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RISCHIO BIOLOGICO Per rischio biologico s’intende quello di contrarre una malattia infettiva, ossia una forma morbosa, determinata da un agente biologico.

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1 RISCHIO BIOLOGICO Per rischio biologico s’intende quello di contrarre una malattia infettiva, ossia una forma morbosa, determinata da un agente biologico capace di penetrare, moltiplicarsi e produrre effetti dannosi in un organismo vivente, e che successivamente è in grado di allontanarsi da esso e di penetrare in altri organismi. Tra le malattie infettive si distinguono molto diffusive, che hanno tendenza a propagarsi molto rapidamente tra la collettività poco diffusive che restano circoscritte di solito al soggetto colpito. Con il termine contaminazione s’intende la presenza di microrganismi patogeni in una determinata area e il loro contatto con le superfici corporee. La sola contaminazione non è sufficiente ad indurre uno stato d’infezione né una condizione di malattia. Una volta avvenuta la contaminazione, per arrivare all'infezione è necessario che i germi superino l'ostacolo costituito dalla cute e dalle mucose, e penetrino nell’organismo. L’infezione è la penetrazione degli agenti patogeni nell'organismo. Lo stato di malattia segue l'infezione dopo un tempo variabile, che prende il nome di periodo d’incubazione. Contaminazione  infezione  incubazione  malattia Perché possa insorgere una malattia infettiva, devono concorrere una serie di fattori; alcuni propri dell'agente infettante, quali la virulenza e la carica infettante, altri propri dell’organismo ospite, come l’età, la costituzione, il sesso e la razza. Infine altri fattori dipendono dalle condizioni esterne, come il clima e la situazione ambientale.

2 Materiale biologico I materiali biologici sono costituiti da liquidi organici da sottoporre ad analisi (sangue, urine, feci, escreati, liquidi cavitari, essudati), colture batteriche, colture cellulari in virologia. Tutti questi materiali sono una fonte invisibile di rischio perché costituito da agenti biologici di dimensioni microscopiche (funghi, batteri, virus, rickettsie) che, durante le fasi di lavoro, possono essere facilmente disseminati con varie modalità all'interno del laboratorio. 1) Sostanze infette. Sono quelle che contengono microrganismi vitali, compresi batteri, virus, rickettsie, parassiti, funghi, o microrganismi ricombinanti o mutanti che sono conosciuti provocare malattie negli animali e nell’uomo. In queste definizioni non sono incluse le tossine che non contengono sostanze infette. 2) Campioni Diagnostici. Sono costituiti da qualsiasi materiale di origine animale o umana, inclusi escreti, secreti, sangue e derivati, tessuti che sono spediti a scopo diagnostico, con esclusione di animali vivi infetti. 3) Prodotti biologici. Sono definiti come prodotti biologici finiti, per uso umano o veterinario, quelli fabbricati in conformità a quanto stabilito da Enti Ufficiali Nazionali o secondo le direttive dell’Autorità di Sanità Pubblica. I vaccini vivi per gli animali o per l’uomo sono considerati “prodotti biologici” e non “sostanze infette”.

3 Agente biologico Si intende qualsiasi microganismo, anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni (art. 74 D.Lgs 626/94). In accordo con l’art.75 del D.L. 626 /94 e sulla base delle indicazioni fornite dal National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH) degli USA, gli agenti che costituiscono una fonte di rischio biologico sono stati suddivisi in 4 classi a seconda del rischio di infezione: Agenti biologici di classe 1: la classe comprende tutti i microrganismi che possono essere manipolati senza particolari protezioni perché presentano poche probabilità di causare malattie nell’uomo (tutti gli agenti batterici, fungini, virali, le rickettsie, le clamidie e i parassiti non compresi nelle classi di rischio 2, 3 e 4). Agenti biologici di classe 2: sono gli agenti che possono rappresentare un rischio per gli operatori in quanto possono causare malattie di gravità variabile se vengono inoculati, iniettati o comunque se penetrano nella cute; è poco probabile che si propaghino nelle comunità e per essi sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche (ad es Staphylococcus aureus, C.Tetani, B pertussis, N. meningitidis, N. gonorrhoeae) Agenti biologici di classe 3: sono gli agenti che possono causare malattie gravi nell’uomo e sono quelli che costituiscono un serio rischio per gli operatori del settore. Essi possono propagarsi nella comunità, pertanto la loro manipolazione richiede particolari cautele (ad es. HBV, HCV, HIV, S. typhi). L’area dove essi sono manipolati deve essere nettamente distinta dagli altri locali del laboratorio e deve essere accessibile unicamente al personale abilitato. Tutte le operazioni devono effettuarsi in apposite cappe biologiche di classe II. Agenti biologici di classe 4: sono organismi che richiedono rigorosissime norme di protezione per la loro manipolazione perché la loro diffusione nell’ambiente può presentare un elevato rischio di propagazione nella comunità e può causare epidemie gravi nell’uomo; essi costituiscono un rischio molto grave per gli operatori del settore soprattutto perché, di norma, per essi non sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche (virus Ebola, Variola, Crimea-Congo, ecc.).

4 Modalità di contaminazione in laboratorio Le più frequenti modalità di contaminazione in un laboratorio biologico sono rappresentate da: 1) Inoculazione di materiale infetto attraverso la cute: si verifica sempre per cause accidentali e quindi facilmente identificabili: punture con l'ago di siringhe contenenti materiale infetto; abrasioni, tagli e ferite che vengano a contatto con materiale, polvere o superfici infette; lacerazioni causate da frammenti di vetreria rotta contaminata; morsi o graffi di animali di laboratorio infettati sperimentalmente. 2) Ingestione di materiale infetto: può avvenire sia per aspirazione diretta di liquidi infetti durante la pipettatura a bocca che per contaminazione delle mani e delle dita, con conseguente larga disseminazione di materiale infetto all'interno del laboratorio. 3) Aerosol: la disseminazione sotto forma di aerosol rappresenta una rilevante fonte di dispersione nell’atmosfera di materiale infetto e costituisce una delle più frequenti modalità di contaminazione ambientale, tanto più pericolosa in quanto spesso non sospettata e non facilmente dimostrabile.  Ricerche condotte in numerosi laboratori per periodi di tempo variabili da 1 a 4 anni hanno dimostrato che in circa il 70% delle infezioni contratte in laboratorio non era possibile identificare una causa accidentale riconosciuta (come per es. l’inoculazione attraverso la cute o ingestione).

5 AEROSOL La diffusione per via aerea rappresenta un importante veicolo di infezione per quelle forme morbose sostenute da microrganismi che colonizzano l'apparato respiratorio o che lo riconoscono sia come via di ingresso che di eliminazione, e per quelle forme che pur interessando altri organi, sono sostenute da agenti che vengono eliminati solo in un determinato periodo dell'intero decorso della malattia attraverso la via respiratoria (poliomielite), o la via orale (streptococchi, virus dell’afta), o la saliva (rabbia, mononucleosi). Il materiale che si allontana attraverso le vie respiratorie è costituito da una quantità più o meno grande di gocce e goccioline di diametro variabile da frazioni di 1 µm fino a µm sotto forma di aerosol. I residui del materiale disciolto nelle goccioline sono in grado di rimanere in sospensione nell’aria anche per molto tempo come particelle, che prendono il nome di nuclei delle goccioline o “droplet-nuclei”. La sopravvivenza dei microrganismi nel nucleo della gocciolina è importante nel caso d’infezioni trasmesse attraverso l’aerosol. Per molti microrganismi l’evaporazione della gocciolina è immediatamente microbicida. Nel caso di E. coli ad esempio, solo il 10% di essi sopravvive durante il passaggio da gocciolina al droplet-nucleo e solo una parte di questo 10% sopravvive successivamente. Il Mycobacterium tuberculosis, invece, con la sua protezione cerosa risulta molto più resistente: oltre il 90% di questi microrganismi sopravvive in questa fase. In una coltura esso dà origine a colonie secche che facilmente si disperdono nell’aria. Una volta entrato a far parte del nucleo della gocciolina, esso, in un ambiente scuro, a determinate condizioni di temperatura e diumidità, è in grado di sopravvivere per mesi. Alla luce del sole invece esso viene rapidamente ucciso dalla radiazione U.V.

6 Altra modalità di trasmissione aerea è legata alla risopensione nell'aria del materiale essiccato e delle polveri contaminate che derivano dalle grosse goccioline sedimentate rapidamente sul pavimento che possono essere rimesse in sospensione nell’aria da successive forze fisiche. Queste polveri risospese prendono il nome di particelle aerogene secondarie e l’infezione che esse trasmettono dipende dalla notevole resistenza all'essiccamento degli agenti contaminanti. In sintesi, la diffusione per via aerea delle malattie infettive può attuarsi per: 1) trasmissione diretta tramite l'aria dalla sorgente di infezione all'individuo sano e recettivo attraverso le goccioline umide (trasmissione da contatto). 2) trasmissione indiretta attraverso i “droplet-nuclei”, che consente una diffusione a distanza notevole e per diverso tempo anche in assenza della sorgente di infezione. 3) trasmissione mediante risospensione di polveri contaminate derivate dall'essiccamento delle grosse goccioline depositate sulle diverse superfici dell'ambiente in cui soggiorna la sorgente di infezione.

7 Aerosol prodotti dalla manipolazione del materiale biologico Gli aerosol che si producono durante le comuni operazioni di laboratorio sono importanti fonti d’infezione; pertanto si deve cercare di ridurne al minimo la formazione e la dispersione. Sia il normale utilizzo della strumentazione di laboratorio che le comuni tecniche di manipolazione del materiale biologico possono essere fonte di contaminazione e pertanto devono essere effettuate tenendo conto della necessità di proteggere sia l'ambiente che degli operatori. Poiché le particelle di aerosol più voluminose cadono immediatamente sulla superficie di lavoro, il rischio maggiore è costituito dalle particelle più piccole che rimangono in sospensione e inquinano l’ambiente. Aerosol prodotti dagli apparecchi di laboratorio I rischi maggiori si corrono durante le operazioni che si compiono più frequentemente, soprattutto perché essendo svolte abitualmente, sono spesso trattate come operazioni di routine ed effettuate talvolta alla leggera, senza mettere in atto le procedure richieste per operare in condizioni di sicurezza. Le principali fonti di contaminazione biologica sono costituite dalla frantumazione, la miscelazione, l’agitazione, lo scuotimento e la liofilizzazione di materiale biologico; dalla pipettatura di colture liquide, di sospensioni batteriche o di liquidi biologici, in particolare l’espulsione forzata del liquido dalla pipetta; dalla rimozione di tappi dai contenitori di liquidi biologici o di colture liquide o solide in cui si sia formata acqua di condensazione; dal flambaggio dell'ansa e dalla semina di colture su superfici ruvide; dall’allestimento di strisci di colture o di materiali su vetrini per l'osservazione microscopica. In generale l’uso di molti apparecchi di laboratorio come le centrifughe (in particolare per la rottura di contenitori in centrifuga con spandimento di materiale infetto), gli agitatori o i miscelatori di colture liquide, i termostati (in particolare quelli a ventilazione forzata) e le autoclavi per la sterilizzazione al calore umido può produrre all'interno dei contenitori del materiale nebulizzato che può liberarsi nell'ambiente.

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9 NORME DI COMPORTAMENTO PER IL CONTROLLO DELLE INFEZIONI TRASMISSIBILI PER VIA EMATICA L'ESPOSIZIONE PROFESSIONALE ALLE INFEZIONI OCCUPAZIONALI TRASMISSIBILI PER VIA EMATICA MODALITA' DI TRASMISSIONE Le malattie occupazionali più frequenti e più "preoccupanti" trasmissibili per via ematica in ambito sanitario sono: - Epatite B - Epatite C - Epatite Delta - Infezioni da HIV  La presenza di un microrganismo patogeno in un tessuto o in un liquido biologico non significa necessariamente che il contatto con il medesimo sia sufficiente a causare la patologia.

10 EPATITE B Agente etiologico: Virus Epatite B. Periodo di incubazione: 2-6 mesi. L'HBsAg è il primo marker d'infezione da HBV ed è svelabile nel sangue entro le prime 3 o 4 settimane dall'esposizione e mesi prima della malattia clinica. Sorgente di infezione: uomo malato di epatite B, portatore cronico HBsAg. In particolare, l'uomo malato di epatite B è maggiormente infettante nella fase della malattia con presenza nel sangue di HBsAg e HBeAg. Quadro clinico: la malattia si può presentare in forma latente, acuta o asintomatica. Fra i soggetti affetti da epatite B, il 90-95% recupera completamente, il 5-10% diventa portatore cronico e può evolvere verso patologie croniche (epatite cronica, cirrosi, epatocarcinoma); nello 0,1-1% dei soggetti si verifica una epatite fulminante ad esito fatale. Ai sintomi clinici si associa una alterazione degli enzimi epatici. La persistenza nel sangue di HBsAg indica lo stato di portatore cronico. Modalità di trasmissione: ematica, sessuale, materno-fetale. Nel personale sanitario la trasmissione può avvenire per: - via parenterale (puntura d'ago accidentale, taglio) - contaminazione delle mucose (schizzo di liquido biologico nel cavo orale e/o negli occhi) - contaminazione di cute lesa (liquido biologico su soluzioni di continuo della cute non protetta). I liquidi organici e tessuti che risultano infettanti sono sangue, bile, secreto naso-faringeo, latte materno, sperma, muco vaginale. Si ritengono infettanti lacrime, sudore, urine qualora contengano sangue.

11 EPATITE C Agente etiologico: virus epatite C. Incubazione: da due settimane a 6 mesi, con maggiore frequenza intorno alle 5 settimane. Sorgente di infezione: uomo malato di epatite C, portatore di HCV Gli anticorpi anti-HCV compaiono in circolo 1-3 mesi (o più) dopo l'inizio della malattia acuta, in media 6 mesi, in casi rari anche dopo un anno. Non si tratta di anticorpi neutralizzanti. Essi possono coesistere con la viremia. Quadro clinico: l'esordio clinico è in genere subdolo, il 60% dei soggetti affetti da epatite C diventa portatore cronico e può evolvere in patologie croniche (cirrosi, epatite cronica, epatocarcinoma). Modalità di trasmissione: simile a quella dell'epatite B; ematica, parenterale, sessuale e materno-fetale, contaminazione delle mucose e di cute lesa. Nel personale sanitario la trasmissione può avvenire per: - via parenterale (puntura d'ago accidentale, taglio) - contaminazione delle mucose (schizzo di liquido biologico nel cavo orale, occhi) - contaminazione di cute lesa (liquido biologico su soluzioni di continuo della cute non protetta).

12 EPATITE DELTA Agente infettante: Virus Delta HDV, è capace di moltiplicarsi solo in presenza di HBsAg L'infezione può verificarsi secondo due modalità: 1) Infezione simultanea di Virus B e Virus Delta. Due mesi dopo si verifica una viremia Delta, seguita dalla comparsa di anticorpi antidelta IGM che poi scompaiono. La persistenza di un alto titolo di anticorpi è indice di cronicizzazione della malattia. 2) Sovrainfezione di virus Delta in un portatore cronico di HBsAg. In questo caso compaiono contemporaneamente anticorpi anti Delta IGM e IGG. Se tali anticorpi ad alto titolo persistono a lungo, sono indice che il soggetto è infettante e che la malattia è altamente evolutiva. Incubazione: 2 mesi circa nell'infezione simultanea di epatite B e di epatite Delta. Circa 1 mese nel caso di sovrainfezione da virus Delta. L'HDV costituisce fattore di rischio per l'epatite fulminante. Sorgente di infezione: uomo malato di epatite Delta, portatore cronico HBV, HBsAg e HDV. Il virus può essere presente in tutti i materiali biologici in cui è presente il virus HBV. Quadro clinico: simile all'Epatite B. Modalità di trasmissione: uguale all'Epatite B.

13 HIV Agente infettante: HIV 1 - HIV 2. Virus poco resistente all'ambiente esterno. Ciò nonostante, in via sperimentale, è stata dimostrata la sua sopravvivenza in materiale secco a temperatura ambiente fino a tre giorni. Periodo di incubazione: dopo l'avvenuto contatto con l'HIV esiste un periodo detto di "finestra immunitaria" che normalmente è di pochi mesi e massimo un anno, nel quale non si riscontrano anticorpi anti-HIV nel sangue. Sorgente di infezione: malato di AIDS e portatore HIV. Quadro clinico: La storia naturale dell'infezione da HIV è caratterizzata da una eterogenea e complessa serie di segni e sintomi clinici e dalla presenza di anomalie di laboratorio che ne accompagnano l'evoluzione. L'avvenuto contagio non dà luogo generalmente ad una sintomatologia clinica, ma più frequentemente ad uno stato di sieropositività di durata variabile. Solo in alcuni casi la prima manifestazione dell'infezione da HIV (infezione acuta) può essere rappresentata da un quadro clinico simile all'influenza o alla mononucleosi. L'immunodeficienza da HIV conclamata progredisce poi in modo graduale e abitualmente in un lungo periodo con sintomi clinici della malattia indicativa di AIDS e indici di laboratorio. Modalità di trasmissione: sessuale, parenterale, materno-fetale. Nel personale sanitario la trasmissione può avvenire per: - via parenterale (puntura d'ago accidentale, taglio); - contaminazione delle mucose (schizzo di liquido biologico nel cavo orale e/o negli occhi); - contaminazione di cute lesa (liquido biologico su soluzioni di continuo della cute non protetta). I liquidi organici che risultano infettanti sono: sangue, plasma, linfonodi, midollo osseo, liquido cefalorachidiano, tessuto nervoso, cornea, sperma, secrezioni vaginali e della cervice uterina, latte umano, liquido sinoviale.

14 Agenti causa di infezioni occupazionali in operatori sanitari attraverso l’esposizione percutanea o mucosa con il sangue HTLV-1; Treponema pallidum; Plasmodium (malaria); Borrelia; Rickettsia rickettsii (Rocky Mountain spotted fever); Mycobacterium leprae (leprosi); Virus della febbre emorragica: Lassa, Marburg, Ebola, Crimean-Congo Agenti causa di infezioni a trasmissione nosocomiale attraverso trasfusioni di sangue o tatuaggi (potenziali rischi occupazionali) Treponema pallidum; Plasmodium sp.; Babesia microti; Brucella; Virus della febbre da zecca del Colorado; Cytomegalovirus; Trypanosoma brucei gambiense (African trypanosomiasis); Trypanosoma cruzi (malattia di Chagas); Leishmania sp.; Mycobacterium leprae (leprosy); Parvovirus Agenti ematici associati ad infezioni da laboratorio per via di alte concentrazioni di materiale infetto od animali Plasmodium sp., Leptospira sp. (leptospirosi), Arboviruses; Virus della febbre da zecca del Colorado; Virus Ebola; Trypanosoma cruzi; Leishmania sp.; Toxoplasma gondii; Rickettsia risckettsii (Rocky Mountain spotted fever); Parvovirus; Brucella; Treponema pallidum (Syphilis); Virus della febbre Lassa; Trypanosoma brucei gambiense (African trypanosomiasis); Borrelia sp. TRASMISSIONE EMATICA NOSOCOMIALE DI PATOGENI CHE NON SIANO HIV O VIRUS DELL’EPATITE

15 AGENTI BIOLOGICI CON CUI E’ POSSIBILE VENIRE A CONTATTO NEL LABORATORIO DI ONCOEMATOLOGIA PEDIATRICA - EBV - CMV - Meningite (batterica e virale) EBV e CMV sono patogeni solo per persone fortemente immunodepresse. La via di contagio preferenziale è quella diretta. Per un soggetto sano il contatto con materiale biologico proveniente da pazienti infetti non costituisce pericolo di contagio. Anche per la meningite la via di contagio preferenziale è quella diretta. Gli operatori a diretto contatto con pazienti affetti da meningite devono sottoporsi ad una profilassi specifica. Per il maneggiamento di materiale biologico (es. liquido cefalorachidiano) potenzialmente infetto, si consiglia l’utilizzo di mascherina con visiera e guanti.

16 PREVENZIONE DELLE INFEZIONI TRASMISSIBILI PER VIA EMATICA LA PERCEZIONE DEL RISCHIO OCCUPAZIONALE Affinchè l'Operatore sanitario metta in pratica comportamenti di prevenzione per sè e per gli altri, rispetto al rischio di trasmissione di infezioni, occorre che abbia sviluppato la percezione del rischio sia in termini qualitativi che quantitativi, in modo tale da incidere sul livello di sicurezza della prestazione che eroga. Per ottenere questo comportamento l'Operatore sanitario deve: - conoscere le realtà operative dove il rischio è presente; - conoscere la frequenza con cui si verifica l'evento a rischio; - conoscere ed attuare le modalità per prevenirlo; - conoscere il tipo di danno che si verifica o può verificarsi a seguito dell'evento.

17 NORME COMPORTAMENTALI IL LAVAGGIO MANI E' necessario lavarsi le mani: - prima di eseguire azioni a rischio per sè (es. mangiare, fumare, portare le mani agli occhi o alla bocca, ecc.) - dopo essere entrati in contatto con sangue e altri liquidi biologici - dopo la rimozione di guanti In caso di contatto accidentale con sangue o altri liquidi organici procedere a: - lavaggio con acqua e sapone liquido in dispenser per 30 secondi, seguito da antisepsi delle mani con idonei prodotti disinfettanti (tipo Amuchina 10%). - lavaggio con antisettico in soluzione saponosa detergente (PVPJ, clorexidina, Irgasan 1%) per 2 minuti.

18 I GUANTI I guanti prevengono la contaminazione delle mani con sangue e altri liquidi biologici, ma non sono in grado di prevenire le punture e le lesioni provocate da aghi e taglienti. I guanti devono essere indossati obbligatoriamente: - in corso di addestramento/istruzione del personale nell'esecuzione di procedure che possono essere a rischio; - quando si maneggiano contenitori di liquidi biologici; - quando si maneggiano strumenti e attrezzature decontaminate; - quando le mani presentano lesioni (ferite, dermatiti, lesioni). - in ogni caso quando vi è rischio di contaminazione con sangue o altre sostanze biologiche (sangue, secrezioni, escrezioni, tessuti).

19 Da un punto di vista di prevenzione delle infezioni, le indicazioni che si ritiene opportuno dare sono: - i guanti devono essere indossati immediatamente prima dell'esecuzione di procedure a rischio - i guanti devono essere rimossi immediatamente terminata la procedura a rischio - dopo avere rimosso i guanti, procedere al lavaggio delle mani - i guanti devono essere sostituiti in caso di rottura o lesione - l'utilizzo in corso di prelievi da polpastrelli, talloni e lobi auricolari - non riutilizzare i guanti - indossare i guanti di resistenza idonea alla prestazione che si deve eseguire - utilizzo di guanti di gomma in corso di procedure di pulizia di strumentario o attrezzature - indossare guanti di misura adeguata, per mantenere la sensibilità e l'abilità nel movimento. - I guanti monouso non devono essere lavati, in quanto perdono la loro capacità protettiva nei confronti della cute. - I guanti di gomma utilizzati per attività di pulizia devono essere lavati e decontaminati mediante contatto con prodotto a base di cloro (tipo Antisapril al 10%). - I guanti devono essere tenuti in luoghi facilmente accessibili per gli Operatori, e per fronteggiare di situazioni di emergenza è buona norma averne a disposizione un paio in tasca. - L'uso di creme o schiume protettive non sostituisce l'uso di guanti in quanto non risultano essere efficaci sistemi barriera nei confronti di patogeni.

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21 CAMICI E GREMBIULI DI PROTEZIONE In commercio vi sono camici e grembiuli di protezione in materiale monouso la cui scelta deve essere eseguita sulla base della normativa per quanto riguarda l’impermeabilità e la resistenza. Esistono in commercio molteplici tipi di camici in tessuti particolari, quali ad esempio il Gore-tex, che risultano essere impermeabili e nello stesso tempo sono riutilizzabili. Altri camici sono totalmente impermeabili o con rinforzi, in genere agli avambracci e nella parte anteriore in tessuti di diverso tipo. MASCHERE, OCCHIALI, COPRIFACCIA PROTETTIVI Le mascherine e gli occhiali protettivi devono essere indossati durante l'esecuzione di procedure che possono provocare l'esposizione della mucosa orale, nasale o congiuntivale a: - goccioline e schizzi di sangue - goccioline e schizzi di altri liquidi biologici - frammenti di tessuto - frammenti di ossa

22 ULTERIORI PRECAUZIONI PER IL PERSONALE DI LABORATORIO…. - in corso di procedure che presentano elevata probabilità di aerosolizzazione (mescolare, scuotere, ultrasonicare), usare le cappe biologiche; - utilizzare preferibilmente materiale monouso (pipette, provette, ecc.); - la vetreria di laboratorio contaminata deve essere decontaminata prima dello smaltimento mediante sterilizzazione in autoclave a vapore; - i piani di lavoro devono essere decontaminati con disinfettante appropriato preparato a base di cloro (tipo Antisapril 10%) dopo schizzi di sangue o altri liquidi biologici e al termine dell'attività lavorativa; - le apparecchiature e attrezzature contaminante da sangue o altri liquidi biologici devono essere pulite e decontaminate prima di essere riparate o manipolate.

23 MANOVRE A RISCHIO DI INFORTUNI SUL LAVORO a) MANOVRA DI PULIZIA DI STRUMENTI E ATTREZZATURE b) MANOVRA DI INCAPPUCCIAMENTO DI AGHI E TAGLIENTI DOPO L'USO c) MANOVRA DI SMALTIMENTO DI AGHI E TAGLIENTI - Molti incidenti si verificano a causa della errata eliminazione di aghi e taglienti in cestini, sacchi di plastica per rifiuti, in contenitori di cartone. - Dopo l'uso i taglienti, dovranno essere eliminati in contenitori resistenti, rigidi, impermeabili, con chiusura finale ermetica e smaltiti come rifiuti sanitari pericolosi. - Non si deve cercare di raccogliere strumenti taglienti, appuntiti o di vetro che stanno cadendo. - Non si devono portare strumenti taglienti o appuntiti in tasca; questi devono essere trasportati su appositi vassoi. - Non si deve prelevare nulla dai contenitori di smaltimento. Contenitori di smaltimento disponibili in laboratorio: - contenitore rigido in plastica di 2, 4, 6, 7, 25 litri, con dispositivo togli-ago; deve essere utilizzato per l'eliminazione degli aghi, siringhe e taglienti. - contenitore da 20, 40, 60, 85 litri circa, di cartone rigido e sacco di plastica (per i rifiuti sanitari pericolosi). SMALTIMENTO DEI RIFIUTI I rifiuti provenienti da medicazioni, attività diagnostiche, terapeutiche, di ricerca, di sale operatorie medicali, laboratori di analisi, di servizi di nefrologia e dialisi, trattamenti vaccinali, da piccola chirurgia, da attività ambulatoriali in genere, di pronto soccorso e quelli provenienti dai padiglioni di malattie infettive (compresi i rifiuti provenienti dalla consumazione dei pasti) sono definiti rifiuti Speciali Sanitari Pericolosi (D.lgs 5 febbraio 1997 n°22).

24 TRASPORTO DI CAMPIONI BIOLOGICI - Campioni biologici (quali sangue, urine, ecc.) e prelievi bioptici vanno collocati e trasportati in contenitori appositi che impediscano eventuali perdite o rotture accidentali (es. vetro). A tal fine è consigliato l'utilizzo di provette o contenitori in plastica con tappo ermetico. - Per il trasporto si devono utilizzare contenitori a valigetta chiusi con appositi supporti per provette, flaconi e altri contenitori di materiale organico. - Le richieste non devono essere inserite all'interno del contenitore, ma trasportate a parte. - I contenitori di materiale biologico devono essere maneggiati con i guanti. Nel caso di spandimento accidentale di liquidi biologici occorre: - disinfettare mediante prodotto a base di cloro (tipo Antisapril 10%) l'esterno delle provette integre; smaltire le provette rotte negli appositi contenitori per rifiuti speciali sanitari pericolosi; - versare lo stesso prodotto sopra menzionato nella zona di spandimeno accidentale, immergere anche gli stativi nel disinfettante, lasciandolo agire per almeno 30 minuti; - sciacquare ed asciugare.  Poiché le precauzioni universali hanno come concetto di base che tutti i liquidi biologici di tutti i pazienti possono essere potenzialmente infetti, i campioni biologici non devono essere contrassegnati come infetti da etichette in quanto per tutti occorre adottare corrette manovre di manipolazione.

25 PULIZIA, DISINFEZIONE E STERILIZZAZIONE PULIZIA e DISINFEZIONE I saponi hanno la proprietà di abbassare la tensione superficiale dell'acqua e, pertanto, esplicano un’azione detersiva e sgrassante, con cui si ottiene l'allontanamento meccanico di parte dei microrganismi presenti sulla pelle o sugli oggetti da detergere (biancheria, pavimenti, ecc.). - Durante le manovre di detersione, utilizzare guanti protettivi e resistenti (in gomma), maschera e occhiali, sovracamice o grembiule plastificato (per evitare gli schizzi di materiale in corso di lavaggio). - La detersione si esegue manualmente con prodotti detergenti e presidi per la rimozione meccanica (spazzolini, scovolini) o con macchine che utilizzano detergenti, azione meccanica (centrifugazione, ultrasuoni) e quando possibile la temperatura e l'ammollo. - Dopo le manovre di pulizia lo strumento o presidio deve essere asciugato. - Gli spazzolini, scovolini, e gli altri strumenti utilizzati devono, dopo l'uso, essere lavati accuratamente e disinfettati con preparato a base di cloro (tipo Antisapril 10%); se possibile sottoporli a processo di sterilizzazione idoneo. Un trattamento di disinfezione ha come scopo quello di distruggere gli agenti patogeni che sono presenti, o si presume, in un determinato ambiente o substrato. Alcuni disinfettanti esplicano un'azione battericida. Altri disinfettanti provocano invece effetti reversibili, entro certi limiti, come l'arresto della crescita della cellula batterica; questi disinfettanti hanno quindi soltanto azione batteriostatica. Il cloro è un disinfettante universale; esso è attivo contro tutti i microrganismi.

26 STERILIZZAZIONE La sterilizzazione è la procedura più efficace per la uccisione dei germi. Durante la sterilizzazione vengono distrutti tutti gli agenti biologici, sia quelli patogeni che quelli non patogeni nonché le spore più resistenti. Sterilizzazione con il calore Il calore agisce alterando le molecole che costituiscono le strutture dei microrganismi; particolarmente sensibili all'azione del calore sono le proteine con funzioni enzimatiche. Le varie specie microbiche presentano diversa resistenza al calore: i virus (esclusi quelli dell'epatite), i batteri in forma vegetativa, i miceti ed i protozoi sono, in genere, molto sensibili al calore; molto più resistenti sono le spore, specialmente quelle prodotte da batteri che hanno come habitat l’ambiente esterno e quelle prodotte da specie termofile (es. Clostridium botulinum, Bacillus stearotermophilus). Il calore umido viene di regola utilizzato come vapore saturo sotto pressione, poiché è il metodo più efficace per la sterilizzazione. 121°C per minuti o 134°C per 3-7 minuti garantiscono l’eliminazione delle spore di bacilli patogeni (es. il bacillo tetanico, o il clostridium della gangrena gassosa) e dei bacilli ambientali mesofili. Sterilizzazione mediante radiazioni I raggi ultravioletti agiscono danneggiando il DNA e la loro azione antimicrobica è molto rapida. La loro azione è limitata esclusivamente alle superfici direttamente esposte.

27 ESPOSIZIONE DEGLI OPERATORI SANITARI MANOVRE DA SEGUIRE A SEGUITO DI ESPOSIZIONE ACCIDENTALE PROFESSIONALE A MATERIALE BIOLOGICO ATTRAVERSO PUNTURE, TAGLI E CONTATTO MUCOSO. - Aumentare il sanguinamento e detergere abbondantemente con acqua e sapone - Procedere alla disinfezione della ferita con preparato a base di cloro (tipo Amuchina al 5%) o prodotto a base di PVPJ (tipo Paniodine, Betadine), esclusa la cute del viso - In caso di contatto con il cavo orale, procedere a risciacqui con preparato a base di cloro (tipo Amuchina al 5%) - In caso di contatto con le congiuntive procedere ad abbondante risciacquo con acqua - Informare il Responsabile dell'Unità operativa - Recarsi al Pronto Soccorso per gli eventuali interventi profilattici di emergenza, per la denuncia di infortunio e relativa certificazione INAIL. Ogni struttura ospedaliera deve prevedere nella propria organizzazione un percorso post esposizione dell’Operatore nel quale deve essere sottoposto ai controlli ematici, ad un eventuale calendario di sorveglianza e a profilassi.

28 ESEMPI DI ORGANIZZAZIONE DI PERCORSO DEL DIPENDENTE SPECIFICI PER PATOLOGIA DI ESPOSIZIONE SCHEMA DI PERCORSO DEL DIPENDENTE IN CASO DI INFORTUNIO A RISCHIO PER HIV INFORTUNIO SUL LAVORO  PRONTO SOCCORSO GENERALE per denuncia INAIL  MEDICO INFETTIVOLOGO per: proposta della chemioprofilassi post-esposizione con farmaci antiretrovirali  UFFICIO SETTORE TUTELA DELLA SALUTE DEI LAVORATORI E PREVENZIONE DEL RISCHIO OCCUPAZIONALE (Direzione Medica Ospedaliera) per:  valutazione infortunio  compilazione scheda analitica di infortunio  compilazione scheda di sorveglianza per infezione da HIV  Prelievo per ricerca anti-HIV, HBsAg, HBsAb, Anti HCV.  programmazione successivi controlli dell'HIV dopo 6, 12 settimane e dopo 6 mesi. N.B. La chemioprofilassi deve essere intrapresa entro 1-4 ore dall'infortunio

29 SCHEMA DI PERCORSO DEL DIPENDENTE IN CASO DI INFORTUNIO A RISCHIO PER HCV INFORTUNIO SUL LAVORO  PRONTO SOCCORSO GENERALE per Denuncia INAIL  UFFICIO SETTORE TUTELA DELLA SALUTE DEI LAVORATORI E PREVENZIONE DEL RISCHIO OCCUPAZIONALE (Direzione Medica Ospedaliera) per:  valutazione infortunio  Compilazione scheda analitica di infortunio  Prelievo per: HBsAg, HBsAb, Anti HCV, Anti HIV  Programmazione successivo controllo per anti-HCV dopo 6 mesi RISCHIO PER HBV PRONTO SOCCORSO GENERALE per denuncia INAIL e profilassi per Infezione HBV (una dose di richiamo di vaccino antiepatite B) …….  Prelievo per ricerca HBsAg, HBsAb, Anti HCV, Anti HIV N.B. La dose di richiamo di vaccino non necessita in caso di titolo documentato >100 u /ml. negli ultimi 6 mesi.

30 SCHEMA DI PERCORSO DEL DIPENDENTE NON VACCINATO PER EPATITE B, IN CASO DI INFORTUNIO A RISCHIO PER HBV INFORTUNIO SUL LAVORO  PRONTO SOCCORSO GENERALE per denuncia INAIL e per profilassi HBV: IGG specifiche più 1° dose vaccino anti-epatite B  UFFICIO SETTORE TUTELA DELLA SALUTE DEI LAVORATORI PREVENZIONE DEL RISCHIO OCCUPAZIONALE (Direzione Medica Ospedaliera)  Prelievo per ricerca HBsAg; HBsAB-Anti HCV; Anti HIV-GOT, GPT  Programmazione successivo controllo HBsAg, HBsAb, GOT, GPT dopo 6 mesi.  Programmazione successiva dose di vaccino antiepatite B presso il Sevizio di Medicina del Lavoro N.B. Le I.G.G. specifiche devono essere somministrate entro 48 ore dall'incidente. Vengono tralasciate di proposito le problematiche relative alla profilassi antitetanica.

31 VACCINAZIONI Il potenziamento delle difese organiche, ovvero l'immunizzazione nei confronti di una determinata patologia infettiva, si ottiene attraverso la somministrazione di: - vaccini (profilassi attiva). Introduzione di antigeni che provocano la formazione di anticorpi. Somministrati al personale di assistenza al momento dell'assunzione e, periodicamente, alla scadenza degli stessi - immunoglobuline (profilassi passiva). Introduzione nell'organismo di anticorpi già preformati. Somministrate in emergenza, dopo una esposizione presso il Pronto Soccorso Generale o altra struttura preposta Le vaccinazioni, per gli Operatori sanitari, si possono distinguere in due gruppi: 1 - vaccinazioni obbligatorie per legge (vaccinazione antitifica, vaccinazione antitetanica, vaccinazione antitubercolare, vaccinazione antiepatite B) 2 - vaccinazioni raccomandate (vaccinazione antinfluenzale) Il progetto di profilassi attiva deve prevedere entrambi i gruppi. La messa a disposizione di vaccini efficaci, da somministrare a cura del Medico competente è preciso obbligo del datore di lavoro, codificato dal Decreto Legislativo 626/94 e successive integrazioni.


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