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IL MESSAGGIO DELLA BIBBIA: N.T.Parrocchia Santa Maria della Consolazione.

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Presentazione sul tema: "IL MESSAGGIO DELLA BIBBIA: N.T.Parrocchia Santa Maria della Consolazione."— Transcript della presentazione:

1 IL MESSAGGIO DELLA BIBBIA: N.T.Parrocchia Santa Maria della Consolazione

2 E VOI CHI DITE CHE IO SIA? Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: «Chi dice la gente che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti». Ma egli replicò: «E voi chi dite che io sia?». Mc 8,27-29

3 Profeta potente in opere e parole Se lo chiedessimo ai discepoli di Emmaus, mentre tristi si allontanano da Gerusalemme, ci risponderebbero... Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo.Lc 24,19

4 Parole Alcuni videro arrestare Gesù. Ma nessuno gli mise le mani addosso. Le guardie tornarono dai sommi sacerdoti e dai Farisei che domandarono loro: «Perché non ce lo avete condotto?» Le guardie risposero: «Mai un uomo ha parlato come quest'uomo!» Gv 7,44-46

5 A più riprese nei vangeli è registrato lo stupore che colpisce l’uditorio di fronte alle parole di Gesù, un rabbì che «insegnava come uno che ha autorità e non come i loro scribi» (Mt 7,29), al punto che alcuni di questi ultimi sono costretti a riconoscere: «Maestro, hai parlato bene! E non osavano più fargli alcuna domanda» (Lc 20,39-40).Parole

6 Il Gesù di tutti gli evangelisti è un oratore affascinante: se Matteo, come sappiamo, distribuisce nel suo scritto cinque solenni discorsi di Cristo, anche Marco, che è più attento alle mani del Messia e alle loro opere ne raccoglie due costellando le altre pagine di detti e interventi molteplici; Luca ci offre una serie di parabole originali e Giovanni un linguaggio solenne che mette in bocca a Gesù soprattutto nell'Ora estrema (Gv 13-17).Parole

7 Le parabole sono una delle forme espressive più care alle lezioni del rabbì di Nazaret. Come i maestri del suo tempo, egli affida al simbolo e al racconto la formulazione del suo messaggio. E lo fa in modo originale e sorprendente. Difficile calcolare il numero delle parabole presenti nei vangeli: si va da un minimo di 35 a un massimo di 72, secondo le diverse classificazioni che possono inglobare anche paragoni brevi, schegge narrative, metafore espanse e così via.Parole

8 Noi ci attestiamo sul computo minimale e all'elenco che ora offriamo alleghiamo i passi evangelici perché sia possibile una lettura integrale personale, anche nelle varianti. Assente è Giovanni, non perché il Gesù del quarto vangelo non conosca l'uso del simbolo o del racconto ma perché ormai l'evangelista inclina a quella che egli chiama paroimia, cioè a una forma di comparazione estesa e già venata dall'allegoria, ossia da applicazioni variegate e da interpretazioni. Parole

9 1. Il regno, la casa, l'uomo forte: Mc 3,24-27; Mt 12,24-26; Lc 11, Il seminatore e il seme: Mc 4,3-9; Mt 13,3-9; Lc 8, Il seme che spunta da solo: Mc 4, Il seme della senapa: Mc 4,30-32; Mt 13,31-32; Lc 13, La zizzania nel campo di grano: Mt 13, Il lievito nella farina: Mt 13,33; Lc 13, Il tesoro nascosto nel campo: Mt 13, Il mercante e la perla preziosa: Mt 13, La rete colma di pesci buoni e cattivi: Mt 13, Una lite e il processo: Mt 5,25-26; Lc 12, I giuochi dei ragazzi in piazza: Mt 11,16-19; Lc 7, Il padrone generoso e il servo spietato: Mt 18,21-35.Parole

10 13. La pecora smarrita: Mt 18,12-14; Lc 15, Gli operai nella vigna a ore diverse: Mt 20, I due figli e l'obbedienza: Mt 21, I vignaioli assassini: Mc 12,1-9; Mt 21,33-41; Lc 20, Il banchetto nuziale regale: Mt 22,1-10; Lc 14, L'invitato senza veste nuziale: Mt 22, Il portiere notturno: Mc 13,33-36; Lc 12, Il ladro notturno: Mt 24,43-44; Lc 12, , Il maggiordomo: Mt 24,45-51; Lc 12, Il corteo nuziale delle dieci vergini: Mt 25, I talenti o mine: Mt 25,14-30; Lc 19, I due debitori e il creditore: Lc 7,36-50.Parole

11 25. Il Buon Samaritano: Lc 10, L'amico importuno nella notte: Lc 11, Il ricco, i granai e la morte: Lc 12, Il fico senza frutti: Lc 13,6-9 (cfr. Mc 13,28-29; Mt 24,32). 29. La dracma smarrita: Lc 15, Il figlio prodigo, il padre amoroso e il fratello maggiore: Lc 15, L'amministratore corrotto e astuto: Lc 16, Il povero Lazzaro e il ricco: Lc 16, Il servo e il padrone: Lc 17, La vedova ostinata e il giudice indifferente: Lc 18, Il fariseo e il pubblicano nel tempio: Lc 18,9-14.Parole

12 Sottoposte a un’analisi serrata dagli esegeti, confrontate con altri modelli affini come la metafora e la comparazione, interpretate nei loro successivi adattamenti presenti già all'interno della redazione dei vangeli, le parabole sono da ricondurre al ministero e al messaggio di Gesù, e non a generiche verità universali che renderebbero Cristo come un Socrate ebreo. Parole

13 Ora, secondo due grandi studiosi delle parabole, Charles Harold Dodd ( ) e Joachim Jeremias ( ), il messaggio centrale di Gesù e la sua opera hanno di mira la pienezza del Regno nell'escatologia, cioè nel compimento della storia. Come affermava Ernst Fuchs ( ), «il linguaggio del Regno di Dio si fa annunzio ed evento di salvezza attraverso la parabola», che è proclamazione e dialogo con l'uomo.Parole

14 Certo, le parabole non sono il linguaggio esclusivo di Gesù ma esse - come scrive Vittorio Fusco - «vanno viste come la frontiera dell'evangelo: frontiera mobilissima su cui l'evangelo, senza mai cessare di essere dono inaudito, messaggio che viene da Dio e non dagli uomini, si rivela però veramente rivolto agli uomini, capace di farsi carico dei loro interrogativi e di assumere tutto quanto ancora resta in loro di capacità di camminare verso la verità».Parole

15 Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?». Gesù rispose: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me».Mt 11,2-6Opere

16 Il miracolo non è un atto di prestigio o di magia, non è da compiersi sotto le luci della ribalta o a comando, non è né spettacolo né taumaturgia. Anzi, spesso Gesù compie i suoi atti di guarigione in disparte dalla folla e imponendo ai miracolati un silenzio che difficilmente è rispettato. «Non è il miracolo che prova la fede ma è la fede che fa accettare il miracolo» (Jean Simon).Opere

17 Non è neppure il miracolo a generare la fede bensì è la fede che genera il miracolo, come è dimostrato dal fatto che spesso Cristo chiede al malato di credere in lui prima di guarirlo. «Se aveste fede quanto un granellino di senape, potreste dire a questo gelso: Sràdicati e trapiàntati nel mare! Ed esso vi ascolterebbe», si legge in Luca (17,6).Opere

18 Rimane, comunque, una sensazione di imbarazzo nell'uomo contemporaneo, anche credente, di fronte alla profusione dei miracoli evangelici. «I nostri antenati credevano a causa dei miracoli» - scriveva Louis Evely - «noi, invece, crediamo malgrado i miracoli.»Opere

19 Effettivamente una fede motivata solo dal miracolo, una teologia basata solo su un'apologetica miracolistica e una speranza cristiana animata solo dall'attesa di irruzioni apocalittiche del divino nella trama quotidiana della storia subirebbero l'attacco diretto dello stesso Paolo: «Sono i giudei che cercano i miracoli, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani» (1 Cor 1,22-23).Opere

20 Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Paolo

21 Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre. Fil 2,5-11 Paolo

22 Si tratta di un inno, probabilmente la citazione di un canto, forse battesimale, delle Chiese paoline, ritrascritto e ritoccato da Paolo, articolato in strofe, modellato su un movimento spaziale simbolico (verticale- discensionale, prima, e verticale-ascensionale, poi, secondo lo schema dell'«esaltazione» o «glorificazione» del Cristo. che è alla base anche dell'ascensione al cielo descritta da Luca e della crocifissione gloriosa secondo Giovanni.Paolo

23 L'elemento capitale dell’inno è situato in un contrasto: da un lato, la discesa umiliante del Figlio di Dio quando s'incarna, precipitando fino allo «svuotamento» (kenosis) di tutta la sua gloria divina nella morte di croce, il supplizio dello schiavo, cioè l'ultimo degli uomini per poter essere, così, vicino e fratello dell'intera umanità;Paolo

24 Paolo Non considerò Divino UmanoSpogliò Umiliò Croce

25 Paolo La tavola proviene dall’ordine festivo dell’iconostasi della chiesa della Dormizione a Volotovo, presso Novgorod. A partire dalla fine del XIV secolo., e soprattutto nel XV sec., nelle raffigurazioni della “Discesa agli inferi” nell’arte bizantina e russa si sottolinea la luce divina che irradia dal Salvatore e trasfigura coloro che languiscono negli inferi (cfr. anche l’icona). L’evento della discesa agli inferi era il tema riassuntivo delle catechesi battesimali; ogni catecumeno si poteva infatti riconoscere in quell’Adamo che Cristo era sceso a trasferire “dalle tenebre alla sua mirabile luce” (1 Pt. 2, 9) Un ‘antica omelia sul Sabato Santo poneva così sulle labbra di Cristo rivolto ad Adamo le parole stesse dell’invocazione battesimale in uso nella Chiesa apostolica: “Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! (Ef. 5, 14)

26 d'altro lato, ecco l'ascesa trionfale che si compie nella Pasqua quando Cristo si ripresenta nello sfolgorare della sua divinità, nell'«esaltazione» gloriosa che è celebrata da tutto il cosmo e da tutta la storia ormai redenti. Si tratta di una visione grandiosa che presenta morte e risurrezione, umanità e divinità di Gesù Cristo in una forma sintetica e solenne.Paolo

27 PaoloGesù Cristo è il Signore Cieli sulla terra Dato Esaltato sotto terraCroce Nome

28 Disse allora lo Spirito a Filippo: «Và avanti, e raggiungi quel carro». Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?». Quegli rispose: «E come lo potrei, se nessuno mi istruisce?». E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui. Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo:Servo

29 Come una pecora fu condotto al macello e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa, così egli non apre la sua bocca. Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato, ma la sua posterità chi potrà mai descriverla? Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita.Servo

30 E rivoltosi a Filippo l'eunuco disse: «Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?». Filippo, prendendo a parlare e partendo da quel passo della Scrittura, gli annunziò la buona novella di Gesù. At 8,29-35Servo

31 Una delle strade sicuramente battute dagli evangelizzatori della chiesa delle origini fu quella di presentare Gesù come il Messia atteso dal popolo d’Israele, non però sotto le categorie della forza e della potenza ma, piuttosto, in sintonia con quanto l’A.T. diceva del servo sofferente nei 4 canti rintracciabili nel libro di Isaia (Is 42,1-4; 49,1-6; 50,4-9; 52,13-53,12).Servo

32 Il Messia agnello muto, condotto al macello, che paga non perché colpevole ma per donare la salvezza al popolo, trova nel kerigma della fede cristiana una piena e totale applicazione al Cristo.Servo

33 Servendosi di uno stile ad ondate, come dicono gli esegeti, per cui le varie onde delle frasi si susseguono allargando e riprendendo il tema precedente, l’autore afferma esplicitamente la preesistenza eterna e divina di Gesù, che viene identificato nel Logos, che aveva grande rilievo nella cultura ellenistica.Verbo

34 Così il Cristo viene riconosciuto come la seconda persona della SS. Trinità, presente al momento della creazione di cui è architetto.Verbo

35 Come luce che splende nelle tenebre e che viene per essere accolta o rifiutata, il Verbo si incarna nella storia dell’uomo, e dona a quanti lo accolgono la dignità di figli di Dio, (generati mediante il Battesimo che è partecipazione alla morte e resurrezione del Cristo).Verbo

36 La gloria di Dio si rende visibile nel Figlio unigenito. Sarà su testi come questo che si scontreranno, dopo l’Editto di Costantino del 313, i grandi pensatori della chiesa nascente, nello sforzo tenace di approfondire i misteri della Trinità e della duplice natura del Cristo vero Dio e vero uomo.Verbo


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