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POLITICHE DI COESIONE Prof. Guglielmo Wolleb L’agenda di Lisbona per la crescita e l’occupazione.

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Presentazione sul tema: "POLITICHE DI COESIONE Prof. Guglielmo Wolleb L’agenda di Lisbona per la crescita e l’occupazione."— Transcript della presentazione:

1 POLITICHE DI COESIONE Prof. Guglielmo Wolleb L’agenda di Lisbona per la crescita e l’occupazione

2 I. L’Europa a un bivio La globalizzazione dell’economia e della finanza ha rivoluzionato gli scenari della competizione internazionale con il progressivo affermarsi di Paesi emergenti. COSA FARE? Restare fermi nelle proprie posizioni cercando di difendere i livelli di benessere Cambiare per adeguarsi ai nuovi scenari Erodere i sistemi di welfare per accrescere la competitività Costruire nuovi vantaggi competitivi di lungo termine Non sostenibile nel tempo

3 I. L’Europa a un bivio

4

5 Richiesta di brevetti EPO – media 99-01

6 I. L’Europa a un bivio

7

8

9 Spesa per R&S totale

10 I. L’Europa a un bivio

11 Spesa R&S delle imprese

12 I. L’Europa a un bivio

13 Occupazione nei settori ad alta tecnologia

14 I. L’Europa a un bivio

15 I. Europa a un bivio Quota della popolazione con un livello d’istruzione elevato

16 II. La scelta di Lisbona Varata a Lisbona nel 2000 dai capi di stato e di governo dell’Unione Europea Obiettivo fare dell’Unione Europea la più competitiva e dinamica economia della conoscenza entro il 2010 La strategia è stata valutata, corretta e rilanciata nel 2005

17 II. La scelta di Lisbona SFIDE STRATEGICHE Globalizzazione Cambiamento tecnologico (new economy) Invecchiamento della popolazione I RISCHI Perdita di quote di mercato Rallentamento della produttività Insostenibilità del sistema di welfare PRIORITA’ STRATEGICHE Società della conoscenza Creare un contesto favorevole agli imprenditori Approfondire il mercato comune Riformare il mercato del lavoro ed il welfare state L’ambiente come vincolo ed opportunità

18 II.1 Sfide strategiche La globalizzazione – La Cina cresce non solo nel manifatturiero tradizionale ma anche in segmenti industriali ad alto valore aggiunto – L’India si specializza nel terziario avanzato grazie ad un capitale umano anglofono di alta qualità – Gli Stati Uniti dominano nel campo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione

19 II.1 Sfide strategiche L’invecchiamento della popolazione – Il rapporto di dipendenza cresce velocemente – Il modello di previdenza sociale diventa sempre più oneroso e difficile da finanziare

20 II.1 Sfide strategiche Il cambiamento nel paradigma tecnologico – L’Europa è in ritardo nell’adozione e diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione

21 II.2 I rischi La concorrenza dei PVS può produrre una riduzione delle quote di mercato ed una caduta della domanda mondiale per i beni europei Il ritardo nell’adozione delle TIC rallenta la crescita della produttività L’invecchiamento della popolazione rende insostenibile il finanziamento del welfare state

22 II.2 I rischi A rischio in sintesi è il modello sociale europeo basato su – Crescita – Elevata occupazione – Elevata coesione sociale – Rispetto e valorizzazione dell’ambiente

23 II.3 Le priorità strategiche Società della conoscenza: investimenti in ricerca e sviluppo per l’innovazione Contesto favorevole agli imprenditori: creare condizioni amministrative, fiscali e finanziare favorevoli alla nascita di nuove imprese Riforma del mercato del lavoro e del welfare state: aumento del tasso di occupazione, flessibilità, adattabilità ed occupabilità, riforma del sistema previdenziale Approfondire il mercato comune: crescita del mercato, specializzazione ed economie di scala, liberalizzazione L’ambiente come vincolo ed opportunità: puntare ad uno sviluppo sostenibile ma anche sfruttare le opportunità economiche (tecnologie ambientali)

24 II.3 Le priorità strategiche Società della conoscenza: esempi di interventi Definire un quadro normativo per le comunicazioni elettroniche; promuovere la diffusione delle TIC; creare condizioni favorevoli al commercio elettronico; sostenere le tecnologie delle comunicazioni mobili Creare uno spazio europeo di ricerca ed innovazione; aumentare la quota di spesa in favorire la mobilità dei ricercatori; Diminuire il numero di coloro che non portano a termine gli studi; incentivare la formazione permanente

25 II.3 Le priorità strategiche Creare un contesto favorevole agli imprenditori: esempi di interventi Migliorare la qualità della legislazione per ridurre l’onere normativo dell’attività imprenditoriale Aumentare la disponibilità dei capitali di rischio Migliorare la legislazione sulla bancarotta

26 II.3 Le priorità strategiche Riforma del mercato del lavoro Aumentare il tasso di occupazione totale, femminile e degli anziani (invecchiamento attivo) Aumentare l’adattabilità dei lavoratori e delle imprese (formazione permanente) Garantire la flessibilità e la moderazione salariale Migliorare i sistemi di istruzione e formazione Promuovere le pari opportunità fra uomo e donna Eliminare la povertà Riformare il sistema di welfare e il sistema pensionistico

27 II.3 Le priorità strategiche Approfondire il mercato comune Garantire l’effettivo recepimento delle direttive comunitarie in materia di mercato unico Liberalizzare il mercato dei servizi Eliminare gli ostacoli residui alla circolazione delle merci Garantire la piena mobilità dei capitali finanziari e l’integrazione dei servizi finanziari Riforma del diritto societario (per ridurre i costi di operare su scala europea) Migliorare l’accessibilità intervenendo sui sistemi di trasporto e su internet (banda larga)

28 II.3 Le priorità strategiche L’ambiente come vincolo ed opportunità Far fronte ai cambiamenti climatici ratificando il protocollo di Kyoto Aumentare l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili Promuovere le innovazioni ecoefficienti Favorire il finanziamento degli investimenti ecoefficienti Ecologizzare le commesse pubbliche

29 III La governance di Lisbona Gli ambiti di intervento della strategia di Lisbona sono in genere competenze degli Stati nazionali Impossibilità dunque di seguire il metodo comunitario classico Adozione del metodo del coordinamento aperto

30 III.1 Il metodo di coordinamento aperto Il metodo di coordinamento aperto ha l’obiettivo di far convergere le politiche nazionali al fine di realizzare certi obiettivi comuni Viene applicato in ambiti che rientrano nella competenza degli Stati membri quali l'occupazione, la protezione sociale, l'inclusione sociale, l'istruzione, la gioventù e la formazione È basato su:  identificazione e definizione congiunta di obiettivi da raggiungere (adottati dal Consiglio)  strumenti di misura definiti congiuntamente (statistiche, indicatori, linee guida)  Peer pressure e benchmarking per l'analisi comparativa dei risultati degli Stati membri e lo scambio di pratiche ottimali (sorveglianza effettuata dalla Commissione) Il metodo di coordinamento aperto comporta misure soft law specifiche a seconda degli ambiti di intervento

31 III.1 Il metodo di coordinamento aperto La prima fase di attuazione della strategia di Lisbona ha portato a risultati insoddisfacenti a causa di: – Mancanza di impegno e di volontà politica – Mancanza di coerenza tra le diverse politiche nazionali – Mancanza di coordinamento fra le politiche dei diversi stati nazionali – Mancato coinvolgimento dei parlamenti nazionali e delle parti sociali – Scarsa considerazione nella formulazione del bilancio – Eccessivo numero di obiettivi e di indicatori

32 III.1 Il metodo di coordinamento aperto A seguito della riforma di medio termine, il metodo aperto di coordinamento è stato così rafforzato:  Elaborazione da parte della Commissione di Linee guida integrate per la crescita e l’occupazione triennali, che uniscono gli Orientamenti di massima per le politiche economiche (art. 99 TUE) e gli Orientamenti per l’occupazione (art. 128 TUE)  Adozione di un Programma nazionale di riforma per la crescita e l’occupazione da parte degli Stati membri  Individuazione di un membro del Governo nazionale responsabile per il coordinamento e il perseguimento della strategia di Lisbona  Predisposizione di un rapporto annuale di attuazione da parte degli Stati membri e della Commissione.

33 III.1 Il metodo di coordinamento aperto Il rilancio della strategia di Lisbona prevede anche una maggiore mobilitazione delle politiche e delle risorse, comunitarie e nazionali, a partire dai fondi strutturali e dai fondi per lo sviluppo rurale Orientamenti strategici comunitari in materia di coesione

34 IV. Orientamenti integrati Orientamenti macroeconomici 1.Assicurare la stabilità economica, ai fini di una crescita sostenibile 2.Salvaguardare la sostenibilità delle finanze pubbliche e dell'economia, come base per l’incremento dell’occupazione 3.Promuovere una ripartizione efficiente delle risorse, orientata verso la crescita e l’occupazione 4.Assicurare un’evoluzione salariale favorevole alla stabilità macroeconomica e alla crescita 5.Favorire una maggiore coerenza tra politiche macroeconomiche, strutturali e occupazionali 6.Contribuire ad un'UEM dinamica e ben funzionante

35 IV. Orientamenti integrati Orientamenti microeconomici 7.Incrementare e migliorare gli investimenti nel campo della R&S, in particolare da parte delle imprese private 8.Favorire l’innovazione in tutte le sue forme 9.Agevolare la diffusione e l’impiego efficace delle TIC e costruire una società dell’informazione pienamente inclusiva 10.Rafforzare i vantaggi competitivi della base industriale 11.Favorire l’impiego sostenibile delle risorse e potenziare le sinergie tra tutela dell’ambiente e crescita 12.Ampliare e potenziare il mercato interno 13.Assicurare l’apertura e la competitività dei mercati all’interno e all’esterno dell’Europa e trarre profitto dalla globalizzazione

36 IV. Orientamenti integrati Orientamenti microeconomici 14. Creare un contesto imprenditoriale più competitivo e promuovere l’iniziativa privata mediante una migliore regolamentazione 15. Promuovere la cultura imprenditoriale e creare un contesto propizio alle PMI 16. Sviluppare, migliorare e collegare le infrastrutture europee e portare a termine i progetti transfrontalieri prioritari approvati

37 IV Orientamenti integrati Orientamenti occupazionali 17.Attuare strategie volte alla piena occupazione, a migliorare la qualità e la produttività sul posto di lavoro e a potenziare la coesione sociale e territoriale 18.Promuovere un approccio al lavoro basato sul ciclo di vita 19.Creare mercati del lavoro inclusivi e rendere il lavoro più attraente e proficuo per chi cerca lavoro e per le persone meno favorite o inattive. 20.Migliorare la risposta alle esigenze del mercato del lavoro 21.Favorire al tempo stesso flessibilità e sicurezza occupazionale e ridurre la segmentazione del mercato del lavoro, tenendo debito conto del ruolo delle parti sociali

38 IV Orientamenti integrati Orientamenti occupazionali 22. Assicurare un’evoluzione del costo del lavoro e meccanismi di determinazione dei salari favorevoli all’occupazione 23. Incrementare e migliorare gli investimenti nel capitale umano 24. Adeguare i sistemi di istruzione e di formazione alle nuove esigenze in termini di competenze

39 Riferimenti bibliografici Commission of the European Communities, Lavorare insieme per la crescita e l’occupazione Il rilancio della strategia di Lisbona, Comunicazione del Presidente Barroso d’intesa con il vicepresidente Verheugen, Bruxelles, , COM (2005) 24 Commission of the European Communities, Integrated guidelines for growth and jobs (2008—2010) including a Commission recommendation and a proposal for a Council decision, Bruxelles, COM(2007)80of the regions3 final PART V Commission of the European Communities, Communication from the Commission to the European Parlament, the council, the European economic and social Committee and the Committee of the Regions, Bruxelles, Proposal for a Community Lisbon Programme , , COM(2007) 804 final


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