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BUSINESS ACT PER LO SVILUPPO DELLE IMPRESE E DELL’OCCUPAZIONE.

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Presentazione sul tema: "BUSINESS ACT PER LO SVILUPPO DELLE IMPRESE E DELL’OCCUPAZIONE."— Transcript della presentazione:

1 BUSINESS ACT PER LO SVILUPPO DELLE IMPRESE E DELL’OCCUPAZIONE

2 L’IMPRESA È LAVORO e solo dal suo sviluppo si possono creano posti di lavoro. PREMESSA Far crescere il paese rimane l’unica via per creare occupazione, dare una risposta concreta alla sofferenza delle persone e offrire ai giovani un futuro. Per farlo occorre mettere al centro l’economia reale, cioè le imprese.

3 Le imprese italiane sono poco produttive e competitive rispetto ai paesi avanzati a causa di fattori che includono: 1.Carico fiscale eccessivo 2.Difficile accesso al credito soprattutto per le piccole, medie imprese 3.Scarsi investimenti in innovazione (processo e prodotto) specie per le piccole medie imprese 4.Scarsi supporti all’esportazione 5.Scarsa capacità di attrarre investimenti esteri 6.Troppa burocrazia 7.Mancanza di certezza del diritto e delle regole 8.Scarsa flessibilità del lavoro (stagionalità, mobilità ecc.) 9.Costo del lavoro gravato da eccessivo carico fiscale Occorre intervenire su tutti questi ambiti e farlo nel più breve lasso di tempo possibile, sfruttando l’attuale congiuntura favorevole, cioè la concomitanza del supporto finanziario dato dall’euro debole, del petrolio a basso prezzo e delle misure di Draghi. Tre circostanze cui si aggiungerà il beneficio derivante dal rientro di capitali conseguente alla voluntary disclosure. Il tutto genererà una ripresa ciclica, non strutturale. Per dare corso a quella strutturale occorre affrontare i punti 5-9 con interventi strutturali, in molti casi radicali, su tematiche complesse: riforma della giustizia, della pubblica amministrazione e revisione quali/quantitativa della legislazione. Sul costo del lavoro il governo è sulla strada giusta pur nell’ambito delle limitate risorse a disposizione. Anche sull’export, le iniziative del Governo vanno nella giusta direzione ed è auspicabile che vi sia un’accelerazione nell’implementazione.

4 Ma occorre nel frattempo adottare tre azioni strategiche, senza le quali il jobs act non sviluppa la sua efficacia. Tali azioni, da includere nel Def, devono comprendere: un’ulteriore significativa riduzione dell’Irap, uno stimolo ai nuovi investimenti ottenibile con la detassazione degli utili reinvestiti, e un cambio di mentalità degli imprenditori italiani che devono esser stimolati ad accedere al mercato borsistico per sostituire parte del finanziamento bancario con aumenti di capitale reperiti in borsa, ribaltando la storica deficienza italiana. In subordine a queste tre azioni principali, occorrono misure correttive degli errori fatti nel recente passato e provvedimenti tendenti a rafforzare la vita delle imprese. Il Business Act intende avanzare proposte concrete, basate su una valutazione realistica della loro fattibilità, quali: ridurre l’Irap, facilitare l’accesso ai finanziamenti, incentivare, con agevolazioni, operazioni in investimenti aggiuntivi (che altrimenti non si farebbero), ecc. con costi la cui copertura può esser trovata con una razionalizzazione della spesa attuale (ad esempio reindirizzando un sistema di sussidi o inutili o superati, smobilizzando le società di comodo, dismettendo le società partecipate, ecc.). L’elenco delle misure non è certo esaustivo poiché solo le sopra-indicate riforme e l’attuazione di una seria spending review (che implica anche un mutamento culturale che renda possibile una radicale riorganizzazione della spesa dello stato), potranno consentire un taglio strutturale dell’imposizione fiscale sulle imprese e provvedimenti più efficaci per lo sviluppo. Nondimeno, il Business Act può dare uno slancio decisivo alle imprese, nella misura in cui i provvedimenti proposti (alcuni ad impatto più ampio, altri ad incidenza più circoscritta) vengano attuati in tempi brevi e contemporaneamente.

5 MISURE PROPOSTE

6 a) Ridurre l’Irap Come è noto, la legge di Stabilità 2015 ha abrogato, a distanza di pochi mesi e con effetto retroattivo, il taglio dell’Irap del 10% per il 2014: una decisione che ha avuto effetti pesanti sulle imprese. Per il 2015, la legge di Stabilità ha previsto una nuova versione del taglio: la deduzione dalla base imponibile IRAP del costo complessivo del personale dipendente a tempo indeterminato. Per effetto di tale scelta, le imprese fruiranno pienamente della riduzione dell’IRAP solo a partire dal Peraltro, la scelta di escludere dal beneficio i contratti di lavoro a tempo determinato penalizza una vasta platea di aziende che operano in settori economici caratterizzati dall’utilizzo strutturale di manodopera stagionale. Secondo alcune stime, l’esclusione dalla base imponibile IRAP del costo del lavoro potrebbe comportare una riduzione del cuneo fiscale e contributivo pari all’1,5% del costo del lavoro (dal 53,0% al 51,5%); il total tax rate –come stimato dalla Banca Mondiale nel rapporto Doing business scenderebbe dal 65,4% fino al 62,4. La misura adottata è pertanto utile ma non ancora sufficiente. Occorre fare di più, tenendo presente che la pressione fiscale elevata sulle imprese italiane si accompagna a un sistema eccessivamente generoso e disordinato di sussidi alle imprese, che assommano a circa 32 miliardi di euro, divisi in maniera quasi uguale tra Stato e Regioni. 1) ABBASSARE IL CARICO FISCALE SULLE IMPRESE

7 Noi proponiamo: - Una riduzione dell’IRAP pari a circa 7 miliardi, finanziata con la riduzione semi-lineare dei sussidi alle imprese. - Ministeri e Regioni dovranno tagliare i sussidi amministrati per il 7% ogni anno per tre anni, aggiustando verso l’alto il taglio sul singolo sussidio quanto più esso è “antico” (originato da una legge di spesa meno recente) e focalizzato sulla mera copertura di perdite, e riducendo il taglio se il sussidio risponde a particolari ragioni redistributive oppure se sussistono esigenze di stimolo allo sviluppo economico e/o di produzione di beni pubblici. A regime, un taglio ai sussidi del 7 % all'anno per tre anni fornirebbe una copertura pari a quasi 7 miliardi di euro. Tali risorse, sommate a quelle previste dalla Legge di Stabilità 2015 (5.600 milioni di euro), consentirebbero un taglio dell’Irap per tutte le aziende pari a più di 12 miliardi di euro. b) De tassare gli utili reinvestiti in cespiti ammortizzabili in incremento della media del triennio precedente; c) Rivedere le aliquote fiscali degli ammortamenti sulle immobilizzazioni materiali, invariate dal 1988, e semplificare la deducibilità degli ammortamenti civilistici; d) Prevedere agevolazioni specifiche sulla deducibilità degli ammortamenti relativi a investimenti per adeguamenti a norme ambientali e di sicurezza sul lavoro. e) Eliminare la "patrimoniale occulta” sui macchinari impiegati dalle imprese nella loro attività economica. Proponiamo di: -adottare una norma chiara che stabilisca esplicitamente che i macchinari e gli impianti, che hanno vita utile breve e che possono essere smontati e ricollocati in un altro opificio senza alcun pregiudizio alla loro funzionalità economica, non concorrono alla determinazione della rendita catastale.

8 Incentivare le imprese a quotarsi in borsa In Italia il finanziamento alle imprese proviene per la maggior parte dalle banche, mentre negli USA proviene per l’80% dal mercato. La quota di capitale di rischio delle nostre aziende rispetto alle altre fonti di finanziamento è inferiore alla media europea. Nel nostro paese, l’equity rappresenta mediamente solo il 15% delle fonti di finanziamento. Poche aziende si quotano perché manca una cultura dell'azionariato diffuso, sia dal lato dei venditori (gli imprenditori) che da quello dei compratori (gli investitori). Non solo: investitori istituzionali quali assicurazioni e fondi pensione svolgono un ruolo ancora largamente insufficiente rispetto alle esigenze di un paese sviluppato che deve crescere. In tutti i paesi finanziariamente evoluti (UK, Francia, Giappone, ecc.) sono state adottate politiche fiscali specifiche per promuovere l’investimento in attività produttive attraverso i mercati azionari. Occorrono quindi misure per incentivare le società quotande. Gli incentivi che proponiamo di adottare sono i seguenti: - ridurre il tax rate (IRES), per le imprese che si quotano, del 7% per i primi tre anni successivi alla quotazione, abbassandolo dal 27,5 al 20,5%: questo al fine di stimolare le imprese ad avvicinarsi alla borsa e conseguentemente diventare più trasparenti, finanziariamente più solide e maggiormente aperte al mercato; - ridurre dal 26 al 13% per 3 anni la tassazione sul capital gain degli investitori (persone fisiche) che sottoscrivono aumenti di capitale di aziende all’atto della loro quotazione con un vincolo di detenzione minima dei titoli (lock up) per un periodo di 3 anni. In questo modo il fisco si comporta in maniera amichevole e incentivante non solo nei confronti degli imprenditori ma anche degli investitori. 2) FACILITARE L’ACCESSO AI FINANZIAMENTI

9 Le misure adottate dalla Legge di Stabilità 2015 sull’ampliamento del reverse charge e sullo split payment per tutte le operazioni effettuate con enti pubblici, hanno un impatto devastante sulla liquidità delle imprese e sui piani di investimento futuri, dato il periodo di difficoltà del sistema bancario e di stretta creditizia. Posto che la UE non approvi la normativa relativa all’applicazione del provvedimento alla grande distribuzione, rimane il problema dell’ampliamento del reverse charge e dell’applicazione dello split payment a categorie di imprese che comprendono quelle che operano nel settore dell'impiantistica, dell'edilizia, dei servizi di pulizia su edifici, ecc. (cfr. nota 1). Al fine di risolvere le criticità esistenti, proponiamo di introdurre i seguenti correttivi: 3) MODIFICARE LE NORME CHE RIDUCONO LA LIQUIDITA’ DELLE IMPRESE estendere ai soggetti penalizzati dal regime di reverse charge la possibilità di accedere ai rimborsi trimestrali prioritari, come previsto oggi solo per lo split payment; innalzare la soglia annuale di compensazione tra crediti e debiti tributari e previdenziali, attualmente limitata a euro, a 1 milione e euro; 1 La legge di Stabilità 2015, a decorrere dal 1/1/2015 (art. 1, comma 629, legge190/2014), rende applicabile il reverse charge anche alle prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici; ai trasferimenti di quote di emissioni di gas a effetto serra; ai trasferimenti di altre unità che possono essere utilizzate dai gestori e di certificati relativi al gas e all'energia elettrica; alle cessioni di gas e di energia elettrica a un soggetto passivo-rivenditore. Prevede, inoltre, dopo l'autorizzazione dell'Unione europea, che il reverse charge sia esteso anche alle cessioni di beni effettuate nei confronti di ipermercati, supermercati e discount alimentari. La medesima legge, a decorrere dal 1/1/2015, introduce lo split payment per tutte le operazioni effettuate con enti pubblici: conseguentemente l'IVA applicata sui corrispettivi relativi ad operazioni effettuate dalle imprese è versata direttamente all'Erario dall'ente pubblico che riceve la prestazione.

10 utilizzare unicamente lo strumento della fatturazione elettronica per tutte le operazioni con la PA quale strumento di lotta all'evasione dell'Iva, disponendo l'abrogazione dello split payment ed escludendo parimenti l’applicazione del reverse charge alle imprese che scelgono di adottare la fatturazione elettronica per la certificazione dei corrispettivi relativi alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate con altre imprese. 4) PROMUOVERE GLI INVESTIMENTI: AGEVOLAZIONI E INCENTIVI ALLE IMPRESE Servono certezze per stimolare gli imprenditori ad investire. Occorrerebbe quindi concentrarsi su incentivi/agevolazioni chiari, certi ed applicabili ad un arco temporale relativamente ampio, con stanziamento di risorse superiore a quello attuale. Senza voler intervenire sulla molteplicità di agevolazioni e incentivi adottati, ci limitiamo a proporre alcuni correttivi più urgenti. Essi riguardano: a) il credito d’imposta per l'acquisto di nuovi macchinari e apparecchiature. L’orizzonte temporale troppo limitato previsto dal DL 91/2014 rischia di vanificarne l’efficacia. Anche per non disperdere le risorse finanziarie già stanziate, proponiamo di: prorogare i termini per accedere all’agevolazione, estendendoli al 31 dicembre 2016; stabilire che il credito di imposta, oggi previsto per investimenti in nuovi macchinari di importo unitario non inferiore ai 10mila euro, sia esteso ai macchinari e apparecchiature di importo unitario non inferiore ai 5mila euro, tenendo conto che i macchinari e le apparecchiature comprese nella divisione 28 della tabella Ateco potrebbero avere un prezzo inferiore alla soglia prevista dal Decreto legge.

11 b) Gli incentivi per gli investimenti in ricerca e innovazione Le imprese italiane mostrano una minore capacità innovativa rispetto ad altri sistemi avanzati. All’inizio della crisi solo il 40 per cento dichiarava di svolgere innovazione di prodotto o di processo; il 64 per cento in Germania. In Italia la spesa totale per attività di ricerca e sviluppo nel 2013 era pari all'1,2 per cento del Pil, rispetto al 2,1 della media dell'Unione europea, al 2,9 della Germania. Occorre quindi potenziare gli incentivi per promuovere gli investimenti in R&I. La legge di Stabilità ha previsto un bonus fiscale (credito d’imposta), per il periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 fino al 31 dicembre 2019 per la spesa incrementale in R&I. La norma stabilisce che il totale degli investimenti in R&I realizzati nell’esercizio agevolato non può esser inferiore a 30mila euro e fissa un tetto massimo di 5 milioni di euro di godimento annuo dell’agevolazione. La misura adottata presenta una dotazione finanziaria inadeguata rispetto alle necessità del sistema delle imprese di fronteggiare la competizione internazionale, tenuto conto delle politiche molto più forti adottate in altri paesi. Senza contare che a tutt’oggi manca il decreto di attuazione. Noi proponiamo che: - il bonus/credito di imposta per R&I sia adottato come incentivo strutturale e non come misura a carattere temporaneo; - siano aumentate le risorse messe a disposizione, utilizzando i fondi europei; - il bonus si applichi alle spese in R&I e non si riferisca alle sole spese incrementali perché questo penalizza le imprese che hanno continuato a investire risorse in questi anni di crisi; - che il limite minimo di investimenti agevolati di euro possa essere raggiunto cumulativamente dalle imprese legate da un contratto di rete.

12 c)Assegnazione agevolata dei beni sociali ai soci. Al fine di contribuire allo sblocco del mercato immobiliare e delle partecipazioni, e per ottenere gettito fiscale in maniera efficiente, proponiamo di: -riproporre una norma per l'assegnazione agevolata dei beni sociali ai soci, secondo lo schema già previsto nel 1997 e nel L'aliquota sostitutiva è pari al 7% ed è finalizzata a rendere l'operazione estremamente appetibile. La concomitanza con la legge sulla voluntary disclosure può migliorare le condizioni di liquidità dei cittadini interessati al provvedimento di assegnazione. Nel 1997 il deputato Mauro Agostini (Ulivo) così giustificava in Assemblea l’articolo in questione : esso “… è volto a proseguire un’opera, come dire, di liberazione e di pulizia rispetto ad alcune società ….”

13 5) PROMUOVERE L’ATTIVITÀ INTERNAZIONALE DELLE IMPRESE. I cambiamenti societari che hanno portato all’acquisizione di SACE e Simest da parte della Cassa Depositi e Prestiti (CDP) devono rappresentare l’occasione per un potenziamento degli strumenti per finanziare l’internazionalizzazione. Le recenti misure del governo per promuovere un aumento dell’offerta di credito alle esportazioni sono pienamente condivisibili: occorre implementarle al più presto. E’ necessario che: - SACE sia adeguatamente strutturata per poter svolgere il duplice ruolo di assicuratore e finanziatore; - siano riorganizzate e accorpate in capo all’ICE tutte le forme di supporto alle esportazioni che oggi sono gestite da una molteplicità di enti. 6) ALTRE MISURE Migliorare l’uso dei Fondi europei a favore delle PMI Proponiamo di: - introdurre misure di “premialità”, quali il vincolare l'ottenimento dell'importo massimo di finanziamento europeo alla condizione che venga coinvolto un certo numero di PMI. Ad esempio, se il bando prevede per un determinato progetto un finanziamento fino al 75%, l'azienda capofila (che è sempre una grande impresa) ottiene al massimo il 50% di finanziamento in base al rispetto dei criteri richiesti dal bando, mentre l'accesso al restante 25% è vincolato al coinvolgimento di almeno due PMI. In tal modo si migliora l’efficacia dei fondi europei e si coinvolge il mondo delle PMI in modo strutturale. -Destinare una quota dei fondi per le PMI ad investimenti in formazione, programmata sulla base delle indicazioni fornite dalle associazioni di categoria delle PMI. Formazione rivolta ai giovani manager/proprietari di piccole/medie aziende, che sul piano internazionale sono spesso penalizzati da una dimensione e mentalità ancorate a schemi poco innovativi.

14 COPERTURE A)Per la riduzione dell’IRAP, le coperture provengono dal taglio razionale ai sussidi alle imprese secondo lo schema illustrato sopra; B)Per le altre proposte, prevediamo di reperire le risorse (da contabilizzare in relazione alle spese sostenute e fatte confluire in un fondo a questo dedicato), dalle seguenti misure: 1)Tasse sul rientro di capitali/voluntary disclosure: entrate previste: 5 miliardi. 2)Smobilizzo delle società di comodo 3)Vendita delle società partecipate quotate in borsa. La nostra proposta prevede la dismissione del 5% all’anno per tre anni delle partecipazioni pubbliche nelle società quotate in borsa. Il valore delle società quotate partecipate direttamente o indirettamente dallo Stato è pari a circa 44 miliardi di euro, mentre quello delle società quotate partecipate da enti locali (comuni, province e regioni) assomma a 5,4 miliardi di euro, per un totale di circa 49 miliardi di euro. La dismissione del 5% all’anno delle partecipazioni pubbliche darebbe un gettito pari a 2 miliardi e mezzo di euro all’anno. Sono da valutare eventuali modalità di trasferimento delle entrate derivanti dalle dismissioni delle partecipate da comuni, province e regioni dagli enti locali allo Stato centrale. CLAUSOLE DI SALVAGUARDIA Qualora le coperture di cui sopra non fossero sufficienti a finanziare le misure previste, si prevede di aumentare la tassazione dei titoli di stato nella misura necessaria e fino ad un massimo di 7 punti (dall’attuale 12, 5% ad un massimo del 20%), mentre le altre tassazioni finanziarie saranno equiparate al reddito di impresa, quindi con un aumento massimo dal 26 al 27,5%. MISURE A COSTO ZERO - Ristrutturazione della Sace in modo da farla divenire una banca che eroga il credito direttamente. - Riorganizzazione e accorpamento in capo all’ICE di tutte le forme di supporto alle esportazioni oggi gestite da una molteplicità di enti.


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