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I modelli di welfare. La classificazione di TITMUSS  MODELLO RESIDUALE (public assistance model) Intervento residuale dello Stato, che fornisce prestazioni.

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Presentazione sul tema: "I modelli di welfare. La classificazione di TITMUSS  MODELLO RESIDUALE (public assistance model) Intervento residuale dello Stato, che fornisce prestazioni."— Transcript della presentazione:

1 I modelli di welfare

2 La classificazione di TITMUSS  MODELLO RESIDUALE (public assistance model) Intervento residuale dello Stato, che fornisce prestazioni minimali e limitate nel tempo, per rispondere a bisogni individuali soltanto quando gli altri attori (mercato e famiglia) non riescono a soddisfarli

3  MODELLO MERITOCRATICO- OCCUPAZIONALE (industrial achievement-performance model) Lo Stato ha un ruolo complementare al mercato; fornisce prestazioni soltanto a chi partecipa al mercato del lavoro (ed eventualmente ai familiari); le prestazioni sono proporzionali al reddito del lavoratore

4  MODELLO ISTITUZIONALE REDISTRIBUTIVO (institutional redistributive model) Lo Stato ha un ruolo decisivo e garantisce direttamente la protezione sociale e l’assicurazione per tutti i cittadini; le prestazioni sono universalistiche

5 La classificazione di Esping Andersen: I REGIMI DI WELFARE: si considerano le politiche sociali dello Stato, ma anche le relazioni fra queste e gli altri attori (famiglia e mercato) Cerca di rispondere a due domande: - In che misura le politiche sociali (e in particolare i trasferimenti monetari: pensioni, indennità di disoccupazione, malattia) hanno ridotto la dipendenza dei lavoratori dal mercato del lavoro? - In che misura sono riuscite a ridurre le differenze di reddito e di classe tra lavoratori di fronte ai rischi sociali?

6  Dimensione della DEMERCIFICAZIONE: grado in cui gli individui possono astenersi dal lavoro, senza rischiare il posto di lavoro e/o perdite consistenti di reddito e benessere  Dimensione della DESTRATIFICAZIONE: grado in cui le prestazioni dello Stato riducono le differenze di status occupazionale o di classe sociale

7 Regime di welfare liberale  Prova dei mezzi (means test) per la maggior parte delle prestazioni  Schemi di assicurazione sociale circoscritti e con prestazioni poco generose  Destinatari principali: “poveri”, persone in stato di bisogno, lavoratori a basso reddito  Si incoraggia il ricorso al mercato: attraverso una scarsa regolazione (soprattutto del mercato del lavoro) e incentivi per il ricorso a schemi assicurativi privati

8 Regime di welfare liberale  Demercificazione bassa: forte dipendenza dei cittadini/lavoratori dal mercato  Destratificazione bassa: dualismo fra “welfare dei ricchi” e “welfare dei poveri”  casi nazionali: Stati Uniti, Australia, Canada, (Regno Unito)

9 Regime di welfare conservatore- corporativo  Schemi assicurativi pubblici (obbligatori) collegati alla posizione occupazionale  Prestazioni collegate ai contributi e/o alle retribuzioni  Destinatari principali: lavoratori adulti maschi capofamiglia (male breadwinners)  Ruolo “sussidiario” dello Stato: interviene soltanto quando gli altri attori (famiglia, associazioni intermedie…) non riescono a soddisfare i bisogni degli individui

10 Regime di welfare conservatore- corporativo  Demercificazione media: lo Stato attenua, ma non annulla la dipendenza dal mercato  Destratificazione medio-bassa: si tende a preservare le differenze di status, classe e genere  Casi nazionali: Germania, Austria, Francia, Olanda

11 Regime di welfare social-democratico  Predominanza di schemi universalistici di protezione sociale, con prestazioni elevate  Prestazioni generose, ma a somma fissa, finanziate dalla fiscalità generale  Destinatari: tutti i cittadini  Marginalizzazione del ruolo del mercato come fonte di risposta ai bisogni sociali

12 Regime di welfare social-democratico  Demercificazione alta: la dipendenza dal mercato è molto attenuata  Destratificazione alta: eguaglianza per tutti i cittadini  Casi nazionali: Svezia, Danimarca, Norvegia

13 Welfare “familistico-solidaristico”   Diversi gradi di sviluppo dei sistemi di welfare (italiano, il più avanzato)   Sistema di garanzia del reddito di impronta bismarckiana, frammentato per gruppi professionali e con prestazioni generose (pensioni)   Assenza di “reddito minimo garantito” (introduzione di schemi di reddito a livello locale in Italia, Spagna, Portogallo)   Istituzione di un sistema sanitario nazionale universalistico, con aperture al mercato   elevato “particolarismo”   Stato “fragile”, facilmente manipolabile da partiti e interessi organizzati

14 Welfare “familistico-solidaristico”   demercificazione “sbilanciata”: elevata per alcune categorie e bassa per altre   destratificazione bassa: emergono nuove differenze trasversali agli strati socio- economici   Casi nazionali: Italia, Grecia, Spagna, Portogallo

15 La classificazione di Ferrera  modelli universalistici o beveridgeani  Modelli occupazionali o bismarckiani Dopo la fase di espansione del welfare, emergono modelli misti:  Modello universalistico misto  Modello occupazionale misto

16 La classificazione di Ferrera: modelli di welfare in Europa I sistemi di welfare europei differiscono rispetto a 4 dimensioni: - Regole di accesso (eleggibilità) - Formule di prestazione - Formule di finanziamento - Assetti organizzativo-gestionali

17 1. Paesi scandinavi  Eleggibilità: copertura è universale  Prestazioni: somme fisse di importo generoso, erogate automaticamente all’occorrenza dei rischi  Finanziamento: gettito fiscale  Organizzazione: erogazione delle prestazioni è sotto la responsabilità dello Stato (escluso rischio di disoccupazione)

18 2. Paesi anglosassoni (Regno Unito, Irlanda)  Eleggibilità: copertura è molto inclusiva, ma soltanto per la sanità è universale  Prestazioni: sono a somma fissa, ma di importo inferiore rispetto a quelle scandinave. È più estesa la fascia delle prestazioni assistenziali con verifica delle condizioni di bisogno  Finanziamento: sistema misto; la sanità è pagata dal gettito fiscale, mentre le prestazioni in denaro sono finanziate in buona parte dai contributi sociali  Organizzazione: completa gestione dell’amministrazione pubblica; ruolo marginale per le parti sociali

19 3. Paesi Europa centrale (Germania, Francia, Belgio, Olanda,Lussemburgo, Austria, Svizzera)  Eleggibilità: copertura selettiva (legata alla posizione lavorativa e/o allo stato di famiglia)  Prestazioni: proporzionali al reddito; spesso disciplinate in modo diverso per i diversi gruppi professionali  Finanziamento: contributi sociali  Organizzazione: sindacati e associazioni dei datori di lavoro partecipano attivamente al governo delle assicurazioni di categoria, con margini di autonomia rispetto al pubblico, soprattutto per la sanità

20 4. Paesi Europa meridionale (Italia, Grecia, Spagna, Portogallo)  Eleggibilità: per la sanità è universale; per altre forme di protezione è selettiva  Prestazioni: particolarismo nelle prestazioni (clientelismo, frodi, ecc.)  Finanziamento: per la sanità, gettito fiscale; le altre prestazioni su contribuzione sociale (con distorsioni)  Organizzazione: le parti sociali hanno un ruolo importante di “contrattazione” con lo Stato (eccetto in sanità)

21 Altri modelli  Modelli degli antipodi (Australia, Nuova Zelanda): “welfare dei lavoratori”  Modelli dell’Est Asiatico  Modelli latino-americani  Modelli dei paesi ex-comunisti


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