La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

Circolazione extracorporea e Protezione Miocardica Gino Gerosa Chiara dAgostino Sezione di Cardiochirurgia Dipartimento di scienze cardiache, toraciche.

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "Circolazione extracorporea e Protezione Miocardica Gino Gerosa Chiara dAgostino Sezione di Cardiochirurgia Dipartimento di scienze cardiache, toraciche."— Transcript della presentazione:

1

2 Circolazione extracorporea e Protezione Miocardica Gino Gerosa Chiara dAgostino Sezione di Cardiochirurgia Dipartimento di scienze cardiache, toraciche e vascolari Università di Padova

3 Progressi in Cardiochirurgia Circolazione Extracorporea Ipotermia Miocardioprotezione –Soluzioni cardioplegiche Chirurgia Mini-invasiva –By-pass a Cuore battente in sternotomia o in minitoracotomia –Interventi in CEC o a cuore battente con ROBOT e torace aperto –Interventi in CEC (Port-Access system) o a cuore battente con Robot e torace chiuso Università degli Studi di Padova Sezione di Caridochirurgia

4 Circolazione Extracorporea Lo sviluppo della circolazione extracorporea ha reso possibili e routinari tutti gli interventi quali: –la correzione delle cardiopatie congenite complesse –la rivascolarizzazione miocardica –la sostituzione delle valvole cardiache –la chirurgia maggiore dei grossi vasi –il trapianto di organi solidi (cuore, polmone, cuore- polmone) Università degli Studi di Padova Sezione di Caridochirurgia

5 Concettualmente si fonda su di un sistema in grado di escludere il cuore ed i polmoni dalla circolazione ematica per un definito intervallo di tempo. Il blocco cuore-polmoni può essere ottenuto mediante un sistema composto da: –cannule che drenano il sangue venoso sistemico –ossigenatore che arricchisce di O2 e rimuove la CO 2 –scambiatore di calore per ottenere la temperatura corporea desiderata –pompa in grado di reimmettere il sangue arterioso Circolazione Extracorporea CEC

6 1915 eparina (J Mc Lean -Johns HopkinsHospital) 1937 CEC sperimentale nei gatti (Gibbon) 1948 Ossigenatore a dischi (Bjork) 1950 Ossigenatore a bolle (Clarke e Lillehei) 1950 Effetti protettivi dellipotermia (Bigelow) 1951 I intervento in CEC (DIA; Dennis) 1953 I intervento in CEC con successo (DIA; Gibbon) 1956 Inizio dei programmi di chirurgia cardiaca a cuore aperto Circolazione Extracorporea Cenni storici Università degli Studi di Padova Sezione di Caridochirurgia

7

8 Concetto base su cui si fonda la CEC Circolazione Extracorporea Sistema di cannule di drenaggio Paziente Aspiratori Pompa roller Cardiotomo di raccolta e Filtro Ossigenatore e Scambiatore di calore Emofiltro Pompa roller Cannula aortica

9

10

11

12 Circolazione Extracorporea Ossigenatori comunemente in uso: –a bolle (interfaccia tra sangue e gas) –a membrana (membrana semipermeabile di gomma siliconata. Il gas ed il sangue sono completamente separati evitando il problema della generazione di schiuma e quindi ridotto rischio di embolie ed emolisi) –a fibre cave (sangue e gas sono separati tramite la parete delle fibre cave permeabili solo ai gas)

13 La pompa roller, ideata da De Bakey nel 1934, consiste di una struttura concava a parete verticale contro cui viene schiacciato da due rulli, sorretti da un braccio meccanico rotante, un tubo morbido in silicone. Circolazione Extracorporea

14 Vantaggi dellemodiluizione: –diminuizione della viscosità ematica (Ht 20%-25%) –migliore perfusione tissutale per migliorata reologia –minor trauma agli elementi cospuscolati –minori danni agli organi cervello cuore polmoni rene Circolazione Extracorporea

15 I continui miglioramenti nelle tecniche di CEC, dallinizio degli anni 50 in poi, hanno contribuito alla riduzione della morbidità e della mortalità in cardiochirurgia. Attualmente più di interventi di chirurgia cardiaca maggiore vengono portati a termine nel mondo in un anno, con una mortalità complessiva che varia dal 1% al 15%, a seconda della complessità della cardiopatia. Circolazione Extracorporea

16 Ipotermia: –moderata tra 32C° e 25 C° –profonda tra 25C° e 18 C° Lipotermia viene ottenuta: –mediante il raffreddamento del sangue durante il passaggio attraverso lo scambiatore di calore del circuito per la CEC –mediante raffreddamento topico del paziente con materassino –mediante raffreddamento topico diretto sul cuore con ghiaccio nel sacco pericardico

17 Il concetto di ipotermia venne introdotto nel 1950 da Bigelow e collaboratori Vantaggi: –veniva considerato come unico e più importante presidio di protezione miocardica e tissutale –la base fisiologica stava nella diminuzione del consumo di O2 da parte dei tessuti e delle cellule in particolare, una volta esposti alle basse temperature (1.1 vs ml O2/min/100 gr tessuto a 37 C° e 11 C° rispettivamente) –da studi sperimentali a 10 C° un cuore arrestato consuma il 95% di O2 in meno rispetto un cuore in normale attività

18 Miocardioprotezione Laccesso alle camere cardiache per procedere alla correzione delle cardiopatie congenite e/o acquisite è consentito attraverso larresto flaccido del cuore (diastolico). Numerosi sono stati i metodi adottati per ottenere larresto cardiaco controllato: –cardioplegia farmacologica con citrato di potassio –fibrillazione ventricolare –arresto cardiaco anossico –perfusione coronarica intermittente in FV –soluzioni cardioplegiche ad alto contenuto potassico

19 Il danno miocardico che si verifica durante larresto ischemico del cuore è tuttora una delle più comuni cause di mortalità e morbidità in cardiochirurgia Negli ultimi 20 anni ci si è accorti come non fosse sufficiente ridurre il consumo di ossigeno da parte dei tessuti miocardici con lipotermia Da qui la spinta per lo studio di nuovi sistemi attuabili di miocardioprotezione Miocardioprotezione

20 Scopi: –arresto cardiaco il più rapido possibile per ridurre al minimo il periodo ischemico –riduzione dei processi metabolici mediante larresto chimico e lipotermia –riduzione delledema cellulare per liperosmolarità delle soluzioni –azione tampone per linevitabile acidificazione dellambiente cellulare dovuto allattivazione della glicolisi anaerobia durante il periodo ischemico –energizzante Miocardioprotezione e Soluzioni cardioplegiche

21 Sulla base del concetto che lipotermia e larresto chimico del cuore sono i più importanti componenti della protezione miocardica, la cardioplegia fredda è divenuta la tecnica standard di protezione miocardica più usata durante il clampaggio aortico Miocardioprotezione e Soluzioni cardioplegiche

22 Tipi di cardioplegia Cardioplegia CristalloideEmatica Fredda Fredda 8°C Calda 37°C Università degli Studi di Padova Sezione di Caridochirurgia

23 La cardioplegia cristalloide fredda è stata la prima ad essere sperimentata, venne successivamente modificata e costituita da una parte ematica ed una cristalloide secondo un rapporto di: 8:1, 4:1, 2:1. Tale rapporto inoltre influisce sull'ematocrito. La parte ematica è rappresentata dal sangue autologo che si combina direttamente con la composizione cristalloide. Il raffreddamento della soluzione invece avviene per il passaggio in uno specifico scambiatore di calore, impostato a seconda del protocollo ad una temperatura tra i 4-12°C. Questo tipo di cardioplegia si sviluppa su diversi presupposti: SANGUE: veicolo di ossigeno, sistema tampone, proprietà osmotiche, substrato metabolico; CRISTALLOIDE: composizione elettrolitica e pH fisiologici, presenza di antiossidanti e stabilizzatori di membrana; TEMPERATURA: freddo riduzione metabolismo, riduzione richiesta O2, miglioramento protezione tessuto miocardico

24 Il concetto di cardioplegia ematica calda (o normotermica) risale agli anni '80. Si basa concettualmente sulle proprietà biochimiche del sangue; infatti è a 37° che avviene in maniera ottimale il rilascio dell'ossigeno dall'emoglobina; inoltre l'arresto cardiaco elettromeccanico in normotermia riduce sensibilmente il danno della riperfusione, fenomeno frequente invece nelle tradizionali cardioplegie cristalloidi fredde. Una linea specifica da 1/4 proveniente dall'ossigenatore, potassio cloruro infuso nella stessa linea mediante una pompa siringa da 50ml, sono i due elementi di cui si costituisce questo tipo di cardioplegia.

25 Tipi di tecniche cardioplegiche Anterograda Retrograda IntermittenteContinua Intermittente Combinate Alternata Simultanea Università degli Studi di Padova Sezione di Caridochirurgia

26 Due sono le limitazioni della cardioplegia ematica fredda intermittente: –ischemia durante gli intervalli tra una dose e laltra con la conseguente conversione in metabolismo anaerobico –danni da ipotermia Miocardioprotezione Università degli Studi di Padova Sezione di Caridochirurgia

27 Università degli Studi di Padova Istituto di Chirurgia Cardiovascolare Cardioplegia ematica fredda con riperfusione calda Svantaggi:a)metabolismo anaerobio negli intervalli b)ipotermia alterazione della stabilità delle membrane alterazione dei processi enzimatici Ca++ intracitoplasmatico alterato up-take di O2 pH e pressione osmotica utilizzo di glucosio, ATP omeostasi curva di dissociazione dellHb aspartati, glutamati, taurina, glutamina inibizione pompa del Na+ edema

28 La circolazione extracorporea di per se non rappresenta una condizione fisiologica, comportando inevitabilmente una risposta infiammatoria ed il rischio di microembolizzazioni sistemiche (cerebrali), con disfunzioni multiorganiche, oltre allischemia miocardica. Da qui la spinta negli ultimi 10 anni alla ricerca di soluzioni tecniche meno invasive per la chirurgia coronarica, alla ricerca di una morbidità minore. Crescente è stato quindi linteresse da parte di molti centri verso la rivascolarizzione miocardica a cuore battente (OPCAB e MIDCAB). Chirurgia Mini-invasiva e Cuore Battente

29 Chirurgia Mini-invasiva Cardiochirurgia mini-invasiva: Intervento cardiochirurgico tradizionale eseguito con obiettivo di ridurre lincisione ed il trauma chirurgico Cardiochirurgia a cuore battente: Intervento cardiochirurgico (tradizionalmente in CEC ed a cuore fermo) eseguito a cuore funzionante e battente

30 Cuore Battente –buona esposizione intraoperatoria dei vasi (esclusione delle coronarie intramiocardiche, piccole <1mm Ø, calcifiche) –efficaci sistemi di stabilizzazione miocardica –efficaci sistemi di monitorizzazione intraoperatoria dellemodinamica del paziente (Ecocardiografia transesofagea) –collaborazione chirurgo-anestesista –esperienza per una chirurgia più complessa e diversa

31 Cuore Battente Indicazioni: –Lesioni vascolari cerebrali –Pregresse lesioni del parenchima cerebrale (Ictus, TIA, Emorragia) –Depressa funzione ventricolare –Insufficienza renale –BPCO –Aorta ascendente calcifica –Octuagenari

32 Cuore Battente Vantaggi: –Ridotta mortalità e morbidità perioperatoria (complicazioni neurologiche, renali, polmonari, intestinali) –Ridotta incidenza di infarti miocardici ed aritmie cardiache (cardioplegia) –Ripresa di una vita attiva più rapida –Riduzione dei costi –Riduzione delle perdite ematiche con minore necessità di trasfusioni

33 Cuore Battente Problemi: –Difficoltà operative per linevitabile movimento cardiaco –Necessità di follow-up a più lungo termine –Pervietà delle anastomosi a lungo termine –Incidenza di: reinfarti reinterventi

34

35 Il trapianto cardiaco Aspetti clinici e chirurgici Gino Gerosa Chiara dAgostino Sezione di Cardiochirurgia Dipartimento di scienze cardiache, toraciche e vascolari Università di Padova

36 Francesco Bacone, Nuova Atlantide (1598) … sostituire gli organi guasti per ritardare larresto della macchina organica propellente il sangue, umor vitale per eccellenza, prolungando in tal modo la vita…

37 Christiaan Barnard sconosciutoNel 1967, nei primi giorni di un piovoso dicembre, giungeva in Italia la notizia che Christiaan Barnard, uno sconosciuto chirurgo sudafricano, aveva eseguito il giorno tre di quel mese, presso il Groote Schuur Hospital di Cape Town, il primo trapianto interumano (omotrapianto) di cuore

38 1967 Prima esperienza di Barnard Lesperienza di Barnard indusse numerosi centri a livello internazionale ad intraprendere la strada del trapianto: nei 12 mesi successivi vennero eseguiti 101 Trapianti cardiaci in 24 nazioni da parte di 64 equipes chirurgiche.

39 1967 Prima esperienza di Barnard 1967 Prima esperienza di Barnard I risultati furono deludenti con una sopravvivenza attorno al 20% Alla fine del 1970 solo due centri al mondo perseverarono nellidea: Stanford University Cape Town University

40 Anni 70 Messa a punto di metodiche utili alla conservazione del cuore espiantato Infusione intracoronarica di una soluzione fredda contenente potassio ad alta concentrazione (cardioplegia) seguita da raffreddamento topico in soluzione fredda (4° C) A partire dal 1977 si fecero i primi prelievi di cuore a distanza Università degli Studi di Padova Sezione di Caridochirurgia

41 Anni 80 Età delloro del Trapianto Cardiaco Introduzione della ciclosporina A nei protocolli immunosoppressivi Aumento dei centri e del numero dei trapianti eseguiti nel mondo Accettazione dei criteri di Stanford per la selezione e scelta dei donatori e dei riceventi 14 novembre 1985 a Padova il prof Gallucci esegue il primo trapianto di cuore in Italia Università degli Studi di Padova Sezione di Caridochirurgia

42 Anni 90 Il Trapianto Cardiaco raggiunge piena maturità clinica Soluzione terapeutica applicata in tutto il mondo occidentale, con basso rischio chirurgico, in grado non solo di aumentare la durata della vita, ma di assicurarne una qualità normale Università degli Studi di Padova Sezione di Caridochirurgia

43 TRAPIANTI DI CUORE NEL MONDO TRAPIANTI DI CUORE NEL MONDO Numero di Trapianti

44 Indicazioni (1) NYHA III e IV classe VO2 max < 14 ml/kg/m FE < 0,25 ricoveri ripetuti > 3/anno NYHA III e IV classe VO2 max < 14 ml/kg/m FE < 0,25 ricoveri ripetuti > 3/anno Transitoria disfunzione epatica e renale necessità di incremento del diuretico intolleranza agli ACE Transitoria disfunzione epatica e renale necessità di incremento del diuretico intolleranza agli ACE Insufficienza cardiaca refrattaria alla terapia medica o con caratteristiche di progressione nel tempo, non migliorabile con terapia medica corretta, procedure interventistiche o cardiochirurgiche

45 Indicazioni (2) Insufficienza cardiaca avanzata determinata da disfunzione ventricolare dx pura o prevalente Aritmie minacciose non dominabili con terapia medica o procedure interventistiche o chirurgiche Angina refrattaria non suscettibile di rivascolarizzazione con angioplastica o bypass

46 INDICAZIONI AL TRAPIANTO CARDIACO Istituto di Medicina Legale Istituto di Chirurgia Cardiovascolare Università di Padova Istituto di Medicina Legale Istituto di Chirurgia Cardiovascolare Università di Padova

47 AGE DISTRIBUTION OF HEART RECIPIENTS ( ) % of Transplants

48 Unità di Cardiochirurgia di Padova Direttore: Prof. Gino Gerosa Attività Trapianti (Nov Gen. 2005) Unità di Cardiochirurgia di Padova Direttore: Prof. Gino Gerosa Attività Trapianti (Nov Gen. 2005) MD 46% Ri-Tc 2% Altre 7% MV 7% MI 38% MD MI MV Altre Ri-Tc 605 trapianti 580 pazienti Età: da 1 mese a 73 anni Età donatori: da 3 mesi a 65 anni Tecnica: ortotopica558 eterotopica14 Re-Trapianti:11 Trapianti multiorgano: (cuore-rene) 6 (cuore-polmoni)2

49 Momenti Critici Accesso in lista dattesa Assegnazione dellorgano Prelievo Impianto del graft

50 Criteri di inclusione e di esclusione dalla lista di attesa Criteri di idoneità alla donazione Conoscenza fattori prognostici nella insufficienza cardiaca Chirurgia alternativa Efficacia terapia medica Disponibilità organi Conoscenza fattori di rischio post-TC

51 Accesso in lista dattesa Controindicazioni assolute Accesso in lista dattesa Controindicazioni assolute Ipertensione polmonare con elevate resistenze vascolari polmonari fisse Malattie sistemiche con spettanza di vita < 5 aa. Infezioni maggiori in atto da agente sconosciuto Ulcera peptica sanguinante Non compliance alle cure HIV positività

52 Controindicazioni relative Disfunzione epatica da scompenso cardiaco Pregressa cardiochirurgia multipla Cachessia cardiaca Grave obesità Vasculopatia polidistrettuale Diabete mellito insulino-dipendente Infezioni maggiori in atto da agente noto Colelitiasi sintomatica Diverticolosi sintomatica Epatite da virus B o C con HBV-DNA o HCV-RNA Grave osteoporosi Grave broncopneumopatia Embolia polmonare recente (< 3 mesi) Età ?

53 Assegnazione dellorgano La scarsità di risorse spinge il chirurgo ad agire considerando lesigenza di ottimizzare i risultati senza trascurare le caratteristiche durgenza dei pazienti in lista dattesa

54 Assegnazione dellorgano Criteri Assegnazione dellorgano Criteri Gruppo sanguigno Peso – Superficie corporea Resistenze vascolari arteriolari polmonari Gradiente transpolmonare Età Urgenza clinica Cross-match

55 Assegnazione dellorgano Status ricevente Assegnazione dellorgano Status ricevente Status one 2 A 2 B

56 Prelievo dorgano Sicurezza di non veicolare patologie trasmissibili dal donatore al ricevente: Infezioni Tumori Rischio di graft failure: Danni preesistenti Cattiva conservazione Tempo dischemia

57 IMPIANTO DEL GRAFT IMPIANTO DEL GRAFT

58 IMPIANTO DEL GRAFT IMPIANTO DEL GRAFT

59 IMPIANTO DEL GRAFT IMPIANTO DEL GRAFT

60 IMPIANTO DEL GRAFT IMPIANTO DEL GRAFT

61 IMPIANTO DEL GRAFT IMPIANTO DEL GRAFT

62 IMPIANTO DEL GRAFT IMPIANTO DEL GRAFT

63 Sopravvivenza dopo trapianto cardiaco Emivita = 9.3 anni centro internazionale

64 Qualità della vita

65 HEART TRANSPLANTS: CAUSE OF DEATH ( ) Timing of Death Cause of Death (%)

66 POST-HEART TRANSPLANT MORBIDITY (April 1994-December 2000)

67 1 anno5 anni10 anni Infezioni (ep/pz)2,9 1,5 Tumori3,5 1,58, Ipertensione sistemica Dislipidemia Insufficienza renale Diabete Osteoporosi Obesità Cataratta Disturbi sfera sessuale Complicanze sistemiche dopo il trapianto di cuore Follow-up (%) ISHLT registry 2001 (pz ) Istituto Cardiochirurgia PD (pz. 605)

68 Eziologia Immunodepressione infezioni tumori Effetti collaterali dei singoli farmaci ipertensione diabete dislipidemia etc... Alterata omeostasi neuro ormonale ipertensione Complicanze sistemiche

69 Complicanze sistemiche dopo T.C. Linfezione rappresenta la prima causa di mortalità e di morbidità nel primo anno Infezioni Precoci (30gg)Tardive BattericheVirali Opportunistiche

70

71 Neoplasie Lincidenza globale di neoplasia maligna in soggetti in regime immunosoppressivo portatori di trapianto dorgano è tre volte superiore rispetto alla popolazione di pari età Lincidenza tende ad aumentare allungando il periodo di osservazione dopo trapianto Lincidenza di alcuni tumori nella popolazione sottoposta a trapianto di organi solidi è stimata fino a 400 volte maggiore a quella della popolazione generale

72 Tumori dopo Tx Eziologia multi-fattoriale Immunosoppressione Virus oncogeni (EBV, HHV8, HPV, Epatite B) Insufficienza renale cronica Ruolo mutageno dei farmaci

73 Tumori Incidenza pz Tx vs non-Tx TipoPazienti Popolazione trapiantatigenerale Linfoma non Hodgkin24%6% Carcinoma labbra6%0,2% Sarcoma Kaposi6%0,5% Carcinoma renale5%2% Carcinoma vulva e perineo3%0,7% Tumori epato-biliari2,3%1,7% Sarcomi1,8%0,5%

74 MALIGNANCY POST-HEART TRANSPLANTATION (April 1994-December 2000) 1-Year Followup 5-Year Followup Istituto di Chirurgia Cardiovascolare - Università degli Studi di Padova

75 Prima causa di mortalità dopo il 1° anno Morbidità compresa tra il 30% ed il 45% al 5° anno Due forme Prima causa di mortalità dopo il 1° anno Morbidità compresa tra il 30% ed il 45% al 5° anno Due forme Vasculopatia del graft Aterosclerosi coronarica Rigetto cronico Aterosclerosi coronarica Rigetto cronico Già presente nel cuore donato Ex novo (fattori di rischio) Già presente nel cuore donato Ex novo (fattori di rischio)

76 Vasculopatia dopo TC Aterosclerosi comuneRigetto cronico SegmentarieDiffuse Eccentriche Arterie epicardicheArterie epicardiche Grosso/medio calibroArteriole intramiocardiche Vene Stria lipidicaIperplasia fibrointimale concentrica Placca fibrosaLamina elastica interna conservata Placca complicata Aterosclerosi comuneRigetto cronico SegmentarieDiffuse Eccentriche Arterie epicardicheArterie epicardiche Grosso/medio calibroArteriole intramiocardiche Vene Stria lipidicaIperplasia fibrointimale concentrica Placca fibrosaLamina elastica interna conservata Placca complicata Lesioni Vasi colpiti Istologia Lesioni Vasi colpiti Istologia

77

78 Diagnosi Clinica Diagnosi Clinica Assenza di dolore cardiaco Modificazioni ECG o ecocardiografiche ai controlli Aritmie SCOMPENSO CARDIACO (IMA) Morte improvvisa Assenza di dolore cardiaco Modificazioni ECG o ecocardiografiche ai controlli Aritmie SCOMPENSO CARDIACO (IMA) Morte improvvisa

79 Diagnosi Indagini strumentali Diagnosi Indagini strumentali Angiografia coronarica quadri di rarefazione e assottigliamento dei vasi Ecografia intracoronarica (IVUS) rivela laspetto delle pareti vasali Biopsia endomiocardica ricerca immunoistochimica RNAm in endotelio piccoli vasi Angiografia coronarica quadri di rarefazione e assottigliamento dei vasi Ecografia intracoronarica (IVUS) rivela laspetto delle pareti vasali Biopsia endomiocardica ricerca immunoistochimica RNAm in endotelio piccoli vasi

80 Terapia Bypass Angioplastica Ritrapianto Bypass Angioplastica Ritrapianto Ruolo limitato } }

81 Conclusioni Trapianto Cardiaco oggi Conclusioni Trapianto Cardiaco oggi Opzione terapeutica di scelta nel trattamento delle cardiopatie allo stadio terminale o ad esito infausto

82 Conclusioni Le complicanze sistemiche dopo TC rappresentano a tuttoggi unimportante causa di morbidità e mortalità Il grado di immunosoppressione e gli effetti collaterali dei singoli farmaci ne sono principalmente la causa Lintroduzione di nuovi agenti immunosoppressivi dotati di minor tossicità e maggior specificità dovrebbe diminuirne lincidenza nel prossimo decennio Linduzione della tolleranza potrebbe costituire la soluzione ideale a questo problema Le complicanze sistemiche dopo TC rappresentano a tuttoggi unimportante causa di morbidità e mortalità Il grado di immunosoppressione e gli effetti collaterali dei singoli farmaci ne sono principalmente la causa Lintroduzione di nuovi agenti immunosoppressivi dotati di minor tossicità e maggior specificità dovrebbe diminuirne lincidenza nel prossimo decennio Linduzione della tolleranza potrebbe costituire la soluzione ideale a questo problema

83 Conclusioni Con la migliore conoscenza dei meccanismi immunologici alla base del rigetto cronico e con lintroduzione di nuovi agenti immunosoppressivi è verosimile che la incidenza di vasculopatie del graft possa diminuire Il ritrapianto rimane al momento lunica alternativa terapeutica per i casi conclamati, ma per la peggiore prognosi e per la scarsità di donazioni, rimane una scelta eticamente controversa Con la migliore conoscenza dei meccanismi immunologici alla base del rigetto cronico e con lintroduzione di nuovi agenti immunosoppressivi è verosimile che la incidenza di vasculopatie del graft possa diminuire Il ritrapianto rimane al momento lunica alternativa terapeutica per i casi conclamati, ma per la peggiore prognosi e per la scarsità di donazioni, rimane una scelta eticamente controversa

84 Conclusioni Linadeguato numero di donazioni rimane il limite intrinseco al trapianto cardiaco interumano. Lo xenotrapianto ed il trapianto di cellule, grazie allapporto dellingegneria genetica, potrebbero rappresentare la soluzione a questo problema. Linadeguato numero di donazioni rimane il limite intrinseco al trapianto cardiaco interumano. Lo xenotrapianto ed il trapianto di cellule, grazie allapporto dellingegneria genetica, potrebbero rappresentare la soluzione a questo problema.


Scaricare ppt "Circolazione extracorporea e Protezione Miocardica Gino Gerosa Chiara dAgostino Sezione di Cardiochirurgia Dipartimento di scienze cardiache, toraciche."

Presentazioni simili


Annunci Google