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Corso in Consapevolezza di Stanley Sobottka University of Virginia Questo è un corso per chi fa ricerca, per chi vuole vedere, non per chi vuole un credo.

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1 Corso in Consapevolezza di Stanley Sobottka University of Virginia Questo è un corso per chi fa ricerca, per chi vuole vedere, non per chi vuole un credo. Traduzione di Giuseppe Barile, Sara Donato, Luca Sandri

2 2 Il concetto di realtà oggettiva Si suppone che la realtà oggettiva esista sia che venga osservata o no. Si presume che l’esistenza di oggetti separati sia verificabile tramite osservazione, almeno in linea di principio. La caratteristica comune di tutti gli oggetti è che sono per definizione separati gli uni dagli altri. Si presume quindi che l’osservatore sia separato dall’osservato. Ciò significa che la separazione è una parte intrinseca della realtà oggettiva. Vedremo in seguito che l'ipotesi della separazione è la causa di tutta la sofferenza.

3 3 Sommario della realtà oggettiva Il concetto di realtà oggettiva si compone di tre parti: 1) Osservazione dell’oggetto o della sua assenza. 2) Comunicazione dell’osservazione. 3) Accordo sull’esistenza o non esistenza dell’oggetto.

4 4 Ancora sulla realtà oggettiva L’ “accordo” è richiesto perché … 1) Dobbiamo concordare sulla definizione di un oggetto. 2) L’esistenza o non esistenza di un oggetto deve essere confermata da più di un osservatore. Se così non fosse, non sarebbe considerata oggettivamente reale.

5 5 Tutte le nostre osservazioni, comunque, non sono altro che immagini mentali! Se tutte le nostre osservazioni sono immagini mentali, come possiamo sostenere che qualcosa esista al di fuori dalla nostra mente ? Come possiamo sostenere che percepiamo qualcosa al di fuori dalla nostra mente ?

6 6 Domande sulla realtà oggettiva C’è qualche prova che qualcosa esista se non la stai osservando? Se citi resoconti di altri, c’è qualche prova che essi esistano se non li stai osservando? Se citi una testimonianza indiretta, c’è qualche prova che esista se non la stai osservando ? C’è qualche prova che i tuoi pensieri esistano se non li stai osservando ? C’è qualche prova che i tuoi sentimenti esistano se non li stai osservando ?

7 7 Il concetto di materialismo Si presume che tutto sia materia (o che almeno sia governato da legge fisica). Si presume che la materia sia oggettiva; si presume che esista sia che venga osservata o no. Si presume che la mente sia un epifenomeno della materia con una sua propria esistenza non indipendente.

8 8 Dichiarazione di materialismo personalizzato “Io sono un corpo e io ho una mente” Sei d’accordo con questa affermazione ? Se si, sei tutto corpo o solo parti di esso ? Quali parti sei ? Quali parti non sei ? Dove sei nel corpo ? Se non sei un corpo, che cosa sei ?

9 9 Altre domande sul materialismo Pensi che i cani e i gatti siano coscienti ? Se si, quale prova ne hai ? Pensi che i batteri siano coscienti ? Se si, quale prova ne hai ?

10 10 Il concetto di dualismo cartesiano Nel 1641, Cartesio (scienziato e filosofo francese, ) ipotizzò l'esistenza di due sostanze fondamentali, indipendenti: mente e materia. Ipotizzò che la mente fosse una indivisibile entità pensante, conscia, senza dimensione fisica. Ipotizzò che il corpo è un oggetto divisibile con una dimensione fisica, ad esempio, occupa dello spazio. Ipotizzò che la mente e il corpo possano interagire l’una con l’altro.

11 11 Dichiarazione di dualismo cartesiano personalizzato: “Io sono una mente e ho un corpo” (L'affermazione complementare “ Io sono un corpo e ho una mente” è una dichiarazione di materialismo.) ‏ Sei d’accordo con questa affermazione ? Se si, sei tutto mente o solo una parte di essa? Quali parti sei ? Quali parti non sei ?

12 12 Domande sul dualismo cartesiano Gli animali hanno menti ? Se gli animali sono esclusi, come spieghi certi loro comportamenti simili a quelli umani. Se gli animali sono inclusi, ne escludi alcuni ? E le piante e i microbi ? Hanno menti ? E le molecole di proteine che si autoriproducono (ad esempio, i prioni) hanno menti ? E gli oggetti inanimati ?

13 13 Il concetto di idealismo L’idealismo contempla che tutto è consapevolezza e che la consapevolezza è tutto … … così non c’è che consapevolezza e niente al di fuori della consapevolezza. Ciò implica che non ci siano oggetti che non siano osservati, ad esempio non c’è una realtà oggettiva esterna.

14 14 Domande sull’idealismo Che cos'è comunque, la consapevolezza ? Se tutto è consapevolezza, ci possono essere consapevolezze separate, ad esempio, la tua consapevolezza è separata dalla mia consapevolezza ? Se le consapevolezze non sono separate, come puoi vedere gli oggetti che io non posso vedere ? Se le consapevolezze sono separate, come possiamo tu ed io vedere gli stessi oggetti ?

15 15 Dichiarazione personalizzata di idealismo “ Io sono consapevolezza”. Concordi con questa affermazione ? Se no, cosa sei ?

16 16 E' importante che si adotti il materialismo o l’idealismo ? Se crediamo di essere corpi, la separazione e la sofferenza sono inevitabili ? Se crediamo di essere consapevolezza, la separazione e la sofferenza sono inevitabili ? Se non crediamo né all’uno né all’altro, la separazione e la sofferenza sono inevitabili ?

17 17 Fisica classica Si presume che la fisica classica sia materialistica e oggettiva. Si presumeva che nella Fisica classica gli oggetti avessero esistenze separate, indipendenti, sia che fossero o no osservati. Si pensava avessero proprietà definite, come posizione, velocità, e orientamento sia che fossero o no osservati. Si supponeva che queste proprietà non avessero intrinseche incertezze. Nella Fisica classica si supponeva che gli oggetti subissero forze classiche come l’elettromagnetismo e la gravità. Le leggi della fisica classica erano deterministiche. Ciò significa che il futuro stato dell’universo si presumeva fosse completamente determinato da quello attuale, che a sua volta si presumeva fosse determinato dalla stato dell’universo del passato.

18 18 Il mondo nella vita quotidiana Normalmente, si presume che il mondo consista di oggetti distinti ed indipendenti che esistono sia che vengano o no osservati. Questo è un mondo pre-quantistico, non un mondo quantistico. E’ un mondo di separazione, giudizio, e sofferenza.

19 19 Domande sulla fisica classica Come sarebbero differenti le nostre vite se non esistesse una realtà oggettiva esterna ma non lo sapessimo ? Come sarebbe se lo sapessimo ? Come sarebbero differenti le nostre vite se il mondo fosse deterministico ma non lo sapessimo ? Come sarebbe se lo sapessimo ? Supponi di accettare il principio deterministico come verità. Come credi ti relazioneresti allora con i tuoi sentimenti, decisioni e azioni ? Con i sentimenti, decisioni e azioni delle altre persone ? Come pensi influenzerebbe i tuoi giudizi su te stesso e gli altri ?

20 20 Alla fine del 1800, si presentarono problemi con la fisica classica Non si riuscivano a spiegare certi esperimenti ( ad esempio la radiazione di corpi neri, l’effetto fotoelettrico, e la diffrazione degli atomi). Dopo 3 decenni in cui cercavano di dimostrare la teoria classica, i fisici negli anni ‘20 la rimpiazzarono con la teoria dei quanti. Al fine di avere una teoria che spiegasse con successo gli esperimenti, i fisici dovettero eliminare il presupposto fondamentale che la materia consista di oggetti separati, indipendenti e osservabili.

21 21 Se la teoria dei quanti non descrive oggetti osservabili, indipendenti, separati, che cosa descrive ? La teoria dei Quanti descrive “fenomeni” (vedremo in seguito cosa significa). Originariamente fu pensata per descrivere solo fenomeni microscopici ma ora si presume possa descrivere tutti i fenomeni, dalle particelle elementari all’intero universo. E’ la sola teoria che abbiamo attualmente. Se non è corretta, non ne abbiamo ancora un’altra con cui sostituirla. Finora in ogni test sperimentale diretto e indiretto della teoria dei quanti, i principi base si sono dimostrati essere validi.

22 22 Nella teoria dei Quanti, è necessaria una interpretazione Nella fisica classica, non era necessaria una interpretazione perché si supponeva che gli oggetti classici fossero descritti direttamente senza interpretazione. In ogni modo, la teoria dei quanti dimostrò di essere puramente matematica e … … non fu immediatamente ovvio come si collegasse la matematica alle osservazioni. Per questo occorreva una interpretazione… … ma l’interpretazione non era auto-evidente.

23 23 Ci sono due tipi generali di interpretazione della teoria dei Quanti Interpretazione in termini di realtà oggettiva. Interpretazione in termini di realtà soggettiva.

24 24 L’interpretazione di Copenhagen L’interpretazione di Copenhagen è una interpretazione in termini di realtà oggettiva. E’ talvolta denominata interpretazione ortodossa per via della sua diffusa accettazione. In questa interpretazione, la sola cosa che si suppone esista prima di una osservazione è la funzione d'onda che esiste in tutto lo spazio.

25 25 Descrizione elementare di un'onda fisica Un’onda fisica è un'oscillazione in movimento. Esempi di onde fisiche: onde d’acqua, onde elettromagnetiche. Comunque, la funzione ad onda quantistica non è un’onda fisica come mostrata sopra. E’ invece una pura onda matematica.

26 26 La funzione d'onda è puramente matematica, ma si presume sia oggettivamente reale Si presume che la funzione d’onda esista sia che ci siano o no osservazioni. Quindi, si presume che sia separata dall’osservatore. La funzione d’onda rappresenta la probabilità che un evento specifico possa essere osservato da un osservatore tramite un apparato specifico. La funzione d’onda descrive tutti i possibili eventi che potrebbero essere osservati da un osservatore, ma non può prevedere quale evento potrà in realtà essere osservato.

27 27 Collasso della funzione d’onda Al momento dell’osservazione, la funzione d’onda cambia irreversibilmente dalla descrizione di tutte le possibilità che potrebbero essere osservate alla descrizione del solo evento che è osservato. Questa è chiamata riduzione della funzione d’onda, o collasso della funzione d’onda.

28 28 L’osservazione successiva Dopo un’osservazione e un collasso della funzione d’onda, emerge una nuova funzione d’onda. Essa rappresenta tutte le possibilità permesse dalla precedente osservazione. Un’altra osservazione determina in seguito un’altro collasso di funzione d’onda, etc. Perciò, ogni esperienza consiste di una sequenza di osservazioni, tutte rappresentate oggettivamente da collassi di funzione d’onda.

29 29 Collasso non locale Ricorda: la realtà oggettiva è realtà secondo accordo Si presume che la funzione d’onda sia un'oggetto nella realtà oggettiva. Il collasso della funzione d’onda deve avvenire in tutto lo spazio simultaneamente perché le nostre osservazioni devono essere coerenti con il nostro “accordo” su ciò che esiste e ciò che non esiste, non importa quanto siamo lontani. Per esempio, se tu ed io concordiamo che c’è una e una sola particella, tu non puoi in seguito affermare che questa particella è in una posizione mentre io contemporaneamente la vedo in un’altra. (Questo è la proprietà di “accordo” della realtà oggettiva.) La proprietà di “accordo” conduce al requisito di collasso non locale. 29

30 30 Nota a piè di pagina Albert Einstein’s ( ) ha inventato la straordinaria teoria della relatività nel Einstein fece la seguente ipotesi: la velocità della luce nel vuoto è una costante, indipendente dalla velocità relativa (anch'essa ritenuta costante) di due osservatori che osservano l'uno l’altro. Questa ipotesi era coerente con le misurazioni di Michelson e Morley fatte nel Utilizzando questa supposizione, Einstein provò che … …nessun effetto fisico, informazioni comprese, può viaggiare più veloce della luce. Ciò era anche coerente con le misurazioni di Michelson e Morley. Questa è ora considerata essere una legge fisica, più che solo una teoria, essendo stata stata verificata innumerevoli volte sia direttamente che indirettamente. Nessun esperimento l’ha mai invalidata.

31 31 Il problema della non località Ricorda: La non località nella interpretazione di Copenaghen significa che il collasso della funzione d'onda avviene contemporaneamente in tutto lo spazio. (Questo è il requisito per osservazioni simultanee coerenti con ciò che si suppone esista o non esista.) Però la particolare teoria della relatività di Einstein dice che nessun evento fisico può viaggiare ad una velocità maggiore della luce. Quindi non c'è nessuna spiegazione fisica conosciuta per tutto ciò che accade contemporaneamente nello spazio, per cui non c'è nessun meccanismo fisico conosciuto per il collasso non locale. Di conseguenza non c'è nessun meccanismo fisico conosciuto per proprietà di “accordo”.

32 32 La soluzione idealista alla non località nell'interpretazione di Copenhagen In questa soluzione, è la consapevolezza che collassa la funzione d'onda, non un processo fisico. Dato che osservazioni simultanee fatte da differenti osservatori consapevoli devono essere coerenti con la loro realtà concordata, ci può essere solo una consapevolezza. Quindi la consapevolezza deve essere non locale e universale. Questa è una conseguenza della proprietà di “accordo” della realtà oggettiva. Nell'interpretazione idealista, la consapevolezza non locale, universale è non fisica, così la funzione d'onda può collassare simultaneamente in tutto lo spazio. In questo modo è preservata la non località. Questa spiegazione del collasso della funzione d'onda non è ampiamente accettata, ma non è ancora stata trovata nessuna spiegazione fisica malgrado decenni di sforzi.

33 33 Collasso della funzione d'onda segue Anche se esistesse un meccanismo fisico per il collasso della funzione d'onda, non provocherebbe altro che una funzione d'onda collassata. Una funzione d'onda collassata non è consapevole! E' solamente una funzione d'onda collassata. La consapevolezza esiste ad un livello diverso dagli oggetti di consapevolezza. Ciò di cui sei consapevole non può essere ciò che è consapevole. (Non puoi essere ciò che osservi). La consapevolezza dell'osservatore è auto-evidente. Non ha bisogno di essere provata. Ciò di cui sei consapevole è la sola cosa di cui puoi essere certo. Qualsiasi altra cosa è soggetta a definizione e interpretazione.

34 34 Interpretazioni delle variabili nascoste Le teorie delle variabili nascoste sono state escogitate al fine di mantenere il concetto che gli oggetti esistano ed abbiano proprietà definite sia che vengano osservati o no. Perciò, una interpretazione con variabili nascoste è un'interpretazione oggettiva. Nella visione classica si presume che tutte le particelle abbiano velocità e posizioni definite sia che vengano o no osservate. Si presume che le particelle siano attivate da tutto ciò che appartiene alle forze classiche, come elettromagnetismo e gravità. Inoltre, nella nota teoria di David Bohm ( ), si suppone che le particelle siano attivate da una forza di potenziale quantistico, che deriva dalla funzione d'onda quantistica.

35 35 Non località della teoria delle variabili nascoste Nella teoria di Bohm, si suppone che la forza quantistica si muova contemporaneamente in tutto lo spazio, per cui è non locale. Quindi, la forza quantistica viola la relatività speciale. Anche tutte le altre teorie delle variabili nascoste sono state dimostrate essere non locali. Dato che la teoria delle variabili nascoste è una teoria materialista, non c'è spiegazione per come emerga la consapevolezza, o per quali oggetti questa teoria è consapevole e per quali non lo è.

36 36 Il teorema di Bell Nel 1964, John Bell escogitò un modo per determinare sperimentalmente se la realtà può essere descritta da teorie con variabili nascoste, e ne è derivata una ineguaglianza valida solamente se le teorie con variabile nascosta fossero valide. L'ineguaglianza dipendeva solo da quantità misurate sperimentalmente, quindi era indipendente da qualsiasi teoria specifica. Qualsiasi violazione dell'ineguaglianza proverebbe che la realtà non può essere né marcatamente oggettiva né locale.

37 37 L'ineguaglianza di Bell è stata violata in ogni esperimento fatto per provarla Questi esperimenti hanno anche dimostrato che nessuna teoria con variabile nascosta che non sia controintuitiva (che non sia bizzarra) può descrivere la realtà. Anche prima che questi esperimenti fossero compiuti, i fisici avevano abbandonato l'ipotesi di definitezza di velocità e posizioni. Abbandonarono quindi l'ipotesi che gli oggetti materiali esistano sia che vengano no osservati.

38 38 L'interpretazione Molti Mondi Molti Mondi è una interpretazione oggettiva. L'interpretazione Molti Mondi fu proposta affinché l'intero universo potesse essere descritto da una singola funzione d'onda. Si suppone che la funzione d'onda esista come unica realtà oggettiva dal momento del Big Bang. Siccome non ci può essere un osservatore o un'osservazione separati dall'universo, la funzione d'onda non collassa mai. In qualsiasi momento in cui “Io” (come parte dell'universo) faccio un'osservazione, i campi della funzione d'onda manifestano il mondo che “Io” osservo con la probabilità data dalla funzione d'onda. Non c'è collasso di funzione d'onda ma c'è una manifestazione del mio mondo.

39 39 Non località dell'interpretazione dei Molti Mondi Allo stesso tempo in cui il mio mondo si manifesta, tutte le altre possibilità date dalla funzione d'onda sono manifestate come altri mondi. C'è un “me” in ognuno di essi. I differenti mondi non possono comunicare fra loro. Ogni volta che c'è un'osservazione, ci sono tanti mondi manifestati quante sono le possibilità nella funzione d'onda. Dato che non c'è collasso di funzione d'onda, la funzione d'onda dell'universo continua per sempre. Un mondo è manifesto in tutto il suo spazio simultaneamente, così la teoria Molti Mondi è nonlocale. Dato che Molti Mondi è una teoria materialista, non c'è spiegazione per come la consapevolezza dell'osservatore emerga, o per quali oggetti è consapevole e per quali no.

40 40 L'interpretazione soggettiva In questa interpretazione, si è supposto non esserci nessuna realtà oggettiva. Ci sono solo osservazioni soggettive. La funzione d'onda si è supposto non sia altro che un algoritmo matematico usato per calcolare la probabilità che una particolare osservazione produrrà un risultato particolare. Dato che non c'è realtà oggettiva, non esiste lo spazio-tempo e la nonlocalità. Dato che non c'è la nonlocalità, non c'è il problema di nonlocalità.

41 41 Solipsismo vs. nonsolipsismo nella interpretazione soggettiva In una visione solipsistica c'è un solo osservatore. Questa visione non può né essere provata né contraddetta. In una visione nonsolipsistica ci sono almeno due osservatori. Anche questa visione non può essere provata né contraddetta. Affinchè ci sia comunicazione fra gli osservatori nella visione solipsistica, è richiesto un accordo sulle definizione di ciò che si osserva. Per esempio, tu ed io dobbiamo concordare sulla definizione di “sedia” prima che si possa parlare delle nostre osservazioni di una sedia. Questa è una proprietà di “accordo” dell'interpretazione soggettiva. Così anche nell'interpretazione soggettiva, se c'è più di un osservatore, è richiesto l'accordo!

42 42 Ma… ci sono realmente osservatori differenti ? Dato che qualsiasi esperienza consiste di una sequenza di osservazioni, tutte le esperienze non sono altro che sequenze di osservazioni. Normalmente consideriamo che differenti sequenze implichino l'esistenza di osservatori differenti che fanno queste osservazioni. Ma, se non c'è realtà oggettiva, come possono esserci differenti osservatori ?

43 43 Altre domande sulla interpretazione soggettiva E' possibile che l'”osservatore” non sia altro che una construzione mentale? Cosa implica il requisito di accordo fra osservatori consapevoli circa la differenziazione degli “osservatori”? Se gli osservatori sono realmente diversi come possono comunicare ? ( Ricorda, non c'è nessuna realtà oggettiva in questa interpretazione.) Le consapevolezze sono differenti, o c'è una sola consapevolezza che funziona attraverso differenti menti ?

44 44 Accordo ↔ Comunicazione In entrambe le interpretazioni (oggettiva e soggettiva) della teoria dei quanti, ci deve essere l'“accordo” – nel caso oggettivo, sulla definizione di ciò che esiste o non esiste, e nel caso soggettivo, sulla definizione di ciò che è osservato e di ciò che non è osservato-. Ma, l'“accordo” richiede comunicazione e la comunicazione richiede accordo. Perciò, è possibile che il bisogno di comunicare sia il nostro bisogno fondamentale, anche più fondamentale del bisogno di sopravvivere? E, è il cuore che ha bisogno di comunicare, o è la mente? Il bisogno di comunicare è un riflesso del nostro innato relazionarci ?

45 45 * Note a piè di pagina: (Washington Post, 24 Feb. 2008)‏ Nel 1982, i primi 100 telefoni cellulari apparvero a Washington, D.C. C'erano solo 7 cellule ripetitrici. Oggi, in un mondo di 6,6 miliardi di persone, sono in uso circa 3,3 miliardi di cellulari. E' la più rapida diffusione globale di tecnologia nella storia umana. Entro pochi anni, saranno in uso 5 miliardi di cellulari. Perchè questa improvvisa corsa tecnologica ?

46 46 * Note a piè di pagina: In Tibet, molte abitazione non hanno il bagno. Ma, il Tibet ha una copertura per cellulari migliore degli U.S.A. Se i Tibetani rinunciassero ai loro cellulari, al loro posto potrebbero avere i bagni. Comunque, in Tibet, la comunicazione è più importante dei bagni! Infatti, molti paesi in via di sviluppo hanno reti cellulari migliori degli U.S.A. Questo in parte perché questi paesi hanno poche linee telefoniche fisse, e le reti cellulari sono più economiche. Ma è anche il riflesso di qualcosa d'altro: “E' la tecnologia più idonea all'essenza delle specie umane – la socievolezza. (Rivista “Wired”). In altri termini, la comunicazione cellulare è da persona-a-persona, non da persona-a-mondo.

47 47 Gli esperimenti di Benjamin Libet, e altri (1973) Al soggetto viene chiesto di sollevare un dito in qualsiasi momento decida. L'EEG del soggetto è controllato simultaneamente con l'EMG dal dito.

48 48 I risultati Il soggetto associa la sua consapevolezza di questo impulso con la sua osservazione del tempo sull'orologio. Non è richiesta nessuna altra azione muscolare. Questo processo è ripetuto molte migliaia di volte e si calcola la media dei risultati ottenuti. Risultato: la media dei segnali EEG ha inizio 0,3 secondi prima che il soggetto sia consapevole dell'impulso ad alzare il dito. Perciò: la decisione di eseguire l'atto muscolare è precedente alla consapevolezza della decisione!

49 49 Gli esperimenti di Soon, Brass, Heinze, e Haynes (2008)‏ Misurazioni funzionali MRI del cervello hanno mostrato che la decisione di spingere il bottone sinistro (voxel scuri) o il bottone destro (voxel chiari) avviene fino a 10 secondi prima che il soggetto sia consapevole di tale decisione. Invece di guardare un orologio, il soggetto ha osservato le lettere lampeggianti sullo schermo ogni 0,5 secondi in ordine casuale. La casualità ha garantito che il soggetto non potesse anticipare le lettere.

50 50 Conclusioni Nel tempo oggettivo (tempo misurato da un orologio o altro strumento), ogni processo neurologico o sensoriale accade sempre prima della nostra consapevolezza perché il cervello richiede tempo per elaborare un evento prima di diventarne consapevoli. Così, tutte le esperienze soggettive accadono dopo gli eventi oggettivi corrispondenti. Ciò si applica sia alle esperienze sia “volitive” che a quelle “nonvolitive”

51 51 Libero arbitrio Il libero arbitrio presuppone che si possa scegliere i propri pensieri. Se si può scegliere i propri pensieri, perché abbiamo pensieri che non vogliamo ? Il libero arbitrio presuppone che si possa scegliere le nostre sensazioni. Se possiamo scegliere le nostre sensazioni, perché abbiamo sensazioni che non vogliamo ? Il libero arbitrio presuppone che possiamo scegliere le nostre azioni. Se possiamo scegliere le nostre azioni, perché facciamo cose che non vogliamo fare ?

52 52 Esercizi sul libero arbitrio Provate a non pensare per 30 secondi. Ci siete riusciti ? Cercate di non provare sensazioni in tutto il vostro corpo per 30 secondi. Ci siete riusciti ? Provate a non fare movimenti muscolari per 30 secondi. Ci siete riusciti ? Se non riuscite a controllare i vostri pensieri, le vostre sensazioni, e le vostre azioni, cosa credete di controllare ?

53 53 Cosa possiamo controllare ? Facciamo esperienza di pensieri, sentimenti, sensazioni corporee e azioni, ma possiamo riconoscere direttamente che non abbiamo nessun controllo su di loro. Facciamo esperienza della volontà ma possiamo osservare direttamente che non è libera.

54 54 La causa della sofferenza secondo i saggi I saggi ci dicono che la sofferenza è il risultato dell' identificazione con il senso dell'agire e con la separazione. Siamo convinti che “noi” siamo chi pensa, chi sente, chi sceglie i pensieri, i sentimenti, le emozioni e le sensazioni fisiche. “Noi” ci aggrappiamo ad esse perché “noi” crediamo siano ciò che “noi” siamo... …e “noi” allo stesso tempo resistiamo ad esse perché “noi” le giudichiamo sbagliate e carenti.

55 55 Un modello per l'identificazione e la sofferenza In questo modello, identificazione e sofferenza sono causate da un anello di auto-rinforzo contro-reattivo della identificazione come agente. L'identificazione come agente è sempre accompagnata da dipendenza-resistenza e dai suoi relativi pensieri, giudizi, sentimenti, sensazioni fisiche e comportamenti. Ognuna di queste voci rinforza tutte le altre. Anello di identificazione

56 56 Esempi di identificazione come agente “Io” non dovrei avere questi pensieri (“Io” dovrei avere pensieri puri). “Io” non dovrei avere questi sentimenti (“Io” dovrei avere solo sentimenti piacevoli). “Io” non dovrei avere queste emozioni (“Io” dovrei avere solo emozioni amorevoli). “Io” non dovrei avere queste sensazioni fisiche (“Io” dovrei avere solo sensazioni piacevoli). “Io” non dovrei comportarmi nel modo in cui “Io” mi comporto (“Io” dovrei sempre comportarmi in modo compassionevole). “Io” non dovrei essere in questo mondo (“Io” dovrei essere in un mondo più compassionevole).

57 57 Altri esempi di identificazione “Io” voglio cambiare ma “io” ho paura di cambiare. “Io” ho paura di abbandonare la mia identità di essere vergognoso, colpevole, manchevole, triste, arrabbiato, o ansioso. Se “io” non rimango fedele alla mia identità, cosa sarò “io” ? Come mi comporterò “io” ? Cosa farò “io”?

58 58 La sofferenza originale: la vergogna La vergogna (il peccato originale) è il sentimento di essere imperfetto ed incompleto. Finché ci sentiremo separati, proveremo vergogna anche sepuò essere dissimulata da altri sentimenti. Esercizio: oserva cosa provi quando ti senti solo, desolato ed isolato. E' la sensazione della vergogna. Può essere superata solamente sanando il senso di separazione.

59 59 Come può finire la sofferenza ? Possiamo incominciare a disidentificarci cambiando dal modo agente (pensare) al modo non-agente (essere). Il modo pensante è sempre nel passato o nel futuro. Il modo essere è sempre nel momento presente. L'identificazione è più debole nel momento presente. Quindi, c'è meno sofferenza nel momento presente.

60 60 Quando siamo nel modo agente... Ci identifichiamo come “agente”. Come “agente”, ci aggrappiamo ai nostri pensieri, sentimenti, emozioni, e sensazioni... …e contemporaneamente resistiamo ai nostri pensieri, sentimenti, emozioni e sensazioni. Aggrapparci e resistere dà struttura alla nostra vita e al nostro mondo, ma... …ci impedisce anche di sperimentare qualunque cosa al di fuori del nostro schema.

61 61 Quando siamo nel modo essere, ci rendiamo conto che… Noi non siamo ciò che pensiamo. Noi non siamo ciò che sentiamo. Noi non siamo ciò che scegliamo. Noi non siamo ciò che giudichiamo. Noi non siamo ciò a cui resistiamo. Noi non siamo ciò che stiamo facendo. Ci rendiamo conto che tutto accade da solo. In altre parole, noi incominciamo a diventare disidentificati.

62 62 La pratica dell'attenzione Mindfulness La pratica Mindfulness ci aiuta a disidentificarci da tutte le forme di sofferenza, incluso ansietà, rabbia, tristezza, e depressione. Le connessioni fra pensieri, giudizi, sentimenti, sensazioni fisiche, e comportamenti diventano più chiari. Il ciclo della sofferenza diventa meno reale, e … … ci disidentifichiamo dal senso dell'agire, dell'aggrapparci, e del resistere. Non è semplice – ma neanche lo è la sofferenza. E' una pratica a lungo periodo, non immediata.

63 63 La pratica mindfulness in tre minuti (Williams, Teasdale, Segal, Kabat-Zinn)‏ 1. - Chiediti: Cosa sto provando in questo momento ? Poi fai attenzione ai tuoi pensieri, sentimenti, e sensazioni fisiche Focalizzati sulla sensazione del respiro Amplifica la tua consapevolezza nel sentire tutto il corpo, la postura, e l'espressione facciale Focalizzati su un qualsiasi disagio, tensione, o resistenza. Inspira ed espira.

64 64 La pratica mindfulness di un giorno (Williams, Teasdale, Segal, Kabat-Zinn)‏ Quando è possibile, fai una sola cosa alla volta. Fai molta attenzione a ciò che stai facendo. Quando la mente divaga, riportala indietro. Ripeti un milione di (o più) volte. Nel momento in cui sei consapevole di un senso di vergogna, colpa, mancanza, tristezza, rabbia, o ansietà, guardati dentro e osserva cosa sei realmente.

65 65 La pratica di meditazione Mindfulness Altamente consigliato è Il metodo Mindful durante la Depressione, e i “Mindfulness Meditation CD” della Serie 3 di Jon Kabat-Zinn, reperibili tramite il sito: Kabat-Zinn, creatore del corso Mindfulness che si basa sulla riduzione dello stress … … anche disponibile a Charlottesville, vedi il sito:

66 66 Altre risorse Ci sono molte risorse in internet per la pratica mindfulness. Per esempio, vedi il sito: IMCC (Insight Meditation Community of Charlottesville) è un gruppo locale di meditazione che si incontra al Martedì sera dalle 19:30 alle 21:00. Il sito è:

67 67 Non-dualità La non-dualità è l'insegnamento per cui tutto è Consapevolezza e la Consapevolezza è tutto. Useremo il termine Dio come un equivalente del termine Consapevolezza. Perciò, secondo questo insegnamento, diremo talvolta che tutto è Dio e che Dio è tutto.

68 68 Dualità La Consapevolezza è sempre totale e indivisa. Tuttavia, la mente cerca di dividere la consapevolezza in parti e poi dà nomi a queste parti. Questo processo di separazione e nominalizzazione è anche chiamata concettualizzazione Qualsiasi cosa che si pensa essere separata da qualsiasi altra non è altro che un concetto. Per esempio, la separazione fra lo yin e lo yang non è altro che un concetto. TUTTO E' DIO DIO E' TUTTO YIN YANG

69 69 La separazione fondamentale La mente cerca di dividere la Consapevolezza in “io” e non “io”. In questo insegnamento, questa divisione non è reale, perciò, “io” non sono realmente separato dal mio corpo- mente... … e “tu” non sei realmente separato da “me”. Tuttavia, l'illusione della separazione è estremamente persistente. Tutta la pratica spirituale mira a dissolverla. Il dissolvimento di questa illusione è chiamata “illuminazione”, “risveglio”, o “nirvana”. Con la fine di questa illusione arriva la fine della sofferenza.

70 70 Domande sui concetti Sono “io” separato da… …questa sedia ? …questo pensiero ? …questo sentimento ? …questa emozione ? …questa sensazione? …questo corpo ? In altre parole, “io” non sono solo un concetto ?

71 71 Bene, allora, se io non sono un concetto, cosa sono ? Nell' insegnamento non dualistico, io sono Consapevolezza intera e indivisa. Questa è la mia vera natura… …e non c'è mai separazione.

72 72 La pratica spirituale Come abbiamo già visto, la pratica spirituale ci aiuta a condurci dal modo agente, pensante, identificato, in cui c'è sofferenza, al modo di essere pieno, attento, disidentificato, in cui c'è poca o nessuna sofferenza. La pratica spirituale aiuta a dissolvere la divisione fra “me” e i “miei” pensieri, sentimenti, emozioni, e sensazioni fisiche. Aiuta a dissolvere la divisione fra “me” e “te”. E aiuta a chiarire che non c'è un “me” da giudicare o a cui resistere, né c'è un “io” che fa qualsiasi cosa, inclusa la pratica spirituale.

73 73 Ancora sulle pratiche spirituali Abbiamo già discusso le pratiche Mindfulness. Ci sono molte altre pratiche spirituali, quasi quanti sono i maestri. Lo scopo di tutte queste pratiche è di aiutarci a disidentificarci da ciò che crediamo di essere e diventare consapevoli di cosa siamo veramente, compresi tutti i nostri pensieri, sentimenti, emozioni, e sensazioni fisiche.

74 74 Affermazioni Parlando in senso stretto, le affermazioni non sono in sé stesse pratica spirituale. Tuttavia, possono essere utili a tirarci fuori da una spirale in discesa dove rimuginare, giudicare, e deprimerci in modo da poter riprendere la nostra regolare pratica spirituale. Esempi che talvolta uso: - “Io sono potere infinito, infinita forza, perfetta salute.” - “Io sono luce, amore, pace, e gioia.” Le affermazioni funzionano meglio se ognuno le adatta alle proprie condizioni. Devono essere ripetute molte volte.

75 75 Ricerca Ci sono due tipi fondamentali di ricerche: − auto-ricerca (in minuscolo) e… − Auto-Ricerca (in maiuscolo).

76 76 L'auto-ricerca è l'investigazione sull'“io”. Chiediti chi sta pensando questo ? Poi osserva se puoi vedere il pensatore Chiediti chi sta sentendo questo ? Poi osserva se puoi vedere chi sente Chiediti chi sta soffrendo ? Poi osserva se puoi vedere chi sta soffrendo Chiediti chi sta facendo questo ? Poi osserva se puoi vedere l'agente Chiediti chi sta osservando questo ? Poi osserva se puoi vedere l'osservatore Cosa è l'auto-ricerca ? (minuscolo)

77 77 Che cosa vedi ? Se vedi colui che pensa, che sente, che soffre, che agisce o che osserva, puoi essere tu ? Che cosa è che li vede ? Anche se non vedi chi pensa, chi sente, chi soffre, chi agisce o chi osserva, può esisterne uno ?

78 78 Cosa è l'Auto-Ricerca (maiuscolo) L'Auto-Ricerca è l'investigazione del “vero io”, che è pura Consapevolezza, o pura Visione. Chiediti, che cosa è consapevole ? Poi guardati dentro e osserva (Non è semplice, ma neanche doloroso). Se vedi qualcosa, non può essere chi sta vedendo perché è ciò che è visto. (Ricorda qualsiasi cosa puoi vedere non sei tu). Quindi, se non puoi vederlo ma è ciò che sta vedendo, allora tu chi sei ?

79 79 Un'altra forma di Auto-Ricerca Questa è una pratica di disidentificazione semplice ma molto efficace. Ogni volta che stai soffrendo, con la mente entra nel tuo profondo. Questo ti tiene fuori dalla modalità del fare in cui comunque non hai mai avuto nessun controllo. Ti pone nella modalità dell'essere in cui ti rendi conto che non c'è bisogno di controllo.

80 80 Meditazione La meditazione è meglio impararla da un maestro con esperienza. Potresti dover provare vari maestri e varie scuole di meditazione per trovarne una che ti aiuti ad accettare te stesso come sei e a realizzare la tua vera natura. Una forma ampiamente insegnata di meditazione Buddista consiste di due aspetti: - Concentrazione - Attenzione (Mindfulness)

81 81 Concentrazione Con gli occhi chiusi, lentamente percorriamo il corpo dai piedi alla testa, e ascoltiamo le sensazioni fisiche dall'interno. Poi mettiamo l'attenzione sul respiro. L'attenzione vagherà e ci perderemo nel pensiero. Ogni volta che ci accorgiamo di esserci persi, riportiamo l'attenzione al respiro. Ripetiamo questo milioni di volte. Ogni volta che diventiamo consapevoli di esserci persi, è un altro risveglio!

82 82 L'attenzione (Mindfulness) Possiamo praticare l'attenzione sia meditando che in attività. Osserviamo i nostri pensieri e le sensazioni quando emergono. Evitiamo di ignorarli o contrastarli, di analizzarli o giudicarli. Semplicemente osserviamoli con l'intento di non giudicarli, momento per momento, quando emergono nella nostra consapevolezza. Se proviamo un pensiero o un sentimento angoscioso, o reale dolore fisico, apriamoci alla spiacevolezza e proviamo ad osservarlo chiaramente senza cercare di cambiarlo o sfuggirlo.

83 83 L'attenzione (Mindfulness) ( segue ) Prendiamo nota se siamo noi che li stiamo pensando o sentendo, o se sono loro che emergono e se ne vanno spontaneamente. Se ci accorgiamo che siamo noi che li stiamo pensando o sentendo, chi o cosa vede questo ? Se vediamo che emergono e se ne vanno spontaneamente, che cosa implica questo circa l'esistenza di una persona che pensa o che sente?

84 84 Meditazione e psicoterapia (by Jack Kornfield)‏ “Meditazione e pratica spirituale possono facilmente essere usate per sopprimere ed evitare le sensazioni o per fuggire le situazioni difficili della nostra vita. Le nostre tristezze sono difficili da contattare. Molte persone oppongono resistenza alle motivazioni personali e psicologiche della loro sofferenza; c'è talmente tanto dolore nel fare davvero esperienza dei nostri corpi, delle nostre storie personali, dei nostri limiti ! Può essere anche più difficile che far fronte alla sofferenza universale che emerge in meditazione. Temiamo ciò che è personale e il dolore che ne deriva perché non abbiamo imparato come ci può essere utile nella nostra pratica e come può aprire i nostri cuori.”

85 85 Meditazione e psicoterapia (Jack Kornfield)‏ segue “Mindfulness lavora solamente quando siamo disponibili a dirigere l'attenzione in ogni area della nostra sofferenza. Questo non significa essere presi dalle nostre storie personali, come molte persone temono, ma imparare a dirigerle da poter davvero liberarci dai piccoli e grandi blocchi del nostro passato. Spesso questo lavoro di guarigione è fatto meglio in una relazione terapeutica con un'altra persona.”

86 86 La pratica della gentilezza amorevole Esploriamo sia la nostra resistenza a volerci bene che l'innato amore per noi stessi, meditando sulle frasi seguenti o simili.. - “Possa io essere riempito di gentilezza amorevole” - “Possa io stare bene” - “Possa io essere in pace e a mio agio” - “Possa io essere felice e libero” Osserviamo ogni sensazione nel momento in cui si manifesta, sia sensazioni di resistenza che sentimenti di gentilezza. Questo la rende una pratica di attenzione piuttosto che una ripetizione meccanica. Facciamo queste meditazioni molte volte e osserviamo ogni volta le sensazioni.

87 87 Le pratiche della gentilezza amorevole (segue)‏ Cominciamo innanzitutto con gentilezza amorevole verso noi stessi Poi, scopriamo sia la nostra resistenza ad amare gli altri che il nostro amore per loro meditando sulle frasi seguenti o simili... − “Possa tu essere riempito di gentilezza amorevole.” − “Possa tu stare bene.” − “Possa tu stare in pace e a tuo agio.” − “Possa tu essere felice e libero.” Invochiamo questo per un amico, poi per qualcuno verso cui siamo neutrali, poi per qualcuno che non ci piace. Osserviamo ogni sensazione nel momento in cui emerge, sia sensazioni di resistenza che sentimenti di gentilezza. Ripetiamo questa pratica molte volte.

88 88 Altre pratiche di gentilezza amorevole Includiamo sempre noi stessi in queste pratiche ! Ad ogni espiro, facciamo come segue: - Pensiamo “amore”, e inondiamoci di luce. - Pensiamo “amore”, e contemporaneamente inondiamo di luce noi stessi e un amico. - Pensiamo “amore”, e contemporaneamente inondiamo di luce noi stessi e qualcuno verso cui siamo neutrali. - Pensiamo “amore”, e contemporaneamente inondiamo di luce noi stessi e qualcuno che non ci piace. Osserviamo ogni sensazione nel momento in cui emerge, sia sensazioni di resistenza che sentimenti di gentilezza. Ripetiamo questa pratica molte volte.


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