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Analisi del “caso” inglese La formazione di capitale L’abbondanza di capitali a buon mercato Il ruolo del mercato Il rapporto tra crescita economica e.

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Presentazione sul tema: "Analisi del “caso” inglese La formazione di capitale L’abbondanza di capitali a buon mercato Il ruolo del mercato Il rapporto tra crescita economica e."— Transcript della presentazione:

1 Analisi del “caso” inglese La formazione di capitale L’abbondanza di capitali a buon mercato Il ruolo del mercato Il rapporto tra crescita economica e crescita demografica Le conseguenze dell’ urbanizzazione Il domestic sistem Le innovazioni

2 Gran Bretagna: lo sviluppo "a macchie di leopardo" Verso il 1830 una prima rivoluzione industriale poteva dirsi compiuta in Gran Bretagna, facendone il Paese leader della trasformazione del mondo in senso capitalista. Questo non significa che il Paese fosse uniformemente industrializzato. Permanevano grandissime differenze fra una regione e l'altra: poli di sviluppo convivevano con sacche di arretratezza. Del resto lo sviluppo economico è sempre "a macchie di leopardo", anzi si fonda sull’esistenza di aree depresse che forniscono forza-lavoro a buon mercato.

3 L'affermazione della rivoluzione industriale in Inghilterra Nei primi decenni dell'Ottocento la rivoluzione industriale aveva aperto un vero e proprio abisso fra lo sviluppo economico inglese e quello degli altri Paesi europei. Tutto era cominciato dal settore tessile e da quello carbonifero. Erano state inventate pompe idrauliche capaci di prosciugare le falde acquifere nelle miniere, accrescendone la produttività, e filatoi e telai molto più potenti e veloci, con i quali si filava e si tesseva ormai prevalentemente il cotone.

4 L’innovazione tecnologica? Alcuni studiosi si concentrano sulle innovazioni: il cambiamento di ritmo della curva di crescita coincide con un’apertura tecnologica, con un elevato numero di invenzioni concentrate tra la fine degli anni 1760 e l’inizio dei 1790, a differenza delle invenzioni procedute in ordine sparso del primo terzo del secolo da Newcomen a Darby, a Kay.

5 Il take off All'incirca dal 1780, la produzione industriale inglese cominciò ad aumentare a ritmi molto sostenuti: 4-5% l'anno anziché 1-1,5%, tanto che per quel decennio si parla di decollo o take off, ossia di punto di svolta fra la sostanziale stasi -o la crescita lenta del mondo preindustriale -e l'inarrestabile sviluppo dell'industrialismo. L'Inghilterra si era dunque saputa procurare vantaggi sugli altri Paesi, come quello tecnologico, che da solo però non basta a spiegare il suo straordinario successo industriale.

6 La spiegazione monofattoriale Privilegiare un unico fattore conduce ad un impasse perchè lo stesso non sempre ha provocato effetti analoghi in altri contesti territoriali e temporali: la GB. è stata l’unica a dar luogo in una data epoca alla R.I., ma essa aveva in comune con l’Irlanda la crescita demografica, con la Francia un vigoroso sviluppo del commercio estero, con l’Olanda e le Fiandre indiscutibili progressi nell’agricoltura.

7 La spiegazione monofattoriale sviluppo commercio estero Francia progressi agricoltura Olanda e Fiandre crescita demografica Irlanda

8 La spiegazione multifattoriale Rivoluzione Industriale Capitalismo commerciale Rivoluzione agraria Crescita demografica Ruolo del mercato innovazione tecnologica

9 La diffusione della macchina a vapore La macchina a vapore permetteva di azionare una quantità di meccanismi enormemente superiore, sfruttando il carbone come fonte di energia. Ma la sua diffusione fu graduale: le rivoluzioni produttive hanno un ritmo più lento di quelle politiche. Nel 1830, a più di 50 anni dal brevetto funzionavano in Francia macchine a vapore e soltanto in Prussia, contro le in Gran Bretagna. Inoltre i tecnici inglesi erano ancora gli unici a saperle costruire, montare e riparare come si deve.

10 La disponibilità di carbone C'era un vantaggio decisivo: la disponibilità di carbone. L'Inghilterra da tempo non possedeva più zone boschive abbastanza estese da coprire il fabbisogno di legna da ardere, ma era ricca di giacimenti di carbone: da 100 anni, infatti, se ne estraeva cinque volte di più che in tutte le miniere europee messe insieme, in prevalenza per usi domestici. Ora, con la macchina di Watt, questa risorsa divenne improvvisamente una fortuna insperata. Più la rivoluzione industriale si sviluppava, più creava tutta una serie di sinergie, di interazioni e di stimoli reciproci fra i vari settori produttivi.

11 Capitalismo commerciale Un vantaggio per l'Inghilterra consisteva nel possesso di grandi flotte mercantili che assicuravano il naviglio, di compagnie commerciali: quasi un monopolio del mare, che permetteva di disporre delle materie prime a condizioni economicamente vantaggiose. C'era inoltre l’impero coloniale che l'Inghilterra aveva esteso e consolidato in decenni di scontri con la Francia e che costituiva un mercato privilegiato da cui rifornirsi.

12 La disponibilità di capitali Ciò dava luogo alla possibilità di pervenire all’accumulo di capitali: più che in qualunque altro paese europeo, gli inglesi avevano una grande disponibilità di capitali, cioè un sistema bancario disposto a prestare soldi agli imprenditori a basso interesse e una rete finanziaria, oltre che commerciale, estesa in tutto il mondo. Non era forse ancora un vantaggio decisivo per la produzione, ma lo era per la commercializzazione: nei primi decenni del ‘800 gli impianti industriali erano relativamente economici da costruire e, rendendo subito bene, si autofinanziavano. A un imprenditore inglese prendere in prestito il denaro costava la metà ed era molto più semplice e rapido che per un concorrente continentale.

13 L’abbondanza di capitali a buon mercato? Alcuni studiosi (A.Lewis, W.Rostow) hanno avanzato negli anni Cinquanta una teoria della crescita basata sull’ abbondanza di capitali a buon mercato, che avrebbe consentito il passaggio ad un tasso annuo di investimenti dal 5 al 10/12% o più. Ricerche successive non l’hanno confermata.

14 La rivoluzione agricola L'avvio della rivoluzione industriale era stato reso possibile grazie al grande sviluppo delle tecniche agricole, il primo in ordine cronologico dei prerequisiti, che l’Inghilterra aveva condiviso con poche altre regioni d'Europa (le Fiandre, la Pianura padana). Si era verificato progressivamente in un paio di secoli ed aveva fatto aumentare la produzione a parità di lavoro e permesso un consistente incremento demografico, quindi un aumento della domanda e uno stimolo generale alla produzione.

15 Il ruolo del mercato Mentre queste ultime avevano dato luogo soltanto a trasformazioni localizzate del processo tecnico, lasciando sussistere strozzature nel processo produttivo, le scoperte della fine del secolo fanno scomparire tali strozzature. Infatti, affinché i produttori si accollassero le spese di un nuovo sistema produttivo, era necessario che si fossero trovati dinanzi ad un’ espansione del mercato tale che fosse impossibile farvi fronte con i metodi tradizionali. Occorre a questo punto - prospettato il ruolo del mercato come motore del cambiamento- individuare le dimensioni della popolazione.

16 Il rapporto tra crescita economica e crescita demografica Il problema demografico è forse il più difficile da studiare: crescita economica e crescita demografica in che modo hanno interagito? Gli studiosi sono concordi nell’identificare una fase di crescita demografica lenta o nulla tra il 1660 ed il 1740, una fase di ripresa nel , che si accelera dal 1780: la novità è questo permanente orientamento verso l’alto. Il tasso della crescita demografica raggiunge il suo livello più elevato soltanto molto dopo il take off. Viceversa alcuni (Ashton), hanno attribuito all’insufficienza della popolazione durante la prima metà del secolo XVIII e quindi alla scarsità di manodopera, il merito di avere incoraggiato la razionalizzazione del lavoro ed un inizio di meccanizzazione.

17 Le cause della rivoluzione demografica: il decremento della mortalità Le cause della rivoluzione demografica vanno imputate essenzialmente al decremento della mortalità A.per la rarefazione delle sovramortalità catastrofiche dovute alle epidemie ed alle crisi di sussistenza; B.per la crescente immunità delle popolazioni dovuta: 1.a cicli di minor virulenza degli agenti patogeni, 2.a progressi della medicina; 3.a progressi nell’igiene pubblica ed individuale; 4.a modificazioni climatiche: un ciclo di buone annate e buoni raccolti, consentendo una migliore alimentazione, aumenterebbe la resistenza alle malattie;

18 Le cause della rivoluzione demografica: l’ incremento della natalità L’aumento del tasso di natalità, è favorito: 1.dal ringiovanimento della popolazione provocato dalla sovramortalità precedente; 2.dal miglioramento del potere d’acquisto derivante dal basso prezzo dei generi di sussistenza; 3.da un’alimentazione più ricca; 4.dalla diminuzione dell’età al momento del matrimonio, 5.da più frequenti seconde nozze, variabili (4 e 5)che dipendono dagli incentivi economici.

19 La “rivoluzione vitale” A partire dagli anni 1770 vi è in GB un aumento dei tassi di nuzialità e natalità. È in atto come ha sottolineato Chaunu (che si basa sui lavori di P. Laslett), una “rivoluzione vitale” in cui la componente psicologica di un mutato atteggiamento di fronte alla vita è essenziale. Concretamente, comunque, le dimensioni della popolazione britannica erano di 5 milioni nel 1695, poco più di 6 nel 1750, poco più di 9 nel 1801 (compreso il Galles), cioè modeste.

20 La GB: il più grande mercato omogeneo del mondo A proposito della modestia della consistenza numerica della popolazione britannica, D. Landes sottolinea che malgrado una popolazione ben inferiore a quella di alcuni paesi continentali, la GB. forniva ai suoi produttori il più grande mercato omogeneo del mondo. Non si deve credere (P. Vilar) ad un’ “immobilità pre- capitalistica dei consumi”: infatti sembra vi sia stato un miglioramento dei salari reali, dovuto sia all’aumento della produttività del lavoro che all’ampiezza della disoccupazione. Ciò ampliava le possibilità per gli occupati di accedere ad un livello più elevato di consumi.

21 Il livello di vita degli inglesi Il Paese sembra avere avuto allora il livello di vita più elevato d’Europa ed una struttura relativamente egualitaria dei redditi, elementi favorevoli all’aumento della produzione industriale ma anche ad una certa standardizzazione dei prodotti. L’alimentazione dell’inglese medio migliora, l’inglese è anche meglio calzato e vestito, i suoi ambienti meglio ammobiliati. L’attività del mercato interno è stimolata sia dall’urbanizzazione che dall’integrazione delle campagne nei circuiti commerciali. La ripresa della crescita demografica sopraggiunge in un mercato in cui esiste già un consumo “di massa”: sarà uno dei segreti dell’accelerazione della crescita economica.

22 Il carattere differenziale della mortalità Si è spesso sottolineato il carattere differenziale della mortalità secondo la categoria professionale e il livello sociale. Cause che creavano condizioni di vita anti-igieniche e molto affaticanti e di conseguenza diseguaglianza di fronte alla morte erano:  la precarietà ed il sovraffollamento delle condizioni abitative più povere,  l’inquinamento delle città causato dall’industrializzazione,  l’insufficienza delle strutture collettive.

23 La Poor Law Negli anni 1840 in GB il dibattito sulla povertà fu centrale: la povertà viene vista come una colpa. L’antico sistema, la cui origine risaliva al 1601, era stato migliorato alla fine del 1700, ed assicurava al di sotto di un certo minimo un’integrazione in funzione del prezzo del pane e del numero di persone a carico. La nuova Poor Law, abolisce il vecchio sistema con lo scopo di restituire al mercato del lavoro la sua mobilità. Halevy ha definito la nuova legge espressione della “dura borghesia che pretendeva di condannare i poveri alla prigione”.

24 Le conseguenze dell’ urbanizzazione F. Caron constata un’evoluzione demografica associata soprattutto all’urbanizzazione: nel corso degli anni 1840 la percentuale dei cittadini supera quella dei rurali. Ma l’aspetto cruciale della rivoluzione demografica ful’emigrazione verso settori a rendimenti crescenti. (Mathias) La crescita demografica, infatti, sostenne la mobilità professionale: il trasferimento degli attivi dai settori a debole produttività verso i settori a forte produttività Dal lato della domanda creava inoltre un mercato più vasto, effetto accentuato dal fatto che i nuovi attivi venivano remunerati con un salario, strappandoli all’economia dell’autoconsumo.

25 Il settore industriale motore della crescita Nel periodo in GB. le strutture produttive si modificano. Nella determinazione del prodotto nazionale si osservano il diminuito peso dell’agricoltura (1811: 35,7; 1851: 20,3) e l’accresciuto peso del settore industriale (1831: già 34,4). Crescono anche il settore del commercio e dei trasporti. Settori di punta non sono più le industrie che fabbricavano beni di consumo ma divengono quelle orientate alla fabbricazione di beni di produzione.

26 Il settore siderurgico diviene leading sector Dunque è l’industria il motore della crescita ma, se fino agli anni Quaranta il settore guida era stato quello della produzione di cotonate e, più in generale delle industrie tessili, in seguito leading sector divennero le industrie siderurgiche. L’espansione del settore siderurgico deve essere messa in relazione con una generalizzazione dell’uso di questo metallo. La comparsa delle industrie siderurgiche segna una tappa decisiva nella storia della formazione del capitale. Tra il 1811 ed il 1841 in GB, mentre il prodotto nazionale aumenta del 134%, la popolazione attiva aumenta del 53%. (Deane e Cole)

27 La formazione di capitale Se si considera la formazione di capitale, negli anni 1820 tale formazione rimane modesta, ma negli anni 1840 rappresenta il principale motore della crescita. La storiografia in passato ha sopravvalutato l’importanza del processo di formazione del capitale. Dal 1960 ha mostrato invece la tendenza ad insistere sulla modestia del capitale necessario a realizzare le prime tappe del processo di industrializzazione. Le stime di Deane e Cole lo confermano. Ma studiosi come Pollard le hanno contestate suggerendone maggiori.

28 La quota di investimento industriale L’investimento industriale ha rappresentato una quota relativamente modesta dell’investimento complessivo nel periodo : l’investimento nei trasporti è superiore, mentre quelli di base in abitazioni ed infrastrutture rappresentano una percentuale pari ai 3/4 o ai 4/5 dell’investimento complessivo. In GB., come nella maggior parte delle economie capitalistiche, la grande opera del XIX secolo fu la costruzione delle infrastrutture. Intorno agli anni 1840 può essere posizionata la fase dominata dalla costruzione delle ferrovie. (Schumpeter) Le ferrovie crearono un “nuovo spazio economico”, determinando investimenti in particolare nelle miniere in zone che fino ad allora non era stato possibile sfruttare, in mancanza di mezzi di trasporto.

29 Il fabbisogno di capitale fisso e circolante L’importanza del capitale fisso necessario è stata per molto tempo esagerata. Secondo Pollard era modesta nelle fabbriche di cotone e nell’industria siderurgica, fino agli anni Sembra che anche per il fabbisogno di circolante gli anni 1830 rappresentino una svolta: il fabbisogno di capitale è fortemente aumentato e la soglia di entrata nei diversi settori si è sensibilmente elevata.

30 Il settore tessile Il settore tessile si era rivelato il campo privilegiato dell' innovazione tecnologica, soprattutto perché più di ogni altro consentiva l'accesso a un mercato potenzialmente sterminato, potendo offrire per la prima volta un genere di larghissimo consumo a prezzi relativamente contenuti. Il cotone, anche caricato dei costi di importazione, risultava senz'altro più economico delle materie prime tradizionali dell'industria tessile europea: la lana, la canapa, il lino, la seta. Inoltre era molto adatto a essere lavorati con i nuovi macchinari, che permettevano di produrre in poco tempo quantità crescenti e incomparabilmente maggiori di tessuti.

31 L’idea innovativa La vera e propria idea innovativa che sta alla base della rivoluzione industriale è che si guadagna molto di più producendo molta merce di basso valore che poche merci di grande valore: una "scoperta" peraltro già fatta dal mercato inglese fin dal Seicento Mentre l'artigianato aveva creato per secoli oggetti di lusso per un mercato ristretto, puntando a ottenere un buon guadagno da ogni pezzo venduto, l'industria britannica produceva ora una grande quantità di merci di scarso valore, realizzando un profitto unitario minimo ma moltiplicato dall'enorme quantità di pezzi prodotti.

32 La produzione inglese di stoffe La produzione inglese di stoffe, alla fine del Settecento, era ancora molto differenziata: rimanevano i tradizionali prodotti in lana – comunque più a buon mercato che nel passato e rispetto alla concorrenza straniera- cui si affiancavano i nuovi tessuti di cotone, economici ma di qualità inferiore. Nel 1760 il 40% delle esportazioni inglesi era costituito dai tessuti di lana, mentre il cotone costituiva una quota trascurabile; nel 1815 la stessa era rappresentata dalle stoffe di cotone.

33 Fonti tradizionali di energia Più di tanto la produzione tessile non poteva crescere finché rimaneva legata alle fonti tradizionali di energia, cioè finché i filatoi e i telai erano messi in moto dalle braccia degli uomini o da meccanismi azionati dalle ruote idrauliche, mosse a loro volta dalla corrente dei corsi d'acqua. Per questo si considera fondamentale la scoperta della macchina a vapore, la più ricca di possibilità applicative perché capace di trasformare il vapore in energia meccanica: essa fu perfezionata dallo scozzese Watt negli anni Settanta del Settecento.

34 L’evoluzione delle tecniche Tappe fondamentali dell’evoluzione delle tecniche fu la sostituzione del legno con il ferro grazie al miglioramento della qualità del ferro ed al suo modellamento, nonché la sostituzione dell’energia idraulica con il vapore. La macchina a vapore presentava vantaggi di regolarità necessari al buon funzionamento dei nuovi telai, soprattutto nell’industria tessile. È nell’ industria del cotone, di gran lunga la più capitalistica delle industrie tessili, che la potenza installata è maggiore. È evidente che ha rivestito nella diffusione delle macchine a vapore un ruolo di leader, dato che nelle regioni in cui esisteva gli altri settori di attività adottarono più ampiamente che altrove il vapore.

35 La prima macchina a vapore La prima macchina a vapore, messa a punto da Newcomen già nel 1705, costituì il prototipo: avrebbe trovato innumerevoli impieghi nelle industrie manifatturiere, mettendo a disposizione energia a costi contenuti. Nella versione originaria, si trattava di una macchina di notevoli dimensioni, impiegata per lo più per il drenaggio delle falde acquifere che si incontravano nello scavo delle miniere di carbone. L'apparecchiatura di Newcomen, troppo grande e poco efficiente, trovò applicazione nelle industrie manifatturiere solo dopo gli importanti mutamenti introdotti nella struttura e nel funzionamento da Watt.

36 La macchina di Watt Watt era uno scienziato scozzese che lavorava presso l'Università di Glasgow. Le modifiche che egli apportò nel 1765 vennero sfruttate nell'industria un decennio più tardi con indiscutibili risparmi di energia. Nel 1776, venne realizzata la "macchina a doppio effetto" che dava continuità alla produzione di energia. Questo apparecchio iniziò a sostituire le ruote ad acqua, fino ad allora le uniche capaci di fornire energia sufficientemente costante alle nuove macchine manifatturiere. La terza delle invenzioni di Watt, quella della "distensione del vapore", consentì una larga applicazione, evitando gli sprechi energetici. Queste scoperte entrarono a far parte dei principi della meccanica.

37 L’industria meccanica L’industria meccanica si era costituita in settore distinto alla fine del sec. XVIII. La domanda di macchine tessili aveva svolto un ruolo essenziale. Una nuova tappa è rappresentata nella prima metà dell’Ottocento dalla comparsa di una vera e propria industria delle macchine utensili. Lo sviluppo dell’impiego del ferro e dell’uso del vapore come fonte di energia sono soltanto due aspetti di un processo la cui origine risale al XVI e XVII sec. di sostituzione del carbone minerale alla legna. Si è visto in quest’ esigenza primaria una delle cause essenziali della R.I.

38 Le innovazioni nella tessitura Dalla metà degli anni 1830 fu messo a punto e si diffuse il telaio automatico, inventato da un ingegnere: comincia un embrione di engineering industry. Se la depressione degli anni contribuì alla diffusione del telaio automatico, non sempre tale processo fu veloce quanto ci si poteva aspettare perché, secondo Habakkuk, pur economizzando lavoro, costava capitale. Il persistere della tessitura a domicilio può essere compreso solo tenendo presente l’abbondanza della manodopera. I lavoratori a domicilio reagirono aumentando la propria produzione senza nessun progresso tecnico e riducendo le proprie esigenze.

39 Le innovazioni nell’industria siderurgica L’industria siderurgica negli anni 1830 vide il trionfo degli altiforni a coke. Tuttavia, l’interesse per i procedimenti meccanizzati degli imprenditori era frenato dal basso costo della manodopera. All’origine gli industriali del tessile costruivano da sé la propria attrezzatura: a partire dagli anni 1820, invece, si svilupparono rapidamente le fabbriche specializzate nella produzione di macchine tessili. Non è da dimenticare l’impulso della costruzione di locomotive.

40 Il domestic sistem Occorre insistere sulla limitatezza delle trasformazioni nei settori di punta, ove esistevano forze capaci di frenare l’adozione di metodi produttivi più capitalistici. Era vivo e vegeto, inoltre, il sistema del lavoro a domicilio che continuava a conservare un posto importante a fianco alla fabbrica o esclusivo. In molti casi la mancata generalizzazione di un sistema di produzione capitalistico derivava dalle difficoltà tecniche della meccanizzazione e nell’abbondanza di manodopera spesso in possesso di un complesso di conoscenze altrimenti difficilmente conseguibili. L’Inghilterra del 1850 somigliava di più all’Inghilterra del XVIII secolo che a quella del 1914.(Clapham)

41 L’industria britannica alla metà del XIX sec Nel complesso, comunque, alla metà del XIX sec. l’industria britannica non aveva subito trasformazioni radicali e l’industria del cotone era il motore dell’ industrializzazione. (Musson) L’industria del cotone mostra una straordinaria espansione del prodotto per lavoratore (Pollard): fino agli anni 1830 questi progressi furono realizzati nell’ambito delle tecniche create in precedenza e risultano principalmente da economie nell’utilizzazione dell’energia.

42 Il mondo dell’impresa inglese La costruzione delle ferrovie ha accelerato lo sviluppo economico ma non l’ha guidato, se non forse negli anni In questo periodo il mondo dell’impresa inglese è molto differenziato perché esistevano piccolissime industrie a fianco di grandi. Infatti, a parte alcuni settori intensamente capitalistici in cui la soglia di entrata è molto elevata, gli altri rimangono abbastanza aperti.

43 Il mercato londinese dei capitali Inoltre esiste un netto contrasto tra la proliferazione di innovazioni tecniche e una certa lentezza nell’evoluzione dei metodi di gestione (Pollard). Ancora nel 1830 il mercato londinese dei capitali era dominato dalle emissioni governative. Successivamente la costruzione delle ferrovie stimola l’orientamento del risparmio inglese verso i titoli ferroviari i quali, a loro volta, sono all’origine della creazione di un autentico mercato inglese dei titoli e fanno concorrenza, insieme più tardi alle azioni industriali, alle rendite nella composizione dei portafogli. I titoli ferroviari hanno quindi contribuito ad orientare il risparmio inglese verso titoli produttivi.

44 Il ruolo della Banca d’Inghilterra La convertibilità dei biglietti in oro venne attuata nel 1821: da quel momento le emissioni dei biglietti da parte della Banca d’Inghilterra, cui venne confermato il ruolo di banca d’emissione, dipendevano dalla quantità di oro disponibile. Nel 1826 e nel 1844 vennero emanate leggi che orientavano le attività bancarie e monetarie della Banca d’Inghilterra.

45 La riforma monetaria del 1844 Il sistema rigido del 1844 per le emissioni consente di proteggere la riserva aurea e quindi diffonde la fiducia nella sterlina, assicurando la regolamentazione della moneta fiduciaria. Nel complesso la riforma monetaria del ‘44, insieme alle leggi liberoscambiste degli anni Quaranta, getta le basi istituzionali di un nuovo ordine economico mondiale. Rappresenta una delle cause principali della fiducia di cui la sterlina godette fino al 1914 e di quel ruolo dominante che la GB svolse nella crescita del capitalismo mondiale tra il 1850 ed il 1914.

46 Il regime protezionistico inglese Fino agli anni 1840 il regime inglese degli scambi con l’estero rimase abbastanza protezionistico. La legislazione successiva può essere interpretata come il risultato della pressione esercitata sul potere dagli interessi industriali affinché venissero presi provvedimenti favorevoli all’allargamento dei loro sbocchi. Il sistema crollò dopo la crisi del Non si può, comunque, ricondurre il dibattito ad una semplicistica contrapposizione tra interessi agricoli e aristocratici da una parte e interessi borghesi e industriali dall’altra. I diritti doganali avevano un carattere fiscale e svolgevano un ruolo essenziale nel bilancio statale. La riduzione dei dazi poteva avvenire soltanto nell’ambito di una generale riforma fiscale, capace di reperire risorse compensative.

47 L’apertura del conservatorismo britannico L’apertura al liberoscambismo dei principali dirigenti del partito tory ed in particolare di R. Peel, è uno degli aspetti della profonda evoluzione del conservatorismo britannico che, se si fosse condannato a difendere gli interessi protezionistici, avrebbe dovuto rinunciare a diventare un grande partito nazionale. Le riforme liberoscambiste sono una manifestazione di unità: le Corn Laws vennero abolite nel 1846; gli Atti di Navigazione nel 1849.

48 Bilancio del protezionismo Secondo Imlah, il protezionismo aveva impedito il dispiegarsi delle potenzialità nate dalla superiorità tecnica della GB. Altri studiosi come Crouzet concludono per un semplice rallentamento della crescita delle esportazioni. Il protezionismo non avrebbe avuto, quindi, effetti così deleteri. Tra i prodotti esportati verso i Paesi europei prevalgono prodotti semilavorati: ancora le cotonate, ma più filati che tessuti; anche prodotti del settore siderurgico e metallurgico.

49 Il ruolo strategico delle esportazioni Le esportazioni hanno svolto un ruolo strategico nella crescita britannica, nella misura in cui i settori maggiormente esportatori furono i settori leaders della R.I.: ciò comportò una divisione internazionale del lavoro basata sulla superiorità tecnica inglese. L’evoluzione geografica delle esportazioni è contrassegnata dalla perdita di importanza dei Paesi europei e “avanzati” in genere, rispetto ai Paesi meno sviluppati, i quali poterono disporre dei mezzi di pagamento procurati loro da una crescente importazione di prodotti tropicali in GB, a causa dell’innalzamento del tenore di vita in questo Paese.

50 La bilancia dei pagamenti britannica A quell’epoca la GB importava essenzialmente materie prime necessarie al suo sviluppo industriale: cotone, lana grezza, legno e prodotti alimentari tropicali, nonché vino. Nel corso di questo periodo, la bilancia commerciale del Regno Unito registrò un deficit crescente dovuto soprattutto al crollo del prezzo delle cotonate. Da questo momento la struttura della bilancia dei pagamenti britannica è caratterizzata da un deficit commerciale più che compensato dai proventi delle partite invisibili e dei capitali collocati all’estero. Quel che differenzia la bilancia dei pagamenti precedente al 1850 da quel che sarà in seguito è la misura di questo “più che”.


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