La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

Disegno Industriale e Laboratorio II Vincenzo Legnante, Giuseppe Lotti Angelo Butti, Ilaria Bedeschi prima parte corso di laurea in disegno industriale.

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "Disegno Industriale e Laboratorio II Vincenzo Legnante, Giuseppe Lotti Angelo Butti, Ilaria Bedeschi prima parte corso di laurea in disegno industriale."— Transcript della presentazione:

1 Disegno Industriale e Laboratorio II Vincenzo Legnante, Giuseppe Lotti Angelo Butti, Ilaria Bedeschi prima parte corso di laurea in disegno industriale università degli studi di firenze facoltà di architettura

2 I anno CONOSCERE III anno APPLICARE III anno APPLICARE Corso di Laurea in Disegno Industriale Percorso formativo Corso di Laurea in Disegno Industriale Percorso formativo II anno COSTRUIRE

3 Obiettivi Fornire gli strumenti di metodo per lo sviluppo e l’elaborazione del progetto di un prodotto di design nel settore dell’arredo mediante: -Analisi realtà produttiva -Individuazione strategie di intervento -Lettura morfologica, funzionale, socio-simbolica -Definizione requisiti -Verifica ipotesi -Valutazione, scelta, progetto. Obiettivi Fornire gli strumenti di metodo per lo sviluppo e l’elaborazione del progetto di un prodotto di design nel settore dell’arredo mediante: -Analisi realtà produttiva -Individuazione strategie di intervento -Lettura morfologica, funzionale, socio-simbolica -Definizione requisiti -Verifica ipotesi -Valutazione, scelta, progetto.

4 Settori di intervento AMBIENTE DOMESTICO AMBIENTE DI LAVORO AMBIENTE PUBBLICO Spazi per la degustazione (coordinato tavolo e sedia) Spazio per la preparazione dei cibi Spazi di riposo Spazi interni di interazione Spazi esterni di interazione Spazi di concentrazione Spazi bagno Spazi per il lavoro intellettuale Spazi per le attività di scambio Spazi per le professioni specialistiche Spazi per l’attesa Spazi per la pausa Spazi per l’igiene Spazi per l’istruzione Spazi per il divertimento Spazi per l’assistenza Spazi per la rappresentanza Spazi per la comunicazione Spazi per la temporaneità Spazi per la riflessione

5 Units ObiettiviContenutiElaborati degli studenti Riferimenti bibliografici 1amattina1. Presentazione corso 2. Definizione settori di progetto 3. Illustrazione bibliografia 4. Raccolta schede iscrizione 5. L’impresa come luogo dell’innovazione: contributi per una definizione Presentazione docenti. Introduzione agli obiettivi, modalità, tempistica, risultati attesi. Sistema Italia: piccola impresa e grande impresa, il modello dei distretti la globalizzazione dei mercati. Le imprese del settore del mobile in Italia e in Toscana Scheda iscrizione Colombo / Becattini / Gallino / pomeriggi o 1. Presentazione tesi: - Artarredi - Rinaldi cucine - Travertino Giganti

6 Units ObiettiviContenutiElaborati degli studenti Riferimenti bibliografici 2amattina1. Definizione delle figure del processo dell’innovazione industriale 2. Spiegazione prima esercitazione: Costruzione dello scenario di riferimento (reale o virtuale) - definizione della committenza L’imprenditore, il consumatore (il mercato), strategic design, concept design, product design; l’ingegnerizzazione del prodotto, la comunicazione e il marketing Scheda aperta caratteristiche strutturali, (addetti, organigramma, fatturato, tipologia prodotto, mercato...) strategiche (mission aziendale, target di riferimento, presenza su riviste e partecipazione a fiere...) e congiunturali (attuale posizionamento di mercato, elementi di forza edi debolezza...) dell’impresa di riferimento del progetto Sottsass / Manà / AA. VV. / Casati / Canneri / Doveil pomeriggi o 1. Ricostruzione del processo produttivo di un’impresa del settore del mobile (Halto), del suo ruolo distrettuale, del suo rapporto con la filiera attraverso le parole dell’imprenditore e del designer

7 Units ObiettiviContenutiElaborati degli studenti Riferimenti bibliografici 3amattina1. Verifica prima esercitazione: Costruzione proprio scenario di riferimento / comunicazione diretta degli studenti pomeriggi o 1. Individuazione delle cause dell’innovazione e dei vincoli all’innovazione 2. Spiegazione seconda esercitazione: Ricognizione e conoscenza relativa alla tipologia di prodotto identificata Innovazione come variabile competitiva - rischi dell’attuale congiuntura, le oscillazioni del gusto, l’evoluzione della normativa, l’innovazione nei materiali e nei processi Definizione di momenti chiave nella storia dell’innovazione Formazione di un fascicolo contenente indicazioni relative alla tipologia di prodotto identificata per il progetto (storia, produzione attuale - casi emergenti, normativa...) Definizione prima lista 10 requisiti Kubler / Maffei Simonelli

8 Units ObiettiviContenutiElaborati degli studenti Riferimenti bibliografici 4amattina1. Verifica seconda esercitazione: Ricognizione e conoscenza relativa alla tipologia di prodotto identificata / incontri per grandi gruppi di studenti pomeriggi o 1. Analisi morfologica del prodotto 2. Spiegazione terza esercitazione: Scomposizione tipologica Scomporre i prodotti nelle loro parti costituenti, inserire il prodotto all’interno di tipi e categorie, distinguere i parametri che differenziano i tipi. Scheda di sintesi contenente un’analisi di almeno 10 prodotti appartenenti alla categoria identificata per il progetto con definizione delle parti costituenti / inserimento nel fascicolo formato A3 Ampliamento lista requisiti Marmori / Joulian / D’Auria, De Fusco

9 Units ObiettiviContenutiElaborati degli studenti Riferimenti bibliografici 5amattina1. Verifica terza esercitazione: Scomposizione tipologica / revisione tra i tavoli pomeriggio1. Analisi multidisciplinare del prodotto 2. Spiegazione quarta esercitazione: Valutazione criticità Analizzare l’oggetto da un punto di vista: - prestazionale - socio-simbolico Valutazione (le qualità da salvare) di almeno 10 prodotti esistenti appartenenti alla categoria identificata da un punto di vista: - prestazionale - socio-simbolico / inserimento nel fascicolo. Ampliamento lista requisiti Tenner / Norman / Carmagnola / Deni / Morace / Fabris / La Cecla

10 Units ObiettiviContenutiElaborati degli studenti Riferimenti bibliografici 6amattina1. Verifica quarta esercitazione: Valutazione criticità / comunicazione diretta degli studenti pomeriggio1. Definizione delle diverse forme di innovazione 2. Spiegazione quinta esercitazione: Fase creativa Innovazione funzionale, formale, tecnologica, di processo, organizzativa, comunicativa, di vendita Ridefinizione totale a partire dal bisogno, redesign parziale o globale del prodotto (attraverso soluzioni tecniche, nuovi materiali...), riconversione formale Individuazione prime ipotesi progettuali in risposta ai requisiti - disegno veloce, ideogrammatico... (datare ogni pagina ed inserire nel fascicolo) Bianchi / Flichy Zurlo, Cagliano, Simonelli, Verganti /

11 Units ObiettiviContenutiElaborati degli studenti Riferimenti bibliografici 7amattina1. I mondi possibili del designer (la storia, la natura, la letteratura, il cinema, i fumetti, il viaggio...) 2. Spiegazione sesta esercitazione: Ricerca analogie Definizione analogie mutuate dal mondo animale o vegetale, dalla storia, dal cinema, dai fumetti Individuazione di almeno 3 ipotesi progettuali da queste mutuate (inserimento nel fascicolo) De Bono / Borsani / Manzini / Goldenberg e Mazurrsk / Sottsass / Annichiarico pomeriggi o Incontro con Flavia Alves de Souza

12 Units ObiettiviContenutiElaborati degli studenti Riferimenti bibliografici 8amattina1. Verifica quinta e sesta esercitazione: Fase creativa e ricerca analogie / comunicazione diretta degli studenti pomeriggi o 1. Preselezione intuitiva alternative promettenti / con guida docenti Raccolta alternative progettuali promettenti (inserimento nel fascicolo)

13 Units ObiettiviContenutiElaborati degli studenti Riferimenti bibliografici 9amattina pomeriggi o 1. Spiegazione settima esercitazione: Verifica analitica alternative / requisiti Tabella di raffronto alternative progettuali / requisiti (inserimento nel fascicolo) Burdek / Bonsiepe / Papanek

14 Units ObiettiviContenutiElaborati degli studenti Riferimenti bibliografici 10amattina e pomeriggio Verifica settima esercitazione: Verifica analitica alternative / requisiti

15 Units ObiettiviContenutiElaborati degli studenti Riferimenti bibliografici 11amattina1. Individuazione soluzione progettuale definitiva / con guida docenti Disegni esecutivi progetto definitivo (tavola riassuntive formato 100x70 e tavola A4 orizzontale) pomeriggi o 1. Spiegazione ottava esercitazione: Analisi prefattibilità tecnica Analisi costi-benefici Effetti desiderati ed indesiderati del progetto Fattori di vantaggio e svantaggio Interazioni con altri sistemi Durata prevedibile (inserimento nel fascicolo) Sottsass /

16 Units ObiettiviContenutiElaborati degli studenti Riferimenti bibliografici 12amattina1. Verifica ottava esercitazione: Analisi prefattibilità tecnica pomeriggio1. Confezionamento documentazione esame Book esame e tavola riassuntiva formato 100x70

17 Disegno Industriale e Laboratorio II Vincenzo Legnante, Giuseppe Lotti Angelo Butti, Ilaria Bedeschi seconda parte corso di laurea in disegno industriale università degli studi di firenze facoltà di architettura

18 Unit 1 L’impresa come luogo dell’innovazione: contributi per una definizione Unit 1 L’impresa come luogo dell’innovazione: contributi per una definizione

19 Il modello Italia: piccole imprese, distretti, design Il modello Italia: piccole imprese, distretti, design Impresa produttrice di imbottiture Museo del cristallo di Colle Valdelsa M. Cananzi, R. Semprini, Tatlin, Edra

20 La piccola impresa: quale ruolo nel panorama italiano Frammentazione dell’apparato produttivo italiano - oltre il 99 delle imprese italiane sono di piccola dimensione (< di 50 addetti) e molte sono le piccolissime (< di 10 addetti). L’area di maggiore diffusione delle piccole imprese è il Nord-Est. In Italia tale modello si identifica con il sistema industriale stesso. Nordica, Trevignano (TV), 1997

21 Il dibattito sulla natura delle piccole imprese La piccola impresa a lungo considerata come simbolo di arretratezza in contrapposizione alla produzione di massa, alla organizzazione scientifica, alle migliori condizioni lavorative delle grandi aziende. Tra gli economisti la prima voce controcorrente è Marshall che, già settanta anni fa, affermava che, almeno in alcuni settori manifatturieri, i vantaggi della produzione su larga scala possono essere raggiunti anche da un gruppo di piccole imprese raggruppate nello stesso distretto. Konsatantin Grcic, chair_one DesignGroup Italia, Lyra Family Micheal Young, Yogi Magis

22 ... ed ancora Nel 1973 viene pubblicato Piccolo è bello di Schumacher, allora non molto apprezzato, in cui, per la prima volta, si contrastava nettamente l’idea della perfezione della grande azienda. Dagli anni Settanta si moltiplicano gli studi sul modello delle piccole imprese (vedi la Scuola Fiorentina) ed oggi è universalmente condiviso che, se le grandi imprese esistono e hanno ed avranno in futuro un peso crescente, permangono, in Italia e all’estero, le piccole imprese ed il loro contributo alla produzione è stato e sarà decisivo. Prato, Fabbrica Pecci, sala filatura, 1928

23 Vantaggi del modello PI la flessibilità, grazie alla quale riescono a mutare con efficacia ed in tempi brevi la qualità e la quantità delle proprie produzioni, rispondendo con facilità ai cambiamenti sempre più rapidi del mercato; la minore difficoltà di gestire il processo decisionale e l’elevata facilità di rapporti con il personale; l’uso più flessibile degli occupati e la possibilità di adeguare l’organico alle reali necessità; la forte specializzazione delle singole unità, con positive conseguenze sulla produttività.

24 Svantaggi del modello PI la minore disponibilità di risorse finanziarie soprattutto per le attività di ricerca e sviluppo; la minore possibilità di ricorrere all’indebitamento, fondamentale per operazioni strategiche di ampio respiro; l’effetto esperienza che, proporzionale al numero di unità prodotte, avvantaggia le grandi aziende; il minor potere contrattuale nei confronti del potere politico (x es. a livello salariale); la difficoltà nel disporre di informazioni di prima mano sull’andamento del mercato; il mancato sviluppo di propri sistemi di distribuzione e vendita; la limitatezza delle risorse umane che porta all’assenza di funzioni manageriali e strategiche.

25 Propensione all’innovazione Il dibattito sulle capacità innovative delle piccole imprese è aperto. La piccola dimensione, seppur limiti la possibilità di Ricerca e Sviluppo, non preclude le possibilità delle aziende minori, in casi particolari rappresenta un’interessante stimolo. La storia sembra confermare questo assunto: importanti innovazioni come la xerografia, le applicazioni elettroniche dei semiconduttori, il transistor, il world processor ed il personal computer, sono state messe a punto da piccole imprese e, solo successivamente, sviluppate e commercializzate dalle grandi.

26 … limiti Alcune piccole aziende si caratterizzano per una straordinaria capacità di innovare e di saper imporre il proprio prodotto con doti di imprenditorialità, aggressività e scaltrezza. Altre sono dipendenti dal mercato e dalla clientela, chiuse nei confronti della competitività, non posseggono informazioni precise sulla concorrenza nazionale e estera, hanno difficoltà nell’elaborare strategie di ampio respiro. Halto srl, Cantagrillo (Pt)

27 … il caso Italia Anche nel nostro paese. I sistemi di piccole imprese dimostrano spesso grandi capacità innovative, ma la piccola impresa è mediamente meno capace della grande, per limiti culturali (mentalità), di affrontare piani di ricerca e d’innovazione per acquisire e accrescere vantaggi competitivi. Luciano Gallino, La scomparsa dell’Italia industriale, 2003

28 … il caso Italia La piccola impresa sviluppa innovazioni di tipo incrementale. Es. basso numero dei brevetti presentati dal nostro paese (nel 2001 l’Italia è al 12° posto su 15 paesi europei per numero di brevetti, solo il 10% di prodotti high-tech). Numero di richieste di brevetto depositate all’Ufficiio Brevetti Europeo nelle classi brevettuali ad alta tecnologia, per milioni di abitanti (anno 2000)

29 Piccole imprese e distretti La peculiarità e il successo del sistema industriale italiano sono legati alla presenza diffusa di distretti di piccole aziende intesi come agglomerazioni territoriali di produttori specializzati e tra loro integrati lungo intere filiere produttive. I distretti in Italia sono circa un centinaio, la maggiore concentrazione si raggiunge al Centro-Nord: Lombardia, Veneto e al 3° posto la Toscana, più indietro le regioni del Sud; più numerosi, circa 200, sono i sistemi territoriali d’impresa che ai distretti possono essere assimilati.

30 Piccole imprese e distretti Copertina di Grafica design a Milano , Abitare Segesta, 2001

31 L’intuizione di Marshall In certi settori manifatturieri, i vantaggi della produzione su larga scala possono essere conseguiti sia raggruppando in uno stesso distretto un gran numero di piccoli produttori, sia costruendo poche grandi officine. Per molti prodotti, infatti, è possibile suddividere il processo in parecchie fasi, ciascuna delle quali può essere eseguita con la massima economia in un piccolo stabilimento. Tra le peculiarità del distretto industriale marshalliano: - la modesta dimensione unitaria delle imprese che lo compongono; - la grande numerosità delle stesse; - il fatto di essere raggruppate in uno stesso ambito geografico; - la presenza di funzioni sussidiarie.

32 Il contributo della scuola fiorentina Per Becattini... il distretto: non solo apparato economico ma vero e proprio ambiente sociale (“chimismo socio-culturale”) in cui le relazioni fra gli uomini, dentro e fuori dai luoghi della produzione, presentano un loro peculiare timbro e carattere.... alla base del funzionamento è il suo essere luogo di continua e proficua integrazione tra sapere contestuale (autoprodotto ed endogeno) e sapere codificato (le conoscenze tecnico-scientifiche ufficiali). La conoscenza è progettuale, produttiva, distributiva, comunicativa e si diffonde di generazione in generazione, tra azienda madre e filiera, tra fornitori e subfornitori, tra imprenditori, artigiani, progettisti...

33 Il contributo della scuola fiorentina Carrara. Interno di una cava di marmo, Carrara. Stabilimento Marmifera Ligure, lavorazione del marmo, 1900

34 Il contributo della scuola fiorentina … ancora Becattini Nel distretto, ruolo fondamentale di altri attori a fianco delle imprese e delle strutture di ricerca: la comunità politica (a tutti i livelli Comunale, Provinciale e Regionale, i partiti con le loro rappresentanze sul territorio, si pensi alle Casa del Popolo come luogo in cui si fa o forse si faceva cultura... ma anche l’oratorio come luogo di aggregazione), i sindacati, le associazioni di categoria. La continuità nel tempo del distretto è legata alla qualità della vita che lo stesso esprime ed alla consapevolezza di tale qualità da parte di chi vi abita. Il distretto come macchina sociale, vero e proprio collante culturale ed istituzionale che si esprime attraverso una buona protezione sociale, una formazione professionale appropriata, continua diffusione delle informazioni, cooperazione e solidarietà...

35 I vantaggi del sistema a) la commistione tra stimolo concorrenziale e cooperazione è impulso per l’innovazione; b) la convenienza economica di decentrare le diverse fasi del processo in un’area limitata; c) la localizzazione dell’attività produttiva diffonde l’abilità e la conoscenza tecnica; d) la concentrazione di un vasto numero di attività imprenditoriali è accompagnata dallo sviluppo di particolari attività di servizio - centri di ricerca ed assistenza, scuole tecniche e di formazione, … IMM – Internazionale Marmo e Macchine, Carrara

36 Capacità innovativa Tra i motivi alla base dello stimolo all’innovazione in settori di beni durevoli a domanda frammentata: - la spinta che deriva dal binomio insoddisfazione - speranza; - l’operare all’interno di un’atmosfera industriale in cui gli stimoli sono nell’aria; - l’alto addestramento di manodopera specializzata; - la veloce circolazione delle idee; - la facilità di valutazione delle qualità personali (tutti si conoscono); - il fatto che le opportunità si ripresentano più facilmente (chi ha perso un round può rigiocare...); - il giusto mix tra concorrenza e cooperazione; - il credito locale che dà fiducia al piccolo imprenditore.

37 Sistema Italia: ruolo del design Il design ha da sempre esercitato un ruolo decisivo rappresentando per l’azienda il punto di contatto tra le conoscenze codificate (prodotte dai centri di ricerca e dalle università) e le conoscenze contestuali (definite dalle imprese di filiera e dalle altre competenze e specificità presenti sul territorio) che è alla base del successo del Sistema Italia. ricerca Sistema design Italia condotta dalle sedi universitarie italiane ed in parte confluita nella pubblicazione I territori del design. Masanori Umeda, Ring Tawaraya bed, Memphis, 1981

38 Design come catalizzatore di conoscenze Giovanni Sacchi e la sua bottega Guida ai semilavoratisti del senese e zone limitrofe Material Connexion

39 Design come catalizzatore di conoscenze Antonio Citterio, Lastra 8, Flos, 1998 Schizzo preliminare del concept di prodotto

40 Distretti e sistemi territoriali di impresa in Toscana nel settore dei prodotti per la casa Mobili ed arredamento: Poggibonsi e Valdichiana / Quarratino / Cascina, Lari e Ponsacco Vetro e cristallo: Colle Val D’Elsa / Empoli / Valdarno Ceramica: Impruneta / Sesto fiorentino / Montelupo Materiali lapidei: Massa Carrara e Versilia / Volterra / Rapolano / Fiorenzuola

41 Distretti e sistemi territoriali di impresa in Toscana nel settore dei prodotti per la casa Joe Colombo, Smoke, Arnolfo di Cambio, 1964

42 Il sistema Italia nell’attuale congiuntura: un momento difficile Il sistema Italia nell’attuale congiuntura: un momento difficile Oggi di fronte alle sfide della globalizzazione il modello Italia appare in un momento di stallo; l’Istat parla in tal senso di stagnazione, mentre per alcuni economisti siamo di fronte ad una vera e propria recessione. Tutto ciò è dimostrato dal calo costante del PIL (-0,1% al secondo trimestre 2003, le previsioni più rosee parlano di +0,4% a fine anno), dal decremento della produzione industriale (-1,7% rispetto al 2002, dati di giugno, a maggio si era ad -7%), dal netto calo dei consumi interni e dall’export diminuito nel 2002 di 2,8%.

43 Quali cause - la prolungata crisi della congiuntura economica internazionale; - il tributo pagato a paesi in cui il costo del lavoro è decisamente inferiore; - l’economia italiana sviluppata prevalentemente sotto l’ombrello della protezione svalutativa che oggi, con la moneta unica, non esiste più (negli ultimi tempi anzi supervalutazione dell’euro); - il carico fiscale alto e caratterizzato da un’alta incertezza che frena le scelte di investimento; - la crescente competitività delle grandi imprese che hanno acquisito una maggiore flessibilità; - un aumento della conflittualità sociale; - una cronica difficoltà a fare innovazione, oggi ancora più marcata.

44 Pericoli e Pirella, Tutti da Fulvia sabato sera, da Repubblica, 3 gennaio 2004

45 Crisi e capacità di risposta … a livello d’impresa Crisi e capacità di risposta … a livello d’impresa Due direzioni di intervento: - riduzione dei costi produttivi attraverso l’acquisizione di macchinari maggiormente veloci, aumento degli orari di lavoro. Strada soggetta a rischi in quanto progressivamente anche i paesi in cui il costo del lavoro è inferiore acquistano macchinari maggiormente veloci; - sviluppo della capacità innovativa. Reale competitività non nel ridurre i costi ma nell’offrire prodotti e servizi che gli altri non possono offrire e che giustificano un premium price.

46 … a livello di distretto Crisi superabile solo con una continua innovazione, mirati investimenti strategici, una più stretta collaborazione tra le aziende del distretto stimolata da corrette politiche di intervento da parte dell’Amministrazione Pubblica ed esercitata attraverso lo sviluppo di strutture di servizio in grado di svolgere il ruolo di stimolo a tutti i livelli (dalla internazionalizzazione all’innovazione). Innovazione, informazione, cooperazione diventano le parole d’ordine.

47 Il settore del mobile in Italia... circa imprese con una media di 6 addetti per impresa, dal ‘79 primo paese esportatore al mondo con principale mercato di riferimento gli Usa. Gaetano Pesce, Up, C&B, P. Gatti, C. Paolini, F. Teodoro, Sacco, Poltronova, 1970.

48 L’attuale congiuntura Il sistema sta attualmente attraversando un momento difficile: contrazione della produzione industriale pari a circa l’11%. Alcuni mercati, come ad esempio quello tedesco, sono praticamente fermi. Tra gli ultimi dati: export – 21,4%.

49 L’industria del mobile in Toscana Circa imprese di prodotto finito. Dema Segis

50 Dimensioni, localizzazione A fianco delle più conosciute: Pistoia, Pisa, Siena, anche Firenze (numero più alto di addetti) ed Arezzo. Una sola impresa toscana supera i 100 addetti, Del Tongo di Tegoleto (Ar). Gran parte delle imprese sono state fondate durante gli anni ‘80 ed in genere sono costituite da un unico stabilimento.

51 Struttura societaria Le aziende risultano fortemente focalizzate sulla figura del titolare che svolge la funzioni di responsabile assoluto; in particolare il titolare ha funzioni (per ordine di importanza) di: marketing, acquisti, commerciale, produzione, progettazione. Solo la metà delle aziende afferma di ricorrere a designer e talvolta questi sono interni e dunque in realtà praticamente non sono presenti. De Pas, d’Urbino, Lomazzi, Joe, Poltonova, 1970 A. Becchi, Anfibio, Giovannetti, 1970 C. Bimbi e P. Romoli, Blitz, Segis, 1998

52 Mercato Le aziende: - producono tutte su commessa, poche fanno magazzino (spesso per la grande distribuzione); - affidano parte della loro produzione all’esterno La fascia di mercato è prevalentemente media e Alta, con una concorrenza che viene identificata nelle imprese italiane.

53 Scelte strategiche Relativamente alle scelte stilistiche più del 50% lavora in stile, circa il 20% afferma di lavorare sul design contemporaneo. L’85% delle aziende non ha nessuna certificazione e molte si dichiarano anche non interessate ad ottenerla. Meno del 40 % delle aziende partecipano a fiere (Milano, Mosca e forte calo di Colonia). I paesi ritenuti più interessanti per il futuro sono gli Usa seguiti a ruota dalla Russia con la Germania in forte diminuzione. Tra i fattori competitivi primo è la qualità del prodotto (materiali e prestazioni) e poi la competitività del prezzo, con design in quinta posizione fortemente distaccato.

54 Propensione alla ricerca ed innovazione Gli investimenti negli ultimi tempi sono stati finalizzati al miglioramento dei prodotti, con scarso ricorso ad incentivi a tutti i livelli. Nel 40% delle aziende ci sono macchine a controllo numerico, CAD CAM nel 25%, il 75% hanno Internet che serve quasi esclusivamente come catalogo virtuale, il 10% per trarre informazioni dai clienti e il 5% per gestire i rapporti con la rete di vendita. Buona è la propensione ad investire in futuro sul tema della multimedialità.

55 L’attuale congiuntura Radicale ridimensionamento dell’industria del mobile toscana: oggi quinto posto su cinque regioni, dietro alla Puglia. Le cause sono imputabili a: - la difficoltà nel fare innovazione; - la progressiva despecializzazione dei distretti; - un difficile ricambio generazionale; - una scarsa collaborazione tra le imprese. Su tutto ciò si innesta l’attuale congiuntura di settore. Anche in Toscana sia le vendite in Italia che l’export sono soggette ad un ridimensionamento. Le aziende parlano di circa un per cento in meno nelle vendite.

56 Quale futuro: innovazione e formazione come strumenti competitivi La difficile congiuntura è contrastabile attraverso una maggiore propensione all’innovazione sia essa di prodotto, formale, tecnologica, organizzativa e gestionale. Corrette politiche formative appaiono decisive: occorre una formazione in grado di operare a più livelli agendo anche sulle figure di natura strategica (spesso mancanti o insufficienti nelle imprese di settore). Un ruolo centrale deve essere svolto dal design nella sua eccezione più ampia come strumento di accrescimento competitivo sui mercati internazionali.

57 Quale futuro: innovazione e formazione come strumenti competitivi Tali considerazioni sono valide in generale per il sistema Italia, ma la produzione toscana ha forse qualche carta in più da spendere.


Scaricare ppt "Disegno Industriale e Laboratorio II Vincenzo Legnante, Giuseppe Lotti Angelo Butti, Ilaria Bedeschi prima parte corso di laurea in disegno industriale."

Presentazioni simili


Annunci Google