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Seminario sulla Teoria della Conoscenza – Roma 15.03.2001 La naturalizzazione dellepistemologia Carlo Cellucci 1.

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1 Seminario sulla Teoria della Conoscenza – Roma La naturalizzazione dellepistemologia Carlo Cellucci 1

2 Dovendo parlare di naturalizzazione dellepistemologia è naturale che io cominci col precisare che cosa intendo con questa espressione. Per naturalizzazione dellepistemologia intendo la trattazione della conoscenza come un fenomeno naturale, al pari degli altri fenomeni naturali. Perciò per epistemologia naturalizzata intendo la concezione secondo cui la conoscenza è un fenomeno naturale, al pari degli altri fenomeni naturali. Vi sono vari tipi di epistemologia naturalizzata. Lepistemologia naturalizzata di tipo analitico ha il suo iniziatore in Quine, con il suo articolo Epistemology Naturalized contenuto nel suo libro Ontological Relativity and Other Essays (1969). Da ultimo Quine è ritornato sulla questione nel suo libro From Stimulus to Science (1995). 2

3 Secondo Quine, lepistemologia naturalizzata studia un fenomeno naturale, cioè un soggetto fisico umano. A questo soggetto umano è dato un certo input sperimentalmente controllato – per esempio, una certa gamma di irradiazioni di frequenze assortite – e a tempo opportuno quel soggetto produce come output una descrizione del mondo esterno tridimensionale e della sua storia. La relazione tra il magro input e il torrenziale output è una relazione che siamo spinti a studiare per le stesse ragioni che sempre ci hanno spinto allepistemologia; cioè, per vedere quale relazione levidenza abbia con la teoria, e in quali modi la teoria della natura trascenda qualunque evidenza disponibile. 3

4 Ma il modo in cui Quine presenta lepistemologia naturalizzata è insoddisfacente, perché le teorie scientifiche non sono il prodotto di un singolo soggetto fisico umano, bensì il risultato dellinterazione di migliaia o centinaia di migliaia di soggetti fisici umani tra di loro e con il mondo esterno. Perciò, dicendo che il compito dellepistemologia naturalizzata è quello di mostrare come a un singolo soggetto fisico umano sia dato un input sperimentalmente controllato e a tempo opportuno produca come output una descrizione del mondo esterno tridimensionale, Quine non rende conto del carattere della conoscenza scientifica. La conoscenza scientifica è un fenomeno complesso, in cui interviene un interscambio di più soggetti fisici tra loro e con il mondo esterno. Perciò essa non può essere spiegata in termini del rapporto tra il magro input e il torrenziale output di un singolo soggetto fisico umano. Lepistemologia naturalizzata di Quine è semplicemente una continuazione dellepistemologia cartesiana, cioè di quel tipo di epistemologia avviata da Cartesio che interpreta la conoscenza in termini dellattività di un singolo soggetto conoscente. 4

5 Le cose non migliorano se si considerano formulazioni più recenti dellepistemologia naturalizzata di tipo analitico, come quella del libro di Penelope Maddy, Second Philosophy (2007). Di tale libro Michael Liston ha scritto: Esso rappresenta la migliore esplorazione e difesa del naturalismo che io conosca. Dunque, secondo Liston, si tratta quanto meno di un libro molto rappresentativo della recente epistemologia naturalizzata di tipo analitico. 5

6 Ora, secondo Maddy lepistemologo naturalizzato è colui che comincia dalla percezione del senso comune e passa di lì allosservazione sistematica, alla sperimentazione attiva, alla formazione di teorie e controllo delle teorie, provvedendo sempre nel contempo a valutare, correggere e migliorare i propri metodi, mano a mano che procede. Confrontiamo la descrizione di Maddy dellepistemologo naturalizzato con la descrizione dellattività dello scienziato che viene data in un manuale di biologia, P.B. Weisz, Elements of Biology. Scrive Weisz: Tutta la scienza comincia con losservazione. Poi si vede che losservazione presenta un problema. Quindi si congettura quale potrebbe essere la risposta al problema, cioè si passa a postulare unipotesi. Successivamente si procede alla sperimentazione. La funzione di ogni esperimento è controllare la validità di una congettura scientifica. Infine si arriva alla formulazione di una teoria. Le due descrizioni sono estremamente simili. Dunque, dal confronto tra esse, appare chiaro che, per Maddy, lepistemologo naturalizzato è lo scienziato, e lepistemologia naturalizzata è la scienza. 6

7 Quine e Maddy hanno in comune unidea di fondo, cioè che la scienza basta a se stessa e non ha alcun bisogno della filosofia. Si tratta di unidea di chiara impronta positivistica che è ricorrente nella filosofia analitica. Già il Wittgenstein del Tractatus affermava che la totalità delle proposizioni vere è lintera scienza naturale. Perciò il metodo corretto in filosofia sarebbe propriamente questo: non dire nulla tranne ciò che può essere detto, cioè le proposizioni della scienza naturale, cioè qualcosa che non ha nulla a che fare con la filosofia. Ma, se la scienza basta a se stessa, allora lepistemologia diventa superflua: è completamente esaurita dalla normale attività scientifica. Perciò lepistemologia naturalizzata di tipo analitico è il de profundis dellepistemologia. 7

8 Lepistemologia naturalizzata, invece, non è superflua se la si intende come la concezione secondo cui la conoscenza è un fenomeno naturale, al pari degli altri fenomeni naturali. Compito di unepistemologia naturalizzata intesa in questo modo è rispondere alle domande: 1)Quale ruolo svolge la conoscenza nella vita di tutti gli organismi? 2)Come nasce e si sviluppa la conoscenza? 3)Con quali mezzi la si può potenziare? Questo delinea un programma per lepistemologia naturalizzata molto diverso da quelli di Quine e Maddy. 8

9 Per vederlo, basta considerare che Quine afferma che un dominio normativo dellepistemologia sopravvive alla conversione al naturalismo, cioè quello che riguarda larte di fare congetture, o di trovare ipotesi. Infatti, creare buone ipotesi è unarte creativa, è larte della scienza. Anche il matematico si imbatte nelle sue dimostrazioni con lintuizione non regolata e la buona fortuna. Perciò larte di trovare ipotesi non può essere naturalizzata. Dicendo che un dominio dellepistemologia, quello che riguarda larte di fare congetture, o di trovare ipotesi, sopravvive, e quindi è irriducibile, alla conversione al naturalismo, Quine esclude dallambito dellepistemologia naturalizzata il problema 2) come nasce e si sviluppa la conoscenza, e il problema 3) con quali mezzi si può potenziare la conoscenza. Inoltre, Quine afferma che il dominio dellepistemologia che riguarda larte di trovare ipotesi è un dominio normativo. Cercherò di far vedere che, invece, i problemi 2) e 3) sono centrali per lepistemologia naturalizzata, e che essi non sono un dominio normativo, bensì un dominio descrittivo, dellepistemologia. 9

10 Allepistemologia naturalizzata, intesa nel senso del programma che ho formulato poco fa, si possono attribuire più padri, ma uno di essi è senzaltro Spencer. Spencer si pone in posizione fortemente critica nei confronti di Kant riguardo alla priori. Egli afferma, infatti, che dire che spazio e tempo sono forme della sensibilità è tanto ripugnante per il senso comune quanto qualunque altra proposizione si possa formulare. I termini verità a priori e verità necessaria non vanno interpretati nel senso di Kant come implicanti cognizioni completamente indipendenti dallesperienza, bensì come implicanti cognizioni che sono state rese organiche dallimmensa accumulazione di esperienze, ricevute in parte dallindividuo ma principalmente da tutti gli individui ancestrali i cui sistemi nervosi egli eredita. Tali cognizioni, sebbene indipendenti dalle esperienze dellindividuo, non sono indipendenti dallesperienza in generale, ma sono state stabilite attraverso le esperienze accumulate da organismi precedenti. Quindi esse sono a priori rispetto allindividuo ma a posteriori rispetto a quellintera serie di individui di cui egli costituisce lultimo termine. Cioè, sono a posteriori rispetto alla specie. 10

11 Lepistemologia naturalizzata di Spencer ha avuto una certa fortuna nell800, ma ha subito una quasi totale eclissi nei primi decenni del 900. Lapproccio di Spencer è stato ripreso solo nel 1941 da Konrad Lorenz, nel suo articolo, La dottrina kantiana della priori e la scienza naturale delluomo. Stranamente, però, Lorenz non cita Spencer né in quellarticolo né in opere successive. Questo forse è dovuto al fatto che tra Lorenz e Spencer vi è una differenza rispetto alla priori. Mentre Spencer è fortemente critico della concezione kantiana della priori, Lorenz si pone in un rapporto di continuità con essa. Considera la propria concezione come un completamento di quella kantiana. 11

12 Lorenz afferma che le forme a priori del pensiero e dellintuizione umana non sono altro che funzioni organiche. Esse non si sviluppano daccapo in ciascun essere umano come risultato dellesperienza individuale, ma sono uneredità filogenetica antica, e perciò, dal punto di vista dellindividuo, sono qualcosa che esiste a priori. Esse sono unacquisizione del mondo organico sviluppata storicamente, la quale rappresenta un adattamento a condizioni esterne, così che la sua forma è stata dettata da quelle condizioni. Perciò, da un punto di vista filogenetico, le strutture innate dellesperienza sorsero a posteriori. Kant è stato il grande scopritore delle nostre forme innate del pensiero e dellintuizione. Ma egli non ha detto nulla sullorigine delle forme a priori. Perciò la sua teoria va completata riconoscendo che le forme a priori sono state acquisite attraverso la creazione organica nel corso di una storia filogenetica. Dunque, sono a posteriori rispetto alla specie. 12

13 Al riguardo vale la pena di osservare che, mentre matematici e fisici sono generalmente critici della concezione di Kant della priori, molti scienziati della vita hanno, come Lorenz, un atteggiamento benevolo nei suoi confronti. Addirittura Boncinelli afferma che Kant è il più grande biologo … che sia mai esistito. Per quanto riguarda il problema della conoscenza egli ha avuto delle intuizioni fondamentali che sono state poi avallate dalla scienza del Novecento. Lepistemologia naturalizzata di Spencer e Lorenz, però, è problematica per almeno due ragioni. 13

14 1) Se la conoscenza a priori è essenziale per la sopravvivenza di ogni singolo individuo, e le strutture innate dellesperienza sorsero a posteriori, come è stata possibile la sopravvivenza dei nostri più lontani progenitori, che non godevano delle esperienze accumulate da organismi precedenti? Dal punto di vista di Spencer e Lorenz la loro sopravvivenza è un fatto inspiegabile e miracoloso. 14

15 2) Lapproccio di Spencer e Lorenz implica che noi abbiamo capacità inferiori a quelle dei nostri più remoti progenitori. Mentre i nostri più remoti progenitori furono capaci di derivare le forme a priori e le rispettive proprietà dallesperienza – per esempio, furono capaci di derivare il quinto postulato di Euclide dallesperienza – noi non siamo più capaci di farlo. Infatti quelle forme, che per loro erano a posteriori, per noi sono a priori, e quindi non sono derivabili dallesperienza. Ma questo è implausibile perché non vi è alcuna prova che noi non siamo in grado di fare quello che i nostri più remoti progenitori sapevano fare. 15

16 Unepistemologia naturalizzata essenzialmente diversa da quella di Spencer e Lorenz è stata sviluppata da Popper. Mentre Spencer e Lorenz sostengono che le forme a priori sorsero originariamente a posteriori, Popper afferma che: Tutto quello che sappiamo è geneticamente a priori. Dire, come fa Konrad Lorenz, che la conoscenza kantiana innata, a priori era in origine conoscenza percettiva con la quale noi ora nasciamo perché labbiamo ereditata dai nostri antenati – significa ignorare la fondamentale ed estremamente importante intuizione di Kant, che la conoscenza percettiva è impossibile senza la conoscenza a priori. Contrariamente a quanto afferma Kant, però, tutta la conoscenza è a priori, geneticamente a priori, nel suo contenuto. Solo leliminazione delle ipotesi è a posteriori, il conflitto tra le ipotesi e la realtà. In questo soltanto consiste la componente empirica della nostra conoscenza. Inoltre, contrariamente a quanto afferma Kant, la conoscenza a priori non è necessaria, nel senso di non ipotetica ma apodittica, ma ha un carattere ipotetico (o congetturale), è solo geneticamente a priori e non valida a priori; non necessaria a priori, non apodittica. 16

17 Lapproccio di Popper risolve la difficoltà di Spencer e Lorenz che, se la conoscenza a priori è essenziale per la sopravvivenza di ogni singolo individuo, non si spiega come sia stata possibile la sopravvivenza dei nostri più remoti progenitori, che non godevano delle esperienze accumulate da organismi precedenti. Contro Spencer e Lorenz, giustamente Popper afferma che la priori non è mai stato a posteriori, e contro Kant giustamente afferma che la priori non ha carattere di necessità ma consiste di ipotesi. Tuttavia la posizione di Popper presenta numerosi difetti, che ora elencherò. Dallanalisi di tali difetti emergerà un approccio allepistemologia naturalizzata alternativo a quello di Popper. 17

18 Primo difetto della posizione di Popper Un primo difetto della posizione di Popper è che essa è problematica riguardo allorigine delle ipotesi. Infatti, Popper sostiene che, nel trovare le ipotesi, linduzione non può svolgere alcun ruolo, perché non esiste una cosa come linduzione. Per sostenerlo, egli afferma che il 99 per cento della conoscenza di tutti gli organismi è innata e incorporata nella nostra costituzione biochimica. E il 99 per cento della conoscenza che Kant considera essere a posteriori ed essere dati che sono dati a noi attraverso i sensi, in realtà non è a posteriori ma a priori. Anzi, secondo Popper, non solo il 99 per cento, ma addirittura il 99.9 per cento della conoscenza di tutti gli organismi è innata. Infatti, egli afferma che la nostra conoscenza è al 99 per cento, o al 99.9 per cento, biologicamente innata. 18

19 Perciò, secondo Popper, sostanzialmente tutta la conoscenza risale a conoscenza innata e a sue modifiche. Conoscenza innata, ma non certa. Non esiste conoscenza certa, tutta quella che esiste è conoscenza congetturale. Per Popper, poiché il 99.9 per cento della nostra conoscenza è innata e a priori, essa non è il risultato dellosservazione e quindi non può ottenersi per induzione. 19

20 Secondo Popper, la conoscenza innata e a priori non si ottiene mediante linduzione ma con il metodo dei tentativi e delleliminazione degli errori: proponendo in via di tentativo varie possibilità, ed eliminando quelle che non sembrano adeguate. I tentativi corrispondono alla formazione di ipotesi in competizione; e leliminazione degli errori corrisponde alleliminazione o confutazione di teorie mediante controlli. Secondo Popper, questo è il metodo con il quale si risolvono tutti i problemi, ed è anche il metodo usato dagli organismi viventi nel processo delladattamento. Il singolo organismo incorpora in un unico corpo, per così dire, i controlli sviluppati durante levoluzione del suo phylum, e a sua volta esso e il suo comportamento sono entrambi tentativi, che possono essere eliminati per eliminazione degli errori. 20

21 Secondo difetto della posizione di Popper Ma qui emerge un secondo difetto della posizione di Popper. Dire, come fa Popper, che, per trovare le ipotesi, noi non procediamo mediante linduzione bensì con il metodo dei tentativi ed errori, è in contrasto col fatto che, come lo stesso Popper riconosce, il successo del metodo per tentativi ed errori dipende in grandissima parte dal numero e dalla varietà dei tentativi: quanti più ne facciamo, tanto più è probabile che uno dei nostri tentativi riuscirà. Dicendo che, quanti più tentativi facciamo, tanto più è probabile che uno dei nostri tentativi riuscirà, Popper fa dipendere il successo del suo metodo proprio da quellinduzione che, secondo lui, non svolge alcun ruolo nel trovare le ipotesi, anzi addirittura non esiste. 21

22 Inoltre, dicendo che il successo del suo metodo dipende in grandissima parte dal numero e dalla varietà dei tentativi, Popper rende inspiegabile il successo delle teorie scientifiche. Infatti, il numero delle ipotesi o teorie possibili su qualsiasi argomento è virtualmente illimitato, mentre il numero e la varietà dei tentativi che un organismo può effettuare è, a causa dei suoi limiti fisici e temporali, estremamente ristretto. Perciò se si procedesse, come vuole Popper, per tentativi ed errori, cioè a tentoni, alla cieca, allora la probabilità di successo di una teoria scientifica – qualsiasi teoria scientifica – sarebbe estremamente bassa. Non si spiegherebbe come mai, invece, i tentativi degli organismi di formulare ipotesi sono spesso coronati da successo, cioè portano a ipotesi plausibili. Questo si spiega solo se la ricerca delle ipotesi non procede a tentoni, alla cieca, ma è guidata razionalmente. 22

23 Popper afferma che il metodo per tentativi ed errori è lunico metodo che abbiamo, perché latto del concepire o inventare una teoria non sembrarichiedere unanalisi logica né esserne suscettibile. A suo parere, ogni scoperta contiene un elemento irrazionale. Ma, paradossalmente, per spiegare il successo delle ipotesi o teorie scientifiche, Popper avrebbe bisogno proprio di una spiegazione razionale del processo della scoperta, cioè di quella spiegazione razionale di cui egli nega lesistenza. Altrimenti il successo delle ipotesi o teorie scientifiche rimarrebbe inspiegabile, sarebbe un evento miracoloso. Non dando una spiegazione razionale del processo della scoperta, Popper compromette la sua intera posizione. 23

24 Ma, se la ricerca delle ipotesi è guidata razionalmente, da che cosa è guidata? Essa non può essere guidata dalla deduzione, perché la deduzione non è ampliativa, cioè non permette di ottenere nulla che non fosse contenuto già implicitamente nelle premesse. Mediante la deduzione, dai dati dellosservazione non si può ottenere nulla che non fosse già contenuto implicitamente in quei dati. Invece le ipotesi o teorie scientifiche devono andare al di là dei dati dellosservazione. 24

25 Se non si va al di là dei dati dellosservazione, li si può al massimo classificare. Dunque si possono solo ottenere tassonomie. Certo, quasi qualsiasi tipo di oggetti può essere classificato secondo qualche schema tassonomico. Ma le tassonomie non vanno al di là dellosservazione, sono soltanto un modo di organizzare gerarchicamente le osservazioni. Un conto sono le tassonomie, e un altro conto sono le ipotesi o teorie scientifiche, che vanno al di là dellosservazione perché si suppone che il loro campo di applicazione non sia limitato agli oggetti di cui si è già avuta esperienza ma si estenda anche agli oggetti di cui non si è ancora avuto esperienza. 25

26 Perciò la ricerca delle ipotesi non può essere guidata dalla deduzione. Essa può essere guidata solo da inferenze non deduttive, ivi compresa linduzione. Solo tali inferenze, infatti, permettono, partendo dai dati dellosservazione, di trovare ipotesi ovvero teorie scientifiche che vanno oltre quei dati. 26

27 Di conseguenza, è giusto affermare, come fa Popper, che la nostra conoscenza a priori non è mai stata a posteriori, ha un carattere ipotetico, consta di ipotesi che non sono derivate dallesperienza. Ma, contrariamente a quanto afferma Popper, la ricerca delle ipotesi non avviene col metodo dei tentativi ed errori, cioè a tentoni, dunque alla cieca. Al contrario, è guidata. Essa è guidata da inferenze non deduttive, a cominciare dallinduzione. Popper fraintende la funzione dellinduzione, perché non la considera un mezzo di scoperta, bensì un mezzo di giustificazione. Certo, linduzione non giustifica nulla, ma da questo Popper trae lindebita conclusione che linduzione non svolge alcun ruolo nella conoscenza, anzi linduzione non esiste affatto. Al contrario, come riconosceva persino Hume, linduzione esiste e svolge un ruolo essenziale nella conoscenza, non come mezzo di giustificazione bensì di scoperta. È uno dei principali mezzi con cui si trovano le ipotesi. 27

28 Proprio perché le ipotesi si trovano mediante linduzione, e in generale mediante inferenze non deduttive, esse sono a priori. A priori non nel senso che sono assolutamente indipendenti da ogni esperienza, ma nel senso che non derivano dallesperienza. Infatti, anche quando le premesse di uninferenza non deduttiva derivano dallesperienza, la conclusione, in quanto non è contenuta nelle premesse, non deriva dallesperienza. Essa va oltre lesperienza. Non derivando dallesperienza, le ipotesi sono a priori. Ciò che è a posteriori è il controllo della loro plausibilità, che avviene necessariamente attraverso un confronto con lesperienza. 28

29 Cambiamenti rispetto alla concezione kantiana della priori Se le cose stanno così, questo comporta essenziali cambiamenti rispetto alla concezione kantiana della priori. 1) Non esistono conoscenze dotate di quel carattere di assoluta indipendenza da ogni esperienza che Kant attribuisce alle conoscenze a priori, quando dice che le conoscenze a priori si costituiscono indipendentemente da ogni esperienza. Tutte le conoscenze, per quanto riguarda il controllo della loro plausibilità, sono essenzialmente legate allesperienza. 29

30 2) Non esistono conoscenze dotate di quel carattere di rigorosa universalità che Kant attribuisce alle conoscenze a priori, quando dice che queste hanno una rigorosa universalità, tale da non tollerare eccezioni di alcun genere. Non vi sono verità che non tollerino eccezioni di alcun genere. Tutte le proposizioni sul mondo sono al massimo plausibili, dunque sono sempre suscettibili di eccezioni. 30

31 3) Non esistono conoscenze dotate di quel carattere di necessità che Kant attribuisce alle conoscenze a priori, quando dice che esse hanno il carattere di necessità intrinseca. La nostra nozione di razionalità non è scritta, come riteneva Kant, in una presunta nostra natura trascendentale, non è fissata da un immutabile libro di regole. Perciò essa non è necessaria. Non vi è alcuna conoscenza non suscettibile di revisioni, perciò ci si deve attendere che anche la conoscenza a priori possa sempre essere riveduta. 31

32 4) Non esistono conoscenze dotate di quel carattere di certezza che Kant attribuisce alle conoscenze a priori, quando dice che esse sono certe per se stesse. Non vi sono verità infallibili, in primo luogo perché le ipotesi si ottengono mediante inferenze non deduttive che, essendo ampliative, sono fallibili. In secondo luogo, anche quando le ipotesi si rivelano plausibili, ossia compatibili con lesperienza esistente, questo non ne assicura la certezza. Infatti,esse sono sempre esposte al rischio di controesempi, mano a mano che lesperienza si estende e si raccolgono nuovi dati. 32

33 5) Non esiste nulla che sia dotato di quella validità a priori che Kant attribuisce alle categorie, quando parla di validità a priori delle categorie nei confronti di tutti gli oggetti dei nostri sensi. Nessuna ipotesi ha validità a priori rispetto a tutti gli oggetti dei nostri sensi. La sua validità, nel senso debole della plausibilità, è sempre relativa ai dati, e può risultare solo da un confronto con gli oggetti dellesperienza. 33

34 Terzo difetto della posizione di Popper Un terzo difetto della posizione di Popper è che la sua affermazione che il 99.9 per cento della nostra conoscenza è innata, non ha fondamento. Popper sostiene che la conoscenza innata è incorporata nella nostra costituzione biochimica, dunque è un prodotto dellevoluzione biologica. Ma levoluzione biologica è molto lenta, perciò la conoscenza innata è necessariamente limitata. Di conseguenza, laffermazione di Popper che il 99.9 per cento della nostra conoscenza è innata non ha fondamento. 34

35 Al contrario di quanto afferma Popper, il grosso della nostra conoscenza non è un prodotto dellevoluzione biologica bensì dellevoluzione culturale. Rispetto allevoluzione biologica, levoluzione culturale è molto rapida. La sua rapidità, a confronto della lentezza dellevoluzione biologica, spiega perché dire che il 99.9 per cento della nostra conoscenza è innata, non ha fondamento. Dirlo vuol dire dimenticare che levoluzione biologica è molto lenta rispetto allevoluzione culturale. 35

36 Quarto difetto della posizione di Popper Un quarto difetto della posizione di Popper è che egli non si limita ad affermare che il 99.9 per cento della nostra conoscenza è innata. Afferma che il 99.9 per cento della nostra conoscenza è innata e a priori. Ma così Popper confonde la priori con linnato. Si tratta di una confusione, perché lambito della priori, che consta di ipotesi, è un prodotto dellevoluzione culturale e, data la rapidità di questultima, è molto ampio. Invece lambito dellinnato è un prodotto dellevoluzione biologica, e, data la lentezza di questultima, è molto ristretto. Perciò non si può identificare, come fa Popper, la priori con linnato. 36

37 Quinto difetto della posizione di Popper Un quinto difetto della posizione di Popper è che egli confonde la priori con la conoscenza a priori. Infatti, egli dichiara: Userò il termine a priori per caratterizzare quel tipo di conoscenza – di conoscenza fallibile e congetturale – che un organismo ha prima dellesperienza dei sensi; grosso modo, è conoscenza innata. Si tratta di una confusione, perché le ipotesi sono sì, a priori, ma non sono conoscenza, sono soltanto ipotesi. Esse diventano conoscenza solo quando sono sottoposte al confronto con lesperienza, e lo superano. Soltanto allora esse possono considerarsi plausibili e diventare conoscenza. Ma esse non diventano conoscenza a priori perché, nel confronto con lesperienza, lesperienza svolge un ruolo essenziale. Perciò non si deve confondere la priori con la conoscenza a priori. 37

38 Sesto difetto della posizione di Popper Un sesto difetto dellapproccio di Popper è che egli applica i principi dellevoluzione darwiniana alle stesse ipotesi o teorie scientifiche. Infatti, afferma che la crescita della nostra conoscenza è il risultato di un processo strettamente somigliante a ciò che Darwin chiama selezione naturale; cioè, la selezione naturale delle ipotesi. Da ciò appare chiaro che il metodo con cui, secondo Popper, si trovano le ipotesi o teorie scientifiche, cioè il metodo per tentativi ed errori, non è altro che il processo della selezione naturale. Ma allora, poiché la selezione naturale è molto lenta, non si spiega la rapidità dello sviluppo della scienza negli ultimi quattro secoli, che ha visto unenorme proliferazione di ipotesi e teorie scientifiche. Perciò, contrariamente a quanto afferma Popper, la crescita della nostra conoscenza non può essere il risultato di un processo strettamente somigliante alla selezione naturale. E si conferma che la ricerca delle ipotesi o teorie scientifiche non può procedere a tentoni, col metodo per tentativi ed errori, ma deve essere un processo guidato razionalmente. 38

39 Settimo difetto della posizione di Popper Un settimo difetto della posizione di Popper è che egli afferma che la sua è unepistemologia senza un soggetto conoscente. Popper giustifica questa affermazione dicendo che, oltre al Mondo 1, cioè il mondo fisico, e al Mondo 2, cioè il mondo dei processi mentali consapevoli, vi è un Mondo 3, che Popper definisce come il mondo delle creazioni oggettive della mente umana. Per valutare laffermazione di Popper che la sua è unepistemologia senza un soggetto conoscente, ci si deve chiedere: Che cosè per Popper la mente umana, le cui creazioni popolano il Mondo 3? 39

40 Per Popper la mente è, come per Cartesio, unentità separata dal corpo. Infatti, Popper afferma che lio attivo, lio psicofisico è il programmatore attivo del cervello (che è il computer), è lattore il cui strumento è il cervello. La mente è, come dice Platone, il pilota. Il cervello è impotente senza lio, come il computer è impotente senza il programmatore. Il cervello è posseduto dallio, non vale linverso. Così la posizione di Popper è simile a quella di Cartesio. Il corpo, e specificamente il cervello, è una macchina. La mente, lio, è il programmatore che crea il software che governa la macchina. In effetti Popper dichiara: Posso perciò descrivere me stesso come un dualista cartesiano. Mentre Ryle respinge la concezione di Cartesio della mente come un fantasma nella macchina, io credo nel fantasma nella macchina. 40

41 Dunque, per Popper, il Mondo 3 è popolato dalle creazioni oggettive della mente umana, intesa come unentità separata dal corpo. Ma, per lui, il 99.9 per cento della conoscenza di tutti gli organismi è conoscenza innata e incorporata nella nostra costituzione biochimica, dunque incorporata nel nostro corpo. Perciò la sua affermazione che il Mondo 3 è popolato dalle creazioni oggettive della mente umana implica che il Mondo 3 è pressoché vuoto. Infatti, se il 99.9 per cento della nostra conoscenza è incorporata nel nostro corpo, la nostra conoscenza è conoscenza del corpo, non della mente, essendo la mente unentità separata dal corpo. In effetti, lassunzione di Popper che il 99.9 per cento della nostra conoscenza è incorporata nel corpo implica che la nostra conoscenza è pressoché totalmente conoscenza del corpo. 41

42 Ovviamente, che la nostra conoscenza sia pressoché totalmente conoscenza del corpo, è una conclusione non desiderata da Popper. Eppure è una logica conseguenza delle sue assunzioni. Si può arrivare alla stessa conclusione – che la nostra conoscenza è conoscenza del corpo – senza partire dalle implausibili assunzioni di Popper. Basta applicare il criterio metodologico che in unargomentazione non è lecito appellarsi ad assunzioni di cui non si ha alcuna prova. Non vi è alcuna prova che Dio esista, dunque in unargomentazione non è lecito appellarsi allassunzione che Dio esista. Non vi è alcuna prova che la mente esista, dunque in unargomentazione non è lecito appellarsi allassunzione che la mente esista. In particolare, non è lecito appellarsi allassunzione che la mente esista nel dare una spiegazione della conoscenza. 42

43 Invece, abbiamo numerose prove che il corpo esiste. Perciò, nel dare una spiegazione della conoscenza, è lecito appellarsi allipotesi che il corpo esista. Ma allora è lecito supporre che la conoscenza sia conoscenza del corpo. Infatti gli esseri umani hanno conoscenza, hanno un corpo, e non vi è alcuna prova che abbiano altro che un corpo. Perciò, se la conoscenza non fosse conoscenza del corpo, di che cosaltro potrebbe essere conoscenza? 43

44 Laffermazione che la conoscenza è conoscenza del corpo è in effetti la posizione del più acuto filosofo della mente dellultimo secolo. Mi riferisco a Palomar, il personaggio dellomonimo racconto di Italo Calvino, il quale afferma: Di solito si pensa che lio sia uno che sta affacciato ai propri occhi come al davanzale duna finestra e guarda il mondo che si estende in tutta la sua vastità davanti a lui. Di là cè il mondo, e di qua? Sempre il mondo: cosaltro volete che ci sia. Lio non è anche lui un pezzo di mondo che sta guardando un altro pezzo di mondo? 44

45 Proprio così. Come dice Palomar, lio è soltanto un pezzo di mondo che guarda un altro pezzo di mondo. La conoscenza dellio è soltanto la conoscenza di questo pezzo di mondo, cioè del corpo. Lio, la mente, è un pezzo di mondo perché consiste semplicemente in certe capacità del corpo, a partire dalle capacità sensoriali e motorie. Parlare di mente è solo una metafora e un modo abbreviato per indicare certe capacità del corpo. E poiché tra queste sono comprese anche le capacità sensoriali e motorie, la mente non risiede nella testa ma nellintero corpo. Infatti, la mente è un insieme di funzioni del corpo. 45

46 Questo implica che il soggetto conoscente e loggetto conosciuto hanno lo stesso grado e tipo di realtà: sono due pezzi di mondo. E implica che si deve adottare una visione naturalistica dellintero processo della conoscenza, sia dei processi cognitivi interni al soggetto conoscente sia di quelli esterni al soggetto conoscente, che hanno luogo nel mondo esterno. Infatti, che la mente sia un pezzo di mondo implica che i processi interni al soggetto della conoscenza e quelli che hanno luogo nel mondo esterno non possono essere separati, devono essere analizzati contemporaneamente. 46

47 La conoscenza va analizzata alla stessa stregua di altre capacità degli organismi viventi sviluppatesi nel corso dellevoluzione, la cui funzione è quella di assicurare la sopravvivenza. Essa va analizzata, quindi, come una funzione di un sistema reale, formatosi in seguito a un processo naturale, che si trova in un rapporto interattivo con un altrettanto reale mondo circostante. E questo perché gli organismi sono esseri i cui caratteri e le cui capacità, compresa la capacità conoscitiva, sono un prodotto dellevoluzione biologica, quindi sono il risultato di un adattamento. 47

48 Non soltanto la conoscenza è una funzione di un organismo che è il risultato di un adattamento, ma ladattamento stesso, da cui gli organismi traggono origine, è un processo conoscitivo. Infatti, ogni adattamento indica che lorganismo ha acquisito una certa quantità di conoscenza sullambiente. Per un organismo, essere vivente è uno stato biologico ottimale rispetto allambiente, che dipende dalla conoscenza che lorganismo acquisisce sullambiente. Quando lo stato biologico ottimale viene perduto, gli organismi cercano di ripristinarlo sulla base della nuova conoscenza che riescono ad acquisire sullambiente. Quando lalterazione e lo sconvolgimento superano certi limiti, gli organismi non riescono a sopravvivere. 48

49 Lo stato biologico ottimale dipende strettamente dalla condizioni dellambiente a cui lorganismo si adatta. Per raggiungere tale stato, il genoma ha bisogno di avere precise conoscenze sullambiente. Solo dati sullambiente codificati nel genoma, quali la forza gravitazionale, la temperatura media, la pressione, la composizione chimica, ecc., consentono levoluzione di organismi perfettamente adattati a un particolare ambiente. Inoltre, come il singolo organismo usa processi conoscitivi nel suo sviluppo, così anche lintera specie usa processi protoconoscitivi nel suo sviluppo. La specie percepisce lambiente, individua i dati rilevanti e li valuta per aumentare ladattamento e raggiungere lo stato biologico ottimale. 49

50 La specie raggiunge lo stato ottimale attraverso il processo della riproduzione differenziale. Differenze tra gli organismi individuali sono presenti in ogni popolazione di organismi. Molte di queste differenze, per esempio il colore degli occhi, non hanno effetto sulla sopravvivenza, ma alcune differenze possono aumentare le chance di sopravvivenza di un organismo individuale. Per esempio, un coniglio che corre più veloce degli altri ha più probabilità di sfuggire ai predatori. E gli organismi individuali che hanno migliori capacità di sopravvivenza hanno anche migliori chance di riprodursi. 50

51 Se i caratteri che danno a certi organismi individuali un vantaggio riproduttivo sono ereditabili, cioè possono essere trasmesse dai genitori ai figli, allora, nella generazione successiva, vi sarà una proporzione un po più alta di organismi individuali dotati di quei caratteri. Anche se il vantaggio riproduttivo nella riproduzione differenziale è molto piccolo, dopo molte generazioni ogni vantaggio ereditabile diverrà dominante nella popolazione, poiché il processo dà luogo a una crescita esponenziale. In questo modo lambiente di un organismo seleziona i tratti che conferiscono un vantaggio riproduttivo agli organismi, producendo cambiamenti graduali, cioè evoluzione. 51

52 Tale selezione si basa sulla conoscenza dellambiente. Ogni organismo è un sistema conoscitivo. La sua conoscenza dellambiente si basa, in parte, sulla conoscenza incorporata nel suo genoma, e, in parte, sui dati che lorganismo riesce ad acquisire sullambiente. La situazione è simile a quella dei nostri organi di senso che, nel ricevere dati, già incorporano nella loro struttura molta conoscenza. Per esempio, la struttura dellocchio incorpora molta conoscenza sulla natura della luce. Infatti la forma sferica dellocchio, la struttura radiale delliride, e le funzioni del cristallino e della retina, corrispondono alle leggi a cui obbediscono i raggi luminosi. 52

53 Lo stesso vale per lintero organismo. Il suo genoma incorpora molta conoscenza, ma lorganismo per sopravvivere deve acquisire nuova conoscenza sullambiente. Un organismo è conoscenza che sollecita ulteriore conoscenza. Ogni organismo costituisce unipotesi sul mondo, che è messa alla prova dalla lotta per la sopravvivenza. La vita ottiene conoscenza sul mondo attraverso la strategia attiva dellavanzare costantemente ipotesi mediante inferenze non-deduttive, ipotesi che vengono successivamente confermate o messe in crisi dalla selezione naturale. 53

54 Il rapporto tra lorganismo e lambiente è di tipo bilaterale. Da un lato, la conoscenza dellambiente plasma gli organismi, nel senso che certi caratteri degli organismi rispecchiano caratteri dellambiente. Per esempio, le pinne e il modo di muoversi dei pesci rispecchiano le caratteristiche idrodinamiche dellacqua, che sono proprie dellacqua indipendentemente dal fatto che al suo interno si muovano o meno dei pesci. Similmente, locchio rispecchia caratteri fisici propri della luce, indipendentemente dal fatto che vi siano degli occhi a vederla. Già Goethe diceva: La luce chiama in vita un organo che le diventi affine; e locchio si forma alla luce per la luce, affinché la luce interna muova incontro a quella esterna. E qui ci ritorna il ricordo "delle parole dellantico mistico, Plotino: Potremmo guardare la luce, se locchio non fosse solare? 54

55 Dallaltro lato, gli organismi cercano lambiente più adatto, e alcuni di essi lo plasmano attivamente. Questo vale per la stessa formazione della vita. Il gene si cerca un ambiente di proteine. Infatti esso contiene istruzioni per fabbricare proteine. Un gene può dirigere la sintesi di più proteine, in media da quattro a cinque proteine. 55

56 In questo senso il rapporto tra lorganismo e lambiente è un rapporto bilaterale. In tale rapporto lorganizzazione degli organi di senso e, laddove è presente, del sistema nervoso centrale, svolge un ruolo essenziale. Infatti, lorganizzazione degli organi di senso permette agli organismi di ottenere dati sullambiente, e di rispondere a essi in modo funzionale alla propria sopravvivenza. Ma lapparato conoscitivo degli organismi è esso stesso un pezzo dellambiente che, proprio adattandosi ad altri elementi dellambiente, ha raggiunto la propria forma attuale. Su questo si fonda la nostra fiducia nel fatto che tutto ciò che il nostro apparato conoscitivo ci comunica sulla realtà esteriore corrisponde a qualcosa di reale. E su questo si basa il nostro quotidiano, pratico rifiuto dello scetticismo. 56

57 Gli occhiali del nostro modo di pensare e di vedere, cioè i nessi di causalità, spazio, tempo, ecc., sono funzioni di unorganizzazione neurosensoriale sviluppatasi al servizio della conservazione della specie. Questo appare chiaro dal fatto che gli organismi hanno sviluppato organi solo per quegli aspetti della realtà con cui per essi è vitale entrare in rapporto al fine della sopravvivenza. Per esempio, le api hanno una grande capacità di riconoscere i colori, perché per esse è vitale saper individuare un fiore ricco di nettare. Esse lo individuano in virtù del suo particolare colore. Invece, i gatti hanno una scarsa capacità di riconoscere i colori, perché per essi non è vitale saperli riconoscere, essendo cacciatori prevalentemente crepuscolari. In compenso, i gatti hanno una vista molto acuta, perché per essi è vitale saper riconoscere tutto ciò che si muove in condizioni di scarsa visibilità. 57

58 Quello che lorganizzazione dei nostri organi di senso e del nostro sistema nervoso ci permette di conoscere, per quanto limitato, è stato sperimentato in un periodo di prova durato intere epoche. Perciò, entro certi limiti, possiamo fidarci di esso. Tuttavia, oltre agli aspetti dellambiente che sono vitali per noi, la realtà presenta molti altri aspetti. Noi non abbiamo un organo per cogliere tali aspetti, proprio perché durante levoluzione non siamo stati costretti a sviluppare particolari forme di adattamento a essi. Per questo motivo noi siamo ciechi alle molte lunghezze d'onda con cui il nostro apparato ricevente, cioè i nostri organi di senso, non sono sintonizzati. Noi siamo limitati, sia in senso letterale sia in senso traslato. 58

59 Questo ha unimportante conseguenza. Dobbiamo evitare di scambiare per caratteri delloggetto osservato quei dati che in realtà dipendono unicamente dalla limitatezza delle prestazioni dello strumento. Goethe commise un errore del genere quando, nella sua teoria dei colori, scambiò per caratteri fisici della luce qualità cromatiche degli oggetti risultanti dal nostro apparato percettivo. 59

60 Daltra parte, dobbiamo evitare di commettere lerrore di Lorenz, di ritenere che ciò che vediamo dipenda unicamente dai dati che ci vengono forniti dai nostri organi di senso. Secondo Lorenz, la priori spaziale euclideo si fonda sui nostri organi di senso. Anzi, in un certo senso, i nostri organi di senso si identificano con quella priori. Egli, infatti, afferma che sui nostri organi di senso si fonda lintuizione dello spazio tridimensionale euclideo, e anzi, in un certo senso, essi si identificano addirittura con questa intuizione. Per Lorenz locchio come tale è una teoria: Vale a dire, una teoria secondo cui la luce è così e così. 60

61 Questo è smentito da numerosi fatti. Per esempio, noi abbiamo una visione grosso modo tridimensionale del mondo esterno ma le immagini sulla retina sono bidimensionali. Perciò, contrariamente a quanto afferma Lorenz, locchio, non può essere identificato con la priori spaziale euclideo, che è tridimensionale: esso è in grado di fornire al cervello solo dati bidimensionali La priori spaziale euclideo non si identifica con i nostri organi di senso, è il risultato di ipotesi che facciamo sul mondo esterno sulla base di quei dati. 61

62 Sensi e ragione Questo ha unimportante conseguenza per la tradizionale opposizione tra sensi e ragione, o meglio, tra conoscenza sensibile e conoscenza razionale: implica che tale tradizionale opposizione è ingiustificata. Secondo unantica tradizione, la ragione è una facoltà conoscitiva totalmente diversa dai sensi. Certo, i sensi possano confermare ciò che si arriva a sapere razionalmente. Ma conoscere qualcosa sulla base della ragione significa darne una giustificazione in termini diversi dallevidenza sensibile. Specificamente, significa darne la ragione o causa. Già Platone affermava: Lopinione vera accompagnata da ragione [logos] è conoscenza, mentre quella non accompagnata da ragione sta al di fuori della conoscenza. 62

63 È vero che in questa antica tradizione non vi è un modo univoco di intendere la ragione. Per alcuni, la ragione è ragione discorsiva, perché la conoscenza a cui essa dà luogo è conoscenza discorsiva, conoscenza basata su processi inferenziali. Per altri, invece, la ragione è ragione intuitiva, perché la conoscenza a cui essa dà luogo è fondamentalmente conoscenza intuitiva, caratterizzata dallapprensione immediata delloggetto e da unidentificazione del soggetto dellapprensione con loggetto appreso. Ma sia per gli uni sia per gli altri la conoscenza a cui dà luogo la ragione è qualcosa di essenzialmente diverso da quella a cui danno luogo i sensi. 63

64 Ora, la tradizionale opposizione tra conoscenza sensibile e conoscenza razionale non ha fondamento, perché non può esistere una conoscenza sensibile, se con questo si intende una conoscenza data dai sensi. Infatti, i sensi da soli non danno conoscenza. Questo appare chiaro dal fatto, già menzionato, che mentre gli oggetti fisici sono tridimensionali, le loro immagini sensibili sulla retina sono bidimensionali. Le immagini sulla retina non sono sufficienti per vedere gli oggetti come tridimensionali. Per vederli come tridimensionali si deve formulare unipotesi sulla natura delloggetto a partire dai dati sulla retina, mediante uninferenza non deduttiva. Che, per vedere un oggetto come tridimensionale sia necessario questo, mostra che la visione ha bisogno di ipotesi, dunque della priori. Perciò non può esistere una conoscenza puramente sensibile. 64

65 Dallaltro lato, non può esistere neppure una conoscenza razionale, se con questo si intende una conoscenza data dalla ragione. Infatti la priori, cioè le ipotesi, di per sé non dà conoscenza. Per dare conoscenza la priori deve essere confrontato con lesperienza. Perciò non può esistere una conoscenza puramente razionale. Poiché non può esiste una conoscenza puramente sensibile, né può esistere una conoscenza puramente razionale, la tradizionale opposizione tra sensi e ragione non ha fondamento. 65


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