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Prima di ogni cosa Gesù ha bisogno di riservarsi un tempo ed uno spazio fisico in cui sostare e raccogliersi in preghiera... Infatti, guardando al nostro.

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Presentazione sul tema: "Prima di ogni cosa Gesù ha bisogno di riservarsi un tempo ed uno spazio fisico in cui sostare e raccogliersi in preghiera... Infatti, guardando al nostro."— Transcript della presentazione:

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2 Prima di ogni cosa Gesù ha bisogno di riservarsi un tempo ed uno spazio fisico in cui sostare e raccogliersi in preghiera... Infatti, guardando al nostro Maestro, vediamo che per lui la preghiera non solo è importante, ma viene prima e impregna tutte le attività! Gesù cerca sempre, ed in ogni modo la relazione a tu per tu con il Padre.

3 Anche Gesù ha dei ritmi di vita che possiamo definire “frenetici”, eppure vediamo che la preghiera gli è necessaria, e perciò non sottrae mai il tempo all’orazione, anzi!, ne difende la sacralità a tutti i costi. Vediamo come egli ad un tratto congeda le folle, poiché deve pregare... Se infatti diventiamo poveri di Dio, come potremo aiutare i più poveri? Saremmo troppo poveri per aiutare i poveri! Occorre, dunque, che creiamo un rapporto con il Padre che non sia saltuario o legato al sentimento, ma continuo e quotidiano. E, aiutati da chi ci segue nel cammino, dobbiamo individuare nella nostra giornata l’intervallo di tempo da considerare sacro al Signore!

4 Gesù ci insegna che la preghiera personale è un incontro che si fa a porte chiuse, nel segreto della propria camera (che è il luogo inaccessibile agli estranei). Occorre, sicuramente, che prendiamo alla lettera questo insegnamento, come i monaci antichi, i quali scelsero la cella come luogo individuale di preghiera e di vita.

5  In una cella, il monaco poteva fare quel che voleva: camminarvi in lungo e in largo, starvi fermo, lavorarvi... L’importante era il rimanere nella cella!  I padri credevano fortemente che il rimanere nella cella fosse la lotta più aspra della vita monastica, pertanto la risposta degli anziani ai monaci più giovani era sempre la stessa: “rimani nella tua cella”, oppure “Prega, mangia, bevi, dormi, ma non lasciare la tua cella”, o addirittura “Non pregare assolutamente, rimani soltanto nella tua cella!”

6  Non bisogna disertare la cella nell’ora delle tentazioni, per quanto plausibili siano i pretesti che si inventano; bisogna invece, restare dentro, resistere e raccogliere valorosamente gli assalitori, specialmente il demonio dell’Accidia, che essendo il più forte di tutti rende l’anima provata al massimo. Infatti, fuggire tali lotte ed evitarle, porta lo spirito ad essere inabile e vile.  (Ab. Cassiano)

7 La cosa più importante, nella preghiera, non è tanto quello che si dice, ma quello che si è. Solo entrando nel segreto della nostra stanza ci si può mettere senza maschere dinanzi al Signore; soltanto chiudendo le porte al frastuono della piazza è possibile mettersi in ascolto della voce del Padre. Quando Gesù dice “prega il Padre tuo” allude ad un rapporto sincero e fiducioso che è tipico dei figli. Vuole dirci che dobbiamo scoprire la Paternità di Dio, ed in questo modo scopriremo anche i fratelli. Scoprendo infatti che Dio è Padre Nostro, incontreremo anche i suoi figli, che sono nostri fratelli.

8  Dato che Gesù vuole che tutti i suoi discepoli divengano uomini e donne di preghiera, non soltanto ci da delle dritte sulla preghiera,ma fa molto di più: ci dona il suo Spirito, il quale viene in noi e prega, unendoci al Padre e al Figlio con lo stesso amore e la stessa preghiera che circola tra le tre persone della Trinità.

9  A chi ti chiede di dare spiegazione della preghiera, rispondi così: “È una pura e semplice invocazione dello Spirito Santo”. E se qualcuno ti chiede di iniziarlo alla preghiera, di’: “Chiedi lo Spirito”. E non lo avrai confuso, ma gli avrai dato la perfezione della preghiera, perché nessuno può dire che Gesù è il Signore se non ha lo Spirito Santo.

10  Non sappiamo di dove viene, né dove va, eppure lui solo può farci pregare, venendo in aiuto alla nostra debolezza... Questa preghiera dello Spirito la può fare solo lui, solo lui la può esprimere: se noi potessimo comprendere ciò che lo Spirito chiede e come prega, avremmo scoperto il segreto stesso della preghiera!

11 Talvolta, in preghiera, quando lasciamo pregare lo Spirito in noi, possiamo fare delle esperienze di Dio letteralmente formidabili, scoprendo cosa davvero significhi la paternità di Dio: può succedere che abbiamo una profonda commozione, che sentiamo la sensazione di rinascere, che proviamo una grande tenerezza e confidenza, o che avvertiamo il senso della maestà di Dio... Queste esperienze possono essere solo e soltanto frutto dello Spirito che prega in noi: perciò è importante che ce ne ricordiamo quando verranno invece i momenti di prova o aridità.

12 Lo Spirito Santo, ancora, ci conduce a pregare con la Scrittura, dato che lui stesso l’ha ispirata, e quando ci accostiamo ad essa, lo Spirito stesso soffia su chi la legge. Questa grazia attende solo che noi ci decidiamo a metterci alla scuola di preghiera della Bibbia. Attraverso lo Spirito siamo guidati a fare nostra la stessa preghiera che pronuncia anche san Paolo: “io piego le ginocchia davanti al Padre” e con lui possiamo anche dire “non sono io che vivo e che prego, ma è Cristo che vive e prega in me”. Lo spirito, poi, ci dona anche un’altra grande grazia: quella di poter chiamare il Padre Abbà! Non abbiamo mai pensato che chiamare il Padre Abbà, rende felice non soltanto chi prega, ma ancor più il Padre che ascolta! Anche Dio è felice se noi lo chiamiamo papà! Leggendo i vangeli, vediamo che Gesù stesso insegna ai discepoli a chiamare Dio Abbà. Quando, infatti, ci rivolgiamo in questo modo al Padre, le sue viscere fremono di compassione, ed Egli si commuove dentro lui.

13 Abbiamo tante difficoltà, tanti ritmi troppo veloci, le nostre abitudini di vita, e non ultimo anche il demonio, che ben conosce i frutti della preghiera... Tutte queste cose ci impediscono spesso di vivere l’incontro quotidiano di preghiera con Dio. Non starò qui ad elencarli tutti, tanto più che vi è una sola risposta, quella dei Padri del Deserto: “Rimani nella tua cella!” Occorrerà infatti molta fatica (come accadde anche a Gesù che pregava nelle notti o nella solitudine del Getsemani), perché la preghiera è come la vita, costellata di alti e bassi, tempeste e quiete e bonacce, nulla si guadagna definitivamente e nulla, nulla, nulla è mai perduto per sempre... Molte volte dovremo combattere contro noi stessi, contro l’accidia, contro le distrazioni, l’aridità e via dicendo, ma se noi rimaniamo nella nostra cella, ovvero restiamo fedeli alla preghiera nel segreto della nostra camera, lo Spirito Santo verrà in nostro soccorso, pregherà con noi, in noi, e ci porterà nel seno del Padre.


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