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1 nicola crepax Nicola Crepax CORSO DI STORIA DELL’IMPRESA Università Cattaneo - Liuc a.a. 2002-2003.

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2 1 nicola crepax Nicola Crepax CORSO DI STORIA DELL’IMPRESA Università Cattaneo - Liuc a.a

3 2 nicola crepax I Introduzione I paradigmi dello sviluppo economico italiano La Belle Epoque

4 nicola crepax A cosa serve la storia economica Una apertura culturale La contestualizzazione degli eventi economici La verifica diacronica delle teorie economiche Diagnosi di problemi macroeconomici perché alcune nazioni sono ricche e altro no? perché le nazioni povere non imitano quelle più ricche? Diagnosi di problemi microeconomici perché alcune imprese sono di successo e altre no? perché le imprese in difficoltà non prendono a modello le strategie di successo attuate da altri?

5 4 nicola crepax Programma per gli studenti frequentanti Nicola Crepax, Storia dell’industria in Italia, Bologna, Il Mulino inoltre Annamaria Falchero, Studi di storia dell’impresa, Milano, Guerini, 2001 (i saggi contenuti in questo volume possono essere sostituiti con altri concordati con i docenti)

6 La struttura del volume dalla Restaurazione alla crisi di fine ottocento La Belle époque Transizione demogra- fica, urbanizzazione e industria La formazione incomple- ta del sistema industriale nell’età giolittiana La grande fabbrica irrompe a Milano, Torino e Genova Grande impresa e modernizzazione La ricerca di un nuovo abbrivo Il Miracolo economico Modernizzazione, crescita demografica e sviluppo delle città Un processo parziale e contraddittorio nell’età della grande crescita dagli anni sessanta agli accordi di Maastricht dalla Grande guerra alla Repubblica La Terza rivoluzione industriale Crescita del reddito, benessere e crollo delle nascite Le nuove forme del capita- lismo italiano nell’integra- zione internazionale

7 6 nicola crepax Modalità di esame prova scritta 20 Dicembre h. la prova prevede quattro domande (ogni risposta non potrà essere superiore alle 50 righe, è obbligatorio rispondere a due domande scelte dallo studente tra le quattro proposte ) la votazione sarà espressa in trentesimi In caso di esito positivo lo studente potrà sostenere l’esame orale solo sulla parte tematica del corso Le domande avranno per oggetto gli argomenti trattati per ogni singola lezione lo studente insoddisfatto della valutazione potrà, in occasione della prova orale, chiedere una ulteriore verifica sulla prima parte l’esito di questa verifica orale potrà modificare parzialmente (in meglio o in peggio) l’esito finale

8 nicola crepax Due concetti di base Continuità e discontinuità nello sviluppo economico Agricoltura-Industria Le rivoluzioni industriali e i paradigmi dello sviluppo economico

9 I paradigmi dello sviluppo economico

10 I paradigmi dello sviluppo industriale italiano: la belle epoque L’Italia inizia a recuperare il terreno perduto Ma lo sviluppo si concentra solo nell’Italia del Nord Ovest Non si arresta la corrente di emigrazione Mix di prima e seconda rivoluzione industriale Forza attivante della cornice internazionale Ruolo dello stato Funzione indispensabile della banca mista (1894 Banca commerciale italiana; 1895 Credito italiano)

11 I paradigmi dello sviluppo industriale italiano: il miracolo economico Paradigma petrolifero Mercato comune europeo Nuovi beni di consumo Nuovo ruolo per il Mezzogiorno Lo stato imprenditore Il sistema bancario Le grandi famiglie Le piccole e le medie imprese

12 I paradigmi dello sviluppo industriale italiano: la terza rivoluzione industriale La grande impresa in via di trasformazione Il protagonismo del capitalismo immateriale Le imprese nebulizzate Il quarto capitalismo tra vecchi e nuovi imprenditori

13 2 nicola crepax II La Belle Epoque

14 Torino Genova Milano Ansaldo Fiat Breda Om Ercole Marelli Edoardo Bianchi La formazione del triangolo industriale e l’industria meccanica

15 Magli e Torni Frese, Presse e Gru Treni Macchine agricole Armi pesanti La Breda: caso esemplare dello sviluppo industriale durante la belle époque Ernesto Breda Lo statoIl mercato Modelli organizzativi tradizionali e tentativi di innovare sugli esempi tedeschi e americani 4000 operai

16 Energia idroelettrica La banca mista Pirelli Marelli Bianchi Falck Milano Milano: sviluppo urbano e sviluppo industriale

17 Torino Alfa Romeo Lancia Isotta Fraschini Bianchi Itala Torino e l’industria dell’automobile La Ford esempio ancora irraggiun- gibile Giovanni Agnelli Automobi li d’elite in piccola serie

18 Cantieristica Lo stato Com- messe e leggi speciali Genova: grande meccanica e cantieristica Turchia America Latina Ferdinando Maria Perrone

19 Occupazione industriale in alcuni settori e regioni secondo il censimento industriale del 1911 (dati in % sul totale nazionale)

20 Dimensioni delle imprese in alcune regioni secondo il censimento industriale del 1911 (dati in % sul totale nazionale)

21 Processo di industria- lizzazione Transizione demografica Contrazione di: Natalità Mortalità Cresce la vita media Demografia e industrializzazione

22 La transizione demografica in Italia tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento Aumenta la speranza di vita Diminuisce il numero di figli per donna La crescita della statura media è indice di migliori condizioni di vita La crescita della popolazione è accompagnata dall’aumento del reddito procapite Ma Le differenze regionali sono molto accentuate

23 Popolazione delle principali città italiane (valori in migliaia)

24 Ultima tra le grandi nazioni europee L’Italia si stava avviando verso l’industrializzazione all’inizio del novecento La tradizionale solidità economica delle regioni nord occidentali L’affermazione di alcune grandi imprese nel triangolo industriale Non riesce a imporsi come modello egemone Per mantenersi vitale ha bisogno dello sostegno statale L’arretratezza meridionale La staticità dell’Italia centrale

25 Produttività nel lavoro (Pil per ora lavorata in dollari Usa 1990)

26 Prodotto interno lordo procapite (in dollari Usa 1990)

27 La seconda rivoluzione industriale  Dopo il : fascio di innovazioni tecnologiche, di processo e di prodotto  Nuovi processi per le produzioni di base: acciaio, rame alluminio, petrolio, zucchero, cemento  Nuovi processi per la lavorazione in massa (grano), l’assemblaggio, l’inscatolamento e l'imbottigliamento  Nuovi prodotti di sintesi (l’industria chimica)  Nuove macchine in fabbrica, negli uffici, in agricoltura, nella vita domestica  Nuove fonti di energia (elettricità)

28 Processi produttivi nella seconda rivoluzione industriale Maggiore applicazione di energia Maggiori volumi Maggiore velocità Direzione d’impresa Gerarchie manageriali Economie di scala Economie di diversificazione Economie di flusso Fordismo

29 In Italia le novità nell’industria non mettono in dubbio la prevalenza agricola 10 milioni di contadini Popolazione agricola sovrabbondante Meccanizzazione a rilento Staticità degli assetti agrari La conferma del primato padano Ampliamento della conduzione capitalista Evoluzione della mezzadria Fine della crisi agraria e protezionismo (1887)

30 Valore aggiunto al costo dei fattori (prezzi costanti in lire 1938)

31 Formazione del prodotto interno lordo

32 Il valore aggiunto nell’industria manifatturiera nel 1891 e nel 1911 % sul totale industrie manifatturiere

33 Cresce il reddito degli italiani L’Italia inizia a recuperare il terreno perduto L’industria cresce più rapidamente dell’agricoltura Cresce il numero degli operai Crescono gli investimenti in impianti e macchine Aumenta il reddito procapite Prevalgono i settori a bassa intensità di capitale Ma si affermano anche meccanica siderurgia e elettricità

34 Grado di apertura dell’economia italiana (Importazioni+Esportazioni/Pil a prezzi di mercato)

35 Cambiano i rapporti con l’estero Cresce la spesa per prodotti siderurgici chimici e meccanici Crescono gli acquisti di cotone lana carbone Le esportazioni di seta materie prime e prodotti agricoli sono affiancate da nuovi prodotti: stoffe di cotone macchine e caldaie veicoli e prodotti in gomma prodotti chimici Dall’estero: Le prime filiali di multinazionali americane, tedesche e svizzere

36 Un nuovo ruolo per lo stato La mano pubblica Non è ancora imprenditrice Fondamentale ruolo di promozione industriale Interventi mirati: la Terni Manovre doganali Nazionalizzazione delle ferrovie Leggi in favore della cantieristica e della meccanica ferroviaria Commesse

37 La grande banca Dopo la crisi bancaria degli anni 1890 Nasce la Banca d’Italia Comit Credit Banche di deposito e investimento Banche miste Grandi clienti Anticipazioni Aumenti di capitale Concentrazioni finanziarie Attività ordinaria Siderurgia Industria elelttrica Grande meccanica Tessile L’esempio tedesco

38 Produzione di energia elettrica (milioni di kwh)

39 L’energia elettrica Con la tecnologia della corrente alternata l’energia poteva essere trasportata a grande distanza Le reti Centri urbani Fabbriche Botteghe Uffici Case Illuminazione Calore Trazione Processi elettrolitici Nuovi prodotti Nuovi metodi di produzione Cambia la localizzazione industriale

40 L’industria elettrica italiana: “la conquista della forza” 1884 Nasce a Milano la Edison Giuseppe Colombo La mancanza di carbone era stato un vincolo allo sviluppo spa, con il 20% del capitale azionario totale La produzione era usata soprattutto a fini industriali Paderno d’Addda Vizzola Ticino

41 Gli assetti oligopolisti del settore elettrico Poche grandi società dominano il settore Grandi investimenti La costruzione delle reti Posizioni dominanti su base territoriale Anche attraverso il controllo di grappoli di società minori Grandi banche Società finanziarie Grande industria Capitale straniero Società elettriche Edison Sme Sade Alta Italia Uite Oeg Vizzola Sviluppo Cellina Siemens Aeg Brown Boveri Comit Credit

42 Produzione di ghisa e acciaio (in tonnellate)

43 L’industria siderurgica Industria elettrica Industria siderurgica Fattori imprescindibili nella seconda rivoluzione industriale Treni Navi Armi pesanti Macchinari Rotaie Viadotti Edilizia Martin Siemens Bessemer Thomas Le nuove tecnologie imponevano grandi impianti e alte economie di scala 1884 Fondazione della Terni Intervento dello stato La produzione di corazze La rinuncia al ciclo integrale Il ruolo della grande banca

44 Stato e impresa Alla fine degli anni 1880 il primo salvataggio della Terni Banche e industria nella politica dei salvataggi La questione siderurgica: nazionalismo, banche e grande industria.

45 Siderurgia costiera e siderurgia padana 1902 entra in funzione l’impianto della società Elba (Edilio Raggio) 1901 Max Bondi costruisce Piombino 1904 viene fondata l’Ilva con l’impianto a Bagnoli La siderurgia da rottame (Falck)

46 L’industria meccanica Un ampio spettro di imprese Grandi imprese Artigianato Botteghe e piccoli opifici Da Milano a Bologna da Torino a Genova Nel Veneto e in Emilia

47 194 nicola crepas In un quadro ancora arretrato uno sviluppo multisettoriale  Primi risultati nelle grandi costruzioni (Breda, Om, Riva, Tosi, Ansaldo)  Meccanica di precisione (Olivetti, Borletti, Salmoiraghi, Prinetti e Stucchi, Nebiolo)  Elettromeccanica (Ercole Marelli, Tecnomasio italiano Brown Boveri)  Biciclette (Bianchi e Legnano)

48 195 L’industria automobilistica  Un’industria ancora d'élite  La Fiat, fondata nel 1899, già domina la produzione  1912 Modello Zero  Tanti produttori minori di prestigio (Lancia, Alfa, Bianchi, Itala, Isotta Fraschini, Züst)

49 Quote percentuali di produzione dell’industria chimica mondiale nel 1913

50 L’industria della gomma La Pirelli Lo sviluppo trainato dall’industria elettrica Cavi elettrici Pneumatici La prima multinazionale italiana Spagna Inghilterra

51 L’industria chimica La minorità rispetto alle grandi imprese tedesche Dominavano il mercato europeo nella chimica organica e nella farmaceutica In Italia restavano piccole Carlo Erba Zambeletti Schiapparelli Lepetit Nobel Società italiana prodotti espolodenti Unione italiana concimi Società prodotti chimici La Montecatini sotto la guida di Donegani MiniereChimica

52 2 nicola crepax III Il miracolo economico

53 Negli anni 1960 le maggiori imprese erano diventate dei sistemi complessi L’organizzazione del consenso Le interrelazioni con l’ambiente Il concorso alla programmazione dello sviluppo Fiat Agip Italsider Montedison Alfa Romeo Pirelli Olivetti la revisione dell’impianto teorico del modello taylor-fordista

54 Industria manifatturiera: addetti nelle tre macroregioni secondo il censimento industriale del 1961 (dati in % sul totale nazionale)

55 Industria manifatturiera: addetti per dimensioni dell’unità locale secondo il censimento industriale del 1961 (dati in percentuale)

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58 Occupazione industriale in alcuni settori secondo il censimento industriale del 1961 (dati in % sul totale nazionale)

59 Occupazione industriale in alcuni settori nelle tre macroregioni secondo il censimento industriale del 1961 (dati in % sul totale nazionale)

60 Lo sviluppo era tracciato dai grandi organismi La discendenza diretta dalla Belle époque I settori ad alta intensità di capitale Iri Eni Le imprese familiari Le imprese pubbliche Imprese manageriali

61 1961: l’Italsider IriFinsider Italsider Aumentare la produzione di acciaio Indirizzare la crescita economica La modernizzazione vs. l’ingerenza partitica

62 La programmazione dello sviluppo  L’ingresso dei socialisti nell’area di governo (anni 1960)  La riforma agraria e la Cassa per il Mezzogiorno (anni 1950)  Il piano Marshall (anni )  Autarchia e New Deal (1930) TarantoTubi Lamiere Semilavorati

63 Nuovi principi nella gestione dell’impresa pubblica Il piano Sinigaglia Il nuovo impianto di Cornigliano L’organigramma aziendale Il ruolo dei quadri intermedi Le relazioni industriali Piombino Bagnoli L’Uscita dalla Confindustria: la nascita di Intersind e Asap

64 Olivetti Laboratorio di innovazioni organizzative e produttive Scienze sociali Teorie dell’organizzazione Ideale comunitario Sviluppo dell’ambiente Moderne strategie di marketing Modello americano Impresa multinazionale Relazioni industriali Design e urbanistica

65 Il confronto con il modello americano Produttivismo Standardizzazione Serialità Consumi di massa Automobili Grande distribuzione Pubblicità Vendite rateali Libera concorrenza Borsa Imprese manageriali Nuovi gruppi sociali Colletti bianchi Nuovo ruolo della donna Basso reddito procapite Imprese piccole Tecnologia arretrata Mercato interno ristretto Capitalismo familiare Bassi livelli di consumo Paternalismo Le eredità del fascismo

66 La motorizzazione di massa La motorizzazione di massa dalla Vespa Cinquecento La Fiat di Vittorio Valletta Impresa a guida manageriale auto nel 1961  Bassi salari  Auto piccole  Organizzazione del lavoro  Paternalismo  Politiche antisindacali Il raddoppio di Mirafiori e la crescita di Torino

67 Nuovi consumi  Frigoriferi e lavatrici  Radio, Televisori e Telefoni  “Cucine americane”  Abiti e cibi confezionati Dal Nord al Sud dalla città alla campagna

68 L’integrazione internazionale Banca mondiale Fondo monetario internazionale Accordi di Bretton Woods Gatt Il processo di integrazione euorpeo Dalla Ceca Alla Comunità europea

69 Il sistema petrolifero in Italia  Metano e petrolio  L’Italia condivide gli svantaggi europei  1953 l’Eni  La figura di Enrico Mattei  La penisola raffineria d’Europa

70 2 nicola crepax IV La terza rivoluzione industriale

71 La ricerca di un nuovo abbrivo Benetton Standardizzazione Diversificazione L’espansione negli anni Settanta Il ruolo delle esportazioni La struttura a rete Centro decisore Nuove tecnologie

72 Indice della produzione industriale italiana 1961=100

73 Tassi medi annui di crescita del Pil nei paesi del G7

74 La Terza rivoluzione industriale La ristrutturazione del sistema industriale italiano Tecnologie e principi organizzativi di tipo nuovo Nuovo equilibrio internazionale Usa Unione Europea Nazioni asiatiche più sviluppate Digitalizzazione delle informazioni Riduzione del tasso di intensità energetica Investimenti immateriali Riduzione degli occupati nell’industria Crescita del terziario avanzato Affermazione di una nuova tipologia di media azienda orientata al mercato e alle nuove tecnologie

75 La fine del precedente paradigma  La fine del miracolo  La comparsa del Giappone  La crisi petrolifera e l’inflazione  Il conflitto sociale  In Italia cresce il reddito e i consumi

76 La stasi demografica Alla fine del novecento la crescita demografica non rappresentava piu’ un fattore dello sviluppo Innalzamento della speranza di vita Riduzione della natalità Crescita del reddito Servizi sanitari Diffusa consapevolezza delle cause di malattia Minor nocività nell’ambiente di lavoro La nuova combinazione delle dinamiche demografiche si presentava come un vincolo allo sviluppo

77 La conquista del benessere Crescita del reddito procapite Crescita dei consumi Tassi nettamente inferiori a quelli del miracolo economico Le differenze tra le regioni ricche e quello povere persistono La disoccupazione

78 I fenomeni migratori Negli anni 1970 rallenta il flusso di popolazione dal sud al nord L’immigrazione dalle nazioni meno sviluppate Il pendolarismo La perdita di attrazione delle grandi città La vitalità dei reticoli urbani diffusi

79 Il primo capitalismo Le ceneri del vecchio sistema di potere La fine dello stato imprenditore Le famiglie scomparse Mediobanca cambia pelle La Fiat La Pirelli

80 Il secondo capitalismo Il capitalismo immateriale L’ascesa repentina di Berlusconi Le nuove regole del mercato mobiliare Telecom Enel

81 Il terzo capitalismo Nuovo corso dei settori leggeri Distretti Sistema moda e tempo libero Arredo casa Macchine specializzate

82 Il Quarto capitalismo Organizzazione a rete Multinazionali tascabili Struttura finanziaria Export

83 2 nicola crepax V La Fiat

84 Grande impresa e sviluppo in Italia: la Fiat

85 L’ambiente: la Torino di inizio secolo, una città in rapida crescita Un articolato tessuto formativo Importanti tradizionali nel campo della carrozzeria e della meccanica Disponibilità di capitali in cerca di opportunità dopo le delusioni della speculazione edilizia

86 11 luglio 1899: la fondazione della Fiat In un panorama affollato la Fiat si distingue per: a) consistenza del capitale sociale b) orientamento alla produzione industriale c) una forte leadership imprenditoriale (Giovanni Agnelli)

87 Gli incerti esordi e il consolidamento dell’impresa Il precoce configurarsi di un disegno di integrazione verticale della produzione Il sostegno di importanti appoggi esterni: a) il rapporto con le banche (Comit e Credito) b) le prime commesse pubbliche (1911)

88 Il modello “americano” e la realtà di un paese povero La debolezza del mercato interno come vincolo allo sviluppo La consapevolezza della necessità di puntare ai grandi numeri: i ripetuti viaggi americani I primi tentativi di razionalizzazione della produzione: il modello Zero (1912)

89 Gli anni della guerra: una crescita senza ostacoli Spinta dalla domanda pubblica la società cresce (capitale sociale passa da 25 a 200 milioni) a ritmi intensi Autocarri, mitragliatrici, proiettili Acquisizione di importanti imprese metallurgiche per risolvere le strozzature dal lato dei rifornimenti Diversificazione in ambiti correlati: motori per navi e aeroplani

90 La strategia di Agnelli Nell’immediato dopoguerra si profila una coerente strategia aziendale: 1) centralità produttiva dell’auto 2) riduzione dei costi come mezzo di penetrazione sui mercati esteri 3) liquidazione delle partecipazioni non strategiche 4) politica commerciale di sostegno alle vendite

91 Il mercato internazionale: fattore determinante per la crescita Fattore compensativo del basso rapporto abitanti/automobili che caratterizza l’Italia rispetto ai suoi competitori Negli anni Venti la Fiat colloca all’estero quasi metà delle sue vendite Agenti esteri, licenziatarie, filiali estere (NSU, Germania 1929; PRINZ, Polonia 1931; SIMCA, Francia 1934)

92 IL LINGOTTO Scomposizione del lavoro e assemblaggio sequenziale delle parti nella linea chassis (la fabbrica verticale) 1925 si avvia l’automazione delle linee, ma si rimane lontani dal modello americano: una produzione giornaliera di “sole” 200 autovetture Un fordismo dimezzato: retribuzioni, cottimi e “sistema Bedeaux”

93 Il ruolo del mercato interno Le conseguenze di Quota 90 La crisi del : il successo della Balilla “vetturetta ultra utilitaria” 1936: Fiat 500 “Topolino” Alti volumi produttivi Mirafiori 1939 Fiat 508 Balilla l’auto più economica sul mercato italiano (lire )

94 La Fiat di Valletta Una struttura di comando fortemente accentrata Disciplina di fabbrica e scontro frontale con il sindacato La grande impresa come elemento di modernizzazione del paese Vittorio Valletta, in Fiat dal direttore amministrativo 1928 direttore generale 1939 amministratore delegato

95 MIRAFIORI: la fabbrica del “miracolo” La Fiat e gli aiuti americani (riceve più del 20% degli aiuti ERP) Ammodernamento sezione siderurgica (ma sostegno a Sinigaglia Mirafiori cuore dell’innovazione Le linee di montaggio nel 1948

96 L’avvento della motorizzazione di massa Meccanizzazione vs aumento della produttività e della produzione Nel 1955 esce la 600 nel 1957 la 500 Alla fine degli anni 60 un auto ogni 5,4 abitanti

97 La crisi degli anni Settanta Il sovrapporsi di due crisi: a) l’autunno caldo b) la crisi petrolifera Un’impresa incerta sul proprio avvenire L’ingresso del capitale libico La “marcia dei e il rilancio dell’impresa attorno alla produzione automobilistica

98 2 nicola crepax VI Una storia d’impresa: la Olivetti

99 Le origini: da Ivrea a Chicago Camillo Olivetti ( ) Gli studi al politecnico di Torino (1891) L’apprendistato come operaio a Londra Il viaggio in America con Galileo Ferraris ( ) L’incontro con Edison e l’insegnamento a Stanford

100 Centimetro Grammo Secondo La fondazione dell’impresa a Ivrea (1894) Formazione degli operai e socialismo Domenico Burzio Il trasferimento a Milano (1903) La trasformazione in società anonima CGS (1904)

101 Prima fabbrica nazionale di macchine da scrivere Il ritorno a Ivrea (1907) La nuova fabbrica Il secondo viaggio in America ( ) La visita alla Underwood Il progetto della M1 e la nuova società Olivetti - Ico (1909)

102 I primi anni di attività Il progetto verso l’esposizione industriale di Torino 1912 trenta operai per 20 macchine alla settimana L’impresa nella modernizzazione della società La Grande Guerra

103 Dalla pace al Fascismo L’impegno politico Il turbolento dopoguerra La M20 (1920) Da 200 a 400 operai per 4000 macchine Le prime filiali e l’esportazione La nascita della Omo (1924)

104 Il viaggio di Adriano Olivetti in America L’impegno civile e politico dei primi anni Adriano Olivetti compie un viaggio di formazione in America ( ) Americanismo e antiamericanismo in Italia negli anni 1920

105 L’America vista da Adriano Olivetti La differenza tra il modello di consumi italiano e quello americano Le vendite rateali Motorizzazione di massa Nuovi beni di consumo La previsione della crisi Le officine Ford Il progetto di una macchina portatile (1927)

106 Le prime riflessioni sull’organizzazione L’Organizzazione scientifica del lavoro e l’Enios Le componenti dello sviluppo americano (mercato interno, tecnologie e grandi imprese) Taylorismo e organizzazione per centri funzionali L’impresa “processiva” La cooperazione tra le diverse componenti dell’impresa

107 Le trasformazioni dell’impresa durante il fascismo L’ingresso dei nuovi ingegneri e l’applicazione del taylorismo (1927) Nel 1931 la M40 Il nuovo impianto (1934), la macchina portatile e gli schedari 1941 la telescrivente e la “Summa” L a struttura multinazionale L’Ufficio sviluppo e pubblicità Il sistema di welfare

108 L’impresa nel sistema corporativo La sintesi tra Newdelismo e Corporativismo Il piano regolatore di Ivrea e quello della Val d’Aosta Tecnica e Organizzazione La necessità di grandi organismi nazionali organizzati scientificamente L’impresa quale organismo biologico organizzato gerarchicamente

109 Leggi razziali, Guerra e Dopoguerra La crescita nei primi anni di guerra Gli anni più difficili Le speranze nel dopoguerra L’Utopia dell’ordine politico delle comunità La ricerca di una nuova ibridazione del sistema americano nell’Italia repubblicana

110 L’espansione nell’Italia repubblicana Divisumma, Lexicon, Lettera 22 Dalla Fondazione al Consiglio di Gestione Il movimento di Comunità Il piano regolatore di Matera La fabbrica di Pozzuoli (1955) Il gruppo multinazionale Autonomia aziendale (1955)

111 Gli ultimi anni di Adriano Olivetti La divisione elettronica (1957) Elea 9003 (1958) Le elezioni del 1958 Il ritorno a capo dell’impresa e l’acquisto della Underwood

112 2 nicola crepax VII L’Eni. Storia di un’impresa di Stato

113 Obiettivi della lezione La figura imprenditoriale di Enrico Mattei, inserita nel proprio contesto di storia d’impresa, no “mitizzazione” Eni come esempio di impresa di Stato di successo e ragioni del declino modello “economia mista”

114 Il nazionalismo energetico Petrolio materia strategica (anni ’20-’30) Mercato controllato poche compagnie internazionali Paesi consumatori creano compagnie nazionali UK: APOC 1914 (petrolio iraniano per marina inglese) UK: APOC 1914 (petrolio iraniano per marina inglese) F: CFP 1924 (piano raffinazione nazionale) F: CFP 1924 (piano raffinazione nazionale) Spagna 1927 (monopolio statale su distribuzione) Spagna 1927 (monopolio statale su distribuzione) Messico 1938 (nazionalizzazione industria petrolifera) Messico 1938 (nazionalizzazione industria petrolifera)

115 Le origini dell’Agip 1926: svolta in politica petrolifera nazionale L’Agip commerciale e raffinazione La Snom Romsa e Marghera Le iniziative all’estero Romania Iraq Colonie Le ricerche in Italia Ricerche per conto dello Stato Autarchia e metano

116 L’Agip in un paese sconfitto Agip “congelata” in ambito raffinazione e commercializzazione Distruzioni belliche Comitato Italiano Petroli Problema società nazionalizzate (raffinerie) Ricerche minerarie nord Italia Risultati Caviaga conosciuti solo da tecnici (rischio epurazione) Rischio liquidazione Ricerche per conto dello Stato

117 Enrico Mattei ( ) L’emigrante di successo Marcello Boldrini L’attività partigiana Rapporti coi partiti politici Nazionalismo e ispirazione cattolica

118 Il caso Mattei: il film Il contesto: 1972 Decolonizzazione Ascesa di Cefis e “borghesia di Stato” Il regista: Francesco Rosi Il film inchiesta La tecnica del montaggio L’attore: Gian Maria Volontè L’immagine “eroica” di Mattei

119 Mattei e il metano Mattei commissario partigiano (1945) Fiducia ai tecnici di Caviaga (Zanmatti) Ostilità direzione romana Conquista politica dell’Agip (1948) De Gasperi e Vanoni Il piano di espansione e l’Eni ( ) Costruzione metanodotti Cortemaggiore (giugno 1949) 1953: Ente Nazionale Idrocarburi

120 Il metano: i concorrenti I polesani Arretratezza tecnica Carenze di strategia Gli americani Nessun interesse per Italia come paese produttore Scarsa attrattività del metano I grandi gruppi italiani Opposizione “teorica” di Confindustria Alleanza tra Agip/Eni e grandi gruppi innovativi (Fiat, Finsider, Pirelli, Italcementi)

121 Strategia Mattei Bassi costi, bassi prezzi, alti volumi Rapidissima crescita impresa Senso di missione Senso di missione Propensione all’innovazione Propensione all’innovazione Italia del boom (retroazione) Italia del boom (retroazione) Tecnologia Tecnologia Profitti metano Profitti metano Marketing aggressivo, creazione mercato Marketing aggressivo, creazione mercato Preferenza politica Preferenza politica

122 Mattei e il petrolio Le ricerche in Italia ( ) Egitto e Iran (Ieoc 1955, Sirip 1957) La “formula Mattei” (75-25) Eni ricerca a sue spese, ma no premio in denaro Società con paese produttore (al 50%) Royalties e tasse Contratti acquisto Petrolio sovietico 1961 Ricerca accordo con majors (Standard) No copertura politica internazionale

123 Il petrolio: i concorrenti Le major Grandi gruppi integrati Operano in tutte le fasi Ricerca in più paesi Attivi su più mercati Gli indipendenti Prima proiezione internazionale, metà anni ’50 Non completamente integrati Nascita di un “mercato” del petrolio

124 Il “dopo-Mattei” Presidenza Boldrini-Cefis ( ) Da ricercatore produttore a distributore greggio La petrolchimica Viene meno missione originaria Fine dell’indipendenza politica Ministero partecipazioni Statali (1956) Oneri impropri e fondi di dotazione

125 Nuove sfide Nuovi impulsi a ricerca dopo crisi 1973 Nuovi paesi (Mare del Nord) Offerta “pacchetto” servizi La crisi degli anni ’80 Nessuna figura carismatica a presidenza La chimica: un approdo mancato Insostenibilità ruolo politico 1993 Privatizzazione

126 Bibliografia essenziale L’Eni e Mattei Marcello Colitti, Energia e sviluppo in Italia, Bari 1979 G.Sapelli e F.Carnevali, Uno sviluppo tra politica e strategia, Milano 1992 Nico Perrone, Giallo Mattei, Roma 1999 L’industria di Stato F.Barca, S.Trento, La parabola delle partecipazioni statali, in F.Barca, Storia del capitalismo italiano, Roma, 1997

127 2 nicola crepax VIII Ascesa e declino dello stato imprenditore

128 Il ruolo dello stato nel paradigma dell’Italia liberale Interventi per la promozione di nuove imprese Interventi legislativi in favore di specifici settori Tariffe doganali protezionistiche Costruzione delle infrastrutture Azioni di salvataggio e intervento della Banca d’Italia

129 Le nuove linee di intervento negli anni 1960 La realizzazione di nuove imprese allo scopo di programmare lo sviluppo L’incorporazione di imprese in crisi per limitare la disoccupazione La creazione di centri di potere collegati ai partiti di governo

130 Lo scenario politico 1948 La vittoria della Democrazia Cristiana 1953 La sconfitta della “Legge truffa” 1963 L’ingresso del Partito socialista nel governo

131 La maggiore età dello stato imprenditore Negli anni 1960 la massima espansione di una traiettoria inaugurata nel dopoguerra Maggiore complessità e maggiore sintonia con il potere politico Dal Fim all’Efim (1962) Dalla Finmeccanica alla Giulietta (1954)

132 Stato imprenditore e modernizzazione La Stet, la Sip e la diffusione della telefonia Dall’Eiar alla Rai La nazionalizzazione dell’energia elettrica, la nascita dell’Enel e la diffusione dei consumi elettrici

133 Stato imprenditore e crescita dei settori di base Piano Sinigaglia e sviluppo della siderurgia Eni: Agip, Anic e Snam

134 La fine della banca mista nella crisi del ‘ G. Toeplitz presidente al posto di A. Bocciardo Nuova fase espansiva del gruppo (Marghera assieme a G. Volpi e V. Cini) 1931 le banche miste, sempre più coinvolte nell’industria, sono travolte dalla crisi Intervento della Banca d’Italia e cessione delle partecipazioni a Sofindit, Società finanziaria italiana e Società elettrofinanziaria Primo piano Sinigaglia

135 Verso un capitalismo di tipo misto Nel 1931 viene fondato l’Imi (la banca mista non esiste più) Anche la Banca d’Italia è impegnata nel crollo industriale (ruolo dell’Istituto di liquidazioni) Nel 1933 Viene fondato l’Iri (A. Beneduce, D. Menichella) che rileva le partecipazioni industriali bancarie

136 Caratteristiche del Sistema a partecipazione statale Finanziamento tramite fondo iniziale della Banca d’Italia e obbligazioni Partecipazione statale a spa Gestione secondo criteri “privatistici” Ente provvisorio con due sezioni (smobilizzi e finanziamenti) Struttura complessa a holding (Stet, Finmare, Finsider) 1936 Legge bancaria

137 L’Iri nel 1937 Tre banche di credito ordinario 100% siderurgia bellica (Terni, Ansaldo, Cogne) 40% siderurgia comune 90% cantieristica 80% società di navigazione 80% costruzione di locomotive 30% produzione di elettricità e servizi telefonici 20% industria del rayon 13% industria del cotone Alfa Romeo

138 La ristrutturazione dell’impresa pubblica alla fine del Novecento Da Amato ad Amato l’ultima stagione di governi di centro sinistra ( ) Nel 2000: Rai, Poste, Ferrovie, quote di Eni ed Enel Dal 1993 privatizzazioni, risanamento dei conti pubblici e crescita del mercato azionario

139 Crescita dello stato imprenditore negli anni 1960 Enel e Efim l’Eni di Eugenio Cefis l’Iri e il raddoppio di Taranto l’Alfa Romeo, dalla Giulia all’Alfasud Nuoro ruolo della cassa pe ril Mezzogiorno e Piano Giolitti (1964)

140 La crisi degli anni 1970 e la paradossale crescita dell’impresa pubblica Crescono gli oneri impropri Gioia Tauro La vicenda dell’Egam La breve parabola dell’Alfasud La nascita del polo alimentare l’Eni

141 L’impresa pubblica e i tormentati anni 1980 Inflazione e indebitamento Primi tentativi di ristrutturazione L’esplosione della corruzione e lo sfaldamento del sistema politico

142 2 nicola crepax IX La piccola impresa

143 2 nicola crepax X Il ruolo di Mediobanca nell’economia italiana del secondo novecento

144 L’eredità del fascismo Modernizzazione zoppa Lo Stato imprenditore le Grandi famiglie imprenditoriali Le grandi società elettriche: Edison; Sade (G. Volpi); Sip (G.G. Ponti) quali centri di potere nel capitalismo italiano Bastogi e gli altri “enti Beneduce” (Icipu e Crediop) L’imprenditoria diffusa e sistemi locali

145 Le novità del Dopoguerra Il sistema democratico e i partiti di massa L’integrazione internazionale Il sistema fordista Il paradigma petrolifero

146 Il problema del credito alle imprese dopo il nascita di Mediobanca Gli altri istituti La borsa

147 Un capitalismo a suffragio ristretto “Azioni che si pesano e non si contano” Salotti buoni e grandi famiglie Grandi imprese monopoliste Settori dominati da poche medie imprese Resta immutata la prevalenza delle aree del Nord Ovest ma le aree NEC mostrano primi segni di dinamismo

148 Nazionalizzazione dell’energia elettrica e l’imprenditoria privata Le speranze nella creazione di nuovo impulso all’industria delle telecomunicazioni, dell’alimentare e della chimica Le acquisizioni non strategiche della Sme, della Sade e della Centrale Il polo chimico della Edison

149 La creazione di Montedison L’Eni di Eugenio Cefis (1962) Cambia il rapporto con i partiti L’espansione nella chimica Eni; Edison; Montecatini Montecatini-Edison (1966)

150 L’Olivetti abbandona per la prima volta il settore elettronico Roberto Olivetti guida un progetto ambizioso che pone l’azienda all’avanguardia nelle tecnologie elettroniche (1954) La Società Generale Semiconduttori L’Elea 9003 (1959) Il gruppo di salvataggio guidato da Mediobanca la morte di Adriano, le difficoltà finanziarie, la questione Underwood inducono alla cessione della divisione elettronica

151 Il gruppo di comando Il gruppo Fiat e l’Ifi Pirelli (Centrale) Falck Pesenti (Ibi) Bonomi Bolchini Moratti e Monti Ras Generali e Fondiaria Mediobanca

152 I Pesenti Pesenti “pigliatutto” Italmobiliare La Lancia Il ritorno negli anni ottanta al core business

153 Bastogi Bastogi principale “salotto buono” nel miracolo economico Sindona attacca Pesenti Sindona attacca Centrale e Bastogi L’intervento di Mediobanca

154 La Fiat del dopo Valletta La ristrutturazione del sistema gerarchico piramidale Mercato meno favorevole e crescita del costo del lavoro Fiat Holding Il ruolo di Mediobanca nell’affiancare la ristrutturazione

155 La Pirelli La Pirelli-Dunlop La ristrutturazione nell’orbita di Mediobanca Il tentativo di scalata alla Continental

156 Le speranze disattese di Montedison Un colosso della chimica europea La fusione impossibile Cefis scala la Montedison Le guerre parallele nella chimica (Eni e Montedison)

157 La chimica non trova un assetto stabile 1981 Mediobanca coordina la nascita di Gemina Il progetto di Schimberni e l’ascesa di Raul Gardini

158 2 nicola crepax XI Il quarto capitalismo

159 1999: le maggiori imprese italiane Ifi Eni Olivetti Enel Compart - Montedison

160 Le grandi imprese italiane Dieci società tra 4 e 10 miliardi di euro L’italia aveva poche grandi imprese Tre gestori di servizi pubblici Tre filiali di multinazionali Due ex Iri (Finmeccanica e Riva) Tre imprese industriali (Pirelli, Parmalat e Benetton)

161 Parmalat e Benetton Il quarto capitalismo Proiezione internazionale organizzazione policentrica e flessibile Specializzazione nel Made in Italy Marketing e innovazione di prodotto Campioni regionali Parmalat (90 consociate e 148 stabilimenti in 31 nazioni)

162 Le medie imprese Il capitalismo italiano cambia volto Fininvest e Omnitel Grande distribuzione Multinazionali alimentari Imprese della tradizione imprenditoriale (Italcementi, Gruppo Orlando, Hdp ecc. Quarto capitalismo

163 Il settore alimentare Barilla (quando i mulini erano bianchi…) Ferrero Cirio Veronesi Cremonini Famiglie, Holding, Multinazionali tascabili Sotto il miliardo di euro: piccole e specializzate

164 Tessile, abbigliamento e accessori Luxottica: internazionalizzazione e design Marzotto: da un paradigma all’altro Radici: diversificazione e autonomia Artsana: lo sviluppo trainato dal marketing Zegna e Zucchi

165 La moda 1950 l’alta moda romana Miracolo economico: Gucci, Ferragamo, Pucci, Roberta di Camerino Gli abiti “dozzinali” Prêt-à-porter e Mary Quant Max Mara, Missoni, Krizia, Armani Versace Ferré la giacca di Armani Empoio Armani

166 Il settore dell’arredamento Castiglioni, Zanuso, Bellini, Sottsass Cassini, B&B, Azucena, Poltronova, Artemide, Flos Natuzzi e il distretto meridionale Quarto capitalismo: bassa intensità di capitale, gamma ristretta e economie esterne

167 Settori ad alta intensità di capitale Chimica e Gomma Elettrodomestici (Ocean, Merloni e Candy) Carrozzieri Brembo Aprilia Miniacciaierie


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