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A LDO G AY L’ ARTE COME TESTIMONIANZA L E OPERE DI A LDO G Ay COMMENTATE DAI RAGAZZI DELLA III H - I STITUTO A LFIERI L ANTE DELLA R OVERE.

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Presentazione sul tema: "A LDO G AY L’ ARTE COME TESTIMONIANZA L E OPERE DI A LDO G Ay COMMENTATE DAI RAGAZZI DELLA III H - I STITUTO A LFIERI L ANTE DELLA R OVERE."— Transcript della presentazione:

1 A LDO G AY L’ ARTE COME TESTIMONIANZA L E OPERE DI A LDO G Ay COMMENTATE DAI RAGAZZI DELLA III H - I STITUTO A LFIERI L ANTE DELLA R OVERE

2 “La testimonianza delle opere di Aldo Gay è resa in presa diretta: la chiarezza delle sue opere non lascia spazio a diverse interpretazioni. Le sue immagini hanno suscitato in me fin dall’inizio l’impressione di trovarmi di fronte alla scena di un film di guerra, tutto azione luce ed ombra.” Dante Monda

3 Dopo l’aggressione dell’Etiopia nel 1935, Mussolini diffonde in Italia l’idea di razza, per impedire contatti tra bianchi e neri. Nel 1938 oltre alla discriminazione per colore della pelle cominciò quella per motivi religiosi. Esce il primo numero della rivista “La difesa della razza” Una spada separa il profilo di un busto romano dall’immagine stereotipata di donna africana e di un signore dai tratti semiti. Su basi tutt’altro che scientifiche, gli scienziati italiani sostenevano infatti che la razza italiana fosse superiore perché appunto “romana”

4 Nel 1938 l’Italia fascista inizia l’avvicinamento alla Germania nazista: l’aggressione dell’Etiopia nel 1935 aveva segnato una frattura con Paesi democratici come Francia ed Inghilterra. Nel 1938 entrano in vigore in Italia le leggi razziali, di discriminazione nei confronti degli ebrei, su modello di quelle tedesche del 1935: “da un giorno all’altro vengono ridotte tutte le libertà degli ebrei, 5o.ooo persone che si erano sempre sentite italiane vengono considerati stranieri non graditi. Non si poteva andare a scuola o insegnare negli istituti italiani, ma in apposite scuole per soli ebrei. Le umiliazioni erano quotidiane: non si poteva andare in palestra, al cinema, sui mezzi pubblici...” Lorenzo Esposito

5 “Un giorno Aldo si presenta come sempre alla palestra dove faceva boxe, ma non lo fanno entrare. Allora Aldo chiede perché, e gli rispondono a testa bassa: “perché sei ebreo.” Aldo se ne sta lì per un po’ con la valigetta in mano, dal profilo si capisce che è molto amareggiato. Anche il portiere però non ha una faccia allegra, anzi anche lui sembra dispiaciuto….magari non era un fascista come altri e se fosse stato per lui l’avrebbe fatto entrare! Federico Bempensato

6 Aldo viene aggredito nelle strade di Roma: uomini, donne e soldati contro un giovane disarmato che voleva solo comprare il giornale. “Già è da condannare da solo il fatto che un numero così alto di persone armate possa aggredire un’unica persona disarmata. Ma a ciò va aggiunto che gli aggressori si ritenevano giustificati e motivati perché il giovane era ebreo.” “Si può senz’altro dire che l’idea fascista e nazista era sbagliata perché basata principalmente sull’aggressività, soprattutto nei confronti di chi è indifeso.” Andrea Laurenti

7 “Dopo l’armistizio del 1943, Roma venne occupata dai tedeschi. Aldo Gay ha rappresentato tutto quello che accadde su un blocco da disegno: I tedeschi, armati di fucile, entravano nelle case frantumando la porta, per portare le persone nei campi di concentramento” Dario Raho “Nei campi di concentramento furono mandati anche Rom, omosessuali, oppositori politici, tutti quelli che Hitler considerava un pericolo o un peso. Ma per quanto riguarda gli ebrei soltanto fu prevista la “soluzione finale”: anche i neonati o i vecchi sulla soglia della vita dovevano essere tutti sterminati.” Alessia Palazzo

8 “Il 29 settembre 1943 venne fatto un annuncio: entro trentasei ore tutti gli ebrei romani dovevavo versare 50 chili d’oro, altrimenti sarebbero stati deportati nei campi di concentramento. L’oro venne pesato, erano più di 50 chili! Il 16 ottobre 1943 il ghetto di Roma venne svuotato e tutti gli abitanti, 1023 persone di tutte le età, furono caricati sui treni merci per la Germania. Il patto non venne rispettato. ” Giulia Usai

9 “L’immagine è corale, si vedono tante persone sorvegliate dai soldati e si ha l’impressione della disperazione collettiva. Una mamma col suo bambino in braccio… Una donna che piange disperata in un fazzoletto bianco… Una vecchietta in primo piano fa pensare ad una tenera nonna, ma un tedesco le punta un mitra addosso. Sullo sfondo le facciate dei palazzi, con le case abbandonate in fretta. Tutto fa pensare all’assurdità della persecuzione e della deportazione degli ebrei.” Giorgio Mazzitelli

10 I soldati nazisti, riconoscibili dall’elmetto, hanno fatto irruzione in una casa. Rovistano da ogni parte per trovare indizi e tracce. Alcuni cittadini romani nascosero gli ebrei nelle loro case, per salvarli. Altri invece li denunciavano perché speravano di ottenere delle ricompense.” Tommaso Rocchi

11 “Alcuni ebrei per la disperazione preferivano rischiare la morte che essere deportati. Nei campi di concentramento, infatti, prima di morire si smetteva di essere uomini.” Luca Grignaffini La mamma e la figlia abbraccciate si buttano dalla finestra della loro casa, i due ufficiali nazisti che erano venuti a prenderle osservano la scena dalla finestra. Aldo ci fa conoscere e rivivere quel brutto periodo storico attraverso l’opera della sua matita, per mostrare a noi ragazzi che tutto questo non deve succedere mai più.” Francesco Casini

12 “Aldo va a trovare la madre e la sorella, ma sulla via del ritorno incontra due militari ed è costretto a nascondersi. “In questo di segno io non vedo raffigurato un uomo qualunque, ma un uomo coraggioso che manifesta le sue paure attraverso i suoi disegni.” Iasmine Cirelli

13 “I soldati tedeschi, stanchi e demoralizzati dall’esito della guerra, si ritirano faticosamente. Gli americani sono prossimi a venire. I volti abbattuti per la fine del loro mito, della loro gloria, della loro potenza: ogni cosa è persa e si scoprono essere solo uomini. Le parti si sono capovolte: chi inseguiva fugge adesso, impaurito.” Francesco Tonci

14 Roma viene liberata il 4 giugno del Il 25 Aprile 1945 l’azione congiunta dei partigiani italiani e degli alleati inglesi e americani permette di liberare tutto il Paese dall’occcupazione nazifascista, che era durata quasi due anni. Durante quegli anni furono deportati dall’Italia 6746 ebrei. Tornarono a casa solo 830 persone.


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