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Corso di Integrazione Europea e politiche pubbliche anno accademico 2012-13 La politica di coesione.

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Presentazione sul tema: "Corso di Integrazione Europea e politiche pubbliche anno accademico 2012-13 La politica di coesione."— Transcript della presentazione:

1 Corso di Integrazione Europea e politiche pubbliche anno accademico La politica di coesione

2 politica strutturale, volta a conseguire l’obiettivo che il Trattato di Roma definiva uno sviluppo armonioso, e che dall’Atto Unico definirà coesione economica e sociale. Redistributiva : da regioni più ricche a quelle più povere Impatto elevato su bilancio UE -  oggi circa 1/3 La politica di coesione

3 La governance della politica di coesione (post 1988) -modalità intergovernativa- ancora oggi nella definizione del budget (prospettiva finanziaria); Commissione- ruolo rilevante di agenda setting. Poteri regolamentari estesi Multi-level governance – nella programmazione e implementazione dei programmi investiti governi regionali e nazionali e il livello europeo

4 I finanziamenti fino al 1988 Sono conferiti ai governi nazionali, pro quota, che li gestiscono autonomamente e spesso li utilizzano per finanziare iniziative già avviate.

5 I fondi strutturali La politica di coesione della Comunità si avvale dei seguenti tipi di fondi :  Il Fondo Sociale Europeo (liv.Regionale)  Fondo Europeo per lo Sviluppo regionale (liv.regionale)  Il Fondo Europeo di Orientamento e Garanzia per l’Agricoltura (FEOGA)  dal 2007 Fondo Europeo per lo Sviluppo Rurale (liv.reg.) A questi si aggiungono, rispettivamente nel 1992 e nel 1993 :  Il Fondo di Coesione (liv.s.m.)  Lo Strumento finanziario per l’orientamento nella pesca(liv.reg.)

6 Sviluppi pre FSE FSE stabilito dal Trattato di Roma istituito nel 1958 Nei primi anni dedicato a disoccupazione strutturale e sottoimpiego  beneficiari soprattutto Italia (migrazioni Sud-Nord) e Germania Budget quadruplicato nel 1971 e estesa platea beneficiari (donne, giovani, migranti, lavoratori industrie in declino) > vincolato 75% per disoccupazione giovanile; 40% del resto per regioni sfavorite

7 Riforma del 1975 Solo nel 1973 viene lanciata una vera politica regionale con la creazione del Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale (FESR). Scenario: ingresso UK (contribuente netto alla PAC, ma con regioni arretrate ): Rapporto Werner sottolinea le disparità regionali e mercato interno;. Accordo raggiunto nel marzo 1975 che vara il Fondo: prevede il cofinanziamento al 50% di progetti per le regioni identificate; distribuzione poco concentrata dei finanziamenti (riguarda 60% della area della CE) Beneficiari netti :IT,UK, IR

8 Riforme 1979 e 1984 Proposte della Commissione che i finanziamenti FESR non vengano più distribuiti pro quota ai governi nazionali respinte dal Consiglio (solo 5% per progetti specifici) Proposte di riforma radicale presentate da Commissione in 1981 e 1983 respinte da CdM; limitati a 11,3% fondi non a quota; fondi allocati sulla base di programmi stesi a livello nazionale (ma solo per il 20%)

9 La riforma del 1988: il contesto Accesso alla CE dei paesi dell’Europa del Sud a più basso livello di sviluppo Rischio che la costruzione del mercato unico esasperi il divario tra le regioni più ricche e le regioni più povere Coesione incluso come obiettivo nell’AU

10 I contesto della riforma del 1988 Crescita del finanziamento, che nel 1988 è raddoppiato e poi continua a crescere Unificazione dei fondi principali (FSE,FEOGA e Fondo europeo di sviluppo regionale) Fissati 4 principi di base per i fondi: concentrazione addizionalità programmazione parternariato

11 CONCENTRAZIONE Politiche sono centrate su regioni-obiettivo in condizioni di particolari difficoltà identificate in base a precisi parametri. La maggior parte dei fondi è destinata alle regioni OBIETTIVO 1, il cui PIL pro capite è inferiore al 75% della media comunitaria Il 9% dei fondi e’ dedicata alle INIZIATIVE COMUNITARIE dirette a obiettivi specifici individuati da Commissione (INTERREG, URBAN, LEADER)

12 ADDIZIONALITA’ »I fondi europei sono aggiuntivi rispetto a fondi nazionali, non sostitutivi di fondi nazionali. Cofinanziamento

13 PARTERNARIATO l’accesso ai fondi richiede una strategia di intervento concordata tra la Commissione, i governi nazionali e le regioni eleggibili (parternariato verticale ) e al livello regionale era richiesta la costruzione di parternariati tra i settori pubblico, privato e in alcuni casi il terzo settore (parternariato orizzontale).

14 PROGRAMMAZIONE i finanziamenti sono concessi sulla base di programmi pluriennali complessivi ( piuttosto che a una pluralità d’iniziative singole tra loro non coordinate, come avveniva in passato). I programmi nazionali sono adottati dalla Commissione sulla base dei “ Quadri Comunitari di Sostegno ” esito della negoziazione tra la Commissione e i governi nazionali, a partire dai Piani di Sviluppo Regionale elaborati dai governi nazionali in parternariato con i governi regionali. Il processo di programmazione fu semplificato con la riforma del 1993, che prevedeva la presentazione da parte dei governi nazionali di un Documento Unico di Programmazione (DOCUP), con una riduzione del ruolo della Commissione nella programmazione.

15 La politica strutturale e la governance a più livelli Si crea un sistema di governance a più livelli :in molti settori di politica pubblica, e nella politica regionale in particolare, il livello di governo europeo, della Commissione, era in grado di agire con elevati livelli di autonomia e mettendo in moto procedure decisionali e di attuazione delle politiche che coinvolgevano direttamente una moltitudine di attori, tra i quali i governi regionali e locali.

16 PRINCIPI DI GESTIONE DEI FONDI STRUTTURALI Con la riforma dei fondi strutturali vengono introdotti principi per la gestione dei programmi sconosciuti o poco praticati in molte amministrazioni regionali e locali: programmazione, parternariato, valutazione e monitoraggio. (cfr. studi su regioni italiane)

17 FONDI STRUTTURALI (riforma 1999 ) Fondo di sviluppo regionale(FSR)Infrastrutture occupazione pmi Fondo Sociale Europeo(FSE)Politiche attive del lavoro Sezione guida del fondo di Guida e garanzia per agricoltura (FEOGA) Sostegno agli agricoltori e sviluppo rurale Strumento finanziario per la guida alla pesca (SFGP) Ristrutturazione flotta da pesca Fondo di coesione (FC)Progetti ambientali e di trasporti in regioni con PIL>90% media UE PHARERistrutturazione economie PECO SAPARDAgricoltura sviluppo rurale PECO ISPAPolitiche strutturali di pre-accesso Iniziative comunitarieInterreg, Leader, Equal, Urban

18 Gli “obiettivi” dei fondi strutturali OBIETTIVO 1Infrastrutture e incoraggiamento a attività economiche nelle regioni arretrate (PIL pro capite < 75% media UE) OBIETTIVO 2Sostegno alla ristrutturazione economica e sociale in aree affette da declino industriale o rurale OBIETTIVO 3Modernizzazione dell’educazione e sostegno all’impiego (tutte le regioni purché non eleggibili per obiettivi 1 o 2)

19 Le iniziative comunitarie :programmi avviati dalla Comunità per promuovere la cooperazione tra regioni nella risoluzione di problemi comuni INTERREG III Iniziative transfrontaliere URBAN II Iniziative per la rigenerazione di aree urbane LEADER+ Sviluppo sostenibile nelle aree rurali EQUAL Rimozione di diseguaglianze e discriminazioni sul mercato del lavoro

20 Allocazione della spesa per la politica di coesione ( ) Fondi strutturali91,5% all’Obiettivo 170% alle Iniziative comunitarie5% ad altri1,0 Fondi di coesione8,5%

21 La sfida dell’allargamento per la politica di coesione Il reddito medio pro capite dei PECO entrati nel 2004 è il 46% di quello comunitario. Il 92% della popolazione vive in regioni con un reddito inferiore al 75% della media comunitaria, due terzi in regioni in cui è inferiore al 50% della media comunitaria. L’ingresso di paesi nettamente più poveri fa scendere il reddito medio della UE e di conseguenza gran parte delle regioni dei 15 eleggibili ai finanziamenti comunitari prima dell’allargamento, rischiano di venire escluse dall’eleggibilità ai finanziamenti dopo l’allargamento (“effetto statistico”)

22 Le buone ragioni politiche per il mantenimento della politica di coesione La politica di coesione è probabilmente l’aspetto più visibile dell’impatto positivo della Ue sulla vita dei cittadini degli s.m. (legittimità dell’output) L’integrazione europea è incompatibile con la presenza di un gap di sviluppo troppo grande tra nuovi e vecchi membri L’allargamento non dovrebbe generare conflitti tra vecchi e nuovi beneficiari delle politiche strutturali

23 EFFETTI DELL’ALLARGAMENTO SULLA POLITICA DI COESIONE (con le regole per ) Tutti i nuovi s.m. e quasi tutte le regioni che li compongono sarebbero stati eleggibili per i fondi di coesione e l’obiettivo 1 dei fondi strutturali. L’ingresso di nuovi s.m. avrebbe fatto abbassare il reddito medio UE del 16% circa: Irlanda e Spagna non avrebbero potrebbero più beneficiare dei fondi di coesione e una buona parte delle regioni del sudeuropa eleggibili per l’obiettivo 1 nel non lo sarebbero più state(“effetto statistico”). L’esito combinato sarebbe stato una crescita del 34% della spesa per fondi strutturali, che non avrebbe fatto sforare il tetto del 1,27% del PIL al bilancio comunitario ma generato conflitti tra paesi

24 La riflessione sulla politica strutturale La posizione della Commissione 1 Rapporti della Commissione ( ) Mantenimento della centralità delle poltiche strutturali anche dopo l’allargamento Finanziamento minimo 0,45% del PIL Continuare le politiche di coesione anche nelle aree deboli dei 15 per evitare conflitti tra vecchi e nuovi s.m. Mantenimento delle regioni come destinatarie dei finanziamenti Mantenimento del criterio del 75% del PIL per definire le regioni eleggibili (obiettivo 1)

25 La riflessione sulla politica strutturale La posizione della Commissione 2 Mantenere interventi anche per altre regioni e incoraggiare iniziative di particolare interesse comune Messa in coerenza tra le politiche di coesione, quelle della concorrenza e quelle del lavoro Mantenimento dei 5 principi della p. di coesione Riforma dei meccanismi di attuazione con migliore definizione delle competenze dei livelli di governo

26 La riflessione sulla politica strutturale Viene inizialmente esclusa ogni ipotesi di ri-nazionalizzazione delle politiche strutturali Ribadita l’efficacia di stabilire principi comuni per le politiche di sviluppo locale Ribadita l’importanza di favorire la costruzione di reti tra le regioni per favorire lo scambio di esperienze e l’apprendimento

27 Le altre istituzioni PE, Comitato delle Regioni, Comitato Economico e Sociale Sono sulle posizioni della Commissione

28 Le posizioni degli s.m. I “cohesion countries” Spagna  sostiene un accrescimento della dotazione finanziaria della politica di coesione per evitare che le aree colpite dall’”effetto statistico” perdano con l’allargamento risorse necessarie per colmare il ritardo di sviluppo. Italia  contro la ri-nazionalizzazione delle politiche e per il mantenimento degli aiuti anche per le regioni in ritardo dei 15

29 Le posizioni degli s.m. Per il superamento del modello esistente e per la ri- nazionalizzazione delle politiche (autonomia dei governi) UK  maggiore libertà di scelta dei governi di scegliere aree da finanziare e progetti; livello comunitario si deve limitare a fissare obiettivi generali, modellati su quelli di Lisbona, e a favorire apprendimento e scambio di buone prassi NL  riforma radicale e superamento del carattere regionale della politca SV  superamento dei principi della politica strutturale

30 Le posizioni degli s.m. Germania : Divisa tra Laender orientali (beneficiari di coesione) e laender più ricchi che chiedono una riduzione Non c’è una posizione ufficiale del governo, ma un think tank ad esso vicino, il Deutsch Institut fuer Wirtschafsforshuung (DIW) sostiene che occorra una maggiore concentrazione degli aiuti nelle regioni in ritardo di sviluppo.

31 Rapporto Sapir (2003) Ridurre gli obiettivi a 2 : –Assistenza agli stati meno prosperi per i miglioramento delle capacità istituzionali e amministrative –Sostegno agli investimenti in capitale fisico e umano –Sostegno alle ristrutturazioni industriali Ridurre i Fondi a 3: –Per la crescita economica –Per la convergenza –Per la ristrutturazione

32 Riforma della politica strutturale- La proposta della Commissione Aumentare dotazione finanziaria OBIETTIVO CONVERGENZA Eleggibilità:  regioni “convergenza”(>75% )ex- ob1;regioni ultraperiferiche; regioni “effetto statistico”( supererebbero 75% come esito dell’abbassamento del PIL medio in seguito all’allargamento); Regioni eleggibili fondo di coesione (>90%) OBIETTIVO COMPETITIVITA’  regioni phasing- in (superato >75% senza effetto statistico nel )e altre

33 Riforma della politica strutturale e agenda dell’Unione Europea La questione della riforma della politica di coesione per il 2006 si intreccia con altre 2 questioni dell’agenda europea: La definizione della Prospettiva Finanziaria La revisione dell’Agenda di Lisbona

34 Prospettiva Finanziaria Documento pluriennale di programmazione finanziaria (analogo al DPEF italiano) Precisa l’ampiezza massima e la composizione delle spese prevedibili Proposta della Commissione deve ottenere il consenso del Consiglio e del PE

35 Prospettiva finanziaria –Proposte Commissione Budget 1,27 % del PIL (+35% ) CRESCITA SOSTENIBILE -competitività -coesione Preservazione e gestione delle risorse naturali PAC e sviluppo rurale Cittadinanza (III pilastro) Unione Europea come Partner mondiale Politica estera e di vicinato, cooperazione allo sviluppo Spese amministrative

36 L’Agenda di Lisbona Concordata nel marzo 2000 al Consiglio Europeo di Lisbona “fare dell’Europa l’economia fondata sulla conoscenza più competitiva del mondo” Fissazione di targets: occupazione (70% complessivo 60%F), ricerca (3% pil) inclusione sociale, istruzione (es:dimezzare la dispersione scolastica) Strumenti per la realizzazione : stimolo a riforme economiche e sociali a livello nazionale (coordinamento aperto), mercato unico, politiche per la ricerca e tecnologia

37 Revisione dell’agenda di Lisbona Rapporto Kok (2004) DIAGNOSI:Raggiungimento degli obiettivi occupazionali lontano nonostante crescita di occupazione Mancati gli obiettivi quanto a investimenti in RT, istruzione Mancanze nel funzionamento del mercato interno Effetti e prospettive negative legate al cambiamento demografico (carico sui sistemi pensionistici, carenza di f.l. e necessità di una politica dell’immigrazione)

38 Revisione dell’agenda di Lisbona Rapporto Kok (2004) PRESCRIZIONI: Associare all’ azione degli stati incentivi finanziari dal bilancio dell’Unione Accrescere l’impegno degli stati attraverso un forte parternariato per la crescita e l’occupazione che includa le regioni e le parti sociali Migliorare l’implementazione a livello nazionale attraverso piani d’azione nazionali integrati per le riforme (approccio strategico).

39 Messa in coerenza (streamlining ) delle politiche Occorre che il nuovo bilancio europeo contribuisca meglio alla realizzazione della Strategia di Lisbona Occorre mettere in coerenza le diverse politiche, in particolare la politica di coesione, con la strategia di Lisbona

40 Le posizioni degli stati sulla prospettiva finanziaria Gruppo dei 6 (dicembre 2003) >Francia,Svezia, Olanda, Inghilterra, Germania, Austria reclama che il nuovo budget non superi l’1% del PIL comunitario Spagna, Portogallo, Grecia, Polonia e Belgio sostengono le proposte della Commissione Italia difende la politica di coesione(che dovrebbe essere finanziata attraverso tagli ad altri capitoli di spesa) pur essendo sensibile alla questione del contenimento del bilancio

41 Trattative sul bilancio Il Parlamento approva nel 2005 le proposte della Commissione con una lieve riduzione quanto alle spese La trattativa tra gli stati membri fallisce al Consiglio Europeo di Bruxelles del 2005 e a quello di Lussemburgo del giugno 2006 per l’intransigenza del governo inglese sulla questione dei “rebates” britannici  stallo della politica di coesione per l’ incertezza finanziaria Un accordo viene raggiunto sotto la presidenza inglese nel dicembre 2006 su un ammontare dell’1,045% del PIL comunitario

42 New Budget Structure: Cohesion Policy gains 2006 vs in %

43 EU Financial Perspectives Presidency conclusions of 19 December 2005: Financial Table COMMITMENT APPROPRIATIONS BY HEADING In billion of EUR, at 2004 prices In % 1a. Competitiveness for growth and employment72.18,4% 1b. Cohesion for growth and employment ,7% 2. Preservation and management of natural resources ,1% of which market-related expenditure ,0% 3. Citizenship, freedom, security and justice (excl. EUSF)10.31,2% 4. The EU as a global partner (excl. EDF)50.05,8% 5. Total administrative expenditure50.35,8% 6. Compensations BG/RO0.80,1% Total commitments862.4 In % of EU-27 GNI1.045%

44 Objectives, Structural Funds and instruments ERDFESF Cohesion Fund Convergence Regional Competitiveness and Employment European territorial Cooperation ERDF ESF infrastructure, innovation, investments etc. vocational training, employment aids etc. MemberStates with a GNI/head below 90% environmental and transport infra- structure, renewable energy all Member States and regions ObjectivesStructural Funds and instruments

45 Concentrazione: confronto e

46 Programmes and Instruments EligibilityPrioritiesAllocations Cohesion Policy Objectives Budget: EUR bn (0.37% of EU-GNI) Convergence objective 81.7% (EUR bn) Regional and national programmes ERDF ESF Cohesion Fund including phasing-out Regions with a GDP/head  75% of average EU25 Statistical effect: Regions with a GDP/head  75% of EU15 and >75% in EU25 Member States GNI/head  90% EU25 average innovation; environment/ risk prevention; accessibility; infrastructure; human resources; administrative capacity transport (TENs); sustainable transport; environment; renewable energy 57.6% EUR bn 4.1% EUR bn 20.0% EUR bn Regional competitiveness and employment objective 15.8% (EUR bn.) Regional programmes (ERDF) and national programmes (ESF) Member States suggest a list of regions (NUTS I or II) "Phasing-in" Regions covered by objec- tive 1 beween and not covered by the convergence objective Innovation environment/risk prevention accessibility European Employment Strategy 15.5% EUR 38.4 bn 3.4% EUR bn European territorial co-operation objective 2.44% (EUR 7.5 bn.) Cross-border and transnational programmes and networking (ERDF) Border regions and greater regions of transnational co-operation innovation; environment/ risk prevention; accessibility culture, education of which: 77.6% cross-border 18.5% transnational 3.9% interregional + ENPI

47 Obiettivo convergenza –regioni eleggibili Regioni convergenza  PIL pro capite <75% media comunitaria Regioni phasing-out -> soggette a “effetto statistico”per l’allargamento, quindi con un PIL pro capite >75% della UE25 ma < 75% UE15(eleggibili per un periodo transitorio) Regioni coesione-> le regioni degli stati membri il cui PNL pro capite è <90% della media UE (eleggibili per un periodo transitorio); riferimento è reddito nazionale, non della regione Per UE15 il 60% dei finanziamenti è vincolato agli obiettivi della Strategia di Lisbona;volontario per gli altri

48 Obiettivo competitività -occupazione Copre tutte le regioni non eleggibili per convergenza in particolare: Le regioni pahsing-in-regioni obiettivo 1 nel ma il cui PIL pro capite è cresciuto a superare il 75% UE15. Regioni competitività-occupazione- che non ricadono nelle categorie precedenti; quasi tutte nei vecchi s.m. Sono i governi nazionali a decidere quali delle loro regioni sono eleggibili 75% dei fondi vincolati a obiettivi di Lisbona

49 LISBONIZZAZIONE della politica strutturale Vincolo dei fondi al perseguimento degli obiettivi della Strategia di Lisbona: 60% ob. Convergenza per i 15, volontario per altri 70% ob. competitività

50

51 Le regioni beneficiarie _en.htm

52 Concentrazione Resta la priorità delle regioni in ritardo di sviluppo (81,54% del budget a convergenza) Non c’è però forte concentrazione sulle aree più arretrate (30% dei fondi convergenza a phasing out ; competitività e occupazione riguarda tutte; anche cooperazione territoriale) Destinazione fortemente vincolata da obiettivi di Lisbona

53 Programmazione- Confronto e Piano di Sviluppo Quadro Comunitario di Sostegno Piani Operativi (POR) Documento Unico di Programmazione (Docup) Complemento di Programmazione Linee guida strategiche comunitarie Quadro Strategico di Riferimento Nazionale Piani Operativi

54 Programmazione-La riforma degli strumenti Adozione a livello comunitario, su proposta della Commissione e con decisone del Consiglio, di Linee Guide Strategiche che orientino l’attività programmatoria degli s.m. I Quadri di Riferimento Strategico Nazionali definiscono le priorità nazionali in accordo con le linee guida( per gli obiettivi Convergenza e Competitività ): contengono un’indicazione e una giustificazione, sulla base dei problemi e dei trend di sviluppo, degli elementi fondamentali della strategia nazionale, dei POR, dell’allocazione finanziaria annuale per ciascun fondo e del coordinamento con programmi finanziati da altri fondi europei, del contributo alla realizzazione degli obiettivi di Lisbona. POR a livello regionale. Declinano obiettivi del Quadro Nazionale. Sono riferiti a un solo obiettivo e finanziati da un solo fondo: analizzano le aree eleggibili, giustificano le priorità nei termini degli obiettivi strategici nazionali e comunitari, la lista dei progetti principali, piani di finanziamento. La Commissione li valuta tenendo conto della congruenza con i quadri di riferimento strategici

55 Linee guida strategiche comunitarie Presentate dalla Commissione nel luglio 2006-Adottate dal Consiglio (VMQ) 3 priorità: Rendere l’Europa e le sue regioni più attraenti per gli investimenti e il lavoro Migliorare la conoscenza e l’innovazione ai fini della crescita Più posti di lavoro e migliori

56 Cambiamenti principali nella programmazione Semplificazione degli strumenti di programmazione, ridotti a 3 Un struttura gerarchica, con una forte enfasi sugli obiettivi di Lisbona. Riferimento esplicito nelle Linee Guida Strategiche e nei Quadri di Riferimento Nazionale alle Linee Guide Integrate per la Crescita e l’Occupazione della Strategia di Lisbona e ai Piani Nazionali di Riforma. L’influenza della Commissione si sposta dal livello dei programmi a quello della strategia

57 Equilibrio nazionale-sovranazionale Riforma risponde alle richieste degli s.m. alla Commissione di semplificazione burocratica e di decentralizzazione delle responsabilità Commissione mantiene un ruolo strategico e di assicurare il collegamento tra politica di coesione e Strategia di Lisbona, che diventa un tema sempre più importante dalla mid-term review del Con l’introduzione del “follow-up strategico” gli s.m. sono tenuti a rendere annualmente conto dei progressi ottenuti attraverso la politica di coesione nel perseguimento degli obiettivi di Lisbona

58 Addizionalità Principio rimane, ma limitato a Obiettivo Convergenza

59 Parternariato Inserimento principio nella riforma del 1988  Apre scenari di Multi-level governance e relazioni dirette tra governi sub-nazionali e Commissione “by-passando” i governi degli s.m.. In base al regolamento del 1999 il parternariato poteva includere: autorità regionali e locali, parti sociali, altri organismi rilevanti rispetto al programma. Parternariato riguarda tutte le fasi del programma

60 Parternariato Dal punto di vista legale rafforzato: -si parla di “stretta cooperazione” anziché di “consultazione” -estesa gamma di possibili partner (parternariato orizzontale)che include:autorità regionali, locali, cittadine e altre autorità pubbliche; parti sociali;qualsiasi altro organismo appropriato che rappresenti la società civile, i gruppi ambientalisti, NGO e organismi di promozione della parità tra uomini e donne. Il coinvolgimento riguarda tutte le fasi, ma non il finanziamento, e viene riferito in particolare alle regioni

61 Parternariato (II) Sono gli s.m. che devono indicare i partner potenziali da includere e non sono vincolati ad includere i partner potenziali indicati nelle regole generali Il ruolo maggiore degli stati nella definizione dei programmi riduce lo spazio per una relazione diretta tra la Commissione e le autorità regionali. Spazio limitato per un empowerment di autorità regionali e locali, specie nei nuovi s.m. che hanno una struttura piuttosto centralizzata

62 Conclusioni La Commissione riesce a rilegittimare la politica di coesione collegandola alla strategia di Lisbona Riesce a mantenere influenza collocandosi al livello di definizione delle priorità strategiche, rispondendo alla domanda di decentramento delle responsabilità e semplificazione amministrativa degli s.m.

63 La politica di coesione e la crisi finanziaria Comunicazione della Commissione 16 dicembre 2008 Concessione di anticipi nei finanziamenti a partire dall’inizio del 2009 Utilizzazione delle risorse della politica di coesione per contrasto a disoccupazione (flexecurity,occupabilità, ridirezionare risorse FSE su gruppi più vulnerabili, miglioramento delle istituzioni del mercato del lavoro) Garantire finanziamento soprattutto a PMI Concentrare investimenti in infrastrutture e in risparmio energetico

64 Incidenza della politica di coesione sul budget europeo

65 PERCHE’ LA PERFORMANCE DI ALCUNE REGIONI EUROPEE E’ SUPERIORE A QUELLA DI ALTRE? L’indice di qualità del governo

66 QoG in Europe: National Level Variation

67 Quality of Government 2 Regional Differences (18 countries): Blue high QoG  Yellow low QoG

68 Result: Combined E.U. Quality of Government Index 181 political units

69 Sub-national Variation in EU countries Variance by Country

70 La riforma Fiona Wishlade, European Policies Research Centre, University of Strathclyde 10 pdf

71 Scenario della riforma Crisi Economica Trattato di Lisbona- Art 174 ‘rafforzamento della coesione territoriale” Revisione del bilancio (2007-8) – ‘necessità di riforme radicali, e di concentrarsi su competitività, ambiente ed energia Europe 2020 (2010)sviluppo intelligente,sostenibile e inclusivo

72 Key issues –Definire con chiarezza gli obiettivi di policy : occorre dare la priorità alla riduzione delle disparità economiche e sociali oppure dare la priorità alla competitività e a obiettivi più ampi? –Efficacia : l’impatto ? –Ampiezza : ci sono margini per ridurre i pagamenti dei contributori netti? –Destinatari e criteri di allocazione : regioni povere, stati poveri, tutte le regioni? –Governance: burocrazia vs responsabilizzazione e semplificazione. Fiona Wishlade, European Policies Research Centre, University of Strathclyde 10

73 Aspetti chiave della proposta New geography Refocused spending Repackaged objectives Further thematic concentration Territorial dimension

74 Proposta di bilancio UE roposte "ambiziose ma realistiche" presentate dalla Commissione a giugno 2011 per il Quadro finanziario pluriennale (QFP) Politica di coesione 33% (336 miliardi di euro) Meccanismo per collegare l'Europa 4% (40 miliardi di euro) Altre politiche (agricoltura, ricerca, politiche esterne ecc.) 63% (649 miliardi di euro)

75 8 febbraio 2013 raggiunto accordo in Consiglio per un budget per la politica di coesione di 325 miliardi di euro, anche a fronte di generale riduzione budget.

76 Obiettivi Investment for growth and jobs (ERDF, ESF, CF) European territorial cooperation (ERDF)

77 Regioni destinatarie F_111111_B.pdf Allocazione fondi (% budget coesione) Regioni sottosviluppate : 68,7 Regioni in transizione 11,6 Regioni sviluppate 15, 7

78 Programmi per la cooperazione interregionale Programmi per le città (Urbact)

79 Fondi per coesione territoriale Rafforzamento interventi nelle politiche per le aree urbane

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82 Maggiore coerenza nell'impiego dei fondi UE disponibili Ampia strategia di investimento: conforme agli gli obiettivi di Europa 2020: Coerenza con i programmi nazionali di riforma Coordinamento: politica di coesione, sviluppo rurale, fondi per gli affari marittimi e la pesca Obiettivi e indicatori per la misurazione dei progressi verso il conseguimento degli obiettivi di Europa 2020 Efficacia: Introduzione di un quadro di riferimento dei risultati Efficienza: consolidamento della capacità amministrativa, riduzione della burocrazia Programmi operativi Contratto di partenariato Quadro strategico comune

83 Performance Performance: ex post conditionality I programmi devono definire obiettivi precisi e misurabili (valutazione) il 5% dei fondi è destinato a una riserva che premi la performance _ Tale riserva verrà allocata nel 2019 sulla base dei progressi realizzati verso gli obiettivi del programma I programmi che non realizzano gli obiettivi non accedono alla riserva. Le somme che restano dopo l’allocazione costituiscono un bonus per i best performing programmes o sono utilizzati per realizzare specifici obiettivi in termini di competitività e crescita.


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