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IL DIRITTO AMBIENTALE DELL’UNIONE EUROPEA

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Presentazione sul tema: "IL DIRITTO AMBIENTALE DELL’UNIONE EUROPEA"— Transcript della presentazione:

1 IL DIRITTO AMBIENTALE DELL’UNIONE EUROPEA
Prof. Giovanni Cordini

2 Diritto comunitario Il diritto comunitario esercita un’influenza particolarmente penetrante sugli ordinamenti interni degli Stati membri in virtù della sua “applicabilita’ diretta” Trattato Maastricht 07/02/92 Distinzione CE - UE Diritto dell’Unione da 01/01/09 Trattato di Lisbona 13/12/07 Nozione di diritto comunitario dell’ambiente: ricomprende l’insieme delle norme ambientali comunitarie sia di diritto originario che di diritto derivato. Problema: rapporto tra diritto comunitario generale e diritto comunitario ambientale, se cioè quest’ultimo si caratterizzi per la specificità della materia oggetto delle sue norme (SI) per la peculiarità di principi, obiettivi, processi decisionali e strumenti (si deve valutare caso per caso)

3 Primo programma di azione per l’ambiente
Genesi politica ambientale comunitaria Atto Unico Europeo del 1986 viene per la prima volta disciplinata la politica ambientale a livello dei trattati istitutivi. avvio di una politica d’insieme in materia ambientale direttive isolate per l’avvicinamento delle legislazioni con finalità sia economiche che ambientali Vertice di Parigi ottobre ‘72 per miglioramento mercato interno e contestuali obblighi per tutela ambiente 79/409/CEE conservazione uccelli selvatici 85/337/CEE valutazione impatto ambientale 75/442/CEE smaltimento rifiuti crescita economica deve considerare la protezione dell’ambiente Primo programma di azione per l’ambiente

4 Principi nei Trattati istitutivi
Atto Unico Europeo ’86: obiettivi e principi del Primo Programma d’Azione elevati a diritto comunitario originario Trattato di Maastricht ‘92: obiettivo tutela ambientale, principio di precauzione, necessità di misure per risolvere problemi ambientali regionali e mondiali (Titolo XVI Trattato CE) Trattato di Amsterdam ‘97: conferma perseguimento elevato livello protezione ambientale (titolo XIX) Trattato di Nizza ‘01: procedure per l’adozione atti in materia ambientale Trattato di Lisbona ‘09: estensione della regolamentazione ai “cambiamenti climatici” (art. 174)

5 Atti comunitari in materia ambientale
Direttive: le più utilizzate in considerazione della maggiore flessibilità necessaria alle diverse situazioni degli Stati membri Regolamenti: utilizzati solo nei casi in cui è necessaria e possibile una disciplina uniforme previa armonizzazione delle normative nazionali Decisioni: rivolte a soggetti determinati (ad esempio le imprese) Raccomandazioni e pareri: atti non vincolanti Programmi di azione: atti atipici di programmazione ampiamente utilizzati

6 Applicazione differenziata
Tra i principali obiettivi della politica ambientale comunitaria (art. 174) notevole rilievo riveste la necessita di tener conto delle diverse situazioni regionali, delle diverse condizioni ambientali e della necessità di assicurare uno sviluppo territoriale equilibrato necessità di diversificazione, alta flessibilità e capacità di adattamento art.161 secondo comma: il Consiglio può concedere deroghe temporanee o sostegno finanziario a Stati che valutino eccessivamente onerosa l’esecuzione di specifiche misure ambientali. art.174, par.2, secondo comma: il Consiglio può autorizzare gli Stati a prevedere misure nazionali provvisorie di deroga, soggette a controllo comunitario art.176 gli Stati possono mantenere e prendere provvedimenti per una tutela anche maggiore di quella assicurata dalla Comunità

7 Diritto all’ambiente nel diritto comunitario
La politica ambientale comunitaria è stata concepita come strumento per migliorare la vita dei cittadini attraverso politiche e iniziative degli Stati membri, ma non per conferire loro specifici diritti in questo campo. Anche sul piano processuale i diritti riconosciuti ai singoli sono alquanto limitati, sono escluse azioni contro gli Stati. Diritti soggettivi in materia ambientale sono configurabili solo con riferimento a specifici aspetti ( accesso alle informazioni e alla giustizia)

8 Agenzia Europea dell’Ambiente
Regolamento CEE 1210/90 Sede: Copenaghen organismo indipendente che pone come obiettivo principale di garantire uno stato qualitativo ottimale dell’ambiente conformemente alle disposizioni stabilite nei trattati e nei programmi di azione della Comunità in materia ambientale SVILUPPO SOSTENIBILE potenziare il concetto di “soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni“

9 Settori prioritari di attività:
Agenzia Europea dell’Ambiente Composizione: 32 paesi membri stati membri UE (entrano automaticamente) 3 stati membri dello spazio economico europeo (Islanda, Norvegia, Liechtestein) Turchia Svizzera Settori prioritari di attività: aria acqua suolo gestione rifiuti emissione sonore sostanze chimiche litorale e mare

10 Agenzia Europea dell’Ambiente
Funzioni: registrare, analizzare e diffondere i dati sullo stato dell’ambiente; fornire agli stati membri le informazioni oggettive per formulare e attuare politiche ambientali efficaci; sviluppo ed integrazione delle tecniche di previsione ambientale assicurare un’ampia diffusione di informazioni ambientali attendibili. per fare questo l’agenzia è dotata di una rete di monitoraggio che garantisce l’acquisizione dei dati sulle condizioni ambientali

11 tavolo di amministrazione composto da:
Agenzia Europea dell’Ambiente Stuttura: tavolo di amministrazione composto da: comitato tecnico un rappresentate della comunità europea due scienziati designati dal parlamento europeo rappresentati degli stati membri

12 Il Principio Precauzionale
Principio 15 – Dichiarazione di Rio introduce La possibilità per uno Stato di adottare misure nazionali per prevenire il degrado ambientale, nell’ipotesi di un rischio di danno grave o irreversibile di cui non si ha ancora una certezza scientifica. E’ una politica di condotta cautelativa rivolta ad unire le esigenze di sviluppo con quelle di salvaguardia dell’ambiente

13 L’applicazione del principio richiede tre elementi chiave:
Il principio precauzionale L’applicazione del principio richiede tre elementi chiave: Identificazione dei potenziali rischi derivanti da un fenomeno, un prodotto, un processo; Valutazione scientifica del rischio; Mancanza di una certezza scientifica che permetta di escludere la presenza dei rischi identificati.

14 Misure risultanti dal ricorso al principio di precauzione
Il principio precauzionale Misure risultanti dal ricorso al principio di precauzione Nel caso in cui si ritenga necessario agire, le linee guida per la sua applicazione devono essere proporzionali rispetto al livello di protezione prescelto; non discriminatorie nella loro applicazione; coerenti con misure analoghe già adottate; basate su un esame dei potenziali vantaggi e oneri; soggette a revisioni alla luce dei nuovi dati scientifici.

15 Il principio precauzionale
Applicazioni A livello europeo il principio di precauzione è stato ufficialmente adottato come uno strumento di decisione nell'ambito della gestione del rischio in campo di salute umana, animale e ambientale. Tra le più importanti applicazioni c'é quella della sicurezza alimentare. La legge quadro in materia di sicurezza alimentare (Regolamento EC No. 178/2002) riporta il principio di precauzione come uno degli strumenti da utilizzare per assicurare un elevato livello di protezione dei consumatori.

16 Sentenza rifiuti Corte di Giustizia delle Comunità Europee, Grande Sezione, 24 giugno 2008, procedimento C-188/07 Fatto Nel 1999 la petroliera Erika, noleggiata dalla Total International, affondava a 35 miglia dalla costa francese sversando una parte del suo carico e del combustibile in mare e causando un inquinamento del litorale atlantico francese appartenente al Comune di Mesquer. Conseguentemente il Comune di Mesquer ha chiesto alla Total il risarcimento dei danni causati dai rifiuti sversati sul suo territorio. La causa è giunta alla Corte di Cassazione francese la quale, con decisione del 28 marzo 2007, ha chiesto alla Corte di Giustizia una pronuncia pregiudiziale, ai sensi dell’art. 234 TCE, sull’interpretazione degli artt. 1 e 15 della direttiva del Consiglio 15 luglio 1975, 75/442/CEE, relativa ai rifiuti, come modificata dalla decisione della Commissione 24 maggio 1996, 96/350/CE, nonché sull’allegato I di tale direttiva.

17 I questione pregiudiziale
Sentenza rifiuti Diritto I questione pregiudiziale Rifiuti – inquinamento idrico – nozione di rifiuti – olio pesante venduto per essere utilizzato come combustibile – qualificazione. art. 1, lett. a), direttiva 75/442 e s.m.: rifiuto “qualsiasi sostanza od oggetto che rientri nelle categorie riportate nell’allegato I e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi”. Risposta della Corte Olio pesante venduto come combustibile non costituisce un rifiuto, ai sensi della direttiva 75/442, nei limiti in cui tale sostanza è sfruttata o commercializzata a condizioni economicamente vantaggiose e può essere effettivamente utilizzata come combustibile senza necessitare di preliminari operazioni di trasformazioni.

18 Sentenza rifiuti II questione pregiudiziale Rifiuti – nozione di rifiuti - olio pesante accidentalmente sversato – qualificazione ai sensi della categoria Q4 dell’allegato I – direttiva 75/442. Allegato I, direttiva 75/442, “Categoria di rifiuti”, al punto Q4, rifiuto: “sostanze accidentalmente riversate, perdute o aventi subìto qualunque altro incidente, compresi tutti i materiali, le attrezzature, ecc. contaminati in seguito all’incidente in questione”. E’ solo un indizio, non consente pertanto di per sé di qualificare come rifiuti gli idrocarburi che siano stati accidentalmente sversati e che siano all’origine di un inquinamento del terreno o delle acque sotterranee (cfr. sentenza Van de Walle).

19 Sentenza rifiuti Occorre verificare: se gli idrocarburi accidentalmente sversati costituiscano o meno un prodotto riutilizzabile senza previa trasformazione; se tale sversamento accidentale di idrocarburi sia un atto mediante il quale il detentore si disfa di questi ultimi ex art. 1, lett. a), direttiva 75/442. Risposta della Corte Idrocarburi accidentalmente sversati in mare in seguito ad un naufragio, che risultino miscelati ad acqua nonché a sedimenti e che vadano alla deriva lungo le coste di uno Stato membro, costituiscono rifiuti ex art. 1, lett. a), della direttiva 75/442, in quanto non possono più essere sfruttati o commercializzati senza preliminari operazioni di trasformazione.

20 (art. 1, lett. b) e lett. c), direttiva 75/442 e s.m.
Sentenza rifiuti III questione pregiudiziale Costo smaltimento rifiuti a seguito del naufragio della nave che trasportava la sostanza sversata in mare, anche nel caso in cui il prodotto, al momento dell’incidente, fosse trasportato da terzi? produttore del prodotto causa dei rifiuti e/o venditore o noleggiatore (art. 1, lett. b) e lett. c), direttiva 75/442 e s.m. art. 15, direttiva 75/442 e s.m.) Risposta della Corte • Il giudice nazionale può considerare colui che ha venduto tali idrocarburi e noleggiato la nave che li ha trasportati come produttore dei rifiuti e in questo modo come precedente detentore, se tale giudice perviene alla conclusione che detto venditore-noleggiatore ha contribuito al rischio che si verificasse l’inquinamento determinato dal naufragio, in particolare se si è astenuto dall’adottare provvedimenti diretti a prevenire un tale evento (es. scelta nave).

21 Principio chi inquina paga
Sentenza rifiuti Qualora risulti che i costi connessi allo smaltimento dei rifiuti prodotti da uno sversamento accidentale in mare non sono oggetto di accollo da parte di un fondo di risarcimento o non possono esserlo a motivo dell’esaurimento del limite massimo di risarcimento previsto per il sinistro, il diritto nazionale dello Stato membro (nel caso la Francia) impedisce che tali costi siano sostenuti dal proprietario della nave e/o del noleggiatore di quest’ultima, sebbene tali soggetti debbano essere qualificati come detentori. Il diritto nazionale dovrà quindi consentire, al fine di garantire una trasposizione conforme dell’art. 15 della direttiva, che i costi siano sopportati dal produttore del prodotto che ha generato i rifiuti così sversati. produttore può essere tenuto a farsi carico di tali costi solo se, mediante la sua attività, ha contribuito al rischio che si verificasse l’inquinamento prodotto dal naufragio della nave. Principio chi inquina paga


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