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MasterClasses 2011: Viaggio nel mondo delle particelle Lecce, 22 marzo 2011.

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Presentazione sul tema: "MasterClasses 2011: Viaggio nel mondo delle particelle Lecce, 22 marzo 2011."— Transcript della presentazione:

1 MasterClasses 2011: Viaggio nel mondo delle particelle Lecce, 22 marzo 2011

2 Hands on Particle Physics Benvenuti nell’affascinante mondo della Fisica delle Particelle Elementari ! Come tanti altri ragazzi da vari istituti scolastici europei, oggi farete con noi un viaggio nell’infinitamente piccolo. Michele Bianco, Edoardo Gorini, Margherita Primavera, Andrea Ventura Annalisa De Lorenzis, Luigi Longo, Marilea Reale Dipartimento di Fisica dell’Università del Salento – Sezione di Lecce dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare International Masterclasses for High School Students

3 Dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo La Fisica delle Particelle Elementari permette di studiare l’Universo, da dimensioni m) Cosa vediamo… …e come lo vediamo

4 Qualche nozione preliminare Energia E misurata in eV Momento p misurato in eV/c Massa a riposo m 0 misurata in eV/c 2  Quanta energia è 1 eV? 1 eV = 1.6· J  1 eV/c 2 = 1.8· kg m ape = 1 g = 5.8·10 32 eV/c 2, v ape = 1 m/s  E ape = J = 6.25·10 15 eV E LHC = 14 TeV = 14·10 12 eV… ma di un solo protone! Con protoni da 14 TeV  10 8 J, come un camion da 100T che va a 120 km/h  Qualche lunghezza tipica: 1 nm = m (lunghezza d’onda luce verde: 500 nm) 1 A = m: dimensione dell’atomo 1 fm = m: dimensione del protone

5 La storia dell’Universo Le nostre attuali conoscenze portano a una coerente descrizione dell’universo e della sua evoluzione nei sui 14 miliardi di anni

6 I costituenti “ultimi” della materia Da sempre l’uomo ha cercato di ricondurre la realtà circostante a un piccolo numero di costituenti. Il primo successo lo si deve a Mendeleev che inserisce gli elementi allora noti nella Tavola periodica degli elementi chimici. Questo schema evidenzia la periodicità delle loro proprietà. L’esistenza di tale simmetria suggerisce una possibile struttura interna

7 La struttura atomica Dal 1895 al 1900: scoperta dei raggi X (W. Roentgen) scoperta della radioattività naturale (P.&M. Curie, H. Becquerel) scoperta dell’elettrone (J. J. Thomson) Nel modello di Thomson: un numero Z di elettroni una distribuzione continua di cariche positive Esperimento di Rutherford?

8 Cosa tiene unito l’atomo? L’interazione (o forza) elettromagnetica avviene tra particelle cariche, come protoni e elettroni tramite lo scambio di fotoni. protone p elettrone e  fotone L’Elettrodinamica Quantistica (QED) è una teoria di grande successo capace di descrivere quantitativamente (e prevedere) tali fenomeni con grande precisione.

9 Il nucleo atomico Negli anni successivi si scoprì l’esistenza degli isotopi (elementi con lo stesso numero di elettroni ma diversa massa) Problemi con il momento angolare intrinseco (spin) dei nuclei Anche il nucleo è un sistema composto da Z protoni e da A-Z neutroni Ma in presenza della sola forza elettromagnetica non potrebbe essere stabile! La forza elettromagnetica non può tenere uniti i nuclei atomici poiché i protoni si respingerebbero e i neutroni hanno carica nulla. È stata introdotta l’interazione forte.

10 Fenomeni di radioattività In natura vengono osservate numerose transizioni da nuclei instabili a nuclei stabili più leggeri, con conseguente emissione di vari tipi di radiazione Transizione  : emissione di nuclei di elio (formati da due protoni e due neutroni) Transizione  : emissione di un elettrone (e – ) e di un neutrino ( ) Transizione  : emissione di radiazione elettromagnetica molto energetica (fotoni)

11 Scoperta dell’antimateria Se una particella e la sua antiparticella interagiscono, si annichilano producendo energia E = 2m e c 2 e + e – e – e + Avviene anche il contrario: un fotone può produrre una coppia e + e – positrone A conferma della teoria di Dirac che prevedeva stati a energie negative, nel 1931, dallo studio dei raggi cosmici, Anderson scoprì il positrone, l’antiparticella dell’elettrone A ogni particella corrisponde un’antiparticella, con medesima massa e vita media. Talvolta coincide con la particella stessa (  0,  )

12 Una miriade di particelle  Dagli anni ’30 in poi sono state scoperte tantissime nuove particelle, sia nelle interazioni dei raggi cosmici, sia dalla collisione di fasci prodotti dagli acceleratori.  Esse si distinguono in due categorie principali:  Leptoni (che non agiscono in modo forte)  Adroni (che risentono dell’interazione forte)  Gli adroni possono classificarsi in sistemi aventi simmetrie  Anche in questo caso potrebbe esserci una struttura interna

13 L’ipotesi dei quark quarks 2323 e e – caricau d Esempi: neutrone e protone: –Barioni –Barioni ( qqq ) –Antibarioni –Antibarioni ( qqq ) –Mesoni –Mesoni ( qq ) _ _ _ _ pn  1962: il Modello a quark spiegò le simmetrie osservate.  Carica elettrica frazionaria (+2/3 e -1/3)  Tre stati diversi (colori) per ogni quark  Adroni composti da 3 quark (barioni) o da coppie quark-antiquark (mesoni).  Non ci sono quark liberi (sono confinati negli adroni)

14 Verso l’infinitamente piccolo

15 Tre generazioni di quark e di leptoni ud e e  Nel frattempo, dopo numerose scoperte, ci si accorse che oltre ai quarks u e d (componenti di protoni e neutroni) e agli elettroni e e i loro neutrini e, esistono altre due generazioni di quark e di leptoni, con analoghe proprietà, ma masse crescenti. massa Materia ordinaria

16 Le interazioni fondamentali  Riassumendo, esistono quattro forze fondamentali :  Gravitazionale  Debole  Elettromagnetica  Forte  Sono mediate dallo scambio di particelle  Determinano la coesione della materia e il suo decadimento

17 Il Modello Standard  1967: S. Weinberg e A. Salam (e in modo indipendente anche S. Glashow) unificarono le interazioni elettromagnetica e debole.  La mediazione dell’interazione e.m. è affidata al fotone (  ), neutro e senza massa, quella dell’interazione debole richiede invece tre “bosoni” massivi (W +, W –, Z). meccanismo di Higgs  Per spiegare la massa non nulla dei suddetti bosoni, la teoria prevede il meccanismo di Higgs (rottura spontanea della simmetria), da attribuire a un altro bosone neutro, l’Higgs (H) tuttora ricercato da tutti gli esperimenti

18 Il decadimento del neutrone W e – du  Le interazioni tra le particelle elementari sono descrivibili tramite i diagrammi di Feynman

19 Cosa accade in una collisione Ciascun protone ha energia: p è il momento È tanto più alto quanto maggiore è la velocità c è la velocità della luce E la celebre equazione di Einstein dice: … pertanto … protone Energia: E 1 Energia: E 2 protone LHC Il caso di LHC: protone-protone

20 Cosa accade in una collisione protone Energia: E 1 Energia: E 2 protone Dall’energia 2E si formano nuove particelle (note o non note) Prima: Dopo: Più elevata è l’energia nella collisione, e con maggior probabilità si creano nuove particelle

21 Decadimento della Z  Tra le particelle prodotte nelle collisioni può esserci la Z. Come tutte le particelle massicce, la Z decade, ma è impossibile sapere in anticipo in quale tipo di particelle decadrà.  Si può solo dire che la Z ha una certa probabilità di decadere in un certo tipo di particelle, e tali probabilità di decadimento possono essere calcolate teoricamente nel Modello Standard  Una Z può decadere in: due elettroni (Z 0 → e + + e - ) due muoni (Z 0 → μ + + μ - ) due leptoni tau (Z 0 →  + +  - ) due neutrini (Z 0 → + ) ( = e, μ,  ) due quark (Z 0 → q + q ) (q=u,d,c,s,b ma non t che è troppo pesante) ~3,3 % ~20 % ~70 % ~10 % INVISIBILE!

22 Decadimento della Z Oggi cercheremo di individuare i decadimenti della Z in coppie di muoni o in coppie di elettroni. Scorreremo un elevato numero di eventi reali registrati all’acceleratore LHC, e tra questi dovremo trovare i segnali di Z  e e e di Z  Vi saranno anche eventi simulati con particelle finora mai osservate!

23 Cinematica dei decadimenti  Ogni particella ha una quantità di moto (vettoriale) p ed un’energia (scalare) E pari a  In un decadimento, ad esempio Z→  +  –, quantità di moto e energia DEVONO conservarsi.  Ciò deve essere vero in qualsiasi sistema di riferimento, ed in particolare in quello in cui la Z è ferma

24 La massa invariante  L’equazione può essere riscritta come  Pertanto se conosciamo la cinematica delle particelle finali (cioè le loro quantità di moto, le energie e chiaramente le loro masse), siamo in grado di determinare la massa della particella decaduta.  Considerando la cinematica di coppie di leptoni-antileptoni possiamo verificare l’ipotesi che esse provengano proprio dal decadimento della Z … o di “nuove particelle”!

25 Il Modello Standard non basta  Il Modello Standard finora ha retto a moltissime verifiche sperimentali, ma ancora non risponde a tante domande: – Qual è l’origine delle masse delle particelle? – Il bosone di Higgs esiste? – Perché l’ultimo dei quark (il top) ha una massa così alta? – Perché elettrone e protone hanno in modulo la stessa carica? – Perché ci sono 3 famiglie di leptoni, e altrettante di quark? – Perché nell’universo la materia prevale sull’antimateria? – Le forze elettrodebole e forte sono unificabili alla gravità? – … ? (1 TeV = eV) Il Modello Standard potrebbe essere solo una parte di qualche teoria più grande, rivelabile solo a energie maggiori di quelle indagate fino ad oggi, dunque alcuni TeV (1 TeV = eV)

26 M. Bianco 26 SupersimmetriaSUSYLa Supersimmetria (SUSY), tra le teorie più accreditate bosoni vettori massiviWZNuovi bosoni vettori massivi (W/ Z) q q Z′Z′Z′Z′ X X X Y Y Y esotiche long-livedParticelle esotiche long-lived micro-buchi neriI micro-buchi neri Graviton (G) Recoil Extra-DimensionsLe Extra-Dimensions Possibili scenari oltre il Modello Standard

27 Verso nuove grandi scoperte Ci vuole un acceleratore di particelle per poter investigare la regione multi-TeV: LHC (Large Hadron Collider) Il gruppo ATLAS di Lecce lavora da molti anni a questo progetto

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29 Cosa tiene unito il nucleo? La Cromodinamica Quantistica (QCD) è una teoria basata su una simmetria tra 3 “colori” (rosso, blu, verde) che caratterizza i quark.

30 Perché decade il neutrone? L’interazione forte è troppo intensa per spiegare il lungo tempo di decadimento del neutrone: È necessario introdurre un’interazione debole che spieghi questo fenomeno e i decadimenti di altre altre particelle. Essa è mediata dai “bosoni vettori” W +, W –, Z.

31 Distribuzione di massa invariante  La massa invariante non assume un singolo valore!  La larghezza di questa distribuzione dipende da due fattori La larghezza intrinseca della particella (tanto maggiore tanto è breve la vita media) La risoluzione del rivelatore nella misura delle particelle finali


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