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Adda: una storia di socialità Il termine «adda» rinvia sia ad un luogo, quello dove ci si riunisce per parlare “spensieratamente in piacevole compagnia”,

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Presentazione sul tema: "Adda: una storia di socialità Il termine «adda» rinvia sia ad un luogo, quello dove ci si riunisce per parlare “spensieratamente in piacevole compagnia”,"— Transcript della presentazione:

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2 Adda: una storia di socialità

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4 Il termine «adda» rinvia sia ad un luogo, quello dove ci si riunisce per parlare “spensieratamente in piacevole compagnia”, sia all’attività stessa che nel luogo si svolge, e cioè “chiacchiere tra amici”.

5 In sintesi, scrive Chakrabarty, “adda è l’attività di un gruppo di amici che si riunisce per conversazioni lunghe, informali e non rigorose”.

6 Adda is a common Bengali word. It means a casual chat or conversation between friends or among a group. There is practically no age limit of people joining in an Adda. Take any Bengali area, roam around on streets on a weekend, you will come across these get- togethers for sure. These adda sessions last for hours. Topics vary from Poetry to Politics. [http://ayan.co.in/home/archives/46]

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8 Scrive Chakrabarty: «le conversazioni dell’adda si contrappongono all’idea di raggiungere un risultato preciso. […] L’introduzione di una finalità che potrebbe rendere la conversazione strumentale al raggiungimento di un obiettivo diverso dalla vita sociale dell’adda stesso ne ucciderebbe lo spirito e il principio».

9 Ancora: «In un adda tutti devono godere del medesimo status [...] E’ inevitabile che nella sfera della vita in cui ci si guadagna da vivere vengano fatte delle distinzioni fra le persone. Ma chi non può spogliarsi di quel senso di differenziazione come ci si spoglia dell’abito con cui si va in ufficio non conoscerà mai il sapore dell’adda».

10 Nel caso dello adda nel periodo coloniale, l’idea di una «controstoria» della modernità pare adeguata. Chakrabarty riporta molte critiche nei confronti dello adda da parte di funzionari britannici: si tratta infatti di un’attività che sottrae energia e tempo al lavoro, una sorta di resistenza locale alla cultura efficientistica che si intende diffondere.

11 Chakrabarty suggerisce che l’adda sia una pratica specificamente bengalese, e che la sua esistenza e la sua storia siano qualcosa che con le categorie delle scienze sociali europee è difficile affrontare.

12 E’ possibile tuttavia mettere a confronto con l’adda la conversazione in salotto di cui parla Georg Simmel in La socievolezza (1917)

13 La socievolezza (Geselligkeit) è una forma di interazione che non serve che a sé.

14 La conversazione «socievole» non ha altri scopi che l’intrattenimento reciproco, è un’ «arte» ed un «gioco». Quasi tutte le caratteristiche che Simmel le attribuisce corrispondono a quelle dello adda.

15 Quanto al nostro discorso sulla generalizzabilità dei concetti delle scienze sociali, pare che il concetto di Geselligkeit sia adeguato sia alla conversazione socievole di cui parlava Simmel, sia allo adda di cui parla Chakrabarty, e a molti altri fenomeni comunicativi in cui l’interazione è fine a se stessa.

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20 Chat!

21 A permettere la generalizzabilità del concetto di socievolezza è il grado di astrazione a cui Simmel si situa nelle opere dedicate all’elaborazione di quella che egli chiama una “sociologia delle forme”: le forme infatti prescindono dai contenuti (come l’idea di triangolo, per intenderci, prescinde dagli oggetti cui può riferirsi), e dunque per definizione intendono valere in contesti diversi

22 Ma conta anche il quadro teorico a cui si fa riferimento. Questo deve comprendere dichiaratamente la possibilità che la vita resista al concetto, e chieda dunque che ogni concetto sia incessantemente rimesso alla prova.

23 Per Simmel, nessun concetto è definitivo: ma è proprio grazie a questa modestia, a questa risoluta affermazione della propria limitatezza e del proprio essere condannato al superamento, che il suo pensiero si presta al confronto ripetuto con la vita che intende descrivere. E’ è questa consapevolezza dei propri limiti che rende i concetti disponibili all’analisi transculturale.

24 Diversi contesti possono dare alle pratiche orientate alla socievolezza significati e funzioni differenti. E possono favorire o meno lo svilupparsi di queste pratiche in pratiche comunicative diversamente orientate.

25 Scrive Chakrabarty che lo adda tradizionale tende nell’India del Novecento a trasformarsi in qualcosa di diverso, capace di ospitare discussioni volte ad un fine esplicito e attinenti dichiaratamente questioni di rilevanza collettiva (politica). Ciò significa che lo spazio discorsivo dello adda viene ad assomigliare a quello definito da Habermas con il concetto di «sfera pubblica».

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27 La sfera pubblica (Öffentlinchkeit) è uno spazio di conversazioni in cui i cittadini discutono liberamente, razionalmente e tra pari questioni di rilevanza collettiva, offrendo le proprie argomentazioni a un giudizio di validità intersoggettivo. E’ un aspetto importante della modernità politica occidentale: lo spazio in cui si forma l’opinione pubblica.

28 Si tratta di un tipo di conversazioni entro cui gli interlocutori agiscono temporaneamente come se avessero uguale diritto di parola, mettendo a confronto pubblicamente le proprie rappresentazioni e i propri giudizi sul mondo in comune.

29 La sfera pubblica non è un luogo fisico, ma ha bisogno di luoghi in cui dispiegarsi. All’inizio dell’età moderna, in Europa, tali luoghi sono stati essenzialmente i caffè: luoghi aperti al pubblico entro cui si conversa con sconosciuti.

30 I caffè sono sempre stati luoghi polifunzionali: luoghi di scambi di informazioni e di svago, luoghi di sfera pubblica e di socievolezza.

31 La storia dei caffè (e di tutti i luoghi analoghi, variamente denominati, che permettono l’interazione in pubblico fra sconosciuti) è una parte importante della storia sociale europea.

32 I caffè sono luoghi di libera discussione, dove la conversazione può svolgersi in una situazione sostanzialmente aperta, e dove, come nei salotti ma senza le costrizioni di questi ultimi, si conversa per amore della conversazione e lo scambio discorsivo diventa l’attività principale.

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37 Istanbul, XVIII secolo

38 Turchia, XIX secolo

39 Algeri

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41 Nei caffè e in luoghi analoghi si possono dispiegare conversazioni orientate alla formazione di un’opinione pubblica e conversazioni orientate alla socievolezza, e altre ancora.

42 In aree geografiche e in momenti storici diversi, caffè e luoghi analoghi hanno svolto funzioni diverse.

43 La storia dei caffè invita a ridisegnare in parte il concetto habermasiano di sfera pubblica per renderlo disponibile a contesti diversi da quello in cui è sorto.

44 La sfera pubblica è una rete di discorsi attraverso i quali i membri di una certa collettività definiscono che cosa è di rilevanza collettiva e ne discutono, rinunciando a imporre i propri argomenti con la forza.

45 Tali discorsi corrispondono a un tipo di conversazioni entro cui gli interlocutori agiscono temporaneamente come se avessero uguale diritto di parola, mettendo in scena e a confronto pubblicamente le proprie rappresentazioni e i propri giudizi sul mondo comune.

46 Il carattere pubblico di questa sfera deriva sia dai temi trattati, sia dal fatto che i discorsi si collocano in pubblico, cioè davanti a terzi capaci di incarnare l’istanza che giudica della validità delle posizioni in gioco.

47 Il significato e le funzioni dei luoghi dipendono da chi concretamente li abita. Quanto alla sfera pubblica, caffè e luoghi analoghi favoriscono la disposizione delle persone a parlare e a discutere di ciò che collettivamente si ritiene rilevante, a scambiarsi idee e a formarsi opinioni, ma questa disposizione si attiva solo quando le persone hanno l’interesse, la capacità e la volontà di farlo.


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