La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La civiltà del vino è alle radici dell’ Europa: parola di Bacco! a.s. 2004/2005 Classe III G I.C. G. Montezemolo Roma.

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "La civiltà del vino è alle radici dell’ Europa: parola di Bacco! a.s. 2004/2005 Classe III G I.C. G. Montezemolo Roma."— Transcript della presentazione:

1

2 La civiltà del vino è alle radici dell’ Europa: parola di Bacco! a.s. 2004/2005 Classe III G I.C. G. Montezemolo Roma

3 IL VINO Storia del vino Italia Spagna Bulgaria Produzione del vino Conclusioni Curiosità

4 Storia del vino Nei tempi antichi Nel medioevo Gli ultimi secoli Gli ultimi decenni …. continua

5 Nei tempi antichi Gli Egiziani furono i primi maestri e depositari di tecniche per la produzione del vino. Con la cura e la precisione che li distingueva, tenevano registrazioni accurate di tutte le fasi del processo produttivo, dal lavoro in vigna alla conservazione. Ma il vino entrò in Europa solo attraverso i Greci e i Fenici. I poemi omerici testimoniano ampiamente la presenza e l'importanza del vino.

6 …Nei tempi antichi Già al tempo dell'Impero Romano vi erano circa 140 tipi di vino che circolavano a Roma che, per via dell'estensione dell'Impero, arrivavano da ogni parte. Dopo la caduta dell'impero il vino e la vite subirono una grave involuzione e resistettero bene solo all'interno dei monasteri. In seguito grazie a Carlo Magno, grande estimatore, il vino conobbe un nuovo boom. La vite era coltivabile senza grossi problemi fino a che,circa 200 anni fa, dell'America sono arrivati dei parassiti che hanno quasi portato all'estinzione la vite europea.Impero Romanomonasteri

7 Il vino presso i Romani La vite e il vino ebbero un diffusione notevole a partire dalla prima età imperiale. Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis historia, XXII, 114 racconta un aneddoto significativo. Pollione Romilio, ultracentenario, viene convocato dall'imperatore Augusto che, apprezzata la sua prontezza di spirito e la buona salute fisica, gli chiede in che modo fosse riuscito a mantenere tanto vigore. Romilio risponde 'all'interno al vino, all'esterno con l'olio'. Il vino, nella Roma imperiale, era tanto diffuso che persino gli schiavi ne avevano diritto. Catone, in età repubblicana, già lo somministrava agli schiavi che lavoravano i campi per rendere più celere il loro lavoro (De agricoltura, 57).schiavi

8 Il vino come marcatore sociale Ma è il vino a portare un "nome" fin dall'antichità. Il nome è stato sempre collegato con la storia peculiare dei diversi territori di produzione e ha individuato i consumatori, è stato cioè marcatore culturale e sociale. Il nome si rivela così un principio d'individuazione, come nel caso della classificasione di Catone, che distingueva il vino per gli schiavi, da quello per i domini, i padroni, o come in quello del vino per la "festa", la bevanda delle èlites sociali nell'Europa settentrionale durante il Medioevo, sino alla distinzione tipica nella Francia del sec.XVIII tra grands crus e vins populaires. Ed oggi è ancora il nome che individua il prodotto, le sue qualità e la condizione del consumatore.

9 Il vino e lo scolaro (aneddoto) "Un parroco domandò: quomodo est istud vinum? Lo scolaro assaggiò: Ista vinus est bona. Il parroco sturò un'altra bottiglia e ripetè: quomodo est istud vinum? Lo scolaro rispose: Istud vinum est bonus. Il parroco portò in tavola un'altra qualità, la migliore che avesse, e chiese ancora: quomodo est istud vinum? Lo scolaro finalmente rispose con convinzione: Istud vinum est bonum. Morale: Quale vinum tale latinum". Dio voglia che il parroco dispensi sempre allo scolaro…soltanto istud vinum bonum! Occorre ricordare, però, che: “Est modus in rebus!”.

10 Est modus in rebus! Gidino da Sommacampagna, letterato vissuto nel Trecento, nella ballata Quivi se pone la forma del suo trattato deli Rithimi Volgari ricorda che gli effetti del vino possono diventare nefandi se non si beve con moderazione. Chi beve troppo vin, calça la gatta Cossì, per contemplar Dyonisio molto, l'omo ben saggio se transforma in stolto e la matrona vien, de savia, matta. Chi Bacho adora con moderamento, lo corpo prima fa de ben contento e l'alma poscia trova in ben rifatta. Lo sobrio Bacho riconforta l'animo, l'ingiegno aguzza e fa l'orno magnanimo. La sobrietate çaschun bene acatta. Chi con aviditate Bacho adora, la sua persona strugie e deshonora e tra le gienti se medesmo smatta. Lo troppo Bacho la lingua transforma; ogni virtute per luy muta norma. L'omo bachato tien de porcho schiatta. Pero' çaschuno se dé provedere ch'el non se lasci in tal vicio cadere, ché la sua mente fia da luy distratta.

11 Una legge curiosa ! Numa Pompilio (secondo re di Roma ) aveva stabilito con una legge di non cospargere di vino il rogo. Con la stessa legge egli aveva dichiarato empie le libagioni agli dei, fatte con vino di vite non potata, escogitando così uno stratagemma per far potare le viti. Queste, infatti, in alcune zone erano fatte arrampicare sui pioppi, per cui salivano tanto in alto che i contratti con chi era ingaggiato per la vendemmia prevedevano anche le spese del funerale e della sepoltura nel caso di caduta e di morte!.

12 Il vino e le donne a Roma antica Proprio perché scarso, alle donne era proibito berne e l'apoteca (dispensa che normalmente era il locale situato nella parte superiore della casa - stanza riscaldata e fumosa - dove era tenuto il vino perché maturasse e diventasse bevibile), era tenuta chiusa sotto chiave. In proposito Plinio ricorda che una matrona romana, per aver aperto la cassetta che conteneva le chiavi dell'apoteca, fu costretta dai parenti a morire d'inedia. I parenti delle donne poi usavano dar loro il bacio (da qui l'usanza del bacio per salutarsi) soltanto per verificare se sapessero di temetum (l'antico nome del vino, da cui temulentia l'ubriachezza). Anche la moglie di Egnazio Metennio, per aver bevuto del vino di nascosto, fu uccisa a bastonate dal marito il quale, nel processo per uxoricidio fu assolto da Romolo.

13 Nel Medioevo Nei secoli bui del Medioevo il potere assoluto della Chiesa influì fortemente sullo sviluppo della vitivinicoltura, così come sullo sviluppo di ogni altro campo della vita sociale e artistica. Il vino, ma soprattutto il buon vino, era ancor più sinonimo di ricchezza e prestigio e l'eccellere nella produzione di qualità divenne per alcuni ordini ecclesiastici quasi una ragione di vita. I Benedettini, diffusi in tutta Europa, erano famosi per il loro vino e per il consumo non proprio moderato che ne facevano.

14 La chiesa e il vino “ La Chiesa ha servito la viticultura tanto conservando e trasmettendo i metodi di coltivazione ereditati dall’antichità romana, quanto aumentandone il prestigio”. In occasione della fondazione di un cenobio infatti, della costruzione di una nuova chiesa, di una cappella rurale, nella scelta del luogo si teneva conto anche della possibilità di avere nelle vicinanze un terreno adatto per piantare una vigna o che vi fossero almeno i mezzi economici necessari per il reperimento del vino. Così la vite venne piantata non soltanto in collina e pianura ma anche in montagna e palude.

15 … nell’economia europea Tra i secoli XI e XII il numero dei vigneti proprietà del monastero di Santa Maria de Irache in Spagna si duplicò, al punto che la vite non era più coltivata in piccoli appezzamenti isolati ma accorpata in ampie estenzioni. Molti affittuari dei vigneti di questo monastero, dislocati vicino ad Estella erano artigiani del settore del cuoio, per cui la coltivazione della vite in questa zona viene associata alla coltivazione dello xumaque o scotano dal quale si ottenevano delle sostanze impiegate per colorare i tessuti, per la concia delle pelli e del cuoio. ….. prime forme di sinergie industriali

16 La simbologia della vite Fin dall’antichità il vino si carica di significati allegorici e diviene oggetto di culto. Già nell’antica Grecia si conosceva la pianta della vite (Vitis Vinifera) che veniva distinta dalla pianta selvatica comune. Molti sono i manoscritti che direttamente o indirettamente ci forniscono prove di un radicato culto del vino legato a divinità tra le quali spicca Bacco, il dio del vino per eccellenza. Nella tradizione orientale, numerica in modo particolare, la pianta della vite descritta come albero della vita ed il vino sono simbolo della gioventù e di vita eterna.

17 La simbologia della vite …. Rilevanti sono le testimonianze di una religione della vite e del vino presente presso il lago di Genezareth. Il Cristo stesso nel Vangelo ce ne dà prova facendo proprio il simbolo della vite. Anche nella tradizione ebreo – giudaica il vino assume un’importanza rilevante. La divinità della Luce e della Sapienza, il Redentore, viene identificata con la Vite di Vita che è l’albero cosmico "poiché avvolge i cieli dove le stelle sono i suoi acini". La vite in questo particolare contesto viene altresì usata per differenziare il comportamento di un uomo virtuoso da quello di un empio. Se l’uomo virtuoso viene paragonato in Germania ad un tralcio di vite che fruttifica, d’altra parte l’uomo blasfemo è associato ad "un tralcio degenere di vigna bastarda".

18 Negli ultimi secoli Gli ultimi secoli della nostra era sono stati testimoni di uno sviluppo straordinario delle tecniche vitivinicole. L'arrivo della cioccolata dall'America, del tè dalla Cina, del caffè dall'Arabia e la diffusione di birra e distillati nel XVII secolo, rese la vita difficile al vino, che perse il primato di unica bevanda sicura e conservabile. Questo ha spinto i produttori a cercare la migliore qualità per competere con i nuovi arrivati.

19 …Negli ultimi secoli Il XIX secolo ha vissuto la massima euforia vitivinicola. L'economia nazionale di molti paesi si basava sulla produzione di vino. Ma prima della fine del secolo, doveva abbattersi il grande flagello della filossera, un parassita che colpisce le radici della vite europea. Quasi tutti i vigneti d'Europa andarono distrutti o furono gravemente danneggiati. La soluzione, non certo indolore, fu quella di ripartire da zero innestando la vite europea sulla radice americana immune alla filossera.

20 Negli ultimi decenni La rivoluzione industriale ha cambiato, negli ultimi decenni, il mondo del vino. Grazie alle tecniche di refrigerazione dei vasi vinari, paesi caldi come la California, l'Australia e il Cile hanno cominciato a produrre vini eccellenti, grazie anche a uve di eccezionale qualità. Il Nuovo Mondo ha avuto la capacità, grazie alla mancanza di convenzioni e condizionamenti, di imparare in fretta e raggiungere risultati straordinari in pochissimo tempo.

21 In Italia Nel nostro paese si è sempre pensato di saper fare il vino meglio degli altri. Senza dubbio l'Italia è un paese straordinariamente vocato alla viticoltura (non dimentichiamo che i Greci la chiamavano Enotria, terra del vino). Purtroppo però questa vocazione del territorio non è stata mai sfruttata appieno. Pesano come un macigno le parole di quel viticoltore francese che negli anni '50 disse al grande Veronelli: "Voi da uve d'oro fate vini d'argento, noi da uve d'argento facciamo vini d'oro". Purtroppo aveva ragione. Non così Frascati: la città del vino.

22 Questo vino, famoso in tutto il mondo ed emblema dei vini di Roma, e' prodotto nei territori comunali di Frascati, Grottaferrata e Monteporzio Catone, cioe' i territori dell'agro tuscolano, il cui nome deriva dall'antica citta' preromana di Tusculum. e' forse il vino piu' citato nella letteratura italiana. Valgano per tutti i versi del Belli, insigne poeta romanesco del secolo scorso: "...E' bono asciutto, dorce, tonnarello, solo e cor pane in zuppa, e si e' sincero te se confa' a lo stomico e ar cervello...". Tutte le leggende, la letteratura e le tradizioni popolari romane riferite al vino sono riconducibili al Frascati, sicuramente uno dei vini piu' conosciuti, celebrati e mitizzati del mondo. Al Frascati, soprattutto, si deve il merito di aver inciso profondamente sul costume di una citta' che e' sempre stata al centro del mondo, e di aver affascinato e coinvolto tutti i suoi occasionali visitatori. Le famose osterie (nel 1450 se ne contavano gia' ben 1022) erano quasi tutte di proprieta' dei produttori di vino frascatani che le concedevano in gestione con contratti per molti versi simili a quelli di franchising oggi in uso per catene di bar, ristoranti e fast-food. Frascati

23 Il vino in Italia … e non solo Frascati! Le aziende vinicole italiane producono i migliori vini del mondo. Molte di queste aziende possono vantare origini antiche e nobili. Ad esempio, l'azienda vinicola Liasora, che produce vini quali un "Raboso del Conte Frate" e un ottimo "Bruschino", ha la sua cantina all'interno dell'abbazia di Busco, le cui origini risalgono al 1300, e può vantare tra le proprietà una stupenda villa palladiana, dichiarata nell'anno 1996 bene dell'Umanità dall'Unesco.

24 Produrre il vino LA VENDEMMIA Il primo momento pubblico del ciclo produttivo del vino è rappresentato dalla vendemmia che consiste nel raccogliere l’uva. Può essere di due tipi: a taglio o a scuotimento. La raccolta meccanizzata affidata ad una macchina, e non alla sapienza di mani abili ed esperte, non permette però di fare una cernita dei grappoli da cogliere, distinguendoli in base al grado di maturazione o all'integrità degli acini.

25 Pigiatura e fermentazione Dopo la vendemmia bisogna procedere alla pigiatura, operazione un tempo effettuata dai contadini che schiacciavano scalzi i grappoli d'uva contenuti nei mastelli e ora compiuta da pigiatrici meccaniche. Il mosto, ovvero il prodotto della pigiatura, viene schiumato dalle impurità più grosse e viene corretto con sostanze che ne regolano l'acidità e la componente zuccherina. In seguito il mosto viene raccolto in grandi tini aperti, dove avverrà la fermentazione alcolica, detta più propriamente 'vinificazione', che in genere dura da un giorno a una settimana, ma può essere prolungata fino a dieci giorni per vini molto strutturati. È durante questo processo che il glucosio contenuto nel mosto si trasforma gradatamente in alcol e anidride carbonica.

26 Fermentazione a temperatura controllata Anni fa era una pratica comune quella di procedere alla solfitazione, cioè all'aggiunta di anidride solforosa, per eliminare dal mosto i batteri indesiderati selezionando i lieviti presenti, in modo da avviare la fermentazione solo con i lieviti più efficaci. Attualmente, con tecniche di fermentazione a temperatura controllata, l'utilizzo di sostanze aggiuntive al vino è stato praticamente eliminato. Vengono utilizzate grandi vasche in acciaio con sistemi di refrigerazione inseriti nelle vasche stesse. Questa fermentazione sotto controllo permette al viticultore di regolarsi in base al tipo di vino da ottenere, inoltre l'utilizzo di vasche chiuse garantisce maggior igiene. L'utilizzo del freddo per chiarificare il vino, permette di eliminare tutti i corpuscoli e le impurità che si trovano nel mosto.

27 Vinificazione in bianco o rosso Il processo di vinificazione è diverso a seconda che si vogliano ottenere vini bianchi oppure rossi. Se il mosto viene filtrato e separato dalle vinacce si avrà la vinificazione in bianco e si otterranno vini bianchi; se il mosto viene fatto fermentare macerando insieme a bucce, semi e raspi, assorbendo così oli, tannini, sali minerali e sostanze coloranti, si avrà la vinificazione in rosso, con produzione di vini rossi. Per ottenere vini rosati è necessario procedere a una parziale vinificazione in bianco. Durante la vinificazione in rosso i graspi e le bucce tendono ad addensarsi in superficie, formando un accumulo detto 'cappello' che rischia di impedire l'ossigenazione del vino; per questo motivo sono necessari continui rimescolamenti del liquido per ottimizzare l'estrazione di sostanze pregiate.

28 Svinatura o correzione Con la svinatura il vino ottenuto con la fermentazione alcolica viene travasato nelle botti e liberato da tutti i piccoli residui solidi e dalle impurità (le 'vinacce') che rimangono sul fondo dei tini. Torchiando ulteriormente le vinacce si ottengono vini di minor pregio, aceto e grappe, oppure mangime per il bestiame d'allevamento.

29 Eventuale invecchiamento Dentro le botti, a una temperatura di circa 15°C, il vino va incontro a fermentazione secondaria e a ulteriore trasformazione dello zucchero residuo. A questo punto, la maggior parte dei vini bianchi comincia a essere pronta per l'imbottigliamento, mentre per i rossi può iniziare il periodo di invecchiamento, legato anche al disciplinare a cui un vino specifico deve sottostare. In genere l'invecchiamento può durare fino a 5 anni con variabili che tengono conto della qualità della vendemmia (che cambia di anno in anno), delle zone e dei processi di produzione. Negli ultimi anni si è diffusa anche in Italia la pratica di fare passare al vino un periodo di tempo più o meno lungo in barriques, cioè in piccole botti di rovere da 225 litri che, permettendo un maggior contatto del legno con il liquido contenuto, ne arricchiscono il bouquet cedendo aroma e regalando armoniose sfumature di sapore.

30 BULGARIA La regione orientale:. I vini bianchi di questa regione risultano un po' speziati al palato occidentale ma sono comunque molto apprezzati dai bulgari e in generale dagli europei dell'est e del sud Europa. La regione meridionale:La varietà di uva bulgara migliore viene coltivata nella Valle Tracian. I vini rossi prodotti in questa regione sono eccellenti. Regione sud occidentale:Qui viene prodotto un ottimo Cabernet. L'appellativo Melnik deriva dalla varietà Melnik, si tratta di un vino aromatico e robusto che invecchia molto bene. Da citare è la cantina Damianitza. Le loro riserve sono estremamente buone. La Bulgaria può essere divisa geograficamente in cinque regioni produttive. Ciascuna di queste ha le proprie peculiarità e ha qualcosa di diverso dalle altre. La regione del nord: Questa regione è l'origine della produzione migliore di Suhindol e Rousse.

31 Storia del vino bulgaro Il territorio che attualmente è occupato dalla Bulgaria può essere la prima regione geografica dove la vite è stata piantata e dove per la prima volta è stato prodotto il vino. Questa stessa area può vantare la paternità del primo decreto di protezione della vite nel 2 secolo AC come della prime leggi proibizioniste implementate nella storia dal bulgaro Chan Krum durante il suo regni dall'802 all' 814 AC. Le cantine di vini possono essere state un'invenzione dei monaci bulgari i quali hanno tramandato la cultura di conservare vino in sotterranei freschi situati nel sottosuolo a profondità piuttosto elevate. La tradizione nel fare il vino è durata fino al Medioevo fino a che non arrivarono gli Ottomani a regnare in Bulgari. Dalla liberazione del giogo degli Ottomani la produzione di vino cominciò a diffondersi nuovamente. I progressi economici dopo la Liberazione prepararono le fondamenta alla viticultura bulgara.

32 SPAGNA La Spagna ha nel vino una tradizione millenaria, favorita da un'ideale collocazione geografica. La viticoltura riveste una straordinaria importanza, essendo il primo paese al mondo per superficie dedicata a vigneto. Pan e vino sono los frutos de la tierra de que los omes mas se aprobechan (Las Siete Partidas di Alfonso X)

33 Vigne e vino nella penisola Iberica L’agricoltura nelle regioni dell’Europa mediterranea subì una trasformazione radicale a causa della conquista islamica. Nelle zone sotto dominazione musulmana si verificò la diffusione di nuove colture, i sistemi di irrigazione di tradizione romana furono portati al perfezionamento con l’uso di nuove tecniche.

34 Quattro grandi periodi della storia della viticoltura spagnola Il vigneto nel regno visigoto. Secoli IX-X: i regni cristiani del nord al- AndalusSecoli IX-X: i regni cristiani del nord al- Andalus La crescita dei secoli XI e XIII: la riconquista e il cammino di SantiagoLa crescita dei secoli XI e XIII: la riconquista e il cammino di Santiago Secoli XIV-XV: il vino dell’Andalusia e il commercio internazionaleSecoli XIV-XV: il vino dell’Andalusia e il commercio internazionale

35 Il vigneto nel regno visigoto Valicati i Pirenei, i Visigoti arrivarono nella penisola iberica nel V secolo e dopo la caduta dell’impero romano d’occidente conservarono inalterato il sistema economico e la produzione agricola delle grandi ville patrizie. Sono numerose inoltre le testimonianze di carattere legislativo riguardanti la protezione delle aree riservate a vigneto.

36 …il vigneto nel regno visigoto Nella chiesa di Toledo sono ricorrenti gli interventi attinenti la difesa dei vigneti, in particolare il risarcimento di danni causati dal bestiame.

37 Secoli IX-X: i regni cristiani del nord e al-Andalus Le tribù che abitavano la parte nord della Spagna rimasero al margine dell’ organizzazione economico-amministrativa imposta dall’impero romano, il quale cercava di garantire un controllo militare senza incentivare un effettivo processo di assimilazione. Per questo motivo la romanizzazione della fascia nord della penisola Iberica era pronta a sgretolarsi al minimo segnale di debolezza. Perciò durante l’ VIII secolo e con più intensità nel IX secolo, cominciò un processo di acculturazione che determinò la nascita della società dei regni cristiani della penisola Iberica. Con l’arrivo delle grandi proprietà ecclesiastica e feudale si avviò la cristianizzazione dei popoli indigeni e il paesaggio cambiò con i dissodamenti e la diffusione dei campi coltivati a grano e a vigneto. Una di queste aree adatte alla coltura della vite è la valle di Liebana, dove il monastero di Santo Toribio venne in possesso di un gran numero di aree vitate.

38 …i regni cristiani del nord e al-Andalus Si distinguono così due aree ben diverse: Nel nord si espandeva il vigneto anche grazie alla Chiesa; Nel sud la dominazione arabo-musulmana ostacolò il consumo di alchool, ma non quello dell’uva. Nel levante erano famosi i vigneti della zona di Valencia, di Lorca, i cui grappoli raggiungevano le 50 libbre di peso, o di Saragozza, che si potevano conservare per sei anni. Sulla base dell’ agricoltura irrigua di tradizione araba, vengono introdotte le uve malvasia per la produzione del vino “greco” molto dolce con un alto grado alcolico. Sembra che sia stato proprio un medico valenciano Arnaldo de Vilanova, il primo a cominciare, per motivi farmaceutici, la distillazione di liquori mediante il fuoco e l’impiego dell’alambicco, dando origine alla produzione di acquavite.

39 La crescita dei secoli XI e XIII: la riconquista e il cammino di Santiago La frontiera ispano-musulmana si spostava verso sud e nella retroguardia dell’avanzata cristiana la coltivazione della vite dilagava. Lungo una linea senza interruzioni che procede da ovest a est, la vite in quanto coltivazione che fissa gli uomini e le strutture sociali, svolge un ruolo importante nel processo di repoblaciòn. In questo periodo si consolida la proprietà ecclesiastica appartenente agli enti monastici. Nella Rioja il monastero di San Millan de la Cogolla è un evidente esempio dello stretto rapporto tra sviluppo della viticoltura nella Spagna cristiana e il monachesimo benedettino.monachesimo

40 …la riconquista e il cammino di Santiago Nella crescita del vigneto e della produzione di vino nei regni di Navarra, Castiglia e Leon, fu determinante la nascita del cammino di Santiago e il via vai di pellegrini che dal X secolo si mettevano in viaggio da tutte le parti dell’Europa per recarsi a pregare dinanzi la tomba dell’apostolo Giacomo.

41 Secoli XIV-XV: il vino dell’Andalusia e il commercio internazionale Nel corso del XIV e XV secolo la produzione di vino, sollecitata da una crescente domanda interna e internazionale, si avviò a conoscere una forte ripresa. Nei grandi complessi patrimoniali delle sedi vescovili e degli ordini militari, compaiono edifici e impianti di trasformazione che denotano la progressiva specializzazione agricola delle singole aree. Il vino veniva acquistato prima della vendemmia e secondo lo schema delle transazioni commerciali tra l’Atlantico e il Mediterraneo, caricato nei porti spagnoli; consentiva così di riempire le stive delle navi di ritorno dal nord Europa, in modo da fungere da zavorra per i bastimenti e al contempo di avere una merce la cui vendita in Italia era proficua.

42 Osservazioni conclusive La festa costituisce il tempo privilegiato assegnato al vino per assolvere alla sua funzione, che difficilmente può essere ritenuta nutritiva, a meno di non voler parlare di "proteine simboliche". Allora anche il vino nutre, in quanto catalizzatore e motore dello scambio sociale. Nel Mediterraneo si beve assieme e s'invita a bere, come si divide insieme il pane. Bere vino è un "bere bagnato", per mezzo del quale si comunica. Il vino, l'olio ed i cereali hanno marcato la civiltà mediterranea.

43 Osservazioni conclusive Ed il vino, in particolare, è stato l'etichetta (o, se preferiamo, il marchio di denominazione d'origine), allorchè il mondo antico è entrato in contatto e poi si è scontrato con la civiltà della carne e della birra, proveniente dal Nord, che beveva "asciutto" e che usava il lardo là dove il mondo mediterraneo usava l'olio. Il vino resta il segno inequivocabile di un'identità culturale e tradizionale di un popolo, un segno che la storia ci ha consegnato e la sua difesa coincide con la difesa dell'identità.. Prosit!… parola di Bacco!

44 … qualche curiosità Noè Il primo ubriaco fu Noè. Dopo il Diluvio Universale, Noè, coltivatore della terra, fece la vigna, ottenne il vino, lo bevve e si inebriò. Ce lo tramanda la Genesi, che attribuisce al vecchio patriarca l'invenzione del vino. Vino di Maronea Uno dei vini più famosi dell'antichità era il vino di Maronea, che Ulisse adoperò per ubriacare Polifemo. Sai chi è il Santo Protettore dei Ristoratori? Plinio Lo scrittore romano Plinio (I° sec. d.C.) classificò centonovantacinque vini elencandone le caratteristiche e mettendo al primo posto il Falerno rosso. Origine della parola Sommelier Sembra che la parola sommelier abbia origine dall'abitudine dei soldati della sussistenza dell'esercito di Napoleone di legare (lier) le botti del generale su di un mulo da soma (somme) infatti "somme" più "lier" uguale a sommelier

45 Tre coppe di vino Dioniso (Dio Greco del vino), in una commedia di Eubulo, raccomanda: Tre coppe di vino non di più, stabilisco per i bevitori assennati. La prima per la salute di chi beve; la seconda risveglia l'amore ed il piacere; la terza invita al sonno. Bevuta questa, chi vuol essere saggio, se ne torna a casa. La quarta coppa non è più nostra, è fuori misura; la quinta urla; sei significa ormai schiamazzi; sette occhi pesti; otto arriva lo sbirro; nove sale la bile; dieci si è perso il senno, si cade a terra privi di sensi. Il vino versato troppo spesso in una piccola tazza taglia le gambe al bevitore.


Scaricare ppt "La civiltà del vino è alle radici dell’ Europa: parola di Bacco! a.s. 2004/2005 Classe III G I.C. G. Montezemolo Roma."

Presentazioni simili


Annunci Google