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3 Pasqua (B) Luca 24, 35-47 3 Pasqua (B) Luca 24, 35-47 José Antonio Pagola Música:Guridi.

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2 3 Pasqua (B) Luca 24, Pasqua (B) Luca 24, José Antonio Pagola Música:Guridi

3 Non è facile credere in Gesù risuscitato. Alla fin fine è qualcosa che solo può essere colto e compreso a partire dalla fede che lo stesso Gesù sveglia in noi.

4 Se non sperimentiamo mai «dal di dentro» la pace e la gioia che Gesù infonde, è difficile che possiamo trovare «al di fuori» prove della sua risurrezione.

5 Luca descrivendoci l’incontro di Gesù risuscitato con il gruppo dei discepoli ci vuol dire questo. Tra i discepoli c’è di tutto.

6 Due di loro stanno raccontando come lo hanno riconosciuto cenando con Lui a Emmaus.

7 Pietro dice che gli è apparso. La maggioranza non ha avuto ancora nessuna esperienza. Non sanno cosa pensare.

8 Allora «Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: Allora «Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse:

9 La prima cosa per risvegliare la nostra fede in Gesù risorto è poter intuire, anche oggi, la sua presenza in mezzo a noi, e far circolare nei nostri gruppi, comunità e parrocchie la pace, la gioia e la sicurezza che dà il saperlo vivo, accompagnandoci da vicino in questi tempi per nulla facili per la fede. La prima cosa per risvegliare la nostra fede in Gesù risorto è poter intuire, anche oggi, la sua presenza in mezzo a noi, e far circolare nei nostri gruppi, comunità e parrocchie la pace, la gioia e la sicurezza che dà il saperlo vivo, accompagnandoci da vicino in questi tempi per nulla facili per la fede.

10 Il racconto di Luca è molto realistico. La presenza di Gesù non trasforma in un modo magico i discepoli. Alcuni si spaventano e «credono di vedere un fantasma». Nel cuore di altri «sorgono dubbi» di ogni tipo. Ci sono di quelli che «non riescono a credere per la gioia». Altri ancora sono «pieni di stupore». Il racconto di Luca è molto realistico. La presenza di Gesù non trasforma in un modo magico i discepoli. Alcuni si spaventano e «credono di vedere un fantasma». Nel cuore di altri «sorgono dubbi» di ogni tipo. Ci sono di quelli che «non riescono a credere per la gioia». Altri ancora sono «pieni di stupore».

11 Succede così anche oggi. La fede in Cristo risuscitato non nasce in modo automatico e sicuro in noi. Si va risvegliando nel nostro cuore in modo fragile e umile. All’inizio, è quasi solo un desiderio. Di solito, cresce circondata da dubbi e interrogativi: sarà possibile che sia vera una cosa così grande?

12 Secondo il racconto, Gesù rimane, mangia tra loro, e si dedica ad «aprire la loro mente» perchè possano comprendere quanto è accaduto. Vuole che diventino «testimoni», che possano parlare dalla loro esperienza, e predicare non in un modo qualsiasi, ma «nel suo nome».

13 È un processo che, a volte, può durare anni. Credere nel Risuscitato non è questione di un giorno.

14 Ciò che importa è il nostro atteggiamento interiore. Aver fiducia sempre in Gesù. Fargli molto più posto in ognuno di noi e nelle nostre comunità cristiane.

15 CREDERE PER ESPERIENZA PROPRIA Non è facile credere in Gesù risuscitato. Alla fin fine è qualcosa che solo può essere colto e compreso a partire dalla fede che lo stesso Gesù sveglia in noi. Se non sperimentiamo mai «dal di dentro» la pace e la gioia che Gesù infonde, è difficile che possiamo trovare «al di fuori» prove della sua risurrezione. Luca descrivendoci l’incontro di Gesù risuscitato con il gruppo dei discepoli ci vuol dire questo. Tra i discepoli c’è di tutto. Due di loro stanno raccontando come lo hanno riconosciuto cenando con Lui a Emmaus. Pietro dice che gli è apparso. La maggioranza non ha avuto ancora nessuna esperienza. Non sanno cosa pensare. Allora «Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». La prima cosa per risvegliare la nostra fede in Gesù risorto è poter intuire, anche oggi, la sua presenza in mezzo a noi, e far circolare nei nostri gruppi, comunità e parrocchie la pace, la gioia e la sicurezza che dà il saperlo vivo, accompagnandoci da vicino in questi tempi per nulla facili per la fede. Il racconto di Luca è molto realistico. La presenza di Gesù non trasforma in un modo magico i discepoli. Alcuni si spaventano e «credono di vedere un fantasma». Nel cuore di altri «sorgono dubbi» di ogni tipo. Ci sono di quelli che «non riescono a credere per la gioia». Altri ancora sono «pieni di stupore». Succede così anche oggi. La fede in Cristo risuscitato non nasce in modo automatico e sicuro in noi. Si va risvegliando nel nostro cuore in modo fragile e umile. All’inizio, è quasi solo un desiderio. Di solito, cresce circondata da dubbi e interrogativi: sarà possibile che sia vera una cosa così grande? Secondo il racconto, Gesù rimane, mangia tra loro, e si dedica ad «aprire la loro mente» perchè possano comprendere quanto è accaduto. Vuole che diventino «testimoni», che possano parlare dalla loro esperienza, e predicare non in un modo qualsiasi, ma «nel suo nome». Credere nel Risuscitato non è questione di un giorno. È un processo che, a volte, può durare anni. Ciò che importa è il nostro atteggiamento interiore. Aver fiducia sempre in Gesù. Fargli molto più posto in ognuno di noi e nelle nostre comunità cristiane. José Antonio Pagola


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