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Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 1 Cenni ai mezzi trasmissivi Il primo livello del modello di riferimento.

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1 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 1 Cenni ai mezzi trasmissivi Il primo livello del modello di riferimento OSI e’ chiamato “Fisico” ed e’ il livello che definisce le modalita’ di trasmissione delle sequenze binarie sul canale di trasmissione, vengono specificate ad esempio le tensioni che rappresentano 0 e 1 e le caratteristiche tecniche dei cavi e dei connettori

2 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 2 Cenni ai mezzi trasmissivi Tecniche di trasmissione I circuiti elettronici generalmente funzionano controllando un unico conduttore di ritorno, se parliamo di correnti, od un unico conduttore di riferimento se parliamo di tensioni. Le prime tecniche di trasmissione erano basate sul medesimo principio: si portava il riferimento di tensione dal trasmettitore al ricevitore tramite un conduttore e il segnale su un altro conduttore. Questa tecnica di trasmissione e’ detta sbilanciata (longitudinal mode)

3 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 3 Cenni ai mezzi trasmissivi Dal momento che il conduttorre che trasporta il segnale si comporta come un antenna nei confronti dei campi elettromagnetici in cui e’ immerso (altri conduttori, impianti elettrici, tv, radio, cellulari,…)il risultato e’ quello di sommare le correnti indotte dai disturbi a quella del segnale rendendo quest’ultimo non piu’ distinguibile e non decodificabile a destinazione. Vin Vout

4 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 4 Cenni ai mezzi trasmissivi Per questo tipo di trasmissione si impiega quindi il cavo coassiale dove il foglio o la calza metallica che lo avvolge svolge la triplice funzione di conduttore per il ritorno di corrente del segnale, riferimento di tensione e gabbia di Faraday (schermatura) nei confronti del conduttore interno che trasporta il segnale. Un problema legato a questo tipo di trasmissione sta nel fatto che anche la schermatura puo’ funzionare da antenna nei confronti dei disturbi e le correnti indotte da questi ultimi possono provocare differenze nelle tensioni di riferimentoe dal momento che il valore del segnale e’ misurato relativamente a tali tensioni ne risulta un’alterazione dei valori ricevuti

5 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 5 Cenni ai mezzi trasmissivi La tecnica alternativa alla trasmissione sbilanciata e’ la trasmissione bilanciata (differential mode) che consiste nell’utilizzare due conduttori perfettamente simmetrici (detti “coppia”), sui quali viene inviato lo stesso segnale elettrico ma in opposizione di fase. La tensione di riferimento deve quindi essere identica per ricevitore e trasmettitore. Vin Vout +Vin/2 -Vin/2 Vout= +Vin /2 –(- Vin/2)= Vin

6 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 6 Cenni ai mezzi trasmissivi Nella trasmissione bilanciata il segnale e’ ricostruito per differenza delle tensioni presenti sui due conduttori della coppia. Affinche’ la trasmissione bilanciata sia efficace occorre che I due conduttori sia perfettamente simmetrici rispetto a qualsiasi punto dello spazio in modo da annullare sia l’emissione che la sensibilita’ ai disturbi.

7 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 7 Cenni ai mezzi trasmissivi Dal momento che la perfetta simmetria si ottiene facendo coincidere I due conduttori che e’ una situazione irrealizzabile, la si approssima ritorcendo tra di loro I conduttori. Si realizza cosi il doppino ritorto. (Twisted Pair, TP) Quindi la trasmissione bilanciata : - riduce le emissioni di disturbi elettromagnatici in quanto le correnti che attraversano i conduttori sono di uguale intensita’ e verso opposto e generano campi magnetici che tendono ad annullarsi. - Aumenta l’immunita’ ai disturbi in quanto ogni onda ellettromagnetica di disturbo induce sulla coppia di conduttori identica tensione di disturbo che si annulla nella differenza che compone il segnale di uscita.

8 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 8 Cenni ai mezzi trasmissivi Il cavo coassiale Ha avuto per lungo tempo notevole diffusione nelle reti locali ma ormai e’ da ritenersi obsoleto Nello standard IEEE Base 5 si definisce l’uso di un cavo coassiale di color giallo del diametro di circa 1 cm denominato RG213 “thick ethernet, mentre lo standard IEEE Base2 utilizza un cavo coassiale di minori dimensioni e differenti caratteristiche denominato RG58 “thin ethernet”. Questo tipo dio cavo e’ ancor oggi utilizzato in alcune realta’

9 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 9 Cenni ai mezzi trasmissivi Il cavo coassiale e’ stato soppiantato dal doppino per diverse ragioni. Tra queste: -magggior costo sia di materiali(connettori) sia di installazione -maggior ingombro -minor flessibilita’ essendo adatto solo per LAN e televisione via cavo, non consente il funzionamento di telefoni,citofoni, controllo accessi,…dove e’ previsto soltanto l’utilizzo del doppino -limita la banda di utilizzo a 10 Mb/s

10 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 10 Cenni ai mezzi trasmissivi Il doppino Il doppino e’ il mezzo trasmissivo piu’ utilizzato della telefonia e consiste di due fili di rame ricoperti da isolante e ritordi detti comunemente coppia. Come e’ noto la binatura serve a ridurre I disturbi elettromagnetici e dal momento che normalemnte si utilizzano cavi con piu’ coppie (4) e’ necessario adottare passi di binatura differenti tra le diverse coppie per ridurre la diafonia tra le coppie. (La diafonia, in inglese cross-talk e’ la misura in dB di quanto un cavo disturba un altro) Esistono varie versioni di doppino: STP (Shielded Twisted Pair) ha uno schermo per ogni coppia piu’ uno schermo globale. Screened, FTP (Foiled Twisted Pair) o S-UTP ha un solo schermo per tutto il cavo. UTP(Unshilded Twisted Pair) versione non schermata

11 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 11 Cenni ai mezzi trasmissivi Classificazione dei doppini I parametri elettrici di qualsiasi cavo variano al variare della frequenza. Dovendo quindi valutare l’utilizzabilita’ di un cavo, bisogna analizzarne le caratteristiche elettriche in corrispondenza della frequenza fondamentale di trasmissione utilizzata dallo standard di rete locale scelto. Esiste una classificazione che prevede 6 categorie e che necessariamente sara estesa in futuro: Categoria 1 (telecomunication) comprende cavi adatti unicamente a telefonia analogica

12 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 12 Cenni ai mezzi trasmissivi Categoria 2 (Low speed data) comprende cavi per telefonia analogica e digitale(Isdn) e trasmissioni dati a bassa velocita(linne seriali) Categoria 3 (High speed data)adatta a realizzare reti locali per trasmissione dati fino a 10 Mb/s. Soddisfa lo standard IEEE BaseT Categoria 4(Low loss, High performance Data)comprende cavi per Lan token ring fino a 16 Mb/s Categoria 5(Low loss,Extended frequency, High performance data)per applicazioni fino a 100 Mb/s

13 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 13 Cenni ai mezzi trasmissivi Categoria 5e, detta Enhanced Categoria 5. E' progettata per rendere sicura la Fast Ethernet full-duplex.Le principali differenze tra la Categoria 5 e la Categoria 5e è che nella nuova versione alcune delle specifiche sono un pò più rigide Con questo miglioramento, puoi essere capace di prevedere sul tuo UTP una trasmissione Ethernet a 4 fili senza problemi e full-duplex. Categoria 6 prevede di supportare una frequenza di 250 MHz, due volte e mezzo le specifiche per la Categoria 5 o la Categoria 5e. Per il futuro, la EIA/TIA stà guardando allo standard della Categoria 7 con una banda fino a 600 MHz. La Categoria 7 userà un nuovo, ancora da determinare, connettore di interfaccia.

14 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 14 Cenni ai mezzi trasmissivi Assegnazione dei contatti sul connettore RJ45 secondo IEEE BaseT 1+Transmit Data 2-Transmit Data 3+Receive Data 6-Receive Data 4,5,7,8 Not Used RJ45

15 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 15 Cenni ai mezzi trasmissivi Assegnazione delle coppie secondo lo standard EIA/TIA W-O O W-G BL W-BL G W-BR BR W-G G W-O BL W-BL O W-BR BR T568AT568B

16 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 16 Cenni ai mezzi trasmissivi Fibra ottica Il vetro, se stirato a dimensioni macrometriche, perde la sua caratteristica di fragilita’ e diventa un filo flessibile e robusto. Una fibra ottica si presenta come un sottile filo di materiale vetroso costituito da due parti: la piu’ interna prende il nome di nucleo (core), e l’esterna di mantello (cladding). Il core ed il cladding hanno indici di rifrazione diversi, ed il primo e’ piu’ denso del secondo. La differenza degli indici di rifrazione determina la possibilita’ di mantenere la luce totalmente confinata all’interno del core. Il successo delle fibre ottiche e’ dovuto a diversi fattori tra cui: -totale immunita’ ai disturbi elettromagnetici -elevata larghezza di banda trasmissiva -bassa attenuazione -dimensioni ridotte e costi contenuti. Per contro, le fibre ottiche sono adatte solamente a collegamenti di tipo punto punto non essendo possibile prelevare o inserire il segnale in un punto intermedio.

17 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 17 Cenni ai mezzi trasmissivi Il collegamento punto punto E’ un circuito che collega due nodi (solo due) senza passare per un nodo intermedio

18 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 18 Cenni ai mezzi trasmissivi Il collegamento multipunto E’ costituito da una singola linea condivisa da piu’ nodi

19 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 19 Cenni ai mezzi trasmissivi Topologie Le topologie usate nelle reti di calcolatori sono molte e vanno dall’anello, alla stella, al bus, alla maglia completa o incompleta. -La stella e’ una topologia che implica la presenza di un centro stella che da un lato semplifica molto la gestione della rete ma dall’altro puo’ divenire punto critico.Molto spesso la stella e’ in realta’ una stella gerarchica. Questa e’ la topologia attualmente piu’ usata nelle reti LAN dove il centro stella consiste in un Hub o ancor meglio uno switch e I collegamenti tra gli Host e il centro stella avvengono tramite cavo UTP.

20 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 20 Cenni ai mezzi trasmissivi Rete a stella Hub/Switch Pc

21 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 21 Cenni ai mezzi trasmissivi - L’anello prevede di collegare ogni host a quello sucessivo tramite un mezzo trasmissivo punto punto e di collegare l’ultimo host al primo. Ne risulta un anello unidirezionale in cui ogni sistema ha anche una funzionalita’ di ripetizione dei messaggi degli altri sistemi. Un sistema guasto interrompe l’anello e ne compromette la funzionalita’

22 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 22 Cenni ai mezzi trasmissivi -La topologia a bus richiede un mezzo trasmissivo bidirezionale che consenta quindi la trasmissione in entrambe le direzioni.Il bus e’ un mezzo trasmissivo broadcast in cui tutti simultanemente ricevono la trasmissione di uno. I bus si realizzano tipicamente con cavi coassiali e IEEE Base2 ne e’ un esempio.

23 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 23 Cenni all’architettura di rete TCP/IP TCP/IP e’ l’architettura adottata dalla rete Internet. In realta’ il nome piu’ accurato per l’architettura di rete e’ quello di Internet Protocol Suite, di cui I due protocolli piu’ noti sono appunto il TCP (Transmission Control Protocol) e l’IP (Internet Protocol). Tutti i protocolli appartenenti a questa architettura sono specificati tramite standard che si chiamano RFC (Request for comments) facilmente reperibili in Internet

24 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 24 Cenni all’architettura di rete TCP/IP OSI Internet Protocol Suite Physical Application Presentation Session Transport Network Data link Non specificati IP TCP e UDP Telnet FTP SMTP SNMP RPC NFS XDR ICMP Protocolli di Routing ARP RARP

25 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 25 Cenni all’architettura di rete TCP/IP I livelli 1 e 2 non sono specificati e vengono utilizzati quelli normalmente disponibili e conformi agli standard. Ad esempio nelle reti LAN la I.P.suite opera su Ethernet/IEEE802.3, token Ring e FDDI. L’arbitraggio del canale in Ethernet e IEEE802.3 e’ il CSMA/CD. IEEE nasce come architettura a bus su cavo coassiale 10Base2/5ed evolve verso tipologie basate su cavo Utp 10BaseT o fibra ottica 10BaseF.

26 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 26 Cenni all’architettura di rete TCP/IP Il protocollo IP(Internet Protocol) e’ il protocollo principale di livello 3 e si occupa di instradare i messaggi sulla rete,inoltre svolge funzioni di frammentazione, riassemblaggio e controllo degli errori. L’indirizzamento IP e’ parte integrante del processo di instradamento dei messaggi sulla rete. Gli indirizzi sono univoci ed hanno la dimensione fissa di quattro byte;vengono espressi scrivendo I valori decimali di ciascun byte separati dal punto.

27 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 27 Cenni all’architettura di rete TCP/IP Ad esempio il server degli studenti ha indirizzo Ip pubblico Gli indirizzi Ip sono comprensivi di due otre parti. La prima parte indica l’indirizzo della rete (network), la seconda (se presente) quello della sottorete(subnet) e la terza quello dell’host. Gli indirizzi Ip si assegnano alle interfacce e non ai nodi. Un nodo puo’ avere piu’ indirizzi Ip Gli indirizzi Ip sono assegnati univocamente da autorita’nazionali (NIC Network Information Center)che sono coordinate a livello mondiale. Sono suddivisi in cinque classi.

28 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 28 Cenni all’architettura di rete TCP/IP Classe A (max 128 reti, 16 milioni di host ciascuna) NetworkHost Classe B (max reti, 64mila host ciascuna) NetworkHost01 Classe C (max 2 milioni di reti, 256 host ciascuna) HostNetwork110

29 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 29 Cenni all’architettura di rete TCP/IP Classe D riservata ad applicazioni multicast HosMulticast Address Reserved Classe E riservata ad uso futuro Per ogni classe sono riservati dei range di Iindirizzi IP ``privati'' che posso essere utilizzati per la configurazione di delle reti private che non sono esposte direttamente in Internet: per la classe A: da a , (una rete formata da indirizzi IP); per la classe B: da a , (una rete formata da indirizzi IP); per la classe C: da a , ( una rete formata da 255 indirizzi IP);

30 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 30 Cenni all’architettura di rete TCP/IP L’indirizzo chiamato loopback address e’ riservato ed assegnato ad una particolare interfaccia sul sistema chiamata appunto loopback interface che lavora come un circuito chiuso mantenendo locale la comunicazione La parte host di un indirizzo di classe A,B o C puo’ essere ulteriormente divisa in due parti: la subnet e l’host eseguendo quello che in gergo si chiama subnetting. L’ampiezza dei campi della subnet e host puo’ essere quindi definita in modo molto flessibile tramite un parametro detto netmask Ad esempio una netmask Piu’ comunemente come indirizzo IP , indica che il campo host coincide con l’ultimo byte dell’indirizzo.

31 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 31 Cenni all’architettura di rete TCP/IP La netmask deve essere univoca per rendere univoco il partizionamento della rete. La netmask viene messa in AND bit a bit con gli indirizzi IP per estrarre la parte network e la parte subnet Ad esempio supponiamo di avere Netmask Indirizzi e Eseguendo l’AND bit a bit si ottiene per entrambi gli indirizzi e quindi i due indirizzi appartengono alla stessa subnet. L’importanza di comprendere se due indirizzi appartengono o no alla stessa subnet e’ fondamentale in quanto nell’Internet Protocol Suite e’ implicito la corrispondenza tra reti fisiche e subnet: una rete fisica deve corrispondere con una subnet IP

32 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 32 Cenni all’architettura di rete TCP/IP La corrispondenza biunivoca tra subnet IP e reti fisiche e’ stata alleggerita dalle piu’ recenti iplementazioni dell’architettura TCP/IP dove e’ ammesso che ad una LAN vengano associate piu’ subnet Ip ma non e’ ammesso il viceversa. Il routing all’interno della subnet e’ banale in quanto la subnet coincide con una rete fisica che garantisce la raggiungibilita’ diretta delle stazioni collegate. Occorre solamente mappare gli indirizzi IP(di livello 3) nei corrispondenti indirizzi MAC di livello 2, procedura che viene fatta automaticamente tramite i protocolli ARP( Address Resolution Protocol) e RARP(Reverse Address Resolution Protocol) Il routing tra le subnet e’ gestito dagli IP router i quali effettuano l’instradamento sulla base di tabelle di instradamento che possono essere inserite manualmente oppure vengono calcolate secondo algoritmi dedicati di tipo distant vector o link state packet

33 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 33 Cenni all’architettura di rete TCP/IP Un indirizzo MAC di livello 2 si presenta nella forma 0:50:56:5d:0:51, e’ univoco ed e’ cablato su ogni interfaccia di rete direttamente in fase di produzione della scheda. Il comando unix arp –a consente di visualizzare la tabella presente al momento sul sistema. Il protocollo ICMP (Internet Control Message Protocol) e’ stato progettato per riportare anomalie che accadono nel routing dei pacchetti.

34 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 34 Configurazione di una interfaccia di rete Per prima cosa occorre definire il nome dell’host che stiamo configurando tramite il comando #hostname name In questa fase possiamo inserire solamente il nome breve, ad esempio pluto se decidiamo che questa sia il nome del pc, oppure possiamo inserire il nome esteso se conosciamo il dominio all’interno del quale sara’ collegato pluto Ad esempio pluto.sistemioperativi.unige.it

35 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 35 Configurazione di una interfaccia di rete I parametri che occorre inserire solitamente per la configurazione di un interfaccia di rete che ci consenta al minimo di poter navigare in Internet sono: -L’indirizzo ip -La netmask -Il gateway -Il Dns Per prima cosa occorre verificare tramite il comando ifconfig che l’interfaccia di loopback sia presente e correttamente configurata, se cosi’ non fosse possiamo procedere con il comando #ifconfig lo Possiamo quindi verificare tramite il comando # ifconfig lo Che la configurazione e’ stata registrata e possiamo notare l’inserimento automatico della netmask essendo il un indirizzo di classe A

36 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 36 Configurazione di una interfaccia di rete All’interno di un sistema unix il file /etc/hosts consente di avere una risoluzione locale dei nomi Ad esempio nel caso dell’interfaccia lo affinche questa possa essere riconosciuta e indirizzata con il suo nome localhost occore che sia presente una riga del tipo localhost Con il comando #ping localhost Oppure se e’ abilitato con #telnet localhost possiamo verificare il funzionamento dell’interfaccia di loopback

37 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 37 Configurazione di una interfaccia di rete Si procede quindi alla configurazione dell’interfaccia eth0 #ifconfig eth netmask In questo modo all’interfaccia viene assegnato un indirizzo Ip privato e forzato un valore di netmask che se non fosse stato specificato sarebbe stato inserito il default essendo l’indirizzo Ip appartenente ad una rete di classe A.

38 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 38 Configurazione di una interfaccia di rete Tramite il comando route e’ ora possibile aggiungere un indirizzo di gatway modificando la tabella di routing Se l’esigenza e’ quella di raggiungere l’esterno della nostra rete occorre conoscere l’indirizzo dell’host che collegato alla nostra rete sia in grado di far uscire I pacchetti (IP router o gateway).Solitamente all’interno di una Lan questo si dedica l’indirizzo avente ultimo campo 254 come indirizzo di gatway #route add default gw E’ possibile verificare la tabella di routing tramite il comando netstat -rn Infine per inserire l’indirizzo del DNS(nameserver) occorre modificare il file etc/resolv.conf: in tale file vengono impostate le informazioni relative al dominio internet di appartenenza e gli indirizzi di eventuali server DNS Esempio: domainsistemioperativi.unige.it Nameserver

39 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 39 Configurazione di una interfaccia di rete Tramite il comando ifconfig si modificano i parametri di configurazione dell’interfaccia in maniera non permanente. Per ottenere delle modifiche definitive occorre procedere come segue La parte seguente e’ tratta da appunti del Dott Gianni Verduci Configurazione di RedHat Linux Sono possibili almeno due possibilità: una prima si basa sull'uso di ``netconf'', una seconda consiste nella modifica manuale di alcuni file di sistema. Grazie a ``netconf'' tutta la configurazione avviene in modo guidato: vengono richieste via via le informazioni necessarie per impostare correttamente la scheda di rete insieme ad eventuali valori di gateway, DNS, ecc.. Nel caso si decida di intervenire direttamente sui file di sistema è necessario entrare nella directory ``/etc/sysconfig'' e verificare che il file ``network'' contenga: NETWORKING=yes HOSTNAME=pippo.labo.it A questo punto è necessario spostarsi in ``/etc/sysconfig/network-scripts'' e verificare i valori contenuti in ``ifcfg-eth0'': DEVICE=eth0 ONBOOT=yes BOOTPROTO=static IPADDR= NETMASK= Attraverso le diverse voci vengono definite: il nome dell'interfaccia (DEVICE), il valore dell'indirizzo IP (IPADDR) e del netmask di rete (NETMASK).

40 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 40 Configurazione di una interfaccia di rete Configurazione di Debian GNU/Linux Nel sistema Debian la configurazione di tutte le interfacce viene realizzata attraverso il file ``/etc/network/interfaces'': # /etc/network/interfaces -- configuration file for ifup(8), ifdown(8) # The loopback interface iface lo inet loopback # The first network card - this entry was created during the Debian # installation (network, broadcast and gateway are optional) iface eth0 inet static address netmask network broadcast gateway Le voci contenute in tale file sono analoghe e quelle che troviamo nei file di un sistema RedHat.

41 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 41 Esempio di configurazione di un server DNS Per l’esempio si utilizza Bind 9 distribuito con RedHat 8.0 Il demone Dns si chiama named e il file di configurazione e’ /etc/named.conf

42 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 42 Esempio di configurazione di un server DNS Esempio named.conf Options { directory “/var/named”; }; Controls { inet allow { localhost;} keys {rndkey;}; }; Zone “.” { type hint; file “named.ca”; }; Zone “ in-addr.arpa” IN { type master; file “named.local”; allow-update {none;}; }: Zone “labo.it” IN { Type master; file “laboit.soa”; allow update { none;}; }; Zone “ in-addr.arpa” IN { type master; file “ rev”; allow-update {none ;}; };

43 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 43 Esempio di configurazione di un server DNS NS H.ROOT-SERVERS.NET NS B.ROOT-SERVERS.NET NS C.ROOT-SERVERS.NET NS D.ROOT-SERVERS.NET NS E.ROOT-SERVERS.NET NS I.ROOT-SERVERS.NET NS F.ROOT-SERVERS.NET NS G.ROOT-SERVERS.NET NS A.ROOT-SERVERS.NET. H.ROOT-SERVERS.NET A B.ROOT-SERVERS.NET A C.ROOT-SERVERS.NET A D.ROOT-SERVERS.NET A E.ROOT-SERVERS.NET A I.ROOT-SERVERS.NET A F.ROOT-SERVERS.NET A

44 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 44 Esempio di configurazione di un server DNS Ogni linea di questo file e’ una RR(resource record) Il formato e’: name ttl addr-class rr-type rr-data name –Name of the resource defined in this RR. It can be a machine name, a domain name, an IP number, an alias name of a machine, etc. ttl –Time To Live. Number of seconds that this record will stay in the cache.

45 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 45 Esempio di configurazione di un server DNS addr-class –Address Type of this record. Only INternet (IN) type is fully supported in DNS. rr-type –Type of this RR. An RR can define a name server(NS), an IP address(A), a mail exchanger(MX), etc. rr-data –RR Type Specific Data. For a NS record, the data is name of the server. For an A record, the data is IP number of the machine.]

46 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 46 Esempio di configurazione di un server DNS Esempio named.local localhost.root.localhost.( ;serial 28800; refresh 14400; retray ; expiry );minimum INNSlocalhost. 1INPTRlocalhost. LocalhostINA

47 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 47 Esempio di configurazione di un server DNS Esempio named.local localhost.root.localhost.( ;serial 28800; refresh 14400; retray ; expiry );minimum INNSlocalhost. 1INPTRlocalhost. LocalhostINA

48 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 48 Esempio di configurazione di un server DNS ESEMPIO LABOIT.SOA ;laboit.soa risoluzione diretta Root.pino.labo.it ;serial 28800; refresh 14400; retray ; expiry );minimum PinoINA PippoINA

49 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 49 Esempio di configurazione di un server DNS Esempio rev ; rev risoluzione inversa Root.pino.labo.it ;serial 28800; refresh 14400; retray ; expiry );minimum ; INNSpino.labo.it. 1INPTRpino.labo.it. 2INPTRpippo.labo.it

50 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 50 Esempio di configurazione di un server DNS

51 Corso di SISTEMI OPERATIVI Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione 51 Bibliografia -The linux network administrators’ Guide Olaf Kirch -Reti locali:dal cablaggio all’internetworking Gai- Nicoletti -BIND 9 Administration Reference Manual -DNS Howto


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