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Mediologia Le scienze dei media

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Presentazione sul tema: "Mediologia Le scienze dei media"— Transcript della presentazione:

1 Mediologia Le scienze dei media
Corso di laurea In Scienze del turismo Mediologia Le scienze dei media © Prof. Giovanni Ragone Facoltà di Scienze Umanistiche Università di Roma “La Sapienza”

2 Mediologia I – Teorie e analisi dei media
Corso di laurea In Scienze del turismo Mediologia I – Teorie e analisi dei media I media costituiscono l’ambiente fondamentale di costruzione dell’identità contemporanea. Il corso prevede: una prima parte dedicata alla scienza dei media (teorie della comunicazione di massa, new media, società delle reti); una seconda parte dedicata ai linguaggi della pubblicità; una terza dedicata all’analisi di singoli oggetti mediali (articoli di giornale, letteratura, pubblicità, serial televisivi, videogiochi, musica elettronica ecc.).

3 Corso di laurea In Scienze del turismo Mediologia II – I media e la promozione e comunicazione delle istituzioni e dei territori della cultura La prima parte del corso sarà dedicata al rapporto tra media, memoria e soggettività culturali (istituzioni e territori), e darà luogo a gruppi di ricerca sulla comunicazione in Internet delle istituzioni e dei territori. La seconda parte allo studio dei media (televisione, giornali e periodici, internet) nella promozione delle istituzioni e dei territori della cultura

4 Donatella Capaldi, Emiliano Ilardi e Giovanni Ragone
COMUNICARE LA MEMORIA. LE ISTITUZIONI CULTURALI EUROPEE E LA RETE Progetto di ricerca “Trame. Tecnologie e ambienti di rete per la memoria del XXI secolo”, Donatella Capaldi, Emiliano Ilardi e Giovanni Ragone Liguori, Napoli 2008

5 I processi di creazione della memoria collettiva, e tra questi la comunicazione dei patrimoni culturali, sono tra i motori del nuovo modo di produzione “informazionale”, del nuovo modello economico, culturale e sociale del XXI secolo, determinando un’evoluzione della missione e della forma delle istituzioni culturali (musei, biblioteche, fondazioni, università, ecc.). Su scala planetaria le pratiche di comunicazione dei patrimoni in rete sono in evoluzione verso nuovi tipi di servizi per i visitatori (virtuali e reali), verso una effettiva accessibilità on line e verso una sempre più interessante filiera di esperienze interattive a partire da nuovi processi di memoria. Esse indicano che il patrimonio digitale è la base per la diffusione su larga scala di nuove pratiche di apprendimento, di produzione e ri-produzione delle conoscenze, di cerazione di immaginari, oggi in via di germinazione in Internet. Perché il bene culturale in rete diventi sia un luogo di crescita delle coscienze, al centro di uno scambio di informazioni ed esperienze, nella partecipazione condivisa e interattiva alla sua gestione, sia una risorsa per i terrritori e per le istituzioni, occorrono cambiamenti a livello teorico, organizzativo e professionale. L’analisi delle migliori pratiche della memoria digitale in rete a livello europeo, condotta dagli autori del volume nell’ambito di una ricerca interuniversitaria (Trame, ) mostra le tendenze più interessanti, e offre strumenti utilizzabili per l’elaborazione di nuove strategie. Per assicurare l’accessibilità di beni, oggetti e testi della memoria storica nel flusso globale delle attività di comunicazione (dai grandi gruppi dell’industria alle reti sociali e alle microimprese, dai singoli individui alle iniziative culturali e formative delle istituzioni) occorre infatti sia orientare la presenza in rete secondo criteri qualitativi di ri-produzione, sia amplificare e diversificare i sistemi di servizi on line e integrati per i visitatori, sia essere disponibili a inventare ed accogliere nuove forme di co-produzione fra i singoli, le communities, le reti professionali, le soggettività attive nella scuola e nell’università. Il volume è accessibile per l’acquisto dell’edizione digitale in rete sul sito della casa editrice Liguori:

6 I processi di creazione della memoria collettiva, e tra questi la comunicazione dei patrimoni culturali, sono tra i motori del nuovo modo di produzione “informazionale”, del nuovo modello economico, culturale e sociale del XXI secolo, determinando una evoluzione della missione e della forma delle istituzioni culturali (musei, biblioteche, fondazioni, università, ecc.). Su scala planetaria le pratiche di comunicazione dei patrimoni in rete sono in evoluzione verso: - nuovi tipi di servizi per i visitatori (virtuali e reali), - una effettiva accessibilità on line, - una sempre più interessante filiera di esperienze interattive a partire da nuovi processi di memoria. In questo modo il patrimonio digitale diventa la base per la diffusione su larga scala di nuove pratiche di apprendimento, di produzione e ri-produzione delle conoscenze, di creazione di immaginari, oggi in via di germinazione in Internet. Perché il bene culturale in rete diventi sia un luogo di crescita delle coscienze, al centro di uno scambio di informazioni ed esperienze, nella partecipazione condivisa e interattiva alla sua gestione, sia una risorsa per i terrritori e per le istituzioni, occorrono cambiamenti a livello teorico, organizzativo e professionale.

7 L’analisi delle migliori pratiche della memoria digitale in rete a livello europeo, condotta dagli autori del volume nell’ambito di una ricerca interuniversitaria (Trame, ) mostra le tendenze più interessanti, e offre strumenti utilizzabili per l’elaborazione di nuove strategie. Per assicurare l’accessibilità di beni, oggetti e testi della memoria storica nel flusso globale delle attività di comunicazione (dai grandi gruppi dell’industria alle reti sociali e alle microimprese, dai singoli individui alle iniziative culturali e formative) occorre: - orientare la presenza in rete secondo criteri qualitativi di ri-produzione, - amplificare e diversificare i sistemi di servizi on line e integrati per i visitatori, - essere disponibili a inventare ed accogliere nuove forme di co-produzione fra i singoli, le communities, le reti professionali, le soggettività attive nella scuola e nell’università.

8 i ruoli, le “missioni” sociali di un museo, ma anche di una università e in genere di qualsiasi istituzione o soggetto culturale che si dedichi a diffondere e migliorare la conoscenza di un insieme di testimonianze del passato, sono in un certo senso ribaltati. Non si tratta di conservare e trasmettere i documenti del passato, come supporto e ausilio per la lenta evoluzione di una tradizione culturale fondativa e costitutiva delle identità nazionali. Tanto meno è sufficiente rispondere a una domanda di servizio a vantaggio delle élites istruite che hanno assicurato per secoli le dinamiche di continuità e cambiamento dei blocchi sociali al potere. La vecchia missione, la funzione tradizionale si va ibridando con una nuova situazione, nella quale occorre assicurare la disponibilità degli oggetti culturali per l’immane attività di comunicazione che a ogni livello (dai grandi gruppi dell’industria globale alle reti sociali, alle microimprese, ai singoli individui, e anche alle stesse attività formative delle istituzioni “classiche”) si configura come la base produttiva delle nostre società, e nello stesso tempo di nuovi processi identitari (Castells, 1996 e 2000).

9 Si va oltre il mero “trasferimento” del museo, della biblioteca o della fondazione sul web, e non ci si limita più a “importare” dalla rete alcune pratiche di interazione e di networking in uno spazio virtuale limitrofo a quello dell’istituzione. In prospettiva, l’ibridazione tra vecchie e nuove forme, reali e digitali, è destinata a spingersi molto più avanti. In linea di massima, nel comunicare on line ogni soggetto - sia un museo, una fondazione culturale, oppure (ed oggi questo è possibile a molti e non solo ai grandi collezionisti e mecenati) un singolo creatore o raccoglitore di contenuti digitali - si definisce attraverso un proprio orientamento alla comunicazione con altre soggettività. Rivolgendosi ad esse, chi comunica si apre alla condivisione: manifesta intenzioni e offre opportunità nell’uso dei patrimoni. Ma in rete, attualmente, chi ci si aspetta di incontrare? Tre grandi classi di utilizzatori:

10 a) quelli classici, vale a dire i singoli ricercatori “professionali”; essi iniziano ad evolvere verso le communities on line di ricercatori; o anche – su un terreno più organizzato – verso attività imprenditoriali o di servizio pubblico che integrano le grandi funzioni intellettuali (beni culturali, pubblica amministrazione, professioni, educazione e ricerca), assicurando accessibilità a documenti digitalizzati, in forme che hanno potenzialmente a che fare con l’editoria elettronica; b) le factories che producono i media sul piano spettacolare, per esempio cercando immagini per la moda, per la carta stampata, per la preparazione di prodotti cinematografici o televisivi (ponendo ai detentori dei patrimoni problemi non dissimili dagli utilizzatori precedenti, ma su scala più larga, per esempio riguardo alla cessione virtuale e temporanea dell’oggetto digitale); c) i navigatori in rete, interessati alla memoria digitale secondo bisogni di costruzione delle conoscenze e delle identità, e/o di consumo vocazionale. Pensiamo al turismo culturale, ma anche alla passione cooperativa per la conoscenza di tanti singoli che interagiscono in communities più o meno effimere, con impliciti investimenti in “learning organization”, di cui i blog e i wiki sono solo una fase di passaggio. Nello stesso senso: le reti di insegnanti, le pratiche di ricerca/azione on line tipiche della didattica costruttivista e dell’ibridazione tra aula e e-learning. Dalle nuove soggettività in rete emerge una domanda di informazione (e non solo) che si rivolge alle istituzioni culturali in quanto tali o a network o servizi specializzati, in grado di rispondere in modo adeguato. Il dato più importante, nella nuova situazione, è che gli utilizzatori classici non costituiscono più il gruppo dominante nella domanda. Lo sviluppo della rete ha enormemente incrementato le ultime due classi di utilizzatori. La rivoluzione è già molto avanti

11 Indice: I. Introduzione: La memoria e la rete, di Giovanni Ragone, p.1
COMUNICARE LA MEMORIA. LE ISTITUZIONI CULTURALI EUROPEE E LA RETE Indice: I. Introduzione: La memoria e la rete, di Giovanni Ragone, p.1 II. Le migliori pratiche in Europa: la griglia di rilevamento, p. 19 III. Rilevazioni e tendenze, p. 49 IV. I servizi per l.innovazione, p. 67 V. Nuovi scenari nella comunicazione del patrimonio culturale, p. 97 VI. Appendici, p. 103 VII. Bibliografia, p. 119

12 Metodologia Si sono presi in esame, nel site-watching delle istituzioni culturali europee sul web: i maggiori siti museali con le loro svariate tipologie espositive; fondazioni culturali impegnate nella valorizzazione di lasciti in campo artistico, musicale, architettonico; fondazioni di sostegno alle arti e di promozione di eventi e iniziative in campo artistico; archivi di tipo storico, politico, letterario, musicale, filmico, e gli enti che hanno una missione nella conservazione multimediale, soprattutto in campo fotografico e audio-video. I dati rispecchiano quanto è visibile in rete e sono oggetto di valutazione relativamente alle strategie di comunicazione in internet.

13 Criteri generali di analisi
Il lavoro di selezione si è svolto secondo parametri generali, definiti secondo le più attuali teorie in ambito comunicativo, e applicati come segue agli obiettivi della ricerca: La tipologia delle istituzioni L’ampiezza del corredo descrittivo sull’istituto e le sue attività La presenza di archivi/esposizioni digitali La qualità dell’interazione con il pubblico La varietà dei servizi offerti La navigabilità e altre caratteristiche tecniche del sito

14 Costruzione della griglia di analisi
Dopo una iniziale esplorazione dell’offerta nel settore, è stato individuato un primo campione rappresentativo delle migliori pratiche, sul quale è stata costruita (bottom up) una griglia provvisoria. La griglia finale che rappresenta un modello generale per l’analisi di siti web di istituzioni culturali, è stata applicata a un campione di 36 siti selezionati per la loro complessiva alta qualità.

15 La griglia di analisi Informazioni generali sull’ente
Informazioni sul sito Mostre ed eventi Biblioteca Archivio Servizi Navigabilità e accessibilità

16 Forme della memoria -espositiva: viene approntata, cioè, una vetrina delle collezioni conservate con la possibilità di esaminare on line alcuni documenti di rilievo del patrimonio e, in alcuni casi, gran parte o l’intera collezione - (Paul Klee); -informativa: il materiale digitalizzato viene rielaborato in percorsi tematici, fruibili dal pubblico, nei quali vengono ricostruiti, tramite i documenti, momenti salienti della storia politica e civile di un paese (Imperial War Museum, Ebert,); o vengono utilizzati come corredo biografico di un personaggio (Anne Frank).

17 Forme della memoria -scientifica: itinerari di ricerca rivolti agli addetti ai lavori con dettagliati apparati descrittivi e di approfondimento sull’oggetto; o progetti di ricerca da attivare sui beni digitalizzati; -interattiva: possibilità di interagire con l’istituzione sia nella raccolta e nella identificazione dei documenti, sia nella produzione di manufatti digitali bottom up con materiali disponibili sul sito (per es. Anne Frank, British Museum). Sino alla fruizione ludico-didattica dei beni conservati nelle forme del videogioco o del quiz per bambini, ma anche per un pubblico adulto (Nobel, Arp).

18 Servizi di e-commerce Percentuale di siti, sui 36 che costituiscono le best practice, che contengono servizi bookshop. Un esempio interessante di bookshop on line è dato dal Leopold Museum di Vienna che, come altre strutture in città, ha affidato a una società esterna (Museum Shop Management GmbH) la gestione del negozio museale e in rete. La pagina, bilingue, prevede una ricerca differenziata per tipologia di articolo (libri, DVD, video; arte e design; stampe e cartoline; giochi e cartoleria; moda e accessori; gioielli; oggettistica; giocattoli; manufatti con marchio del museo) e altre sottosezioni. Alla voce “Artisti” compaiono brevi biografie degli artisti più rappresentativi del museo, e in sequenza tutte le riproduzioni e gli oggetti del bookshop che li riguardano, con link e prezzi. Alla voce “Touch of Fame” appaiono in icona i volti di personaggi famosi in area austro-tedesca (Mozart, Goethe, Freud etc) con allineati tutti i prodotti con la loro effigie disponibili nel bookshop). Sono previste una uscita “Best seller” con gli articoli più richiesti ed una “Regali” con proposte per uomo, donna, bambino, e fasce di prezzi (sotto i 25 e i 50 euro), tutti acquistabili on line. Oltre a questa sezione riguardante il prodotto, nella home page del Museum shop si trovano link inerenti l’ente: il “Management”, con notizie sulla società che gestisce il Museum shop, e su altre società di marketing turistico e artistico; i “Contatti”, con indirizzi mail di riferimento, e brevi notizie sul Museum Shop reale e i suoi orari di apertura. E per finire si incontra un settore speciale riguardante l’utenza: il form per la newsletter, e il Customer Care (“Shop Information”), ossia una guida all’acquisto on line con le regole di spedizione, prezzi, sistemi di sicurezza e condizioni di vendita, e anche un form riservato esclusivamente alle aziende. Questa ultima area è stata ulteriormente perfezionata dalla Hamburger Kunsthalle di Amburgo, che permette all’utente di aprire un conto corrente on line (Kundekonto-Conto Clienti) per acquistare i prodotti digitalmente o direttamente nel museo. Nella stessa istituzione sono disponibili per la vendita on line opere in tiratura speciale, e manifesti delle mostre firmate dagli artisti, riservati ai visitatori (virtuali e non) del museo.

19 Picture library Cosa è la Picture Library? È la traduzione digitale totale (o parziale) delle opere della collezione (con annessa la procedura di pagamento on line e di spedizione) in immagini ad alta definizione, con possibilità di scelta da parte dell’utente del supporto (carta, tela etc.) su cui stamparle o della loro destinazione d’uso (pubblicità, ricerca, film ecc.). Cosa è la Picture Library? È la traduzione digitale totale (o parziale) delle opere della collezione (con annessa la procedura di pagamento on line e di spedizione) in immagini ad alta definizione, con possibilità di scelta da parte dell’utente del supporto (carta, tela etc.) su cui stamparle o della loro destinazione d’uso (pubblicità, ricerca, film ecc.). Una pratica attuata soprattutto dai grandi musei come il British Museum, il Kunsthistorisches Museum, la Tate Gallery e l’Hermitage.

20 supporti della didattica
La produzione di learning objects (unità minime didattiche autoconsistenti caratterizzate da modularità, reperibilità, riusabilità e interoperabilità, che ne consentono la possibilità di impiego in contesti diversi) potrebbe rappresentare per i piccoli e medi enti una ulteriore fonte di autofinanziamento La produzione di learning objects (unità minime didattiche autoconsistenti caratterizzate da modularità, reperibilità, riusabilità e interoperabilità, che ne consentono la possibilità di impiego in contesti diversi) potrebbe rappresentare per i piccoli e medi enti una ulteriore fonte di autofinanziamento

21 British Museum, Tate Gallery National Gallery
Siti di eccellenza: British Museum, Tate Gallery National Gallery Fondazione Thyssen-Bornemisza di Madrid Tra i siti di eccellenza bisogna segnalare in primis i grandi musei inglesi come il British Museum, la Tate Gallery e la National Gallery. “EducaThyssen” ha creato un settore specifico per la formazione universitaria, comprendente, corsi nati in collaborazione con le università madrilene, che rilasciano certificati e attestati di frequenza, validi come CFU; corsi di perfezionamento di diverso taglio, sempre in cooperazione con l’università (per es. “Musei e turismo culturale”); simposi internazionali. E ancora, corsi di educazione continua per gli adulti (insieme alla Università della Terza Età e alle istituzioni universitarie cittadine), e laboratori gestiti da artisti per gli studenti superiori. In più, progetti di ricerca “bottom up” in una sezione speciale del sito (“Spazio aperto”), per immaginare in modo connettivo un ambiente virtuale sulle arti, collegato all’ e-learning

22 Forme di interattività download
Fondazione Schönberg) alla lettura di documenti e testimonianze; oppure ai dispositivi più progrediti di download come il podcasting. Lo scarico di informazioni sull’Ipod è stato sperimentato con successo per attirare visitatori nei musei. La Kunsthalle di Brema permette a scopo promozionale il download gratis sull’ Ipod, sul cellulare o sullo MP3 player di alcune parti registrate dell’audioguida in dotazione ai visitatori, con la descrizione delle opere più significative delle collezioni. Una originale iniziativa si è rivelata la Ipod Walk, lanciata dal Museo Van Gogh di Amsterdam. In occasione della mostra temporanea su Beckmann nel 2007 il visitatore ha potuto scaricare in rete una mappa interattiva di Amsterdam. E ascoltare con il download del “listen” audio il racconto (in inglese) delle esperienze artistiche che hanno legato il pittore a certe strade e luoghi della città, percorrendo così un itinerario virtuale alla scoperta dell’artista Dall’Ipod al computer palmare, la Tate e ancora il Museo Van Gogh, propongono il ”multimedia tour”: su un computer palmare viene organizzata la visita della mostra con suoni, foto e riproduzioni.

23 Forme di interattività upload
La formula più semplice e più diffusa è il “manda a un amico”, un comando presente nella maggior parte dei siti che spedisce in automatico pagine web, immagini e cartoline. Nelle forme più articolate, come nel caso del Beauburg, si va dalla progettazione di uno spazio personale, ossia di un album in cui raccogliere i contributi più interessanti del web, alla loro rielaborazione originale; sino alla valutazione da parte dell’ente della qualità informativa ed estetica del manufatto creato dagli utilizzatori, e alla sua esposizione sul sito dopo un concorso aperto al pubblico che può riguardare temi vari: campagne di sensibilizzazione, slogan etc..

24 Valutazione dei risultati (Aspetti positivi)
Presentazione del materiale Servizi di marketing e informazione (bookshop, location, stampa…) Attività formative Interattività basilare Veste grafica e navigabilità

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33 Aspetti da implementare (servizi)
Formazione superiore e specialistica E-learning Editoria digitale e print on demand

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36 Aspetti da implementare (interattività)
Forum, Blog Spazi personali Upload di manufatti digitali Giochi didattici On line survey

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40 Archivi digitali delle fondazioni e istituti culturali
Comunicazione e diffusione on line

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42 Esempi di migliori pratiche (presentazione e servizi)
Presentazione materiale (IWM) Sito mirato (Beethoven) Bookshop (Leopold) Servizi stampa (Klee) Formazione (Thyssen) Editoria (Picture Library- Print on demand)

43 Esempi di migliori pratiche (interattività)
Giochi didattici (Nobel) Documentazione bottom up (Frank, Shoa) Videoconferenze interattive (Pompidou) Commenta (Pompidou)

44 Applicazione della griglia a:
La ricerca italiana Applicazione della griglia a: 300 siti Musei, biblioteche, fondazioni, istituti culturali, parchi tematici 11 regioni: Campania, Puglia, Sicilia, Lazio, Umbria, Toscana, Marche, Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Liguria

45 Interattività Biblioteche

46 Interattività Istituti e Fondazioni

47 Bibliografia Altre fonti sul tema:
-Antinucci F., Comunicare nel museo, Roma-Bari: Laterza, 2004 -Monaci S., Il futuro nel museo,come i nuovi media cambiano l’esperienza del pubblico, Milano: Guerini, 2007. -Ricciardi M., Il museo dei miracoli, Milano: Apogeo (in corso di pubblicazione)


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