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Corso di Filosofia della scienza a.a. 2010/2011 (I° semestre) Il "gioco della scienza" nella riflessione di Karl Popper e nel dibattito epistemologico.

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1 Corso di Filosofia della scienza a.a. 2010/2011 (I° semestre) Il "gioco della scienza" nella riflessione di Karl Popper e nel dibattito epistemologico contemporaneo Prof. Luciano Dottarelli Modulo III

2 Verità e razionalità nella crescita della conoscenza scientifica  Razionalismo critico e ricerca della verità  Verità e verisimilitudine  Epistemologia senza soggetto conoscente

3 La rivalutazione della metafisica  Il paradosso dell'atteggiamento razionale (o critico): «poggia su una fede irrazionale nell'atteggiamento di ragionevolezza»  Nelle opere successive alla Logik, la rivalutazione delle teorie metafisiche va oltre la critica della posizione dei neopositivisti (insignificanza)  In una nota aggiunta all'edizione inglese: «Quando scrivevo questo libro ero ben consapevole di sostenere credenze metafisiche, e mettevo anche in evidenza il valore di suggerimento che le idee metafisiche hanno per la scienza; tuttavia non ero sensibile al fatto che alcune dottrine metafisiche possono essere dibattute razionalmente e, pur essendo inconfutabili, possono essere esaminate criticamente» con riferimento al problema che intendono risolvere  L'attenta considerazione della “situazione problematica” permette a Popper di argomentare ragionevolmente in favore di concezioni metafisiche quali il realismo e l'indeterminismo, che nella Logik der Forschung potevano essere accettate unicamente in base ad una fede irrazionale

4 Una concezione più ampia della razionalità  In questa nuova prospettiva è possibile parlare di «programmi di ricerca metafisici» che orientano e indirizzano l'attività scientifica, i quali benché inconfutabili possono essere razionalmente confrontati  L'ampliamento dell'ambito di ciò su cui è possibile argomentare razionalmente attenua la netta linea di demarcazione tra scienza e metafisica  Il solco più profondo sembra piuttosto quello fra il «ristretto campo della certezza razionale» (logica e matematica) e «l'ampio dominio della razionalità» in cui ora si possono comprendere, oltre alla scienza naturale, anche le teorie metafisiche  Questa «liberalizzazione» però non autorizza a trascurare il fatto che, essendo la scienza anche empiricamente controllabile, ad essa più propriamente si applica il metodo delle congetture e confutazioni che costituisce l'anima della discussione critica

5 Tre punti di vista sulla conoscenza umana Nel saggio del 1956 distingue tre concezioni della scienza:  L’essenzialismo (Aristotele e spec. Galilei) in cui si può distinguere: a) la dottrina secondo cui «lo scienziato tende a trovare una teoria vera o descrizione del mondo... che costituisca anche una spiegazione dei fatti osservabili» b) l'altra secondo cui effettivamente «lo scienziato può riuscire a stabilire definitivamente la verità di tali teorie, oltre ogni ragionevole dubbio» c) infine la dottrina secondo cui «le teorie migliori, quelle cioè veramente scientifiche descrivono l'"essenza" o la "natura essenziale" delle cose: le realtà che giacciono al di là delle apparenze»  Lo strumentalismo (Osiander, Bellarmino e Berkeley) che rifiuta tutte e tre le dottrine dell’essenzialismo: il fine che devono proporsi gli scienziati è di elaborare ipotesi che possano servire come uno strumento per connettere alcuni fenomeni osservabili  Il terzo punto di vista (“essenzialismo modificato” secondo il termine coniato da un recensore del saggio di Popper e fatto proprio dall'Autore): le nostre teorie sono rischiose congetture che pretendono descrivere la realtà, benché non si possa mai sapere se vi riescano o no. La realtà non è però intesa alla maniera degli essenzialisti come un insieme di apparenze sotto cui riposa l'«essenza ultima del mondo». Noi «possiamo sondare sempre più profondamente la struttura del nostro mondo»

6 La “svolta tarskiana”  Quella di descrivere la realtà (benché indirettamente attraverso la falsificazione: una teoria, «se è falsa, contraddice qualche stato di cose reale (descritto dalla sua negazione vera») resta però una mera pretesa  La conferenza del 1960 «Truth, rationality and the growth of scientific knowledge»: il nuovo compito che Popper si propone è quello di congiungere più saldamente il “gioco della scienza” con la ricerca della verità  La cautela che Popper aveva manifestato nella Logik nell'uso della nozione di “verità oggettiva” viene meno in seguito all'incontro con la concezione semantica della verità di Alfred Tarski («il solo che io potessi reputare mio maestro di filosofia. Non ho mai appreso tanto da nessun altro»)

7 La concezione semantica della verità  Le difficoltà della nozione classica di verità come “corrispondenza coi fatti”: l’antinomia del mentitore  Tarski: «Dobbiamo usare due diversi linguaggi per discutere il problema della definizione della verità e, più in generale, ogni problema nel campo della semantica. Il primo di questi linguaggi è il linguaggio "di cui si parla" e che è oggetto dell'intera discussione; la definizione di verità che stiamo cercando si applica agli enunciati di questo linguaggio. Il secondo è il linguaggio nel quale noi "parliamo intorno" al primo linguaggio e in termini del quale vogliamo, in particolare, costruire la definizione di verità per il primo linguaggio. Ci riferiamo al primo linguaggio come al "linguaggio-oggetto" e al secondo come al "metalinguaggio"»  Prendendo esplicitamente “verità” come sinonimo di “corrispondenza coi fatti” è quindi possibile asserire (in un metalinguaggio) a quali condizioni una data asserzione del linguaggio-oggetto è vera: «L’enunciato "la neve è bianca" è vero se, e solo se, la neve è bianca»

8 Verità e verisimilitudine  Il risultato di Tarski sembra a Popper applicabile legittimamente non solo ai linguaggi formalizzati ma «ad ogni linguaggio non contraddittorio e - più o meno - "naturale"». Diventa in questo modo possibile parlare sensatamente e senza alcun timore di “verità come scopo della scienza”  Inoltre, congiungendo le idee di verità e di contenuto, Popper ritiene possibile parlare di una maggiore o minore “approssimazione alla verità” delle nostre teorie, ossia di gradi di verisimilitudine  «Assumendo che il contenuto di verità e il contenuto di falsità di due teorie t1 e t2 siano confrontabili, possiamo dire che t2 è più simile alla verità o corrisponde meglio ai fatti di t1, se e solo se, o a) il contenuto di verità, ma non il contenuto di falsità di t2 supera quello di t1, o b) il contenuto di falsità, ma non il contenuto di verità di t1 supera quello di t2¯

9 Alla ricerca di un criterio applicativo  Dal problema semantico di una “definizione nominale” della verità al vero e proprio problema epistemologico di trovare un “criterio di verità” che permetta non solo di parlare sensatamente di verità e verisimilitudine, ma anche di stabilire se una teoria è effettivamente vera o se essa è più o meno verosimile di un'altra  Consapevole che quella di verisimilitudine è un'idea regolativa e atemporale quanto quella di verità, tuttavia Popper ritiene che sia almeno possibile trovare delle “buone ragioni critiche” a sostegno dei nostri apprezzamenti congetturali dei gradi di verisimilitudine  «La vera e propria contropartita metodologica» dell’idea di verisimilitudine è indicata nella teoria della corroborazione sviluppata nella Logik  «Il fatto che t2 abbia superato i controlli che t1 non ha superato può costituire una buona indicazione del fatto che il contenuto di falsità di t1 supera quello di t2, mentre il suo contenuto di verità non lo supera»

10 Epistemologia senza soggetto conoscente  L’accentuazione dell’impronta oggettivistica ai problemi della conoscenza dopo la “svolta tarskiana” degli anni ’60  La distinzione dei tre mondi: «1) il mondo degli oggetti fisici o degli stati fisici; 2) il mondo degli stati di coscienza o degli stati mentali, e forse delle disposizioni del comportamento ad agire; 3) il mondo dei "contenuti oggettivi di pensiero", specialmente dei pensieri scientifici e poetici e delle opere d'arte»  «D'ora in poi chiamerò approccio "oggettivo" o approccio da "mondo 3" l'esame o l'approccio dalla prospettiva dei prodotti, e cioè teorie ed argomentazioni. E chiamerò approccio "soggettivo" o approccio da "mondo 2" l'approccio behaviouristico, psicologico e sociologico alla conoscenza scientifica»

11 L’approccio da “mondo3” alla storia della scienza  L'analisi (o logica) situazionale: la ricostruzione della situazione problematica oggettiva in cui viene a trovarsi lo scienziato  E’ possibile ricostruire una “storia interna” dello sviluppo scientifico del tutto autosufficiente. Popper ammette che fattori “esterni” (convinzioni metafisiche, disposizioni psicologiche, motivi sociologici) possano intervenire nella pratica reale degli scienziati, ma essi si limitano sostanzialmente al contesto della scoperta e comunque non risultano decisivi  Una storiografia normativa: la possibilità di giudicare se il comportamento degli scienziati sia stato o no “razionale” in base alla situazione data e agli standards epistemologici del falsificazionismo


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