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La letteratura teatrale I Armando Rotondi Letteratura Italiana Università di Napoli “L’Orientale” a.a. 2014-2015.

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1 La letteratura teatrale I Armando Rotondi Letteratura Italiana Università di Napoli “L’Orientale” a.a

2 Il teatro dei secoli senza teatro DRAMMI LITURGICI (a partire dal X sec.) alle APPRESENTAZIONI IN LINGUA VOLGARE (DAL XIII SEC.) ( Nel Medioevo è assente l'EDIFICIO TEATRALE. Assente la scaena frons e il palcoscenico (Teatro Romano). Nel Medioevo tutto lo spazio avvolge lo spettatore, creando un nuovo rapporto tra chi agisce sulla scena e chi guarda. Nel Medioevo lo spettacolo si svolge in luoghi pubblici (la chiesa, la piazza, la strada) oppure in luoghi privati (oratori, sale aristocratiche).

3 Condanne dei Padri della Chiesa: Tertulliano ( ca.), Lattanzio ( ca.), Agostino ( ca.), Girolamo (IV-V sec.) Principali accuse rivolte a qualsiasi forma di spettacolo: Idolatria; Uso inadeguato e degradato del corpo; Ricorso a una fruizione che passa attraverso gli occhi e si pone con gli spettatori in un rapporto puramente visivo e emotivo

4 Giullari Attori ‘polivalenti’ che agiscono in occasioni festive (fiere, banchetti privati): affabulatori, mimi, suonatori, giocolieri, acrobati, contorsionisti, danzatori, cantanti, ammaestratori di animali, ecc. Definizioni: “Tutti quelli che facevano professione di divertire gli uomini” (Faral); “Tutti coloro che si guadagnavano la vita agendo davanti a un pubblico” (Menéndez Pidal) Il giullare secondo la Chiesa: Girovagus: il nomadismo fa del giullare una figura ambigua e sfuggente Vanus: l’attività del giullare non produce beni e non veicola contenuti Turpis: offre la spettacolarizzazione e la contraffazione del proprio corpo attraverso una gesticolazione scomposta Trovatore: figura evoluta del giullare, risultato di un processo di culturizzazione dovuta a soggetti di estrazione più elevata (goliardi, clerici) che scrivono i propri testi (XII-XIII sec. )

5 Dramma sacro Forma di teatro in latino, di soggetto sacro, in stretto rapporto con la liturgia. Rappresentato nelle chiese. Tropo: breve testo cantato introduttivo a diversi momenti liturgici (Pasqua, festività natalizie, Epifania, Ascensione) che inizia a diffondersi intorno alla prima metà del X sec. Quem quaeritis: primo nucleo drammatico accertato nato nel monastero benedettino di San Gallo per opera forse del musicista Tutilone Il nucleo drammatico, divenuto più complesso, si stacca dalla liturgia e viene rappresentato anche fuori dalla chiesa. Gli argomenti, ancora derivati dalla Bibbia, si ampliano e vengono recitati in volgare. Confraternite laiche si incaricano della messinscena (es. Confrérie de la Passion di Parigi).

6 La chiesa come teatro Disposizione esterna – Jeu d’Adam (XII sec) - unione tra il dramma liturgico (sempre in latino) e il dramma in lingua volgare (lingua del popolo) più recente – prima forma di unione tra l'esperienza dei chierici e la professione dei giullari (quest'ultimi in particolare nelle figure infernali). Messinscena fissa Circolo Corteo di carri (pageant) Piattaforma con tende

7 Riti carnascialeschi “festa è un eccesso permesso, anzi offerto, l’infrazione solenne di un divieto” (Freud, Totem e tabù) Mircea Eliade, caos primordiale e ripresa della Cosmogonia. Charivari, rito spettacolare che metteva in ridicolo comportamenti ritenuti sconvenienti o comunque suscettibili di dileggio, attraverso la rappresentazione degli stessi con travestimenti animali o ridicoli e movenze e suoni scomposti. Maschera come demonio (Arlecchino, Pulcinella etc) - nel XII secolo, Orderico Vitale nella sua storia Ecclesiastica racconta dell'apparizione di una familia Herlechini, un corteo di anime morte guidato da questo demone/gigante. Allo charivari sarà associata la figura di Hellequin. Hölle König (re dell'inferno) - erlkonig. Antico inglese Herla Cyning poi erlking, tedesco Erlkönig, danese erlkonig, allerkonge, elverkonge, cioè, letteralmente, il "re degli elfi".

8 Letteratura teatrale rinascimentale come mai dal momento dell’emergere del teatro professionale europeo il teatro italiano si è rivelato così importante e addirittura decisivo per lo sviluppo dell’intero teatro occidentale, ma ha dato un numero così scarso di scrittori al repertorio convenzionale di quel teatro? Commedia dell’arte vs teatro del principe

9 Commedia dell’arte Nato in Italia alla metà del Cinquecento, e vivo fino alla fine del Settecento. Gli attori non recitavano testi, ma improvvisavano i dialoghi in scena; vi erano 'tipi fissi', cioè personaggi che tornavano da uno spettacolo all'altro (come Arlecchino, il Capitano, Brighella ecc.); alcuni dei personaggi portavano sul volto maschere di cuoio e sulla scena si intrecciavano dialetti e lingue differenti. il teatro dell'arte era in primo luogo un 'commercio'. A tal fine ogni attore doveva raccogliere un insieme di battute, canzoni, brevi scenette comiche, monologhi, da usare in più occasioni: un lavoro più facile se ogni attore si specializzava in un personaggio solo. Questi tipi fissi erano costruiti in modo semplice: un costume, un dialetto, l'età e una condizione sociale precisa, a volte il mestiere. Costumi bizzarri (come quello di Arlecchino), lingue non consuete (come lo spagnolo del Capitano), o l'uso delle maschere, che li ricollegava a periodi di libertà come il carnevale. Maschera considerata la più antica: lo Zanni. Origini dal teatro plautino. Uno spettacolo era composto in genere da una o due coppie di giovani innamorati; uno o due servi (per es. Arlecchino e Buffetto); una servetta (per es. Colombina); due vecchi (come Pantalone e il Dottore); il Capitano. Anche successivamente alla riforma goldoniana in Italia il la letteratura teatrale dell’ATTORE-AUTORE Commedia dell’Arte gira per tutta Europa (si veda Shakespeare e anche il rapporto con Perrucci)

10 Ruzante Ruzante, termine che va ricondotto al pavano, «rucare», che significa “brontolare”, “borbottare”, “parlare non chiaramente” Contadino veneto che è stato differentemente caratterizzato di opera in opera. Le varianti del personaggio corrispondono alla diversa prospettiva da cui l'autore ha voluto analizzarlo, in uno scavo progressivo mai viziato da populistico fervore, e che, nel complesso delle opere, porta ad un ritratto "a tutto tondo" della realtà del contado pavano Nome d’arte che Angelo Beolco adottò per la propria carriera di autore e attore teatrale. Nacque a Padova intorno al 1496, figlio naturale di Giovanni Francesco Beolco, dottore in medicina e docente nello Studio padovano. L’ambiente colto e agiato in cui crebbe assicurò a Ruzante un’educazione di buon livello. Uso della lingua della propria terra, nello specifico il pavano, che si contrappone alla lingua artificiale, il "fiorentinesco" di origine colta e letteraria, o alla lingua affettata e piena di fronzoli, la "moscheta"

11 Machiavelli: La mandragola Dai primi anni del Cinquecento inizia una vera e propria produzione teatrale in lingua volgare. Destinatario è il pubblico delle corti, gli spettacoli sono allestiti in sale adattate per l’occasione durante feste o celebrazioni particolari Teatri veri e propri verranno costruiti solo nella seconda metà del secolo – si pensi al Teatro Olipmico. In questo contesto, nel 1518, Machiavelli scrive la Mandragola che è la sua principale opera letteraria Pochi anni prima, Ariosto (La Cassaria del 1508 e I Suppositi del 1509) e del Bibbiena (La Calandria del 1513).

12 Machiavelli: La mandragola La commedia è divisa in cinque atti e comprende un prologo e cinque canzoni, una che precede il prologo, le altre quattro a chiudere ciascun atto. La vicenda si sviluppa intorno al doppio tema della beffa (incarnata nei personaggi di Nicia, la vittima, e Ligurio, l’artefice) e dell’amore (incentrato sui personaggi di Callimaco e Lucrezia). I modelli di riferimento sono, quindi, il teatro classico, da cui l’autore trae l’impianto generale, la novellistica italiana e Boccaccio in particolare da cui trae la materia narrata, l’articolazione e la psicologia dei personaggi. Machiavelli utilizza il procedimento, tipico della commedia rinascimentale, della contaminatio. Se la beffa ordita ai danni di uno sciocco e l’amore contrastato sono temi già presenti nelle commedie plautine, tuttavia il modello di riferimento è sicuramente il Decameron e, in particolare, le novelle della VII e VIII giornata

13 Machiavelli: la Mandragola Logica dell’utile e l’intelligenza a essa applicata. La verità effettuale dei mezzi con cui l’uomo arriva a raggiungere i suoi fini, spostando la prospettiva dallo scenario vasto della politica a quello della vita privata e utilizzando il linguaggio della comicità. I personaggi della Mandragola mettono in campo tutte le loro migliori energie, le loro virtù, per uno scopo greve e volgare: il soddisfacimento dell’amore sensuale e l’interesse economico. In qualche modo, si può dire che le virtù del Principe siano distribuite in tutti i personaggi, anche se sicuramente Ligurio lo rappresenta in modo più completo. La sua azione è mossa dal puro piacere intellettuale di vedere realizzato un piano ben congegnato, di verificarne l’efficacia e la perfezione. Come Ligurio, anche fra’ Timoteo: portatore di una lucida intelligenza, di un’acuta capacità di calcolo delle opportunità e di rapido adattamento alle circostanze. Esclude le regole morali dal proprio agire (il significato del suo nome ‘colui che onora Dio’ è palesemente ironico), ma tale comportamento, a differenza del Principe, è dettato dall’interesse e dall’avidità. Nicia, come gli altri personaggi, ha un obiettivo preciso e, con cinismo gretto e amorale, è intenzionato a raggiungerlo anche a costo della morte di un uomo. Se da una parte è il centro dell’azione comica della commedia, rivela al tempo stesso gli aspetti più sinistri e bassi della natura umana e contribuisce a fornire una visione pessimistica della realtà in quanto, alla fine, anche se beffato, ha tuttavia ottenuto il suo scopo, come tutti gli altri. Il lieto fine: I personaggi si riuniscono in chiesa per celebrare, in una sorta di consacrazione parodistica, ciò che ciascuno ha ottenuto: tutti hanno violato le regole morali, vittime e artefici, ma ora tutti sono soddisfatti del nuovo stato di cose.


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