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Tecniche del colloquio e dell’intervista Dott.ssa Samanta Sagliaschi.

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Presentazione sul tema: "Tecniche del colloquio e dell’intervista Dott.ssa Samanta Sagliaschi."— Transcript della presentazione:

1 Tecniche del colloquio e dell’intervista Dott.ssa Samanta Sagliaschi

2 Testo di riferimento:  R. Pani, S. Sagliaschi (2006), “Dinamiche e strategie del colloquio clinico”, Carocci, Roma

3 ORIENTAMENTI SUL COLLOQUIO

4 DEFINIZIONE DI COLLOQUIO  “Si può definire il colloquio come un particolare tipo di test in cui il processo di conoscenza avviene attraverso la creazione di una relazione tra gli interlocutori in cui l’esperto tenterà di sospendere ogni atteggiamento valutativo nei confronti dell’altro, esprimendo apertura affettiva e disponibilità. L’apertura affettiva e la disponibilità hanno la funzione di favorire nel richiedente la percezione di essere accolto come persona unica, nella sua individualità” (Bastianoni, Simonelli, 2001, pp. 8-9)

5  Il colloquio comporta la presenza di due soggetti in relazione asimmetrica tra loro, invero uno dei partecipanti pone delle questioni all’altro che ha una funzione di ascolto  Esso implica lo stabilirsi di una dinamica di dipendenza dell’utente nei confronti del conduttore (Carli, 1995)

6 La relazione di aiuto  Il colloquio è un tipo di comunicazione interpersonale che utilizza il linguaggio e i segni non verbali, vale a dire posture, mimica, tono  È una comunicazione a senso unico dato che lo sforzo per comprendere l’altro non è reciproco ma appartiene all’intervistatore

7 Il colloquio clinico  È lo strumento che permette la conoscenza del rapporto tra utente e consulente, consente di ottenere informazioni sulla personalità, le inclinazioni, gli ideali, i conflitti di una persona, fino a giungere all’individuazione della struttura di personalità dell’individuo  Si presenta come “l’incontro tra una persona che soffre e cerca aiuto e una che si suppone capace non solo di fornire l’aiuto richiesto, ma di offrire qualcosa di più del semplice ascolto: una diagnosi e un intervento in grado di ridurre il dolore” (Bastianoni, Simonelli, 2001, p. 57)

8 Il primo colloquio  È una situazione conoscitiva unica e specifica, è una condizione nuova, in cui non sono ancora in atto modalità di interazione organizzate (Lang, Orefice, 1989)

9 Struttura del colloquio  Intervista a due. Prevede la presenza di un intervistatore (insegnante, terapeuta, ricercatore, etc.) e di un intervistato (allievo, cliente, etc.)  Intervista a panel. Comprende una commissione con diversi membri in qualità di intervistatori e un intervistato (ad esempio commissioni di selezione)  Intervista a tandem. Include due intervistatori (con ruolo uguale o differente) e un intervistato (ad esempio colloqui di ricerca)

10  Intervista in pubblico. Comprende due soggetti attori del colloquio o dell’intervista, ma in presenza di altri individui che fungono da spettatori presenti sia fisicamente che psicologicamente (ad esempio colloquio in classe)  Intervista collettiva. Si ha un intervistatore e un insieme di intervistati in un ambito in cui i partecipanti rivestono di volta in volta individualmente il ruolo di intervistato (ad esempio intervista in inchieste televisive in diretta)

11  Intervista in gruppo. Incorpora un intervistatore e un interlocutore nel contesto di un piccolo gruppo (ad esempio colloquio con un componente della famiglia in presenza di altri componenti)  Intervista di gruppo. Ingloba un intervistatore e un gruppo di persone (ad esempio psicoterapie di gruppo)

12 Si parla di:  Colloquio per aree quando viene maggiormente strutturato, vengono poste al cliente domande precise  Colloquio libero quando il cliente può esprimersi con maggiore libertà

13 L’intervista e il colloquio  È possibile diversificare il colloquio dall’intervista per il differente grado di strutturazione. L’intervista prevede domande prefissate dall’intervistatore secondo modalità stabilite. Distinguiamo: l’intervista strutturata, le domande e il loro susseguirsi sono rigorosamente prestabiliti l’intervista semistrutturata, connotata da meno rigidità nella formulazione delle domande, tiene conto dell’andamento della situazione e della forma di risposta dell’intervistato

14 l’intervista non strutturata, la formulazione delle domande è legata a determinati temi inseriti in una lista costruita precedentemente

15  Il colloquio elargisce a chi lo conduce più libertà nell’enunciare le domande, può essere soggetto a varianti in rapporto alla relazione che si instaura tra gli interlocutori  Il colloquio costituirebbe lo strumento d’élite in ambito clinico, dove il focus è sulla modalità con cui l’individuo riferisce le informazioni richieste; l’intervista lo sarebbe invece in ambito di ricerca, dove sono rilevanti le informazioni riferite dall’intervistato

16 Di conseguenza:  Il colloquio si propone di conoscere approfonditamente il soggetto (colloquio intensivo), viceversa l’intervista non può indagare approfonditamente il mondo interiore del soggetto (intervista estensiva)  Il colloquio intensivo può essere impiegato in contesti differenti, ad esempio intervento psicoterapeutico, colloquio di orientamento, etc. L’intervista estensiva ricorre abitualmente ai questionari e viene usata ad esempio durante referendum e censimenti

17 A seconda della centratura su uno dei due poli della relazione possiamo effettuare una distinzione tra:  Intervista centrata sull’intervistatore. Chi programma, organizza e gestisce il colloquio, è il punto focale della relazione, ne scandisce i tempi, i contenuti, gli sviluppi (Trentini, 2000)  Intervista centrata sull’intervistato. L’intervistatore attiva una relazione focalizzata sull’interlocutore, assecondandolo nei contenuti, nelle tappe della relazione (Trentini, 2000)

18 L’intervista può essere condotta mediante uno dei seguenti stili:  Stile duro, l’intervistatore formula o impone le domande cosicché le risposte sono dipendenti da un ordine  Stile amichevole/permissivo, l’intervista viene condotta in maniera aperta, l’intervistato ha una certa libertà all’interno del colloquio  Stile consultivo, i due attori del colloquio tendono a collaborare, la condotta del conduttore si adegua anche all’utente  Stile partecipativo, le parti coinvolte tendono a rimanere indipendenti ai fini del colloquio. L’eventuale insorgenza di conflittualità viene gestita dall’intervistatore (Trentini, 2000)

19 ASPETTI DINAMICI DEL COLLOUIO

20 Il conduttore  È un professionista in grado di svolgere un colloquio psicologico, è un esperto nella creazione di un ambiente accogliente che consenta una migliore conoscenza dell’altro (Bastianoni, Simonelli, 2001)  Le caratteristiche personali del conduttore influenzano lo svolgimento del colloquio-intervista (Trentini, 1995)

21  Nella conduzione di un colloquio è basilare che vi sia nell’operatore una teoria di riferimento affinché possa formulare delle ipotesi da indagare teoricamente

22 Gli errori che si possono presentare nel corso del colloquio e che chi lo conduce deve essere in grado di evitare sono:  Effetto alone (Thorndike, 1920), un aspetto conosciuto condiziona la valutazione di altri aspetti non dipendenti da esso  Errore logico (Newcomb, 1931), che consiste nel collegare sempre tra loro tratti differenti della personalità, nel rappresentarsi un gruppo di tratti conformi tra loro  Pregiudizio contagioso (Rice, 1929), convinzione caratterizzata da pregiudizi e stereotipie che può essere estesa da un’area tematica all’altra del colloquio  Effetto indulgenza (Sears, 1936), cioè la tendenza ad essere buoni nel giudicare e nel formulare la diagnosi

23 L’utente  È colui che si reca spontaneamente o viene inviato da altri a svolgere il colloquio, al fine di raggiungere una certa conoscenza di sé tramite la relazione interpersonale che stabilirà con il conduttore (Bastianoni, Simonelli, 2001)  L’utente rientra in un gruppo specifico per razza, età, occupazione, classe, religione, etnia e appartiene a un sesso; porta con sé le sue modalità di condotta, la sua storia, le relazioni con gli altri (Kadushin, 1972)

24 La motivazione a prendere parte ad un colloquio  Motivazione estrinseca quando l’incontro non viene chiesto dal soggetto  Motivazione intrinseca quando la richiesta di interazione proviene dal soggetto (Kahn, Cannel, 1957; Lis, 1993; Castelli, Giovannini, 1998)

25 Il setting  Può essere definito come l’insieme delle condizioni e delle regole che consentono lo svolgersi del colloquio psicologico  Il setting esterno si riferisce al luogo fisico in cui avviene il colloquio, alla sua durata; il setting interno riguarda invece le abilità dell’operatore di stabilire una relazione che conduca al decorso del colloquio

26 Le fasi del colloquio  Introduzione. Creazione, da parte di chi conduce il colloquio, di un clima in cui entrambi i partecipanti possano sentirsi a proprio agio: accoglimento (chi è l’utente, chi è il conduttore, quali sono i contesti di appartenenza, quanto tempo è a disposizione) motivo del colloquio (qual è il problema) scopo del colloquio (si diversifica a seconda che si tratti di un primo incontro, successivo, finale con l’individuo)

27  Svolgimento. Raccolta di informazioni e loro elaborazione  Conclusione. Riassumere i contenuti considerati ed elaborati nel corso del colloquio; deve fungere da cornice del colloquio sintetizzando i motivi per i quali si è svolto l’incontro e pianificando le attività (cosa fare, come, quando)

28  Chiusura. Costituisce il momento del congedo, deve avvenire con lo stesso clima di disponibilità e apertura delle fasi iniziali (l’utente non deve avvertire disinteresse nei suoi confronti e non deve sentirsi “liquidato”)

29 La comunicazione non verbale  I differenti comportamenti non verbali integrano la comunicazione verbale, hanno cinque possibili funzioni fondamentali: di ripetizione, di quanto espresso a livello verbale di contraddizione, nei confronti di quanto espresso vocalmente di sostituzione, l’affermazione verbale può essere sostituita dal messaggio non verbale di accentuazione, attraverso la quale i movimenti del capo e del corpo sottolineano alcune parti della comunicazione verbale di regolamentazione e di controllo della comunicazione verbale, per mezzo della quale con un cenno del capo, un movimento degli occhi o un cambiamento di posizione, viene indicato ad uno dei partecipanti al colloquio il comportamento successivo da tenere, cioè se deve continuare a parlare o se deve concedere maggiore spazio all’interlocutore

30 Modalità di comunicazione non verbale  Movimenti del corpo o comportamenti cinesici, nei quali vengono fatti rientrare le gesticolazioni, i movimenti del tronco, degli arti e delle mani, le espressioni della mimica facciale, la postura  Caratteristiche fisiche, costituiscono degli elementi che restano sostanzialmente immodificati nel contesto interattivo del colloquio e si caratterizzano per il fatto di essere importanti stimoli non verbali non legati ai movimenti. Abbellimento, abbigliamento, trucco sono indicatori ricchi di significato

31  Paralinguaggio, sta a rappresentare il modo in cui un messaggio verbale viene emesso, indipendentemente dal suo significato. Rientrano elementi quali la qualità della voce e le vocalizzazioni  Fattori ambientali, nei quali rientrano gli elementi che influenzano la comunicazione umana, pur senza farne parte direttamente; esprimono simbolicamente la loro funzione mediante accurate tracce di disposizione di arredamento, dello spazio, di disposizione prevista delle persone

32 Il silenzio  Il silenzio non va considerato come mancanza di comunicazione, bensì come forma di espressione – intenzionale o non intenzionale – significativa

33 Il silenzio:  Può essere privo di comunicazione  Può essere connesso ad aspetti emozionali, sentimenti del cliente in una determinata circostanza  Può rappresentare una resistenza al colloquio  Può riferirsi alla volontà di stabilire un’alleanza terapeutica  Può derivare da un momento riflessivo e di insight dell’individuo posto di fronte ad una tematica specifica

34 DIFFERENTI AMBITI DI APPLICAZIONE DEL COLLOQUIO

35 IL COLLOQUIO DI SELEZIONE DEL PERSONALE  Il colloquio si propone di individuare: caratteristiche del soggetto ipotesi sulla condotta futura dell’individuo competenze possedute compatibilità del candidato con l’organizzazione presso cui si prevede l’inserimento

36 La conduzione del colloquio di selezione può essere suddivisa nelle seguenti fasi:  Preconoscenza del candidato. Prima del colloquio l’intervistatore deve essere in possesso di informazioni riguardanti il candidato (curriculum, esperienze lavorative passate, attuale situazione familiare, professionale, sociale)  Preparazione materiale del colloquio. L’intervistatore dovrebbe prestare attenzione alle variabili del colloquio  Presentazione dell’impiego al candidato. L’intervistatore fornisce al candidato le informazioni inerenti al lavoro

37  Ricerca delle motivazioni del candidato. L’intervistatore focalizza l’attenzione sull’atteggiamento del candidato rispetto all’impiego, alle sue motivazioni, ai suoi interessi professionali  Indagine integrativa sulla personalità. L’intervistatore può somministrare alcuni test attitudinali e di personalità per approfondire la comprensione del candidato  Stesura della sintesi. L’intervistatore in questa fase che avviene senza la presenza del candidato valuta i risultati del candidato nel colloquio e nell’eventuale somministrazione di test attitudinali e di personalità. L’obiettivo è di prevedere l’adattamento del soggetto al posto disponibile

38 Il colloquio per la selezione del personale deve tener conto di alcuni aspetti della personalità del candidato, con particolare riferimento a:  Maturità emotiva, cioè la capacità dell’individuo di rispondere in maniera pertinente a determinati stimoli e la capacità di impegnarsi in presenza di una situazione problematica così da poterla risolvere. La valutazione di questo tratto può emergere analizzando il senso di responsabilità del candidato, il grado di fiducia in se stesso, il suo senso critico  Tendenze inespresse, quali ad esempio il desiderio di perfezione, quello di potere, di sicurezza, di guadagno, di apprendimento, di aiuto nei confronti degli altri, etc.

39  Attitudini, che vengono valutate in una prospettiva lavorativa per quel che concerne l’atteggiamento del candidato verso altre persone, il suo atteggiamento nei riguardi della responsabilità, il suo grado di socievolezza o di potenziale interazione sociale, il suo spirito di adattamento, etc.

40 Il colloquio nell’adozione  I colloqui con le coppie genitoriali hanno lo scopo di individuare le risorse possedute dai coniugi, incoraggiarli a riflettere e fornire altresì indicazioni sul percorso dell’adozione  Il colloquio rappresenta uno degli strumenti utilizzati per giungere ad una valutazione – idoneità o non idoneità ad adottare – su cui si appoggerà il decreto finale del Tribunale per i minori

41  Nel corso dei colloqui di adozione gli operatori (giudici del Tribunale per i minori, psicologi, assistenti sociali) valutano le risorse genitoriali idonee per accogliere e crescere un bambino adottivo  La relazione tra operatore e coniugi è caratterizzata da non reciprocità e da asimmetria dato che l’obiettivo conclusivo è l’esplicitazione di un parere

42  Il colloquio viene condotto seguendo lo schema conversazionale atto a incoraggiare nella coppia un’attiva collaborazione, al fine di apprendere l’andamento familiare dei partner e le motivazioni che li hanno spinti a intraprendere il cammino dell’adozione

43 Le aree di approfondimento riguardano:  La storia personale, i potenziali genitori vengono sollecitati a narrare la propria storia nei contesti sociale, scolastico, lavorativo  La storia familiare, ogni coniuge riferisce le proprie opinioni sui componenti della famiglia, sulle loro relazioni e sui legami tra questi e se stesso. La raccolta della storia familiare si propone di esaminare i due apparati di provenienza e rilevare l’attuale posizione occupata da ognuno nel sistema familiare. Si rivela valevole comprendere determinate dinamiche familiari

44  La storia della coppia, i coniugi vengono invitati a raccontare gli avvenimenti essenziali del loro essere coppia. In particolare si presta attenzione: al tipo di relazione tra i genitori della coppia al ruolo ricoperto dai figli all’interno di questa relazione al tipo di cambiamento a cui ha condotto il matrimonio nei legami con la famiglia di origine ed evoluzione di questi ultimi al tipo di relazione tra i coniugi a relazioni esterne importanti per i partner

45  La storia della scelta adottiva, il focus è sulla motivazione che ha spinto i coniugi verso la decisione di adottare

46 Durante il colloquio è utile approfondire alcune tematiche:  qual è stato il momento in cui la coppia ha iniziato a cercare un figlio  quando ha iniziato a desiderarlo e a consapevolizzare il desiderio  come e quando i partner si sono comunicati il loro desiderio individuale e ne hanno fatto un desiderio di coppia  quali sono le cause dell’impossibilità ad avere figli biologici  quali cause emotivo-psicologiche si potrebbero ipotizzare, se la causa non fosse del tutto organica o se lo fosse solo parzialmente

47  come si sentono rispetto alle reciproche capacità di essere madre/padre  quali sono per i rispettivi partner le caratteristiche più importanti di un buon padre, di una buona madre  come si sentono nei panni di potenziale madre/padre  quali sono i principali fattori che rendono una persona un buon padre/una buona madre  riflettere sui nodi che fanno più paura nell’eventuale esplicitazione del ruolo genitoriale  quali sono, secondo la coppia, i fattori che legittimano una coppia a diventare coppia genitoriale

48  riflettere su alcuni tra i più diffusi luoghi comuni sentiti a proposito dei bambini adottivi, dei genitori che rinunciano al proprio figlio, delle persone di razze diverse, delle donne e degli uomini che non possono avere figli  quando hanno deciso di intraprendere il percorso adottivo  perché hanno pensato all’adozione  a quale tipo di adozione hanno pensato, nazionale o internazionale, e perché  hanno pensato ad entrambe le adozioni: perché e quali sono le differenze  cosa significa adottare un bambino  quali aspetti dell’adozione sembrano particolarmente critici

49 Il colloquio di ricerca  È quel tipo di colloquio il cui scopo è approfondire la conoscenza di un determinato “oggetto di studio”  Perlomeno all’inizio la posizione è asimmetrica, la motivazione è sostanzialmente estrinseca poiché l’interesse del conduttore è centrato su un tema specifico. Sovente, i soggetti selezionati per la ricerca non sono a conoscenza del motivo per cui sono stati invitati a parteciparvi

50 Nel campo della ricerca è possibile ricorrere al colloquio nei seguenti casi:  Fase iniziale, il colloquio è un mezzo per la formulazione delle ipotesi alla base della raccolta dei dati. In questa fase il colloquio viene svolto con individui differenti da quelli che prenderanno parte alla ricerca, ma che evidenziano le stesse caratteristiche. Le informazioni ottenute potranno essere utilizzate per la messa a punto di questionari, interviste o colloqui idonei nella fase definitiva della ricerca  Fase definitiva, il colloquio costituisce lo strumento privilegiato per la raccolta dei dati

51 Nella formulazione delle domande bisognerebbe seguire certe regole:  fare una domanda alla volta  evitare una terminologia che possa avere significati morali evidenti o conseguenze eccessivamente coinvolgenti per l’individuo  eludere domande del tipo “o… o” e affrontare un tema per volta  le domande non devono essere ambigue, bensì chiare, circoscritte  le domande non devono essere connotate né positivamente, né negativamente

52  le domande devono essere facilmente comprensibili dall’individuo  per impedire che il soggetto assuma una posizione difensiva, evitare troppe domande includenti la parola “perché”  evitare domande chiuse dalle quali si possono ottenere informazioni specifiche e che spesso portano a una risposta di una o due parole, preferire domande aperte che favoriscono una maggiore elaborazione nella persona che sta di fronte


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