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Favorire la partecipazione e il controllo. Il cittadino è un soggetto scomodo o una risorsa per chi amministra?

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Presentazione sul tema: "Favorire la partecipazione e il controllo. Il cittadino è un soggetto scomodo o una risorsa per chi amministra?"— Transcript della presentazione:

1 Favorire la partecipazione e il controllo

2 Il cittadino è un soggetto scomodo o una risorsa per chi amministra?

3 Chi è il cittadino oggi Più informato Ha in mano documenti e atti ufficiali Utilizza internet e le nuove tecnologie E’ spesso più competente degli enti locali Esercita un controllo dal basso Ha capacità di mobilitazione E’ organizzato in rete con altre realtà

4 Il cittadino bene informato è consapevole delle leggi poste a tutela della sua sicurezza e dell’ambiente, e diventa stimolo e risorsa per gli amministratori pubblici che vengono aiutati a intercettare lo stato dell’arte dell’evoluzione legislativa. In questo modo al cittadino è affidato il compito di essere al tempo stesso “consulente scomodo” e fonte di informazioni della pubblica amministrazione.

5 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE Nel mese di giugno del 1992, si riunirono a Rio de Janeiro, in Brasile, 183 capi di stato, 700 rappresentanti di ONG e migliaia di esponenti della società civile venuti da tutti i paesi del mondo. In quello che fu soprannominato Vertice della terra di Rio (Earth Summit), organizzato dalle Nazioni Unite, venne fatta per la prima volta collettivamente la diagnosi sullo stato di salute del pianeta e si definì un piano d'azione, la Agenda 21, per affrontare i principali problemi ambientali che, se non controllati, porteranno ad un'emergenza ambientale di dimensioni mai viste nel prossimo futuro.

6 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE Stabilito all'articolo 15 della "Dichiarazione di Rio sull'ambiente e lo sviluppo” redatta in occasione del “Vertice della Terra”

7 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE "Per favorire la protezione dell'ambiente, l'approccio precauzionale dovrà essere largamente applicato dagli Stati in base alla loro possibilità. Nei casi in cui ci siano minacce di danni seri o irreversibili, la mancanza di conoscenze scientifiche complete non dovrà essere un motivo per rimandare misure efficaci per la prevenzione del degrado ambientale".

8 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE In sintesi: L’ONERE DELLA PROVA E’ CAPOVOLTO Non sono i cittadini a dover dimostrare che una certa cosa è nociva per la salute. L’onere della prova della non nocività spetta a chi vuole introdurre nell’ambiente nuove tecnologie, alimenti, infrastrutture, materiali, farmaci.

9 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata AGENDA 21 Il capitolo 28 è un invito diretto alle autorità locali ad adottare piani di sviluppo con la partecipazione della popolazione nell'intento di coniugare lo sviluppo economico con la tutela dell'ambiente e la sostenibilità sociale.

10 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata AGENDA 21 “Ogni autorità locale, dovrebbe dialogare con i cittadini, le organizzazioni locali e le imprese private ed adottare una propria Agenda 21 locale”.Agenda 21 locale

11 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata AGENDA 21 Attraverso la consultazione e la costruzione del consenso, le autorità locali dovrebbero apprendere ed acquisire dalla comunità locale e dal settore industriale, le informazioni necessarie per formulare le migliori strategie." (Agenda 21, Cap. 28, 1992)

12 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata AGENDA 21 Attraverso la consultazione e la costruzione del consenso, le autorità locali dovrebbero apprendere ed acquisire dalla comunità locale e dal settore industriale, le informazioni necessarie per formulare le migliori strategie." (Agenda 21, Cap. 28, 1992)

13 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata AGENDA 21 Nella pratica, l'Agenda 21 si traduce in un programma operativo in grado di coniugare la tutela dell'ambiente con lo sviluppo economico e la crescita sociale.

14 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata AGENDA 21 L'Agenda 21 Locale si concretizza nell'avvio di un processo che nasce dalla scelta volontaria e condivisa tra più attori locali con lo scopo di definire obiettivi comuni e tradurli in una strategia integrata e azioni attuabili con il coinvolgimento attivo di tutti i soggetti.

15 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata AGENDA 21 Obiettivi, strategia e azioni compongono un piano di azione che è il risultato materiale e più visibile del processo. La portata innovativa dell'Agenda 21 risiede però proprio nel suo carattere di percorso consapevole per il miglioramento ambientale e socio-economico continuo, al quale prendono parte – ognuno per le proprie possibilità e competenze – tutti gli attori sociali, economici e istituzionali attivi sul territorio.

16 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata AGENDA 21 PAROLE CHIAVE: Coinvolgimento Inclusione Partecipazione

17 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata CONVENZIONE DI AARHUS Definita dal Segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan come “il più importante esempio di democrazia ambientale” e di attuazione del Principio 10 della Dichiarazione di Rio su Ambiente e Sviluppo, la Convenzione di Aarhus è un nuovo modello di trattato internazionale in cui diritti umani e tutela ambientale trovano affermazione e sostegno reciproco.

18 La cassetta degli attrezzi per la cittadinanza attiva CONVENZIONE DI AARHUS L’Italia è stata uno dei primi paesi a ratificare la Convenzione di Aarhus, il secondo dell'Unione Europea dopo la Danimarca. Con la legge n.108 del 16 marzo 2001, il Parlamento ha infatti autorizzato il Presidente della Repubblica a depositare lo strumento di ratifica presso l'UNECE (Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite), impegnando il nostro Paese a rispettarne le disposizioni.

19 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata CONVENZIONE DI AARHUS art 6 Partecipazione del pubblico alle decisioni comma 3. Per le varie tappe della procedura di partecipazione del pubblico, sono previsti termini ragionevoli che lasciano abbastanza tempo per informare il pubblico in conformità con il paragrafo 2 qui di sopra e perché il pubblico si prepari e partecipi effettivamente ai lavori durante tutto il processo decisionale in materia ambientale.

20 La cassetta degli attrezzi per la cittadinanza attiva CONVENZIONE DI AARHUS art 6 Partecipazione del pubblico alle decisioni --- comma 4. Ogni Parte prende delle disposizioni affinché la partecipazione del pubblico cominci dall'inizio della procedura, ossia quando tutte le opzioni e le soluzioni sono ancora possibili e quando il pubblico può esercitare una vera e propria influenza.

21 La cassetta degli attrezzi per la cittadinanza attiva CONVENZIONE DI AARHUS art 6 Partecipazione del pubblico alle decisioni comma 8. Ogni Parte controlla affinché, al momento di prendere la decisione, i risultati della procedura di partecipazione del pubblico siano dovutamente presi in considerazione.

22 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata CONVENZIONE DI AARHUS art 7 Partecipazione del pubblico a quanto riguarda i piani, i programmi e le politiche relativi all'ambiente Ogni Parte prende le disposizioni pratiche e/o altre del caso affinché il pubblico partecipi all'elaborazione dei piani e dei programmi relativi all' ambiente in un ambito trasparente ed equo, dopo avergli fornito le informazioni necessarie.

23 La cassetta degli attrezzi per la cittadinanza attiva CONVENZIONE DI AARHUS art 7 - partecipazione del pubblico a quanto riguarda i piani, i programmi e le politiche relativi all'ambiente Il pubblico, predisposto a partecipare, è nominato dall' utorità pubblica competente, tenuto conto degli obiettivi di questa Convenzione. Ogni Parte si sforza, per quanto le conviene, di fornire al pubblico la possibilità di partecipare all'elaborazione delle politiche relative all'ambiente.

24 La cassetta degli attrezzi per la cittadinanza attiva CONVENZIONE DI AARHUS Quella il Segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha definito “il più importante esempio di democrazia ambientale” è spesso IGNORATA

25 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata CONVENZIONE DI AARHUS Quanto si parla di “Parte” non si indicano solo i governi ma le istituzioni preposte alla sua attuazione, ossia CHIUNQUE abbia incarichi di rilievo pubblico, anche i sindaci o gli assessori, ed esempio.

26 La cassetta degli attrezzi per la cittadinanza attiva CONVENZIONE DI AARHUS Ribaltamento prodotto dalla Convenzione di Aarhus: le informazioni vanno date al pubblico senza che il pubblico le debba richiedere. Qui il punto debole e difficile è il ruolo della scuola e dell'educazione perché senza cultura ambientale non c'è comprensione della complessità informativa e degli specialismi. Le banche dati ambientali (es. INES/EPER) sono poco conosciute su Internet ma anche se lo fossero pochi saprebbero leggerle e usarle a fini partecipativi.

27 La cassetta degli attrezzi per la cittadinanza attiva E-DEMOCRACY DECRETO del 28 luglio 2005 Determinazione del cofinanziamento dei progetti per lo sviluppo della cittadinanza digitale (Gazzetta Ufficiale n. 262 del ) E’ una opportunità di sviluppo e di autopromozione anche per le amministrazioni locali.

28 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata E-DEMOCRACY Il decreto del Ministro per l'innovazione e le tecnologie del 2 marzo 2004 attribuisce alla competenza del Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione (CNIPA), nell'ambito del «Piano di azione di e-government», l'attuazione del progetto «L'avviamento dei progetti per lo sviluppo della cittadinanza digitale», con un finanziamento di euro

29 La cassetta degli attrezzi per la cittadinanza attiva E-DEMOCRACY Obiettivo: avviare progetti di utilizzo delle tecnologie ICT come strumento per promuovere la partecipazione dei cittadini alla vita delle amministrazioni pubbliche e alle loro decisioni. I progetti prevedono l'utilizzo di tecnologie adeguate in termini di affidabilità ed accessibilità, la promozione della partecipazione attiva dei cittadini, la garanzia del coinvolgimento effettivo dei decisori pubblici, la valutazione dei risultati del processo di partecipazione.

30 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata E-DEMOCRACY Punti qualificanti del decreto: cofinanziare progetti proposti da Regioni ed Enti locali partecipazione dei cittadini alle attività delle pubbliche amministrazioni e ai processi decisionali attraverso le ICT attenzione a coloro che sono a rischio di esclusione. ai progetti possono partecipare soggetti sociali, culturali e produttivi anche in forma associata (comitati, associazioni, gruppi informali). promuovere e sostenere le iniziative locali che intendono adottare le tecnologie informatiche e telematiche per potenziare o introdurre forme di partecipazione dei cittadini alla vita delle Istituzioni e delle comunità locali, con particolare riguardo ai processi di decisione delle Pubbliche amministrazioni locali.

31 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata CODICE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DIGITALE Decreto Legislativo 7 marzo 2005, n. 82 "Codice dell'amministrazione digitale" pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 112 del 16 maggio Supplemento Ordinario n. 93

32 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata CODICE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DIGITALE Le nostre dal 1' gennaio 2006 hanno valore di comunicazione ufficiale con assessorati, ministeri e tutto quanto rientra nella Pubblica Amministrazione.

33 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata CODICE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DIGITALE Cosa cambia: I cittadini possono richiedere che le vengano acquisite e protocollate al pari di una lettera. Viene stabilito il diritto a richiedere e ottenere l'uso delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni con gli uffici pubblici. Assessori, ministri e funzionari devono accettare per legge le comunicazioni inviate tramite posta elettronica senza nascondersi dietro problemi o difficoltà tecniche, e hanno l'obbligo di leggere (o di far leggere a terzi) la corrispondenza elettronica, e l’obbligo di fornire una risposta ai quesiti formulati.

34 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata CODICE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DIGITALE I cittadini hanno diritto di ricevere gratis ogni comunicazione della Pubblica Amministrazione via e- mail all'indirizzo dichiarato. Si puo' chiedere che il messaggio venga stampato e protocollato. Si puo' chiedere che il numero di protocollo venga inviato per posta elettronica al fine di avere la certezza non solo che la comunicazione sia andata a buon fine ma che sia anche stata acquisita ufficialmente (e non solo informalmente).

35 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata CODICE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DIGITALE Questo garantisce che la comunicazione del cittadino non andra' nel cestino dell'ufficio dell'assessore o, peggio ancora, nel cestino virtuale del suo computer. Si puo' chiedere e ricevere il nome del funzionario che seguirà il procedimento, il suo telefono e la sua . I cittadini hanno inoltre il diritto all'accesso e all'invio di documenti in formato digitale.

36 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata CODICE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DIGITALE Ad esempio è diritto dei cittadini ricevere una delibera di giunta per o una relazione nell'ambito della Valutazione di Impatto Ambientale. Sarebbe ancora meglio che tutte le delibere e le relazioni ufficiali siano messe sul sito Internet dell'Ente Locale di competenza, cosa che non sempre avviene.

37 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata CODICE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DIGITALE La digitalizzazione di tutti gli atti della pubblica amministrazione è un passo in avanti notevole perché la copia e l’invio di un file digitale non costa nulla e la Pubblica Amministrazione si slega dai costi legati ai diritti di fotocopia, di spedizione e altri balzelli vari. A tutto questo si aggiunge il diritto di partecipazione a distanza per cui anche il cittadino che vive all'estero ha diritto di intervenire via Internet per esprimersi ad esempio sui problemi ambientali della propria città.

38 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata CODICE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DIGITALE Queste norme pur essendo legge non sono ancora prassi. Gli enti locali, anche i più avanzati e illuminati, segnano preoccupanti ritardi e omissioni sui diritti telematici. E' importante non restare indietro e trasformare il testo di legge in una opportunità di crescita, promozione, riqualificazione e sviluppo dell'amministrazione locale e di chi ci lavora.

39 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata La legge sulla partecipazione approvata il 19 dic dal Consiglio Regionale della Toscana Cosa prevede la legge,come funziona la legge Le finalità sono richiamate dall’articolo 1 della legge: l’obiettivo dichiarato è quello di “contribuire a rinnovare la democrazia e le sue istituzioni integrandola con pratiche, processi e strumenti di democrazia partecipativa”. Altri obiettivi della legge sono: rafforzare, attraverso la partecipazione degli abitanti, la capacità di costruzione, definizione ed elaborazione delle politiche pubbliche; promuovere la partecipazione come forma ordinaria di amministrazione e di governo; creare e favorire nuove forme di scambio e di comunicazione tra le istituzioni e la società; valorizzare i saperi diffusi e le competenze presenti nella società, anche dando voce a interessi diffusi e poco rappresentati. L’insieme di questi obiettivi di fatto convergono su un’unica finalità: “contribuire ad una maggiore coesione sociale, attraverso la diffusione di una cultura della partecipazione e la valorizzazione di tutte le forme di impegno civico”.

40 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata I due assi della legge: Il dibattito pubblico regionale e i processi partecipativi locali La legge prevede due grandi ambiti di intervento: Il dibattito pubblico regionale. La legge stabilisce che su grandi interventi, opere pubbliche o questioni di rilevante impatto ambientale e sociale per la vita dell’intera comunità regionale si possa svolgere un dibattito pubblico regionale, della durata di sei mesi (salvo proroghe motivate). Questo dibattito pubblico deve essere organizzato e condotto sotto la responsabilità di un organo indipendente, che la legge istituisce, l’Autorità regionale per la garanzia e la promozione della partecipazione, eletto dal Consiglio Regionale. L’Autorità ha sede presso il Consiglio Regionale e, per la propria attività, si avvale di personale regionale. I processi partecipativi locali. La legge regionale sulla partecipazione prevede anche che la Regione sostenga lo svolgimento di processi partecipativi locali, siano essi promossi dagli enti locali (su scelte di loro competenza) o dai cittadini, o da altri soggetti, intorno ad un oggetto ben definito e circoscritto, della durata massima di sei mesi (salvo proroghe o eccezioni motivate, di non oltre tre mesi).

41 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata I metodi e gli strumenti scelti per la discussione pubblica devono assicurare la massima “inclusività”, ossia che tutti i punti di vista siano coinvolti e che tutti abbiano pari opportunità di esprimersi. Spetta all’Autorità regionale valutare e ammettere i progetti presentati, sulla base di una serie di condizioni e requisiti che la legge indica. Essa deve dichiarare, all’inizio del processo, di impegnarsi a tener conto dell’esito del processo partecipativo o, in ogni caso, di motivare adeguatamente e pubblicamente le ragioni del mancato o parziale accoglimento dei risultati.

42 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata Il dibattito pubblico regionale Chi può proporre un dibattito pubblico regionale? La legge prevede che la richiesta di organizzare un Dibattito pubblico su grandi interventi possa essere avanzata da una serie di soggetti: a) il soggetto che vuole realizzare il grande intervento, sia esso pubblico o privato; b) un soggetto che contribuisce in modo rilevante alla realizzazione del grande intervento in questione (ad esempio la stessa Regione, qualora essa sia co-finanziatrice di un intervento) c) enti locali territorialmente coinvolti; d) cittadini e residenti, nella misura di almeno lo 0,50 per cento dei residenti regolarmente nella regione, ivi compresi coloro che hanno compiuto sedici anni. Come si svolge il dibattito pubblico regionale Non sono fissati particolari criteri o condizioni per l’accoglimento delle richieste di apertura di un Dibattito Pubblico Regionale, se non l’obbligo per l’Autorità di fornire una risposta entro 30 giorni dalla presentazione e di acquisire il parere degli enti locali interessati. L’Autorità valuterà lo stadio di elaborazione dell’intervento in questione; l’avvio del dibattito pubblico sarà possibile quando il se e il come dell’intervento non risulti pregiudicato da scelte (e costi) irreversibili e diverse opzioni sono ancora possibili. All’Autorità spetta anche il compito di nominare il responsabile del dibattito. Il Dibattito Pubblico Regionale dovrebbe configurarsi come una grande occasione di apertura e di coinvolgimento collettivo, scandito attraverso varie fasi di confronto tra ipotesi e soluzioni diverse e attraverso il ricorso ad una pluralità di strumenti partecipativi: la diffusione di una base di documentazione tecnica ampia e condivisa, l’interrogazione di esperti e scienziati, forum tematici o altri momenti strutturati e sistematici di discussione tra i cittadini. Al termine dei lavori il responsabile del Dibattito consegna un rapporto conclusivo, in cui si riferisce del “processo adottato”, dei diversi argomenti sollevati e delle “proposte conclusive cui ha dato luogo”. L’Autorità “verifica il corretto svolgimento del processo partecipativo, prende atto del rapporto e lo rende pubblico”. Entro tre mesi dalla pubblicazione del rapporto il soggetto titolare dell’intervento ha dinanzi a sé tre possibilità: dichiarare a) se intende “rinunciare” al progetto, o “sostenere un progetto alternativo”; b) se intende “modificarlo”, precisando quali modifiche realizzare; e c) infine, se intende comunque “proseguire” con il progetto iniziale, “argomentando motivatamente le ragioni di tale scelta”.

43 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata I processi partecipativi locali. Chi può presentare un progetto di processo partecipativo locale? a) Un ente locale, ma anche un gruppo di cittadini, un’associazione o un’impresa (sulla base, in ogni caso, di un congruo numero di firme, definito dalla legge sulla base di diverse soglie demografiche: il 5 per cento fino a mille abitanti; il 3 per cento fino a cinquemila abitanti; il 2 per cento fino a quindicimila abitanti; l’1 per cento fino a trentamila abitanti; lo 0,50 oltre trentamila abitanti). b) Possono presentare una richiesta anche gli istituti scolastici: in questo caso, non occorrono firme, ma una deliberazione degli organi collegiali. Le condizioni per l’ammissione al sostegno regionale dei progetti partecipativi locali I progetti partecipativi locali possono essere ammessi dall’Autorità regionale, purché rispettino una serie di condizioni: abbiano un oggetto specifico e ben definito; prevedano tempi certi e ben definiti di svolgimento, con durata massima complessiva di sei mesi (salvo motivate possibilità di prolungamento, concesso dall’Autorità, per non oltre tre mesi); garantiscano modalità di gestione del pocesso partecipativo tali da assicurare neutralità e imparzialità; assicurino l’inclusività delle procedure, vale a dire permettano la piena parità di espressione di tutti i punti di vista e gli interessi coinvolti nell’oggetto della discussione e condizioni di uguaglianza nell’accesso ai luoghi e ai momenti del dibattito; prevedano la diffusione e l’accessibilità di tutte le informazioni rilevanti ai fini del percorso partecipativo, in tutte le sue fasi; presentino una previsione di massima dei costi del progetto partecipativo proposto; indichino la persona fisica responsabile dell’attuazione del progetto di partecipazione.

44 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata Quando è un ente locale a presentare una domanda, è richiesta anche una dichiarazione con la quale esso si impegna a tener conto dei risultati del processo partecipativo o comunque a motivarne il mancato o parziale accoglimento; l’adesione al Protocollo Regione-Enti locali: il Protocollo è uno strumento di cooperazione tra Regione ed enti locali, con il quale questi ultimi dichiarano di condividere le finalità della legge e si impegnano volontariamente ad accettarne le procedure.

45 Attrezzi a disposizione per una cittadinanza partecipata STRUMENTI PER IL DIALOGO TRA LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E I CITTADINI Incontri con singoli o gruppi Focus group Interviste Questionari Forum in Internet Azioni di partnership con organizzazioni locali Punti di ascolto Organizzazione di gruppi di lavoro

46 Come è cambiato il ruolo degli amministratori Con l’entrata in vigore della legge 150/2000 e l’emanazione del regolamento attuativo nel 2001 la comunicazione pubblica cessa di essere un segmento aggiuntivo e residuale dell’azione delle pubbliche amministrazioni, e ne diviene parte integrante. Questo presuppone anche un diverso protagonismo da parte dei cittadini. Ma anche dei doveri degli URP (Uffici Relazioni con il Pubblico).

47 Come è cambiato il ruolo degli amministratori Punti qualificanti della legge: Favorire e garantire i diritti dei cittadini a partire dall’informazione Promuovere ascolto, partecipazione, appartenenza, efficienza La comunicazione diventa un obbligo istituzionale Distinzione tra informazione (uff. stampa) e comunicazione (urp) Definizione della figura del portavoce Tre aree: media, cittadini, comunicazione interna Obbligo di formazione dei dipendenti pubblici Riforma degli URP –Introduzione massiccia tecnologie telematiche –Coordinamento reti civiche –Verifica di gradimento e qualità dei servizi

48 Come è cambiato il ruolo degli amministratori Le nuove tecnologie sono, per loro natura, tali che le organizzazioni che le adottano non possono utilizzarle appieno senza assumerle anche nel loro carattere “rivoluzionario”, cioè riorganizzativo di procedure, prassi e comportamenti.

49 Come cambia il ruolo degli amministratori Le nuove tecnologie tendono inevitabilmente a modificare lo status quo economico, sociale e culturale, mettendo in discussione assetti consolidati, valori acquisiti, atteggiamenti codificati e la stessa professionalità dei funzionari pubblici.

50 Come è cambiato il ruolo degli amministratori Internet, per la sua interattività e bidirezionalità è in grado, più e meglio di altri mezzi, di rovesciare l’attuale piramide burocratica, consentendo il passaggio dall’autoreferenzialità alla parità, giacchè pubblica amministrazione e cittadini posseggono gli stessi strumenti. E i cittadini possono richiedere parità di informazioni come stringente conseguenza della parità dei diritti.

51 Come è cambiato il ruolo degli amministratori LE SFIDE DA RACCOGLIERE Essere capaci di ripensare il proprio ruolo e i propri schemi lavorativi Fare un salto di qualità nella professionalizzazione e nelle competenze Creare nuovi spazi e tempi di ascolto come risorsa aggiuntiva Sfruttare le opportunità e i vantaggi del cambiamento Intercettare la nuova domanda di comunicatori pubblici competenti

52 Come e dove i cittadini possono partecipare Consulte e Agenda 21 AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) –Nazionale e Regionale VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) –Nazionale e Regionale VIS (Valutazione di Impatto Sanitario) Area Vasta (Tavolo per l’ambiente) Prelievi e monitoraggi alla presenza delle associazioni e dei comitati Avvisi preventivi con mailing list e SMS (es. richieste di installazione antenne, inizio dei 30 giorni per le osservazioni del pubblico) Sforamenti inquinanti: arriva un SMS (come per le banche che inviano un SMS se il conto scende sotto un livello minimo)

53 LA DOMANDA FINALE Cosa accadrà quando i cittadini non saranno più disposti ad accettare l’opacità della pubblica amministrazione?

54 In attesa di una risposta,proponiamo segnali concreti di inversione di tendenza, convinti che solo così si potrà salvare la democrazia. La Democrazia Partecipativa Intesa come partecipazione aperta a tutti i cittadini (inclusi in questa espressione anche gli stranieri) in quanto tali, pur con un ruolo importante delle associazioni; partecipazione estesa all’intero procedimento, dalla fase di iniziativa a quella decisionale (con una reale influenza anche sulla decisione); da svolgersi in sequenze di lunga durata, formalizzate ma al tempo stesso elastiche e aperte all’innovazione; e in cui le strutture rappresentative e quelle tecnico- burocratiche delle istituzioni interagiscono continuamente, con ruoli fondamentale, con la base popolare.

55 Attrezzi a disposizione per una Democrazia Partecipativa Bilancio Partecipativo In termini generali, il Bilancio Partecipativo potrebbe essere definito come un processo decisionale che consiste in un'apertura della macchina istituzionale alla partecipazione diretta ed effettiva della popolazione nell'assunzione di decisioni sugli obiettivi e la distribuzione degli investimenti pubblici. Alcuni comuni, con il bilancio partecipativo, stanno cercando di rendere trasparente l'azione amministrativa e rendere pubblici gli atti delle procedure collegate, favorendo così la democrazia partecipativa attraverso il contributo progettuale dei gruppi che operano nella società civile. La parola d’ordine : decidere insieme ai cittadini le priorità dell'azione amministrativa nel governo della città.

56 Attrezzi a disposizione per una Democrazia Partecipativa Per arrivare a questo scopo si propongono i possibili passi che l'Amministrazione potrebbe seguire: rete del nuovo municipiorete del nuovo municipio. - Adesione del Comune alla rete del nuovo municipio.rete del nuovo municipio Agenda 21Agenda 21), etc. - Istituire la Consulta dei beni comuni, i Consigli di frazione, Gruppi di lavoro progettuale (tipo Agenda 21), etc.Agenda 21 - Inserire nello statuto del comune l'istituto del Bilancio partecipativo - Istituire l'Ufficio della Partecipazione e del Bilancio Partecipativo. - Adottare un regolamento sulla Partecipazione - Iniziare la sperimentazione sul Bilancio Partecipativo - Rendere trasparente l'azione amministrativa e rendere pubblici mediante internet gli atti delle procedure collegate, favorendo così la democrazia partecipativa attraverso il contributo progettuale dei gruppi che operano nella società civile. - Rilevare le indicazioni dei cittadini sull'emersione dei bisogni prioritari da inserire nel Bilancio di Previsione del comune consultando, con assemblee e schede di rilevazione, Consulta dei Beni Comuni, Associazioni, Sindacati, Consigli, Comitati, Forum Agenda Studio di fattibilità delle priorità scelte, coinvolgendo i cittadini nella progettazione partecipata attraverso i Gruppi di lavoro progettuale. ambientaleambientale) - Istituire referendum consultivi, confermativi e propositivi come azioni concrete per condividere le scelte sulle priorità del Bilancio (economico-finanziario, sociale ed ambientale), coinvolgendo i cittadini nel processo decisionale.ambientale

57 Attrezzi a disposizione per una Democrazia Partecipativa I DISTRETTI DELL'ECONOMIA SOLIDALE (DES) Gruppi di Acquisto Solidale Banca etica Gruppi di Acquisto Solidale Banca etica Favorire sul territorio la formazione del Distretto dell'Economia Solidale, che organizza cooperative e micro imprese insieme alle associazioni dei consumatori (Gruppi di Acquisto Solidale, di consumo critico, commercio equo), ai risparmiatori-finanziatori (Banca etica, associazioni per il microcredito, assicurazioni etiche), accorciando così le filiere di produzione, distribuzione e consumo di beni e servizi, valorizzando le risorse territoriali locali. Agevolare il disbrigo di tutte le attività burocratiche per l’apertura delle show-room di prodotti locali coordinato con la piccola distribuzione (Centro commerciale naturale) per lo sbocco della produzione alla vendita diretta, dove coordinare gli attori della filieraGruppi di Acquisto SolidaleBanca etica Il Distretto dell'Economia Solidale (DES) si configura come un tentativo di perseguire, attraverso il metodo della partecipazione attiva dei diversi soggetti economici, i principi della sostenibilità ecologica e sociale, della cooperazione e reciprocità nella valorizzazione del territorio: - i soggetti che aderiscono al DES stringono tra loro patti di solidarietà che li impegnano reciprocamente ad acquistare beni e servizi prioritariamente dalle altre aziende dell’economia solidale ad un prezzo ritenuto “equo”. - gli Enti Locali (in particolare i Comuni) interessati al progetto, favoriscono sul loro territorio la formazione dei DES, agevolando il coinvolgimento dei soggetti economici e delle loro associazioni - i risparmiatori finanziatori e le loro strutture esecutive finanziano imprese e progetti dell'economia solidale; - le associazioni in sintonia con i principi dell'economia solidale ne diffondono la cultura; - insieme, attraverso la realizzazione di reti corte di produzione e consumo, tutti questi soggetti praticano e producono cultura e informazione sui temi e sulle esperienze dell'economia solidale.


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