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GLOBALIZZAZIONE Della produzione Degli scambi commerciali Dei flussi capitali Degli stili di vita e dei modelli culturali La globalizzazione è un processo.

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Presentazione sul tema: "GLOBALIZZAZIONE Della produzione Degli scambi commerciali Dei flussi capitali Degli stili di vita e dei modelli culturali La globalizzazione è un processo."— Transcript della presentazione:

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3 GLOBALIZZAZIONE Della produzione Degli scambi commerciali Dei flussi capitali Degli stili di vita e dei modelli culturali La globalizzazione è un processo di trasformazione degli assetti economici, politici e culturali dell’intero pianeta, che implica l’integrazione delle economie nazionali in un solo mercato mondiale

4 LA VELOCITÀ DELLE COMUNICAZIONI La globalizzazione è stata resa possibile grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie della comunicazione, che hanno ridotto il costo del trasporto delle merci e aumentato il flusso di beni e di informazioni. SOCIETÀ DELLA CONOSCENZA INNOVAZIONE TECNOLOGICA QUALIFICAZIONE DEL PERSONALE IL NEOLIBERISMO E’ una teoria ed una pratica economica che si basa sull’assoluta libertà dei singoli operatori nelle principali scelte economiche; a questa teoria economica si ispirano le tre principali organizzazioni internazionali: IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE: concede prestiti ai paesi membri LA BANCA MONDIALE: finanzia progetti di sviluppo L’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DEL COMMERCIO (WTO): cura l’integrazione economica tra gli stati e l’abolizione delle barriere doganali su un numero sempre più esteso di beni.

5 Le politiche neoliberiste in questi ultimi anni hanno avuto come effetto l’aumento del debito estero dei paesi in via di sviluppo ed il crollo della condizioni di vita di ampie fasce della popolazione: 1.Molti paesi al termine della seconda guerra mondiale hanno scelto come strategia di sviluppo economico la limitazione delle importazioni (dazi doganali) per favorire la produzione nazionale; 2.Per creare industrie sono però necessari forti prestiti da parte dei paesi sviluppati, causando un progressivo indebitamento dei PVS; 3.L’FMI è intervenuto con nuovi prestiti, ma imponendo una politica liberista ( abolizione dazi doganali, privatizzazione imprese statali, apertura ad investitori stranieri e forte contenimento della spesa pubblica, in particolare per gli interventi di tutela sociale).

6 Il globalismo è una corrente ideologica direttamente collegata al processo di globalizzazione: 1. attribuisce allo stato la responsabilità di ostacolare l’espansione del mercato mondiale: intervenendo direttamente nella vita economica, impedirebbe al naturale potere regolatore del mercato di assicurare equilibrio al sistema. 2.Lo Stato invece deve fornire solo le infrastrutture fondamentali ( infrastrutture del trasporto, ad esempio) non può controllare o regolare gli eventuali squilibri sociali prodotti dall’andamento dell’economia mondiale. Da qui la riduzione del Welfare State ( stato sociale) L’omogeneizzazione culturale mondiale: gli stili di vita delle popolazioni tendono ad omogeneizzarsi ed il modello occidentale esercita un immenso fascino; fenomeni come la diffusione mondiale del marchio o del logo ( Coca Cola, Nike, McDonald’s …) hanno creato una cultura mondiale del consumo senza precedenti.

7 Il dibattito sulla globalizzazione Favorevoli: È diminuita la povertà globale; E’ aumentato il benessere; E’ possibile che fasce più ampie della popolazione mondiale accedano ad uno standard di vita più elevato Contrari: E’ aumentato il divario tra ricchi e poveri; E’ diminuita la sicurezza sociale, grazie ai tagli alla spesa pubblica; E’ aumentata l’esclusione sociale; E’ aumentato il degrado ambientale. In occasione del WTO organizzato a Seattle nel novembre del 1999, l’opinione pubblica mondiale si accorse dell’esistenza di un movimento fortemente critico nei confronti del processo di globalizzazione e dei suoi effetti sulle società umane e sugli equilibri ambientali del pianeta.

8 CONCLUSIONI Globalizzazione può anche significare sfruttamento del lavoro minorile, fatto che mette infatti in evidenza in quale misura convenzioni internazionali quali la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia (1959) vengano puntualmente disattese: - Sfortunatamente il fenomeno del lavoro minorile è sempre esistito ed esisterebbe anche oggi a prescindere dalla globalizzazione. Nel mercato globale i paesi in via di sviluppo competono producendo prodotti o parti di prodotto (il cosiddetto bene intermedio che fa parte di una produzione suddivisa in più stadi), ad alto contenuto di lavoro poco qualificato, e per ottenere investimenti stranieri adottano politiche di riduzione del costo del lavoro (tale fenomeno viene denominato CORSA VERSO IL BASSO). - La domanda di lavoro minorile è purtroppo frutto della globalizzazione, essa è una conditio sine qua non per lo sviluppo economico di questi paesi. Si potrebbe dedurre che una volta raggiunto un adeguato sviluppo economico il lavoro minorile potrebbe scomparire; ma ci troviamo comunque di fronte ad un processo molto lungo di cui non ne beneficia la popolazione, bensì gli investitori stranieri.

9 Quali possono essere allora le risoluzioni proponibili e concretamente attuabili? L’emanazione di convenzioni internazionali al fine di uniformare in tutti i paesi le leggi sullo sfruttamento del lavoro minorile; Garantire prima di tutto i diritti dei bambini. Nel primo caso resta comunque difficile verificare se tutti gli attori coinvolti nel processo di legalizzazione rispetteranno le convenzioni. Paradossalmente la disoccupazione infantile condurrebbe a fenomeni quali prostituzione e delinquenza. Nel secondo caso permarrebbe la difficoltà di monitorare le diverse realtà nelle diverse parti del mondo. Non resta quindi che fare affidamento sull’operato di organizzazioni governative e non, e servirsi della globalizzazione, denunciando in ciò che potremmo definire un GLOBAL NET, fenomeni quali appunto le ‘NUOVE SCHIAVITÙ’.

10 Finora la globalizzazione ha consentito ai paesi poveri di essere un po’ meno poveri ma a quelli ricchi di divenire molto più ricchi. FMI e Banca Mondiale dovrebbero diventare attori sempre più importanti per avviare politiche di riequilibrio e di orientamento dei flussi finanziari e degli investimenti verso le aree ed i paesi che il mercato tende ad escludere.


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