione che un uso selettivo delle conoscenze antropologiche possa costituire un vantaggio in rapporto al miglioramento delle condizione dei gruppi coinvolti negli interventi e per una migliore efficacia degli stessi.

7 Conoscenza antropologica e cooperazione Nonostante questa convinzione sia largamente condivisa fra gli antropologi impegnati nella cooperazione, tuttavia non c’è accordo su come questa conoscenza possa essere utilizzata al meglio Due posizioni molto diverse hanno caratterizzato l’impegno degli antropologi nei progetti di cooperazione. Queste posizioni possono essere esemplificate analizzando il punto di vista di due antropologi: Cernea e Hoben

8 Cernea Cernea si caratterizza per una posizione che lui stesso definisce social engineering action model postulando una sorta di trasposizione delle conoscenze proprie delle scienze sociali in strumenti di conoscenza e cambiamento utili per: produrre e organizzare nuove relazioni sociali per democratizzare i processi di pianificazione e facilitare la più vasta partecipazione. Cernea Propone una versione contemporanea dell’ “autorità antropologica” affermando di fatto che lo scienziato sociale, e solo lo scienziato sociale, è l’unico a trovarsi in una posizione tale da poter decidere e parlare per conto delle popolazioni locali.

9 Nella prospettiva di Hoben l’antropologia può svolgere un ruolo importante contribuendo a chiarire e cambiare molti degli assunti espliciti e impliciti che sono alla base dell’azione di coloro che hanno responsabilità dirette nelle pianificazione nell’implementazione di azioni di sviluppo o di intervento umanitario Una funzione critica che si esplica in un lavoro di chiarificazione finalizzata al cambiamento delle prospettive degli attori coinvolti; un approccio teso a fornire una visione dello sviluppo dal basso, sforzandosi di gettare luce sull’organizzazione, gli interessi e sulle strategie delle elite e delle burocrazie locali. Un orientamento metodologico che fa perno sulla nozione di “elucidazione” e sulla fiducia nell’educazione; una strategia che sa di dover mettere in conto un percorso tortuoso, incerto e lento, per ottenere delle ricadute sulla società in termini di cambiamento. Approccio cui si contrappone la propensione all’azione, il carattere gerarchizzante e decisionista del social engineering action model. Hoben

10 Antropologi e funzionari: un rapporto difficile Nonostante la inevitabile contiguità e frequentazione reciproca sul terreno: non c’è mai stato un un atteggiamento positivo da parte dei funzionari degli organismi internazionali nei confronti degli antropologi per gli scarsi risultati pratici delle più volte tentate collaborazioni per gli antropologi ha sempre fatto problema la dimensione compromissoria implicita in qualsiasi ricerca orientata a fini pratici, svolta all’interno di relazioni di potere fortemente asimmetriche e difficilmente tematizzabili come quelle che l’occidente industrializzato ha instaurato con i paesi cosiddetti in via di sviluppo nella fase di decolonizzazione

11 Dall’antropologia impegnata nei processi di sviluppo all’antropologia dello sviluppo Negli anni “80 l’antropologia “postmodernista ”: l’antropologia impegnata nell’ambito dei progetti di cooperazione allo sviluppo viene messa radicalmente sotto accusa e sottoposta ad una critica caustica e radicale la cooperazione nella sua globalità viene accusata di essere semplicemente una forma avanzata di neo-colonialismo e di imperialismo. Viene affermata l’esistenza di una sostanziale “continuità storica tra le pratiche occidentalizzanti di cambiamento pianificato del periodo coloniale e le attuali iniziative per lo sviluppo dei paesi ex coloniali” la nuova Antropologia dello sviluppo lancia una sorta di anatema contro le pratiche che si articolano intorno alla cooperazione per lo sviluppo e contro l’antropologia che con esse si è compromessa.

12 Verso una sintesi possibile La critica ha portato la comunità degli antropologi: a riflettere sulla nozione stessa di sviluppo ad alzare il livello dell’analisi fino ad includere nel campo di ricerca: il ruolo e le caratteristiche delle organizzazioni implicate a vario titolo nell’intervento quali gli organismi internazionali le Ong i mass media i movimenti il ruolo stesso dei linguaggio, inteso non tanto nel suo aspetto di strumento in grado di riflette la “realtà”, ma di macchina produttrice essa stessa di realtà

13 Antropologia dello sviluppo e crisi della rappresentazione etnografica Una critica che si intreccia e progressivamente si riconnette: alla più generale discussione intorno ai cambiamenti culturali connessi ai processi di globalizzazione e alla crisi della modernità e ai riflessi che tali cambiamenti producono nel dibattito interno all’antropologia. Un dibattito che ha diviso gli antropologi, portando alla luce con veemenza problemi, dubbi e critiche da lungo tempo presenti nel dibattito antropologico e che non ha risparmiato nessuna delle vecchie certezze su cui si basava il lavoro etnografico.

14 I nuovi scenari della cooperazione e il ruolo delle Ong Sotto la spinta dei cambiamenti economici e politici che hanno caratterizzato l’ultimo quarto del secolo scorso, anche le politiche e modelli d’intervento utilizzati fino a quel momento nell’ambito della cooperazione allo sviluppo subiscono radicali cambiamenti. Gli anni ’90, infatti, sono caratterizzati dalla ricerca di nuovi percorsi e nuove strategie per lo sviluppo: Summit sulla Terra organizzato dall’Onu a Rio de Janeiro nel 1992, conferenze internazionali organizzate dalle Nazioni Unite forum e convegni internazionali organizzati dalle Ong In questo nuovo scenario le Ong hanno assunto un ruolo crescente nella gestione dei flussi di risorse destinate allo sviluppo Un fenomeno che ha assolto un ruolo primario nel trasformare le diverse arene della cooperazione allo sviluppo in contesti sempre più affollati da soggetti molteplici.

15 La crescita del ruolo delle Ong nei processi di cooperazione ha spinto i donatori verso una maggiore formalizzazione: delle politiche che essi intendono perseguire delle procedure di assegnazione delle risorse, di gestione e controllo dei progetti, delle logiche di conoscenza della realtà e di problem setting che, in quanto ritenute scientifiche e universali hanno avuto spesso l’effetto di rendere immune la definizione delle strategie d’azione da ogni contaminazione o valorizzazione dei sistemi di conoscenza e di interpretazione della realtà legate alle specificità delle culture locali. Un processo che ha spinto le Ong stesse verso l’adozione di metodologie di intervento relativamente svincolate dalla specificità dei singoli contesti d’intervento e che le costringe a muoversi all’interno di una sorta di tecno- scape traslocale. Il ruolo delle ONG e la formalizzazione dei processi

16 Le Ong e i nuovi contesti della cooperazione Le Ong hanno avuto in questi ultimi quindici anni un ruolo centrale nell’attivazione di movimenti a sostegno della loro azione. Le Ong, infatti: oltre ad elaborare proprie e specifiche culture organizzative sono spesso espressione di movimenti o di organizzazioni sociali portatrici di specifici orientamenti valoriali quando non di vere e proprie opzioni ideologiche, politiche e/o religiose svolgono un ruolo attivo nell’interpretare e dare concretezza alla nozione di sviluppo si attivano per la diffusione di interpretazioni e idee, favorendo la nascita di movimenti a sostegno della loro azione sia dei paesi del nord che del sud del mondo Si attivano nella costruzione di network che connettono fra loro e in diversi e molteplici modi, aree geografiche e milieu socio-culturali diversi, facendo circolare imponenti flussi di risorse e di persone, di informazioni e ideologie,di conoscenze scientifiche e tecnologie.

17 La cooperazione decentrata Gli anni ’90 vedono l’affermarsi di un altro processo nell’ambito della cooperazione allo sviluppo e dell’aiuto umanitario: la cosiddetta cooperazione decentrata. In Francia e in Italia, soprattutto, si sono venute sviluppando una serie di esperienze che hanno visto il coinvolgimento di soggetti nuovi qualii: associazioni del volontariato Sindacati amministrazioni locali, circoli ricreativi aziendali

18 Cooperazione decentrata e nuove ideologie In un quadro caratterizzato dalla critica nei confronti delle logiche e delle strategie tradizionali della cooperazione allo sviluppo di tipo bilaterale, si viene affermando una retorica che pone l’enfasi su categorie che paiono avere un carattere per così dire alternativo quali: cosviluppo, sviluppo partecipativo, cooperazione decentrata, sviluppo dal basso, Parole d’ordine che pongono spesso in contrapposizione stato e società civile, istituzioni nazionali e internazionali, da un lato, e comunità locale, dall’altro dando legittimazione e copertura ideologica ad una visione della cooperazione spesso venatoa di populismo

19 Ong, contesti della cooperazione e logiche di mercato La progressiva crescita sia della richiesta di aiuto che dell’offerta di aiuto sembra produrre l’affermarsi, da parte delle Ong : di una necessità di fare rete, di avere attenzione ai rapporti gli altri attori presenti sulla scena, al fine di comprenderne le strategie, di fare alleanze, di posizionarsi in maniera efficace nel mercato degli aiuti. di attivare negoziazioni sperimentazioni insolite di varia natura di gestire conflitti

20 La complessificazione dei contesti della cooperazione e dell’aiuto umanitario L’azione concomitante e sinergica di questi fattori, di fatto ha reso il “campo” della cooperazione e dell’aiuto umanitario enormemente più complesso rispetto al passato Una complessità che, per essere analizzata, impone di fare attenzione ad una molteplicità di variabili, di piani e di contesti, diversamente intrecciati nelle situazioni concrete quali: l’intreccio fra le diverse “arene” che la nuove crisi umanitarie attivano l’introduzione crescente di logiche difformi per l’azione convergente di attori diversi: Gli organismi deputati al controllo militare del territorio, Le diplomazie internazionali, Le Ong espressione dei paesi industrializzati Le Ong locali Una complessità che, a giudizio di molti, sembra destinata a riprodursi in molti contesti di cooperazione che di aiuto umanitario.


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