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LA SCUOLA INGLESE DELLE RELAZIONI OGGETTUALI W.R.D. FAIRBAIRN E D.W. WINNICOTT.

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Presentazione sul tema: "LA SCUOLA INGLESE DELLE RELAZIONI OGGETTUALI W.R.D. FAIRBAIRN E D.W. WINNICOTT."— Transcript della presentazione:

1 LA SCUOLA INGLESE DELLE RELAZIONI OGGETTUALI W.R.D. FAIRBAIRN E D.W. WINNICOTT

2 All’inizio degli anni ’40 la British Psychoanalytic Society si divise in tre gruppi Scuola kleiniana Gruppo indipendente Psicologia dell’Io Gruppo indipendente: Fairbairn, Winnicott, Balint, Bowlby, Guntrip; riprendono la concezione kleiniana di un bambino programmato per l’interazione con altri esseri umani, ma abbandonano i toni cupi della teoria della Klein dell’aggressività innata derivante dalla pulsione di morte

3 Teoria delle relazioni oggettuali L’attenzione viene spostata sulle interazioni reali (anche interiorizzate) del bambino con l’ambiente genitoriale, cui viene attribuito un ruolo fondamentale nello sviluppo più o meno sano del bambino Lo sviluppo pertanto può essere “alterato” da cure genitoriali carenti o frustranti, in ogni caso inadeguate. Il bambino è programmato per avere un’interazione armoniosa ed uno sviluppo non traumatico

4 Freud: il bambino vive immerso nel processo primario e in funzione del principio del piacere; lo sviluppo consiste in un passaggio al principio di realtà e dunque alla frustrazione del soddisfacimento immediato e totale Klein: il bambino nasce con un idea del mondo esterno (es. seno) e le pulsioni sono strutturate per adattarsi al mondo umano; lo sviluppo viene visto come un percorso verso la “normalità”, che pertanto diviene una conquista evolutiva Relazioni oggettuali: lo sviluppo procede verso la normalità a meno di cure genitoriali insoddisfacenti Da Freud alla Teoria delle Relazioni Oggettuali

5 D.W. Winnicott ( )

6 Pediatra di formazione, ha la possibilità di osservare una gran quantità di coppie madre-bambino Formatosi in Inghilterra all’interno della scuola kleiniana, presto inizia ad elaborare autonome riflessioni sullo sviluppo del bambino e sulla relazione madre-bambino Queste comportano anche notevoli conseguenze sul modo di intendere la situazione psicoanalitica e la relazione paziente-analista L’unità di osservazione per Winnicott è la coppia madre- bambino “L’infante non esiste”

7 Il falso Sé Winnicott abbandona il campo della psicopatologia tradizionale, che descrive la sofferenza psichica nei termini di intensi conflitti e sintomi evidenti, legati alla prima fase edipica Si occupa di una psicopatologia in cui ciò che viene disturbato è la soggettività stessa, la qualità dell’essere una persona: senso della realtà interna importanza del senso di un significato personale immagine di sé come persona separata e centro creativo della propria esperienza

8 Come si genera questa patologia? L’origine della patologia è vista da Winnicott nella natura della relazione madre-bambino nelle fasi precoci dello sviluppo, ed in particolare nel modo in cui la madre “gestisce” i bisogni del bambino. E’ per questo che si parla di “disturbo da deficit ambientale” Modello del deficit vs modello del conflitto

9 Alle origini del Falso Sé: Il percorso di sviluppo Dipendenza assoluta Dipendenza relativa Verso l’indipendenza L’indipendenza non è mai assoluta, perché l’individuo è sempre legato all’ambiente attraverso le forme di socializzazione

10 Non si tratta di uno sviluppo che segue una sequenza lineare in cui ogni stadio sostituisce quello che lo precede; alcuni aspetti delle esperienze precedenti continuano ad esistere, sebbene in modi diversi, anche nell’adulto. La salute mentale deriva anche dalla capacità di conservare le esperienze precoci in modi privati ed accettabili (es. creatività)

11 Dipendenza assoluta L’infante (colui che non parla) si trova alla nascita in uno stato di non-integrazione (diverso da disintegrazione!) in cui i bisogni ed i desideri emergono in modo spontaneo; questi vengono immediatamente soddisfatti dalla madre ed entrano a far parte in modo indolore dell’esperienza del bambino, che così sperimenta la “continuità dell’esistenza” Questo è possibile perché la madre si trova in una particolare situazione che viene definita “preoccupazione materna primaria ”

12 “…verso la fine della gravidanza, e per qualche settimana dopo il parto, la madre è tutta presa (o meglio dedita a) la cura del neonato, che dapprima sembra una parte di lei stessa” (Winnicott,1963) Si tratta do una sorta di follia momentanea, per la quale la madre si ritira momentaneamente dal mondo per occuparsi esclusivamente del bambino La madre è in grado di corrispondere ai bisogni del bambino intuendoli quasi magicamente, attraverso un’identificazione col neonato stesso. In questo modo gli garantisce la “continuità dell’esistere”, proteggendolo e preservandolo dagli urti ambientali

13 L’esperienza del bambino in questa fase è quella dell’onnipotenza soggettiva: il bambino si trova in uno stato di fusione e non è consapevole dell’esistenza della madre- ambiente; i suoi desideri fanno sì che le cose accadano La madre, attraverso le funzioni di holding, handling ed object presenting, consente al bambino di sperimentare questo momento di illusione “Così, nella dipendenza assoluta, l’infante non ha alcuna consapevolezza delle provvidenze materne” (Winnicott, 1963)

14 Dipendenza relativa La preoccupazione materna primaria consente al bambino di uscire dallo stato di non-integrazione per avviarsi ad essere (e sentirsi) una unità integrata e, a poco a poco, separata In circostanze ideali la madre emerge gradualmente da questo stato di identità vicariante, comincia a “riprendersi la sua vita” ed introduce nell’esistenza del suo bambino dei piccoli urti: il bisogno non viene soddisfatto nel momento stesso in cui si presenta, si apre uno spazio tra il desiderio ed il suo appagamento

15 Il bambino inizia a rendersi conto dell’esistenza separata della madre ed entra in uno stadio di “adattamento ad un graduale venir meno dell’adattamento”. La madre è comunque in grado di fornire un de- adattamento graduato, in accordo con le crescenti abilità del bambino di tolleranza delle frustrazione Il bambino, pur avendo abbandonato l’onnipotenza, tuttavia non è ancora in grado di percepire la realtà oggettiva: Fase intermedia di “esperienza transizionale”

16 Il bambino tollera l’assenza della madre, la frustrazione, attraverso gli “oggetti transizionali”, oggetti paradossali a metà strada tra la soggettività e l’oggettività pure: L’oggetto transizionale viene vissuto come qualcosa che non è creato e controllato soggettivamente e neppure separato e trovato; per il bambino rappresenta la madre e gli permette di conservare un legame fantasmatico con questa man mano che si separa da lei E’ un oggetto a metà strada tra la madre che il bambino crea nella fase di onnipotenza e la madre che il bambino scopre agire in modo separato ed indipendente; è quell’esperienza che consente di ammortizzare il passaggio alla realtà oggettiva ed alla indipendenza L’oggetto transizionale

17 Winnicott, a proposito dell’esperienza transizionale, utilizza il termina “resting place of illusion” dicendo: “… c’è una battaglia continua nell’individuo, per tutta la vita, nel differenziare i fatti della fantasia, la realtà esterna dalla realtà interna, il mondo dal sogno. I fenomeni transizionali appartengono ad un’area intermedia che io chiamo luogo di pace, perché vivendo in quest’area l’individuo si riposa dal compito di distinguere i fatti di realtà dalla fantasia”

18 La madre non sufficientemente buona Secondo Winnicott la madre in grado di introdurre frustrazioni che per frequenza e intensità possono essere tollerate dal bambino è una madre sufficientemente buona Funzioni materne: holding handling object presenting Attraverso queste funzioni è in grado di fornire quell’ambiente sufficientemente buono necessario al consolidarsi di un sano senso del sè

19 Ma quando questo non avviene, ciò che si produce è un arresto dello sviluppo psicologico del bambino: il nucleo dell’individualità autentico rimane sospeso, il bambino avverte le pressioni ambientali e cerca di farvi fronte attraverso i suoi ancora poveri e insufficienti mezzi Non è più l’ambiente ad andare incontro alle esigenze del bambino, ma quest’ultimo a cercare di andare incontro alle esigenze dell’ambiente

20 La carenza materna cronica (e prematura) produce all’interno del Sé la scissione tra un Vero Sé ed un Falso Sé Carenza materna cronica Scissione del Sè Vero SèFalso Sè Fonte autentica del desiderio e del significato Compiacenza

21 Non è l’ambiente a modellarsi intorno ai bisogni/desideri del bambino, ma questi a modellarsi in modo compiacente e superficiale intorno ai bisogni dell’ambiente Il Falso Sé dunque svolge una duplice funzione: consente di affrontare l’imprevedibilità ambientale che in questo modo può essere tenuta sotto controllo consente di proteggere il nucleo dell’esperienza autentica fino a quando non si trova un ambiente più adeguato L’ambiente non si è adattato alla soggettività nascente del bambino, e questo non può far altro che scollegare la sua mente dalle fonti che si trovano nel corpo e dall’esperienza più spontanea (vero sé)

22 IL Sé Con Winnicott si opera un viraggio fondamentale verso una matrice relazionale dello sviluppo dell’individuo con una propria esistenza personale attraverso le fasi che vanno dalla dipendenza assoluta all’indipendenza Winnicott cerca di individuare le condizioni favorevoli che permettono l’emergere del Sé ed il conseguente sviluppo di un individuo sano Anche se il Self ha una collocazione centrale nel suo pensiero, non troveremo mai nei suoi scritti una definitiva e compiuta teoria del concetto di Sè potenzialità creatrice dell’individuo

23 Ego, Io, Self o Ego: aspetto concettuale-strutturale dell’Io o Io: aspetto esperenziale-soggettivo, sentimento della soggettività che Winnicott identifica con l’inglese “I am”; indica la risonanza emotiva di un’esperienza maturativa e di relazione o Self: “Per me il Sé, che non è l’Io, è la persona che è me, solo me, che ha una totalità basata sull’azione del processo maturativo. Nello stesso tempo, il Sé ha delle parti, e in realtà è costituito da queste parti. Queste parti vengono a saldarsi insieme dal centro verso la periferia nel corso dell’azione del processo maturativo, assistito (soprattutto al principio) dall’ambiente umano che sostiene, manipola e facilita in modo vivo. Il sé si trova naturalmente nel corpo…”

24 Il rapporto madre-bambino rende possibile per il bambino diventare Self Un oggetto reale, ossia la madre reale, diventa alleato dei processi maturativi del bambino e contribuisce, con funzioni specifiche, alla personalizzazione del potenziale istintuale e psichico del suo bambino verso l’individualità Il primo rapporto è un rapporto creativo: la madre “crea” il proprio bambino, tanto nel corpo, quanto nei primi movimenti psichici; madre e bambino si appartengono reciprocamente. L’emergere del Sé, dunque, avviene nella realzione madre-bambino:

25 Il percorso evolutivo del bambino si compie attraverso tre conquiste: Integrazione dell’Io: il soggetto esce da uno stato di non-integrazione (favorita dall’ holding) Integrazione dell’Io: il soggetto esce da uno stato di non-integrazione (favorita dall’ holding) Personalizzazione: conquista del sentimento che si ha della propria persona nel corpo (favorita dall’handling) Personalizzazione: conquista del sentimento che si ha della propria persona nel corpo (favorita dall’handling) Senso di realtà: valutazione del tempo e dello spazio (favorita dall’object presenting) Senso di realtà: valutazione del tempo e dello spazio (favorita dall’object presenting) Attraverso questi processi “… il corpo vivente, con i suoi limiti, il suo interno ed il suo esterno, è avvertito dall’individuo come il nucleo del suo Sé immaginario” Il sé winnicottiano è corporeo ed emozionale allo stesso tempo

26 La situazione psicoanalitica Caratteristiche e funzioni molto diverse da quelle descritte da Freud: le difficoltà del paziente nascono da una divisone interna che non consente l’accesso all’esperienza personale (e non da conflitti, desideri rimossi, segreti…) La spinta regressiva della situazione analitica consente l’emergere di antichi “bisogni dell’Io” mai soddisfatti; l’analista, come una madre sufficientemente buona, fornisce un ambiente di holding in cui lo sviluppo del Sé può essere rianimato ed in cui il vero sé può cominciare ad emergere L’esperienza “riparativa” mette il paziente in condizione di riscoprire la capacità di immaginare e fantasticare, di generare un’esperienza profondamente reale, personale, significativa


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