La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

Ipertensione e aterosclerosi

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "Ipertensione e aterosclerosi"— Transcript della presentazione:

1 Ipertensione e aterosclerosi
CALL TO ACTION: ACTORS CASE STUDIES Ipertensione e aterosclerosi Realizzato con il contributo educazionale di

2 Il continuum cardiovascolare Ischemia del miocardio
Infarto del Miocardio Morte improvvisa Rimodellamento ventricolare Trombosi coronarica Angina pectoris Attivazione neuro-ormonale Ischemia del miocardio Disfunzione ventricolo sinistro Questo schema rappresenta il continuum cardiovascolare (CV). E’ importante osservare che l’aterosclerosi è il principale meccanismo patogenetico che attraverso il quale i vari fattori di rischio portano alle differenti manifestazioni patologiche cardiovascolari. Aterosclerosi Insufficienza cardiaca Ipertensione Ipercolesterolemia Fattori di rischio Diabete Morte Fumo, altri

3 (p.e., dovuta a shear stress) Cardiopatia ischemica
Patogenesi dell’aterosclerosi dalla disfunzione endoteliale alla malattia clinica Disfunzione endoteliale Sviluppo della placca PGI EDHF NO Vasodilatazione indotta da stimoli (p.e., dovuta a shear stress) La cardiopatia ischemica è una patologia la cui manifestazione clinica compare dopo molti anni dall’inizio delle alterazioni vascolari che la determinano. Sappiamo oggi che il principale meccanismo determinante lo sviluppo della malattia aterosclerotica è la disfunzione endoteliale, caratterizzata da una ridotta biodisponibilità di NO. Il principale meccanismo patogenetico che determina la ridotta biodisponibilità di NO è la produzione di stress ossidativo. I radicali liberi dell’ossigeno, infatti, distruggono l’NO. Cardiopatia ischemica acuta Rimodellamento / proliferazione Manifestazioni cliniche Ischemia / angina pectoris

4 Patologie dell’endotelio
Disfunzione endoteliale ridotta biodisponibilità del NO (reattività vascolare) Attivazione endoteliale acquisizione di attività flogistiche (dosaggio plasmatico delle molecole di adesione, ILs, PCR) Danno endoteliale distruzione delle celleule endoteliali (dosaggio plasmatico di vWF, EPCs) Il termine generico di disfunzione endoteliale deve essere rivisto. Le alterazione della funzione e struttura delle cellule endoteliali si configurano in diversi quadri patogenetici, tra loro diversi ma funzionalmente integrati. La classica disfunzione endoteliale è l’ alterazione che si identifica con la ridotta biodisponibilità di NO, il principale mediatore della funzione endoteliale. Poiché l’ NO è una sostanza a brevissima emivita (6-7 secondo), nell’ uomo viene valutata con studi di reattività vascolare (si stimola o si blocca la produzione di NO e si valuta come reagisce il tono vascolare). L’attivazione endoteliale invece si riferisce all’endotelio che acquisisce capacità flogistiche: questo fenomeno è parallelo e correlato alla ridotta biodisponibilità di NO in modo biunivoco e si valuta dosando i mediatori dell’ infiammazione (ad es. la proteina C reattiva). Infine, un’altra alterazione importante è il danno endoteliale con la conseguente distruzione delle cellule endoteliali: un parametro di studio importante sono le cellule progenitrici endoteliali (EPC) che vengono prodotte dalle cellule staminali nel midollo osseo in risposta alla perdita di endotelio vascolare. Maggiore è la produzione di EPC, migliore è l’omeostasi endoteliale.

5 Forte relazione tra i fattori di rischio CV, stress ossidativo e disfunzione endoteliale
Presenza di stress ossidativo Fattori di rischio cardiovascolari Storia familiare di patologie CV Età Menopausa Ipertensione Iperlipidemia Diabete Mellito Fumo Iperomocisteinemia Tutti i principali fattori di rischio cardiovascolare sono caratterizzati da disfunzione endoteliale e produzione di stress ossidativo.

6 The Framingham Heart Study
Fattori di rischio correlati alla vasodilatazione indotta da flusso nella popolazione di The Framingham Heart Study 2883 soggetti (1526 donne, 1357 uomini) Non solo i fattori di rischio cardiovascolare sono caratterizzati da disfunzione endoteliale, ma l’associazione di più fattori di rischio determina un effetto additivo sulla disfunzione endoteliale. Questi dati dallo studio Framingham indicano che sia negli uomini (simboli bianchi) che nelle donne (simboli neri) maggiore è il rischio globale, maggiore è la disfunzione endoteliale (valutata come vasodilatazione indotta da flusso a livello dell’ arteria brachiale). Benjamin EJ et al. Circulation 2004

7 Effetti vascolari dell’ossido nitrico e degli EDCFs
NO Vasodilatazione  aggregazione piastrinica  migrazione e proliferazione delle cellule muscolari lisce  adesione dei monociti  espressione delle molecole di adesione  ET1 EDCFs ET-1; A-II; TXA2; PGH2; ·O2- Vasoconstriction  aggregazione piastrinica  migrazione e proliferazione delle cellule muscolari lisce  adesione dei monociti  espressione delle molecole di adesione L’NO non solo è un potente vasodilatatore, ma è anche un potente inibitore dell’aggregazione piastrinica, della migrazione e proliferazione delle cellule muscolari lisce, dell’ adesione dei monociti, dell’espressione delle molecole di adesione e della produzione di endotelina-1. Quando l’NO viene distrutto e prevalgono i fattori vasocostrittori endoteliali (Endothelium Derived Contracting Factors) quali i radicali liberi dell’ossigeno, i prostanoidi, l’endotelina-1 e lk’ angiotensina II, si attivano meccanismi cellulari che favoriscono effetti opposti: vasocostrizione e aumento dell’ aggregazione piastrinica, della migrazione e proliferazione delle cellule muscolari lisce, dell’ adesione dei monociti, dell’espressione delle molecole di adesione. In altre parole un endotelio che funziona protegge i vasi dallo sviluppo di aterosclerosi mentre un endotelio disfunzionante diventa promotore ddell’aterosclerosi.

8 Il ruolo di NO endogeno nella progressione dell’aterosclerosi nei topi deficienti per apo E
In un modello sperimentale di aterosclerosi, l’aumento di biodisponibilità di monossido di azoto riduce le lesioni aterosclerotiche dell’aorta. Nel ratto trattato con L-NAME, una sostanza che blocca la produzione di NO, si osserva un’aumento delle placche aterosclerotiche (B), mentre se si somministra L-arginina, che aumenta la produzione di NO, si osserva una riduzione delle placche (C). Effetto del trattamento con L-NAME L-arginine sullo sviluppo delle lesioni ateroslcerotiche. Immagini delle superfici del lume dell’aorta toracica con delle placche provenienti da animali rappresentativi del gruppo di controllo (A), dal gruppo trattato con L-NAME (B), e dal gruppo trattato con L-arginina (C). Le placche aterosclerotiche sono visibili senza colorazione e sono indicate con delle frecce sulle immagini. Kauser K et al, Am J Physiol 2000

9 Associazione tra disfunzione endoteliale e aterosclerosi
Arterie coronariche Arterie carotidee Sia a livello delle arterie coronariche che a livello delle carotidi, la ridotta vasodilatazione endotelio-dipendente (valutata come risposta vascolare all’ acetilcolina) è associata a un aumento della placca intramurale coronarica e dello spessore medio-intimale carotideo, due indicatori di aterosclerosi precoce. Zeiher AM et al. Circulation 1994 Ghiadoni L et al. Hypertension 1998

10 Funzione endoteliale - Eventi cardiaci Effetto standardizzato
Analisi multivariata dell’hazard ratio in studi attuali che riportano un’associazione tra funzione endoteliale coronarica e periferica e l’incidenza di eventi cardiovascolari Coronarica Periferica Questa metanalisi dimostra che la vasodilatazione endotelio-dipendente, misurata sia a livello periferico che a livello coronarico è un predittore indipendente di eventi coronarici. Overall Effetto standardizzato Lerman A & Zeiher A et al. Circulation 2005

11 L’aterosclerosi è una patologia infiammatoria
L-Selectine, Integrine Monocita VCAM-1, ICAM-1 LDL E-Selectine, P-Selectine MCP-1 Intima Questo schema dimostra come l’ossidazione e l’infiammazione sono i principali promotori dell’ inizio del processo aterosclerotico attraverso l’attivazione delle molecole di adesione che catturano i linfociti e i monociti e ne favoriscono la trasformazione in cellule schiumose (macrofagi). OxLDL M-CSF Ativazione e Divisione dei Macrofagi Altri stimoli infiammatori Media Migrazione delle Cellule Muscolari Lisce Libby et al. Circulation 2002 Kinlay S, Selwyn AP, Libby P, Ganz P. Inflammation, the endothelium, and the acute coronary syndromes. J Cardiovasc Pharmacol. 1998;32(suppl 3):S62-S66. Libby P, Ridker PM, Maseri A. Inflammation and atherosclerosis. Circulation. 2002;105: Newby AC, Zaltsman AB. Fibrous cap formation or destruction—the critical importance of vascular SMC proliferation, migration and matrix formation. Cardiovasc Res. 1999;41:

12 Accumulo di cellule infiammatorie nelle arterie di ratti ipertesi
(Clip su arteria renale da 1 mese) In ratti con ipertensione reno-vascolare sperimentale, dopo un mese di esposizione agli elevati valori pressori si osserva un aumento delle cellule infiammatorie all’interno della parete dei vasi. Macrophagi (ED1+) Linfociti (CD4+) Linfociti (CD8+) Nicoletti et al, Cardiovasc Res. 1996 Nicoletti A, Mandet C, Challah M, Bariéty J, Michel J-B. Mediators of perivascular inflammation in the left ventricle of renovascular hypertensive rats. Cardiovasc Res. 1996;31: TARGETING ATHEROSCLEROSIS AND VASCULAR DISEASE: INTERVENTION TO PREVENTION SLIDE 75

13 Relazione graduale tra PAS e indicatori di infiammazione: Physicians’ Health Study (N=508)
IL-6 sICAM-1 P < 0.001 P < 0.01 Nel Physicians’ Health Study si dimostra che l’aumento dei valori pressori si associa all’aumento di due indicatori circolanti di infiammazione quali la IL-6 e l’ICAM-1. IL-6 (pg/mL) sICAM-1 (ng/mL) <120 140+ <120 140+ mmHg mmHg Chae et al, Hypertension. 2001 Chae CU, Lee RT, Rifai N, Ridker PM. Blood pressure and inflammation in apparently healthy men. Hypertension. 2001;38:

14 L’hs-CRP è un fattore di rischio per eventi cardiovascolari nel futuro
Probabilità di sopravvivenza senza eventi cardiaci La’aumento della proteina C reattiva è un potente indicatore di eventi cardiovascolari. Anni di follow up Ridker PM. Circulation 2003

15 Effetto additivo della pressione arteriosa e proteina C reattiva sugli eventi cardiovascolari
CRP <3 mg/L CRP 3mg/L Blake GJ et al. Circulation 2003;108:

16 La cascata dell’aterosclerosi
Fattori di rischio cardiovascolari Radicali liberi (ROS) Disfunzione endoteliale Prodotti genici redox-sensibili Stato proinfiammatorio Reclutamento macrofagi Aterosclerosi Taylor WR. Hypertensive vascular disease and inflammation: mechanical and humoral mechanisms. Curr Hypertens Rep. 1999;1:

17 Relazione clinica tra ipertensione arteriosa e aterosclerosi

18 Lo spessore medio-intimale della carotide è un fattore di rischio per l’infarto miocardico e l’ictus negli anziani Questa diapositiva e la successiva dimostrano come l’aumento dello spessore medio-intimale carotide è un potente indicatore di eventi cardiovascolari. O’Leary DH et al. NEJM 1999

19 Spessore medio-intimale della carotide e rischio CV
n = 4476 (> 65 anni) senza patologie CV; follow-up mediana 6.2 anni 1° quintile 2° quintile IMT = 1.18 mm associato with ad un aumento di 4 volte del rischio di IMA e ictus 3° quintile 4° quintile 5° quintile Rischio relativo aggiustato dell’endpoint combinato di ictus o IMA O’Leary D, et al. N Engl J Med 1999;340:14–22.

20 Stratificazione del rischio cardiovascolare in base ai valori di PA, fattori di rischio concomitanti, TOD e malattie associate Pressione arteriosa(mmHg) Altri fattori di rischio, danno d’organo o riscontro di patologia concomitante Normale PAS 120−129 o PAD 80−84 Normale alta PAS 130−139 o PAD 85−89 Grado 1 PAS 140−159 o PAD 90−99 Grade 2 PAS 160−179 o PAD 100−109 Grade 3 PAS ≥ 180 o PAD ≥ 110 Nessun altro fattore di rischio aggiunto Rischio nella media Rischio aggiunto basso Rischio aggiunto moderato Rischio aggiunto elevato 1−2 fattori di rischio Rischio aggiunto molto elevato 3 o più fattori di rischio, SM, danno d’organo o diabete Malattia CV o renale Le Linee Guida ESH/ESC 2007 indicano che nel paziente iperteso la presenza di danno d’organo determina un rischio cardiovascolare elevato, anche in presenza di valori pressori ai limiti della norma. ESH/ESC Guidelines Committee. J Hypertens 2007;25:1105−87.

21 L’aumento dello spessore medio-intimale carotideo è uno dei danni d’organo determinati dall’ipertensione arteriosa. Mancia G et al. J Hypertens 2007

22 Il valore predittivo dello spessore medio-intimale carotideo è analogo a quello dei principali indicatori di danno d’organo quale l’ipertrofia ventricolare sinistra o la microalbuminuria. Mancia G et al. J Hypertens 2007

23 Prevalenza di placche e IMT nei pazienti ipertesi dello studio ELSA (n = 2259)
Normale: pazienti con Tmax < 1.0 mm al basale Ispessimento: pazienti con Tmax = 1.0–1.3 mm al basale I risultati dello studio ELSA mostrano che una piccolissima percentuale di pazienti ipertesi ha carotidi nella norma, mentre nella gran maggioranza dei casi si registra la presenza di placca. Placca: pazienti con Tmax > 1.3 mm al basale Zanchetti A et al. J Hypertens 1998

24 Ruolo dell’Ang II nei meccanismi patogenetici
dell’aterosclerosi Espressione delle molecole di adesione (es. VCAM-1, ICAM-1) e delle proteine chemioatattiche (MCP-1) Attivazione e migrazione di macrofagi Stimolazione della produzione di superossidi, della perossidazione lipidica e della distruzione di NO Stimolazione dei fattori di crescita, delle citochine (IL-6) e delle metalloproteinasi (es. MMP-1, MMP-2, MMP-9) Proliferazione, migrazione e ipertrofia delle cellule muscolari lisce Espansione della matrice e fibrosi interstiziale Gibbons GH, Clin Cardiol 1997

25 ANG II O2-  Endotelina NO Infiammazione AT2 AT1 AT4 (BDK ?)
L’attivazione dei recettori AT-1 dell’angiotensina II determina la produzione di stress ossidativo e di endotelina-1, determinando così disfunzione endoteliale. Se si bloccano i recettori AT-1, l’angiotensina II attiva i recettori AT-2 e AT-4 che aumentano la produzione di NO.

26 Angiotensina II è un importante fonte di
stress ossidativo Angiotensina II NAD + NADH + NADPH/NADH- ossidasi SOD O2 ·O2 H2O2 L’angiotensina II produce stress ossidativo in quanto attiva l’enzima NAD(P)H ossidasi di membrana. Induzione dei geni Crescita Inattivazione NO Griendling et al. Circ Res 1994;74:1141–8

27 Olmesartan blocca la produzione di superossido determinata dall’invecchiamento
Effetto dell’ invecchiamento sulla produzione vascolare di superossido. I dati sono stati ottenuti in ratti invecchiati appartenenti al gruppo di controllo (istogramma bianco), dopo esposizione a superossido (SO) (istogramma blu), a rimozione Mukai Y et al. ATVB 2002;22:1445–1450

28 Effetto dell’olmesartan sulle alterazioni vascolari coronariche causate dall’inibizione protratta di NO Rapporto lume-media di arterie coronarie di grosso e piccolo calibro e grado di fibrosi perivascolare in arterie coronarie di piccolo calibro in ratti trattati con dieta normovariata (istogrammi bianchi), dieta con L-Name, un inibitore dell’ enzima NO-sintetasi (istogrammi gialli), e dieta con L-Name associata a basso (istogrammi blu) o elevato (istogrammi grigi) dosaggio di olmesartan. * p<0.01 tra gruppi Takemoto M et al. Hypertension 1997;30:1621–1627

29 EUTOPIA European Trial on Olmesartan and Pravastatin in Inflammation and Atherosclerosis Obiettivo Valutare gli effetti di olmesartan da solo o in associazione con pravastatina sui parametri circolanti di infiammazione in pazienti con ipertensione essenziale e micro-infiammazione Lo studio EUTOPIA è stato uno dei primi che ha valutato l’effetto della terapia farmacologica sui parametri circolanti di infiammazione. Fliser et al. Circulation. 2004;110:1103–1107

30 Placebo run-in 2 settimane
EUTOPIA: Flow Chart Wash-out 2 settimane Placebo run-in 2 settimane n = 100 Olmesartan 40 mg o.d. (+ Idroclorotiazide) 6 settimane n = 99 Placebo o.d. (+ Idroclorotiazide) 6 settimane + Pravastatina 20 mg 6 settimane + Pravastatina 20 mg 6 settimane Fliser et al. Circulation. 2004;110:1103–1107

31 EUTOPIA * ** hs CRP Settimana 6 Settimana 12 Olmesartan Placebo
L’olmesartan, ma non il placebo (terapia standard), riduce la proteina C reattiva (hs CRP) già dopo 6 settimane di trattamento. * *p<0.05, **p<0.02 ** Fliser et al. Circulation. 2004;110:1103–1107

32 EUTOPIA * #† Olmesartan Placebo hs TNF-alpha Interleukin-6
Settimana 6 Settimana 12 Settimana 6 Settimana 12 Olmesartan ha ridotto anche il TNF-alfa e l’ intereluchina-6. * #† Olmesartan Placebo *p<0.05, #p<0.01 vs. basale, †p<0.05 olmesartan vs. placebo Fliser et al. Circulation. 2004;110:1103–1107

33 Pazienti con diabete del tipo 2 venivano trattati con olmesartan 40 mg o placebo per 12 settimane per valutare l’effetto di olmesartan sul numero di cellule progenitrici endoteliali (EPCs) L’efficacia dell’olmesartan sui meccanismi patogenetici dell’ aterosclerosi è stato valutato anche sul principale parametro di danno endoteliale, e cioè la produzione di cellule progenitrici endoteliali (EPCs). Bahlmann FH. Hypertension 2005;45:

34 Effetto dell’olmesartan sulle concentrazione plasmatiche delle EPC in pazienti con diabete del tipo 2 Aumento del 50% Olmesartan aumenta del 50% la produzione di EPCs, dimostrando un’estrema efficacia sulla disfunzione endoteliale. Bahlmann FH. Hypertension 2005;45:

35 Rapporto parete-lume (%)
Studio VIOS: effetto dell’olmesartan sul rimodellamento delle piccole arteriole di resistenza in pazienti ipertsi 18,0 * P < 0.001 16,0 Rapporto parete-lume (%) 14,0 12,0 Il rimodellamento vascolare contribuisce insieme alla disfunzione endoteliale al proceso aterosclerotico. Questo studio ha valutato l’effetto dell’olmesartan e dell’atenololo sulle alterazioni strutturali delle arterie di piccolo calibro di pazienti ipertesi (le arterie sono prelevate tramite biopsia dal sottocute del tessuto gluteo e studiate con tecnica miografica). A parità di controllo dei valori presssori l’olmesartan, ma non l’atenololo, normalizza le alterazioni strutturali vascolari dei pazienti ipertesi. 10,0 Normale Sett. 1 Sett. 52 Sett. 1 Sett. 52 ATENOLOLO OLMESARTAN N=11 N=22 N=27 PA finale atenololo: 125/78 mmHg PA finale olmesartan 124/77 mmHg Hiroshi Yokoyama, Ronald D. Smith, David B. Averill, Ernesto Schiffrin, Carlos M. Ferrario. Am J Hypertens 2005

36 AT-1 antagonismo e composizione della placca carotidea nell’uomo
Diuretico AT-1 antagonista Diuretico AT-1 antagonista COX Macrofagi mPGES-1 Questo studio dimostra che il trattamento con un AT-1 antagonista modifica la composizione della placca aterosclerotica a livello carotideo, diminuendone le componenti infiammatorie e proliferative. Pazienti ipertesi programmati per eseguire un’endoarterectomia carotidea sono stati trattati con un AT-1 antagonista o con diuretico. Le placche sono state studiate con tecniche immunoistochimiche dopo l’intervento. È evidente l’efficacia dell’ AT-1 antagonista sulla composizione della placca, un effetto indipendente dal controllo dei valori pressori. Linfociti T MMP-2 Cellule HLADR MMP-9 Cipollone F et al. Circulation 2004

37 Inibizione del recettore AT-1 e composizione delle placche nell’uomo
* Irbesartan 28,2 30 * * Clorthalidone 25,8 25,1 * 22,4 20 Immunoreattività (%) * p < 0,0001 10 7,2 6.2 5,6 5,8 In questa diapositiva sono stati “quantificati” i risultati rappresentati nella diapositiva precedente. Questo effetto è importante in quanto determina la stabilizzazione della placca diminuendone la possibilità di fissurazione e rottura. COX-2 mPGES-1 MMP-2 MMP-9 Indicatori dell’attività della placca aterosclerotica Cipollone F et al. Circulation 2004

38 Studio MORE (The Multicentre Olmesartan atherosclerosis Regression Evolution study)
Valutazione dell’efficacia della terapia con olmesartan (20–40 mg od) vs atenololo (50–100 mg od) con eventuale aggiunta di HCTZ (12.5–25 mg) per 2 anni sulla variazione dello spessore dell’intima-media (SIM) e del volume della placca (VP) a livello della carotide. Lo studio MORE è uno studio multicentrico eseguito in 5 nazioni (Austria, Repubblica Ceca, Germania, Italia e Polonia) e ha paragonato l’efficacia dell’olmesartan e dell’atenololo sullo spessore medio-intimale e sulla placca a livello delle arterie carotidi di pazienti ipertesi. Stumpe et al. Ther Adv Cardiovasc Dis 2007

39 Disegno dello studio MORE
Pressione ed ecografia Pressione ed ecografia Pressione ed ecografia Pressione ed ecografia HCTZ se necessario 25 mg 12.5 mg Raddoppio della dose se necessario Olmesartan 20 mg Placebo Atenololo 50 mg Raddoppio della dose se necessario 12.5 mg HCTZ se necessario 25 mg Sett. –2 4 8 12 16 28 52 104 Placebo Titolazione Valutazione HCTZ = Idroclorotiazide Stumpe et al. Ther Adv Cardiovasc Dis 2007

40 Variazioni pressorie nello studio MORE
160 Atenololo Olmesartan Variazione dal basale 150 SBP 140 −21.5 mmHg −24.6 mmHg** Pressione arteriosa (mmHg) 130 100 DBP 90 −13.8 mmHg 80 Entrambi i trattamenti hanno determinato una marcata riduzione dei valori pressori. Olmesartan ha determinato una significativa maggior riduzione della pressione arteriosa sistolica. −15.2 mmHg* 28 52 104 70 Settimane *p=0.120 vs atenololo; **p=0.075 vs atenololo Stumpe et al. Ther Adv Cardiovasc Dis 2007

41 Effetto di due anni di terapia sullo spessore dell‘intima-media (SIM)
Parametri Atenololo n=76 Olmesartan n=78 SIM al basale, mm (0.16) (0.18) SIM dopo 2 anni, mm (0.17) (0.20) Δ rispetto al basale, mm – (0.12)* – (0.14)* Entrambi i trattamenti hanno determinato una simile riduzione dello spessore medio-intimale carotideo. *p< vs basale SD = deviazione standard I dati sono medie (SD) Stumpe et al. Ther Adv Cardiovasc Dis 2007

42 La variazione del volume della placca (VP) dal basale a due anni in relazione alla mediana al basale
VP minore della mediana al basale (<33.7 µL) VP maggiore della mediana al basale (>33.7 µL) 4 –0.6 (n=35) 1.7 (n=42) 0.6 (n=41) –4 Δ del VPdal basale (µL) –8 p=ns –12 –11.5* (n=36) I risultati di maggior interesse per quanto riguarda lo studio MORE sono quelliche riguarda l’efficacia dei due trattamenti sulla placca carotidea. Se i pazienti sono divisi in 2 gruppi sulla base delle dimensioni della placca riscontata al basale, è evidente che il trattamento con olmesartan, ma non con atenololo, determina una significativa riduzione del volume della placca al termine dei 2 anni di trattamento. –16 Atenololo Olmesartan p=0.023 –20 Stumpe et al. Ther Adv Cardiovasc Dis 2007 *p<0.014 vs basale

43 La variazione nel tempo del VP nei pazienti il cui VP al basale era maggiore della mediana
4 Atenololo –4 Olmesartan Δ del VP (µL) –8 * ** –12 *** L’ efficacia di olmesartan è già evidente dopo 28 settimane di trattamento ed è sempre maggiore con il prolungarsi della terapia. –16 28 52 104 Settimane *p=0.044 vs basale, vs atenololo **p=0.036 vs basale, vs atenololo ***p=0.014 vs basale, vs atenololo Stumpe et al. Ther Adv Cardiovasc Dis 2007

44 Conclusioni Lo studio MORE è il primo a dimostrare la regressione del volume della placca dopo trattamento con un antagonista recettoriale dell’angiotensina II La PAS e la PAD sono state ridotte in modo comparabile da olmesartan e atenololo suggerendo che l’azione antiaterosclerotica di olmesartan sia indipendente dalla riduzione pressoria Olmesartan può conferire protezione vascolare grazie all’azione combinata dell’efficace abbassamento pressorio e dell’effetto antiaterosclerotico

45 Angiotensina II e aterosclerosi Proliferazione, fibrosi
Infiammazione IL-6, MCP-1 COX, PDGF Lipoperossidazione Disfunzione endoteliale LOX-1  biodisponibilità NO VCAM ICAM Angiotensina II Adesione PAI-1 TF Angiotensinogeno Trombosi Autostimolazione TGF- Proliferazione, fibrosi Jacoby et al. Arch Inten Med 2003;163:


Scaricare ppt "Ipertensione e aterosclerosi"

Presentazioni simili


Annunci Google