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Percorso introduttivo alla statistica ufficiale

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Presentazione sul tema: "Percorso introduttivo alla statistica ufficiale"— Transcript della presentazione:

1 Percorso introduttivo alla statistica ufficiale
SAPER LEGGERE I DATI Scuola Secondaria di secondo grado; Argomento: Introduzione – Leggere i dati ( ); Pacchetto: S2.A.5

2 INDICE La statistica nella vita quotidiana
I metadati: le informazioni per capire i dati Esempi di uso “improprio” della statistica Grafici “fuorvianti”

3 La statistica nella vita quotidiana

4 La statistica è “… un insieme di regole con le quali è possibile pervenire ad una percezione – o ad una più accurata percezione – di fenomeni/caratteri osservabili che, per loro natura, si manifestano con un certo grado di variabilità Di fatto, laddove la realtà si esprime in modo complesso, al punto che l’occhio fatica a leggerne con chiarezza i molteplici aspetti e le interrelazioni, la statistica offre gli strumenti per mettere a punto un appropriato “paio di occhiali”: un utile supporto che, come è buona norma, va comunque adottato solo dopo aver letto e compreso le appropriate prescrizioni d’uso…” Blangiardo G.C. (2001), “Statistica, sondaggi e buon senso” Si apre l’incontro con una citazione che lancia un monito: la statistica può aiutarci con le sue sintesi nello studio di fenomeni complessi, ma è fondamentale farne “buon uso” e leggere ed interpretare i numeri e i grafici che produce con cautela. Riferimento bibliografico: Blangiardo G.C. (2001), “Statistica, sondaggi e buon senso”, IKON Forme e Processi del comunicare, n. 42/43, pp

5 Statistica e vita quotidiana
Le statistiche fanno parte della nostra vita quotidiana: Tabelle, grafici, indicatori, medie, …. ci aiutano a rappresentare in maniera sintetica il mondo in cui viviamo e a prendere decisioni in condizioni di incertezza Concorrono a determinare la nostra visione del mondo, a formare il senso comune Senso comune: maniera ordinaria e semplice, propria della maggior parte della gente, di intendere e giudicare (Il nuovo Zingarelli) Prima di entrare “nel vivo” della discussione, cerchiamo di capire – o, almeno, di farcene un’idea – di quanto la statistica sia presente nella nostra vita quotidiana e quanto, a volte, i numeri possano anche “condizionare” le nostre scelte.

6 Statistica e vita quotidiana
La statistica fa parte della nostra vita, a partire dalla sveglia al mattino Ognuno la regola sulla base della propria esperienza, per arrivare in orario, senza doversi affrettare per non arrivare in ritardo ma senza rinunciare al sonno “più del necessario” Insomma, ognuno di noi ha “fatto una statistica” per puntare la sveglia … anche senza rendersene conto … Immagine tratta da: On line il 22/07/2013

7 Statistica e vita quotidiana
I biscotti che mangiamo a colazione sono il frutto di studi statistici sui gusti dei consumatori Anche la loro disposizione sugli scaffali del supermercato nasce da analisi statistiche sui comportamenti in fase di acquisto La statistica è alla base della programmazione televisiva: le fasce orarie dei programmi e la loro eventuale riproposizione sono determinati sui dati di audience Immagini tratte da: 1) 2) On line il 22/07/2013

8 Come viene percepita la statistica?
Spesso la statistica viene percepita in base a due atteggiamenti opposti: come strumento di manipolazione della realtà, la cui varietà di manifestazioni non può essere ricondotta entro la “gabbia” di rappresentazioni sintetiche e semplicistiche siconno le statistiche d’adesso risulta che te tocca un pollo all’anno e, se nun entra nelle spese tue t’entra nelle statistiche lo stesso perché c’è un antro che se magna due (Trilussa) come verità assoluta ed inconfutabile Il dato è di per sé eloquente; il dato è la realtà oggettiva Si cita la frase celebre di Trilussa, secondo la quale, se una persona mangia due polli e un’altra non ne mangia alcuno, le statistiche affermano che entrambe hanno mangiato un pollo ciascuna.

9 Questo perché la sintesi produce:
oltre a un GUADAGNO Le misure di sintesi (es. le medie) permettono di avere informazioni sintetiche su collettivi numerosi Numero medio di libri letti in un anno = 4 Studente Libri letti in un anno Giacomo 6 Mirella Luca Andrea 5 Valerio 3 Martina Anna 2 … anche una PERDITA Le misure di sintesi fanno perdere informazioni sulle singole unità osservate PERDITA :Il numero medio di libri letti in un anno fa perdere l’informazione relativa al numero di libri letti da ciascun alunno L’elenco degli alunni (unità statistiche osservate) potrebbe essere molto più lungo di quello mostrato dalla tabella. Per questo potrebbe essere utile sintetizzare le informazioni dettagliate per avere un’idea dell’atteggiamento che, in media, i ragazzi hanno nei confronti della lettura.

10 I Metadati: le informazioni per capire i dati

11 I metadati Per una corretta lettura dei dati statistici è necessaria la metainformazione, che consiste in informazioni sulle procedure seguite per la raccolta ed il trattamento dei dati, sulle definizioni e le classificazioni utilizzate, sulla tipologia dell’indagine (totale o campionaria), etc. Al di là dei numeri e delle sintesi che la statistica produce, assumono fondamentale importanza le informazioni “aggiuntive” che raccontano “come” si è arrivati a tali conclusioni, ad es.: quanti casi abbiamo osservato? Tutta la popolazione o solo una sua parte? Che elaborazioni? Quali calcoli sono stati effettuati? La fase della diffusione è particolarmente delicata. Infatti, al di là dei numeri e delle sintesi che si divulgano, assumono fondamentale importanza: il MODO in cui si espongono i risultati; le informazioni “aggiuntive” che raccontano COME si è arrivati a tali conclusioni (es. quanti casi abbiamo osservato? Tutta la popolazione o solo una sua parte? Che tipo di “media” ho calcolato? Etc.). Con le slides successive, cerchiamo di portare alcuni esempi per chiarire questi aspetti. Indagine totale: si prendono in considerazione tutte le unità di rilevazione riguardanti il fenomeno che si vuole studiare (es. censimenti generali). Indagine campionaria: si considera solo una parte delle unità che formano l’intera collettività, ovvero si estrapola un “campione”, che rappresenterà l’intero universo. Per finalità inferenziali (ovvero per poter ricondurre alla popolazione quello che si è ricavato dallo studio del campione), occorre che il campione sia “casuale”. Per ulteriori dettagli, si veda, ad es., Frosini B.V., 2001, Metodi statistici, Carocci, Roma

12 Uno dei principi fondamentali della statistica pubblica
Le istituzioni statistiche devono avere il diritto di fornire commenti sulle interpretazioni erronee e sulle utilizzazioni non corrette È il IV dei principi fondamentali della statistica ufficiale adottati dall’ONU e implica un duplice diritto-dovere: la statistica pubblica deve opporsi a qualsiasi tipo di interpretazione errata gli organi della statistica pubblica sono autorizzati a commentare interpretazioni fuorvianti e utilizzazioni abusive dei loro risultati statistici Ricordiamo perché i dati diffusi dalla statistica pubblica sono (o, quantomeno, dovrebbero) essere più attendibili di altri. La statistica ufficiale, infatti, deve rispettare una serie di principi, tra i quali figurano: l’imparzialità (ovvero deve essere libera da pressioni di partiti politici e altri gruppi d’interesse); il dovere di fornire commenti e chiarimenti sulle interpretazioni erronee delle informazioni diffuse. on line il 19 luglio 2013 I principi della statistica ufficiale I principi fondamentali della statistica ufficiale sono stati adottati dalla Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite con la Decisione C47 del 15 aprile 1992 e successivamente, con un nuovo preambolo, dalla Commissione statistica dell’Onu nella sessione plenaria dell’11-14 aprile Questo è il IV principio.

13 Esempi di uso "improprio" della statistica

14 Ciononostante a volte i dati statistici vengono usati impropriamente
per (di)mostrare una certa verità, quando magari non è supportata da alcun dato e anzi sembra essere smentita ES.: una casa farmaceutica vuole commercializzare un nuovo collutorio contro il mal di gola e afferma che da analisi di laboratorio risulta che 10 mg di sostanza attiva uccidono microbi È corretto? Forse sì, ma viene spontaneo chiedersi: quanto descritto accade in laboratorio, ma in una gola umana? Sarebbe ugualmente efficace? una volta che la sostanza è diluita, per evitare che mi bruci i tessuti della gola, risulta ancora efficace? ma sono proprio quelli i microbi che causano il mal di gola? Esempio ispirato a: Huff D. (2007), Mentire con le statistiche, Pescara, Monti & Ambrosini, pag. 99.

15 Ciononostante a volte i dati statistici vengono usati impropriamente
per “fare sensazione” Es.: Quando, molti anni fa, la John Hopkins University (USA) iniziò ad accettare anche le donne come studenti, qualcuno pensò di riportare la notizia secondo la quale il 33,3% delle studentesse aveva sposato un insegnante … Ma a quell’epoca le donne iscritte erano solo tre ed una aveva sposato un professore Esempio tratto da “Mentire con le Statistiche”, Darrel Huff, pag. 151

16 Ciononostante a volte i dati statistici vengono usati impropriamente
a causa di banali errori ES.: “Un giorno, in occasione di una eclissi, in un telegiornale nazionale italiano fu spiegato che il fenomeno avviene quando il sole si frappone fra la terra e la luna. Quell’ipotesi di catastrofe cosmica fu ripetuta due volte – e a nessuno venne in mente di correggerla. […] è un esempio di come un errore clamoroso possa passare inosservato.” Giancarlo Livraghi – Capire con le statistiche Esempio tratto da Giancarlo Livraghi – Capire con le statistiche – in D. Huff, Mentire con le statistiche, pag. 15

17 I numeri che “mancano” Quando le statistiche “condensano” le informazioni e sintetizzano i dati di un collettivo, è fondamentale conoscere: sia il valore assoluto (l’aspetto dimensionale) del fenomeno; sia le percentuali, ovvero il “contributo” che ciascuna parte apporta al collettivo nel suo complesso Esempio: Studentesse Frequenze assolute Hanno sposato un insegnante 1 NON hanno sposato un insegnante 2 TOTALE 3 In un certo anno le studentesse erano 3 ed una di loro ha sposato un insegnante L’esempio delle studentesse mostra come sia di fondamentale importanza conoscere sia l’aspetto dimensionale (valore assoluto) dei fenomeni, sia il contributo (forma percentuale) che ciascun collettivo parziale apporta al fenomeno considerato nel suo complesso Le statistiche “condensano” le informazioni e sintetizzano i dati di un collettivo, ma a volte, fornire le sole percentuali e “trascurare” il fenomeno nei suoi “valori assoluti” può essere fuorviante, come nel caso delle studentesse. Valore ASSOLUTO e PERCENTUALE: l’informazione è corretta quando sono forniti entrambi

18 Se il carattere è “troppo concentrato”
Di 16 donne di successo americane selezionate dalla Camera di Commercio di Boston intorno alla metà del XX secolo, fu detto che esse possedevano 60 lauree ed avevano 18 figli … Ma nel gruppo erano presenti due donne “particolari”, Virginia Gildersleeve, presidente del Barnard College, e Lillian M. Gilbreth, nota, insieme al marito, nello sviluppo delle tecnologie industriali Le due, insieme, presentavano un terzo di tutti i titoli accademici e 12 dei “18 figli” erano della signora Gilbreth Esempio tratto da HUFF D., 2007, Mentire con le statistiche, Monti&Ambrosini editori, Trento (tr. it. di How to lie wiyh statistics, 1954, a cura di G. Livraghi e R. Puglisi), pag. 151. Vedi anche: American Women of Achievement. LIFE, 28 maggio 1951, p. 34. Disponibile su [on line il 22 luglio 2013] Dalla lettura dell’articolo, si evince che la Camera di Commercio di Boston selezionò 25 donne americane di successo, di queste, 16 erano anche citate dal repertorio (anglosassone) Who’s Who. Virginia Crocheron Gildersleeve (Oct. 3, July 7, 1965) [On line il 22 lug. 2013] Lillian Moller Gilbreth Birth: Death: 1972

19 Quale è il numero medio di figli per donna?
Riprendendo l’esempio delle 16 donne di successo e dei loro 18 figli: Se manteniamo nel collettivo tutte le donne con la rispettiva prole: figli per donna Se dal gruppo escludiamo la signora Gilbreth con i suoi 12 figli: Nemmeno “mezzo” figlio per donna!!! figli per donna

20 Cosa pensereste se vi dicessi che …
Tavola Attività svolte in un giorno medio settimanale dalla popolazione di 15 anni e più per tipo di attività e alcune caratteristiche Anni (durata media generica in ore e minuti e quota percentuale di tempo sulle 24 ore)  CARATTERISTICHE Dormire, mangiare e altra cura della persona Lavoro retribuito Istruzione e formazione Mg % sulle 24 ore TOTALE 12:01 50,0 2:36 10,8 0:25 1,8 I dati Istat mostrati sono uno stralcio della tabella costruita sui risultati dell’indagine Uso del Tempo nel (si veda : Istat, 2007, L'uso del tempo. Indagine multiscopo sulle famiglie "Uso del tempo“ - Anni , Istat, Roma ). Questi dati mostrano che la popolazione italiana di 15 anni e più lavora – in modo retribuito - in media, 2 ore e 36 minuti al giorno. Si può domandare agli alunni se sembra loro plausibile o realistico un simile risultato, anche pensando alle ore che dedicano al lavoro i propri genitori. Eppure sono dati Istat. Ufficiali. … nel la popolazione italiana di 15 anni e più lavorava – in modo retribuito – in media, 2 ore e 36 minuti al giorno? Fonte: Istat, 2007, L'uso del tempo. Indagine multiscopo sulle famiglie "Uso del tempo“ - Anni , Istat, Roma (Informazioni, n.2).

21 Osservare i risultati con maggiore attenzione
Tavola Attività svolte nei giorni feriali (lun.-ven.) dalla popolazione di 15 anni e più per tipo di attività e alcune caratteristiche Anni (durata media specifica in ore e minuti e frequenza di partecipazione in percentuale) CARATTERISTICHE Dormire, mangiare e altra cura della persona Lavoro retribuito Istruzione e formazione Ms % TOTALE 11:43 100,0 7:41 41,5 6:04 8,2 CARATTERISTICHE DEMOGRAFICHE CLASSI DI ETÀ 15-24 11:31 7:28 26,4 6:33 50,3 25-44 10:58 7:48 66,6 4:49 4,3 45-64 11:23 7:38 45,5 2:35 0,9 65 e più 13:30 6:31 3,6 1:48 0,2 La spiegazione viene da un’altra tabella e dalle informazioni che si trovano sul volume divulgativo : Istat, 2007, I tempi della vita quotidiana. Un approccio multidisciplinare all’analisi dell’uso del tempo, Argomenti, n.32, Istat, Roma. Nella nota 4 a pagina 31 si legge che: “La durata media generica misura il tempo impiegato nello svolgere determinate attività dall’insieme della popolazione (che abbia svolto o meno l’attività considerata). La frequenza di partecipazione misura la percentuale di popolazione che mediamente, in un determinato tipo di giorno, svolge una determinata attività. A questi indicatori di base si aggiunge un terzo indicatore ricavabile, con apposita formula matematica, dai primi due, e denominato durata media specifica che misura il tempo impiegato nello svolgere determinate attività solo dall’insieme della popolazione che le svolge effettivamente”.    NB: per quest’indagine il campione deve essere strutturato in modo tale che ciascun giorno dell’anno, con le sue peculiarità, sia adeguatamente rappresentato. Questo disegno campionario consente di perseguire l’obiettivo di dare stime sulle attività svolte, rilevate tramite i diari per diversi tipi di giorno (giorno feriale, sabato, domenica e giorno medio settimanale) e in ciascun trimestre dell’anno (si veda: Istat, 2007, I tempi della vita quotidiana. Un approccio multidisciplinare all’analisi dell’uso del tempo, Istat, Roma. (Argomenti, n.32), pag. 14). Fonte: ISTITUTO NAZIONALE DI STATISTICA, 2007a. L’uso del tempo. Indagine multiscopo sulle famiglie "Uso del tempo“ - Anni Roma: Istat. (Informazioni, n.2). Disponibile su <http://www.istat.it/dati/catalogo/ _00/> [25 ottobre 2010]

22 Come si spiegano queste differenze?
I dati apparentemente contrastanti delle due tabelle poste a confronto si spiegano prendendo in considerazione i seguenti fattori: Giorno settimanale di riferimento tutti i giorni della settimana dal lunedì al venerdì “tipo” di media utilizzata: media generica media specifica

23 Giorno medio settimanale e media generica
Tavola Attività svolte in un giorno medio settimanale dalla popolazione di 15 anni e più per tipo di attività e alcune caratteristiche Durata media giornaliera dell’attività lavorativa retribuita = 2h 36 min E’ riferita al giorno medio settimanale, “alla cui costruzione concorrono tutti i giorni della settimana”, compresi i sabati e le domeniche La media è generica

24 Giorno feriale e media specifica
Tavola Attività svolte nei giorni feriali (lun.-ven.) dalla popolazione di 15 anni e più per tipo di attività e alcune caratteristiche Durata media giornaliera dell’attività lavorativa retribuita = 7h 41 min E’ riferita esclusivamente ai giorni feriali, ovvero considera solo i giorni dal lunedì al venerdì La media è specifica

25 Media generica e media specifica
“Nel calcolo delle medie generiche, le durate sono riferite al totale della popolazione (…). Per esempio, la durata media generica di un’attività indica il tempo mediamente dedicato a tale attività da tutta la popolazione, compresi quanti non l’hanno svolta” media specifica “Tale indicatore è calcolato solo sull’insieme della popolazione che effettivamente ha svolto un’attività” In questi ultimi casi esaminati, la chiave per una corretta interpretazione dei dati risiede nel diverso “tipo” di media utilizzata. media generica “Nel calcolo delle medie generiche, le durate sono riferite al totale della popolazione (…). Per esempio, la durata media generica di un’attività indica il tempo mediamente dedicato a tale attività da tutta la popolazione, compresi quanti non l’hanno svolta” (vedi: Istat, 2007, L’uso del tempo. Indagine multiscopo sulle famiglie "Uso del tempo“ - Anni , Istat, Roma (Informazioni, n.2), pag. 11). media specifica “Tale indicatore è calcolato solo sull’insieme della popolazione che effettivamente ha svolto un’attività” (vedi: Istat, 2007, L’uso del tempo. Indagine multiscopo sulle famiglie "Uso del tempo“ - Anni , Istat, Roma (Informazioni, n.2), pag. 11). Inoltre, le tavole 1.1.1, ed sono riferite al “giorno medio” settimanale, “alla cui costruzione concorrono tutti i giorni della settimana” (vedi: Istat, 2007, I tempi della vita quotidiana. Un approccio multidisciplinare all’analisi dell’uso del tempo, Istat, Roma. (Argomenti, n.32), pag. 31), mentre nelle tavole , e si assumono a riferimento esclusivamente i giorni feriali della settimana (dal lunedì al venerdì).

26 Grafici “fuorvianti”

27 Le rappresentazioni grafiche
Sono strumenti statistici che permettono di: interpretare più velocemente le informazioni raccolte sul fenomeno osservato, di coglierne immediatamente alcune caratteristiche Ciò non significa che i grafici possano sostituire i numeri presenti nelle tabelle: devono solo fornire un ulteriore ma utile supporto per l’analisi statistica NB: esistono molti tipi di rappresentazioni grafiche e la tipologia deve essere scelta in base al tipo di dato che è chiamato a raffigurare. L’analisi delle diverse tipologie di grafico e del loro adattamento ai dati esula dal presente lavoro si rimanda ad un ulteriore studio.

28 Rappresentazione grafica o tabellare?
Alcuni vantaggi che i grafici presentano rispetto alle tabelle che corredano sono: visualizzazione immediata dell’andamento del fenomeno (es.: è in crescita oppure è in diminuzione?) e della struttura della distribuzione (es.: sono più i maschi o le femmine?), che consente una globale descrizione dei dati sintesi e quindi possibilità, in poco spazio, di confrontare più distribuzioni (curve, spezzate, ecc.) forma più divulgativa per i dati statistici rispetto a quanto consentito dalla forma tabellare Per ogni distribuzione statistica semplice (serie o seriazione) o doppia o multipla esiste il tipo di rappresentazione grafica adatta e una stessa distribuzione può essere rappresentata con più tipologie di grafico. In generale esistono dei vincoli tra tipo di rappresentazione grafica e livello di misurazione dei caratteri da rappresentare che vanno rispettati affinché questa sia corretta, ossia fornisca un’immagine visiva quanto più possibile fedele del fenomeno e della sua distribuzione statistica. Affinché una rappresentazione grafica sia utile ed efficace dovrebbe contenere con immediatezza e chiarezza tutte le informazioni necessarie alla comprensione dei dati in essa rappresentati.

29 Ad ogni modo è bene ricordare che …
… affinché una rappresentazione grafica sia utile ed efficace deve contenere tutte le informazioni necessarie alla comprensione dei dati in essa rappresentati, ovvero: il titolo, che deve indicare l’oggetto, il luogo e l’epoca a cui i dati si riferiscono il carattere con le rispettive modalità (es.: “maschi” e “femmine” per la variabile “sesso”), in funzione delle quali sono classificate le unità statistiche l’unità di misura impiegata per graduare gli assi la fonte di provenienza dei dati

30 Ma anche quando un grafico è “ben fatto”…
E’ riportato, per l’Italia, il valore del tasso di disoccupazione, mese per mese, per il periodo ottobre 2011 – ottobre 2012. Il suo valore è, nel complesso, in aumento nel periodo esaminato, ma ATTENZIONE all’asse delle ORDINATE! A mo’ di esempio, qui è riportato un grafico tratto da pag. 1 di “Occupati e Disoccupati” del 30 nov. 2012, un comunicato stampa relativo alle stime mensili sui disoccupati e occupati che contiene le statistiche (provvisorie) di Ottobre 2012 e del terzo trimestre (luglio-agosto-settembre) 2012 (si veda: Istat, 2012, Occupati e disoccupati. Dati provvisori. Ottobre 2012, Istat, Roma (Statistiche Flash!, 30 novembre 2012)). Quello che è pregevole, è il fatto che vengono esaminati anche gli andamenti dei fenomeni mese per mese fino ad un anno prima (nell’esempio: da ottobre 2011 a ottobre 2012). Attenzione nella lettura dei dati: i grafici sono “belli” sotto il profilo estetico ed offrono una visione immediata del fenomeno (es.: è in aumento o in diminuzione? ), ma devono essere osservati con occhio attento. In questo grafico proposto come esempio, il tasso di occupazione viene mostrato, sostanzialmente, in crescita nel corso dei 13 mesi esaminati, ed è vero. Ad ogni modo, la disoccupazione aumenta in modo meno “pesante” rispetto a quello che può sembrare: nell’asse delle ordinate è stato tagliato il “pezzo” che va dallo zero al valore 8,7 (valore minimo della serie storica esaminata e corrispondente al livello del tasso di disoccupazione per ottobre 2011 (espresso in forma percentuale). … se non lo si osserva attentamente se ne può ricavare una percezione del fenomeno distorta!

31 Il fenomeno è in aumento: quanto?
I due grafici mostrano entrambi l’ascesa del tasso di disoccupazione da ottobre 2011 a ottobre 2012 L’unica differenza tra i due è nel valore di partenza dell’asse delle ordinate: al grafico in alto (quello della pubblicazione) manca la parte tra l’origine (zero) e il valore 8,7 Commentare dicendo che l’aumento sembra molto più marcato nel grafico in alto, quello costruito nello stesso modo di quello pubblicato. Lo scopo è quello di evidenziare l’andamento da un mese all’altro senza “appiattire” troppo la linea, dal momento che i valori sono compresi tra l’8,8% e l’11,1%. In sostanza, in quest’ultimo grafico sono evidenziate meglio le variazioni che il tasso di disoccupazione presenta tra un mese e l’alto, però occorre ricordarsi che NON si parte da un’assenza di disoccupazione (come sembrerebbe, dal momento che la linea è molto vicina al punto di intersezione degli assi cartesiani). Questo è un altro motivo per cui un grafico NON può e NON deve sostituire la tabella “sottostante”.

32 La tabella “sottostante”
anno mese tasso di disoccupazione (%) 2011 Ottobre 8,8 Novembre 9,4 Dicembre 9,5 2012 Gennaio 9,7 Febbraio 10,0 Marzo 10,3 Aprile 10,5 Maggio Giugno 10,6 Luglio Agosto Settembre 10,8 11,1 Qui si mostra la tabella da cui sono stati ricavati i due grafici precedentemente esposti, apparentemente molto diversi! Fonte: file “serie storiche.zip” scaricabile alla pagina [on line : 11 ottobre 2013] Alla stessa pagina si trova il link “Testo integrale” per il comunicato stampa “Occupati e disoccupati. Dati provvisori. Ottobre 2012” da cui è stato tratto (pag. 1) il grafico utilizzato per l’esempio (Istat, 2012, Occupati e disoccupati. Dati provvisori. Ottobre 2012, Istat, Roma (Statistiche Flash!, 30 novembre 2012)).

33 I grafici a torta sono utili per rappresentare il contributo di ogni parte alla formazione del totale Elaborazione dati Istat (fonte: ). Ad esempio, qui si nota che, nel 2012, in media, le famiglie in Italia hanno destinato il 23,6% della spesa alimentare mensile per il consumo di carne e solo l’8,8% per l’acquisto di pesce. In ogni caso, affinché un grafico a torta non tragga “in inganno”, è bene che rispetti alcune regole. Innanzitutto, accanto ad ogni “spicchio” (settore), è consigliabile evidenziare il valore corrispondente.

34 Troppe categorie! Un grafico a torta è inadatto a rappresentare un fenomeno che si manifesta in “troppe” modalità. In quest’esempio, si vede come si ripartisce, in percentuale, la spesa media mensile (2.419,27 euro) delle famiglie residenti in Italia nel 2012. Anche affiancando, correttamente, ad ogni “spicchio” la propria etichetta (che mostra la percentuale corrispondente), la lettura dei dati risulta difficoltosa e dispersiva.

35 Le “torte esplose” possono ingannare la percezione del fenomeno!
Elaborazione di dati estratti da: Nel 2010, il numero di prestiti effettuati dalle biblioteche statali è stato pari a Nei grafici si mostra la distribuzione di questo dato in riferimento ai comparti regionali indicati (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud, Isole). I due grafici mostrano lo stesso fenomeno ma, come si può osservare, nella “torta esplosa”, la percentuale di libri dati in prestito dalle biblioteche del Nord-Est (spicchio “rosso”, 19,8%) sembra maggiore rispetto a quella relativa alle biblioteche del Nord-Ovest (che invece è pari al 27,4% del totale). L’alterazione della percezione del fenomeno, inoltre, non viene corretta nemmeno tramite l’uso di etichette (volutamente assenti nella torta esplosa). Un’immagine più “fedele” alla realtà dei dati ed una descrizione più accurata del fenomeno sono offerte dal classico grafico a torta, in cui ogni settore è debitamente corredato del corrispondente valore rappresentato.

36 Conclusioni… Studente Libri letti in un anno Giacomo 6 Mirella Luca Andrea 5 Valerio 3 Martina Anna 2 Numero medio di libri letti in un anno = 4 … affinché la statistica e i suoi strumenti possano rivelarsi utili ed essere impiegati in modo proficuo, è bene imparare a dare ai numeri “una seconda occhiata”!!!

37 …e adesso… buon lavoro! Rete per la promozione
della cultura statistica Per ulteriori moduli didattici relativi alle scuole secondarie di secondo grado si prega di consultare anche la piattaforma Scuola di statistica – Lab (accessibile dal link


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