La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

Sociologia della malattia Antonio Maturo Cap. 3 parr. 2-3.

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "Sociologia della malattia Antonio Maturo Cap. 3 parr. 2-3."— Transcript della presentazione:

1 Sociologia della malattia Antonio Maturo Cap. 3 parr. 2-3

2 Bio-potere e medicina Il potere del sovrano, sia che esso abbia forma di arbitrio sia che esso sia camuffato dal diritto, viene eroso dal sapere medico su cui poggia il potere bio-politico. Sanità pubblica, scuola, caserma (im)pongono un soggetto docile e disciplinato. E così la vita assume un altro status: il potere non è più il centro che ha la prerogativa di dare la morte, ma viene a coincidere con il sistema che deve preservare la vita.

3 Dal potere sovrano al biopotere Dal potere di dare la morte al potere di promuovere la vita «Si potrebbe dire che al vecchio diritto di far morire o di lasciar vivere si è sostituito un potere di far vivere o di respingere nella morte» [Foucault 1978: 122] Icasticamente: dall’individuo assoggettato al potere al soggetto attraversato dal (bio)potere.

4 Potere e sapere Il bio-potere non domina, non comanda e non pretende obbedienza. Esso produce e dà forma ai soggetti promuovendo il loro benessere. Ora, come detto, il biopotere si differenzia dal potere sovrano per essere diffuso, immanente e senza centro e per vertere «sul controllo dei corpi e di ciò che essi fanno, anziché sull’appropriazione della terra e dei suoi prodotti»

5 Bio-potere il biopotere si differenzia dal potere sovrano per essere diffuso, immanente e senza centro e per vertere «sul controllo dei corpi e di ciò che essi fanno, anziché sull’appropriazione della terra e dei suoi prodotti» [Esposito 2004: 27]. Le esigenze della vita e dei corpi vengono lette e sistematizzate dalla medicina, in ultima analisi, quindi, la medicina fonda la legittimità del bio- potere. Ma da dove trae la propria legittimità la medicina?

6 Bio-potere Per Foucault, così come il bio-potere crea le condizioni per la propria plausibilità e il linguaggio fornisce le categorie, la “struttura”, attraverso le quali il soggetto produce la “realtà”, la medicina «come scienza clinica è apparsa in un insieme di condizioni che definiscono, colla sua possibilità storica, il dominio della sua esperienza e la struttura della sua razionalità»

7 1984 «Se c’è una parola come buono, a che serve una parola come cattivo? La parola sbuono servirà altrettanto bene, se non meglio […] che ragione c’è di mantenere una serie di parole imprecise, vaghe, inutili come eccellente, o splendido, o il resto che sai! Plusbuono servirà a dare tutti i significati, ovvero bisplusbuono se ci sarà bisogno di qualcosa anche più forte […] Nello stadio finale i significati di bontà e cattiveria saranno affidati a sei parole soltanto… che saranno in realtà una sola parola […] Come si potrà avere uno slogan, per esempio, come “la libertà è schiavitù” quando il concetto stesso di libertà sarà del tutto abolito?».

8 linguaggio Il linguaggio non può essere trasceso per Foucault e il soggetto, dunque, può “dirsi” solo nel e attraverso il linguaggio. Nel caso della medicina, allora, si tratta di riconoscere che essa trae legittimità dalle sue stesse procedure e pratiche e che, nelle sue premesse di base, da esse non può essere falsificata.

9 “Sguardo clinico”, “Sguardo clinico”, dunque, sta sia per il modo attraverso cui la medicina costruisce concettualmente il proprio oggetto di studio, sia per il modo (le tecniche) attraverso cui la medicina conosce i corpi, il modo attraverso il quale la medicina “guarda” i tessuti, gli organi e le interiora. Livelli ovviamente intrecciati e complementari.

10 Vedere, parlare e scrivere nella medicina ogni tipo di medicina, può essere letta come un sistema culturale, vale a dire un insieme di significati simbolici che modellano la realtà dell’esperienza della malattia. Salute, malattia e medicina divengono così dei sistemi simbolici costituiti da un insieme di significati, di valori e di norme comportamentali. Le interrelazioni fra queste componenti generano i sistemi di significati che strutturano l’esperienza della malattia.

11 Medicina come forma culturale Secondo Good: «la medicina descrive il corpo umano e la malattia secondo tratti culturalmente peculiari» [Good 1999: 101]. La medicina è costituita da un insieme di concetti che “adattano” la realtà alla medicina stessa e danno quindi una specifica forma alla realtà. Tale forma è in larga misura predeterminata dai concetti che la medicina ha disposizione. La medicina costituisce una realtà che è una conseguenza del suo specifico modo di vedere la realtà. La realtà assume la forma delle parole che usiamo per “dirla”.

12 [Good 1999: 103]. «Voglio […] argomentare, forse in modo paradossale, che la biologia non è esterna rispetto alla cultura, ma che ne è profondamente parte, e voglio discutere il modo in cui la medicina clinica costruisce le persone, i pazienti, i corpi, le malattie e la fisiologia umana»

13 Costruzioni scientifiche A uno studente Good chiese quale era stata l’esperienza che più di tutte gli avesse fatto capire di aver raggiunto una certa competenza. Lo studente rispose che erano i referti: «“Sono più bravo a redigere i referti, [redigere referti, infatti] è imparare a scrivere in modo nuovo”»

14 Costruzione della realtà Una cosa della medicina che apprezzo, è [che] esiste realmente un ideale di chiarezza… e di [presentazione logica]. La diagnosi ideale classifica tutti i fatti a favore, e tutti i fatti contrari, e le conclusioni che si traggono da questi […] ricavate insieme in una sorta di riassunto di quello che pensi stia succedendo, e poi un piano di attacco. Voglio dire: qualcosa che dà molte soddisfazioni. Naturalmente il mondo reale bisogna distorcerlo un po’ perché si adatti a tale bel modello

15 Costruzione della realtà È proprio quella distorsione del mondo “reale”, distorsione che deve essere prodotta per farlo entrare nel modello medico, che interessa a Good. La medicina è un modello e la realtà va uniformata al calco che quel modello permette. Se alcuni aspetti non sono pertinenti al calco della medicina, allora non possono e non devono entrarci. Nell’intervista medica, nella relazione medico-paziente, i “dettagli” della storia personale del malato non servono.

16 Costruzione della realtà L’addestramento dello studente di medicina ha come scopo l’acquisizione di un modo “medico” di definire un evento come patologico. È un modo di considerare la realtà che poggia, si sviluppa e si conferma attraverso modi specializzati di “vedere”, “scrivere” e “parlare”.

17 socializzazione Imparare il linguaggio della medicina non significa solo riuscire a padroneggiare una realtà più complessa, ma disvelare, e quindi vedere, un mondo nuovo, diverso da quello che si conosceva precedentemente.

18 socializzazione In parte è solo questione di imparare i nomi, ma imparare i nomi è – ora entri nella linguistica o nella semiotica o qualcosa del genere, perché imparare nomi nuovi delle cose significa imparare nuove cose su di esse. Non appena conosci i nomi di ogni albero, li vedi con occhi diversi. Altrimenti, sono alberi e basta. Appena conosci tutti i loro nomi diventano qualcosa di diverso. È questo il senso di ciò che facciamo

19 socializzazione La pressante induzione alla socializzazione ai principi della medicina ha lo scopo di far interiorizzare allo studente delle procedure che gli permettano di controllare e gestire l’errore: «Questa regolazione serve non solo a ridurre la pratica arbitraria degli studenti, ma a controllare le pratiche e le intrepretazioni dei membri a ogni livello della gerarchia»

20 Merton Merton, mise in luce le intrinseche contraddizioni che connotano la professione medica [cfr. Campa 2003]. La professione medica possiede un corpus di valori e norme, verticalmente trasmesso e orizzontalmente partecipato, verso il quale ci si aspetta che il professionista orienti le proprie azioni:

21 Merton «Norme e standard definiscono tecnicamente e moralmente i modelli di comportamento accettati, indicando ciò che è prescritto, preferito, permesso o vietato» [Merton 1957: 71]. Tuttavia, scrive Merton, ad ogni norma (o valore: in questo scritto Merton non discrimina) possiamo correlarne una corrispondente di segno opposto.


Scaricare ppt "Sociologia della malattia Antonio Maturo Cap. 3 parr. 2-3."

Presentazioni simili


Annunci Google