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Didattica del testo: tecniche di scrittura. L’insegnamento della scrittura Scrittura, intesa come processo controllabile e cosciente Imparare a scrivere.

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Presentazione sul tema: "Didattica del testo: tecniche di scrittura. L’insegnamento della scrittura Scrittura, intesa come processo controllabile e cosciente Imparare a scrivere."— Transcript della presentazione:

1 Didattica del testo: tecniche di scrittura

2 L’insegnamento della scrittura Scrittura, intesa come processo controllabile e cosciente Imparare a scrivere vuol dire imparare a pensare Proporre l’attività di scrittura quindi come una forma di risoluzione di problemi

3 Le fasi del processo di scrittura Le fasi principali che compongono il processo di scrittura sono essenzialmente tre: pianificazione; trascrizione; revisione, fasi che la retorica antica indicava come inventio, dispositio, elocutio. La didattica della scrittura implica la messa in campo di strategie di insegnamento delle differenti fasi. Per ovviare, tuttavia, al rischio di una frammentazione astratta e di una parcellizzazione del processo di scrittura, è importante focalizzare lo scopo comunicativo del testo e la motivazione.

4 Processi cognitivi Gli errori principali riscontrabili nelle produzioni scritte: sovrapposizione e confusione delle due principali modalità di controllo dei fatti linguistici: pragmatica e sintattica. La modalità pragmatica è quella preponderante nella produzione orale ed è generalmente basata sull’articolazione paratattica, quella sintattica, invece, predilige la costruzione ipotattica e i nessi logici (sulla questione cfr. T. Givon, On Understing Grammar, New York, Academic Press, 1979). Spesso gli allievi nella composizione scritta sono vittime di un accesso di ipercontrollo del pensiero, ovvero tentano di comprimere in una struttura ipotattica concetti che nella modalità pragmatica avrebbero affiancato in maniera paratattica. Non possedendo, però, la padronanza dei connettivi, commettono errori. Il movimento è duplice: da un lato un’interferenza automatica di modelli della lingua orale, dall’altra il tentativo conscio di voler subordinare.

5 Alcuni esempi Es. Luigi che gli abbiamo fatto un regalo era contento. Lo scrivente unisce in unico costrutto componenti che nell’esecuzione orale avrebbe tenuto distinti. Non avendo padronanza dei costrutti della subordinazione relativa, lo scrivente sbaglia. Nell’esecuzione orale, forse avrebbe detto: «Abbiamo fatto un regalo a Luigi ed era molto contento». È indubbio, tuttavia, che sull’uso del pronome relativo ha influito una norma propria dell’italiano sub-standard, quotidianamente usato. Per consentire all’allievo di interiorizzare la norme grammaticale, bisogna intervenire sui due livelli, ovvero di controllare i processi di pensiero e di riflettere sulle differenze di registro.

6 Tecniche di scrittura Per apprendere le tecniche di scrittura sono fondamentali gli esercizi di riscrittura. L’esercizio di riscrittura consente di concentrarsi sull’aspetto della correttezza formale, implicando tuttavia altre abilità di tipo logico- semantico. Accanto alla riscrittura, prevedere moduli o laboratori di scrittura creativa consente di lavorare sulla motivazione e lo scopo comunicativo. Riscrittura e scrittura creativa diventano, in realtà, prassi integrate e complementari, poiché riscrivere un testo è già un atto di creatività.

7 Il riassunto Perché il riassunto: Organizzazione logica Imitazione: alunni in fase di consolidamento della lingua italiana L2; alunni L1: uso dei connettivi Potenziamento lessicale: esercizio di sostituzione sinonimica Strumento sussidiario per l’organizzazione dello studio

8 Parafrasi Forma particolare di riscrittura. Tradizionalmente usata come primo approccio nello studio del testo poetico, la parafrasi risulta efficace anche nel caso dei testi in prosa. I testi in prosa devono essere brevi, oppure bisogna selezionare dei passi.

9 Sulla scia di Queneau L’aspetto ludico degli Esercizi di stile non deve cancellare l’aspetto metodologico e sistemico del lavoro di riscrittura. Queneau procede a una risistemazione della retorica, dimostrando come grazie all’utilizzo di procedimenti specifici di retorica e di stile si possa trasformare un testo informativo banale, a grado zero, in veri e propri prodotti creativi. Queneau lavora provocatoriamente, distrugge tutte le esaltazioni della scrittura ispirata, geniale, automatica, mostrando come il processo della riscrittura implichi in realtà un alto grado di inventività. Con Queneau il metodo della didattica antica della chria raggiunge il suo apice. Seguendo questa scia, possiamo riadattare gli esercizi di stile anche alla didattica.

10 Gli esercizi di Queneau alla lente delle classificazione delle figure retoriche Tabella 2. Classificazione delle figure secondo la Réthorique generale del gruppo μ (cfr. U. Eco, «Introduzione», p. X) Operazioni sull'espressione sul contenuto Su parole o entità minori METAPLASMI METASEMEMI Su frasi o entità maggiori METATASSI METALOGISMI

11 La scrittura creativa: composizione di racconti Alcuni brevi punti: Fase preliminare: Lettura di testi della medesima tipologia narrativa Esercitazioni di riscrittura incentrati sull’acquisizione di competenze lessicali e sintattiche Analisi delle caratteristiche strutturali e stilistiche delle tipologie testuali affrontate

12 Ideazione, trascrizione, revisione Ideazione 1: trama, personaggi, ambiente Fase 1: scaletta sinottica; Fase 2: schede descrittive sui personaggi (schematiche) Fase 3: schede su ambienti Ideazione 2: intreccio

13 Trascrizione e revisione Entrambi i processi procedono di pari passo nella scrittura creativa, in quanto la prima stesura è sempre seguita da una rilettura. Sarebbe utile prevedere momenti di rilettura collettiva, così da segnalare, lacune, perplessità, oscurità espressive e stilistiche sulla base delle osservazioni del pubblico, ovvero del destinatario del testo, Questo esercizio di rilettura collettiva permette di lavorare sulla collaborazione, sull’autovalutazione e anche sull’analisi degli errori.

14 Breve punto sulla descrizione letteraria Il testo descrittivo La descrizione ha lo scopo di comunicare ad altri l’immagine e la rappresentazione di un oggetto, di una persona, di una o più azioni. Attraverso la descrizione riusciamo a visualizzare mentalmente le caratteristiche fisiche e morali di un personaggio, gli elementi di un paesaggio, la fattura e la qualità di un oggetto, la dinamica di un evento. La descrizione può essere soggettiva o oggettiva. Oggettiva è la descrizione priva di componenti personali: sentimenti, sensazioni, impressioni, giudizi. Soggettiva, invece, è la descrizione che scaturisce da un punto di vista individuale e che tende a trasferire nel testo i propri gusti, le proprie emozioni, le proprie valutazioni Lo scopo della descrizione oggettiva è informare, per questo è utilizzata all’interno di testi espositivi, argomentativi o informativi. Lo scopo della descrizione soggettiva è suscitare emozioni nel lettore, attraverso l’apertura dell’universo interiore di chi scrive. La descrizione soggettiva è parte integrante dei testi narrativi. Il punto di vista Nella descrizione oggettiva il punto di vista è esterno e neutrale, obiettivo. Nella descrizione soggettiva, i punti di vista possono essere molteplici. Il punto di vista del narratore può produrre descrizioni che non corrispondono ai punti di vista dei personaggi, che a loro volta forniranno altre descrizioni. All’interno di un romanzo, le descrizioni soggettive ci permettono di ricostruire i differenti punti di vista. Il conflitto che a volte si genera tra punti di vista e relative descrizioni soggettive può sortire effetti comici o drammatici.

15 Dal Don Chisciotte «A questo punto scoprirono trenta o quaranta mulini a vento che si trovavano in quella campagna e, non appena don Chisciotte li vide, disse al suo scudiero: La fortuna va incamminando le nostre cose assai meglio di quanto potremmo desiderarlo, perché guarda lì, amico Sancio Panza, che ci si mostrano trenta e più smisurati giganti, con i quali ho intenzione di azzuffarmi e di ucciderli tutti, così con le loro spoglie cominceremo a arricchirci. […] Che giganti?- disse Sancio Panza -Quelli che vedi là- rispose il suo padrone- dalle smisurate braccia; e ce n’è alcuni che arrivano ad averle lunghe due leghe. Badi la signoria vostra- osservò Sancio- che quelli che si vedono là non son giganti ma mulini a vento, e ciò che in essi paiono le braccia, son le pale che girate dal vento fanno andare la pietra del mulino. Si vede bene- disse don Chisciotte- che non te ne intendi di avventure; quelli son giganti; e se hai paura, levati di qua e mettiti a pregare. M. de Cervantes, Don Chisciotte della Mancha, trad. it.V. Bodini, Torino, Einaudi, 1957, vol. I, p. 80.

16 Alla coincidenza tra la descrizione oggettiva del narratore (inizio del brano) e di Sancio Panza, si oppone la visione stralunata e soggettiva di Don Chisciotte; un’opposizione che genererà effetti comico-grotteschi.

17 Il testo argomentativo e interpretativo, ovvero un possibile percorso per gli alunni di classe III La struttura del testo argomentativo: nel testo argomentativo si propone una personale tesi o ipotesi interpretativa su una determinata questione; la tesi deve essere convincente: è necessario che il lettore sia persuaso della validità della tesi sostenuta. A questo scopo l’argomentazione deve poggiare su delle prove solide (ragionamenti, esempi, citazioni); le prove o argomenti possono essere oggettivi o soggettivi: oggettivi sono gli studi, le relazioni che si fondano su dati condivisi da tutti; soggettivi sono le opinioni personali che possono trovare un riscontro nei pareri degli esperti, ma che non sono necessariamente condivisi da tutti; lo stile deve essere chiaro; per costruire la propria tesi è opportuno riferirsi a ciò che altri hanno scritto o detto prima sullo stesso argomento, perché le tesi altrui possano essere messe in discussione o approfondite. La tesi sostenuta all’interno di un testo di tipo argomentativo contiene sempre una personale interpretazione della questione o dell’argomento affrontati. Il testo argomentativo e il testo interpretativo coincidono. Testi argomentativi sono dunque: articoli giornalistici di commento (editoriali, articoli di fondo, articoli di opinione), di cultura, di approfondimento; recensioni letterarie, cinematografiche, saggistiche; saggi critici (di taglio storico, letterario, filosofico, scientifico). Il saggio breve è una forma particolare di testo argomentativo. Il tema rientra nella categoria dei testi argomentativi-interpretativi, a meno che la traccia non chieda esplicitamente di comporre un racconto (testo narrativo) o una relazione (testo espositivo).

18 Come costruire un testo argomentativo e interpretativo Per costruire un testo argomentativo-interpretativo efficace sono necessari tre passaggi fondamentali: informazione; riflessione; produzione Per sviluppare un’argomentazione valida è necessaria una buona informazione sull’argomento da trattare: leggere altri testi sullo stesso argomento consente di capire ciò che è stato già evidenziato e analizzato e quali interpretazioni o tesi siano già state fornite; una solida documentazione preliminare evita di esprimere opinioni banali o tesi poco convincenti. Le informazioni raccolte danno quindi un quadro più chiaro dell’argomento, su cui si comincia a riflettere in maniera personale. Attraverso la riflessione si arriva a formulare un’ipotesi interpretativa o tesi che può contraddire (confutare) ciò che altri hanno detto oppure può aggiungere qualcosa di nuovo nella stessa direzione di altre interpretazioni. Ricorda: quando si sostiene una tesi bisogna sempre dare delle motivazioni valide (argomenti). Per quanto riguarda la produzione scritta restano valide le norme generali delle tre fasi di ideazione, trascrizione, revisione. Il testo argomentativo richiede, tuttavia, una precisa progettazione.

19 La struttura del testo argomentativo (schema non prescrittivo) titolo presentazione del problema enunciazione della propria tesi dimostrazione della tesi con argomenti validi, prove confutazione delle tesi opposte oppure conferma delle tesi espresse in altri testi a cui ci si ricollega conclusione: si riepilogano gli argomenti e si ribadisce la tesi

20 Progettazione e stesura Le tre fasi individuate per la stesura del tema, ideazione, produzione e revisione, devono essere integrate da alcune strategie particolari, funzionali alla stesura di un buon testo argomentativo. Informazione e documentazione: Dopo aver letto attentamente i documenti (articoli, saggi, ecc.) bisogna annotare i passi salienti o le frasi significative, che possono fornire argomenti validi alla nostra tesi. Stilare una scaletta Nella scaletta -elenco devo tracciare la struttura del testo: Introduzione: presentazione della questione o dell’argomento Svolgimento: enunciazione della tesi Dimostrazione della tesi attraverso gli argomenti che ho rilevato nella documentazione preliminare : posso utilizzare diversi tipi di ragionamento: deduttivo (presento le prove e ne traggo le conclusioni) induttivo (espongo le mie riflessioni e poi fornisco le prove) per analogia (mi associo a ciò che altri hanno scritto, riporto esempi) per contrasto (confuto ciò che altri hanno scritto e esprimo la mia tesi per opposizione) (cfr. libro di testo) Conclusione: riepilogo gli argomenti e ribadisco la tesi.

21 Produzione: l’efficacia del messaggio dipende anche dalle strategie e tecniche di scrittura messe in campo. Sintassi: I periodi devono essere chiari e scorrevoli. La paratassi, ovvero la coordinazione è preferibile all’ipotassi, o subordinazione. Quando si ricorre all’ipotassi, è sempre preferibile comporre periodi brevi, contenenti una o due subordinate. Per collegare i periodi tra loro è necessario usare dei connettivi logici, che indichino il rapporto di consequenzialità tra le affermazioni: avverbi: ovviamente, così, tuttavia; congiunzioni: poiché, pertanto, quindi, infatti, ma. Lessico: Scegliere un lessico appropriato, specialistico, se occorre. Lo scopo principale è la chiarezza dell’argomentazione. Disposizione degli argomenti Disporre in maniera ordinata le varie sezioni: alla presentazione del problema segue l’enunciazione della tesi, quindi la discussione delle prove a sostegno della stessa. Procedere per blocchi di argomenti a sostegno dei vari aspetti della tesi sostenuta. All’interno di un testo argomentativo la tesi centrale può essere declinata in tesi periferiche che analizzano vari aspetti della questione. Se per esempio devo scrivere un testo sulle ricadute positive dell’uso del computer sullo studio, devo individuare i diversi ambiti in cui si producono queste ricadute (facilitazione nella composizione scritta grazie alla videoscrittura; velocità della ricerca di fonti e di documenti tramite il web; ecc.) e per ognuno di questi aspetti devo sviluppare argomentazioni valide, che non potrò distribuire nel mio testo in modo caotico: prima affronto la questione della scrittura; poi la ricerca delle fonti, ecc. A livello grafico per organizzare il testo in modo logico e consequenziale, bisogna usare i capoversi.

22 Proposta di alcune tracce di testi argomentativi (e relativi documenti), analizzate e commentate Comporre testi argomentativi

23 Intervista a Simona Marchini (Attrice teatrale e cinematografica, presentatrice televisiva e radiofonica, "talent scout", autrice e regista di teatro, Simona Marchini è dal 1987 Goodwill Ambassador dell'UNICEF Italia. Iniziamo da una riflessione generale: com’è cambiata, secondo lei, l’immagine della donna nella nostra società? Il problema dell’immagine della donna nella società attuale parte da lontano…Intanto, a mio avviso, c’è il problema della stessa parola “immagine”. Nel senso che è qualcosa di “sovrapposto” e costruito sulla persona, il che farebbe parte di un normale gioco di relazione con l’individuo e il mondo esterno se rispettasse, comunque, un suo contenuto profondo. L’esasperazione del mercato come legge unica e spregiudicata nelle relazioni umane ha sempre di più esposto l’involucro a danno della sostanza. La donna è stata (ma anche l’uomo, ahimè!) piegata a un uso strumentale e finalizzato al “consumo”. I media non hanno fatto altro che portare il gioco alle estreme conseguenze: donna non più soggetto di una propria identità ma stimolo e prodotto di mercato. Un mercato di oggetti da possedere, di simboli da incarnare (dal sesso al potere), di svendita di sé come ultimo approdo. La televisione, purtroppo, è stata uno strumento di moltiplicazione capillare del protagonismo del nulla, in cui il merito, il talento, la “bellezza” come categoria “etica”, sono stati completamente archiviati… Quindi, in sintesi, le battaglie delle donne per ricavarsi uno spazio reale di rispetto e dignità sembrano fenomeni di archeologia morale e sociale. Non per tutte le donne, ovviamente. E per quelle, tutte insieme, dobbiamo continuare a resistere! La lamentela più comune tra le donne è che la società comunque non le aiuta e la parità dei sessi è solo una dichiarazione di intenti, mentre la realtà descrive una situazione decisamente diversa. Secondo lei in che modo le “quote rosa” possono incidere nel cambiamento? Quale sarebbe l’aspetto su cui bisognerebbe intervenire in modo prioritario? Parlare di “quote rosa” mi fa venire il prurito. Nel senso che non voglio appartenere a una “razza” distinta dal “resto”. C’è ancora molto da fare, è vero. Ma credo che sia tempo di cercare la “collaborazione” degli uomini su una base di reale merito, a prescindere dal sesso. Io credo che una priorità sia il sostegno alla famiglia, per dare alla donna una reale possibilità di uso del proprio tempo. Ricordandoci che il compito di amore e di presenza della madre è insostituibile nella formazione dei figli. Nella sua esperienza professionale, quali sono stati gli aspetti per i quali l’essere donna è stato un fattore positivo e di aiuto e quali, invece, quelli per cui è stato negativo?

24 Nell’intervista a Simona Marchini, l’attrice e regista fa un ritratto impietoso dell’immagine della donna rilanciata dalle televisioni commerciali e dalla cultura di mercato in generale: la donna-corpo, oggetto e simbolo di potere e di stato sociale. Se pensi a una serie di trasmissioni televisive di grande successo (Grande fratello, Uomini e donne, Amici, ecc.) secondo te quale immagine della donna comunicano? Si può affermare che in ognuna di queste trasmissioni della donna si trasmette sempre la stessa immagine? Guida alla composizione La traccia di chiede di procedere in due fasi. Riassumi brevemente le affermazioni della Marchini, contenute nell’intervista. In particolare soffermati sulle sue riflessioni sull’immagine della donna e su come questa immagine spesso derivi proprio da alcune scelte di trasmissioni televisive particolarmente presenti sulle televisioni commerciali (cioè tutte le reti private, non pubbliche, quindi non Rai) e non solo. In secondo luogo, se ti è mai capitato di seguire una delle trasmissioni citate, cerca di riflettere sull’immagine che viene data della donna: fisicamente bella; aggressiva e pronta a tutto pur di vincere; in continuo conflitto con le altre donne, ecc. Se hai seguito altre trasmissioni, diverse, da quelle citate, fai riferimento ad esse. Potresti esser d’accordo o meno con l’interpretazione della Marchini e, in caso di disaccordo, motiva le tue opinioni (non ritieni per esempio che l’immagine della donna che emerge da alcune trasmissioni televisive corrisponda alle definizioni della Marchini di donna-corpo/ donna- oggetto, spiega quindi perché). Rifletti sulla struttura delle trasmissioni da te esaminate e cerca di capire se esistono delle differenze (per esempio, in Amici vengono valutati anche altri elementi, quali doti canore o di ballo, per cui le donne non sono solo esibizione) oppure no.

25 Io sono stata fortunata, nella mia vita professionale, anche se non avendo una mentalità strategica e opportunista sono stata sempre un “battitore libero”, privilegiato da certe autonomie familiari. Ma posso dire che una sottile ostilità l’ho percepita qualche rara volta, facendo per esempio regie liriche. Quando tocchi zone tipicamente maschili, un pizzico di barriera la senti. Ma bisogna avere la saggezza di capire che chi si irrigidisce ti teme e allora, con un po’ di benevolenza e dimostrando il proprio valore, se c’è, le cose si ammorbidiscono. Purtroppo oggi quello che vediamo è mostruoso, i bambini senza infanzia, a imitazione degli adulti. Un’umanità senza “diritti” conquistati e consapevoli, ma preda di una malia consumista che la… consuma! In una parola siamo tutti sul mercato…a qualunque prezzo. Pensando più in generale al mondo dello spettacolo, qual è stato – secondo lei – il suo contributo allo sviluppo del Paese? Ha mai agito, invece, da freno? Il mondo dello spettacolo ha sempre avuto un grande peso nella formazione della morale, nel gusto, nei modelli che ha rappresentato nel bene e nel male. Anche la televisione dagli anni Sessanta fino a vent’anni fa, più o meno, ha svolto un ruolo educativo e d’intrattenimento di indubbio valore. Passavano, cioè, dei messaggi, a volte “bacchettoni” ma comunque di sana professionalità, all’interno di rubriche sull’arte, sul teatro classico e quello d’opera, sulla cultura generale. Poi la TV commerciale, con le sue anomalie tutte italiane ha cominciato a minare la solidità della TV pubblica che, per non perdere la pubblicità (fondamentale per coprire i costi) ha cominciato la rincorsa verso il basso. Conseguenza evidente è stata il cambiamento progressivo di stili, di linguaggi, di comportamenti. Oggi nessuno “parla” in televisione, tutti urlano. Oggi una donna giovane e carina anche se legge il bollettino delle quotazioni in borsa deve mostrare alcuni metri quadri di carne viva…Lo spettacolo nel suo insieme è responsabile di crescita o svilimento di una società e chi lo pratica dovrebbe sentirsi eticamente coinvolto come “tramite” culturale tra le idee e la loro realizzazione. Ridotto dal sito:

26 Nell’intervista a Simona Marchini, l’attrice e regista fa un ritratto impietoso dell’immagine della donna rilanciata dalle televisioni commerciali e dalla cultura di mercato in generale: la donna-corpo, oggetto e simbolo di potere e di stato sociale. Se pensi a una serie di trasmissioni televisive di grande successo (Grande fratello, Uomini e donne, Amici, ecc.) secondo te quale immagine della donna comunicano? Si può affermare che in ognuna di queste trasmissioni della donna si trasmette sempre la stessa immagine? Guida alla composizione La traccia di chiede di procedere in due fasi. a)Riassumi brevemente le affermazioni della Marchini, contenute nell’intervista. In particolare soffermati sulle sue riflessioni sull’immagine della donna e su come questa immagine spesso derivi proprio da alcune scelte di trasmissioni televisive particolarmente presenti sulle televisioni commerciali (cioè tutte le reti private, non pubbliche, quindi non Rai) e non solo. b)In secondo luogo, se ti è mai capitato di seguire una delle trasmissioni citate, cerca di riflettere sull’immagine che viene data della donna: fisicamente bella; aggressiva e pronta a tutto pur di vincere; in continuo conflitto con le altre donne, ecc. Se hai seguito altre trasmissioni, diverse, da quelle citate, fai riferimento ad esse. Potresti esser d’accordo o meno con l’interpretazione della Marchini e, in caso di disaccordo, motiva le tue opinioni (non ritieni per esempio che l’immagine della donna che emerge da alcune trasmissioni televisive corrisponda alle definizioni della Marchini di donna-corpo/ donna- oggetto, spiega quindi perché). Rifletti sulla struttura delle trasmissioni da te esaminate e cerca di capire se esistono delle differenze (per esempio, in Amici vengono valutati anche altri elementi, quali doti canore o di ballo, per cui le donne non sono solo esibizione) oppure no.

27 La seconda generazione digitale I venditori di tecnologia non fanno che decantare le meraviglie dell’essere sempre collegati a Internet, perennemente online, costantemente in contatto con il pianeta o, più modestamente, con il piccolo mondo degli amici che si ritrovano su Facebook e Twitter. Che dire poi del paradiso del multitasking, cioè la possibilità di passare agevolmente da un’applicazione all’altra dell’iPhone e dell’iPad, che è oggetto di un’infinita retorica commerciale? In realtà, l’essere sempre «accesi» provoca la sensazione di essere stritolati da una macchina conformista, sopraffatti da strumenti pensati in origine per migliorarci la vita. Ci si può chiedere se le «nuove tecnologie» (sorvolando per un attimo sulle loro differenze) facciano crescere la creatività delle persone o finiscano per appiattirla. E se, per reazione, non stia già nascendo una nuova élite che si ritaglia spazi di «non connessione» sempre più grandi, per dedicare tempo alla riflessione solitaria e alla conversazione con persone in carne e ossa. Una nuova élite offline, convinta che cento social network non valgano un caffè con un amico. E che talvolta una passeggiata sia incomparabilmente più fruttuosa di una chat. C’è, innanzitutto, un problema di età. Ma non nel senso che comunemente si crede, cioè i giovani tutti nativi digitali e i vecchi tutti demodé. Tra i giovani ci sono profonde differenze, come documenta una bella ricerca della Fondazione Bruno Kessler di Trento. Sono nativi digitali sia i trentenni che i quindicenni. Ma gli adolescenti, cresciuti in un’epoca di web sociale e Internet maturo, sono più orientati a mettere l’uso delle tecnologie della comunicazione in secondo piano rispetto alla frequentazione del mondo reale. Sono più equilibrati e saggi dei loro fratelli maggiori, nutriti alla dieta dei videogame. Peppino Ortoleva, storico dei media, ricorda che «oggi siamo nell’era dell’informazione. Il ruolo della scuola è dare una base di conoscenza che renda redditizia l’informazione. Ecco la grande partita del nostro tempo». «I migliori tra i miei studenti - dice ancora Ortoleva - fanno proprio questo: trasformano le informazioni in conoscenza. Non s’impigriscono nella bambagia di Wikipedia, studiano, fanno verifiche, confrontano le fonti. Sono bravi a creare reti di scambio, ma sanno anche ritagliarsi momenti di riflessione offline». Termine di origine francese che indica una cerchia ristretta di persone selezionate in base all’appartenenza al medesimo ambiente sociale e/o culturale. Parola di origine francese che significa fuori moda, superato. Resta perciò, e anzi si rafforza, l’esigenza di formare giovani dotati di senso critico, capaci di confrontare le fonti e di ascoltare gli altri, «accettando - come dice Ortoleva - lo stimolo di punti di vista diversi dai propri». Giovani in grado di imparare, liberandosi dell’ideologia della presunta parità tra chi sa e chi non sa. (Tratto e adattato da Edoardo Segantini, Corriere della sera, 28 luglio 2011)

28 L’articolo che hai letto espone il risultato di un’importante ricerca effettuata dalla Fondazione Keller sui giovani nativi digitali di seconda generazione. In particolare il giornalista sottolinea come sia fondamentale coniugare l’uso delle tecnologie digitali ad una base di conoscenza che consenta di sviluppare il pensiero critico e a questo proposito riporta alcuni esempi di studenti in grado di «trasformare le informazioni in conoscenza» (riga 26). Secondo te le sue affermazioni sono condivisibili? Pensi che la scuola ti offra la possibilità di una formazione di base che ti consente di muoverti nel caotico universo digitale delle informazioni? Guida alla composizione La traccia di divide in due sezioni. a)Nella prima sezione il titolo ti chiede di riassumere brevemente i risultati dell’inchiesta e il contenuto dell’articolo letto, soffermandoti in particolare su quelli che sono i comportamenti virtuosi degli studenti nativi digitali di seconda generazione: estrarre informazioni dal web, senza accontentarsi, ma procedendo ad una verifica, ad esempio, delle informazioni contenute in Wikipedia. b)Nella seconda sezione, la traccia ti chiede di esprimere le tue personali opinioni in merito, ovvero se sei d’accordo o meno sul fatto che soltanto lo sviluppo di un pensiero critico, capace di usare le nuove tecnologie in maniera attiva e non passiva, possa aprire un futuro. Potresti partire da una riflessione sulle tue personali abitudini: quando devi svolgere una ricerca quali fonti consulti? Ti accontenti del cosiddetto “copia e incolla” di pagine scaricate da Internet, oppure cerchi di approfondire attraverso altre fonti (es. enciclopedie; domande rivolte a genitori, insegnanti)? A questo punto puoi considerare quanto gli strumenti forniti dalla scuola ti siano utili all’interno di questo percorso di formazione del pensiero critico. Pensi che durante le lezioni ti siano offerte occasioni di discussione e confronto? Oppure, secondo te la scuola dovrebbe dedicare uno spazio maggiore all’utilizzo delle nuove tecnologie che non si limiti all’insegnamento dell’utilizzo di programmi di video-scrittura (Word), guidandoti, invece, in una ricerca informata sulla rete internet, in modo da capire quali siano i siti attendibili e quali no? Trai, infine, le tue conclusioni.


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