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LAMORE E LA DONNA NEL DOLCE STILNOVO La testimonianza di Dante Bologna Firenze Temi Guido Guinizzelli Guido Cavalcanti Cino da Pistoia EXIT.

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2 LAMORE E LA DONNA

3 NEL DOLCE STILNOVO

4 La testimonianza di Dante Bologna Firenze Temi Guido Guinizzelli Guido Cavalcanti Cino da Pistoia EXIT

5 LA TESTIMONIANZA DI DANTE Dante e gli chiede ( vv ) : Nel canto XXIV del Purgatorio il poeta Bonagiunta riconosce Ma dì si veggio qui colui che fore trasse le nove rime, cominciando Donne chavete intelletto d amore Risponde Dante (vv ) : …I mi son un che, quando Amor mi spira, noto, e a quel modo chè ditta dentro vo significando. E Bonagiunta (vv.55-60) : O frate, issa veggio …il nodo che l Notaro e Guittone e a me ritenne di qua dal dolce stil novo chi odo! Io veggio ben come le vostre penne di retro al dittator sen vanno strette, che de le nostre certo non avvenne. HOME PAGE

6 Bologna Firenze Lesperienza dello Stilnovo si sviluppa sullasse Bologna-Firenze. A Bologna nasce una nuova poesia in volgare, più sincera di quella siciliana, più vera e più dolce: poesia che canta più nobilmente lamore e la donna e si leva e nuove idealità, che sono indizio di una concezione della vita diversa dalla precedente. Bologna era infatti la sede di unUniversità famosa a livello europeo e di una rinomata scuola di retorica. Questa scuola avrà il suo centro principale in Firenze, città che a quellepoca riuscì a consolidare il suo predominio sugli altri comuni toscani, non solo dal punto di vista economico ( crescente potere delle compagnie bancarie ) e politico, ma anche dal punto di vista culturale con laffermarsi del fiorentino. HOME PAGE

7 1) 2) 3) 4) HOME PAGE

8 TEMI HOME PAGE

9 NOBILTÀ E GENTILEZZA Lo Stilnovo si rivela lespressione dello strato più elevato delle nuove classi dirigenti comunali che aspirano a presentarsi come una nuova aristocrazia, fondata non più sulla nobiltà di sangue ma sull altezza dingegno (Dante, Inferno, X, v.59) e sulla raffinatezza del sentire, per distinguersi dagli inferiori ceti borghesi. Uno dei temi principali è appunto lidentificazione dellamore con la gentilezza: proprio il saper amare finemente ( che vuol dire saper scrivere poesie damore, essere,cioè, di raffinata cultura) è indizio di una superiore nobiltà danimo. Gli stilnovisti respingono senza compromessi il concetto di una nobiltà puramente cavalleresca, feudale, razzistica: Disomo alter: Gentil per sclatta torno; Lui semblo al fango, al sol gentil valore(Guinizzelli). Questa è lidea-forza degli stilnovisti, che costituisce la nervatura di una concezione dellamore che si risolve in una nobile e altamente etica concezione della vita, nella quale lappello allinteriorità è determinante. HOME PAGE TEMI

10 VALUTAZIONE DELLA VICENDA DAMORE Il poeta si innamora della sua donna- angelo secondo i modi tradizionali, ma nello Stilnovo Amore opera una profonda trasformazione nelluomo, con la differenza che gli effetti vigono entro confini morali. Negli stilnovisti la vicenda damore è tomisticamente e aristotelicamente sentita come passaggio dalla potenza allatto nel senso stretto della morale perfettibilità delluomo. Ma se Amore, tradizionalmente, è passione, per gli stilnovisti si identifica con la Gentilezza. Il che significa che Amore diventa unestuosa volontà di annobilimento nella coscienza e nella sapienza, uninsopprimibile ansia di verità. LAmore diviene, nello Stilnovo, Lasse intorno al quale gira lunivero; la forza che spira nel cuore delluomo per la sua ansiosa elevazione. TEMI HOME PAGE

11 La vita Le opere Guido Guinizzelli Lamore e la donna Altri temi HOME PAGE

12 BIOGRAFIA Fu il primo poeta che gettò le fondamenta della poesia stilnovista. Abbiamo scarse notizie intorno alla vita del Guinizzelli e nessuna ci illumina veramente sulla sua formazione intellettuale e artistica. Visse e operò a Bologna dove nacque intorno al 1235, di famiglia ghibellina, eccellente soprattutto in giurisprudenza, divenne giudice e fu attivamente impegnato nelle vicende politiche della sua città.Dopo essere stato esiliato sui colli Euganei morì a Padova il 14 Novembre Scrive in volgare bolognese, si dichiara seguace di Guittone DArezzo ma nella sua poesia troviamo degli elementi nuovi. Bonagiunta infatti lo considera colui che ha mutato la manierae Dante lo incontra nel Purgatorio e lo definisce padre di un nuovo stile. GUINIZZELLIHOME PAGE

13 Le opere - sommario I- Tegno de follempres, a lo ver dire II- Madonna, il fino amor ched eo vo porto III- Donna, lamor mi sforza IV- Al cor gentil rempaira sempre amoreAl cor gentil rempaira sempre amore V- Lo fin pregiavanzato VI- Lo vostro bel saluto e l gentil sguardoLo vostro bel saluto e l gentil sguardo VII- Veduto la lucente stella diana VIII- Dolente, lasso, già non masecuro IX- Cheo cor avesse, mi potea laudare X- Io voglio del ver la mia donna laudareIo voglio del ver la mia donna laudare XI- Lamentomi di mia disaventura XII- Gentil donzella, di pregio nomata GUINIZZELLI GUINIZZELLI HOME PAGE CONTINUA»HOME PAGECONTINUA»

14 XIII- Madonna mia, quel di chAmor XIV- Si sono angostioso e pien di doglia XV- Pur a pensar mi par gran meraviglia XVI- Fra laltre pene maggio credo sia XVII- Chi vedesse a Lucia un var capuzzo XVIII- Volvol te levi, vecchia rabbiosa XIX (a)- Bonagiunta da Lucca a Messer Guido XIX (b)- Risposta a Bonagiunta da Lucca XX (a)- A frate Guittone XX (b)- Frate Guittone - risposta al sopra scritto GUINIZZELLI GUINIZZELLI HOME PAGE « INDIETROHOME PAGE« INDIETRO

15 Al cor gentil rempaira sempre amore Questa canzone è il testo più celebre di Guinnizzelli, e si può considerare il vero e proprio manifesto di una nuova tendenza poetica, quella che in Toscana assumerà il nome di «stil novo». Metro: canzone di sei strofe composte di dieci versi (endecasillabi e settenari). Schema: ABAB. cDc. EdE. Al cor gentil rempaira sempre amore come lausello in selva a la verdura; né fe amor anti che gentil core, né gentil core anti chamor, natura: 5 chadesso con fu l sole, sì tosto lo splendore fu lucente, né fu davanti l sole; e prende amore in gentilezza loco così propïamente 10 come calore in clarità di foco. GUINIZZELLLI LE OPERE HOME PAGE CONTINUA»

16 Foco damore in gentil cor sapprende come vertute in pietra prezïosa, che da la stella valor no i discende anti che l sol la faccia gentil cosa; 15 poi che nha tratto fòre per sua forza lo sol ciò che li è vile, stella li dà valore: così lo cor chè fatto da nature asletto, pur, gentile, 20 donna a guisa di stella lo nnamora. Amor per tal ragion sta n cor gentile per qual lo foco in cima del doplero: splendeli al su diletto, clar, sottile; no li stari altra guisa, tantè fero. 25 Così prava natura recontra amor come fa laigua il foco GUINIZZELLI LE OPERE HOME PAGE CONTINUA»

17 caldo, per la freddura. Amore in gentil cor prende rivera per suo consimel loco 30 com adamàs del ferro in la miniera. Fere lo sol lo fango tutto l giorno: vile reman, né l sol perde calore; dis omo alter: «Gentil per sclatta torno»; lui semblo al fango, al gentil valore: 35 chè non dé dar om fé che gentilezza sia fòr di coraggio in degnità dere sed a vertute non ha gentil core, com aigua porta raggio 40 e l ciel volgiando riten le stelle e lo spendore. Splende n la ntelligenzïa del cielo GUINIZZELLI GUINIZZELLI LE OPERE HOME PAGELE OPEREHOME PAGE CONTINUA»

18 Deo crïator più che [n] nostrocchi l sole: ella intende suo fattor oltra cielo, e l ciel volgiando, a Lui obedir tole; 45 e con segue, al primero, del giusto Deo beato compimento, così dar dovria, al vero, la bella donna, poi che [n] gli occhisplende del suo gentil, talento 50 che mai di lei obedir non si disprende. Donna, Deo mi dirà: «Che presomisti?», sïando lalma mia a lui davanti. «Lo ciel passasti e nfin a Me venisti e desti in vano amor Me per semblanti: 55 cha Me conven le laude e a la reina del regname degno, per cui cessa onne fraude». GUINIZELLI GUINIZELLI LE OPERE HOME PAGELE OPEREHOME PAGE CONTINUA»

19 Dir L porò: «Tenne dangel sembianza che fosse del Tuo regno; 60 non me fu fallo, sin lei posi amanza». GUINIZZELLI GUINIZZELLI LE OPERE HOME PAGELE OPEREHOME PAGE «INDIETRO«INDIETRO AVANTI»AVANTI»

20 ANALISI DEL TESTO Il problema centrale della canzone è quello della nobiltà (gentilezza). Era un problema già ampiamente trattato in precedenza dalla cultura cortese: ad esempio Andrea Cappellano, il massimo teorico dellamor fino, nel suo trattato De Amore affermava che solo la prodezza dei costumi fa conoscere gli uomini per nobiltà. In tali concetti si rispecchiavano le aspirazioni di una piccola aristocrazia senza feudi ad essere riconosciuta a pieno diritto come facente parte della classe feudale; per questo, già in quel contesto si sosteneva che la nobiltà non dipendeva solo dalla nascita, ma dal valore della persona. Il concetto è però ripreso da questa canzone in un contesto del tutto diverso. Guinizzelli è un intellettuale che fa parte del ceto dirigente dell società urbana, che, in questi decenni di fine Duecento, aspira a raggiungere legemonia nelle istituzioni cittadine e a soppiantare la vecchia classe dirigente nobiliare del Comune. Proprio a tale fine, cioè per legittimare la propria ascesa e la propria affermazione sociale e politica, questo ceto elabora una concezione della nobiltà che risponda ai propri interessi: per essere gentili non è sufficiente la schietta, la nascita da una famiglia di sangue nobile, perché la nobiltà non è ereditaria. GUINIZZELLI LE OPERE AL COR GENTILE… HOME PAGEGUINIZZELLI LE OPEREAL COR GENTILE…HOME PAGE CONTINUA»

21 Il concetto è enunciato in modo diretto ed esplicito nella quarta strofa della canzone guinizzelliana: la nobiltà non è nella dignità dellerede, se non cè il coraggio, il valore personale dellanimo. Si delinea così la fisionomia di una nuova nobiltà cittadina, che fonda la propria egemonia sulle proprie doti di intelligenza e cultura sullaltezza di ingegno. Nella civiltà cortese la rivendicazione delle qualità personali esprimeva le esigenze di uno strato inferiore della nobiltà che voleva integrarsi a pieno titolo negli strati superiori; nella civiltà urbana esprime le aspirazioni di un ceto emergente che vuole sostituirsi al precedente ceto dominante. GUINIZZELLI LE OPERE AL COR GENTILE… HOME PAGEGUINIZZELLI LE OPEREAL COR GENTILE…HOME PAGE « INDIETRO AVANTI»« INDIETROAVANTI»

22 AMORE E GENTILEZZA Il fondamento della gentilezza è trovato nellamore: lamore ha la sua sede naturale nel cuore gentile; amore e gentilezza sono tuttuno, non sono pensabili separatamente: il saper amare finemente è indizio di gentilezza, e viceversa chi ha per natura un cuore gentile non può che manifestarlo amando finemente. Anche qui è chiaramente ereditato un concetto cortese, quello secondo cui lamore si identifica con un privilegio spirituale unelevazione e un raffinamento dellanimo. Ma anche in questo caso il motivo cortese e feudale, usato in altro contesto, si trasforma, assume un senso diverso: il saper amare cortesemente diviene il segno dellelezione spirituale della nuova classe dirigente cittadina. Lamore però, ha veder bene, assume qui un significato metaforico: saper amare vuol dire in sostanza saper poetare damore, saper scrivere versi raffinati; amore e poesia si identificano, sono indistinguibili: quindi allidentità amore-gentilezza si somma quella gentilezza-altezza dingegno. La gentilezza secondo gli stilnovisti nasce dalle facoltà intellettuali, è la cultura ciò che individua la nuova èlite cittadina. Per questo ciò che più visibilmente caratterizza la canzone guinizzelliana è la mescolanza del tipico linguaggio cortese, proveniente dalla tradizione trobadorica e siciliana, con il linguaggio della nuova cultura universitaria. GUINIZZELLIGUINIZZELLI LE OPERE AL COR GENTILE… HOME PAGE « INDIETRO AVANTI»LE OPEREAL COR GENTILE…HOME PAGE « INDIETROAVANTI»

23 LINGUAGGIO CORTESE E LINGUAGGIO FILOSOFICO Il tessuto discorsivo della canzone è tutto fondato su un sottile argomentare, che si vale continuamente di paragoni filosofici e scientifici, attinti alla Scolastica: amore che prende loco in gentilezza così propriamente come il calore della chiarità del fuoco; la virtù della pietra preziosa, in cui il valore non può discendere dagli influssi celesti prima che il sole la purifichi; il fuoco tende allalto per sua intrinseca natura…. Vi sono poi alla base concetti filosofici dellaristotelismo, come potenza-atto: così nelluomo la donna sa passare in atto la virtualità amorosa del cuor gentile. Questa caratteristica rivoluzionaria del discorso poetico di Guinizzelli fu subito colta dai contemporanei, in particolare da quelli più legati alla tradizione. GUINIZZELLI LE OPERE AL COR GENTILE.. HOME PAGE GUINIZZELLI LE OPEREAL COR GENTILE..HOME PAGE «INDIETRO AVANTI»«INDIETROAVANTI»

24 LE IMMAGINI TEOLOGICHE Con la quinta strofa si introduce un nuovo ambitodi comparazione, non più solo filosofico-scientifico, ma teologici. Il discorso è impostato su unequazione:come le intelligenze angeliche, intendendo immediatamente il Creatore, prendono ad obbedirgli, così lamante, appena la bella donna risplende ai suoi occhi, acquista la volontà di obbedirle sempre. Al cento del paragone vi è ancora un concetto cortese, quello dellobbedienza dellamante alla donna, cioè della servitù damore. Ma lambito metaforico è profondamente diverso rispetto a quello della poesia cortese precedente: il rapporto uomo-donna non è equiparato a quello tra vassallo e signore, bensì a quello tra gli angeli e Dio: lo scenario non è più feudale, ma teologico. Lamore si ammanta di di valori religiosi: nonsolo è segno di superiorità spirituale, ma diviene una sorta di culto mistico della donna, che è trasformata in essere sovrannaturale, miracoloso, equiparabile alla stessa divinità. GUINIZZELLI GUINIZZELLI LE OPERE AL COR GENTILE… HOME PAGELE OPEREAL COR GENTILE…HOME PAGE «INDIETRO«INDIETRO AVANTI»AVANTI»

25 IL SISTEMA DELLE IMMAGINI LA LUMINOSITÀ Al di sotto del discorso logico-argomentativo si svolge un discorso di secondo livello, di tipo lirico- fantastico, che è creato dalla successioni delle sue immagini. Nella canzone le immagini sono numerosissime, tanto da pervadere tutto il tessuto discorsivo: ebbene, si può notare che esse sono legate fra loro da un filo continuo, e rimandano luna allaltra. Il nucleo centrale da cui tutte si irradiano è lidea di luminosità, chiarezza, splendore. Passiamole in rassegna: sole, splendore lucente, calore, clarità di foco, foco damore, petra prezïosa, stella, solï, foco in cima del doplero ecc…. Tale insistenza balza agli occhi, e non può che essere voluta e ricca di significato:probabilmente risponde al fine di esprimere metaforicamente, col tessuto continuo delle immagini, i due concetti centrali della poesia, sia il fuoco damore, sia lo splendore che emana dalla gentilezza. A questa serie di immagini si legano ancora, però per contrasto, quelle dellacqua fredda e del fango, che evocano i concetti opposti, dellincapacità damare e della bassezza danimo. GUINIZZELLI LE OPERE AL COR GENTILE… HOME PAGE GUINIZZELLI LE OPEREAL COR GENTILE…HOME PAGE «INDIETRO AVANTI»«INDIETROAVANTI»

26 LO STILE DOLCE Il termine dolce non ha un valore generico e impressionistico, ma è una formula tecnica, che designa precisi procedimenti stilistici, che poi saranno ripresi dai successori di Guinizzelli. Livello fonico: sono evitati accuratamente suoni aspri, in particolare scontri di consonanti. Le sillabe toniche in rima sono in prevalenza aperte ( terminano in vocale). Dove vi sia una sillaba chiusa, si ha il gruppo nasale + occlusiva, o quello vibrante + occlusiva, che sono molto meno aspri di un gruppo di due occlusive, o di due fricative,o di due sibilanti. Livello metrico: non vi sono rime rare o difficili. Poco frequenti sono anche le rime che presentano particolari artifici. Compare solo episodicamente lartificio delle coblas capfinidas. Livello lessicale: non vi sono termini rari e ricercati, ma il lessico è in genere piano e comune. Sono pochi i francesismi e i provenzalismi. GUINIZZELLI GUINIZZELLI LE OPERE AL COR GENTILE… HOME PAGELE OPEREAL COR GENTILE…HOME PAGE «INDIETRO«INDIETRO CONTINUA»CONTINUA»

27 Livello sintattico: la sintassi è in genere piana, senza dure inversioni. Livello ritmico: il ritmo è fluido, senza spezzature violente: non vi sono versi che presentino forti pause al loro interno, e rari sono gli enjambements dalla forte inarcatura. Livello retorico: a differenza di Guittone dArezzo, che impiega numerose figure retoriche di ogni tipo, qui le figure retoriche sono rare:la più frequente è il paragone. GUINIZZELLI GUINIZZELLI LE OPERE AL COR GENTILE… HOME PAGELE OPEREAL COR GENTILE…HOME PAGE «INDIETRO

28 Lo vostro bel saluto e l gentil sguardo Metro: sonetto (schema ABAB, ABAB, CDE, CDE). Sono siciliane le rime ancide/ merzede, vv. 2 e 4, divide/ vede, vv. 6 e 8 (che è anche una rima ricca) Lo vostro bel saluto e l gentil sguardo che fate quando vencontro, mancide: Amor massale e già non ha reguardo 4 selli face peccato over merzede, ché per mezzo lo cor me lanciò un dardo ched oltre nparte lo taglia e divide; parlar non posso, ché n pene io ardo 8 sì come quelli che sua morte vede. Per li occhi passa come fa lo trono, GUINIZELLI GUINIZELLI LE OPERE HOME PAGE CONTINUA»LE OPEREHOME PAGECONTINUA»

29 che fer per la finestra de la torre 11 e ciò che dentro trova spezza e fende: remagno como statüa dottono, ove vita né spirto non ricorre, 14 se non che la figura domo rende. GUINIZZELLI GUINIZZELLI LE OPERE HOME PAGELE OPEREHOME PAGE «INDIETRO«INDIETRO AVANTI»AVANTI»

30 ANALISI DEL TESTO Col primo verso il sonetto introduce il tema del saluto, che avrà poi ampia diffusione nella poesia stilnovistica. Il motivo viene ripreso da Guinizzelli stesso nel sonetto Io voglio del ver la mia donna laudare; ma mentre là il saluto della donna dona salute, cioè salvezza, qui ancide lamante. Lapoesia guinizzelliana presenta due fondamentali filoni tematici: la lode delleccellenza della donna; lanalisi degli effetti chelamore ha sullamante. Lamore visto come forza devastante, che ferisce crudelmente il cuore dellamante, e gli toglie ogni forza vitale, sino a renderlo come un puro simulacro, che ha solo lapparenza esterna delluomo. Il motivo sarà poi ripreso e portato alle estreme conseguenze da Guido Cavalcanti, che insisterà soprattutto sullesperienza amorosa come sofferenza e tormento, che distrugge fisicamente e psichicamente lamante. In cavalcanti, rispetto a Guinizzelli, vi è però una più radicale interiorizzazione dellesperienza: il poeta si concentra esclusivamentesulle vicende del suo io sofferente e lacerato. GUINIZZELLI GUINIZZELLI LE OPERE LO VOSTRO BEL…. HOME PAGELE OPERELO VOSTRO BEL….HOME PAGE CONTINUA»

31 Guinizzelli invece introduce anche la realtà esteriore, nei due paragoni del fulmine che colpisce attraverso la finestra della torre spezzando e tagliando tutto ciò che trova dentro, e della della statua dottone. Il sonetto presenta una costruzione molto studiata, che insiste su diverse simmetrie. La prima terzina costituisce lo sviluppo dei vv. 5 e 6, come conferma dellespressione spezza e fende ( v. 11), che riprende la stessa immagine del v. 6. taglia e divide: anche formalmente la ripresa è puntuale, perché si hanno due coppie di verbi sinonimici, collocate simmetricamente nella stessa posizione, in fine verso. La seconda terzina col paragone della statua dottone, costituisce uno sviluppo del parlar non posso del v.7, così come vita né spirito non ricorre corrisponde a sì come quelli che sua morte vede. GUINIZZELLI GUINIZZELLI LE OPERE LO VOSTRO BEL… HOME PAGELE OPERELO VOSTRO BEL…HOME PAGE «INDIETRO

32 Io voglio del ver la mia donna laudare Metro: sonetto (ABAB, ABAB, CDE, CDE) Io voglio del ver la mia donna laudare ed asemblarli la rosa e lo giglio: più che stella dïana splende a pare, 4 e ciò chè lassù bello a lei somiglio. Veder river a lei rasembro e lâre, tutti color di fior, giano e vermiglio, oro ed azzurro e ricche gioi per dare: 8 medesmo Amor per lei rafina meglio. GUINIZZELLI GUINIZZELLI LE OPERE HOME PAGE CONTINUA»LE OPEREHOME PAGECONTINUA»

33 Passa per via adorna, e sì gentile chabassa orgoglio a cui dona salute, 11 e fa l de nostra fé se non la crede; e no˙le po apressare om che sia vile; ancor ve dirò cha maggior vertute: 14 nullom po mal pensar fin che la vede. GUINIZZELLI GUINIZZELLI LE OPERE HOME PAGELE OPEREHOME PAGE «INDIETRO«INDIETRO AVANTI»AVANTI»

34 ANALISI DEL TESTO Anche i motivi presenti in questo sonetto avranno in seguito ampi sviluppi: Dante, ad esempio, riprenderà soprattutto i versi delle terzine, riecheggiandoli in componimenti famosi. Il tema dominante è quello della lode, che le quartine esemplificano attraverso il confronto con le più elette e preziose realtà naturali: i fiori, idealmente rappresentati dalla rosa e dal giglio: che possono simboleggiare una vasta gamma di sentimenti, in particolare lamore e la purezza; i corpi celesti, che già trasferiscono le virtù della donna su un piano sovrannaturale; le bellezze della natura con i loro colori, compresi quelli cangianti delle pietre preziose. Ispiratrice e quasi purificatrice dello stresso amore ( introdotto mediante il processo di personificazione),la sua apparizione produce effetti benefici e miracolosi: può addirittura convertire gli infedeli, oltre ad allontanare ogni male e cattivo pensiero. GUINIZZELLI GUINIZZELLI LE OPERE IO VOGLIO… HOME PAGELE OPEREIO VOGLIO…HOME PAGE CONTINUA»

35 Si compie così quel processo di sublimazione della donna -da creatura celeste a terrena- che contraddistingue la poetica stilnovistica. Il sonetto è un altro perfetto esempio di stile dolce: assenza di suoni aspri e di rime rare e difficili, fluidità del ritmo e mancanza di spezzature allinterno dei versi, lessico piano, senza termini rari e ricercati e senza mescolanze linguistiche ardite, sintassi lineare, senza dure inversioni ed enjambements fortemente inarcati, assenza di artifici retorici preziosi. Questa linearità cela però una costruzione sofisticatissima: è cioè una precisa scelta di stile, che presuppone un perfetto dominio dei mezzi espressivi. S prenda subito a campione la prima strofa:essa comincia con un verbo alla prima persona, io voglio, e si chiude simmetricamente con un altro verbo in prima persona, somiglio. Poi, tra il primo e il secondo verso si nota il nesso paratattico tra due infiniti laudare/ ed asemblarli, uno collocato al termine di un verso, laltro allinizio di quello successivo. GUINIZZELLI GUINIZZELLI LE OPERE IO VOGLIO… HOME PAGELE OPEREIO VOGLIO…HOME PAGE «INDIETRO CONTINUA»«INDIETROCONTINUA»

36 Ne deriva una costruzione simmetricamente speculare: complemento oggetto più verbo, verbo più complemento oggetto. A sua volta linfinito asemblarli rompe deliberatamente una costruzione continua, poiché gli altri tre versi della strofa presentano tutti un verbo in chiusura ( laudare v.1, pare v.3, somiglio v.4 ). Nella seconda quartina presenta una costruzione del tutto diversa, più lineare, fondendosi essenzialmente su unenumerazione di sostantivi ( schema del plazer, lelenco di realtà piacevoli). Una variazione rispetto alla prima strofa è costituita anche dalla collocazione del verbo reggente al centro del verso, anziché allinizio o alla fine. Nel verso finale di questa quartina vi è un improvviso cambio di soggetto: in tutto il discorso precedente prevaleva lio del poeta, ora invece soggetto diventa Amore. Ma è soggetto solo grammaticalmente: il soggetto logico è in realtà la donna. Il verso funge così da passaggio alle terzine, in cui il soggetto grammaticale e logico è essenzialmente la donna: si assiste quindi a un progressivo venire in primo piano dellapparizione sovrannaturale, che prima è evocata indirettamente dai paragoni proposti dallio lirico ( la rosa e il giglio, la stella diana ecc.), poi si presenta senza più mediazione in tutto il suo fulgore portentoso, nelle sue operazioni miracolose. GUINIZZELLI GUINIZZELLI LE OPERE IO VOGLIO… HOME PAGE «INDIETROLE OPEREIO VOGLIO…HOME PAGE«INDIETRO

37 I cuori gentili La sublimazione della donna La donna angelo GUINIZZELLI GUINIZZELLI HOME PAGEHOME PAGE

38 – I « CUORI GENTILI» – Il tema fondamentale della poesia guinizzelliana è la reciproca e naturale intesa tra amore e cuor gentile. La purificazione delluomo, infatti, non può avvenire se lindividuo non dispone di una naturale inclinazione a ricevere questo beneficio: la donna, e quindi lamore, può esercitare il suo influsso salvifico solo se si imbatte in un animo nobile. Lamore ha quindi la sua sede naturale nel cuor gentile; amore e gentilezza sono tuttuno, non sono pensabili separatamente: il saper amare finemente è indizio di gentilezza, e viceversa chi ha per natura cuor gentile non può che manifestarlo amando finemente. Delle volte però l amore assume un significato metaforico (Al cor gentil rempaira sempre amore): saper amare vuol dire in sostanza saper poetare damore saper scrivere versi raffinati; amore e poesia si identificano, sono indistinguibili: quindi allidentità amore-gentilezza si somma quella gentilezza-altezza dingegno. GUINIZZELLI GUINIZZELLI HOME PAGE LAMORE E ….. AVANTI»HOME PAGELAMORE E …..AVANTI»

39 LA SUBLIMAZIONE DELLA DONNA– Un altro tema è quello della sublimazione della donna, spesso troviamo infatti il confronto con le più elette e preziose realtà naturali: viene usata la metafora del fiore per simboleggiare una vasta gamma di sentimenti, in particolare lamore e la purezza; o i corpi celesti che trasferiscono le virtù della donna su un piano soprannaturale, lapparizione della donna infatti produce effetti benefici e miracolosi: può addirittura convertire gli infedeli e allontanare ogni male e cattivo pensiero. Si compie così quel processo di sublimazione della donna da creatura terrena a creatura celeste. La scelta di fare poesia, perciò, diventa quasi obbligata. Il poeta affronta una lunga agonia che dolcemente trasforma in lode di colei per cui solo muore e solo potrebbe vivere: ne sono elementi gli occhi, la figura, limmagine di lei che porta dipinta nel segreto del cuore, la preghiera di non rifiutare lomaggio che le portano i versi splendenti di lei o dimessi o umili del dolore di lui. GUINIZZELLI GUINIZZELLI LAMORE E…. HOME PAGELAMORE E….HOME PAGE «INDIETRO«INDIETRO AVANTI»AVANTI»

40 – LA DONNA-ANGELO – Loriginalità poetica di Guinizzelli può forse essere sintetizzata nellidea -chiave della donna angelo. Questidea proviene da una concettualistica rielaborazione di unimmagine già presente nel tradizionale repertorio figurativo. Il Guinizzelli inserisce limmagine della donna in una ordinata e sistematica concezione delluniverso ricorrendo allanalogia dellattività degli angeli, con ardimento e argomentazioni del tutto lontani della poetica strettamente cortese della quale invece limmagine angelica rimane pienamente decorativa, esornativa. La donna, essere superiore per bellezza e moralità, viene del tutto identificata, attraverso unacuta similitudine, con le intelligenze angeliche. Attraverso lo strumento damore, la donna amata predispone luomo innamorato a una volontà di perfezionamento morale: amando, luomo purifica la sua essenza spirituale avvicinandosi a Dio. Questa visione della donna provoca però un conflitto tra amore e religione: il poeta infatti teme che, il giorno in cui si presenterà dinanzi a Dio, questi lo rimprovererà di aver osato salire sino a Lui indegnamente dopo aver attribuito sembianze sacre ad un peccaminoso amore terreno (Al cor gentil rempaira sempre amore). GUINIZZELLI HOME PAGEGUINIZZELLI HOME PAGE «INDIETRO CONTINUA»«INDIETROCONTINUA»

41 Da una parte lIntelligenza contribuisce allordine cosmologico, muovendo il proprio cielo in ottemperanza alla volontà di Dio; dallaltra la donna angelo con uguale disinteresse e provvidenzialità contribuisce allordine morale, muovendo anchessa in ottemperanza alla volontà di Dio, il cuore delluomo verso il bene. Il poeta insomma fissa con convergenza di obbedienze, che dal suo vertice ha Dio e Dio soltanto: dal cielo allIntelligenza a Dio; dal cuore delluomo alla donna a Dio; rispettivamente sul piano cosmologico e sul piano morale. Il poeta anzi avrebbe peccato se si fosse sottratto a quel beatifico e benefico impulso, insomma a quel godimento di Grazia che, attraverso la mediazione angelica, viene in definitiva da Dio stesso. Nel Guinizzelli persiste la distinzione tra umano e divino (Così dar dovria, al vero, -la bella donna); ma la via verso il nuovo ontologismo e fenomenologismo dellamore è aperta. GUINIZZELLI GUINIZZELLI LAMORE E... HOME PAGELAMORE E...HOME PAGE «INDIETRO

42 Conflitto Amore-Religione La lode GUINIZZELLIGUINIZZELLI HOME PAGEHOME PAGE

43 IL CONFLITTO AMORE-RELIGIONE Il conflitto tra amore e religione era già insito in tutto lamore cortese. Il conflitto emerge in piena luce: il poeta immagina che il giorna in cui si presenterà dinanzi a Dio, questi lo rimprovereràdi aver osato salire sino a lui indegnamente dopo aver attribuito sembianze sacre ad un peccaminoso amore terreno, con una nuova lode alla donna: aveva sembinza di un angelo che venisse dal paradiso; non era quindi una colpa amarla. Il conflitto amore cortese-religione, donna-dio non è risolto, è solo eluso con uniperbole letteraria, quella che identifica la dona con un angelo. Tale conflitto sarà poi definitivamente superato da Dante con la Vita Nuova e con la Divina Commedia. GUINIZZELLI GUINIZZELLI ALTRI TEMI HOME PAGEALTRI TEMIHOME PAGE «INDIETRO«INDIETRO AVANTI»AVANTI»

44 LA LODE Il tema dominante è quello della lode, che le quartine esemplificano attraverso i confronto con le più elette e preziose realtà naturali: i fiori, idealmente rappresentati dalla rosa e dal giglio: che possono simboleggiare una vasta gamma di sentimenti, in particolare lamore e la purezza; i corpi celesti, che già trasferiscono le virtù della donna su un piano sovrannaturale; le bellezze della natura con i loro colori, compresi quelli cangianti delle pietre preziose. Ispiratrice e quasi purificatrice dello stresso amore ( introdotto mediante il processo di personificazione),la sua apparizione produce effetti benefici e miracolosi: può addirittura convertire gli infedeli, oltre ad allontanare ogni male e cattivo pensiero. Si compie così quel processo di sublimazione della donna -da creatura celeste a terrena- che contraddistingue la poetica stilnovistica. GUINIZZELLI GUINIZZELLI HOME PAGE ALTRI TEMI « INDIETROHOME PAGEALTRI TEMI« INDIETRO

45 Guido Cavalcanti La vita Le opere Lamore e la donna Altri temi HOME PAGE

46 BIOGRAFIA Figlio di Cavalcante (collocato tra gli eretici nel canto X dellInferno), nacque a Firenze intorno al Proveniente da una famiglia tra le più potenti di Firenze, di ordinamento Guelfo, Guido si schierò dalla parte dei dei Bianchi e partecipò intensamente alle vicende politiche della città. Nel 1280 fu uno dei garanti della pace tra Guelfi e Ghibellini; come atto di pacificazione politica si può intendere il suo il suo fidanzamento avvenuto nel 1267, con Beatrice, figlia di Farinata degli Uberti. Ma il carattere deciso e animoso del suo temperamento emerge dal tentativo di uccidere il capo dei Guelfi Neri, Corso Donati, che pare avesse in precedenza attentato alla sua vita. Nel 1284 e nel 1290 fu eletto tra i rappresentanti del Consiglio Comunale. Nel giugno del 1300 fu tra i capi delle opposte fazioni condannati dai priori (tra cui sedeva lamico Dante) allesilio, per riportare la pace in città. Dal confino di Sarzana fu richiamato a Firenze il19 agosto ma, ammalato probabilmente di malaria, morì poco dopo. La sua personalità fiera e aristocraticamente sdegnosa, emerge dal ricordo che ne hanno lasciato gli scrittori contemporanei: dai cronisti Dino Compagni e Giovanni Villani a novellieri come Boccaccio e Franco Sacchetti. Si legga il ritratto di Dino Compagni: Uno giovane gentile, figlio di Messer Cavalcante Cavalcanti, nobile cavaliere, cortese e ardito ma sdegnoso e solitario e intento allo studio. CAVALCANTI CAVALCANTI HOME PAGEHOME PAGE

47 Le opere Il canzoniere si presenta senza una vera e propria evoluzione cronologica, ma che si coagula intorno a tematiche costanti e senza dubbio fondamentali per levoluzione più matura dello stilnovismo fiorentino. I 52 componimenti di questo corpus, comprese le rime di corrispondenza, trovano nella canzone Donna ma prega una presenza spartiacque, un vero e proprio elemento discriminante tra i sonetti di tono riflessivo o anche amichevole(si guardino quelli indirizzati a Guittone, Dante, Guido Orlandi) e le ballate, nelle quali è dominante invece la compassione di sé, la ricerca di un colloquio interiore con la donna, lo sbigottimento, la meraviglia sentimentale di fronte a una bellezza che è angosciosamente lontana. Lo stesso tema amoroso, rappresentato da alcuni stilnovisti tra cui Dante, in vista di un innalzamento morale e spirituale delluomo, viene sostanzialmente rovesciato, riportato cioè a una condizione di visione drammatica, fortemente coinvolgente sul piano emotivo. Un percorso, quello di Cavalcanti, che mira a stabilire una puntuale gerarchia di temi e motivi affini e unattenzione speculativa estremamente raffinata. Nello sviluppo di questi argomenti e per evidenziare la centralità di Donna me prega si potrebbero osservare il lessico e la terminologia della poesia di Cavalcanti, a conferma di una concezione tormentata e dolorosa dellamore.Donna me prega CAVALCANTICAVALCANTI HOME PAGE CONTINUA»HOME PAGECONTINUA»

48 Sorprendono la coerenza e la stabilità delle parole-chiave : sospiri, dolore, timore ( nel sonetto Li miè follocchi, che per prima guardaro); pena e sbigottimento (nei sonetti Deh, spiriti miei, quando mi vedete e Lanima mia vilmentè sbigottita); sofferenza e morte ( Tu mhai si piena di dolor la mente); tormento, tremore, pianto, disperazione ( nella canzone Io non pensava che lo cor giammai); angoscia, pensosi sospiri, disfacimento ( in Voi che per li occhi mi passate l core), e lelenco potrebbe continuare. Forse si deve a un risentimento orgoglioso, a unangosciosa ostilità alle atmosfere concilianti dello stilnovismo dantesco, la cifra singolare di questo lessico, che resta comunque un dato sorprendente e originale nella lezione di un artista capace di muoversi sul terreno della poesia con grande perizia tecnica e stilnovistica, con un una sorvegliata capacità innovativa, con un calcolato uso dellenfasi e della drammatizzazione. CAVALCANTI HOME PAGECAVALCANTIHOME PAGE «INDIETRO AVANTI»«INDIETROAVANTI»

49 SOMMARIO I- Fresca rosa novella II- Avete n vo li fior e la verdura III- Biltà di donna e di saccente coreBiltà di donna e di saccente core IV- Chi è questa che ven, chognom la miraChi è questa che ven, chognom la mira V- Li mie follocchi, che prima guardaro VI- Deh, spiriti miei, quando mi vedete VII- Lanima mia vilmentè sbigottita VIII- Tu mhai sì piena di dolor la mente IX- Io non pensava che lo cor giammai X- Vedete chì son un che vo piangendo XI- Poi che di doglia cor conven chì porti XII- Perché non fuoro a me li occhi dispenti XIII.- Voi che per li occhi mi passaste l core CAVALCANTI CAVALCANTI HOME PAGEHOME PAGE «INDIETRO«INDIETRO CONTINUA»CONTINUA»

50 XIV- Se mha del tutto obilato Merzede XV- Se Mercè fosse amica a miei disiri XVI- A me stesso di me pietade vene XXXV- Perchio no spero di tornar giammaiPerchio no spero di tornar giammai XXXVI- A Dante (?) XXXVII- Risposta a un sonetto di Dante XXXVIII- Risposta a un sonetto di Dante XXXIX- A Dante Alighieri XL- A Dante Alighieri XLI- A Dante AlighieriA Dante Alighieri XLII- A un amico XLIII- Risposta a un sonetto di Gianni Alfani CAVALCANTICAVALCANTI HOME PAGEHOME PAGE «INDIETRO«INDIETRO CONTINUA»CONTINUA»

51 XLIV- Risposta a un sonetto di Bernardo da Bologna XLV- A un amico XLVI- In un boscheto trovà pasturellaIn un boscheto trovà pasturella XLVII- A frate Guittono dArezzo XLVIII- A Guido Orlandi XLIX- A Guido Orlandi L- Risposta a Guido Orlandi LI- A Manetto LII- A Nerone Cavalcanti XVII- Sio prego questa donna che Pietade XVIII- Noi sian le triste penne isbigotite XIX- I prego voi che di dolor parlate XX- O tu, che porti nelli occhi sovente XXI- O donna mia, non vedestù colui XXII- Veder poteste, quando vincontrai CAVALCANTI CAVALCANTI HOME PAGEHOME PAGE «INDIETRO«INDIETRO CONTINUA»CONTINUA»

52 XXIII- Un amoroso sguardo spiritale XXV- Posso degli occhi miei novella dire XXVI- Veggio negli occhi de la donna miaVeggio negli occhi de la donna mia XXVII- Donna me prega,- per cheo voglio direDonna me prega,- per cheo voglio dire XXVIII- pegli occhi fere un spirito sottile XXIX- Una giovane donna di Tolosa XXX- Era in penser damor quandì trovai XXXI- Gli occhi di quella gentil foresetta XXXII- Quando di morte mii conven trar vita XXXIII- Io temo che la mia disaventura XXXIV- La forte e nova mia disaventura CAVALCANTI CAVALCANTI «INDIETRO HOME PAGE«INDIETROHOME PAGE

53 ANALISI DEL TESTO Il sonetto riprende la tecnica del plazer medievale, lelenco cioè di cose situazioni piacevoli: un tema che ha incontrato fortuna anche presso gli altri stilnovisti, come Lapo Gianni (Amor eo chero mia donna in domino) e Dante stesso (Sonar brachetti e cacciatori aizzare; Guido, i vorrei che tu Lapo ed io). Ma il motivo dei trovatori (o di qualche sonetto di Giacomo da Lentini, come Diamante né smiraldo, incentrato sullo stesso tema), viene profondamente rinnovato da Cavalcanti: adesso il catalogo delle cose più belle diventa loccasione per celebrare lassoluta superiorità dellamata, una superiorità che è di natura anzitutto morale: valenza, gentil coraggio,conoscenza, ben. Nei poeti stilnovisti si è infatti modificata la disposizione psicologica. Le loro donne non sono solo belle e virtuose per se stesse; esse diffondono il bene nel mondo, e portano con sé una gioia che è inarrivabile, quanto il cielo è più grande della terra (v.13). Dalle regioni celesti viene lamata cavalcantiana; e lungamente sospirata è la sua apparizione, come vediamo dallaccumulo delle immagini nelle due strofe iniziali. Poi la tensione si scioglie e noi siamo messi di fronte al prodigio, che è anzitutto quello, luminoso, della pura poesia. La struttura del sonetto prevede una netta divaricazione tra le due quartine e le due terzine, tra cui, in funzione di ricapitolazione e di censura, viene fortemente rilevato il pronome ciò (v.9), replicato alla fine del v.11. CAVALCANTI CAVALCANTI LE OPERE BILTÀ DI…. HOME PAGELE OPEREBILTÀ DI….HOME PAGE CONTINUA»

54 Gli otto versi iniziali costituiscono propriamente il primo termine di paragone: gli elementi comparati alla bellezza dellamata sono elencati in frasi con struttura nominale e sintassi coordinativa. I verbi secondo il genere del plazer, sono prevalentemente allinfinito (cantar e ragionar, apar, scender). Più mossa la costruzione degli ultimi sei versi, che sostengono limparagonabilità della donna a ogni evento o oggetto sia pure piacevolissimo: la serie delle proposizioni comparative e consecutive (sì che rasembra vile a chi… v.11, e tanto più… quanto lo ciel… è maggio vv. 12 – 13) sembra trovare un punto fermo nella sentenza conclusiva, enfaticamente isolata, del v.14. Il sonetto è una testimonianza di come gli stilnovisti affinino gli strumenti linguistici e retorici elaborando il loro stile dolce. Sul piano fonico, Cavalcanti valorizza il vocalismo, elemento peculiare della lingua italiana, incentrando su Dio esso il timbro del sonetto: prevalgono le vocali a, i, e, come nel v. 3: cantar daugelli e ragionar damore (con la rima interna cantar/ragionar), o come nel v. 6 e bianca neve scender senza venti, dove si riscontra una forte presenza della consonante -n. Questultima si accompagna invece nel v. 4 alla vocale -i : adorni legni n forte correnti. Fluidità e armonia caratterizzano, in senso melodico, linsieme del componimento. CAVALCANTICAVALCANTI LE OPERE BILTÀ DI... HOME PAGELE OPEREBILTÀ DI...HOME PAGE «INDIETRO

55 ANALISI DEL TESTO La ballata può sembrare la struggente confessione autobiografica di una condizione di esilio e di dolore, percorsa da presagi di morte. Così fu letta in età romantica, quando si amava la poesia come immediato sfogo soggettivo, e aveva larga fortuna la figura del poeta tormentato e sofferente, esule e segnato da un destino di morte. Si legava così la ballata allesilio del poeta a Sarzana, e vi si leggeva la premonizione alla morte ormai prossima. In realtà il collegamento con lesilio è del tutto privo di fondamento: il timore della morte durante un viaggio è un vero e proprio topos letterario, come prova il suo ricorrere anche nella poesia di Lapo Gianni. Non solo ma in generale è scorretto sovrapporre alla poesia medievale gli schemi romantici moderni. Era ignota allora la poesia come confessione e sfogo dellanima: la poesia era esercizio altamente convenzionale e codificato ed escludeva il riferimento a situazioni soggettive, individuali, contingenti (vedi lanalisi del sonetto Voi che per li occhi). Il componimento, quindi, appare regolato da precise norme e convenzioni, che si possono agevolmente ricondurre al sistema letterario della poesia cortese, ed in particolare al sistema tematico-stilistico della produzione cavalcantiana. Ad esempio il motivo della lontananza e della dolorosa separazione dalla donna amata è proprio della tradizione cortese sin dai trovatori provenzali. Più strettamente connesso col sistema cavalcantiano è il motivo del dolore, dellangoscia, della paura, della distruzione fisica e psichica, della morte. Il motivo genera la trama verbale su cui si regge tutta la struttura del discorso poetico. CAVALCANTICAVALCANTI LE OPERE HOME PAGE CONTINUA»LE OPEREHOME PAGECONTINUA»

56 Tipicamente cavalcantiana è poi lobiettivazione dei processi interiori in una serie di entità astratte personificate: la ballatetta in primo luogo, la morte, la vita, gli spiriti, l anima, la voce.queste entità divengono i veri e propri personaggi di una vicenda drammatica molto mossa e intensa: come si è già notato, Cavalcanti non analizza la propria vita interiore, ma la mette in azione, oggettivandola. La struttura portante della vicenda drammatica è il percorso della ballatetta che, come intermediaria, deve raggiungere la donna, portando notizia dei sospiri, del dolore, della paura. Su questo percorsi si profilano ostacoli, la presenza di persone villane e ostili, che potrebbero impedire la missione, accrescendo la sofferenza del poeta. Qui si inserisce la descrizione della condizione dellamante, anche in questo caso affidata a personificazioni, la morte che incalza, la morte che lo abbandona, gli spiriti che discutono in modo contrastante nel cuore. Riprende di qui il motivo del viaggio, ma al personaggio originario, la ballatetta, se ne aggiungono altri: lanima che trema, e che la ballatetta presenta alla dona come sua servente, la voce sbigottita e deboletta, anchessa costretta a staccarsi e allontanarsi de lo cor dolente, e che parla con lanima e con la ballatetta della distruzione dellamante. La vicenda si conclude con lapoteosi della donna: i delegati del poeta, la ballata, lanima, la voce, si diletteranno a stare sempre con lei, e lanima dovrà adorarla sempre. La forma metrica della ballata nella sua piena scorrevolezza musicale accentua gli aspetti dello stile dolce. CAVALCANTI CAVALCANTI LE OPERE HOME PAGE «INDIETROLE OPEREHOME PAGE«INDIETRO

57 ANALISI DEL TESTO Il sonetto reca ulteriori apporti alla definizione dellamore stilnovistico e allimmagine della donna angelicata. Si rifà chiaramente a Guinizzelli, riprendendo il motivo della lode della donna già presente nel sonetto Io voglio del ver la mia donna laudare; anzi, di tale sonetto non solo utilizza le rime in -are e in -ute, ma ripete ben quattro parole in rima, due nelle quartine ( «are», «pare») e due nelle terzine («salute», «vertute»). Da un lato però cadono i paragoni naturali, concreti, che sono propri del sonetto guinizzelliano (la rosa e il giglio, la stella diana, la verde rivera, ecc), e il discorso si fa più astratto e metafisico; dallaltro latteggiamento del poeta risulta qui più radicale nella sublimazione della donna, trasformandola in un essere sovrumano e irraggiungibile. Già linterrogazione iniziale, che racchiude nel suo giro lintera quartina, accentua latmosfera di stupore creata dallapparizione di una creatura miracolosa. Lattacco rimanda al linguaggio biblico, essendo desunto dal Cantico dei cantici «Quae est ista quae progreditur?» ( Chi è questa che avanza?). E poiché lesegesi cristiana nel Medio Evo applicava questi passi biblici a Maria, è evidente che nel sonetto cavalcantiano, la figura della donna è assimilata a quella della Vergine, rafforzando così limpressione di unapparizione sovrannaturale. CAVALCANTI CAVALCANTI LE OPERE CHI È QUESTA… HOME PAGE CONTINUA»LE OPERECHI È QUESTA…HOME PAGECONTINUA»

58 Limpressione è ulteriormente accentuata dallimmagine successiva, fa tremar di chiaritate lare, che richiama il nimbo fulgente che circonda appunto, nelle rappresentazioni del tempo, le figure sovrannaturali; parimenti «sì che parlare/nullomo pote» dà lidea della stupefazione che coglie i mortali dinanzi alle manifestazioni del divino. Però già qui si introduce un elemento profano, la presenza del dio Amore che accompagna la donna, che dal clima mistico riporta allambito consueto della cortesia, ricordando quali quali sono i termini reali del discorso. Il clima mistico è ancora accentuato dallinvocazione a Dio che apre la seconda quartina (O deo ). Ma soprattutto si propone qui un motivo centrale dellesperienza mistica e del suo linguaggio, quello dellineffabilità: la realtà sovrannaturale supera ogni possibilità di linguaggio umano, per cui luomo dinanzi ad essa non può che confessare la sua impotenza. Il tema dellineffabilità percorre tutta la poesia, costituendone la struttura portante (v.6 e v.9), per culminare nellultima terzina, che è tutta dedicata ad esso. Qui il discorso non riguarda solo la poesia, ma viene a toccare direttamente il problema della conoscenza, in senso filosofico e teologico: la mente mortale dichiara la sua sconfitta, lintelligenza delluomo non può raggiungere vertici così alti, non ha tanta «salute» da poter avere conoscenza adeguata della donna. CAVALCANTI CAVALCANTI LE OPERE CHI È QUESTA… HOME PAGE CONTINUA»LE OPERECHI È QUESTA…HOME PAGECONTINUA»

59 A questo punto essa viene davvero assimilata a Dio, lessere infinito ed assoluto, di cui non è possibile per luomo avere conoscenza totale. Cavalcanti conduce ben oltre il processo inaugurato da Guinizzelli, di conferire alla donna le caratteristiche della dvinità e di modellare il culto ad essa tributato sul culto dovuto a Dio. Gli aspetti formali Per quanto concerne lorganizzazione formale del testo, si può rilevare una costruzione a gradini: la poesia è cioè costruita su una serie di riprese interne, per cui il motivo proposto nella prima strofa è ripreso nella seconda, uno proposto nella seconda e ripreso nella terza: Amo che compare al v.3, è richiamato al v.6; nol savria contare del v.6 è ripreso al v.9 Non si porria contar, con un allargamento da unincapacità soggettiva e individuale ad unincapacità generale e assoluta; il paragone tra lumiltà della donna e lira di tutte le altre, vv.7-8, è ripreso al v.10; infine lultima terzina, come si è visto riprende il concetto della seconda. Questo sonetto cavalcantiano, oltre al motivo della lode, mutua da Guinizzelli anche le caratteristiche dello stile dolce: assenza di suoni aspri, di scontri duri di consonanti, di rime rare e difficili; lessico piano, senza termini troppo preziosi e ardite mescolanze linguistiche; ritmo fluido senza spezzature interne al verso e senza enjamblements fortemente inarcati; sintassi lineare senza inversioni, sobrietà nelluso di artefici retorici. CAVALCANTI CAVALCANTI LE OPERE CHI È QUESTA… HOME PAGE «INDIETROLE OPERECHI È QUESTA…HOME PAGE«INDIETRO

60 ANALISI DEL TESTO Si è osservato che la poesia stilnovistica si muove lungo due direttrici tematiche fondamentali: la lode della donna e lesame degli effetti dellamore sul soggetto amante. Nel sonetto Chi è questa che ven, chognom la mira abbiamo visto la prima; in questo sonetto compare la seconda, nei modi particolari in cui è sentita da Cavalcanti: lamore è concepito come una forza cieca, irrazionale, che genera angoscia e dolore nellamante ed ha effetti devastanti sulla sua persona. Infatti la struttura portante del sonetto è costituita da una serie di immagini di violenza distruttiva e di sofferenza: angosciosa v.3, distrugge v.4, dolore v.8, disfatto v.9, colpo v.12, tremendo v.13, morto v.14. Il testo è costruito su un doppio movimento, distribuito fra le quartine e le terzine. Nelle quartine si delinea, sia pur in forme astratte e simboliche, una vera e propria sequenza narrativa, scandita in una serie di microsequenze: 1. la donna con i suoi sguardi trafigge il cuore del poeta e mette in angoscia la mente prima tranquilla; 2. dal piano reale si passa a quello allegorico: Amore viene tagliando con gran forza; 3. Lallegoria amorosa assume le forme di una vicenda bellica; 4. in mano al conquistatore vittorioso restano solo laspetto esteriore delluomo e la sua voce che esprime il suo dolore. CAVALCANTI CAVALCANTI LE OPERE VOI CHE PER… HOME PAGE CONTINUA»LE OPEREVOI CHE PER…HOME PAGECONTINUA»

61 Nelle terzine la stessa vicenda viene ripresa e raccontata una seconda volta, seguendo fasi analoghe, con qualche variazione negli attori del dramma: 1. La virtù dellamore che esce dagli occhi della donna ha disfatto lamante (corrispondenza con la prima microsequenza delle quartine); 2. la virtù damore getta il dardo nel fianco delluomo (microsequenza 2); 3. Lanima si riscuote tremando ( terza parte); 4. Lanima vede il cuore morto nel lato sinistro. In questa vicenda di personaggi astratti ( lamore, lanima, il cuore, gli spiriti, la voce) assumono forma oggettivata i moti interiori del poeta. Possiamo vedere in questo una caratteristica tipica, oltre che della poesia cavalcantiana, anche della lirica amorosa nel Medio Evo. In essa la trattazione dei sentimenti dà origine a una vicenda che vuole essere svincolata da ogni riferimento strettamente personale, da contingenze reali di tempo e di luogo, che aspira ad avere un significato universale e assoluto. Di qui scaturisce la tendenza alloggettivazione che è propria della poesia cavalcantiana: poiché il poeta non confessa se stesso, ma rappresenta sentimenti generali. Troviamo quindi lamore come passione che esclude ogni controllo razionale, che fa soffrire e distrugge lamante, annullando ogni facoltà sensibile e ogni energia vitale. Lannullamento della personalità che ne deriva, ricorda gli effetti dellamore mistico in cui lannientamento è un potenziamento infinito di Dio, qui invece il senso di morte si risolve in cupa e paurosa disperazione. CAVALCANTI CAVALCANTI LE OPERE HOME PAGE «INDIETROLE OPEREHOME PAGE«INDIETRO

62 ANALISI DEL TESTO La pastorella è un genere provenzale, di origine aristocratica, composta per musica e dedicata al cento. Il cavaliere o poeta, che parla in prima persona, racconta di un incontro che egli ha, nel bosco o nei campi e normalmente in primavera, con una contadina o pastorella a cui chiede amore, senza troppe esitazioni. Siamo cioè al di fuori del codice cortese: nella pastorella il tema del desiderio erotico è il centro della poesia. Rispetto alla struttura normalmente dialogata, Cavalcanti predilige un andamento più narrativo, restringendo larea delle battute a botta e risposta; il protagonista è poi identificato fin da subito con lio-poeta, così da attribuire un andamento più personale al componimento. Lamore è rappresentato nella sua immediatezza, come forza naturale dellistinto, ma risulta illanguidito, ambientato come in una serena cornice agreste, con il suo idillio di suoni e colori, come si vede bene dallabbondanza dei diminutivi (bionmdetti e ricciutelli v.3, verghetta v.5, freschetta foglia v.23) che rendono più elegantemente decorativo il quadro della natura e ne sottolineano lirrealtà. Lo stile risulta piano, le rime facili e ripetitive. CAVALCANTI CAVALCANTI LE OPERE NEL BOSCO…. HOME PAGELE OPERENEL BOSCO….HOME PAGE

63 CAVALCANTI CAVALCANTI DONNA ME PREGA HOME PAGEDONNA ME PREGAHOME PAGE AVANTI»

64 CAVALCANTI CAVALCANTI DONNA ME PREGA HOME PAGEDONNA ME PREGAHOME PAGE «INDIETRO AVANTI»«INDIETROAVANTI»

65 Il dramma Lamore CAVALCANTI HOME PAGE CAVALCANTI HOME PAGE

66 IL DRAMMA Caratteristica principale della poesia cavalcantiana è la drammaticità. Il conflitto interiore viene rappresentato in atto, sempre al presente, dato che non esiste storia perché lesperienza è continuamente ripetuta e rivissuta nel suo valore assoluto e universale. I personaggi del dramma sono le passioni stesse ( Amore, Pietà, come nella tradizione cortese, ma anche Paura, Dolore), o le parti del corpo che ne sono soggette, o gli atti che le esprimono (sguardi, voce, sospiri, pensieri), o la Morte in persona, oppure, infine, i frammenti dell io lacerato del poeta, le personificazioni delle funzioni vitali senza più governo, gli spiriti o spiritelli. Questi ultimi sono già presenti saltuariamente nella lirica toscana precedente ( non nei Siciliani), ma Cavalcanti per primo li inserisce in unarticolata drammatizzazione che sarà imitata in varia misura dagli altri Stilnovisti. La drammaticità di questa poetica è associata a uno stile quanto mai dolce, dove spesso la disperazione prende i toni patetici dellautocommiserazione. Si tratta della vera fondazione, dopo le prime ed estemporanee intuizioni del Guinizzelli, di un nuovo linguaggio poetico, che influenzerà lo svolgimento successivo della lirica italiana. CAVALCANTI CAVALCANTI LAMORE E… HOME PAGELAMORE E…HOME PAGE AVANTI»

67 LAMORE Dallaverroismo ( interpretazione di Aristotele secondo il filosofo arabo Averroè) prende sostanza filosofica la concezione pessimistica del Cavalcanti: lAmore è un accidente e non sostanza o essere, secondo la terminologia filosofica antica e medievale, passione che si produce nellanima sensitiva dellinflusso maligno di Marte e della rappresentazione interiore della bellezza della donna. Esso prende poi dimora nellintelletto possibile, e secondo gli averroisti è la facoltà attraverso cui si contempla il vero, al di fuori di ogni passione e oggetto sensibile. Amore dunque - in quanto passione- non può essere conosciuto; diviene anzi ostacolo allattività dellintelletto possibile e quindi alla conoscenza, provocando uno sconvolgimento interiore e un tremendo stato di angoscia.Tutto ciò porta infine allannichilimento ovvero alla morte, perché distrugge le facoltà vitali, o perché toglie alluomo il dominio di sé o lo distrae dalla speculazione. Nella particolare accezione cavalcantiana la morte è un evento morale e intellettuale, quindi non da mettere necessariamente in relazione con latteggiamento sdegnoso di Madonna o con lansia della soddisfazione del desiderio. Essa è pertanto profondamente diversa dalla morte metaforica della tradizione precedente. La poesia amorosa di Guido non si esaurisce tuttavia in una visione angosciosa e tragica. Egli ha portato allo Stilnovo di Guinizzelli anche temi più gioiosi e positivi, dai quali spicca la lode della donna. CAVALCANTI CAVALCANTI LAMORE E…. HOME PAGE CONTINUA»LAMORE E….HOME PAGECONTINUA»

68 Essa è talora paragonata, come nelle prime liriche, agli elementi più gradevoli della natura (Avete no li fior e la verdura) ma più spesso viene considerata in rapporto agli effetti della sua apparizione sullanimo ( Chi è questa che ven, chognom la mira), e la lode di lei si risolve in una dichiarazione di inconoscibilità e ineffabilità che infine approda al tema della donna- angelo ( lultima terzina di Chi è questa che ven…o la ballata Veggio negli occhi de la donna mia ). Ciononostante, in lui lesperienza amorosa non si traduce in vera elevazione, perché lanelito alla perfezione di sé e alla conoscenza è frustrato: la passione con i suoi effetti nefasti impedisce infatti ogni sviluppo spirituale e conoscitivo. Anzi, secondo un passo fondamentale (v.39) della canzone dottrinale Donna me prega…, luomo per effetto dellamore è allontanato dal buon perfetto, dal sommo bene inteso come perfezione razionale.La salute (beatitudine) cavalcantiana non è dunque che una momentanea impressione, legata allapparizione della donna e allassunzione dellimmagine della bellezza ideale, prima dellinesorabile affermarsi della passione. La peculiarità di Cavalcanti sta proprio qui, e qui sta la differenza con lo Stilnovo di Dante, che pure a Guido deve tanto. CAVALCANTI CAVALCANTI LAMORE E… HOME PAGELAMORE E…HOME PAGE «INDIETRO

69 Gli spiriti CAVALCANTI CAVALCANTI HOME PAGEHOME PAGE

70 GLI SPIRITI Per dare voce alle facoltà sensitive, alle funzioni vitali, ai moti dellanima investiti e coinvolti nellesperienza totalizzante damore, Guido Cavalcanti fece ricorso a una teoria fisiologica allora molto diffusa: quella degli spiriti o spiritelli. Essa derivava dal pensiero del medico greco Claudio Galieno ( ), ed era stata rielaborata dal medico e filosofo musulmano Avicenna ( ) e poi dal filosofo aristotelico tedesco Alberto Magno (1206ca.-80) nel trattato De spiritu et respiratione (Il soffio vitale e la respirazione). Secondo questa teoria gli spiriti sono elementi della fisiologia animale e umana, composti di materia sottile e mobile, che sovrintendono alle funzioni vitali dellorganismo tramite il loro movimento. Gli spiriti sono di tre tipi, ciascuno con un diverso grado di sottigliezza. Lo spirito naturale ha origine nel fegato e si propaga nel corpo attraverso le vene provvedendo alla nutrizione. Con un processo di raffinazione da esso si forma lo spirito vitale, che ha sede nel cuore e attraversa il corpo mediante le arterie, provvedendo alla respirazione e alla vita dellorganismo. In seguito ad un ulteriore processo di raffinazione, dallo spirito vitale si forma lo spirito animale. Esso ha sede nel cervello e, muovendosi da un ventricolo allaltro, ne provoca il funzionamento. Lo spirito animale raggiunge gli organi di senso attraverso i nervi: sovrintende così alla trasmissione delle sensazioni al cervello. CAVALCANTI CAVALCANTI HOME PAGEHOME PAGE ALTRI TEMI CONTINUA»ALTRI TEMICONTINUA»

71 Nellaccezione puramente fisiologica e filosofica, la nozione di spirito non ha nulla di personale o animato. Lo spiritus, etimologicamente non è altro che un essenza corporea, benché assai rarefatta, che si propaga attraverso le vene le arterie e i nervi. Che questi spiriti agiscano, combattano, fuggano o addirittura parlino è creazione poetica particolarmente legata alla concezione drammatica cavalcantiana. Ciò risponde anche, però, al carattere generale della cultura e dellarte medievale incline alla figurazione e alla rappresentazione, cui né Guido né Dante né altri si sottrassero. CAVALCANTI CAVALCANTI HOME PAGEHOME PAGE ALTRI TEMIALTRI TEMI «INDIETRO«INDIETRO

72 Cino da Pistoia La vita Le opere Lamore e la donna Altri temi HOME PAGE

73 BIOGRAFIA Cino dei Sigibuldi, nacque a Pistoia tra il 1265 e il 1270, figlio di un nobile pistoiese, Francesco di Guittoncino. Verso il 1290 si recò a Bologna per studiare alluniversità. Nel 1300 fu nominato assessore delle cause civili della sua città, quindi si gettò nelle lotte civili; militante tra i neri fu esiliato nel 1303; potè ritornare a Pistoia dopo la sconfitta dei bianchi nel 1306, e ricevette lincarico di giudice fino al Fautore di Arrigo VII ( come Dante), fu consigliere del conte Ludovico di Savoia durante la fallita ambasceria a Firenze e lo assistette come funzionario al tribunale imperiale di Roma, che doveva decretare lincoronazione di Arrigo VII. Con la morte di questi, Cino uscì definitivamente dalla scena politica e si dedicò ai prediletti studi di giurisprudenza, in cui doveva cogliere la sua maggiore gloria. Esercitò la professione di giurista e,conseguita allo Studio di Bologna la licentia docendi 1314, insegnò nelle università di Siena, Perugia (1326), Napoli ( ),forse anche a Firenze e a Bologna.Poi tornò a Perugia e infine a Pistoia, dove morì nel CINO DA PISTOIACINO DA PISTOIA HOME PAGE CONTINUA»HOME PAGECONTINUA»

74 I passi del De vulgari eloquentia che lo riguardano testimoniano la stima che Dante ebbe di lui come poeta e sul piano personale ( lAlighieri menziona se stesso come amicus eius, di Cino ). I rapporti tra i due poeti sono anche documentati da un nutrito scambio di rime ( Cino scrisse anche una canzone consolatoria per la morte di Beatrice, e infine una in morte dellamico) e da unepistola latina di Dante a Cino complementare alla corrispondenza poetica. Più controversi sono i rapporti col Cavalcanti: ci resta solo un sonetto di Cino, in tono polemico (Quà son le cose vostre chio vi tolgo), in risposta a uno perduto di Guido che lo accusava di plagio. CINO DA PISTOIACINO DA PISTOIA HOME PAGE «INDIETROHOME PAGE«INDIETRO

75 Le opere Ci occuperemo dellopera poetica, ricordando però che Cino da Pistoia ai tempi suoi ebbe fama più chiara e più estesa ( a livello europeo) per la sua copiosa opera di giurista. Il corpus delle sue rime consta di 165 componimenti, oltre a un nutrito gruppo di poesie di attribuzione incerta. Per la maggior parte esse sono di argomento amoroso e di stampo stilnovista, ma non,mancano altri tempi: il plazer rovesciato in senso comico ( come nel sonetto Tutto ciò chaltrui agrada a me disgrada), la poesia politica doccasione ( come nella canzone in morte di ArrigoVII ), i recuperi della vecchia tradizione dellamore cortese. Lo stilnovismo di Cino prende temi e motivi dalla Vita nuova, soprattutto, e dallopera di Cavalcanti. Esso si configura come adesione a una poetica già stabilita nelle sue linee essenziali e come accettazione di uno stile, senza che vi sia un approfondimento concettuale e senza che sia rintracciabile una sua autonoma posizione dottrinale. CINO DA PISTOIACINO DA PISTOIA HOME PAGE CONTINUA»HOME PAGECONTINUA»

76 Cino è immune dalle ansie conoscitive e metafisiche di Dante e Cavalcanti, e nemmeno si può dire che creda fino in fondo, al di là degli schemi e dei motivi ereditati, ad Amore come esperienza trascendentale e universale. La sua riflessione si svolge su un piano più concretamente individuale, che nelle sue prove migliori si realizza per mezzo di un realismo psicologico nuovo: egli si propone così come poeta della Memoria e della confessione autobiografica, lungo una strada che porterà al Petrarca ( debitore a Cino in molti luoghi del Canzoniere). CINO DA PISTOIACINO DA PISTOIA HOME PAGEHOME PAGE «INDIETRO«INDIETRO CONTINUA»CONTINUA»

77 La memoria Lamore e la donna CINO DA PISTOIACINO DA PISTOIA HOME PAGEHOME PAGE

78 LA MEMORIA Tutta la concezione di Cino da Pistoia si fonda su una forma interiore di ragionamento del piacere che si realizza nella speranza di cui la vista della donna è seme: un ragionare che è peraltro da intendersi come un discorrere della mente che non si può intendere come immediato atto espressivo. Cino non possiede unida unitari, centrale, organica, ma la sua poetica è laddizione di tematiche e concezioni della più varia specie. Il ragionamento di Cino ha in sé qualcosa di occasionale: si svolge di tema in tema di concetto in concetto, senza determinarsi in un organismo sistematico. Tuttavia egli segue una facoltà esterna allo svolgimento concettuale, ma pur sempre feconda di risoluzioni morali: la memoria: Tutto è visto nel gioco di specchi della mente, tutto il suo mondo è passato attraverso i filtri del suo ripensamento, si dispone nel tempo attraverso il processo del discorso stesso ( De Robertis). La memoria amorosa porge a Cino meticolosi sussidi visivi e psicologici. Non è ancora una memoria svincolata da un processo ragionativo dentro, e affidata ad un immediato rampollare di sembianze, perché allora sarammo al Petrarca; ma sè già fatto un notevole passo avanti. CINO DA PISTOIACINO DA PISTOIA HOME PAGEHOME PAGE LAMORE E…LAMORE E… CONTINUA»CONTINUA»

79 Cino ha liquidato il Dolce stile in ciò che era orgogliosa conquista di un nuovo metodo conoscitivo dellamore, e ha anticipato una poesia della memoria pura; in questa direzione, Cino travalica i termini di tempo storico stilnovistico per affacciarsi confusamente agli esordi della stagione petrarchesca. Il linguaggio di Cino è solitamente solitamente spoglio di quella aggraziata levità chera dei suoi amici di Firenze; ma riguardava quelle aeree forme quando limmagine scaturisce dal fantasioso donneare della memoria. Non esiste nei suoi versi una rappresentazione concreta: anche le figurazioni che potrebbero scaturire da un disegno interiore, sono nate, in realtà dal gioco della memoria. CINO DA PISTOIA LAMORE E …. HOME PAGECINO DA PISTOIALAMORE E ….HOME PAGE «INDIETRO«INDIETRO AVANTI»AVANTI»

80 Lamore e la donna Negli anni giovanili Cino dimorò a Firenze, e qui nacque la sua dimestichezza con Dante che gli anni desilio delluno e dellaltro dovettero col tempo diradare se non disperdere. Del resto egli continuava a poetare stilnovisticamente in un periodo in cui lAlighieri aveva intrapreso altra strada ( De vulgari eloquentia ). Pistoia fu città ricca di attività culturali, ma Cino guarda Firenze con la volontà di distinguersi dai fiorentini con una sua dottrina dellamore che in effetti ha, pur con tante auscultazioni dei moduli espressivi dei suoi più anziani colleghi. Cino ragiona sulle cause interiori dellamore in quanto diletto dellanima che è alimentato dallo sguardo in una successione vista della donna- discorrere della mente, espressione della parola poetica, ma non ha la rigorosa coerenza ragionativa di Cavalcanti così come non ne eredita lavventura averroistica e il ferreo razionalismo. Così che spesso, trascorrendo da una rima allaltra, si noterà che accetta o semplicemente accenna a percorsi diversi suggeriti da una fenomenologia memorialistica che lo fa andare indietro nel tempo o lo ferma a contemplare la bellezza della donna vicina o a ricostruirsi le sembianze se essa è lontana. CINO DA PISTOIACINO DA PISTOIA LAMORE E... HOME PAGELAMORE E...HOME PAGE «INDIETRO

81 Lo stilnovismo di Cino CINO DA PISTOIA HOME PAGECINO DA PISTOIAHOME PAGE

82 Lo stilnovismo di Cino Nella lingua di Cino non si notano la levità, il grado di dolcezza dei fiorentini, e non mancano arcaismi che questi avrebbero rifiutato, e assenze di melodie delicate, di una vera suavitas espressiva. Il suo figurare è sovente impacciato, generico, e la mancanza di storia interna del canzoniere favorisce le replicazioni, i ritorni allindietro, talvolta le ambiguità. I momenti migliori risiedono nel descrittivismo fisionomico o in taluni aerei scorci di paesaggi naturali, come nella ballata Io guardo per li prati ogni fior bianco, immagini anche di colori non aggraziati come nel cavalcantiano Biltà di donna e di saccente core ma pur sempre significativi. Un ulteriore elemento arricchisce, per merito di Cino, il quadro della Toscana letteraria: con Cino lalta cultura universitaria fa il suo ingresso nella poesia italiana. Questo collegamento tra il mondo degli studi giuridici e quello della letteratura militante resterà per il momento senza eguali, non perché manchino notai o giuristi che pratichino la poesia, ma perché nessuno può vantare meriti canonistici e privatistici del dotto professore universitario che egli fu. E ancora un elemento che accomuna il pistoiese ai fiorentini: la partecipazione alla politica, una combattività che gli frutterà lesilio. CINO DA PISTOIA ALTRI TEMI HOME PAGECINO DA PISTOIAALTRI TEMIHOME PAGE

83 ANALISI DEL TESTO Le prime due stanze pongono il tema-chiave della partenza: lo vediamo nei vv. 9,12 e 17; e poi con leggera variazione, torna nella strofa seguente (divide, v.23 e diviso v.24) e nel son tanto / lontan dei versi Esso si muta nellaltro motivo saliente della perdita: ho perduta la morosa vista, v. 40, dove significativamente si riprende la vista del v.1. Su queste basi cresce questa canzone, dove troviamo i motivi più caratteristici della produzione di Cino da Pistoia: la dolcezza, il ricordo e il dolore. Questo componimento e i vari motivi che gli danno vita (amore personificato, linvocazione del morire, il tornare dellanimo dopo la morte, presso lamata), ci riportano alla celebre ballata di Cavalcanti (Perchi no spero di tornar giammai), che costituisce il modello di Cino. Simile è infatti la struttura dei due testi. Entrambi sono costruiti per accumulo di immagini: una corata mestizia si espande e progressivamente si approfondisce fino alla finale invocazione di morte. CINO DA PISTOIACINO DA PISTOIA LE OPERE LA DOLCE VISTA…. HOME PAGELE OPEREHOME PAGE CONTINUA»

84 In Cino però la dolente malinconia non porta, come in Cavalcanti, alla rarefazione della realtà; nonostante gli inserti dialogici, la sua poesia perde in vivezza drammatica, anche se acquista, forse, in tono elegiaco. Nel testo opera un saldo tessuto retorico, con la sua rete di apostrofi, antitesi e ossimori. Un suggestivo alone di musicalità, si crea mediante linsistita anafora di amore, lartificio delle coblas capfinidas, gli enjembements, e ancora grazie al sapiente impiego di rime interne, inversioni, allitterazioni. CINO DA PISTOIACINO DA PISTOIA LE OPERE LA DOLCE VISTA… HOME PAGELE OPEREHOME PAGE «INDIETRO CONTINUA»«INDIETROCONTINUA»

85 LA MALINCONIA DI CINO I principali topoi della lirica stilnovistica sono tutti presenti nel componimento Lad dolce vista e l bel guardo soave. Ma quel che più importa rilevare è loraganizzazione retorico-stilistica del testo. In effetti questa canzone è incentrata sullespressione effusiva, malinconica, lamentosa del proprio stato interiore e sulla ripetuta, monotona invocazione ad Amore interlocutore ideale del lirismo ciniano. Il motivo centrale più volte ribadito e variato può essere così espresso: la felicità che io provavo quando ero presso la donna mia, collallontanamento da lei si è tramutata in continuo dolore, sicchè io continuo a lamentarmi e desidero piuttosto morire, per congiungermi idealmente con lei, che continuare a vivere in tale stato. Questa è la situazione sentimentale da cui prende spunto il testo e su cui si innestano come variazioni alcuni motivi particolari. Si noterà come essa si fondi su una duplice antitesi: un tempo (felicità) / ora (infelicità) / in futuro (pietà), che dà il via agli opposti atteggiamenti i dolente ricordo del tempo felice e di mesta speranza in una futura consolazione. CINO DA PISTOIACINO DA PISTOIA LE OPERE LA DOLCE VISTA… HOME PAGELE OPEREHOME PAGE «INDIETRO

86 La presentazione è stata svolta da: Maggiore Analia & Sandrin Lorenza SI RINRAZIA il professore LUIGI GAUDIO per lattenzione e la pazienza dimostrata. EXIT

87 Donna me prega, - per ch'eo voglio dire d'un accidente - che sovente - è fero ed è si altero - ch'è chiamato amore: sì chi lo nega - possa 'l ver sentire! 05 Ed a presente - conoscente - chero, perch'io no sper - ch'om di basso core a tal ragione porti canoscenza: ché senza - natural dimostramemto non ho talento - di voler provare 10 là dove posa, e chi lo fa creare, e qual sia sua vertute e sua potenza, l'essenza - poi e ciascun suo movimento, e 'l piacimento - che 'l fa dire amare, e s'omo per veder lo pò mostrare. Donna me prega CAVALCANTICAVALCANTI LE OPERE HOME PAGE CONTINUA»LE OPEREHOME PAGECONTINUA»

88 15 In quella parte - dove sta memora prende suo stato, sì formato,come diaffan da lume, - d'una scuritate la qual da Marte - vène, e fa demora; elli è creato - ed ha sensato nome, 20 d'alma costume -e di cor volontate. Vèn da veduta forma che s'intende, che prende - nel possibile intelletto, come in subietto, - loco e dimoranza. In quella parte mai non ha pesanza 25 perché da qualitate non descende: resplende - in sé perpetual effetto; non ha diletto ma consideranza; sì che non pote largir simiglianza. CAVALCANTI CAVALCANTI LE OPERE HOME PAGE «INDIETRO CONTINUA»LE OPEREHOME PAGE«INDIETROCONTINUA»

89 Non è vertute, - ma da quella vène 30 ch'è perfezione - (ché si pone - tale), non razionale, - ma che sente, dico; for di salute - giudicar mantene, ch la 'ntenzione - per ragione - vale: discerne male - in cui è vizio amico. 35 Di sua potenza segue spesso morte, se forte - la vertù fosse impedita, la quale aita - la contraria via: non perché oppost' a naturale sia; ma quanto che da buon perfetto tort'è 40 per sorte, non pò dire om ch'aggia vita, ché stabilita non ha segnoria. A simil pò valer quand'om l'oblia. CAVALCANTICAVALCANTI LE OPERE HOME PAGE «INDETRO CONTINUA»LE OPEREHOME PAGE«INDETROCONTINUA»

90 L'essere è quando lo voler è tanto ch'oltra misura - di natura -torna, 45 poi non s'adorna- di riposo mai. Move, cangiando color, riso in pianto, e la figura - co paura -storna; poco soggiorna; - ancor di lui vedrai che 'n gente di valor lo più si trova. 50 La nova- qualità move sospiri, e vol ch'om miri - 'n non formato loco, destandos' ira la qual manda foco (Imaginar nol pote om che nol prova), né mova - già però ch'a lui si tiri,55 e non si giri - per trovarvi gioco: né cert'ha mente gran saver né poco. CAVALCANTI CAVALCANTI LE OPERE HOME PAGE «INDIETRO CONTINUA»LE OPEREHOME PAGE«INDIETROCONTINUA»

91 De simil tragge - complessione sguardo che fa parere lo piacere - certo: non pò coverto - star, quand'è sì giunto. 60 Non già selvagge - le bieltà son dardo, ché tal volere - per temere - è sperto: consiegue merto - spirito ch'è punto. E non si pò conoscer per lo viso: compriso -bianco in tale obietto cade; 65 e, chi ben aude, -forma non si vede: dungu' elli meno, che da lei procede. For di colore, d'essere diviso, assiso 'n mezzo scuro, luce rade, For d'ogne fraude - dico, degno in fede, 70 che solo di costui nasce mercede. CAVALCANTI CAVALCANTI LE OPERE HOME PAGE «INDIETRO CONTINUA»LE OPEREHOME PAGE«INDIETROCONTINUA»

92 Tu puoi sicuramente gir, canzone, là 've ti piace, ch'io t'ho sì adornata ch'assai laudata - sarà tua ragione da le persone - c'hanno intendimento: 75 di star con l'altre tu non hai talento. CAVALCANTI CAVALCANTI LE OPERE HOME PAGE «INDIETRO AVANTI»LE OPEREHOME PAGE«INDIETROAVANTI»

93 Biltà di donna e di saccente core sonetto Biltà di donna e di saccente core e cavalieri armati che sien genti; cantar d'augilli e ragionar d'amore; 04 adorni legni 'n mar forte correnti; aria serena quand' apar l'albore e bianca neve scender senza venti; rivera d'acqua e prato d'ogni fiore; 08 oro, argento, azzuro 'n ornamenti: ciò passa la beltate e la valenza de la mia donna e 'l su' gentil coraggio, 11 sì che rasembra vile a chi ciò guarda; e tanto più d'ogn' altr' ha canoscenza, quanto lo ciel de la terra è maggio. 14 A simil di natura ben non tarda. CAVALCANTICAVALCANTI LE OPERE HOME PAGE AVANTI»LE OPEREHOME PAGEAVANTI»

94 Chi è questa che vèn qhognom la mira sonetto Chi è questa che vèn, ch'ogn'om la mira, che fa tremar di chiaritate l'âre e mena seco Amor, sì che parlare 04 null'omo pote, ma ciascun sospira? O Deo, che sembra quando li occhi gira, dical' Amor, ch'i' nol savria contare: contanto d'umiltà donna mi pare, 08 ch'ogn'altra ver' di lei i' la chiam' ira. Non si poria contar la sua piagenza, ch'a le' s'inchin' ogni gentil vertute, 11 e la beltate per sua dea la mostra. Non fu sì alta già la mente nostra e non si pose 'n noi tanta salute, 14 che propiamente n'aviàn conoscenza. CAVALCANTICAVALCANTI LE OPERE HOME PAGE AVANTI»LE OPEREHOME PAGEAVANTI»

95 Veggio negli occhi de la donna mia un lume pien di spiriti d'amore, che porta uno piacer novo nel core, sì che vi desta d'allegrezza vita. 05 Cosa m'aven, quand' i' le son presente, ch'i' non la posso a lo 'ntelletto dire: veder mi par de la sua labbia uscire una sì bella donna, che la mente comprender no la può, che 'mmantenente 10 ne nasce un'altra di bellezza nova da la qual par ch'una stella si mova e dica: - La salute tua è apparita. Là dove questa bella donna appare s'ode una voce che le vèn davanti 15 e par che d'umiltà il su' nome canti sì dolcemente, che, s'i' 'l vo' contare, sento che 'l su' valor mi fa tremare; e movonsi nell'anima sospiri che dicon: - Guarda; se tu coste' miri, 20 vedra' la sua vertù nel ciel salita -. CAVALCANTI LE OPERE HOME PAGE

96 Voi che per li occhi mi passaste 'l core e destaste la mente che dormia, guardate a l'angosciosa vita mia, 04 che sospirando la distrugge Amore. E vèn tagliando di sì gran valore, che' deboletti spiriti van via riman figura sol en segnoria 08 e voce alquanta, che parla dolore. Questa vertù d'amor che m'ha disfatto da' vostr' occhi gentil' presta si mosse: 11 un dardo mi gittò dentro dal financo. Si giunse ritto 'l colpo al primo tratto, che l'anima tremando si riscosse 14 veggendo morto 'l cor nel lato manco. Voi che per gli occhi mi passaste l core CAVALCANTI LE OPERE HOME PAGE AVANTI

97 In un boschetto trova' pasturella più che la stella - bella, al mi' parere. Cavelli avea biondetti e ricciutelli, e gli occhi pien' d'amor, cera rosata; 05 con sua verghetta pasturav' agnelli; [di]scalza, di rugiada era bagnata; cantava come fosse 'namorata: er' adornata - di tutto piacere. D'amor la saluta' imaantenente 10 e domaandai s'avesse compagnia; ed ella mi rispose dolzemente che sola sola per lo bosco gia, e disse: - Sacci, quando l'augel pia, In un boschetto trovà pasturella CAVALCANTI CAVALCANTI LE OPERE HOME PAGE CONTINUALE OPEREHOME PAGECONTINUA

98 allor disïa - 'l me' cor drudo avere -.15 Po' che mi disse di sua condizione e per lo bosco augelli audìo cantare, fra me stesso diss' I': - Or è stagione di questa pasturella gio' pigliare -. Merzé le chiesi sol che di basciare 20 ed abracciar, - se le fosse 'n volere. Per man mi prese, d'amorosa voglia, e disse che donato m'avea 'l core ; menòmmi sott' una freschetta foglia, là dov'i' vidi fior' d'ogni colore; 25 e tanto vi sentìo gioia e dolzore, che 'l die d'amore - mi parea vedere. CAVALCANTI CAVALCANTI LE OPERE HOME PAGE AVANTILE OPEREHOME PAGEAVANTI

99 I' vegno 'l giorno a te 'nfinite volte e trovoti pensar troppo vilmente: molto mi dòl della gentil tua mente 04 e d'assai tue vertù che ti son tolte. Solevanti spiacer persone molte; tuttor fuggivi l'annoiosa gente; di me parlavi sì coralemente,08 che tutte le tue rime avie ricolte. Or non ardisco, per la vil tua vita, far mostramento che tu' dir mi piaccia, 11 né 'n guisa vegno a te, che tu mi veggi. Se 'l presente sonetto spesso leggi, lo spirito noioso che ti caccia 14 si partirà da l'anima invilita. I vegno il giorno a te infinite volte CAVALCANTI LE OPERE HOME PAGE


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